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Vita di Pi

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    VITA DI PI inizia e finisce a Montreal con l’autore che, in cerca dell’ispirazione, s’imbatte nella storia incredibile di Piscine Molitor Patel. Piscine, che tutti conoscono come Pi, cresce a Pondicherry, in India, durante gli anni ‘70, e conduce una vita serena. Suo padre possiede uno zoo e Pi trascorre le giornate tra tigri, zebre, ippopotami e altre creature esotiche. Il ragazzo ha le sue teorie riguardo alla fede e alla natura umana (e animale) ma, dopo avere tentato di fare amicizia con una tigre del Bengala di nome Richard Parker, impara dal padre una dura lezione sui rapporti tra uomini e animali. “La tigre non è tua amica!” tuona il Signor Patel. “Gli animali non pensano come noi e chi trascura questo fatto viene ucciso!”. Pi non dimenticherà mai questa lezione che ha un impatto profondo sulla sua insaziabile curiosità nei confronti del mondo e, poi, sul viaggio in cui si troverà coinvolto.
    Il mondo di Pi viene scosso dai cambiamenti di vasta portata che accadono nel suo paese e, quando il ragazzo ha diciassette anni, il padre e la madre decidono di emigrare in cerca di una vita migliore. Il trasferimento promette nuove avventure in un mondo nuovo, ma comporta per Pi anche l’abbandono del suo primo amore.
    Avendo deciso di trasferirsi in Canada, i genitori di Pi chiudono lo zoo, preparano i bagagli (che comprendono alcuni animali dello zoo) e s’imbarcano su una nave giapponese, dove incontrano un perfido chef francese. Durante la notte, quando la nave è al largo, l’impetuosità della natura che tanto piace a Pi si trasforma all’improvviso in una tragedia. La nave affonda, ma Pi miracolosamente sopravvive e si trova alla deriva in pieno oceano Pacifico su una barca con un inaspettato compagno di viaggio: Richard Parker.
    Quando inizia la loro avventura, la feroce tigre, la cui vera natura è chiaramente impressa nella memoria di Pi fin dai tempi dello zoo di famiglia, è per il ragazzo un nemico mortale. Poi, man mano che va avanti la convivenza, Richard Parker diventa la migliore speranza di Pi nella ricerca di un modo per tornare a casa. Il loro legame è rafforzato da un’altra esperienza in comune: entrambi conoscono poco il mondo reale e entrambi sono stati allevati dallo stesso maestro: il padre di Pi. Ora, ad entrambi non resta nulla di quel passato, se non loro stessi.
    I due naufraghi affrontano difficoltà inimmaginabili, tra cui la furia grandiosa e la maestosità della natura, che sferzano la piccola scialuppa. Una tempesta particolarmente violenta diventa per Pi un’esperienza spirituale che lo porta a domandarsi quale destino Dio abbia in serbo per lui. “Ho perso tutto! Mi arrendo! Cosa vuoi di più?”, Pi inveisce contro il cielo. Ma, nonostante tutto, il ragazzo non perde mai la speranza e prova gioia per le cose semplici, come un vecchio manuale di sopravvivenza o il conforto che deriva dalla bellezza dell’oceano: la bioluminescenza dalle sfumature cangianti degli incredibili banchi di pesci volanti, i blu scintillanti delle onde e una megattera lucente che emerge dalle profondità oceaniche.
    La sopravvivenza di Pi e di Richard Parker, in mezzo a difficoltà inimmaginabili si fa sempre più difficile e, stranamente, li fa sentire vicini in tante situazioni come quando il ragazzo, vedendo la tigre quasi morente per la sete, le si avvicina per darle da bere.
    Finalmente avvistano terra, finalmente sono salvi. Sbarcano in un'isola prevalentemente abitata da suricati, piccoli mammiferi simili alla mangusta e sull'isola si separano per sempre. Charlie Parker scompare nella giungla e Pi verrà salvato.

