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Un giorno devi andare

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Dolorose vicende familiari spingono Augusta, una giovane donna italiana, a mettere in discussione le certezze su cui aveva costruito la sua esistenza.
    Su una piccola barca e nell’immensità della natura amazzonica inizia un viaggio accompagnando suor Franca, un'amica della madre, nella sua missione presso i villaggi indios, scoprendo anche in questa terra remota i tentativi di conquista del mondo occidentale.
    Augusta decide così di proseguire il suo percorso lasciando la comunità italiana per andare a Manaus, dove vive in una favela.
    Qui, nell’incontro con la gente semplice del luogo, torna a percepire la forza atavica dell’istinto di vita, intraprendendo il “suo” viaggio fino ad isolarsi nella foresta, accogliendo il dolore e riscoprendo l’amore, nel corpo e nell’anima.
    In una dimensione in cui la natura assume un senso profetico, scandisce nuovi tempi e stabilisce priorità essenziali, Augusta affronta l’avventura della ricerca di se stessa, incarnando la questione universale del senso dell’esistenza umana.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Giorgio Diritti
  • Titolo Originale: Un giorno devi andare
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Produzione: Simone Bachini, Giorgio Diritti, Lionello Cerri
  • Data di uscita al cinema: 28 marzo 2013
  • Durata: 110'
  • Sceneggiatura: Giorgio Diritti, Fredo Valla, Tania Pedroni
  • Direttore della Fotografia: Roberto Cimatti
  • Montaggio: Esmeralda Calabria
  • Scenografia: Jean-Louis Leblanc e Paola Comencini
  • Costumi: Hellen Crysthine Bentes Gomes
  • Attori: Jasmine Trinca, Anne Alvaro, Pia Engleberth, Sonia Gessner, Amanda Fonseca Galvao, Paulo De Souza, Eder Frota Dos Santos, Manuela Mendonca Marinho
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:


    I personaggi

    AUGUSTA
    Augusta ha trent’anni e un dolore: le carte ordinate e programmate della sua vita si sono improvvisamente sparigliate, e - quasi sospinta dagli eventi - ha raggiunto suor Franca in Amazzonia. Il suo sguardo sbatte spesso contro l'orizzonte infinito, e sembra voler andare oltre il punto in cui il fiume si incontra con il cielo, ma è soprattutto quando incontra gli occhi dei bambini
    indios che il suo cuore sussulta.
    In lei si agitano forze contrapposte: il desiderio di cercare certezze in cui trovare pace e la consapevolezza dei dubbi che la agitano. Per questo non accetta facili soluzioni e - al contrario - sente il bisogno di andare a scoprire la vita laddove si mostra forte in tutte le sue contraddizioni. Per questo fatica a tenere i contatti con la madre, che ama e con cui condivide un dolore, ma di cui forse avverte anche una sorta di rassegnazione.
    Nella favela di Manaus vive con gli abitanti difficoltà e lotte, ritrova spontaneità e vitalità. Stringe legami forti e si scontra anche con le durezze di una vita che, in nome della necessità di sopravvivere, mostra i suoi opposti: spinge alcuni verso opportunismi e violenze, ma lascia anche intuire che la possibilità di essere felici risiede anzitutto dentro se stessi.

    SUOR FRANCA
    Dio ha chiamato, lei è andata. La fede di suor Franca non conosce il tormento del dubbio. È una fede semplice al limite dell'ingenuo nella dedizione totale, nata quando era ancora adolescente, così come la sua passione per indios e caboclos, per i quali si affanna con amore visitando da sola senza sosta i villaggi lungo gli affluenti del Rio delle Amazzoni da più di 20 anni. È una donna forte, risoluta e schietta, ma che fatica ad uscire dallo sguardo "missionario" sulle popolazioni indios e dunque a comprendere davvero la psicologia e la cultura di questa gente.

