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Quando c’era Berlinguer

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

    Chi era Enrico Berlinguer? Che traccia ha lasciato nella memoria collettiva a trent’anni dalla sua scomparsa, l’11 giugno del 1984, dopo il malore che lo aveva colpito durante l’ultimo, appassionato comizio? Chi era quell’uomo, salutato a Piazza San Giovanni da oltre un milione di persone?
    Quando c’era Berlinguer non è una biografia completa, non è questo il compito di un film. È il racconto del modo in cui l’opera di Berlinguer è stata vissuta da un ragazzo di allora, che non veniva da una famiglia comunista, ma che guardava con grande interesse e suggestione al lavoro coraggioso di un uomo che guidava un Partito Comunista verso approdi inimmaginabili in termini di novità politiche e culturali e di consenso popolare.
    È il racconto della solitudine di Berlinguer e dei suoi successi, in una chiave narrativa che ha cercato di saldare i ricordi personali dell’autore con i ricordi dei protagonisti del tempo.
    I grandi testimoni, come il Presidente della Repubblica, e chi gli è stato semplicemente vicino, come la sua famiglia e gli uomini della sua scorta.
    Walter Veltroni ha ritrovato i luoghi della formazione di Berlinguer, le sue letture giovanili, le sue passioni. A cominciare dal mare della Sardegna, sua oasi di serenità. Ha usato il repertorio cercando le
    immagini meno conosciute e attingendo a quanto è stato prodotto, nell’immaginario, dalla sua figura, per costruire un racconto corretto  storicamente, ma giocato sul filo lieve e persino dolce della memoria
    di quel tempo. Non solo del suo lavoro, ma dei passaggi storici che hanno accompagnato la sua politica.
    Raccontare una delle figure politiche italiane più amate - l’unico leader comunista dell’Occidente che riuscì a far votare il suo partito da un cittadino su tre - è raccontare un decennio di storia italiana.
    E le mutazioni radicali che hanno accompagnato un tempo che si apre con la vittoria al referendum sul divorzio e si chiude, passando per la morte di Moro, con il comizio di Padova e con i funerali di San Giovanni, spartiacque di un’epoca.
    È un modo per riannodare i fili della memoria, con la nostalgia di una politica fatta di passione sincera e di partecipazione popolare, per riflettere sull’eredità dell’esperienza di Berlinguer e su quegli anni cruciali di storia italiana.
  • Genere: documentaristico
  • Regia: Walter Veltroni
  • Titolo Originale: Quando c’era Berlinguer
  • Distribuzione: Bim
  • Produzione: Carlo Degli Esposti
  • Data di uscita al cinema: 27 marzo 2014
  • Durata: 117'
  • Sceneggiatura: Walter Veltroni
  • Direttore della Fotografia: Davide Manca
  • Montaggio: Gabriele Gallo
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

