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Gabrielle

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:
     
    Gabrielle è una giovane donna affetta dalla sindrome di Williams, dotata di una contagiosa gioia di vivere e di una propensione spiccata per la musica. La giovane si innamora di Martin, un ragazzo conosciuto nel centro ricreativo dove fa parte di un coro; da quel momento diventano inseparabili. Le loro famiglie, però, vista la loro disabilità, non permettono loro di vivere il proprio amore come vorrebbero. Mentre il coro si sta preparando in vista della partecipazione ad un importante festival musicale, Gabrielle fa di tutto per dimostrare la propria autonomia e per guadagnare la tanto agognata indipendenza. Con grande determinazione, la giovane dovrà affrontare i pregiudizi e i propri limiti per sperare di poter vivere con Martin una storia d’amore che non ha nulla di ordinario.
  • Genere: drammatico
  • Regia: Louise Archambault
  • Titolo Originale: Gabrielle
  • Distribuzione: Officine Ubu
  • Produzione: Luc Dèry e Kim McCraw
  • Data di uscita al cinema: 12 giugno 2014
  • Durata: 104'
  • Sceneggiatura: Louise Archambault
  • Direttore della Fotografia: Mathieu Laverdière
  • Montaggio: Richard Comeau
  • Scenografia: Emmanuel Frèchette
  • Costumi: Sophie Lefebvre
  • Attori: Gabrielle Marion-Rivard, Alexandre Landry, Mélissa Désormeaux-Poulin
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:
     

    Intervista a Louise Archambault

    Come è nato questo progetto?
    Tutto è partito dal desiderio di parlare della felicità delle persone considerate ai margini della società, degli « invisibili », per così dire, e della forza che l’arte e la musica, in particolare il canto corale, possono infondere a queste persone. Inoltre, desideravamo rappresentare una storia d’amore tra due giovani affetti da ritardo mentale, il modo in cui vivono l’amore e la sessualità, e come questo risveglio amoroso susciti in loro un bisogno d’indipendenza e un desiderio di autonomia.
    Uno dei fattori scatenanti è stato un reportage della trasmissione Enjeux su una casa famiglia che ospita persone affette da ritardo mentale (Une famille particulière, trasmesso da Radio-Canada nel 2004). Ho avuto un vero e proprio colpo di fulmine per il responsabile della casa famiglia, Jean-Martin Lefebvre-Rivest, a cui mi sono ispirata per creare il personaggio di Laurent, interpretato dall’attore Benoit Gouin. Mi sono quindi rivolta a Jean-Martin e gli ho parlato del progetto del film. Ci siamo visti spesso: ho passato del tempo nella sua casa famiglia per vedere da vicino la sua routine quotidiana e quella delle persone affette da ritardo mentale. Mi ha inoltre fatto conoscere diverse iniziative organizzate in questo campo. Tra le altre, mi ha fatto partecipare alla serata danzante del venerdì sera, in cui duecento adulti affetti da handicap si ritrovano ogni settimana per ballare. Ci siamo inspirati a questo per girare la scena del karaoke e del ballo nel film, a cui hanno partecipato i veri habitué della serata. Credo che uno dei pregi di Jean-Martin sia il fatto di non trattare come bambini le persone disabili. Quello che cerca di fare, invece, è dare loro degli strumenti per sviluppare il loro potenziale e facilitare la loro integrazione nella società. Per esempio, organizza delle uscite fuori città e si assicura che ciascun abitante della struttura abbia delle responsabilità quotidiane; questo aiuta a diminuire le loro crisi e le loro paure. Per farla breve, avevo il desiderio di raccontare la realtà particolare di Jean-Martin e degli abitanti della sua struttura.
    Durante le ricerche, svariate persone affette da ritardo mentale mi hanno ispirata, così come l’associazione Jeunes musiciens du monde (abbiamo utilizzato la loro scuola in India per alcune riprese) e anche alcune corali a vocazione sociale sostenute da diverse organizzazioni non a scopo di lucro in tutto il mondo. Anche gli incontri con alcuni musicoterapeuti e diverse persone che lavorano a contatto con persone affette da ritardo mentale mi hanno aiutato a sviluppare la storia e i personaggi. Sentivo inoltre il bisogno di raccontare la storia da un punto di vista onesto e veritiero. Queste testimonianze hanno rappresentato una grandissima fonte d’ispirazione per me. Sono sicura che avrò un approccio per certi versi simile anche nello sviluppo del mio prossimo film.
     