  • Genere: avventuroso
  • Regia: Ang Lee
  • Titolo Originale: Life of Pi
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Produzione: Rhythm & Hues, 20th Century Fox
  • Data di uscita al cinema: 20 dicembre 2012
  • Durata: 127'
  • Sceneggiatura: David Magee
  • Direttore della Fotografia: Claudio Miranda
  • Montaggio: Tim Squyres
  • Scenografia: David Gropman
  • Costumi: Arjun Bhasin
  • Attori: Suraj Sharma, Irrfan Khan, Rafe Spall, Gérard Depardieu, Tabu, Adil Hussain, Ayush Tandon
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

    Come è nato il film

    Il viaggio cinematografico è iniziato con l’amato libro di Yann Martel, uno dei maggiori eventi letterari dell’ultimo decennio. Il romanzo ha vinto il prestigioso Man Booker Prize ed è rimasto nella classifica dei bestseller del New York Times per oltre un anno.
    Il produttore Gil Netter, che ha un proficuo rapporto con la Fox 2000 Pictures, ha portato il libro alla responsabile della produzione della società, Elizabeth Gabler, che ha acquistato i diritti per la Fox nel 2002. Netter è stato attratto immediatamente dalla storia che, come afferma: “Ha tutto ciò per cui si va al cinema e che non si trova da nessun’altra parte”.
    Insieme, Netter e la Gabler hanno sviluppato e alimentato il progetto per vari anni, fiduciosi che la storia, per la quale nutrivano tanta passione, sarebbe alla fine diventata un grande film.
    Hanno poi aspettato di trovare il regista giusto per abbracciare le formidabili sfide e opportunità del progetto. Come spiega Netter: “Ang Lee è un artista con il quale da tempo aspiravo a lavorare, dotato del talento magico e della maestria necessari per intraprendere questo progetto”.
    Elizabeth Gabler aggiunge: “Questo è un film grandioso e Ang è un visionario al quale piacciono le sfide che offrono l’opportunità di esplorare nuovi territori. Analogamente a Pi e a Richard Parker, i timori iniziali di Ang per le difficoltà all’apparenza insormontabili si sono trasformati in un trionfo”.
    Martel, un altro ammiratore dell’opera di Ang Lee, afferma: “Ang è stato la scelta perfetta perché sa realizzare film emotivamente forti. I suoi progetti spaziano dai film minori e intimi a quelli grandiosi e spettacolari. Da ‘Ragione e sentimento’ - Sense and Sensibility a ‘I segreti di Brokeback Mountain’ - Brokeback Mountain fino a ‘Tempesta di ghiaccio’ - The Ice Storm e ‘La tigre e il dragone’ - Wo hu cang long, il suo lavoro è incredibilmente vario. Ed è questo che serviva per VITA DI PI, dramma intimo di un ragazzo che perde la famiglia e deve affrontare sfide inimmaginabili in un’ambientazione imponente. Realizzare tutto ciò dal punto di vista cinematografico, mantenendo intatto il cuore emotivo della vicenda, è stato straordinariamente complicato, ma Ang e il suo team avevano la conoscenza, la determinazione e la creatività per riuscire nell’impresa”.
    Osservare il suo libro prendere vita è stata un’esperienza inebriante per Martel, che osserva: “Life of Pi è stato tradotto in quarantadue lingue. Vederlo rappresentato come film è stato quasi come fosse la quarantatreesima traduzione. Il linguaggio del cinema è universale e vedere la storia sullo schermo è stato emozionante”.
    David Magee (“Neverland – Un sogno per la vita” - Finding Neverland) è stato scelto per il complesso lavoro di adattamento dell’opera di Martel, che coniuga profondità e magia con avventure epiche e un’introspezione profonda. Lo sceneggiatore aveva letto il libro per puro piacere poco prima di essere coinvolto nel progetto e, quando gli è stato assegnato l’incarico, si è domandato come sarebbe riuscito a tradurre la storia per il grande schermo. La chiave è stata semplicemente di narrare una storia su una storia. “Nel libro Pi narra la sua storia all’autore, proprio come Ang ci racconta una storia attraverso il film”, afferma Magee.
    “Da una prospettiva più ampia, VITA DI PI è una storia di speranza”, aggiunge Lee.
    “Sotto diversi aspetti, rappresenta il valore della narrazione e il valore della condivisione delle storie”.


    LA TIGRE

    La tigre (Panthera tigris, Linnaeus 1758) è un mammifero della famiglia dei felidi. Con un peso che può arrivare fino a 300 kg, la tigre è il più grande dei cosiddetti "grandi felini" che costituiscono il genere Panthera (tigre, leone, giaguaro, leopardo e leopardo delle nevi), ed è l'unico felide moderno a raggiungere le dimensioni dei più grandi felidi preistorici. È un cosiddetto predatore alfa, ovvero si colloca all'apice della catena alimentare, non avendo predatori in natura, a parte l'uomo. Oltre che dalle dimensioni notevoli, è caratterizzata dalla particolare colorazione del mantello striato che serve a "spezzare" otticamente la figura dell'animale; il più comune è quello con strisce nere su sfondo bianco.
    La parola «tigre» deriva dal latino tigris, che trae origine dal greco antico, che a sua volta proviene dal persiano e significa «freccia», in riferimento alla velocità dell'animale; tale vocabolo è all'origine anche del nome del fiume Tigri.
    Molti altri animali hanno un nome composto dalla parola «tigre», dovuta alla caratteristica striatura che li contraddistingue, come lo squalo tigre, la tigre della Tasmania, la zanzara tigre e il serpente tigre.
    Anche nel campo dei minerali si riscontra l'utilizzo del nome, come per l'occhio di tigre, una pietra semipreziosa della famiglia dei quarzi.

