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Via Castellana Bandiera

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    È una domenica pomeriggio. Lo scirocco soffia senza pietà su Palermo quando due donne, Rosa e Clara, venute per festeggiare il matrimonio di un amico, si perdono nelle strade della città e finiscono in una specie di budello: Via Castellana Bandiera. Nello stesso momento, un’altra macchina guidata da Samira, dentro la quale si ammassa la famiglia Calafiore, arriva in senso contrario e penetra nella stessa strada.  Né Rosa al volante della sua Multipla, né Samira, donna antica e testarda al volante della sua Punto, intendono cedere il passo l’una all’altra.
    Chiuse all’interno delle loro macchine, due donne si affrontano in un duello muto che si consuma nella violenza intima degli sguardi. Un duello tutto al femminile punteggiato dal rifiuto di bere, mangiare e dormire; più ostinato del sole di Palermo e più testardo della ferocia degli uomini che le circondano. Perché, come in ogni duello, è una questione di vita o di morte...

  • Genere: drammatico
  • Regia: Emma Dante
  • Titolo Originale: Via Castellana Bandiera
  • Distribuzione: Cinecittà Luce
  • Produzione: coproduzione Italia, Svizzera, Francia
  • Data di uscita al cinema: settembre 2013
  • Sceneggiatura: Giorgio Vasta, Emma Dante, Licia Eminenti
  • Direttore della Fotografia: Gherardo Gossi
  • Montaggio: Benni Atria
  • Scenografia: Emita Frigato
  • Costumi: Italia Carroccio
  • Attori: Emma Dante, Alba Rohrwacher, Elena Cotta, Renato Malfatti, Dario Casarolo
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:


    EMMA DANTE

    Nata a Palermo nel 1967, Emma Dante esplora il tema della famiglia e dell’emarginazione attraverso una poetica di tensione e follia nella quale non manca una punta di umorismo. Drammaturga e regista si è diplomata a Roma nel 1990 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.  

    Ha recitato con Andrea Camilleri, Davide Iodice, Roberto Guicciardini, Gabriele Vacis, Valeria Moriconi, Galatea Ranzi, Francesco Martinetti, Aurelio Grimaldi, Michele Placido, Vittorio Gassman, Nanny Loy e Marcello Mastroianni. 

    Nel 1999 costituisce a Palermo la compagnia Sud Costa Occidentale con la quale vince il premio Scenario 2001 per il progetto mPalermu e il Premio Ubu 2002 come novità italiana. Nel 2001 vince il Premio Lo Straniero, assegnato da Goffredo Fofi, come giovane regista emergente, nel 2003 nuovamente il Premio Ubu con lo spettacolo Carnezzeria come migliore novità italiana e nel 2004 il Premio Gassman come migliore regista italiana e il Premio della critica dell’Associazione Nazionale Critici del Teatro per la drammaturgia e la regia. Nel 2005, vince il Premio Golden Graal come migliore regista per lo spettacolo Medea e nel 2009 viene insignita del Premio Sinopoli per la cultura e nel 2010 del Premio Svoboda, Honoris Causa e del Premio Histryo alla regia.
    La trilogia degli occhiali e le due favole per bambini e adulti Anastasia Genoveffa e Cenerentola e Gli alti e bassi di Biancaneve sono attualmente in tournee in Italia. 
    Il suo prossimo spettacolo, Le sorelle Macaluso, debutterà al Teatro Mercadante di Napoli nel 2014.
    Il 18 gennaio 2014, Emma Dante inaugurerà la stagione del Teatro Massimo di Palermo con la regia del poema di Richard Strauss, Feurnot.
    Dal 2001 ha messo in scena i seguenti spettacoli, in repertorio sia in Italia che all’estero:

    • mPalermu, uno spettacolo che parla della sua città natale, di interni e di esterni divisi da una soglia che è impossibile varcare.
    • Carnezzeria, (Premio Ubu 2003) storia di una famiglia di carne da macello, con i suoi legami morbosi, con le sue fughe isteriche e paralizzanti, con la sua aria ristagnata di odore di fumo.
    • Medea da Euripide, prodotto dal teatro Mercadante di Napoli; 
    • La scimia, liberamente tratto da “le due zittelle” di Tommaso Landolfi (prodotto dal CRT di Milano e dalla Biennale di Venezia);
    • Vita mia, (prodotto dalla Compagnia Sud Costa Occidentale, Roma Europa Festival, Castel dei Mondi di Andria, Rose des Vents di Lille);
    • Mishelle di Sant’Oliva, (prodotto dalla Compagnia Sud Costa Occidentale, Festival delle Colline Torinesi, Chambéry e Dro Destra);
    • Cani di bancata, uno spettacolo sulla mafia, in cui la Madre-Mafia (Mammasantissima) invita nella Casa Santa i suoi figli per spogliarli di ogni potere e di ogni simbolo gerarchico e trasformarli in funzioni di un sistema che diventa invisibile.
    • Il festino, il soliloquio di due gemelli che festeggiano il loro compleanno;
    • Eva e la Bambola, performances per Carmen Consoli in Teatro – tour 2007-08;
    • Le pulle, (prodotto dal Teatro Mercadante di Napoli e dal Théâtre du Rond-point Paris, in cooproduzione con il Théâtre National de la Communauté Française di Bruxelles) operetta amorale cui  protagoniste sono cinque puttane (pulle in palermitano), quattro travestiti e un trans.

    Il 7 dicembre del 2009 ha inaugurato la stagione della Scala firmando regia e costumi di “Carmen” di Bizet con la direzione di Daniel Barenboim.
    La sovrintendenza e il municipio di Milano le hanno commissionato la scenografia e il set-up della grande esibizione Artemisia Gentileschi. Storia di una passione, inaugurata il 22 Settembre 2011 al Palazzo Reale.
    Nell’aprile del 2012 ha debuttato a Parigi con la Muta di Portici all’Opéra Comique in coproduzione con «La Monnaie» di Bruxelles diretto da Patrick Davin, che viene ripresa nel marzo 2013 al teatro Petruzzelli di Bari con la direzione di Alain Guingal con grande successo di pubblico e di critica.

    Nell’ottobre 2012 ha debuttato al Teatro Olimpico di Vicenza con una nuova versione della Medea di Euripide, canzoni e musica composte e suonate live dai fratelli Mancuso. 

    Ha pubblicato: Carnezzeria. Trilogia della famiglia siciliana, con una prefazione di Andrea Camilleri (Fazi, 2007). Via Castellana Bandiera (Rizzoli, 2008) – vincitore del Premio Vittorini e del Super Vittorini, è il suo primo romanzo. Trilogia degli occhiali (Rizzoli, 2011) e la storia illustrata per bambini, Anastasia, Genoveffa e Cenerentola (La Tartaruga, 2011), Gli alti e bassi di Biancaneve (La Tartaruga, 2012).

  • Spunti di Riflessione:

     