    Come è arrivata a Gabrielle e alla corale de Les Muses che vediamo nel film ?
    Ho assistito ad una pièce teatrale della compagnia Joe Jack et John, nella quale recitava un attore affetto da ritardo mentale (Michael Nimbley, che interpreta il ruolo di un ospite del centro ricreativo nel film). Ho scoperto che faceva parte de Les Muses, un centro di arti dello spettacolo che offre una formazione professionale in canto, danza e teatro a persone portatrici di handicap, come il ritardo mentale, i ritardi nello sviluppo o le limitazioni fisiche e sensoriali. Lo scopo del centro è quello di fare di loro dei professionisti senza negare i loro limiti. Li ho seguiti per più di un anno, cosa che mi ha portato a riscrivere la sceneggiatura. Si è trattato di un vero e proprio colpo di fulmine. Grazie a questo incontro ho avuto modo di vedere il film che volevo realizzare. La cosa più impressionante è la loro voglia di fare. Seguire questi allievi è una gioia. La loro inesauribile energia, il loro talento e la loro immaginazione sono impressionanti. Mi sono innamorata a prima vista di Gabrielle Marion-Rivard. La sua luminosità, il suo carisma, la sua autenticità, hanno fatto sì che avessi subito voglia di conoscerla meglio.
     
    Il vostro stile registico si avvicina a quello dei documentari. Questa ricerca della verità, che si esprime nella scelta di Gabrielle, della corale, la partecipazione di Robert Charlebois, o le riprese in India, sembra essere una delle chiavi del film. 
    Questo era il mio desiderio, per restare nell’ambito della verità, dell’autenticità. Questa volontà traspare anche nel nostro modo di girare; abbiamo utilizzato molto i piani sequenza, per poi montarli inseme. Ho capito subito che l’imperfezione avrebbe contribuito alla bellezza del film. La mia intenzione era comunque quella di realizzare un film intimista, sensoriale, che avrebbe seguito da vicino Gabrielle, Martin e alcuni coristi. Mi sono resa conto della portata del progetto e dei rischi che questo comportava solo alla fine della seconda giornata di riprese. I produttori hanno avuto fiuto e hanno mostrato grande coraggio nell’accettare di lanciarsi in un’avventura del genere.
    Abbiamo lasciato spazio alla spontaneità in diversi momenti, come quando il cantante Robert Charlebois arriva in classe. Il gruppo sapeva che sarebbe venuto, ma non in quale momento della giornata sarebbe successo. Ho filmato il vero incontro, in cui lo spettatore può condividere le loro reazioni. Per questo, era necessaria la partecipazione del vero Robert.
    Per quanto riguarda le riprese in India, inizialmente avevamo pensato di ricreare l’ambiente in Canada girando con un troupe completa. Quando abbiamo analizzato i costi, però, ci siamo resi conto che girare in India con una troupe ridotta non sarebbe costato molto di più. Per questo, io, Sébastien Ricard (che interpreta il ruolo di Raphaël) e un’assistente ci siamo ritrovati in una poverissima regione agricola indiana, la Karnataka, dove l’associazione Jeunes musiciens du monde gestisce una scuola per bimbi indigenti specializzata in musica tradizionale indiana. Quella scuola, a cui mi sono ispirata durante la stesura della sceneggiatura, ha apportato senza dubbio un valore aggiunto alla produzione e alla credibilità delle riprese. 
    Abbiamo vissuto con gli allievi della scuola nelle casupole di sterco di mucca nella giungla, con poca elettricità e senza acqua corrente. Il fatto che l’attore si trovasse in una vera scuola ha fatto la differenza. Sébastien ha vissuto qualcosa di veramente forte con i bimbi. Mentre cantavano insieme, il trasporto emotivo era evidente.
     