    Note di Walter Veltroni

    Il giorno dei funerali di Enrico Berlinguer finisce una fase della storia italiana. Muore il Pci, che sarà chiamato di lì a poco a fare i conti con il crollo di quei regimi autoritari che proprio Berlinguer aveva messo a distanza dalla vicenda dei comunisti italiani. Muore, ma non nel modo inglorioso in cui sono finiti tutti i partiti comunisti occidentali. Muore cercando di far nascere altro, cercando di costruire una sinistra riformista e di governo. Se ha potuto farlo, se non si è dissolto, è perché c’è stato Berlinguer.
    Era un uomo timido, riservato, competente, onesto, coraggioso. Divenne segretario di un Partito, pur glorioso, che non aveva mai superato il 25% e lo portò, in quattro anni, ad essere votato da un italiano
    su tre. Impresse accelerazioni vertiginose alla sua comunità, fino a immaginare una collaborazione di governo con l’avversario di sempre: la Dc. Mutò radicalmente la posizione del Pci nei confronti dell’Urss, dei blocchi militari, dell’Europa.
    Era convinto che, in quel tempo aspro di guerra fredda, un partito che si chiamava comunista avrebbe potuto diventare forza di governo solo attraverso un passaggio di legittimazione che presupponeva un accordo con la Dc.
    Un ponte verso una democrazia dell’alternanza.
    Erano gli anni del terrorismo e delle stragi , per chi avesse nostalgia di quel tempo. Berlinguer sapeva che né i sovietici né gli americani vedevano di buon occhio la forza crescente del suo partito e aveva
    coscienza di quello che era accaduto in Cile quando un governo di sinistra era stato schiacciato da un sanguinoso golpe militare.
    Ho raccontato questi anni, nel film. Anni che ho vissuto. Ho cercato di descrivere la sensazione di entusiasmo e di forza che avvertimmo in quei quattro anni, fino alle elezioni politiche in cui il Pci ottenne il 34%. Tutto sembrava possibile, vincere un referendum contro la Dc e la Chiesa, governare tante regioni e città, avvertire che tanti italiani non comunisti davano fiducia a quel partito per l’onestà e la competenza che Berlinguer comunicava.
    Ma in quelle votazioni la Dc non perse e il paese si trovò in una condizione di paralisi. Berlinguer si fece carico, per senso di responsabilità, di evitare nuove, drammatiche elezioni, accettando di far nascere governi tutti democristiani, in perfetta continuità con il passato.
    E così la carica di energia di cambiamento, l’attesa di una svolta si arenarono sulla spiaggia dove la balena bianca era da anni, in debito di ossigeno, ma eterna.
    E venne un terribile inverno, fatto di disperazione sociale e violenza politica. Un tempo di sangue e di odio. Che culminò con il rapimento di Aldo Moro.
    Ciò che accadde in quel giorno, lo stesso in cui si varava il primo governo con il Pci nella maggioranza, forse fu la dimostrazione che Berlinguer aveva ragione a temere che la reazione a quella prospettiva sarebbe stata la più violenta e imprevedibile.
    Ho voluto raccontare soprattutto i dieci anni che separano la magica notte del Maggio ‘74 in cui prevalsero i No nel referendum sul divorzio e quella sera in cui Berlinguer combatté con la morte sul palco del suo ultimo comizio. Due Italie diverse, separate dal rapimento e dalla uccisione di Moro.
    A Piazza San Giovanni, in quel Giugno del 1984, milioni di persone, mentre piangono per la morte di un uomo che amavano, sanno che qualcosa sta finendo per sempre.
    “Probabilmente finisce quel Partito Comunista, finisce la parola ‘comunista’, perché in Italia la parola ‘comunista’ è Berlinguer. 
    È una parola che non mi ha mai fatto paura, la parola ‘comunista’ a me in Italia, perché la associo con quella correttezza, la associo con quella faccia, con quelle parole, con quella onestà e quindi continua ad essere nei miei ricordi una parola bella che muore con chi in qualche modo l’ha inventata”.
    Sono le parole di Lorenzo Cherubini, che aveva diciotto anni in quei giorni.
    Ai diciottenni di oggi, alla loro difficoltà di legare i fili della memoria e alla loro energia e voglia di sognare e cambiare, è dedicato questo film.