    ANNA, mamma di Augusta
    Sessantenne dalla vita ordinaria, è divisa tra i ricordi di un marito che non c’è più e il pensiero della figlia che se n’è andata, mentre si occupa della madre, Antonia.
    Nell’apparente banalità del suo quotidiano Anna è come anestetizzata alla vita e fatica ad esprimere le sue emozioni. Il suo sentimento materno, forte e istintivo, è bloccato dal senso di colpa per non essere stata capace di accogliere il dolore della figlia e starle vicino.

    ANTONIA, nonna di Augusta
    Il suo carattere forte e fiero non è minacciato dall'età, ed è lo stesso che si ritrova nello sguardo di Augusta, nonostante la loro visione della vita sia - inevitabilmente - diversa.
    Guarda le cose come avrebbero dovuto essere e come invece sono andate, dietro a un'apparente durezza che lascia tuttavia trapelare la paura di aver bisogno degli altri e il desiderio di volersi ancora occupare delle vicende della figlia e della nipote.

    Padre MIRKO
    Nell’intimo padre Mirko è sincero, il suo obiettivo è il bene delle genti amazzoniche. Un bene che non sa misurare altrimenti che con il fare, con il numero di fedeli cattolici guadagnati alla causa. Con la quantità e non con la solidità delle conversioni.
    È lo specchio di quella parte di religiosi della Chiesa missionaria che basa il suo intervento sulle grandi opere: non solo ospedali, scuole, ma chiese sempre più grandi e centri turistici, mattoni su mattoni, costruiti grazie al flusso di denaro che arriva dall’Europa. È sicuro di portare il bene, e che l'unica possibilità di evoluzione e sviluppo possibile sia quella offerta dai bianchi.

    Padre FERNANDO
    Quarant’anni, gesuita, è l'opposto di padre Mirko. Lavora come operatore sanitario, crede nell'aiuto concreto a chi ha bisogno. Si pone in ascolto degli altri ed al loro servizio. Crede che il vangelo sia da vivere e non da predicare, e che sull'esempio avvenga una vera evangelizzazione.

    ARIZETE
    Madre e nonna, attorno a sé - in favela - ha una famiglia numerosa che gestisce mossa dal sentimento e dal valore di appartenenza alla comunità. Si incontra per caso con Augusta al Centro di salute di padre Fernando e successivamente la accoglie a Manaus come fosse una figlia.

    JANAINA
    Nipote di Arizete. Poco più che adolescente e già madre di un bimbo, come gran  parte delle ragazze amazzoniche che vivono nelle palafitte o nei villaggi sul fiume.
    È una figura di donna in cui Augusta non può fare a meno di specchiarsi. Janaina è una ragazza già madre, che vive nella miseria ma con grande dignità, è molto semplice, matura: la sua libertà dai preconcetti, dai pregiudizi, dai sensi di colpa, sono un invito a vivere, a lasciare che la vita si esprima ed in questo solco nasce e cresce un rapporto di amicizia con Augusta.
    Quando, in seguito a un evento tragico, Janaina verrà in Italia - quasi a scambiarsi l'esistenza con Augusta - il loro legame, seppur nella distanza, assumerà una valenza ancora più forte.

    JOÃO
    Nipote ventenne di Arizete, bravo ragazzo, lavoratore: una mosca bianca nella comunità della palafitta dove il machismo è la regola. Tramite lui, nonostante vi sia una differenza d’età, Augusta sente rinascere il desiderio di una storia d’amore, di lasciarsi andare.
    Ma João è anche figlio delle contraddizioni, e di quella terra in cui la priorità è comunque uscire dalla miseria: questo lo porterà a fare scelte in contrasto con la comunità in cui vive.

