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Hachiko

Hachiko, A Dog's Story, commovente riadattamento americano di un famoso racconto giapponese, è la storia di Hachi, un cane di razza Akita, e dell'amicizia speciale con il suo padrone.

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Ogni giorno Hachi accompagna il professor Parker (Richard Gere) alla stazione e lo aspetta al suo ritorno per dargli il benvenuto. L'emozionante e complessa natura di quello che si svela quando la loro routine viene interrotta, è ciò che rende la storia Hachi una favola per tutte le età. L'assoluta dedizione di un cane nei confronti del suo padrone ci mostra lo straordinario potere dei sentimenti e come anche il più semplice fra i gesti possa diventare la più grande manifestazione d'affetto mai ricevuta.
  • Regia: Lasse Hallstrom
  • Titolo Originale: Hachiko: a Dog’s Story
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Produzione: Inferno in associazione con Opperman Viner Chrystyn
  • Data di uscita al cinema: 2010
  • Durata: 93 minuti
  • Sceneggiatura: Stephen P. Lindsey
  • Direttore della Fotografia: Ron Fortunato
  • Montaggio: Kristina Boden
  • Scenografia: Chad Detwiller
  • Costumi: Deborah Newhall
  • Attori: Richard Gere, Joan Allen, Cary-Hiroyuki Tagawa, Sarah Roemer , Jason Alexander, Erick Avari, Davenia MacFadden, Robbie Collier – Sublett
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:


    Una storia vera

    Nel 1924 Hachikō venne portato a Tokyo dal suo padrone, Hidesamurō Uyeno, un professore della facoltà di agraria dell'Università di Tokyo. Durante la vita del suo padrone, Hachikō lo salutava sulla porta di casa e gli andava incontro alla fine della giornata aspettandolo alla vicina stazione Shibuya.
    Questa routine quotidiana andò avanti fino ad una sera del maggio del 1925, quando Uyeno non fece ritorno con il solito treno. Quel giorno il professore aveva avuto un ictus. Morì e non tornò mai alla stazione dove il suo amico lo stava aspettando.

    Dopo la morte del suo padrone, Hachikō venne dato via, ma scappava regolarmente per tornare alla sua vecchia casa. Dopo qualche tempo, Hachi si rese conto che il professor Uyeno non viveva più lì, così andò a cercare il suo padrone alla stazione dei treni, dove lo aveva accompagnato così tante volte in passato. Ogni giorno Hachikō attese il ritorno di Uyeno. E ogni giorno il suo amico non era tra i pendolari.

    La regolare presenza di Hachikō alla stazione attirò l'attenzione dei viaggiatori. In molti avevano visto Hachi e il professor Uyeno insieme ogni giorno. Rendendosi conto che Hachikō attendeva vigile il suo padrone ormai morto, ne furono commossi. Iniziarono a portargli regali e cibo perché si nutrisse durante l'attesa. La cosa andò avanti per 10 anni, con Hachikō che appariva solo di sera, all'ora precisa in cui il treno era atteso in stazione.

    Quello stesso anno, un ex studente di Uyeno (che era diventato un esperto in cani akita) vide il cane alla stazione e lo seguì a casa Kobayashi, dove venne a sapere la storia della vita di Hachikō. Poco dopo quest'incontro, l'ex studente pubblicò un documentato censimento degli akita in Giappone. Dalla sua ricerca emerse che erano rimasti nel Paese solo 30 akita di razza pura, compreso Hachikō alla stazione di Shibuya. L'ex studente di Uyeno tornò spesso a trovare il cane e nel corso degli anni pubblicò diversi articoli sulla straordinaria fedeltà di Hachikō.

    Nel 1932 uno di questi articoli, pubblicato nel più importante quotidiano di Tokyo, portò il cane alla ribalta nazionale. Hachikō divenne famoso in tutto il Paese. La fedeltà al ricordo del suo padrone impressionò i giapponesi che lo videro come un simbolo dello spirito di fedeltà alla famiglia che tutti avrebbero dovuto avere. Insegnanti e genitori usarono l'attesa di Hachikō come esempio per i bambini.

    Un famoso artista giapponese realizzò una scultura del cane e, in tutto il paese, si diffuse un rinnovato interesse per la razza akita. Nell'aprile del 1934 una statua di bronzo con la sua immagine venne eretta alla stazione Shibuya, e lo stesso Hachikō presenziò alla sua inaugurazione (Hachikō morì l'8 marzo 1935). La statua venne poi fusa durante lo sforzo bellico della Seconda Guerra Mondiale. Dopo la guerra, Hachikō non venne dimenticato. Nel 1948 la Società per la Ricostruzione della Statua di Hachikō commissionò a Takeshi Ando, figlio dell'artista originario che nel frattempo era morto, la realizzazione di una seconda statua. La nuova venne eretta nell'agosto nel 1948, e oggi è un luogo d'incontro estremamente popolare.

    L'entrata della stazione dove è collocata la statua viene chiamata "Hachikō-guchi", che significa "Uscita Hachikō", ed è una delle 5 uscite della stazione Shibuya. Una statua simile si trova nella città dove viveva Hachikō, davanti alla stazione Odate. Nel 2004, una nuova statua di Hachikō è stata eretta sul piedistallo originale in pietra di Shibuya davanti all'Akita Dog Museum di Odate.