    Note di Walter Veltroni

    Il giorno dei funerali di Enrico Berlinguer finisce una fase della storia italiana. Muore il Pci, che sarà chiamato di lì a poco a fare i conti con il crollo di quei regimi autoritari che proprio Berlinguer aveva messo a distanza dalla vicenda dei comunisti italiani. Muore, ma non nel modo inglorioso in cui sono finiti tutti i partiti comunisti occidentali. Muore cercando di far nascere altro, cercando di costruire una sinistra riformista e di governo. Se ha potuto farlo, se non si è dissolto, è perché c’è stato Berlinguer.
    Era un uomo timido, riservato, competente, onesto, coraggioso. Divenne segretario di un Partito, pur glorioso, che non aveva mai superato il 25% e lo portò, in quattro anni, ad essere votato da un italiano
    su tre. Impresse accelerazioni vertiginose alla sua comunità, fino a immaginare una collaborazione di governo con l’avversario di sempre: la Dc. Mutò radicalmente la posizione del Pci nei confronti dell’Urss, dei blocchi militari, dell’Europa.
    Era convinto che, in quel tempo aspro di guerra fredda, un partito che si chiamava comunista avrebbe potuto diventare forza di governo solo attraverso un passaggio di legittimazione che presupponeva un accordo con la Dc.
    Un ponte verso una democrazia dell’alternanza.
    Erano gli anni del terrorismo e delle stragi , per chi avesse nostalgia di quel tempo. Berlinguer sapeva che né i sovietici né gli americani vedevano di buon occhio la forza crescente del suo partito e aveva
    coscienza di quello che era accaduto in Cile quando un governo di sinistra era stato schiacciato da un sanguinoso golpe militare.
    Ho raccontato questi anni, nel film. Anni che ho vissuto. Ho cercato di descrivere la sensazione di entusiasmo e di forza che avvertimmo in quei quattro anni, fino alle elezioni politiche in cui il Pci ottenne il 34%. Tutto sembrava possibile, vincere un referendum contro la Dc e la Chiesa, governare tante regioni e città, avvertire che tanti italiani non comunisti davano fiducia a quel partito per l’onestà e la competenza che Berlinguer comunicava.
    Ma in quelle votazioni la Dc non perse e il paese si trovò in una condizione di paralisi. Berlinguer si fece carico, per senso di responsabilità, di evitare nuove, drammatiche elezioni, accettando di far nascere governi tutti democristiani, in perfetta continuità con il passato.
    E così la carica di energia di cambiamento, l’attesa di una svolta si arenarono sulla spiaggia dove la balena bianca era da anni, in debito di ossigeno, ma eterna.
    E venne un terribile inverno, fatto di disperazione sociale e violenza politica. Un tempo di sangue e di odio. Che culminò con il rapimento di Aldo Moro.
    Ciò che accadde in quel giorno, lo stesso in cui si varava il primo governo con il Pci nella maggioranza, forse fu la dimostrazione che Berlinguer aveva ragione a temere che la reazione a quella prospettiva sarebbe stata la più violenta e imprevedibile.
    Ho voluto raccontare soprattutto i dieci anni che separano la magica notte del Maggio ‘74 in cui prevalsero i No nel referendum sul divorzio e quella sera in cui Berlinguer combatté con la morte sul palco del suo ultimo comizio. Due Italie diverse, separate dal rapimento e dalla uccisione di Moro.
