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Questa storia qua

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    "Noi siamo quelli delle illusioni delle grandi passioni, noi siamo quelli che vedete qui"...

    L'eccezionale percorso musicale e artistico di Vasco Rossi raccontato attraverso la sua voce e un ricco e inedito materiale di repertorio.

    30 milioni di dischi venduti in 30 anni di carriera, un successo che non tramonta, una storia unica quella di Vasco Rossi che in Questa storia qua per la prima volta si racconta consegnandoci un suo ritratto intimo.

    Filmati super 8, fotografie di famiglia, VHS amatoriali, vecchie registrazioni radiofoniche contribuiscono a tracciare un quadro nuovo ed autentico del rocker emiliano. Vasco ci accompagna lungo le tappe del viaggio che da Zocca, provincia di Modena, lo ha portato sino al successo e nel tratteggiare, senza mai prendersi troppo sul serio, la sua storia personale, le sue parole ci restituiscono anche un'epoca ed una generazione.

    Accanto a lui gli amici, gli affetti di una vita e i musicisti che lo seguono da sempre ci portano alla scoperta di quel luogo speciale fatto di ricordi, nostalgie, ribellione, libertà e talento dove nascono le sue canzoni.

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Alessandro Paris, Sibylle Righetti
  • Titolo Originale: Questa storia qua
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Produzione: Indigo Film in collaborazione con Laura Mars
  • Data di uscita al cinema: 7 settembre 2011
  • Durata: 75’
  • Direttore della Fotografia: Valerio Azzali
  • Montaggio: Ilaria Fraioli
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:


    "Il rock ti dà l'idea che tutti ce la possono fare"

    (Vasco Rossi)

    "Vasco ha sempre avuto una grande capacità espressiva. Ti fa emozionare anche leggendoti l'elenco del telefono. Perché ha questa sua voce, questo suo modo di ritmare le parole che è unico. E ce l'aveva già allora. E' un dono naturale..."

    (Gaetano Curreri)

    "Non so cosa ha Zocca. Forse è stato perché Zocca era un paese fuori dal mondo, forse perché eravamo in un posto lontano da tutto e quindi sognavamo...C'era una grande immaginazione che volava. "

    (Vasco Rossi)

    "Non mi sento particolarmente un fenomeno. Non sono particolarmente intelligente. E' che ho dei momenti di genio e passo dei lunghi periodi di normale mediocrità"

    (Vasco Rossi)

    "Io difficilmente riesco a vivere il presente, vivo sempre o nel passato o nel futuro. Quando vado sul palco lì, sono solo lì"

    (Vasco Rossi)

     

    INTERVISTA AI REGISTI

    Alessandro Paris e Sibylle Righetti

     

    Come e' nata l'idea del progetto?

    Sibylle Righetti:

    L'idea è nata tre anni fa. Mio padre è di Zocca e conosco da sempre i luoghi e gli affetti di Vasco perché sono anche i miei. Desideravo raccontare quel mondo, quella collettività.

    Tre erano le cose che avevo in mente: la voce di Vasco, quel paese e i legami.
    La prima volta che ho parlato a Vasco del progetto è stato via skype. Io ero a Londra e già da un po' pensavo all'idea di questo documentario. Sapevo che per lui sarebbe stato molto difficile parlare delle sue radici ma ho perseverato. Ed è proprio la conoscenza di Zocca, degli amici di Vasco, la condivisione di parte dei suoi stessi affetti e l'essere parte di quella comunità che ha reso possibile questo film. Condividevo con Vasco non solo il luogo di appartenenza ma anche il fatto di riconoscere in quel piccolo paese un elemento di grande valore e forza. Non si trattava di fare un omaggio a Vasco e al suo mito, ma di raccontarlo in un modo onesto e sincero come le sue canzoni.

    Alessandro Paris:

    Quando Sibylle mi ha raccontato l'idea alla base del film ho pensato subito fosse molto interessante. Eravamo d'accordo nell'intenzione di raccontare la rock star partendo dalla sua intimità, quasi aprendo il suo album di famiglia.

    L'idea di fare di Zocca il cuore del racconto e la possibilità di "far vedere" la musica di Vasco mi ha immediatamente coinvolto. Vivo a Roma da anni ma sono nato in Abruzzo, conosco molto bene la provincia avendola vissuta da bambino. E la provincia, soprattutto quella degli anni '70 che noi abbiamo messo al centro del film, mi affascina per la ricchezza delle sue suggestioni.