    Musica

    Musiche composte, arrangiate e orchestrate da MARCO BISCARINI e DANIELE FURLATI
    Musica registrata e mixata da Marco Biscarini
    Registrazioni effettuate presso STUDIO MODULAB - Casalecchio di Reno (BO)
    Edizioni musicali VISIONARIA
    armonica Angelo Adamo | oboe e corno inglese Antonio Rimedio
    clarinetto e clarinetto basso Antonio Calzone | flicorno baritono Sandro Comini
    violino Dimitri Sillato | violino Michel Ricucci
    voce Stefania Tschantret | chitarra Andrea Dessì
    batteria e percussioni Emilio Pugliese | pianoforte e tastiere Patrizio Barontini
    tastiere Marco Biscarini | pianoforte Daniele Furlati
    VU_ORCHESTRA
    violino di spalla e solista Valentino Corvino
    violini Gabriele Bellu, Anton Berovski, Elvi Berovski, Cesare Carretta,
    Alessandro Di Marco, Silvia Mandolini, Anastasija Petrishak
    violoncelli Sebastiano Severi, Vincenzo Taroni | contrabbasso Roberto Rubini
    RENO GALLIERA SYMPHONIC BAND
    Direttore Antonio Rimedio
    ottavino Naima Sorrenti | flauto Alessia Oliva, Maria Pia Rimedio
    oboe Francesca Durussel, Umberto Gabrielli | clarinetto 1° Massimiliano Dilucchio, Alex Guidastri
    clarinetto 2° Alessandro Ferrari, Annalisa Madonia, Pierangelo Pieretto
    clarinetto basso Antonio Calzone | sassofono contralto Michele D'Onofrio, Mara Bisceglia
    sassofono tenore Salvatore Traina | sassofono baritono Luis Gajardo
    corno Andrea Patassini, Eleonora Demattia | euphonium Maureen Lister
    tromba Michele Borsellino, Antonio Fittipaldi, Simone Salvini, Gazmir Lika
    trombone Salvatore Vaccaro, Salvatore Calzone, Gino Marzocchi
    basso tuba Davide Silvagni | percussioni Federico Lolli, Pivian Blasi, Antonio Greco, Dino Deghenghi
    ROSA
    (Pixinguinha)
    cantata da Cristina Renzetti
    eseguita da Reno Galliera Symphonic Band | diretta da Antonio Rimedio
    arrangiamento di Marco Biscarini e Daniele Furlati
    (c) 1933 Mangione, Filhos & Cia editore
    (p) Visionaria
    UNIVERSO DE AMOR
    (Maurício George de Moura Costa Filho e Ademar Pantoja Azevedo)
    per gentile concessione degli autori
    FORRÓ GINGADO
    (José Maria Nunes Corrêa)
    cantata da José Maria Nunes Corrêa | eseguita dalla Banda “Charrapicho”
    per gentile concessione degli autori
    NINFA DO MAR
    (Adalberto Holanda Cardoso)
    cantata da José Maria Nunes Corrêa | eseguita dalla Banda “Charrapicho”
    per gentile concessione degli autori
    LA BELLA ADDORMENTATA - VALSE
    (Peter I. Tschaikovsky - Arr. Silvio Caligaris)
    eseguita da "Corpo Musicale Città di Trento"
    Scomegna Edizioni Musicali s.r.l.