    A Piazza San Giovanni, in quel Giugno del 1984, milioni di persone, mentre piangono per la morte di un uomo che amavano, sanno che qualcosa sta finendo per sempre.
    “Probabilmente finisce quel Partito Comunista, finisce la parola ‘comunista’, perché in Italia la parola ‘comunista’ è Berlinguer. 
    È una parola che non mi ha mai fatto paura, la parola ‘comunista’ a me in Italia, perché la associo con quella correttezza, la associo con quella faccia, con quelle parole, con quella onestà e quindi continua ad essere nei miei ricordi una parola bella che muore con chi in qualche modo l’ha inventata”.
    Sono le parole di Lorenzo Cherubini, che aveva diciotto anni in quei giorni.
    Ai diciottenni di oggi, alla loro difficoltà di legare i fili della memoria e alla loro energia e voglia di sognare e cambiare, è dedicato questo film.


    Quando c’era Berlinguer

    Con le testimonianze di:
    Giorgio Napolitano
    Bianca Berlinguer
    Mons. Bettazzi
    Lorenzo Cherubini
    Silvio Finesso (Operaio Galileo Padova)
    Arnaldo Forlani
    Alberto Franceschini
    Richard Gardner
    Michael Gorbaciov
    Pietro Ingrao
    Emanuele Macaluso
    Alberto Menichelli (capo scorta)
    Eugenio Scalfari
    Sergio Segre
    Claudio Signorile
    Aldo Tortorella


    Cronologia della vita di Enrico Berlinguer

    1922 Nasce a Sassari il 25 maggio, primo di due fratelli (Giovanni, il secondogenito, è del 1924), da Mario Berlinguer, avvocato, e Maria Loriga.
    1937-1943 Frequenta il liceo Azuni di Sassari, conseguendo la maturità classica nel 1940. Entra in contatto con altri giovani antifascisti, studenti e lavoratori di Sassari. Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Sassari, sostenendo tutti gli esami e progettando di laurearsi con una tesi su Filosofia e filosofia del diritto da Hegel a Croce e Gentile.
    Nell’ottobre del 1943 si iscrive al Partito comunista italiano. Entra nella Segreteria della sezione giovanile di Sassari e ne diviene Segretario. 
    1944 II 7 gennaio viene arrestato perché ritenuto uno dei responsabili dei “moti per il pane” verificatisi in quei giorni a Sassari. II 25 aprile viene prosciolto in istruttoria e scarcerato.
    1948 Al VI Congresso del Pci (Milano, 5-10 gennaio) viene eletto membro effettivo del Comitato centrale e membro candidato della Direzione del partito.
    1949-1950 Il Comitato centrale del Pci, nel mese di marzo, decide di dare vita alla Federazione giovanile comunista italiana. Enrico Berlinguer è nominato responsabile del Comitato costitutivo della Fgci, al cui Congresso nazionale (Livorno, 29 marzo - 2 aprile 1950) viene eletto Segretario generale, carica che ricopre fino al 1956.
    1950 Assume la presidenza della Federazione mondiale della gioventù democratica, organismo che raggruppa i movimenti giovanili di vari paesi. Nel 1951, durante la sua presidenza, organizza il Festival mondiale della gioventù a Berlino Est. Mantiene l’incarico fino al 1952.