    Nel 1987 il film Hachikō Monogatari ha raccontato la storia della vita di questo cane, dalla nascita fino alla sua morte e all'immaginaria riunione con il suo padrone, il professore. Il film è stato l'ultimo grande successo degli studios giapponesi Shochiku Kinema Kenkyûjo.

    Le vere star

    "Quando la gente di spettacolo dice 'mai lavorare con i cani o con bambini', non lo dice perché è difficile lavorare con loro, ma perché ti rubano la scena!" afferma l'esperto addestratore di animali di Hollywood, Boone Narr. Narr è stato sul set quasi ogni giorno con tre meravigliosi akita, che ha trovato dopo averli cercati in tutto il Paese e che ha addestrato per oltre sei mesi affinchè interpretassero le diverse fasi della vita adulta di Hachikō.

    Quando Gere gli ha chiesto quale fosse nella sceneggiatura la parte più difficile da realizzare per un addestratore, Narr ha risposto "Richard, la cosa più difficile in questo film sarà fare in modo che sembri che il cane appartenga a te e non all'addestratore che sta dietro alla cinepresa". E da quel giorno Richard si è impegnato a fare il possibile perché questo accadesse.

    Pur ritenendo Hachikō una sceneggiatura bellissima, Narr sapeva che la sua realizzazione sarebbe dipesa in gran parte dal legame emotivo che si sarebbe stabilito tra il pubblico e il cane. E dato che tutti gli dicevano che si sarebbe strappato i capelli nel cercare di addestrare un akita, razza notoriamente disubbidiente e molto testarda, ha pensato "Ok, è una sfida, voglio provarci!".
    A differenza di molti altri film sui cani, questa storia non prevede stratagemmi particolari, perciò la vera sfida per il team di Narr era quella di far comportare i cani in un modo per cui le persone si sarebbero commosse.

    L'attrice Sarah Roemer, che interpreta la figlia di Parker, dice:"gli akita sono molto buoni, pazienti e tranquilli. Non sono ansiosi di piacere agli esseri umani come la maggior parte degli altri cani. E' fantastico osservarli, perché sono molto indipendenti e intelligenti e hanno lasciato tutti noi a bocca aperta!"
    Joan Allen aggiunge:"gli akita sono cani molto regali. E' come se ascoltassero un proprio richiamo interiore. Sono un po' distanti ma molto gentili. Per quanto bravo sia Richard, la star del film in realtà è Hachi. Questi cani sono veramente straordinari".

    Gli akita sono i soli cani di razza pura giapponese, e Cary Tagawa dice:"sono molto giapponesi, in quanto non sono eccessivamente affettuosi, né eccessivamente espressivi, ma hanno una grande capacità di concentrarsi e un grande intuito, e questo lo dico da giapponese. Gli akita, a differenza della maggior parte dei cani, hanno un'anima saggia".
    Tagawa concorda con l'opinione sulla personalità molto autorevole degli akita espressa anche dal suo personaggio Ken in una scena in cui spiega perché Hachi non riporta il bastoncino ad un frustrato Parker - gli akita non fanno piaceri per la sola ragione di piacere, e se vanno a riprendere un bastoncino sarà per una ragione più seria che non un biscottino o una lode. Più avanti, in una scena molto toccante, Hachi si impegnerà in un recupero inaspettato ed insolito - è sarà chiaro che qualcosa sta cambiando.

    Marisa Bellis era la rappresentante sul set della American Human Association (AHA), con il compito di vegliare sulla sicurezza degli animali anche se la sicurezza e la protezione degli animali sono solo una delle ragioni della presenza dell'Associazione sul set, dato che la percezione del pubblico gioca un ruolo fondamentale. "Il pubblico in genere guarda un film reagendo alle scene che mettono in funzione il suo campanello di allarme sulla 'crudeltà sugli animali'. Ci si preoccupa molto del fatto che il trattamento subito dagli animali può rovinare la visione di un film. Perciò la AHA è sul set anche per rassicurare il pubblico". Ogni scena è stata documentata con una spiegazione di come gli addestratori abbiano ottenuto dagli animali ciascun comportamento, e poi è stata pubblicata sul sito web http://www.americanhumane.org/

    La AHA ha certificato che "Nessun animale ha subito maltrattamenti per la realizzazione di questo film". Il set di Hachikō: A Dog's Story era assolutamente animal friendly, con gran parte del cast e della troupe che si presentava ogni giorno al lavoro con i suoi personali amici a quattro zampe, spesso coperti da cappottini e mantelline. Gran parte del film è stata girata in Rhode Island nei mesi più freddi dell'inverno, perciò il tempo e le temperature glaciali hanno rappresentato una fonte di preoccupazione per la AHA, specialmente per quanto riguarda i cuccioli. Ma la Bellis racconta che la AHA ha analizzato tutta la sceneggiatura in anticipo, stabilendo poi alcune linee guida e alcune condizione per assicurare il benessere dei cani, specialmente dei cuccioli, molto vulnerabili al freddo.

