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Storia di una ladra di libri

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Diretto dal pluripremiato regista Brian Percival, il film racconta una storia, commovente e ricca di emozioni, ambientata nella Germania della Seconda Guerra Mondiale. Protagonista è Liesel, una vivace e coraggiosa ragazzina, affidata dalla madre incapace di mantenerla, ad Hans Hubermann, un uomo buono e gentile, e alla sua irritabile moglie Rosa. Scossa dalla tragica morte del fratellino, avvenuta solo pochi giorni prima, e intimidita dai “genitori” appena conosciuti, Liesel fatica ad adattarsi sia a casa che a scuola, dove viene derisa dai compagni di classe perché non sa leggere. Con grande determinazione, è tuttavia decisa a cambiare la situazione e trova un valido alleato nel suo papà adottivo che, nel corso di lunghe notti insonni, le insegna a leggere il suo primo libro, Il manuale del becchino, rubato al funerale del fratello. L’amore di Liesel per la lettura e il crescente attaccamento verso la sua nuova famiglia si rafforzano grazie all’amicizia con un giovane ebreo di nome Max che i suoi genitori nascondono nello scantinato e che condivide con lei la passione per i libri, incoraggiandola ad approfondire le sue capacità di osservazione. Altrettanto importante diventa l’amicizia con un giovane vicino di casa, Rudy, che prende in giro Liesel per la suamania di rubare i libri ma intanto si innamora di lei.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Brian Percival
  • Titolo Originale: The book thief
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Produzione: Fox 2000 Pictures, Studio Babelsberg
  • Data di uscita al cinema: 30 gennaio 2014
  • Durata: 125'
  • Sceneggiatura: Michael Petroni
  • Direttore della Fotografia: Florian Ballhaus
  • Montaggio: John Wilson
  • Scenografia: Simon Elliot
  • Costumi: Anna B. Sheppard
  • Attori: Geoffrey Rush, Emily Watson, Sophie Nélisse, Ben Schnetzer, Nico Liersch
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Markus Zusak ha tratto ispirazione per il suo libro da cui è tratto il film “La bambina che salvava i libri” dalle storie narrate dai suoi genitori quando era ancora un bambino in Australia. “Era come se un pezzo d’Europa entrasse nella nostra cucina  quando mamma e papà raccontavano di come fosse crescere tra Germania e Austria, dei bombardamenti di Monaco, dei prigionieri che i nazisti facevano sfilare per le strade - racconta lo scrittore -. Allora non me ne rendevo conto, ma sono state queste storie a spingermi a diventare scrittore”. “Era un’epoca di estremo pericolo e malvagità e mi hanno profondamente colpito i tanti gesti di umanità compiuti in quei tempi cupi - continua Zusak -. STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI parla proprio di questo: della capacità di trovare la bellezza anche nelle situazioni più orrende. Uno dei punti centrali della storia è che Hitler sta distruggendo la mente delle persone con le parole mentre Liesel di quelle stesse parole si appropria per scrivere una storia completamente diversa”.
    Con l’ascesa del partito nazista la libertà di espressione fu ferocemente repressa: i libri venivano bruciati in piazza. “Al popolo tedesco si diceva cosa credere cosa pensare e cosa leggere – prosegue Zusak – ma nonostante questi ostacoli apparentemente insormontabili, Liesel, imparando a leggere conquista la capacità di essere creativa, di pensare con la propria testa, di non andare a rimorchio delle idee degli altri”.

