Remember In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    IL FILM , SELEZIONATO DA AGISCUOLA PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA (27 GENNAIO 2016), ESCE NEI CINEMA IL 4 FEBBRAIO 2016
    E DAL 21 GENNAIO 2016 E’ DISPONIBILE, IN ANTEPRIMA NAZIONALE,
    PER PROIEZIONI SCOLASTICHE NELLE SALE

    IL FILM E’ DISPONIBILE ANCHE IN VERSIONE ORIGINALE CON SOTTOTITOLI

    PER PRENOTAZIONI ED INFORMAZIONI NUMERO VERDE
    800486270

     

    Tu sei l’unica persona che potrebbe ancora riconoscere il volto dell’uomo che ha sterminato le nostre famiglie

    Devi Trovarlo... Devi Ucciderlo

    Noi siamo gli ultimi sopravissuti

    Remember è la storia ai giorni nostri di Max (Martin Landau) e Zev, (il premio Oscar Christopher Plummer), anziani, malati, vivono all’interno di un ospizio e scoprono che il nazista che assassinò la loro famiglie circa 70 anni prima, nel campo di sterminio di Auschwitz, vive attualmente in America sotto falso nome. Malgrado le evidenti sfide chela scelta comporta, a causa della demenza senile di Zev e per il fatto che Max è inchiodato su una sedia a rotelle, decidono di portare a termine una missione per rendere una giustizia, troppo a lungo rimandata, ai loro cari, portandola a compimento con una mano tremolante e nello stesso tempo, ferma. La loro decisione dà l'avvio a uno straordinario viaggio con conseguenze sorprendenti.
    Remember è una storia avvincente in cui il capitolo più tragico della del XX secolo entra in collisione con una missione di vendetta compiuta ai giorni nostri.
    Remember è un film che può rappresentare un utile strumento didattico per introdurre gli studenti all’analisi degli eventi della II Guerra Mondiale e dell’Olocausto attraverso un punto di vista assolutamente originale.

  • Genere: drammatico/storico
  • Regia: Atom Egoyan
  • Titolo Originale: Remember
  • Distribuzione: Bim film
  • Produzione: Robert Lantos /Ari Lantons
  • Durata: 95’
  • Sceneggiatura: Benjamin August
  • Direttore della Fotografia: Paul Sarossy
  • Montaggio: Christopher Donaldson
  • Scenografia: Matthew Davies
  • Costumi: Debra Hanson
  • Attori: Christopher Plummer, Martin Landau, Bruno Ganz, Jurgen Prochnow, Heinz Lieven, Dean Norris, Henry Czerny
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Il materiale

    Il produttore Robert Lantos non era interessato a rivisitare i temi dell'Olocausto e della demenza avendoli già trattati in precedenti film. Tuttavia, Remember è qualcosa di molto diverso. È una storia intima, ambientata ai giorni nostri, ma originata da un evento occorso 70 anni prima. “I macro eventi del passato che permeano il nostro presente, che si stingono nel nostro presente, danno forma a questo insolito racconto di una vendetta straordinaria”, afferma Lantos.
    Nel decennio che ha portato a questa convergenza di eventi, si è sviluppata una sempre crescente consapevolezza dell'ingente numero di criminali di guerra della Seconda Guerra Mondiale tuttora irreperibili e tuttavia sempre più anziani. La campagna "Operation Last Chance" è stata promossa nel 2002 dal Centro Simon Wiesenthal e si prefigge la missione di rintracciare gli ex gerarchi nazisti ancora ricercati.