    Organi sensoriali
    La tigre può fare affidamento su due sensi sviluppatissimi, l'udito e la vista. Gli occhi, che le consentono di osservare anche il più piccolo movimento della preda prescelta, sono strutturati secondo le esigenze di un predatore notturno; grazie alla particolare conformazione dell'occhio, è in condizione di sfruttare i più tenui raggi di luce e di muoversi con disinvoltura nelle tenebre notturne.

    Distribuzione sul territorio
    Tempo fa, i territori occupati dalla tigre ricoprivano l'intera Asia, dalla Turchia fino alla costa orientale della Russia. Nel XX secolo le tigri sono mano a mano scomparse dalle zone a sud-ovest e in tutta la zona centrale dell'Asia, nonché dalle due isole indonesiane di Giava e Bali (causando la relativa estinzione di due sottospecie) e da vaste aree del Sud-Est e Asia orientale. Ormai le tigri hanno perso il 93% del loro areale.
    Attualmente gli stati in cui è presente in natura sono tredici: Bangladesh, Bhutan, Birmania, Cambogia, Cina, India, Indonesia, Laos, Malesia, Nepal, Russia, Thailandia e Vietnam, probabilmente vi sono presenti degli esemplari anche in Corea del Nord, ma non vi sono prove recenti a conferma.

    Habitat
    La tigre occupa più di duecento diversi tipi di habitat, che possono svariare dalle foreste pluviali tropicali ai boschi di conifere e betulle nell'oriente russo, attraverso le mangrovie della foresta di Sundarbans a Giava.
    Questo dimostra un'elevata adattabilità, caratterizzata dalla capacità di affrontare una svariata gamma di condizioni climatiche, che comprende zone completamente opposte tra loro, come quelle umide e calde ad aree estremamente rigide e nevose dove le temperature possono essere le più basse -40 gradi Celsius.
    Gli ambienti sopra descritti adatti alla tigre, presentano tre caratteristiche di valore primario: abbondanza di fonti d'acqua; un'elevata presenza di vegetazione alta che conferisce una buona zona di caccia e un buon riparo; la presenza di prede da cacciare per sopravvivere.

    Comportamento
    Non molto si sa sulle abitudini della tigre allo stato selvatico. I rari studi fin qui effettuati si riferiscono soprattutto alla sottospecie più comune, quella del Bengala. È comunque noto che questo felino, a differenza del leone, raramente si trova in spazi aperti. Le sue maggiori garanzie di successo nella caccia risiedono, infatti, nella possibilità di inseguire furtivamente la preda per poi tenderle l'agguato nel momento più opportuno. In un territorio privo di alberi il suo sgargiante mantello si staglierebbe in modo troppo evidente, mettendo sull'avviso gli altri animali; esso si confonde invece molto bene con l'ambiente nel folto della giungla o nel sottobosco in prossimità di pozze d'acqua.
    Le tigri, animali solitari, sono di norma poco disponibili a dividere il proprio territorio con altri simili. Sono stati osservati, tuttavia, occasionali incontri che non si sono conclusi con una lotta e anche casi di spartizione di una preda. È stato pure osservato che i maschi hanno un più spiccato senso di territorialità: essi tollerano le intrusioni delle femmine assai più di quelle compiute da rappresentanti dello stesso sesso, mentre le femmine sono più predisposte alla condivisione con esponenti di entrambi i sessi.
    Come tutti i predatori, la tigre cerca di risparmiare al massimo le proprie energie per impiegarle nella caccia. Perciò trascorre anche l'80% del tempo riposando o dormendo. Si muove all'alba o, preferibilmente, con le luci del crepuscolo per poi cacciare, se necessario, l'intera notte. Complice l'oscurità, può percorrere grandi distanze camminando lungo i letti dei ruscelli, i sentieri e anche le strade battute dall'uomo. Quando avvista la preda, striscia in avanti tenendo il corpo quasi a livello del suolo per evitare di essere scorta. Le strisce del mantello si rivelano in quei momenti molto utili per confondere la sua immagine con le ombre proiettate dall'erba alta.
    Diversamente dal leone e dal leopardo, la tigre non ha l'abitudine di salire sugli alberi.
    Diversamente da altri felini, la tigre è molto attratta dall'acqua, ed è facile, quando il clima è caldo, vederla immersa in fiumi o ruscelli. Nuotatrice capace di percorrere lunghe distanze, insegue le prede anche nelle grandi pozze d'acqua, da cui riemerge tenendo in bocca l'animale appena ucciso. La forza dimostrata nell'effettuare questi trasporti è sorprendente. Può trascinare in un luogo sicuro, dove cibarsi con tranquillità, un maschio di bufalo indiano del peso di circa 900 kg.
    Cacciatrice dalla enorme forza, la tigre è in grado di uccidere anche animali grandi quattro o cinque volte la sua taglia, lacerando loro i tendini all'altezza delle ginocchia con le sue zampe anteriori, per renderli impotenti. Successivamente si abbatte sul loro dorso uccidendoli nel modo già descritto. Altrimenti usando la sua forza li getta a terra e li uccide. Sono stati documentati molti casi di tigri che hanno gettato al terreno bufali e gaur sei volte il loro peso.
    Dopo averla uccisa, la tigre trascina la carcassa della preda in un luogo isolato, lontano da animali spazzini come avvoltoi e sciacalli e, di preferenza, in prossimità dell'acqua.