    IL NARRATORE ONNISCENTE

    Un altro personaggio centrale della storia, oltre quelli già citati, è il narratore invisibile, la Morte, le cui caustiche riflessioni sulla condizione umana e sul ruolo che ella riveste in essa, sono imprevedibili, schiette spiritose e francamente condivisibili. Le osservazioni della Morte, che parla con autorevolezza calma e misurata, sono decisamente rivelatrici, visto che gli anni ‘30 e ‘40 in Germania sembrano fatti su misura per lei.
    Zusak ha fatto della Morte il narratore nel suo libro perché, osserva, “aveva un senso. Tutti dicono che Morte e Guerra sono ottime amiche e quindi chi può raccontare una storia ambientata durante la guerra meglio della Morte stessa?”. Ben di rado la Morte prende a cuore le vite che sta per falciare: Liesel è una vistosa eccezione. Come dice la Morte stessa: “La mia politica è quella di evitare gli esseri viventi... beh, tranne qualche volta in cui non riesco a trattenermi... mi assale la curiosità... Liesel Meminger mi ha intrigato... e mi sono interessata a lei”.
    “Credo che il punto sia questo – dice Percival - la morte è in ognuno di noi, non c’è scampo. Tuttavia il sentimento più forte dopo aver letto il romanzo, è che la morte non sia necessariamente qualcosa di cui dobbiamo aver paura. Questo non significa accoglierla con gioia, ma non vuol dire nemmeno che debba essere un’esperienza terrificante”. Per questo motivo decidere chi scegliere per la voce della Morte si è rivelato complesso. “La Morte doveva apparire calda, spiritosa, ironica ed avere l’atteggiamento disponibile ma consapevole di qualcuno da cui fossimo attratti e di cui ci potessimo fidare” spiega il regista. Dopo una lunga ricerca, alla Morte è stata assegnata la voce di Roger Allam, attore inglese noto soprattutto per il suo lavoro in teatro.
    Il resto del cast di STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI comprende la nota attrice tedesca Barbara Auer nelle vesti di Ilsa, la moglie del sindaco, che incoraggia Liesel a leggere i libri contenuti nella vasta biblioteca della sua casa; Rainer Bock che interpreta il borgomastro (il sindaco), la cui fede nazista nasconde un oscuro segreto; Oliver Stokowski nel ruolo di Alex Steiner, il padre di Rudy, Matthias Matschke che veste i panni di Wolfgang, membro del partito nazista e conoscente di Hans, e Heike Makatsch la madre naturale di Liesel.

    L'AUTORE DEL LIBRO

    MARKUS ZUSAK è nato a Sydney nel 1975 ed è autore di cinque libri, tra cui il bestseller internazionale La bambina che salvava i libri. Le sue opere sono state tradotte in più di quaranta lingue e gli hanno fatto guadagnare premi sia della critica che dei lettori in Europa, Asia, Nord e Sud America, oltre che nella sua nativa Australia.
    Il suo primo libro, The Underdog, è stato pubblicato nel 1999, ed è stato seguito da Fighting Ruben Wolfe e da When Dogs Cry (pubblicato anche col titolo Getting the Girl) tra il 2000 e il 2001. Tutti questi titoli sono stati tradotti all’estero e gli ultimi due hanno ottenuto diversi premi per letteratura per ragazzi nel suo paese.
    The Messenger (noto anche come I Am the Messenger), pubblicato nel 2002, ha vinto nel 2003 sia il premio Australian Children’s Book Council Book of the Year (per i giovani adulti) che il New South Wales Premier's Literary Award (Premio Ethel Turner), nonché il premio Printz negli Stati Uniti. Ha vinto anche diversi premi dei lettori in Europa, tra cui il Deutscher Jugendliteraturpreis in Germania.
    La bambina che salvava i libri, pubblicato per la prima volta nel 2005, ha accumulato un’infinità di premi, ha ricevuto il plauso della critica e continua ad essere presente nelle classifiche dei lettori in molti paesi del mondo. E’ stato, per oltre sei anni nella lista dei bestseller del New York Times, e nel 2012 è stato l’unico libro presente alla World Book Night sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito. Ha occupato le prime posizioni della classifica dei bestseller in Nord e Sud America, in Europa, in Asia e in Australia ed è stato al numero uno delle ricerche su Amazon sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito, fin dalla sua prima pubblicazione.
    La Steppenwolf Theatre Company ha prodotto un adattamento teatrale di La bambina che salvava i libri,  andato in scena nell’ambito dell’evento Now is the Time/One Book, One Chicago nell'autunno del 2012.
    Zusak vive a Sydney, in Australia, con la moglie e due figli.

