IoStudio - La Carta dello Studente

 

Intervista a Lucrezia Stellacci
di Roberta Romei

“I docenti dovrebbero rivalutare l’importanza del cinema, come mezzo di comunicazione, che può aiutarli a decodificare la realtà, le regole, le contraddizioni. Il cinema è una finestra aperta sulla società, sul presente e sul passato, con proiezioni sul futuro”. Lo dice Lucrezia Stellacci, Capo Dipartimento per l’Istruzione del MIUR, forte sostenitrice dell’apertura della scuola al cinema e della Carta “IoStudio”, grazie alla quale gli studenti delle scuole secondarie di 2° grado, oltre ad altri benefit, possono avere uno sconto del 40% sull’ingresso al cinema, dal lunedì al mercoledì, nelle sale che aderiscono all’iniziativa.
E se nei libri scolastici venisse introdotta anche una filmografia che proponga agli studenti titoli di film relativi agli argomenti di studio?
“Sarebbe molto utile ed apprezzata, a patto che non inviti gli studenti a scaricare da siti pirata i film. Il cinema è utile, utilissimo, a fianco della educazione scolastica. La filmografia nei libri potrebbe rientrare nei programmi dell’Agenda digitale che prevede articoli specifici per i libri: accanto al cartaceo, dall’anno scolastico 2014-2015, sono previste informazioni e contenuti digitali. È già stato istituito un gruppo di lavoro che dovrà definire sia le caratteristiche del libro cartaceo, che sarà ridotto al minimo, sia dei contenuti multimediali. Il Ministero, intanto, con l’ANEC sta sperimentando corsi per la formazione dei docenti, per dare loro strumenti che li aiutino ad utilizzare il cinema nel loro lavoro di educatori”.
I professori, nel corso dell’anno scolastico, sono favorevoli a introdurre argomenti che non siano curricolari?
“Tutto dipende sempre dalla flessibilità e dalla personalità del singolo docente, dalla capacità di discostarsi dal curriculum tradizionale. Proprio la disponibilità del corpo insegnante di aprirsi al mondo esterno distingue una scuola dall’altra. Ritengo che sia proficuo non proporre sempre i modelli tradizionali di trasmissione univoca dall’insegnante allo studente. Ormai questo è un modello troppo ristretto, noioso, senza più efficacia. Ascoltare per ore una sola persona è la cosa peggiore che possa capitare a un ragazzo. Detto tutto ciò, ritengo che ci sia un grande futuro per il collegamento scuola – cinema”.
E il collegamento tra i due Ministeri, MIUR e MiBAC? Il Ministero dell’Istruzione e quello dei Beni e Attività Culturali non dovrebbero lavorare più a stretto contatto?
“ Sì, ne sono convinta. Purtroppo, considero anche che la dorsale dell’amministrazione pubblica ormai si sta sgretolando , con il cambiamento dei governi e lo spoil system. Spesso vedo persone che non hanno cultura della collaborazione e perseguono metodi di lavoro diversi. In queste condizioni è molto difficile collaborare”.
Cosa potrebbe nascere dalla collaborazione tra MIUR e MiBAC?