    di Elena Mascioli

    1. Un titolo che indica un luogo, il luogo, l’unico luogo, possiamo dire, in cui si svolge il film. Che significato, quale indicazione dà il fatto di aver scelto un luogo come titolo di un film? Che tipo di storia ci si aspetta, da un titolo simile? Ricordate altri film in cui il luogo della vicenda  diventi, in qualche modo, protagonista, e venga addirittura scelto come titolo del film?
    2. Rosa e Samira. Due donne di fronte con i loro mondi e le loro vite. Come definireste il loro confronto? Avete compreso le ragioni del loro gesto? Avete preso le parti, emotivamente, di una delle due?
    3. I nomignoli o i soprannomi che troviamo nel film, sono altamente significativi. Samira viene chiamata Tischi Toschi dagli abitanti della strada. Cosa vuol dire, secondo voi? Cosa sta ad indicare di lei?
    4. Clara viene chiamata Pankabestia. Perché?
    5. Colui che organizza il giro di commesse si chiama…? I latini direbberno Nomen omen. Cosa vuol dire questa espressione? 
    6. Via Castellana Bandiera: trovate che la strada appaia in maniera differente, all’inizio e alla fine del film, all’occhio della telecamera e dello spettatore? Quale il significato di questo cambiamento, se voi l'avete riscontrato?
    7. “ Ogni volta che torno in questa città tutto finisce” (Rosa). Di quale città si sta parlando? Cosa rappresenta questa città per Emma Dante che è l’autrice del film, oltre che la regista e la protagonista?
    8. I luoghi che caratterizzano le persone: “Mia suocera è fuori di testa…è di Piana degli albanesi”! Commentate
    9. Il film è composto da una parte iniziale, una sorta di prologo che introduce alla vita delle due protagoniste. Le riprese in macchina sono nervose, come ciò che stanno raccontando. Cos’è che è teso, nervoso? E perché?
    10. Samira, invece, ci viene mostrata, per la prima volta, in un luogo particolare. Quale? Raccontate il suo personaggio attraverso i gesti iniziali che compie durante questa prima parte del film.
    11. Molto bella la scelta di montaggio nel momento in cui le donne del vicolo, salite nella macchina di Rosa, le raccontano le dicerie su Samira. Cosa inquadra, alternativamente a loro, la telecamera?
    12. Verso la fine del film, la telecamera sale le scale della casa, anche se non sta inquadrando nessuno, in quel momento. In realtà, potremmo dire che si tratta di una soggettiva…di chi? Cos’è una soggettiva?
    13. Il film si conclude con una scena in cui tutti corrono verso il fondo della strada, che coincide con la telecamera che li riprende frontalmente. Dove corrono? Il tutto avviene con una canto in sottofondo. Siete riusciti a coglierne alcune parole, pur se in dialetto siciliano?
    14. “Bisogna scantare di una così…dice che c’ha li piedi di capra!” Questa la presentazione che le donne del vicolo fanno di Samira a Rosa e ci raccontano del pregiudizio. Cosa sta ad indicare “ha li piedi di capra”? Perché, secondo voi, un simile diceria su Samira? Cosa spinge queste donne a correre a raccontare a Rosa i loro pettegolezzi su Samira? Avete mai sperimentato, nella vostra vita, la maldicenza? Trovate che sia qualcosa di circoscritto ai paesi più piccoli o sia qualcosa che, trasversalmente, accade ovunque?
    15. “Questa strada è a salire e a scendere. C’hanno tutti ragione e tutti torto.” Ci sembra che questa affermazione di una delle donne del vicolo sia particolarmente significativa, non solo per il ristretto ambito del film. Esprimete le vostre considerazioni in merito.
    16. Clara: ”Perché non fate la segnalazione al comune?” Donna del vicolo:”Vede quel numero? Io ho il 5. Quello è fasullo. Qui ognuno si piglia il numero che gli pare.”  Quello che sembra essere un ragionamento di buon senso, viene smontato dalla realtà del malcostume. In questo caso si tratta di un numero civico, ma ben più gravi sono le situazioni di malcostume che si è costretti a subire, in generale, nella vita ordinaria di questo nostro paese.  Provate a fare esempi, prendendo spunto dagli avvenimenti di cronaca o della vostra esperienza reale di giovani cittadini. Cosa vuol dire “malcostume”? C’è ancora la possibilità di scandalizzarsi di fronte a simili atteggiamento o ci si è abituati a tutto, come la donna del vicolo e si vive con rassegnazione?
    17. Via Castellana Bandiera è una strada, ma anche il simbolo di una città, Palermo, e, in maniera ancora più ampia, di un paese, l’Italia. Quali sono le caratteristiche, sia fisiche che metaforiche, di questa strada che la fanno diventare simbolo del nostro paese? Tutto ciò che accade nella strada è qualcosa che travalica i confini del vicolo. Siete d’accordo? Provate a fare un parallelo tra la vicenda narrata nel film e un discorso più ampio, legato, appunto, all’Italia, ad atteggiamenti mentali, culturali, politici degli italiani.
    18. Rosa:  “Venivo qui quando ero arrabbiata e contavo fino a 4000. Solo che non c’era niente da contare, non c’era nessuno.”  Emma Dante dal pressbook: “Nella mia Palermo, tra il documentario e il sogno, ho immaginato un altrove dove rifugiarsi: un luogo intimo, familiare e rivelatore. Questo luogo, questo altrove ci è molto vicino, ci chiama in causa come testimoni oculari di una storia privata, e in fondo ci appartiene”. Commentate.
    19. Clara: “ Faccio l’illustratrice. …si, di fumetti.” Nicolò:  “ Minchia, chistu travaglio è?” Questa conversazione tra Clara e Nicolò racconta la distanza di due mondi. Il confronto tra un mondo in cui si può fare l’illustratrice per vivere e quello in cui si è costretti a lasciare la scuola per trovare un lavoretto, faticoso, mal pagato e, certamente, senza prospettive. Eppure i due interlocutori vivono nella stessa nazione. Cosa c’è di diverso tra di loro che fa sì che siano diverse le condizioni di partenza delle loro vite? Quanto è importante il lavoro e la possibilità di averlo e mantenerlo, nella vita di una persona?
    20. "Non c’ero mai stato. M’accorgo che c’ero nato". Giorgio Capponi. Questa frase si legge nei titoli di coda del film. Commentate.
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