    È stata lei a contattare Robert Charlebois, uno dei cantanti più conosciuti in Québec, oppure la collaborazione con la scuola Les Muses era già in programma ?
    Originariamente cercavo un artista del Québec di cui apprezzavo i lavori e il cui repertorio avesse un valore simbolico in relazione al mio vissuto. Quando ho ascoltato Anthony Dolbec, uno degli alunni della scuola Les Muses, cantare Ordinaire, ho realizzato subito che quel pezzo avrebbe dovuto essere parte del film. Ordinaire rivela un significato profondo quando viene cantata dai coristi, in particolare dal personaggio di Martin, che desidera realizzarsi come le persone « normali ». Per quanto riguarda invece la scelta della canzone Lindberg, è il seguito logico di Ordinaire e accompagna il climax lirico del finale del film: la sorella di Gabrielle che parte per l’India, lo spettacolo al Festival Corale Mondiale e Gabrielle e Martin che si realizzano vivendo appieno il loro amore. Vista la scelta di queste canzoni, ci siamo detti che la presenza di Robert Charlebois sarebbe stata a tutti gli effetti speciale. In ogni caso, Robert è stato di una grande generosità con i coristi. Era un loro pari. Robert e i ragazzi condividono prima di tutto il grande amore per la musica, e Robert si è interfacciato con loro con grande naturalezza.
     
    Le canzoni che sono interpretate da Les Muses posseggono una forte carica emotiva. L’ha percepita durante le riprese?
    Spesso. Ho visto i tecnici piangere a più riprese davanti al monitor video posto fuori dal set dove giravamo. L’effetto del canto corale è molto potente. Non si trattava di un pianto di tristezza, bensì di una fortissima emozione, un misto di amore e speranza, una senzazione unica che porta a voler comunicare questo sentimento a chi amiamo. Abbiamo coinvolto molti professionisti in ambito musicale: François Lafontaine, il tastierista del gruppo Karkwa, ha realizzato degli straordinari arrangiamenti con il piano, lavorando a stretto contatto con Hélène-Élise Blais, la professoressa di canto de Les Muses che abbiamo coinvolto nel progetto come direttrice della corale.
     
    Nel film, si vede la corale cantare al Mondiale Corale di Laval. Si tratta di uno spettacolo reale?
    Il Festival Corale Mondiale è reale, ma la nostra esibizione è stata inventata per il film. Con la collaborazione del Mondiale, siamo riusciti ad avere uno spazio nella loro agenda. Abbiamo girato sul loro palco, con l’aiuto della loro équipe tecnica, ma con un pubblico composto da figuranti. Gregory Charles, il patron dell’evento, ha partecipato nel ruolo di se stesso, così come Robert Charlebois. Sicuramente quella è stata una delle scene più difficili da organizzare, dal momento che avevamo poco tempo a disposizione per girare, sei camere da gestire, tutti i coristi, i figuranti, i musicisti, il sole che stava per tramontare…
     
    Solo alcuni coristi sono interpretati da attori professionisti, tra cui Alexandre Landry, che interpreta il ruolo di Martin, il ragazzo di Gabrielle. Perché?
    Per questo ruolo, ho fatto diverse audizioni ad attori disabili. Erano adatti alla parte, ma l’alchimia amorosa non c’era. Era difficile rendere quindi anche i sentimenti veritieri, oltre all’handicap. Grazie alla scelta di un attore professionista, Gabrielle ha trovato un complice, qualcuno a cui appoggiarsi. Alexandre ha dimostrato una generosità immensa. Ancora prima di ottenere il ruolo, ha visitato la scuola Les Muses e si è subito integrato con il gruppo. Un giorno sono andata a prendere
    Alexandre per presentargli Gabrielle, in modo da testare l’alchimia tra loro, e ho sorpreso Alexandre mentre cantava in mezzo ai coristi come se avesse sempre fatto parte del gruppo. Alexandre ha conquistato tutti con il suo charme. Ha dato tantissimo al ruolo senza cercare di mettersi in luce. Ha seguito dei corsi di canto e ha passato molto tempo con Gabrielle. Sul set, si è sempre mostrato attento alle sue esigenze. Hanno subito instaurato un legame reale, avevano voglia di passare del tempo insieme. Non potevo sognare un ragazzo migliore per Gabrielle!
     
