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La bicicletta verde - Wadjda

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:


    Wadjda è una bambina di 10 anni che vive alla periferia di Riyadh, la capitale Saudita. Nonostante viva in un mondo tradizionalista, Wadjda è una bambina affettuosa, simpatica, intraprendente e decisa a superare i limiti imposti dalla sua cultura. Dopo una lite con l’amico Abdullah, un ragazzino del quartiere con cui non avrebbe il permesso di giocare, Wadjda mette gli occhi su una bellissima bicicletta verde, in vendita nel negozio vicino casa. Wadjda vuole disperatamente la bicicletta per poter battere l’amico Abdullah in una gara.
    Tuttavia la mamma di Wadjda, per paura delle possibili ripercussioni da parte di una società che considera le biciclette un pericolo per la virtù delle ragazzine, non permette che la figlia abbia una simile diavoleria. Wadjda decide quindi di provare a guadagnare i soldi da sola, consapevole che sua madre è troppo distratta per accorgersi di ciò che accade, occupata com’è a convincere il marito a non prendere una seconda moglie. Ben presto però i piani di Wadjda vengono ostacolati, quando viene scoperta a fare da “corriere” tra due innamorati.
    Giusto nel momento in cui sta per perdere la fede nei suoi progetti di guadagno, viene a sapere del premio in denaro per la gara di recitazione del Corano. Così si dedica completamente alla memorizzazione e recitazione dei versi coranici, e le sue insegnanti cominciano a vederla come una ragazza pia. La gara non sarà facile, specialmente per una “combinaguai” come Wadjda, ma la bambina non demorde. É determinata a combattere per i suoi sogni...

    “La rivoluzione si fa se c’è una ragazza sul sellino”

  • Genere: drammatico
  • Regia: Haifaa Al Mansour
  • Titolo Originale: Wadjda
  • Distribuzione: Academytwo
  • Produzione: Razor Film – Roman Paul – Gerhard Meixner
  • Data di uscita al cinema: 6 dicembre 2012
  • Durata: 97 minuti
  • Sceneggiatura: Haifaa Al Mansour
  • Direttore della Fotografia: Lutz Reitemeier
  • Montaggio: Andreas Wodraschke
  • Scenografia: Thomas Molt
  • Costumi: Peter Pohl
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    Su due o quattro ruote, verso la libertà

    “La bicicletta verde” è il suggestivo racconto, tra realtà e metafora, del desiderio delle bambine e delle donne dell’Arabia Saudita di conquistare la parità di diritti.

    Amnesty International è accanto alle donne dei paesi del Medio Oriente e sostiene le loro aspirazioni a conquistare la parità di genere e a far sì che i loro diritti siano riconosciuti nelle costituzioni, nelle leggi e nelle prassi quotidiane.

    Quando sarà grande, l’adesso adolescente Wadjda, che tanto ha lottato con successo per avere una bicicletta, dovrà avere uno dei più importanti diritti: quello di muoversi liberamente. Diritto che, come mostra “La bicicletta verde”, viene negato da una legislazione assurda, che impedisce alle donne di mettersi al volante.

    Nel 1990, 40 donne salirono in auto e guidarono lungo una delle strade principali della capitale Riad per sfidare la tradizione che imponeva loro di non guidare. Furono fermate, alcune di loro persero il lavoro e la loro azione venne per anni stigmatizzata nei sermoni religiosi e nei circoli sociali. L’anno successivo il Gran Muftì, la massima autorità religiosa del paese, emise un editto contro le donne al volante, seguito da un provvedimento formale adottato dal ministero degli Interni che vietava alle donne di guidare da sole.

    Nel 2011 le attiviste hanno rilanciato via Internet la campagna contro tale divieto invitando le donne in possesso di patente a mettersi alla guida sulle strade. Un gran numero di donne ha aderito alla campagna e si è messa al volante, molte di loro si sono filmate mentre erano alla guida e hanno pubblicato le immagini su YouTube. Alcune sono state arrestate e costrette a sottoscrivere un impegno a desistere dal guidare.

