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Richard Wagner - Diario veneziano della sinfonia ritrovata. In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:
     
    L’antiquario introduce l’arte fotografica di Carlo Naya, restituendoci la Venezia di Wagner. L’ingente patrimonio dei negativi conservati in lastre di vetro del grande fotografo è stato salvaguardato. In un altro luogo, il negativo in vetro appoggiato sulla tavola luminosa, raffigura uno scorcio veneziano. Si levano le note della Sinfonia in Do di Richard Wagner. 
    Dalle immagini dell’Ottocento veneziano, ai giorni nostri. Degli addetti caricano e fissano il pianoforte sull’imbarcazione. La voce fuori campo (Wagner) si rivolge a un editore riferendogli dell’esecuzione di una sinfonia composta nel suo “diciannovesimo anno di vita” la sera della vigilia di Natale per il compleanno della moglie Cosima. La chiatta con sopra il pianoforte scivola lungo il Canal Grande. Nello studio di registrazione, il tecnico posiziona il microfono davanti all’attore (Norlenghi). Nella camera oscura, l’uomo estrae da una scansia l’involucro contenete un nuovo vetrino: la maestosa facciata di palazzo Vendramin Calergi.  La voce fuori campo (Norlenghi) c’informa che, in quel palazzo, Riccardo Wagner “passò con la diletta sua famiglia, gli ultimi mesi di vita”. Gli interni delle stanze dell’ammezzato sono rivelati per come si presentano oggi. “Pochi erano i privilegiati ammessi in casa Wagner” aggiunge la voce fuori campo. “Le figlie, tra cui Daniela von Bulow, frequentavano spesso Palazzo Malipiero, dimora della Principessa Hatzfeld. Franz Liszt, anch’egli era a Ca’ Vendramin. Fu Liszt a persuadere Wagner al fine di distrarlo di andare in casa Hatzfeld”. L’imbarcazione col pianoforte approda in campo S. Samuele su cui affaccia l’ingresso di terra di Palazzo Malipiero: la dimora della principessa Harzfeld, ai giorni nostri. Sabine Meine, direttrice del Centro Tedesco di Studi Veneziani, rappresenta il forte legame che unisce la Germania con la città d’elezione di Richard Wagner. “Ma quel che Wagner ha vissuto qui, evidentemente a Palazzo Malipiero, si potrebbe riportare in vita anche oggi, con gli stimoli giusti (...)” Salone di Palazzo Malipiero, la sagoma del pianoforte si staglia sulle fila di bifore del piano affacciato sul Canal Grande. L’uomo è intento ad accordare lo strumento.  Alcune maestranze prendono ad allestire il set per la ripresa cinematografica. Sabine Meine: “Anche Wagner amava questa città perché si sentiva in parte un po’ estraneo, aveva distanza rispetto a essa. (…) é un riflesso tradizionalmente moderno, ritrovare se stessi nell’estraneo; da esso nasce il paradosso, per cui crediamo che Venezia appartenga a noi, sembra appartenere a noi tutti, a tutta l’Europa, al mondo (...)”. Sabine Meine infine attraversa le stanze di Palazzo Barbarigo dalla terrazza, sede dell’Istituzione, fino ad accedere all’ampio spazio aperto che, come in nessun altro luogo di Venezia, affaccia superbamente sul Canal Grande in un ideale dialogo con la città. 
    Palazzo Malipiero: il violinista accorda il proprio strumento. L’attrice da voce a una lettera indirizzata a Raffaele Frontali, insegnante del liceo musicale del Liceo Benedetto Marcello: “Lunedì 4 dicembre. Caro ed illustris.mo Professore! Che bella festa avremo giovedì sera! Che magnifica accademia! Stradivarius e Liszt. Dunque: Orfeo = Liszt vi accompagnerà egli stesso (…). Le note della Sonata di Schumann si levano sullo sfondo e infine irrompono nella ripresa del concerto per pianoforte e violino, eseguiti nel grande salone di Malipiero.  Sulle note della Sonata di Schumann prosegue il resoconto della sinfonia ritrovata di Richard Wagner “ (…) quando ad alcuni miei amici venne in mente di ricercare quella sinfonia (…)  Il manoscritto, prosegue il resoconto, era stato trovato in una valigia che il Maestro aveva abbandonato in “tempi burrascosi” ed oggi, consapevole che una nuova esecuzione non avrebbe potuto avere alcun significato tranne che come avvenimento famigliare “decisi di lasciare che il mio lavoro venisse fatto risuonare ancora una volta, sia pure come un segreto di famiglia”. 
    I negativi sulla tavola luminosa rivelano altre immagini d’epoca. Nelle sontuose sale di Palazzo Vendramin, sulle note del preludio del Lohengrin si riallestisce un nuovo set. Nella sala di registrazione l’attrice da voce ad alcune pagine del diario di Cosima Wagner: “Lunedì 11 dicembre ”. Nel pomeriggio, Wagner riceve il conte Contin, fondatore e presidente del Liceo Benedetto Marcello. Con lui c’è Raffaele Frontali al quale Wagner, incontrato a Malipiero, aveva chiesto di presentarglielo.  Norlenghi è l’accorto testimone dei giorni in cui Wagner assumeva la direzione dell’orchestra degli allievi e dei professori del Liceo Musicale Benedetto Marcello. Nella sala di registrazione il racconto incalza sostenuto dalle note musicali eseguite dall’interprete al pianoforte che introduce alcuni passaggi della sinfonia rivelandone il suo carattere beethoveniano ed eminentemente sinfonico. Un grande modello ligneo del teatro la Fenice di Venezia evoca la maestosità del luogo, in dettaglio le Sale Apollinee, all’epoca sede del Liceo Musicale. Le voci e i frammenti della sinfonia intrecciano il filo della memoria tra difficoltà e soddisfazioni raccolte durante i giorni delle prove, l’incedere del male che affligge il compositore, il cupo presentimento di Wagner che non avrebbe mai più diretto. Cosima: “Domenica 24 dicembre, verso le sette e mezzo, andiamo alla Fenice, su tre gondole, con uno stupendo chiaro di luna, mentre suonano le campane. La sala è illuminata a festa. Il papà, i ragazzi ed io, che entro per prima, veniamo ricevuti con cordialità. Un po’ dopo, Richard è ricevuto con esultanza. I primi due Tempi sono eseguiti piuttosto rapidamente, l’uno di seguito all’altro, poi c’è una pausa Richard viene da me e da mio padre” e lo invita a suonare per la figlia. Norlenghi: “E Liszt improvvisò e suonò come Liszt solo sa improvvisare e suonare. Poi venne offerto da Wagner un copioso rinfresco a tutti dell’orchestra ed alla famiglia ed ai pochi inviati”. La macchina da presa indugia negli spazi del museo musicale del Benedetto Marcello, fino a inquadrare una teca all’interno della quale, in primo piano, s’intravede un leggio e ” la bacchetta di cui Wagner si serviva per dirigere alle prove rimasta al Liceo”. Le immagini fotografiche dei celebri “chiari di luna” di Carlo Naya si fondono con la Venezia contemporanea catturata lungo la navigazione notturna del Canal Grande in una vigilia di Natale della nostra epoca mentre l’attore – rivelato nella sala di registrazione - riprende e conclude il resoconto “Il fatto che abbia smesso di scrivere sinfonie aveva poi il suo serio motivo, che ho avuto occasione di chiarire a me stesso in occasione della recente riesecuzione di questo lavoro. (…) “ le cui note sorgono dal fondo. Nella bottega oscura, adagiata sulla tavola luminosa, l’uomo raccoglie con cura l’ennesimo vetro riavvolgendolo con perizia nella carta, tornando a riporla nella scansia colma d’immagini di un altro tempo, protette dal tempo.
  • Genere: documentaristico
  • Regia: Gianni Di Capua
  • Titolo Originale: Richard Wagner: diario veneziano della sinfonia ritrovata
  • Distribuzione: Bliq film S.r.l.
  • Produzione: Kublai Film S.r.l. in associazione con Tunastudio Soc. coop.
  • Data di uscita al cinema: 14 febbraio 2014
  • Durata: 52’
  • Sceneggiatura: Gianni di Capua
  • Direttore della Fotografia: Lorenzo Pezzano
  • Attori: Marina Thovez, Mario Zucca, Vasco Mirandola Interpreti musicali: Igor Cognolato, Ivan Rabaglia
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Caratteri del lavoro giovanile di Wagner