    Il mio sguardo, più oggettivo e distaccato, si è integrato con quello di Sibylle. Ho imparato a conoscere quei luoghi, mi ci sono immerso e ne ho percepito la vitalità. Allo stesso modo mi sono completamente tuffato nella musica di Vasco.

    Vasco ha accettato subito?

    Sibylle Righetti:

    Sì, e con nostra grande gioia, senza esitazioni.

    Il simbolo di Zocca è la fenice rinascente, non a caso il motto del paese è POST FATA RESURGO. Il nostro progetto in qualche modo partiva da lì, Vasco si è stupito ed era molto contento avessimo ripreso un concetto che ben esprimeva lo spirito indomito della sua terra. Vasco è molto fiero delle sue origini. Credo si riconosca in quel piccolo paese di provincia, popolato di persone un po' anarchiche ma generose, a volte dure ma piene di gioia di vivere. Ha espresso nelle sue canzoni proprio alcuni dei tratti della sua terra: la voglia di libertà e la forza di dire sempre quello che si pensa, insomma l'essere autentici. Zocca è sempre stato un posto un po' magico, un posto in cui si può sognare.

    La nostalgia e l'affezione ai luoghi che emerge in modo molto netto nel film è sorprendente rispetto al sentimento di ribellione che, almeno nell'immaginario collettivo, attribuiamo a Vasco...

    Alessandro Paris:

    Il nostro intento era quello di raccontare Vasco Rossi uomo, non solamente la rockstar. Abbiamo cercato di raccontare le sue relazioni umane, i suoi affetti, la sua nostalgia e melanconia del passato.

    Sibylle Righetti:

    Ciò che fa la differenza nelle canzoni di Vasco, nel suo modo di vivere la musica, è l'autenticità. Non ci sono compromessi: quello che Vasco racconta nelle sue canzoni è quello che ha vissuto, provato, sentito. In questo senso nostalgia e ribellione sono la stessa cosa: è la nostalgia per la libertà che ci rende ribelli, è la nostalgia del passato che ci spinge a vedere il futuro, ad immaginarlo, sognarlo e realizzarlo. In questo senso nostalgia e ribellione sono inscindibili.

    Le persone che appaiono nel film sono gli amici del passato di Vasco. Molti di loro sono del tutto sconosciuti...

    Sibylle Righetti:

    Sono sconosciuti ma sono gli amici di una vita, quelli che conoscono Vasco sin dall'infanzia. Sono quelli con cui gioca a tressette al bar, quelli con cui da ragazzo ha iniziato l'avventura della radio. Coinvolgerli è stata la cosa più difficile, lontani come sono dal mondo di "Vasco Rossi rockstar". In un certo senso, paradossalmente, volevamo che fossero protagonisti del film più di quanto non lo sia lo stesso Vasco. Loro ci hanno raccontato il senso di quella collettività, di quel luogo.

    Vasco è stato coinvolto nella scrittura del film?

    Sibylle Righetti:

    Una volta pronta la prima stesura, gliel'abbiamo portata a Zocca e chiaramente ne abbiamo parlato con lui. La prima versione era sostanzialmente il racconto di un paese, poiché questa è sempre stata l'idea di base. Abbiamo parlato con lui per giorni, ci ha regalato molto tempo. La sceneggiatura è nata da lì, dai sui racconti, dai suoi ricordi.

    Ci sono cose che arrivano dall'archivio privato di Vasco?

    Sibylle Righetti:

    Sua madre, all'inizio un po' diffidente, alla fine ci ha dato un grande aiuto e con generosità e fiducia ci ha aperto gli album di famiglia e ci ha regalato i suoi ricordi.

    Alessandro Paris:

    Il materiale raccolto era tantissimo e ci ha consentito di raccontare la storia di un paese e dei nostri protagonisti seguendoli per quasi quarant'anni. Dai primi 8mm e super8 degli anni 60, sino alle riprese in digitale degli anni 80 e ai filmati del telefonino fatti dallo stesso Vasco.

    Mentre passavamo in rassegna tutto quel materiale ci siamo chiesti naturalmente come far convivere supporti tanto diversi. Abbiamo cercato di trovare un equilibro anche visivo tra passato e presente, tra la Zocca degli 8mm e quella di oggi che abbiamo raccontato noi. Le immagini che affioravano da quel passato ci riportavano inevitabilmente anche ai cambiamenti intervenuti nel corso dei decenni per cui la provincia che Vasco racconta e ha nel cuore è fondamentalmente un luogo della memoria.