    Le tragiche notti del nazismo
    a cura di L.D.F.

    1. La notte e il giorno del I rogo dei libri “non tedeschi” (10-11/5/1933)
    2. La notte dei lunghi coltelli (30/6/1934)
    3. La notte dei cristalli (9-10/11/1938)


    La notte del I rogo

    Nel maggio del 1933, Joseph Goebbels lanciò la sua campagna propagandistica contro i libri "non tedeschi" e contro la cosiddetta "arte degenerata" e il 10 dello stesso mese dalla mattina alla notte tra il 10 e l'11 si verificò alla Babelplatz di Berlino il più grande rogo di testi della cultura tedesca e mondiale. Si trattava di una iniziativa senza precedenti, che rivelava, se mai ve ne fosse stato ancora bisogno, il grado di imbarbarimento della vita politica e culturale tedesca dopo l'avvento del regime nazista. L'intento dichiarato di Goebbels era quello di cancellare qualunque testimonianza delle «basi intellettuali della Repubblica di Novembre», eliminando fisicamente le tracce più rilevanti che gli intellettuali tedeschi soprattutto del XIX e del XX secolo avevano dato allo sviluppo della moderna cultura europea.
    Nei roghi finirono migliaia di opere letterarie e artistiche di autori che secondo la rozza e incolta ideologia del nuovo regime avevano "corrotto" e "giudaizzato" una presunta "cultura tedesca" pura: opere di autori lontani nel tempo, come Heinrich Heine (1797-1856) e Karl Marx (1818-1883), ma soprattutto dei grandi intellettuali del periodo weimariano: gli scrittori Thomas Mann, Heinrich Mann, Bertolt Brecht, Alfred Döblin, Joseph Roth, i filosofi Ernst Cassirer, Georg Simmel, Theodor W. Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse, Max Horkheimer, Ernst Bloch, Ludwig Wittgenstein, Max Scheler, Hannah Arendt, Edith Stein, Edmund Husserl, Max Weber, Erich Fromm, Martin Buber, Karl Löwith, l'architetto Walter Gropius, i pittori Paul Klee, Wassili Kandinsky e Piet Mondrian, gli scienziati Albert Einstein e Sigmund Freud, i musicisti Arnold Schönberg e Alban Berg, i registi cinematografici Georg Pabst, Fritz Lang e Franz Murnau e centinaia di altri artisti e pensatori che avevano gettato le basi intellettuali dell'intera cultura del Novecento.
    Diventata "Judenrein" ("depurata dagli ebrei") e depurata da quella che i nazisti ritenevano essere l'"influenza giudaica" sull'"intellettualismo esagerato", la Germania hitleriana divenne, dopo il 1933, un vero e proprio deserto culturale. I pochissimi intellettuali che, per una iniziale simpatia verso il nuovo regime, restarono in Germania (è il caso di Martin Heidegger, uno dei più importanti filosofi del Novecento), videro presto spegnersi l'iniziale simpatia per il nazismo e dovettero rassegnarsi ad una cieca neutralità, chiudendo occhi e orecchie per non vedere e non sentire quanto accadeva intorno a loro. I migliori tra gli intellettuali tedeschi se ne andarono dal Paese, spesso precipitosamente, talvolta costretti (è il caso di Einstein e di Freud). Ebbe inizio, nel 1933, il più massiccio esodo intellettuale che la storia moderna abbia conosciuto: una vera e propria diaspora dell'intelligenza tedesca.