    Sempre nel 2011, il re Abdullah ha annunciato che le donne avrebbero avuto, a partire dal 2015,  il diritto di votare e di candidarsi alle elezioni municipali, le uniche a suffragio popolare, nonché di essere nominate a far parte del consiglio della Shura, un organismo composto da consiglieri del re. Tuttavia, alle donne è tuttora proibito viaggiare, avere un lavoro retribuito, accedere all'istruzione superiore o sposarsi senza l'autorizzazione di un uomo che ha la potestà su di loro.
    Portare nelle scuole la storia di Wadjda è raccontare la storia di migliaia di bambine, ragazze e donne saudite che vedono negati i loro diritti fondamentali. Con questo importante strumento si mettono ragazzi e ragazze nella condizione non solo di conoscere e comprendere aspetti poco noti di un paese ormai a noi molto vicino, ma anche di poter contribuire consapevolmente e fattivamente alla costruzione di una cultura universale dei diritti delle donne in Arabia Saudita e nel mondo. C’è molto infatti che docenti e ragazze e ragazzi possono fare attivandosi con Amnesty International: per maggiori informazioni www.amnesty.it/educazione


    AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA LANCIA LA CAMPAGNA
    “IO SONO LA VOCE”
    CONTRO LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI DELLE DONNE
    IN MEDIO ORIENTE E NORDAFRICA
    SMS AL 45509 DAL 29 OTTOBRE AL 25 NOVEMBRE 2012


    Negli ultimi mesi milioni di persone sono scese nelle piazze dei paesi del Medio Oriente e del
    Nordafrica per chiedere dignità, diritti umani, giustizia, fine dell’oppressione e della discriminazione.

    Tra queste persone sono migliaia le donne che hanno messo a repentaglio la propria vita, sfidando vecchi e nuovi regimi repressivi, per difendere i diritti umani fondamentali e promuovere le riforme e l'uguaglianza.

    Amnesty International Italia ha scelto di lavorare al fianco di queste donne coraggiose perché cessino le violazioni dei diritti umani nei loro confronti e siano adottate leggi che pongano fine alla discriminazione di genere.

    Per questo Amnesty Inernational Italia lancia “Io sono la voce”, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi tramite SMS solidale al 45509, attiva dal 29 ottobre al 25 novembre, data quest’ultima in cui ricorre la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.

    Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari TIM Vodafone, Wind, 3 PosteMobile, CoopVoce e Nòverca. Sarà di 2 euro per ciascuna chiamata da rete fissa TWT e di 2 o 5 euro per ciascuna chiamata da rete fissa Telecom Italia, Infostrada e Fastwebnet.

    I fondi raccolti grazie a questa iniziativa consentiranno ad Amnesty International di stare accanto alle donne del Medio Oriente e del Nordafrica, sostenerle e proteggerle dalla discriminazione e dalla violenza nonché porre l’attenzione sui diritti delle donne a rischio in paesi come Iran, Siria, Tunisia, Arabia Saudita, Egitto e Bahrein.
    Nello specifico, attraverso missioni di ricerca nei paesi dell’area, attività congiunte con partner locali, pressione sulle istituzioni nazionali mediante incontri diretti e/o la mobilitazione delle attiviste e degli attivisti di Amnesty International nel mondo, il progetto si propone di ottenere la liberazione di tutte le donne in carcere per aver difeso i diritti umani; porre fine alle politiche e alle leggi discriminatorie che pregiudicano la parità di diritti
    tra uomini e donne; far dichiarare fuorilegge pratiche aberranti che colpiscono le donne in quanto tali nella loro integrità fisica e morale; favorire l'adozione di garanzie legislative e costituzionali per l'uguaglianza di genere; assicurare che le donne prendano parte ai processi decisionali sul futuro dei paesi in transizione e che siano protette, come gruppo particolarmente vulnerabile, nei paesi in cui sono in corso conflitti interni o viene esercitata
    una forte repressione politica.


    Tra le molte persone che saranno accanto ad Amnesty International Italia nelle prossime quattro settimane, testimonial d’eccezione della campagna “Io sono la voce” sono Cesara Buonamici, Barbara d’Urso e Antonella Elia, che hanno scelto di sostenere la causa di queste donne concedendo gratuitamente il proprio volto e la propria voce.

    Roma, 29 ottobre 2012


    Per approfondimenti e interviste:
    Amnesty International Italia --‐ Ufficio stampa
    Tel. 06 4490224 df74 cell. 348 6974361
    e‐mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

    Leggi tutti gli altri comunicati stampa all’indirizzo:
    http://www.amnesty.it/archivio--‐tutte--‐news--‐comunicati.html