    Sarah Roemer conferma l'opinione della Bellis sulla sensibilità delle persone riguardo a film o alle storie con animali, raccontando di quanto lei e la sua amica si sono messe a singhiozzare all'unisono mentre leggevano e discutevano insieme la sceneggiatura.
    Racconta: "Pensavamo 'E' un cane!' e i cani sono talmente innocenti e puri, leali e capaci di offrire amore incondizionato, che la storia diventa ancora più triste. La mia amica ha detto 'se il tuo personaggio fosse stato picchiato e maltrattato nella sceneggiatura, non me ne sarebbe importato allo stesso modo, ma lui è un cane!' E io ero d'accordo con lei".

  • Spunti di Riflessione:


    di L.D.F.
    1. Hachi, il cane protagonista del film, è di razza akita, originaria del Giappone. Da ricerche effettuate, risulta che i cani di pura razza akita siano ormai pochissimi nella terra del Sol Levante. Secondo voi, perché? Effettuate ricerche in merito.
    2. Quali sono le caratteristiche esteriori di un cane akita come Hachi? Descrivetele.
    3. Nella storia filmica, il piccolo Hachi viene spedito da un sacerdote giapponese ad un misterioso personaggio di cui non sapremo nulla. Come e perché il cucciolo e il professor Wilson si vedono per la prima volta nella stazione di un piccolo paese del Connecticut?
    4. Secondo voi, nel momento in cui Wilson Parker e Hachi si incontrano e si guardano, è Parker che adotta il cucciolo o il cane che adotta il professore?
    5. Qual è l'opinione di Ken, l'amico giapponese di Wilson, a proposito dell'adozione di cui parliamo nella domanda precedente? Secondo Ken, chi ha adottato chi?
    6. Non è chiaro il motivo per cui la signora Wilson, la moglie di Parker, non voglia che il marito tenga il cucciolo. Secondo voi, perché? E perché dopo un pò di tempo si convince e accetta la presenza di Hachi?
    7. Come e perché, e solo dopo un incontro con l'amico Ken, Parker decide di chiamare il cucciolo Hachi? Fino a quel momento, infatti, l'animale non aveva ancora un nome.
    8. Che spiegazione dà Ken a Parker quando quest'ultimo chiede all'amico perché Hachi, pur giocando, si rifiuti di andare a prendere e riportare la palla che il professore gli lancia?
    9. Una semplice palla: perché si rivela molto importante quando Hachi "sente" un qualcosa che riguarda Parker e che nessuno, neanche lui, fino a quel momento ha "sentito"?
    10. Hachi ha deciso di accompagnare tutti i giorni Parker in stazione e di tornare a riprenderlo al suo ritorno, è come se possedesse un orologio, data la sua precisione. Hachi va in stazione anche la sera in cui "sa" che forse il suo padrone non tornerà più. Arriva il treno alle 17 e il professor Wilson non c'è. Cosa fa allora Hachi? Potrebbe tornare a casa, ma...
    11. Nella domanda precedente parliamo di una casa di Hachi, ma, ora che Parker non c'è più, la casa dove i due vivevano è ancora la casa di Hachi?
    12. Qual è il comportamento di Hachi dopo la scomparsa del suo padrone? Passano gli anni e il cane è sempre lì. Dove?
    13. La storia di Hachi è una storia vera che si è svolta in Giappone dal 1925 al 1934. Nove anni nell'attesa di un padrone che non tornerà più fino a ché anch'esso è volato a raggiungerlo. E' fedeltà assoluta, ma anche amore. Secondo voi il cane è soltanto fedele o anche capace di provare amore verso colui che considera il suo padrone?
    14. E' dimostrato che, nell'ambito di una famiglia anche numerosa, è il cane che sceglie il proprio padrone e non è detto che sia colui o colei che gli porta da mangiare. Vi siete mai soffermati su questo fatto? Ragionateci sopra ed esprimete la vostra opinione in merito.
    15. Boone Narr, un famoso addestratore di cani cui sono stati affidati gli akita che interpretavano Hachi nel film, ha considerato questo addestramento come una sfida. Perché? Quali sono le caratteristiche comportamentali degli akita?
    16. Cary-Hiroyuki Tagawa, l'attore che nel film interpreta il personaggio di Ken, sostiene che gli akita hanno "un'anima saggia". Anche Hachi con il suo comportamento ha dimostrato di essere saggio?
    17. Alla luce di tutte le considerazioni precedenti, fedeltà, amore e saggezza sono gli elementi fondamentali del carattere di Hachi. Siete d'accordo? Commentate.
    18. Avete un cane? Se si, descrivetelo; se no, vi piacerebbe averlo? E perché?
    19. Esistono tante razze di cani, dai pastori tedeschi ai danesi, dai barboncini ai bassotti, etc. Se poteste scegliere, non avendo un cane, di quale razza lo sceglieresti? Se lo avete già, siete stati voi a sceglierlo? E chi è, all'interno della vostra famiglia che il vostro cane considera, pur volendo bene a tutti, il suo padrone?
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