    Attacchi contro l'uomo
    La tigre è il felino con la più alta reputazione di "mangiatrice di uomini", particolarmente nel territorio indiano. Ciò non significa che l'uomo sia parte integrante della loro dieta, tuttavia può accadere che si verifichino attacchi da parte di alcuni esemplari nei confronti di persone, non necessariamente legati alla vera e propria caccia in cerca di cibo ma più semplicemente perché si sentono minacciate o per difendere il loro territorio. Quindi, è da considerare, come prima causa degli attacchi, l'invasione dell'areale da parte dell'uomo che, nel corso degli anni, ha sensibilmente ridotto l'habitat naturale della tigre che, unito ai cambiamenti climatici, ha sempre più portato la tigre a contatto con l'uomo generando automaticamente, vista l'incompatibilità naturale tra di essi, scontri mortali. Dall'inizio del XX secolo, le vittime umane si sono di molto abbassate, nonostante tutto nel 1950, si sono rilevati all'incirca 5.000 decessi l'anno causati da attacchi di tigre.

    Rischio d'estinzione e minacce
    Nonostante le misure a tutela della conservazione della specie, attualmente le tigri sono da considerarsi in pericolo d'estinzione. Si tratta di un processo in accelerazione a partire dagli ultimi due secoli. Fino alla metà del Settecento, gli esemplari di questa specie erano numerosi e si spostavano agevolmente in ogni parte dell'Asia, costituendo i propri territori ovunque vi fosse abbondanza di prede. La loro popolazione complessiva superava la cifra di 100.000 unità, di cui 40.000 nelle giungle indiane.
    A partire dalla seconda metà del XVIII secolo, la situazione incominciò a cambiare radicalmente. Le armi da fuoco, divenute più efficienti, misero gli esponenti delle classi agiate nella condizione di fare della caccia alla tigre un'attività elitaria. Contemporaneamente, l'infittirsi dei rapporti commerciali con l'Europa provocò la forte richiesta sul mercato di legname di pregio, come per esempio il mogano, che cresce nelle foreste indiane.
    La caccia indiscriminata alla tigre da parte dell'uomo, dovuta in particolar modo al bracconaggio per il commercio delle pelli, alle credenze della medicina tradizionale cinese e alla paura che l'animale incute per la fama di "mangiatrice di uomini", il tutto aggravato dalla costante riduzione del suo habitat naturale, hanno portato ad una diminuzione drastica del numero di esemplari in natura. Nel 2006 una stima mondiale ha portato in evidenza che gli esemplari in natura si aggirerebbero tra i 3.402 e i 5.140, mentre gli ultimi rilevamenti pongono il numero intorno ai 3.200 esemplari.