    La Sinfonia, rinvenuta nel 1877 in una soffitta di Dresda da Willhelm Tappert, incaricato da Wagner di ritrovarla, determina un’accelerazione nella formulazione da parte del compositore tedesco di nuovi risultati musicali e insidia il processo creativo del Parsifal in corso. A questo occorre aggiungere la riflessione elaborata da Wagner stesso sulla propria idea musicale indotta dall’ascolto della prima sinfonia in do minore di Brahms, terminata nel 1876 e che pone – al pari del lavoro giovanile di Wagner - il pensiero beethoveniano al proprio centro. La sinfonia di Brahms viene indicata dalla critica come l’opera avrebbe finalmente continuato la strada tracciata da Beethoven, contraddicendo così l’affermazione di Wagner secondo cui la Nona di Beethoven costituiva invece la fine del genere Sinfonico. “Soltanto ritrovare la mia Sinfonia sarebbe estremamente interessante per me”, scrive Wagner a Tappert nel febbraio del 1878, “ma forse ne rimarrei ancor insoddisfatto. Devo confessare il mio debole. Mi aspettavo di apprendere qualcosa e tanto più avido di curiosità quando recentemente ho esaminato la prima Sinfonia di Brahms. Sono rimasto piuttosto stupefatto di quanto un compositore esperto sia in grado di tirare avanti senza alcuna ispirazione. Non sono mai stato capace di farlo, e ipotizzo che sarò in grado di studiare la mia stessa Sinfonia, per vedere semmai ne fossi stato capace. Ora Anton Seidl ha da mettere l’insieme in partitura. Questo richiederà del tempo, consentendomi tuttavia di arrivare a una qualche comprensione di me, facendomi probabilmente rendere conto che sono più legato a Brahms di quello che pensavo.” Occorre porre in dialogo il Bericht della Sinfonia ritrovata e quanto è riportato nei Diari di Cosima, per giungere a una più estesa considerazione del genio musicale di Wagner la cui morte prematura ha impedito di arrivare a esprimere, di fatto, intuizioni musicali nuove e di cui aveva fatto partecipe Liszt: “Quando scriviamo sinfonie, mio caro Franz, per carità, nessun confronto di temi, questo lo ha già esaurito Beethoven, ma dobbiamo tessere una linea melodica, finché non sia completamente sviluppata, basta che non ci sia il dramma.” E' il 17 dicembre quando Cosima riporta questo dialogo tra i due uomini nel proprio Diario. Wagner da qualche pomeriggio era impegnato nelle prove della Sinfonia con l’orchestra del Benedetto Marcello e il confronto quotidiano con quanto aveva scritto cinquant’anni prima lo induce nella riflessione di una nuova forma di “dialogo sinfonico”. Wagner potrà dimostrare il proprio pensiero musicale, poche settimane dopo morirà, ma la sua grandezza, il suo spessore creativo, risiede nell’essere stato pronto a farlo e non è cosa di poco conto. 
     