    1957 Il 26 settembre sposa Letizia Laurenti. Dal matrimonio nasceranno quattro figli: Bianca, Marco, Maria e Laura. 
    1958 Entra a far parte della Segreteria nazionale del Pci e dell’Ufficio di segreteria.
    1964 È membro della delegazione che partecipa al Congresso del Partito comunista francese, esprimendo il rifiuto del Pci di condannare la politica del Partito comunista cinese.
    1965 È membro della delegazione del Pci che incontra a Mosca i dirigenti del Pcus.
    1966 È membro della delegazione del Pci che, alla fine dell’anno, visita il Vietnam del Nord.
    1969 Al XII Congresso (Bologna, 8 - 12 febbraio) viene eletto Vicesegretario del Pci.
    Il 14 giugno, intervenendo alla Conferenza mondiale dei 75 partiti comunisti a Mosca, illustra la posizione del Pci che non vota il documento conclusivo.
    1970 Nei mesi di maggio e di luglio guida le delegazioni del Pci che incontrano Tito a Belgrado e Ceausescu a Bucarest.
    1972 Con il XIII Congresso del Pci (Milano, 12-17 marzo) diventa Segretario generale del partito.
    Il 22 luglio è a Parigi con la delegazione del Pci alla conferenza dei partiti comunisti europei per il Vietnam.
    1973 Il 10 settembre il golpe fascista in Cile pone fine all’esperienza del governo di Unidad popular: il 28 settembre, il 5 e il 12 ottobre Berlinguer pubblica su Rinascita tre articoli di «riflessione sui fatti del
    Cile» nei quali viene formulata la proposta del compromesso storico.
    1975 Nelle elezioni amministrative del 15 giugno il Pci conquista la maggioranza relativa in numerose grandi città, avviando l’esperienza delle giunte di sinistra.
    1976 Il 3 febbraio, in una intervista a cura di Carlo Casalegno per alcuni importanti quotidiani europei (La Stampa, Die Welt, Le Monde, Times), ribadisce la scelta democratica e la autonomia della politica
    del Pci. 
    In una intervista a cura di Gianpaolo Pansa sul Corriere della Sera (15 giugno) precisa il rapporto tra l’Italia e la Nato e l’atteggiamento dei comunisti verso l’Alleanza Atlantica.
    Nel mese di luglio si ripetono gli incontri con Andreotti per la formazione del governo: con l’astensione del Pci viene avviata la politica di solidarietà nazionale.
    1977 Il 14 luglio interviene alla Camera nel dibattito sul governo Andreotti.
    Nel discorso conclusivo al Festival nazionale dell’Unità (Modena, 18 settembre) e in una lettera del 22 settembre alla Stampa in risposta ad un articolo di Bobbio, riferendosi al ruolo e agli atteggiamenti che
    Autonomia operaia organizzata tenta di imporre nel «movimento del 1977» parla di «diciannovismo» e di «nuovo fascismo». 
    Il 13 ottobre l’Unità e Rinascita pubblicano lo scambio di lettere tra Berlinguer e monsignor Bettazzi sul rapporto tra comunisti e cattolici.
    1978 Il Comitato centrale del 26 gennaio sottolinea l’esigenza di una partecipazione diretta del Pci al governo del paese, posizione ribadita da Berlinguer nei successivi incontri per la formazione del governo. 
    Il 16 marzo a Roma le Brigate rosse rapiscono Aldo Moro, uccidendo i 5 uomini della scorta.
    Il 9 maggio viene ucciso l’onorevole Moro.
    Il 15 giugno il Presidente della Repubblica Giovanni Leone è costretto a dimettersi perché coinvolto nello scandalo Lockheed. L’8 luglio viene eletto Sandro Pertini.
    1979 Il 24 gennaio a Genova le Brigate rosse uccidono Guido Rossa, sindacalista della Flm e militante del Pci. 
    Il 26 gennaio, alla riunione dei leader dei partiti che appoggiano il governo, Berlinguer dichiara che il Pci vuole uscire dalla maggioranza.
    Le elezioni politiche del 3-4 giugno segnano un calo per il Pci, che si attesta poco al di sopra del 30%.
    Nelle elezioni europee del 10 giugno un leggero calo ulteriore porta il Pci a poco oltre il 29%.
    Il 16 agosto rilascia un’intervista al giornale tedesco Stern nella quale viene confermata la validità della linea del compromesso storico portata avanti dal Pci.
    Il 22 agosto in una intervista a Rinascita per l’anniversario della morte di Togliatti analizza le proposte del compromesso storico e dell’austerità. 
    1980 Il 3 gennaio, intervista al Tg3 sull’intervento sovietico in Afghanistan. Il 6 gennaio la Direzione del Pci condanna l’iniziativa dell’Urss.
    Il 16 gennaio, intervenendo al Parlamento europeo di Strasburgo, illustra le posizioni del Pci sulla necessità di una iniziativa autonoma dell’Europa per la pace e la distensione. Incontra Willy Brandt.
    Il 26 settembre a Torino, davanti ai cancelli della Fiat, Berlinguer conferma l’appoggio del Pci alla lotta degli operai contro i licenziamenti e la cassa integrazione.
    Il 19 novembre, intervenendo al Parlamento europeo di Strasburgo, illustra le tesi del Pci per nuove iniziative per l’Europa. 
    Dopo il terremoto in Irpinia, Berlinguer a Salerno espone la nuova proposta politica comunista dell’alternativa democratica.
    1981 Le cinque proposte abrogative dei referendum del 15 maggio vengono tutte respinte dal voto popolare; decisivo è il contributo del Pci per sconfiggere la richiesta del Movimento della vita di abrogare la legge sull’aborto.
    Il 27 luglio rilascia una intervista a Repubblica sulla degenerazione del sistema politico italiano.
    Nella conferenza stampa televisiva del 15 dicembre riconferma la condanna del Pci per i fatti di Polonia, considerando «esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre».
    1983 Nel XVI Congresso del Pci (Milano, 2-6 marzo) viene rieletto Segretario generale del partito.
    Il 10 marzo, commemorando Pio La Torre a Palermo, illustra le proposte del Pci per evitare l’installazione dei missili Cruise.
    Le elezioni politiche del 26-27 giugno mostrano il calo della Dc e la tenuta del Pci; Berlinguer viene rieletto per la quarta volta a Roma.
    1984 Il governo Craxi emana il decreto sulla scala mobile: il Pci annuncia una netta opposizione.
    Il 7 giugno a Padova, durante un comizio per le elezioni europee, viene colto da ictus cerebrale. Muore l’11 giugno. 