    Note

    “Anni fa ho realizzato alcuni servizi televisivi e un documentario in Amazzonia.
    L’esperienza è stata molto coinvolgente: per la spettacolare bellezza della natura, per il dilatarsi di tempi, per la semplicità e la gentilezza delle popolazioni, in uno scenario che naturalmente porta a percepire la forza primordiale della vita, a interrogarsi sul ruolo dell’uomo e a indagare il senso di un “oltre” l’esistenza stessa, pervasi da qualcosa che è “altro”, trascendente, tanto presente quanto impalpabile.
    Nell’occasione di quel viaggio, sono stati molti gli incontri con europei che hanno deciso di vivere la loro esistenza in quel territorio.
    Tra le tante figure mi incuriosì sentire citare sovente dai miei interlocutori la figura di un missionario italiano, Augusto Gianola, missionario del Pime vissuto in quell’area per più di trent’anni. Un uomo alla ricerca di Dio, un sacerdote che si spogliò del ruolo pastorale per calarsi in una condivisione umana con le persone più semplici e umili. La sua biografia, le sue lettere e l’esperienza diretta di incontro con altre persone in Amazzonia sono l’incipit di questo progetto filmico.
    In quell’ambiente dove si dilatano i tempi, dove la natura richiama forte il senso di precarietà della condizione umana rispetto alla vastità dell’universo, il pensiero sul chi siamo, da dove veniamo e cosa facciamo sulla terra, diventa naturalmente parte del quotidiano, soprattutto nei lunghi spostamenti sul fiume dove la sospensione sull’acqua diventa affine alla sospensione del pensiero.
    La contraddizione con l’Occidente, con il nostro concetto dominante di felicità, è forte: abbiamo conquistato molto, per certi versi abbiamo - possediamo - tutto, eppure non è così scontato essere appagati e saper condividere con gli altri non solo la quotidianità, ma anche la nostra interiorità, spesso assoggettata a ritmi di vita innaturali, dove l’esterno è fortemente invadente. E la crisi economico-sociale di oggi ci costringe a prendere atto che molti schemi sono saltati, che molte certezze si sono rivelate effimere.
    Mi interessava indagare anche quell’ambito in cui la storia di una singola persona - nel momento in cui affronta una crisi intima - può in realtà diventare un’occasione di messa in discussione e di ricerca, seppur dolorosa, per una nuova possibilità di vita, più affine, che le assomiglia di più, dunque più autentica. E in questo senso, la storia di uno è in realtà la vicenda umana di tutti, universale”.

    Giorgio Diritti

  • Spunti di Riflessione:

    di L.D.F.
    1. Giorgio Diritti regista del film che, anni fa realizzò alcuni servizi televisivi e un documentario sull'Amazzonia, afferma che quell'esperienza fu molto coinvolgente per lo spettacolo della bellezza della natura e per il dilatarsi dei tempi nella vite di ognuno. E' riuscito Diritti a trasmettere queste sue sensazioni agli spettatori? Se sì come? Attraverso la bellezza delle immagini? Attraverso il senso di pace da cui, in quei luoghi, si sentiva circondato e che non ha mai dimenticato? Attraverso l'evolversi del racconto?
    2. Diritti rimase colpito anche dalla semplicità e dalla gentilezza delle popolazioni, molte delle quali vivono, ancora oggi, lontane da tutto ciò che la società occidentale ritiene necessario per vivere e vivere bene. Loro invece sopravvivono e sono felici. Non si può non cogliere una contraddizione in questo “modus vivendi” tra il nostro correre, correre sempre insoddisfatti e la loro pace, pur in mezzo a tante difficoltà? Esprimete la vostra opinione in merito.
    3. Nel parlare e nel narrare cinematograficamente di queste popolazioni semplici e povere (secondo il nostro concetto di povertà) ma felici, il regista non sembra adombrare la teoria del "buon selvaggio" elaborate nel XVIII secolo  da Jean Jacques Rousseau?
    4. Secondo Diritti, vivere con queste popolazioni e incantarsi, nel contempo, con la bellezza della natura incontaminata porta l'uomo occidentale a percepire la forza primordiale dell'esistenza e a indagare sul ruolo dell'essere umano in società diverse che lo modificano in relazione alla vita da esso vissuta. Siete d'accordo? Commentate.
    5. Si può essere, secondo voi, un luogo che porti l'uomo a indagare "oltre" l'esistenza stessa, pervaso da un "altro" trascendente presente, impalpabile nello stesso tempo? Un luogo che può essere diverso da ciascuno di noi ma che esiste, per ognuno, in una ricerca continua di Dio?
    6. In Amazzonia le popolazioni che vi vivono, pur essendo felici, nel loro non volere e non chiedere nulla oltre il poco che hanno, colgono il senso della precarietà della loro vita rispetto alla vastità dell'Universo che li circonda?
    7. La contraddizione del vivere di queste popolazioni con il concetto di felicità proprio dell'Occidente è enorme. Secondo voi si basa più sul fatto che, nel nostro mondo, ciascuno è sempre alla ricerca di un qualcosa mentre per loro la maggior ricchezza è, come diceva Francesco d'Assisi, "aver bisogno di nulla".
    8. Augusta, la protagonista del film è fuggita dal suo ("nostro") mondo per una crisi che le ha modificato la vita o per sfuggire a una madre, a una famiglia, a una società in cui non si riconosceva più?
    9. E' "la banalità del vivere" di Anna la madre di Augusta, che ha allontanato la figlia da lei? O perchè ella nel momento del bisogno non ha saputo (o voluto) essere vicino alla figliola?
    10. Antonia, la madre di Anna, ha il carattere fiero, deciso e indipendente di Augusta, sua nipote. Quando e come, in essa, traspare la nostalgia di un passato che, comunque, non è andato come ella avrebbe voluto e il timore di un futuro in cui conta, con l'avanzare degli anni, la necessità di dover avere qualcuno accanto?
    11. Perchè Augusta ha scelto di trovare la "sua pace" andando a scoprire la vita dove è più difficile viverla, secondo la concessione del mondo occidentale?
    12. Arrivata in Amazzonia cosa dicono ad Augusta gli occhi dei bambini indios? Leggere in essi la felicità e voler essere simile a loro in un mondo in cui le poche certezze sono legate alle necessità primarie dell'individuo?
    13. Perchè Augusta, decidendo di vivere nella favela di Manaus, scopre, come dice Diritti, che "la possibilità di essere felici risiede, anzitutto, entro se stessi?"
    14. Suor Franca la compagna di viaggio di Augusta torna in Amazzonia dove vive, da già venti anni, prestando la sua opera di misericordia ed è stata sempre accanto agli indios, aiutandoli. Ma non cogliete in lei una sorta di spirito missionario che la porta ad essere, in nome di Dio, sempre disponibile senza voler comprendere la psicologia e la cultura delle popolazioni che aiuta?
    15. La fede di Suor Franca, dice Diritti non conosce "il tormento del dubbio". Ma avere fede non significa non saper dubitare e trovare ovunque il fratello nel fratello sempre simile a sé? E' qual è, secondo voi, la fede di Franca?
    16. Padre Mirko, tra la gente amazzonica, predica, in nome di Dio, aiutando come può chi ha bisogno. Ma, secondo voi, si occupa più di aumentare il numero dei convertiti che di considerare la validità delle conversioni che ottiene?
    17. Padre Fernando è un gesuita e si pone, lavorando come operatore sanitario, di aiutare chi ha bisogno. Al contrario di padre Mirko non predica ma agisce. Non credete che egli sia più nel giusto dell'altro sacerdote, giungendo, con l'esempio e non con le parole, a una vera e sentita conversione dei suoi assistiti?
    18. Perchè Arizete, nonna e mamma di una famiglia numerosa e che vive nella favela, accoglie nella sua casa a Manaus, Augusta come se fosse sua figlia?
    19. Janaina è nipote di Arizete, ha quindici anni ed è già madre di un bambino. Vive la sua povera vita felice e con dignità. Perchè Augusta si specchia con lei? Cosa manca alla donna occidentale che  invece ha la ragazza amazzonica?
    20. Perchè quando Janaina viene in Italia, in seguito a un evento tragico, il legame tra lei e Augusta, a chilometri e chilometri di distanza, sembra diventare ancora più forte?
    21. Joao, nipote ventenne di Arizete, serio e lavoratore, spinge Augusta a sognare di vivere una storia d'amore. Quanto Augusta ha bisogno d'amare e di riconoscersi nel suo legame con un uomo e quanto il giovane Joao non può essere lui quell'uomo?
    22. Joao è figlio delle contraddizioni della sua terra. E sono queste contraddizioni che lo spingono a fare scelte diverse rispetto quelle della sua comunità?
    23. L'opera di Diritti, nella descrizione di un mondo meraviglioso in cui sopravvive una comunità povera comunque felice e nel cercare "altrove" di Augusta una pace che, alla fine, ella comprende di poter trovare solo in se stessa dà a noi spettatori un grande insegnamento. L'avete colto? Se si o se no dite quali sentimenti e quali sensazioni vi ha lasciato il film.
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