    Come è nata l'idea di non far mai vedere Vasco nel film?

    Alessandro Paris:

    La voce off ci ha permesso di avvicinarci al linguaggio cinematografico che avevamo in mente, un linguaggio che doveva essere fondamentalmente evocativo. In questo modo, inoltre, l'intervista si è svolta in un modo più spontaneo ed intimo,si è stabilito un rapporto di maggiore fiducia e Vasco ha potuto esprimersi in piena libertà.

    Sibylle Righetti:

    A differenza di molti altri, Vasco non ama apparire e inoltre la voce di Vasco è indubbiamente riconoscibile. Tornando indietro nella memoria, il primo ricordo che ho di lui è la proprio la sua voce. Non va poi dimenticato che in fondo la prima grande passione di Vasco è stata la radio. Era per noi quindi l'elemento più forte.

    Vasco ha regalato al film un suo inedito. Come siete riusciti in questa conquista straordinaria?

    Alessandro Paris:

    L'inedito è per noi una sorta di chiusura ellittica. Se Zocca è il luogo da cui Vasco si allontana ma verso cui poi torna sempre, lo splendido inedito che ci ha regalato è il simbolo di questo ritorno, di questo ritrovarsi, di questo riconoscersi.

    I soliti chiude il viaggio, il percorso umano e musicale che volevamo raccontare, ritraendo così, in una sorta di secondo maturo manifesto generazionale dopo Siamo solo noi, un gruppo di amici e un' intera generazione.

     

    LE CANZONI NEL FILM

    Uno degli aspetti per noi più importanti è stato senza dubbio quello legato alla scelta delle canzoni da utilizzare in questo lavoro.

    Naturalmente la sterminata discografia di Vasco era un universo ricchissimo nel quale abbiamo cercato di individuare le canzoni che meglio rappresentano momenti fondamentali della sua vita e che nel contempo raccontano l'evoluzione del suo stile e del suo mondo interiore.
    Non volevamo la musica si riducesse a semplice commento sonoro delle immagini ma entrasse in rapporto con il nostro racconto.

    Il tentativo è stato quello di rendere visibile quel momento un po' magico in cui la melodia trova le parole, in cui la vita vissuta e l'interiorità diventano canzone.

    Perché una cosa emerge chiaramente dalla discografia di Vasco ed è come dopo tanti anni rimanga sempre fedele a se stesso.

    Vasco non si risparmia, si mette sempre in gioco ponendo al centro di tutto la vita perché come dice sua mamma Novella sin da ragazzo "Faceva canzoni sulle cose che vedeva".

    • Anima fragile, dall' album Colpa d'Alfredo, (1980)
    • Dormi, dormi, dall'album Cosa succede in città, (1985)
    • Vita spericolata, dall'album Bollicine, (1983)
    • Bollicine, dall'album Bollicine, (1983)
    • Albachiara, dall'album Non siamo mica gli americani, (1979)
    • Ed il tempo crea eroi, dall'album Ma cosa vuoi che sia una canzone, (1978)
    • Brava, dall'album Siamo solo noi, (1981)
    • Ultimo domicilio conosciuto, dall'album Bollicine, (1983)
    • Colpa d'Alfredo, dall'album Colpa d'Alfredo, (1981)
    • Dimentichiamoci questa città, dall'album Siamo solo noi, (1981)
    • Siamo solo noi, dall'album Siamo solo noi, (1981)
    • Vivere, dall'album Gli spari sopra, (1992)
    • Sally, dall'album Nessun pericolo per te, (1996)
    • Liberi... liberi, dall'album Liberi liberi, (1989)
    • Il mondo che vorrei, dall'album Il mondo che vorrei, (2008)
    • Un gran bel film, dall'album Nessun pericolo per te, (1996)

     

    I SOLITI

    testo di V. Rossi, musica di V. Rossi, G. Curreri, S. Principini

    Noi siamo i soliti, quelli così.

    Siamo i difficili, fatti così.

    Noi siamo quelli delle illusioni

    delle grandi passioni.