    Biografia di Walter Veltroni

    È nato nel 1955 a Roma e qui risiede da sempre. È sposato con Flavia e ha due figlie, Martina e Vittoria. Nel 1987 viene eletto deputato. Nel 1989 è tra i protagonisti, insieme ad Achille Occhetto, della svolta che porterà alla nascita del Partito Democratico della Sinistra. L’interesse per la comunicazione e l’informazione, ereditato da suo padre Vittorio, tra i primi direttori dei tele e radiogiornali RAI, lo porta nel 1992, giornalista professionista, alla direzione del quotidiano l’Unità. Quattro anni di lavoro in cui il giornale ha saputo aprirsi e rinnovarsi, in una fase politica molto difficile. 
    Nel 1995 l’impegno politico diretto torna al centro della sua vita, con la promozione, insieme a Romano Prodi, della nascita dell’Ulivo, la coalizione di centrosinistra destinata a vincere le successive elezioni politiche dell’aprile 1996. All’indomani di queste assume la carica di Vice Presidente del Consiglio e Ministro dei Beni Culturali nel governo Prodi.
    L’attività di ministro gli ha permesso di impegnarsi attivamente per salvaguardare il grande patrimonio culturale del nostro Paese. 
    Gli importanti risultati ottenuti nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali hanno fatto tornare l’Italia “nazione dell’arte”, un successo riconosciuto anche all’estero, per il quale la Francia ha voluto insignirlo, nel maggio 2000, della Legione d’Onore. 
    Nel novembre 1998, dopo la caduta del governo Prodi, viene eletto Segretario nazionale dei Democratici di sinistra. Nel giugno 1999 viene eletto deputato al Parlamento europeo, dove entra a far parte della Commissione per la Cultura, la Gioventù, l’Istruzione, i Mezzi d’informazione e lo Sport. Seguendo sempre la sua passione per i temi della comunicazione e dello spettacolo a Strasburgo è anche Presidente dell’Intergruppo “Cinema, politica audiovisiva e proprietà intellettuale”.
    Nelle consultazioni amministrative del maggio 2001 è eletto Sindaco di Roma: la Capitale ha conosciuto negli anni dell’Amministrazione Veltroni uno sviluppo economico straordinario con indici di crescita in controtendenza rispetto al difficile momento registrato nello stesso periodo dall’economia nazionale, risultati eccezionali nel settore turistico, un rafforzamento decisivo della rete sociale, una vitalità culturale rinnovata, che le sono valsi riconoscimenti internazionali e l’attenzione dei mezzi di comunicazione di tutto il mondo. Nel 2006 Veltroni è rieletto Sindaco al primo turno con il 61,4% dei voti. 
    Il 27 giugno 2007 dal Lingotto di Torino, si candida alla guida del nuovo Partito Democratico. Il 14 ottobre 2007 con il 75,81% dei voti diventa il primo segretario nazionale del Pd. Dà le dimissioni il 17
    febbraio 2009. Dal 2009 al 2012 ha fatto parte della Commissione Parlamentare Antimafia.
    Negli anni ha pubblicato diversi libri: Il Pci e la questione giovanile (Newton Compton, 1977); A dieci anni dal ‘68, intervista con Achille Occhetto (Editori Riuniti, 1978); Il Sogno degli anni Sessanta (Savelli, 1981); Il calcio è una scienza da amare (Savelli 1982); Io e Berlusconi (e la Rai) (Feltrinelli, 1990); I programmi che hanno cambiato l’Italia (Feltrinelli, 1992). Nel 1981 scrive Il Sogno spezzato, sulla figura di Robert Kennedy, mentre nel 1994 dedica un libro ad un’altra figura importante per la sua formazione politica, La Sfida interrotta, sulle idee di Enrico Berlinguer, entrambi vengono pubblicati dalla Baldini & Castoldi. 
    Nel 1994 la sua attenzione torna al cinema, raccogliendo le recensioni scritte per il Venerdì di Repubblica, in Certi piccoli amori della Sperling e Kupfer a cui segue, nel 1997, Certi Piccoli amori 2. Nel 1995 la Rizzoli pubblica il libro intervista realizzato con Stefano Del Re, La Bella Politica. Nel 1997 scrive invece per la Baldini e Castoldi il saggio Governare da sinistra.
    La battaglia che conduce per la cancellazione del debito dei Paesi del Terzo mondo e l’impegno per portare l’attenzione internazionale sulle condizioni dell’Africa, sulla lotta alla fame e alla povertà, lo hanno spinto a compiere un lungo viaggio attraverso diversi paesi africani.
    Un’esperienza che descrive nel libro Forse Dio è malato, pubblicato nel 2000 dalla Rizzoli. Nel maggio 2003 ha pubblicato, per Rizzoli, Il disco del mondo, sulla vita del giovane musicista jazz Luca Flores.
    Nel settembre 2004 il suo esordio nella narrativa con Senza Patricio, una raccolta di cinque racconti ispirati da un viaggio in Argentina, edito da Rizzoli e giunto in pochi giorni alla quinta edizione. Ad agosto 2006 è uscito il suo primo romanzo La scoperta dell’alba, Rizzoli, che è rimasto per settimane al primo posto delle classifiche. Alla fine dell’estate 2009 pubblica il suo nuovo romanzo, NOI. Nel mese di aprile 2010 pubblica un monologo per il teatro intitolato Quando cade l’acrobata, entrano i clown dedicato alla tragedia dell’Heysel che è stato rappresentato al festival teatrale di Ravello. Nel 2012 esce per Rizzoli L’isola e le rose, nuovo romanzo, e nel 2013 pubblica un pamphlet politico E se noi domani.
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