    I SURICATI

    Il suricato (Suricata suricatta, Schreber 1776) è un mammifero appartenente all'ordine dei Carnivori ed alla famiglia degli Erpestidi. È l'unica specie del genere Suricata, appartenente alla sottofamiglia degli Erpestini, di cui fanno parte anche le manguste e altri carnivori affini.
    Il suo peso può variare dai 600 ai 1200 grammi. La femmina è più grande del maschio. La sua lunghezza è di circa 25-35 cm, con una coda tra i 15 e i 25 cm. La sua vita media è di 12 anni. Il suricato ha una vista acuta e distingue abbastanza bene i colori. Può tenere fisso lo sguardo sul cielo luminoso e avvistare i rapaci da lontano. Grazie agli occhi allungati orizzontalmente ha un'ampia visuale di ciò che lo circonda.
    La coda ha la stessa funzione di una terza gamba, serve quindi a mantenere l'equilibrio quando il suricato deve stazionare a lungo durante il suo «turno di guardia». Il corpo lungo e sottile gli consente di introdursi velocemente nella tana in caso di pericolo. Il suo manto è colorato in modo da mimetizzarsi con il terreno circostante chiaro e polveroso. Ognuna delle zampe anteriori è dotata di quattro artigli lunghi e forti che l'animale usa per scavare. Gli arti posteriori sono più lunghi di quelli anteriori: quando cammina a quattro zampe il suricato ha una caratteristica andatura sbilanciata in avanti.
    Il suricato, come la mangusta, suo vicino parente, è agile ed attivo. Al pari del suricato, la mangusta gialla è un animale sociale che vive soprattutto in aperta campagna, in Africa meridionale, cibandosi di insetti, serpenti e piccoli mammiferi.
    La Bdeogale crassicauda, o «mangusta dalla coda folta», vive solitaria nella savana e nei boschi del Kenya e del Mozambico, nutrendosi di formiche e termiti.

    Habitat
    Il suricato vive nelle pianure aride e semi-desertiche dell'Africa meridionale, in un territorio che copre parte dell'Angola sud-occidentale, la Namibia, il Botswana ed il Sudafrica. Alle zone dove la vegetazione è fitta e ricca di nascondigli per i predatori, preferisce le pianure coperte di arbusti ed i terreni aperti e sabbiosi; tende ad evitare i boschi.
    Nonostante conduca vita diurna, il caldo torrido non rappresenta per lui un grosso problema: lo si trova, infatti, quasi ovunque nel deserto del Kalahari in Africa meridionale, dove, a volte, di giorno, le temperature superano i 54 °C.

    Cibo e caccia
    Quando fiuta la preda nascosta sottoterra, scava freneticamente con i lunghi artigli, sollevando nubi di polvere dal terreno arido. A volte, quando una tana promette una ricca compensa, come un paio di gechi, può succedere che due suricati uniscano le proprie forze. Le prede sono in maggioranza insetti, ma qualsiasi animale piccolo, come un roditore stanato dal nascondiglio, viene prontamente assalito, bloccato a terra con le zampe, morso con precisione sulla nuca ed ucciso, poi velocemente squartato e mangiato. I suricati mangiano larve di coleottero ed amano molto anche gli scorpioni. Attaccano i serpenti (anche quelli velenosi) vicino alle loro tane e, per quanto piuttosto resistenti al veleno, i morsi del serpente possono essergli fatali. Quando afferra uno scorpione, il suricato gli strappa il pungiglione prima di ingoiarlo a partire dalla testa.

    Comportamento
    Il suricato vive in gruppi formati da non più di 30 membri, anche se in media il numero si aggira intorno alla dozzina. Il gruppo comprende 2 o 3 unità familiari. È la femmina dominante a decidere il luogo in cui il gruppo dovrà cacciare, quando all'alba esce dalla tana comune, prima di tutti gli altri. I suricati sono molto attenti alla difesa del territorio e arrivano a difendere appezzamenti di oltre 1 km² dalle incursioni degli altri gruppi di loro simili. Sono però tolleranti nei confronti delle altre specie e a volte condividono la tana con dei citelli o con una mangusta gialla.