“Noi, al MIUR, andiamo avanti con sperimentazioni e con molta circospezione. Con il sostegno di una collaborazione più sistematica con il MiBac , potremmo essere molto più incisivi nell’utilizzazione dei nuovi linguaggi forniti, per esempio, dal cinema”.
Potrebbero esserci più risorse?
“ Non penso. Anzi, per qualche anno dovremmo rinunciare alla richiesta di più risorse. Dobbiamo utilizzare al meglio le risorse e le persone disponibili”.
Come giudica i ragazzi oggi?
“Nel mio ruolo, non ho molti contatti con i ragazzi, ma quando li ho, noto grande serietà e coerenza. I ragazzi sono più seri degli adulti, attenti, critici, schietti. E chiedono serietà”.
Oltre che essere una sostenitrice del cinema, lei è anche convinta dell’efficacia della Carta dello Studente che, da quest’anno scolastico, offre ai ragazzi anche la possibilità di entrare al cinema  per tre giorni, dal lunedì al mercoledì, con il 40% di sconto.
“Seguo la Carta dello Studente della sua nascita, nel 2008, con il Ministro Fioroni. Mi piace dare un’identità a un gruppo di persone e, in questo caso, a milioni di studenti. Darei una Carta anche agli insegnanti. È bello riconoscersi in elementi che, una volta tanto, unificano e non contrappongono. La Carta dello Studente è un modo per far sentire i ragazzi una componente importante della società. Ed è un mezzo accattivante per indurli a frequentare i luoghi della cultura, comprese le sale cinematografiche”.
La popolazione scolastica oggi è di 11 milioni circa, tre milioni hanno o presto avranno la Carta, riservata agli studenti della scuola secondaria di secondo grado. E ai ragazzi delle medie?
“Dovremmo pensarci. Ma, nello stesso tempo, dobbiamo anche tener presente che, secondo lo Statuto degli studenti, tutti gli istituti di partecipazione riguardano le scuole superiori di secondo grado e non le scuole medie, né tanto meno le elementari. Nulla toglie che si possa studiare l’ampliamento della Carta agli altri ordini scolastici, soprattutto in considerazione del fatto che è all’esame un’ipotesi di modifica del percorso scolastico che ridurrebbe il ciclo post- elementari di un anno e unificherebbe la scuola media agli istituti superiori. La secondaria potrebbe diventare un ciclo unico di 7 anni, come negli altri paesi europei”.
Lei frequenta le sale cinematografiche? Come le trova?
“Molto gradevoli, a me piace molto andare al cinema e ritengo che la sala abbia un forte valore di aggregazione sociale. Anche per i ragazzi: è meglio che vedano i film insieme agli altri in una sala piuttosto che in televisione o davanti ad un computer. Purtroppo, noto che nelle sale ci sono pochi ragazzi. Quindi, sempre più sono convinta della necessità di un impegno per educare i ragazzi al cinema”. 
Pensa ad altri progetti?
“Il MIUR, in effetti, aveva ipotizzato anche un altro progetto che avrebbe portato i ragazzi non davanti lo schermo, ma dietro la cinepresa insieme ai genitori. Il  progetto era stato elaborato qualche anno fa per 6- 7 regioni, ma purtroppo la mancanza di risorse non ci ha permesso di portarlo avanti”.
Cinema e ragazzi, ma anche pirateria. Il MIUR si preoccupa del fenomeno della fruizione illegale di film?
“ Nel protocollo firmato tra MIUR e le Associazioni di cinema abbiamo previsto la promozione di concorsi a tema, manifestazioni ed eventi tesi alla prevenzione della pirateria. I ragazzi devono conoscere cosa significa fare ricorso alla pirateria e quali sono le conseguenze, che si riflettono anche sul mondo del lavoro. I ragazzi che vogliono lavorare nel cinema devono capire che la pirateria taglia anche il loro futuro professionale. È importante, quindi, entrare nelle scuole per parlare di pirateria. Sarebbe ottimo se l’ANEC ci aiutasse su questo terreno”.
L’educazione all’immagine, al cinema, diventerà mai materia curricolare?
“Non per tutti. Lo potrà essere in alcuni indirizzi scolastici. In Italia siamo abituati che tutto ciò che vogliamo trasmettere ai ragazzi diventa curricolare, costringendoli a un tempo scuola lunghissimo. Negli altri paesi non è così, perché non tutto è curricolare. Dobbiamo immaginare una scuola con un curriculum ristretto e una serie ampia di opzionalità: il curriculum ristretto pagato dallo Stato e le opzionalità pagate con contributi di enti, associazioni e famiglie. Così la scuola potrebbe rimanere aperta tutto il giorno, i ragazzi non starebbero nelle strade  e sarebbero seguiti di più. Tra le opzionalità sono convinta che grande adesione riscuoterebbe l’educazione al cinema”.
Un suo sogno?
“Sì, un mio sogno”. 

Nel sito www.giornaledellospettacolo.it il testo del Protocollo d’Intesa tra Miur, Agiscuola, Anec, Anem, Acec, Anica e Distributori Anica, firmato l’11 febbraio a Roma.


 

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