    Come è stata decisa la rappresentazione sullo schermo della storia d’amore?
    Diverse persone che vivono a stretto contatto con persone affette da ritardo mentale mi hanno confessato le loro esperienze riguardo alla sessualità dei loro cari. In quasi tutti i casi, il candore e l’assenza di qualsiasi tipo di pudore erano la norma. Successivamente la madre di Gabrielle, che un tempo era violinista professionista e ora invece è psicoterapeuta, ha letto la sceneggiatura. Ha fatto diversi commenti in merito e abbiamo discusso del rapporto di Gabrielle con l’intimità. Le persone affette da ritardo mentale con cui ho girato non hanno alcun tipo di filtro; non vedono le cose come le vediamo noi. Le scene d’amore sono state le più facili da girare per Gabrielle, sicuramente molto più facili che spostarsi da un punto all’altro prendendo un oggetto a metà strada. Quando abbiamo girato scene come questa, abbiamo dovuto fare anche dieci ciak, perché Gabrielle manca di coordinazione. D’altro canto, quando doveva fare leva sulle sue emozioni, sembrava che avesse sempre fatto questo nella vita. Gabrielle è dotata di una grande intelligenza emotiva, e non volevo assolutamente censurarla da quel punto di vista.
    Dal momento che Alexandre ha interpretato diverse scene intime a teatro nel passato, la sua presenza ha aiutato molto Gabrielle. Alexandre nutre un profondo rispetto nei confronti di Gabrielle. Voleva che si sentisse libera. Dal canto mio, volevo che Gabrielle si sentisse a suo agio, e, soprattutto, non volevo metterle pressione. 
    Abbiamo quindi girato tenendo conto dei suoi limiti e collaborando con sua madre.
    L’idea era quella di mostrare il desiderio e l’amore sullo schermo, da un punto di vista sensoriale, febbrile, sensuale, ma non sessuale, né tantomeno crudo.
     
    Che cosa vuole esprimere attraverso questo film?
    Voglio parlare del bisogno di libertà ed autonomia delle persone affette da ritardo mentale, la cui vita quotidiana è gestita in gran parte dalla loro famiglia e dagli operatori dei centri speciallizzati che frequentano. Volevo immergere lo spettatore nel loro quotidiano per sottolineare la loro forza d’animo e, soprattutto, per mostrare che hanno gli stessi desideri e provano le stesse emozioni dei normodotati. Sono umani anche loro, e sono persone comuni. Volevo che questo trasparisse chiaramente dalla storia. Ho scelto la musica ed il canto corale per esprimere questo concetto. La musica veicola perfettamente questo afflato, questo desiderio di aprirsi agli altri, ha una funzione aggregatrice. La musica è universale e fa leva su sensazioni viscerali, ataviche, non razionali. Spero che questo traspaia nel film. 
     
    C’era anche il desiderio di condividere una storia d’amore. Una storia tra due persone affette da ritardo mentale che desiderano amarsi, scoprire la loro intimità, fare l’amore senza inibizione. L’amore e la sessualità sono due soggetti raramente trattati quando si parla di persone affette da sindromi come quelle di Gabrielle e Martin. Questi argomenti sono ancora tabù. Io desidero invitare le persone ad aprirsi al diverso, a contribuire all’accettazione delle diversità. Siamo tutti diversi, anche se alcune diversità sono più visibili dal punto di vista fisico, mentre noi abbiamo imparato a camuffare meglio le nostre. A prescindere dalle diversità, tutti vogliamo amare e sentirci amati.
     

    Sindrome di Williams – Beuren

    La sindrome di Williams-Beuren (nota anche come sindrome di Williams) è una malattia genetica rara con incidenza di circa uno su 20.000 nati vivi; nota fin dal 1961, è stata caratterizzata a livello molecolare solo nel 1993.
     