    La notte dei lunghi coltelli

    Sturmabteilung
    Le SA, conosciute anche come "camicie brune" erano state determinanti per la presa di potere di Adolph Hitler nel 1933, divenuto Cancelliere del Reich.
    Erano sempre state autonome (nonostante fossero state fondate da Hitler stesso nel 1921) e la loro fedeltà al capo aveva più un carattere di opportunità  che non fideistico e poi erano troppo potenti sia numericamente sia per la loro influenza sulla popolazione.
    Il loro capo indiscusso, Ernst Rohm, a quanto si dice di tendenze omosessuali che si comportava (e non solo dal 1933) come fosse al livello del Cancelliere e per quest'ultimo continuare ad accettare una simile situazione poteva solo portare a un potere bicefalo che certamente a Hitler stava già stretto. Inoltre egli era stato informato che era nell'aria un complotto delle SA contro di lui che stava già coinvolgendo altre personalità al di fuori delle “camicie brune”.
    Hitler decise per la loro eliminazione che iniziò il 30 giugno 1934 in una notte che venne conosciuta come “la notte dei lunghi coltelli”.
    La notte dei lunghi coltelli, in tedesco Nacht der langen Messer che è ricordata in Germania come Röhm-Putsch, fu così l'epurazione nazista dei vertici delle Sturmabteilungen, o SA, che iniziò nella cittadina bavarese di Bad Wiessee, dove, secondo i dati forniti dallo stesso Cancelliere del Reich, furono assassinate 71 persone, ma si ritiene che il totale di vittime dell'epurazione, che proseguì in tutta la Germania fino al 2 luglio, sia di circa 200.
    Le esecuzioni iniziarono la notte del 30 giugno 1934 e proseguirono fino alle 04.00 del 2 luglio quando Hitler vi pose ufficialmente termine: i vertici delle SA furono decapitati, così come erano stati eliminati vecchi ufficiali da sempre ostili al regime nazista e oppositori della classe conservatrice, ma non fu possibile stabilire con esattezza il numero totale delle vittime, militari e civili".
    La punizione di coloro che avevano aderito al complotto fu severa: 19 capi superiori e 31 capi e membri delle SA furono fucilati; davanti al plotone di esecuzione andarono anche 3 capi delle SS che avevano partecipato al complotto; 13 capi delle SA o civili persero la vita tentando di resistere all'arresto ed altri 2 si suicideranno; 5 membri del partito, non appartenenti alle SA, furono uccisi per la loro partecipazione al complotto; furono infine fucilate 3 SS, colpevoli di vessazioni nei confronti dei prigionieri.”  

    Particolare interessante: il termine "notte dei lunghi coltelli" non si deve solo alla strage perpetrata da Hitler contro le SA ma ha un origine più antica: risale al 1868, in India, dove, nei festeggiamenti per i 100 anni di dominio inglese alcuni rajah tentarono di ribellarsi (inutilmente) per riguadagnare l'indipendenza del loro paese. Il pugnale cui gli indiani facevano riferimento era il famosissimo Kriss di salgariana memoria.

    La notte dei cristalli

    Con Notte dei cristalli (Reichskristallnacht o Kristallnacht, ma anche Reichspogromnacht o Novemberpogrom) viene indicato il pogrom condotto dai nazisti (SS) nella notte tra il 9 e 10 novembre 1938 in Germania, Austria e Cecoslovacchia.
    Si parlò di 7500 negozi ebraici distrutti durante la notte del 9 novembre, di quasi tutte le sinagoghe incendiate o distrutte (secondo i dati ufficiali erano stati 191 i templi ebraici dati alle fiamme, e altri 76 distrutti da atti vandalici). Il numero delle vittime decedute per assassinio o in conseguenza di maltrattamenti, di atti terroristici o di disperazione ammontava a varie centinaia, senza contare i suicidi. Circa 30 000 ebrei furono deportati nei campi di Dachau, Buchenwald e Sachsenhausen. Relativamente al campo di Dachau, nel giro di due settimane vennero internati oltre 13 000 ebrei; quasi tutti furono liberati nei mesi successivi (anche se oltre 700 persero la vita nel campo), ma  dopo esser stati privati della maggior parte dei loro beni. Solo in un secondo tempo coloro che non riuscirono a fuggire all’estero finirono nei campi di sterminio dove moltissimi trovarono la morte.
    La polizia ricevette l'ordine di non intervenire e i vigili del fuoco badavano soltanto che il fuoco non attaccasse anche altri edifici. Tra le poche eccezioni ci fu l'agente Wilhelm Krützfeld che impedì che il fuoco radesse al suolo la Nuova Sinagoga di Berlino, e che per la sua azione venne sanzionato internamente.
    Nessuno tra i vandali, assassini e incendiari venne processato.
    L'origine della definizione "notte dei cristalli", più correttamente "Notte dei cristalli del Reich" è una locuzione di scherno che richiama le vetrine distrutte, fatta circolare da parte nazionalsocialista e diffusa poi anche nella storiografia comune. Dello stesso atteggiamento di beffa nei confronti dei cittadini classificati "ebrei" fa parte anche l'obbligo imposto subito dopo la distruzione dei loro negozi alle comunità ebraiche di rimborsare il controvalore economico dei danni arrecati.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