    Protezione
    Poiché il suricato, come la mangusta gialla, è un potenziale portatore di rabbia, è stato a lungo perseguitato per prevenzione. Ne sono stati uccisi molti esemplari ma i suricati restano, comunque, numerosi in tutto il loro habitat e non sembrano a rischio d'estinzione.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.
    1. Il libro di Yann Martel da cui è tratto il film di Ang Lee, entrambi con lo stesso titolo, narra  una storia, come dice il regista, fatta di coraggio perseveranza, ispirazione e speranza. Siete d’accordo? Commentate
    2. Si può dire che la storia di Pi sia come dice lo sceneggiatore David Magee “l’incredibile avventura di un ragazzo, caratterizzata da forti emozioni e profonda spiritualità in momenti diversi, strazianti e attraverso scene ricche di suspense, di umorismo e di ispirazione”?
    3. Pi quando vive ancora negli anni ’70 una vita serena a Pondicherry in India, città dove è nato, viene rimproverato da suo padre, proprietario di uno zoo, perché ha le sue teorie nei riguardi della natura umana e animale. Voi a chi date ragione? Al papà o al figliolo?
    4. Con che coraggio (o incoscienza) Pi, nello zoo del padre, tenta di fare amicizia con Richard Parker, una splendida tigre del Bengala?
    5. “La tigre non è tua amica. Gli animali non pensano come noi!”. Con queste parole il padre di Pi rimprovera il ragazzo per essersi avvicinato troppo a Richard Parker. Secondo la vostra opinione ha sempre ragione il papà di Pi quando dice che non esistono animali che vivono accanto all’uomo e lo comprendano?
    6. Secondo voi un animale feroce, come la tigre, vivendo accanto all’uomo fin da piccola, può rimanere mansueta anche da adulta e se, talvolta, compie un atto violento nei riguardi di un essere umano lo compie solo perché non è consapevole della sua forza?
    7. Sapete fino a quanto può pesare una tigre?
    8. La tigre è un mammifero della famiglia dei felidi del gruppo cosiddetto dei grandi felini. Sapete quali sono gli altri “grandi felini”? Effettuate ricerche in merito.
    9. La tigre più conosciuta è quella del Bengala il cui mantello è biancastro tendente al giallo a strisce nere. Esistono (e sono esistite) anche tigri completamente bianche, tigri arancioni, tigri blu e tigri nere. Approfondite l’argomento.
    10. Come e quando le tigri hanno iniziato a scomparire nonostante siano state (e siano) in grado di sopravvivere in diversi habitat?
    11. Sapete l’esatto significato della parola “habitat”? Se si scrivetelo se no cercate notizie in merito.
    12. Le tigri sono animali solitari o, come i leoni, vivono in gruppo?
    13. Le tigri, soprattutto in India, vengono considerate “mangiatrici di uomini. Ma lo sono veramente oppure reagiscono contro gli esseri umani solo quando si sentono minacciate?
    14. La tigre è un feroce predatore. Ma il signor Pattel non vuole che il figlio si avvicini a Richard Parker perchè teme che sia anche una "mangiatrice di uomini"?
    15. Perchè la famiglia di Pattel decide di lasciare l'India per trasferirsi in Canada?
    16. Perchè il signor Pattel che porta con sè sulla nave parte dal suo zoo, decide di imbarcare, nonostante la sua pericolosità, anche Richard Parker?
    17. Come e perchè la nave su cui si trovano i Pattel e gli animali affonda?
    18. Qual è la reazione di Pi l'unico essere umano, sopravvissuto all'affondamento della nave quando trova sulla barca su cui si è salvato, come compagno di viaggio, Richard Parker?
    19. Pi e Richard Parker vivono sulla barca molto lontani l'uno dall'altro. Perchè la tigre non prova a divorare Pi? Perchè non è una “mangiatrice di uomini” o perchè, forse, comprende che un compagno di viaggio può contribuire a salvarla?
    20. Perchè Pi decide di costruire una zattera da legare alla barca?
    21. Pi vive sulla piccola zattera legata alla barca in balia delle onde e con una tigre per compagno, momenti tremendi e altri meravigliosi coinvolto dalla bellezza della natura. Citatene alcuni tra i più paurosi e alcuni tra i più belli.
    22. Quando e perchè Pi si rivolge al cielo chiedendo il motivo della sua sopravvivenza in balia delle onde su una zattera e in compagnia di una tigre?
    23. Pi e Richard Parker, alla fine, toccano terra in un'isola, prevalentemente abitata da suricati. Chi sono i suricati e a quale famiglia di animali appartengono?
    24. Cosa accade tra Pi e Richard Parker sulla spiaggia dell'isola? E quanto, il comportamento della tigre si lega alla sua caratteristica di animale solitario?
    25. Quando e perché, in un momento del film, Pi si avvicina a Richard Parker? E qual è la reazione della tigre? E cosa accade a Pi?
    26. Si può dire che durante i lunghi giorni, condivisi su una barca e una zattera in balia dell'oceano, Pi e Richard Parker siano diventati, almeno un po', amici?
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