     

    Il Diario di Cosima Wagner

    Il Diario di Cosima, reso pubblico nel 1976, rivelerà al mondo non solo le riflessioni del grande compositore su sé stesso, sulla sua visione delle cose e del mondo, ma anche un infinito numero di dettagli sulla vita vissuta dalla donna accanto al genio. Parole scritte con ardore da una donna interamente assorbita nell’opera del proprio sposo, che non aveva inteso in alcun modo lasciare alla posterità che questa grande e unica passione di tutta la sua vita. Secondo l’intenzione di Cosima, il diario era stato scritto perché lo leggesse il figlio, Siegrfried nato nel 1869.  Tuttavia, nel corso della sua vita il figlio non vide mai il Diario che Cosima cessa di redigere il giorno precedente la morte di Wagner, avvenuta a Venezia il 13 febbraio del 1882.  Cosima e Siegfried muoiono entrambi nel 1930, l’uno a poca distanza dell’altra.  Sarà l’ultima figlia di Wagner e di Cosima, Eva a donare i diari al Museo Richard Wagner di Bayreuth disponendo che loro pubblicazione avvenisse dopo il 30° anno dal suo decesso, avvenuto nel 1942.  I diari, quindi, sono stati resi pubblici alla ricerca degli studiosi nel 1975 e pubblicati in due volumi nel 1976 e 1977: essi costituiscono una pietra miliare nella biografia wagneriana, un meticoloso rendiconto della quotidianità di Wagner, dei suoi umori, dei suoi punti di vista, e della sua malattia che negli ultimi tempi andava sempre più aggravandosi.
  • Spunti di Riflessione:
     