    1. Liesel è una bambina sola, la madre non può o non vuole mantenerla e il suo fratellino è morto da poco. Chi dà il coraggio a una coppia di mezza età come quella formata da Hans e Rosa, di adottare una simile creatura, colma di dolore e di problemi?
    2. Liesel trova difficile adattarsi a una casa “normale” come quella di Hans e Rosa e le è, inoltre, difficilissimo andare a scuola in cui è presa in giro da compagni perché non sa leggere. Quando Hans che è un uomo buono e gentile si rende conto del problema della bambina e come prova a risolverglielo?
    3. Non trovate curioso che il primo libro che Hans adoperi per insegnare a Liesel a leggere sia “Il manuale del becchino?”. E come questo volume è finito nelle mani di Liesel e Hans?
    4. Chi è e dove vive Max che diventa il più caro amico di Liesel?
    5. Quanto Max influenza Liesel con la sua passione per i libri e come, pur vivendo in una buia cantina, riesce a far sviluppare nella ragazza le sue capacità di osservazione?
    6. Dopo aver imparato a leggere, grazie ad Hans e sotto l’influenza di Max, Liesel, in un momento storico in cui il potere politico, in Germania, distruggeva libri in enormi roghi, cominciò a rubarne alcuni per cercare di salvarli ma non si rendeva conto del pericolo cui andava incontro ove fosse scoperta?
    7. Nel 1933 Hitler divenne Cancelliere (primo ministro), nello stesso anno, cominciarono i roghi per i libri che i nazisti definivano “non tedeschi”. Come non tedeschi se molti dei loro autori erano nati in Germania?
    8. Secondo la vostra opinione, la persecuzione nazista degli ebrei durante la II guerra mondiale in tutta Europa, fu dovuta effettivamente a difendere i diritti della “superiore razza ariana” cui i tedeschi ritenevano di appartenere o piuttosto alla necessità economico-politica di impadronirsi delle loro ricchezze? Non bisogna dimenticare che, dalla conferenza di Versailles nel 1919, in cui gli Stati vincitori avevano messo la Germania letteralmente sul lastrico al 1933 erano passati solo 14 anni. Approfondite l’argomento.
    9. Il rogo dei libri “non tedeschi” voluto dal nazismo aveva lo scopo di impedire al popolo di pensare se non ciò che Hitler e i suoi volevano essi pensasse. Secondo voi ci riuscirono?
    10. Perché quasi tutti i tedeschi accettarono le imposizioni del nazismo e seguirono entusiasticamente Hitler fino allo sfacelo della Germania? Perché vedevano in lui e nella sua politica internazionale l’occasione della loro rivincita … oppure? Effettuate ricerche in merito.
    11. Liesel, pur adolescente, in Germania nel momento dell’oscurantismo cultural-politico nazista, riesce, con l’aiuto di Max, a continuare a pensare con la propria testa e a non seguire pedissequamente le idee degli altri. La bambina, nel suo piccolo, era l’esempio di ciò che i nazisti temevano nei riguardi del popolo tedesco?
    12. Gli autori del film, quando erano alla ricerca dell’attrice che potesse interpretare Liesel cercavano una ragazza che riuscisse ad apparire “autentica, curiosa, vivace, innocente e intelligente”. Secondo voi hanno trovato in Sophie Nélisse, la protagonista che potesse interpretare la parte con le caratteristiche che volevano nella piccola Liesel?