    Quadro clinico

    La sindrome di Williams-Beuren è caratterizzata da stenosi aortica sopravalvolare (causata da un deficit di elastina), ritardo mentale associato ad un carattere estremamente socievole ed estroverso anche con gli estranei (quella che è stata descritta come personalità da "cocktail party"), ritardo di crescita spesso associato ad insorgenza postnatale, invecchiamento precoce e un aspetto del volto caratterizzato da tratti grossolani, con palpebre edematose, iride stellata, epicanto, dorso nasale depresso e narici antiverse, bocca larga con labbra carnose, guance paffute con mandibola piccola (Facies Elfica). Nonostante la presenza di questi tratti comuni i soggetti con Sindrome di Williams assomigliano ai loro genitori come ogni altro individuo. In Italia vi sono circa 3000 casi. 
     
    Presentano una compromissione all'emisfero destro, difficoltà visivo-spaziali e presentano una dissociazione tra gli aspetti pragmatici, gli aspetti fonologici e sintattici del linguaggio. Presentano un quoziente intellettivo tra 60 e 70.
     
    La maggior parte dei bambini con Sindrome di Williams presentano una difficoltà di apprendimento ma tra loro esiste una diversa gamma di difficoltà. Alcuni bambini con SW possono rientrare nella media, mentre altri possono presentare un ritardo lieve o più grave. Le difficoltà di apprendimento si diversificano a seconda delle diverse aree prese in considerazione. I bambini con SW, infatti, tendono a mostrare maggiori difficoltà in determinate aree di apprendimento. Ad esempio un bambino con SW potrà presentare un vocabolario espressivo adeguato alla sua età e manifestare invece livelli di abilità inferiori per quanto riguarda i concetti matematici relativi al valore del denaro e del tempo.
     
    I soggetti affetti dalla Sindrome di Williams (SW) sono predisposti ad otiti frequenti e presentano un apparato uditivo molto sensibile. Un tratto comune nella SW è infatti l'ipersensibilità ai rumori (iperacusia) che specie nei neonati e nei più piccoli è causa di risvegli e pianti improvvisi. Nei primi mesi e durante il primo anno di vita è comune la difficoltà a dormire. Le cause non sono chiare: potrebbe trattarsi di coliti o mal di stomaco, in alcuni casi legati alla celiachia, che rappresenta un'altra caratteristica spesso presente nei soggetti con SW. I bambini con SW solitamente cominciano a camminare in ritardo e ad avere difficoltà con la motricità fine. Cominciano a parlare in ritardo, formando le prime frasi attorno ai 3 anni; il linguaggio continua a migliorare a partire dai 4-5 anni. Manifestano una buona memoria uditiva e un notevole interesse nella musica, che si manifesta con una straordinaria abilità musicale; apprendono con estrema facilità le canzoni.
     
     

    Causa genetica

     
    La Sindrome di Williams (SW) consiste in un disordine neurocomportamentale genetico; non è ereditaria, ma rappresenta semplicemente "un caso" dovuto alla delezione del cromosoma 7. Il 96% dei casi mostra una delezione di circa 1,5Mb nella regione 7q11.23 fiancheggiata da due dupliconi di 400kb con il 95% di omologia reciproca. Il restante 4% dei casi è dovuto all'inversione della stessa regione cromosomica, tra i geni presenti in questa regione vi è anche quello per l'elastina.
  • Spunti di Riflessione:
     

    di L.D.F.