    di Gianni Di Capua

    1. Richard Wagner. Diario veneziano della sinfonia ritrovata è la ricostruzione dell’esecuzione della Sinfonia in Do, un lavoro giovanile che il compositore tedesco dirigerà nell’intimità famigliare la sera di Natale del 1882, nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia, dopo essersi inaspettatamente posto alla testa di un’orchestra del tutto speciale, formata dagli insegnanti e dagli allievi del Liceo Musicale Benedetto Marcello. 
    2. La Sinfonia, composta da Wagner appena diciannovenne, dopo la sua prima esecuzione ai celebri concerti del Gewandhaus di Lipsia andò smarrita e soltanto dopo alcuni decenni ne vennero rinvenute alcune parti in una soffitta di Dresda che consentirono ad Anton Seidl, il giovane assistente di Wagner, di ricostruirne la partitura orchestrale. La stessa che riecheggerà nelle sale Apollinee la sera del 24 dicembre del 1882. 
    3. Il "Diario" offre molteplici piani narrativi articolati in un costante gioco di rimandi testuali  tratti dal Bericht über die Wiederaufführung eines Jugendwerkes (Relazione di una Sinfonia giovanile ritrovata) scritto da Wagner subito dopo l'esecuzione della sinfonia, dai Tagebücher, ossia i Diari di Cosima Wagner e dalla testimonianza di Giuseppe Norlenghi, testimone d'eccezione dello storico allestimento del quale riferirà nel saggio biografico "Wagner a Venezia", scritto all'indomani della morte del grande compositore tedesco, avvenuta a Venezia, il 13 febbraio del 1883. 
    4. La musica svolge un ideale contrappunto musicale all’intreccio testuale con l’esecuzione di alcune parti della Sinfonia – in una trascrizione pianistica espressamente realizzata per il film - la cui portata storica sarà tuttavia sottostimata dalla maggior parte dei biografi di Wagner dell’epoca che, in verità, non l'avevamo mai ascoltata. Solo nel 1887 Cosima concesse alla direzione del Berlin Concert l’esclusiva di poterla eseguire per un anno. Fu in quell'occasione che dagli Stati Uniti, dove nel frattempo si era trasferito per dirigere la filarmonica di New York, Anton Seidl, l’allievo prediletto di Wagner, inviò al New York Tribune una lettera in cui descriveva il ritrovamento della sinfonia concludendo che “Così come ci si toglie il cappello davanti alla casa in cui Wagner è nato, in segno di rispetto per il luogo in cui il suo genio vide la luce, altrettanto faranno i musicisti del futuro quando avranno fra le mani – affascinati e sorpresi – questa Sinfonia, pietra fondativa di quella struttura che ha le sue chiavi di volta nel Tristan, nel Götterdämmerung e nel Parsifal”.
    5. Il progetto filmico è frutto di un’approfondita ricerca d’archivio, fotografici, testuali e musicali rari o per lo più inediti per Italia e costituiscono il materiale narrativo articolato su più piani intersecati tra loro volti a restituire uno degli episodi più affascinanti e segreti del grande compositore tedesco vissuto nella città lagunare, poche settimane prima della sua morte, avvenuta a Ca’ Vendramin, il 13 febbraio del 1883.
    6. Il documentario assolve pienamente alla funzione "edutainment", ossia di essere opera educativa e al tempo stesso di intrattenimento, qualità attestata dalle numerose proiezioni del documentario effettuate in ambito didattico che può avvalersi di una serie di schede di approfondimento relativo ai protagonisti della vicenda ricostruita nel documentario accedendo al sito ufficiale www.wagneravenezia.it
    7. Dopo aver assistito alla proiezione del film e aver letto la scheda, sapreste evidenziare alcuni dei caratteri del lavoro giovanile di Richard Wagner?
    8. Quali furono i rapporti tra il giovane Wagner e Mendelsshon nei riguardi della copia originale della sinfonia che egli compose giovanissimo, in onore di Cosima sua moglie?
    9. Quando la partitura di cui parliamo nella domanda precedente, venne ritrovata?
    10. Felix Mendelsshon e Wagner si rincontrarono alle prime di “L’olandese volante” e del “Tannhauser” cui Mandelsshon non risparmiò critiche forse sentendo, dalle stesse note wagneriane, quanto l’altro fosse più grande di lui?
    11. Quanto Cosima ha amato il suo sposo e si è dedicata a lui?
    12. Il diario di Cosima era stato scritto perché lo leggesse il figlio Siegrfried. Perché egli non lo lesse mai?
    13. A chi nella famiglia Wagner si deve la pubblicazione del diario di Cosima disponendo che avvenisse nel 1942, 12 anni dopo il decesso? (*)
     
    (*) Nel 1930 erano scomparsi sia Cosima che Siegrfried.
     
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