    13. Markus Zusak, l’autore del best seller “La bambina che salvava i libri” da cui è tratto il film, descrive la sua protagonista “pronta, decisa ma, nella stesso tempo, estremamente vulnerabile”. Queste caratteristiche, secondo voi, appaiono evidenti nell’interpretazione della protagonista del film”?
    14. Geoffrey Rush che interpreta Hans, il padre adottivo di Liesel, riconosce all’autore del libro e a Brian Percival, regista del film, di aver narrato e fornito per immagini “Un’ottima ricostruzione di tempi bui in cui le persone si sforzavano non solo di sopravvivere ma di salvaguardare ciò che avevano più a cuore!!” Siete d’accordo con il grande attore?
    15. Come e perché Hans riesce a instaurare un rapporto affettivo quasi immediato con Liesel? Perché Liesel sente il bisogno di una figura adulta di riferimento che ella non ha avuto mai o perché ella ispira, subito, in lui tanta, tanta tenerezza?
    16. Si può dire che Rosa, moglie di Hans e madre adottiva di Liesel, sotto una dura scorza nasconda un cuore tenero?
    17. Rosa, all’inizio della storia, è caustica e sembra spietata, sia nei riguardi di Liesel che di Hans. Quando iniziamo a renderci conto quanto sia diventata premurosa nei riguardi della bambina e quanto pur chiamando Hans “saukerl (porco)”, ella ami il marito?
    18. Max, il loro ospite segreto, è un giovane ebreo gravemente malato, ricercato dai nazisti. Perché nonostante i pericoli Hans lo accoglie in casa sua?
    19. Si può dire che l’amicizia che nasce nel buio seminterrato dov’è nascosto Max, mentre a Liesel spalanchi il fascinoso mondo celato nei libri, per il ragazzo diventi il suo tramite con il mondo esterno di cui egli ha tanta nostalgia?
    20. Rudi l’altro ragazzo che conti nella vita di Liesel è suo compagno di scuola e suo vicino di casa. E’ allegro gentile con tutti e innamorato della ragazzina. E’ per quest’ultimo motivo che aiuta Liesel a rubare libri? Si rende conto del pericolo oppure agisce con la beata incoscienza dei giovanissimi, sicuri che a loro niente possa accadere?
    21. Il “Narratore Invisibile” che domina in tutto il libro e in tutto il film è la Morte. Zusak l’autore del romanzo ha scelto la Morte come elemento narrante perché “in quel periodo storico aveva un senso. Tutti dicono che Morte e Guerra sono ottime amiche e quindi chi può raccontare una storia ambientata durante i tragici anni del II complotto mondiale meglio della Morte stessa?” Siete d’accordo? Commentate.
    22. Perché la Morte si interessa positivamente alla piccola Liesel? E che si intende per positivamente se, per tutti noi, l’azione della Morte sia tagliare le fila delle vite degli uomini?
    23. Gli altri personaggi del film:
    • Ilsa, la moglie del sindaco - cosa fa per Liesel?
    • Il borgomastro (sindaco) nazista - perché nasconde un segreto. Quale?
    • Alex il padre di Rudy - Qual è la sua opinione nei riguardi del nazismo?
    • Wolfgang - membro del partito nazista e conosciuto da Hans. Non è pericoloso per Hans coltivare un simile rapporto? 
    • Heike - la vera madre di Liesel: a voi fa più pena o rabbia?
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