    1) La regista Louise Archambault ha realizzato “Gabrielle” per porre in luce come persone, considerate ai margini della società, i cosiddetti invisibili, (i due ragazzi protagonisti del film), possono trarre forza dall’arte e soprattutto dalla musica. Secondo voi ella è riuscita a trasmettere attraverso le pagine filmiche queste sue sensazioni e queste sue aspirazioni?
    2) L’Archambault voleva raccontare una storia d’amore tra due “invisibili”, due ragazzi affetti da ritardo mentale, attraverso il modo in cui essi vivono l’amore e la sessualità. Perché Gabrielle e Martin, i due protagonisti del film si trovano davanti all’opposizione di alcuni dei loro familiari?
    3) Si può affermare, secondo voi, che la scoperta dell’amore abbia suscitato nei due ragazzi il desiderio di indipendenza da realizzarsi attraverso l’autonomia delle loro decisioni?
    4) Jean-Martin Lefebvre-Rivest, responsabile di una casa famiglia (il Laurent del film), ha insegnato a Louise un comportamento importantissimo: non trattare da bambini le persone disabili come coloro che sono affetti dalla sindrome di Williams. Secondo voi questo comportamento è giusto?
    5) Perché gli affetti dalla sindrome possono avere gradi di intelligenza diverse?
    6) Perché essi possono trovare difficoltà di apprendimento solo in determinati settori di conoscenza?
    7) La sindrome è accompagnata da un comportamento socievole e introverso da aiutare a sviluppare e non da umiliare proibendo. Qual è la vostra opinione in merito?
    8) Gabrielle e Martin, nel film, cantano insieme in una corale di “invisibili” ”Les Muses”, dove viene applicata una didattica, attraverso la quale si tende a fare di questi ragazzi dei professionisti senza negare i loro limiti. E nel film è narrata, in sottofondo, la storia di questa corale cui Gabrielle e Martin partecipano. Ci sono momenti filmici legati a Les Muses che vi abbiano particolarmente colpito e commosso?
    9) Perché la troupe decide di trasferirsi in India in una poverissima regione agricola, la Larmataka, per girare alcune scene del film? In quel luogo esiste una scuola per alunni indigenti dove si insegna la musica tradizionale indiana. Attraverso queste pagine filmiche cosa voleva dimostrare l’Archambault? 
    • Che la musica, qualunque musica, sappia parlare al cuore? 
    • Che la musica, qualunque musica, comunque leghi chi la canti da chi l’ascolti? 
    • Che la musica, sempre e ovunque, sappia e possa parlare di pace. Basta saperla ascoltare?
    10) Perché Louise Archambault ha voluto che Robert Charlebois, uno dei cantanti più famosi del Quebec, partecipasse al film incontrando i ragazzi?
    11) Perché la regista, dopo aver avvisato la corale che Chalebois  sarebbe venuto non le ha detto l’orario esatto del suo arrivo?
    12) Dei due protagonisti del film Gabrielle e Martin, solo la ragazza è affetta dalla sindrome di Williams. Perché questa scelta? E perché l’attore che interpreta Martin è stato scelto anche se non affetto da alcuna sindrome? 
    • Perché tra due disabili sarebbe stato difficile, cinematograficamente parlando, si creasse un’alchimia amorosa?
    • Perché sarebbe stato complicato rendere i sentimenti veritieri oltre all’handicap?
    • Perché attraverso Alexandre (il nome vero di Martin), Gabrielle ha trovato una sicurezza che forse non avrebbe avuto con un altro disabile?
    13) Molte persone che vivono a stretto contatto con persone affette da ritardo mentale, hanno confessato all’Archambault che esse mostrano nelle loro esperienze, riguardo alla sessualità alcun tipo di pudore. Ciò vuol dire che tali persone nel discorso del sesso e dell’amore non hanno alcun filtro? E questo atteggiamento, legato alla loro sindrome, non li rende vittime designate di coloro che possano approfittare della loro innocenza?
    14) La mamma di Gabrielle era una violinista che con la nascita della sua bambina, ha abbandonato il violino per divenire psicoterapeuta. Perché? Per capire meglio la sua figliola? Per esserle accanto sempre e comunque? Per evitarle pericoli?
    15) Qual è la posizione di Sophie la sorella maggiore di Gabrielle quando sa che la sorella sta vivendo una storia d’amore con un disabile come lei?
    16)Rémi è il direttore di “Les Muses”. Qual è il suo atteggiamento verso i membri, piuttosto particolari, della sua corale?
    17) Laurent è proprietario e operatore del centro in cui Martin e Gabrielle si conoscono. Si può dire che Laurent insegni a tutti il rispetto che si deve a ogni essere umano?
    18) Raphael è il compagno di Sophie. Pur non comprendendo alcuni atteggiamenti che la sua compagna ha nei riguardi della sorella, a Gabrielle vuole bene. Perché gli fa pena o perché gli ispira tanta tenerezza?
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