    Noi siamo quelli che vedete qui

    Abbiamo frequentato delle pericolose abitudini

    e siamo vivi quasi per miracolo

    grazie agli interruttori

    Noi siamo liberi, liberi, liberi di volare

    Siamo liberi, liberi, liberi di sbagliare

    Siamo liberi, liberi, liberi di sognare

    Siamo liberi, liberi, di ricominciare

    Noi siamo i soliti, sempre così

    Siamo gli inutili, fatti così

    Noi siamo quelli delle occasioni

    prese al volo come i piccioni

    Noi siamo quelli che vedete qui

    Abbiamo frequentato delle pericolose abitudini

    e siamo ritornati sani e salvi

    senza complicazioni

    Noi siamo liberi, liberi, liberi di volare

    Siamo liberi, liberi, liberi di sbagliare

    Siamo liberi, liberi, liberi di sognare

    Siamo liberi, liberi, di non ritornare

    Noi siamo i soliti, quelli così

     

    VASCO ROSSI

    Vasco Rossi nasce a Zocca (Modena) nel 1952.

    A quattordici anni forma il suo primo gruppo, i Little Boys che poi diventano i Killers.
    Nel 1975 fonda con un gruppo di amici Punto Radio, una delle prime radio private, e lavora per quattro anni come dj radiofonico. Nel frattempo inizia a comporre e suonare canzoni proprie. Nel 1978 pubblica il suo primo album Ma cosa vuoi che sia una canzone e nel 1979 Non siamo mica gli americani con cui inizia a farsi conoscere anche grazie ad Albachiara, che da lì a qualche anno diventerà un vero e proprio inno. Il terzo album è del 1980 e si intitola Colpa d'Alfredo, un album di rottura, qualcosa di mai sentito prima in Italia. L'anno successivo viene pubblicato Siamo solo noi, che diventa la bandiera di una generazione. Con il successo arriva anche la prima vera tournée, che lo vede impegnato dal vivo affiancato alla Steve Rogers Band. Nel 1982 Vasco Rossi si presenta a San Remo con la canzone Vado al massimo, si classifica ultimo ma l'album omonimo è un grandissimo successo.

    Vasco Rossi non è più un artista di nicchia ma si impone al grande pubblico. L'anno successivo torna sul palco dell'Ariston con Vita spericolata, si classifica penultimo ma vince il Festivalbar. La canzone farà parte del fortunato album Bollicine. Nel 1985 viene pubblicato Cosa succede in città, a cui seguirà nel 1987 C'è chi dice no, settimo album di inediti.

    Liberi liberi del 1989 segna il distacco dalla Steve Rogers Band; il disco sarà seguito da una trionfale tournée documentata nel live Fronte del palco.

    Al 1990 risale il primo sold out a Sansiro con il record di 75.000 spettatori. Il primo di una lunga serie. Da quell'anno Vasco è per tutti rock star e i suoi concerti sono in assoluto i più affollati.

    Nel 1991 il tour arriva con una serie di date in Europa e negli Stati Uniti. Nel 1993 Vasco torna con Gli spari sopra: è il decimo album di Vasco e gli varrà dieci dischi di platino. Il tour de Gli spari sopra segna il record di presenze. Nel 1995 a San Siro il concerto "Rock sotto l'assedio,"contro la guerra e in solidarietà con le popolazioni della ex Jugoslavia, è un evento a cui partecipano oltre 100.000 fan.

    Nel 1996 viene pubblicato l'album Nessun pericolo per te e nel settembre dello stesso anno Roman Polanski firma la regia del video Gli angeli che viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. La prima volta di Vasco a Venezia!

    Nel 1998 con Canzoni per me vince il Premio Tenco. Nel 2001 pubblica Stupido Hotel, che diventa il disco più venduto dell'anno. Nel 2004 è la volta di Buoni o cattivi, 12 canzoni inedite registrate tra Bologna e Los Angeles, ancora una volta rock e sperimentazione. La canzone Un senso, che chiude l'album, diventa la colonna sonora del film Non ti muovere di Sergio Castellitto.

    Nel 2005 Vasco torna al Festival di San Remo come ospite d'onore, restituisce il microfono che si era preso 22 anni prima e canta Vita spericolata e Un senso.

    Nel 2008 esce il suo quindicesimo album di inediti, Il mondo che vorrei, che rimane in classifica per oltre un anno e mezzo e riceve 20 dischi di platino.

    Nel 2011 l'inesauribile Vasco torna con Vivere o niente, che ancora una volta batte il record di vendite restando per mesi primo in classifica.

    www.vascorossi.net

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