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Elena Mascioli
    1. Il titolo originale del film è Wadjda, che è il nome della protagonista. Il titolo italiano sposta l'accento sull'oggetto dei suoi desideri. Quale dei due titoli preferite?
    2. Il film si apre con l'inquadratura dei piedi delle bambine che formano il coro della scuola e ad un certo punto, tra tutti i piedi, ne spuntano due che si distinguono. In che cosa sono diversi? Cosa ci racconta della protagonista questa prima inquadratura? Wadjda è diversa dalle sue compagne ma soprattutto dal suo amico di giochi. Lei veste di nero, lui invece? Lei va a piedi, lui invece? 
    3. Il luogo in cui la vicenda è ambientata è fondamentale per la vicenda stessa. Ci troviamo, infatti, in Arabia Saudita, e la storia che ci viene raccontata esiste proprio perché inserita in un certo contesto culturale. In particolare, pensiamo alla scuola frequentata da Wadjda. Qual è la prima caratteristica con cui la descrivereste? Cos'ha di diverso rispetto alla vostra scuola?
    4. Ci sono molti dettagli che, piano piano, ci restituiscono il quadro del paese e della cultura in cui è ambientata la vicenda. Ad esempio, avete notato che nel centro commerciale, nel negozio di abbigliamento, non c'è il camerino per provare gli abiti, ma la mamma di Wadjda deve provare l'abito rosso altrove. Dove? Perché, secondo voi? Cosa succede nella scena in cui gli amici del padre di Wadjda vanno a cena come ospiti? Quali sono le differenze con una cena che dovesse svolgersi in una delle vostre case? Secondo voi da cosa nascono tali differenze?
    5. Wadjda inserisce il foglietto con il suo nome sull'albero genealogico, ma, successivamente, trova il foglietto strappato. Chi ha strappato il foglietto, secondo voi? Cosa sta ad  indicare un simile gesto? Quali sono le convinzioni, la mentalità, che sono alla base di tutti gli episodi sopra riportati?
    6. “Voglio ricordarvi che la scuola è il luogo dell'insegnamento e della moralità. D'ora in poi non è più consentito portare fiori o lettere a scuola, né tenersi per mano. Due studentesse sono stata trovate che commettevano peccato.”  Qual è il peccato commesso dalle studentesse in questione? Cosa pensate di una scuola definita in tal modo? La scuola, secondo voi, dovrebbe essere il luogo di cosa? La scuola di Wadjda è una scuola prettamente femminile, e non sarebbe concepibile diversamente, nella cultura in cui è inserita. Qual è la vostra opinione sulle scuole separate per ragazzi e ragazze? Sapete che vi sono scuole solo femminili e solo maschili anche in Italia? Provate a scoprire quali siano le idee e i metodi didattici alla base di tali scuole.
    7. "La voce della donna non dovrebbe mai oltrepassare le porte. La voce della donna è la sua nudità.”  Commentate tale affermazione della preside. Qual è la concezione e la condizione della donna, in Arabia Saudita, paese in cui il film è ambientato e girato?
    8. Quali sono le altre affermazioni o i fatti del film che ci restituiscono la concezione della donna in quella cultura? Di che tipo di cultura si tratta? Anche l'abbigliamento è molto indicativo della condizione della donna. Avete notato differenze tra come le donne sono vestite in casa, e come lo sono quando escono? Provate ad esplicitarle.
    9. “Se muori per Allah, è come una puntura di spillo...e poi vai in cielo, dove hai 70 amori.” A cosa si sta riferendo Abdullah, quando parla di morte per Allah? Quanto influisce la religione sulla vita dei protagonisti del film?
    10. Cos'è la polizia religiosa, che la preside interpella, ad un certo punto?
    11. Su cosa verte la gara che viene indetta a scuola e a cui Wadjda partecipa? “Il teorema di Pitagora è un miracolo di Allah....il triangolo rimane sempre lo stesso.” Commentate tale affermazione.
    12. “Mi voglio comprare un bel vestito per il matrimonio di tuo zio, così le altre donne ci penseranno due volte, prima di mettere gli occhi su tuo padre.” Questa affermazione della mamma di Wadjda introduce un tema ben presente nel film, e cioè quello della poligamia. Cosa vuol dire il termine poligamia? La poligamia è strettamente correlata alla religione? In quali paesi è praticata? In Italia la poligamia è consentita? Qual è la ragione per cui il padre di Wadjda vuole prendere una seconda moglie? Cosa ne pensa Wadjda?
    13. Il film si conclude con l'inquadratura di Wadjda che, a cavallo della sua bicicletta, guarda alla sua destra e poi alla sua sinistra, come a scrutare la strada verso cui proseguire, scegliendo dove andare. Dove sta andando Wadjda con la sua bicicletta, in senso letterale e metaforico? La regista del film è molto conosciuta, nel suo paese, per altri cortometraggi e documentari che hanno fatto scalpore, per aver cercato di rompere il silenzio che avvolge la vita delle donne in Arabia Saudita. Fate una ricerca sui suoi lavori precedenti a Wadjda.
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