    Il regista

    Questa è la storia di un uomo che prende quel poco di energia vitale che gli è rimasta e, mosso da una serie di istruzioni e dalla memoria, la investe tutta in un atto di vendetta che darà una svolta alla sua esistenza. È una storia triste, tenera e piena di suspense. La reazione di Lantos quando ha letto la sceneggiatura è stata al tempo stesso viscerale e istintiva, in particolare in merito alla scelta del regista a cui affidare il film, Atom Egoyan. “Remember è insieme uno studio di carattere e un racconto che tiene con il fiato sospeso e si snoda rivelazione dopo rivelazione.
    Questo tipo di narrazione è territorio di Atom Egoyan. È bravissimo a rimuovere gli strati e rivelare l'essenza di un racconto.”.“Questa è l'ultima storia che si può raccontare al giorno d'oggi in relazione a quel periodo storico”, sottolinea Egoyan a proposito dell'esigenza delle persone di avere un'ultima occasione di giustizia. Per molti versi, Egoyan considera Remember un lavoro complementare’ al suo film precedente Ararat - Il monte dell'Arca (anch'esso interpretato da Plummer e prodotto da Lantos), nel senso che “affronta il tema degli effetti residuali della storia nel corso del tempo e di come formiamo la nostra identità in particolare quando la nostra storia personale comporta un evento traumatico. Questo concetto di come il tempo e il trauma si rifrangono attraverso le generazioni è al centro di tantissimi materiali che mi interessano. Di sicuro è il tema di Ararat - Il monte dell'Arca e lo ritroviamo anche in questo film: le conseguenze di eventi storici sui figli degli autori dei crimini, sui figli dei superstiti, che si ripercuotono in modi del tutto inattesi. È impossibile prevedere quali saranno gli effetti e quest'incognita pervade il film.”.

    Oltre che dall'intensità dei temi storici di Remember, Egoyan è stato attirato anche dalla qualità della storia che Ari Lantos ha definito “un thriller contemporaneo con interpretazioni variegate ed è questo il motivo per cui Atom era la persona giusta per affrontarlo.”.

    AUSCHWITZ

    Il Campo di Auschwitz fu uno dei più grossi campi in cui i nazisti applicarono la loro “soluzione finale” nei riguardi del popolo ebraico.
    Il Complesso di Auschwitz- Birkenau, situato in Polonia, era una vera e propria catena di montaggio della morte. Era diviso in tre plessi: Auschwitz, dove venivano rinchiusi per lo più gli oppositori del regime, Birkenau il vero e proprio campo di sterminio, e Monowitz, campo di lavoro dove venne rinchiuso anche Primo Levi.
    In realtà, in Germania già dal 1936 esistevano dei campi di concentramento in cui potevano essere rinchiusi ebrei ma anche zingari, omosessuali e delinquenti comuni. Si trattava tuttavia di campi di lavoro e non di campi di sterminio. Ma nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938, la notte dei cristalli, i nazisti squarciarono tutte le vetrine dei negozi ebrei dando così inizio alla loro persecuzione.
    Hitler, peraltro, fino a che non riuscì a occupare gran parte dell’Europa, non si pose il problema degli ebrei; a lui interessava solo impadronirsi delle loro ricchezze. Vista la velocità con la quale occupò i paesi circostanti, il problema ebraico divenne rapidamente più pressante.
    Il Dittatore divenne, infatti, cancelliere nel 1933 e nel 1938, solo 5 anni dopo, agli incontri di Monaco, dettava praticamente legge all’Europa intera.
    E tentò di liberarsi degli ebrei tedeschi letteralmente offrendoli all’Inghilterra e agli Stati Uniti che, non immaginando cosa sarebbe accaduto, rifutarono l’asilo.
    Hitler aveva persino pensato di trasferirli tutti nel Madasgar ma il problema di attraversare il canale di Suez, in mano agli inglesi, lo fece desistere.
    Quando tra 1° settembre del 1939, giorno della invasione della Polonia, e il 1941 egli si trovò padrone dimezza Europa, il problema ebraico nei disegni del Reich divenne prioritario, ed allora il Dittatore diede incarico a Himmler, capo delle S.S. e della Gestapo, di trovare una soluzione.
    La soluzione furono i campi di sterminio.
    I primi di questi, ad esempio Dachau non disponevano di camere a gas, ma i nazisti allestirono delle camere a gas sui camion.
    Dal ‘41 fino alla liberazione dei campi, gli ebrei deportati furono sottoposti a sofferenze inaudite. I vecchi e i bambini, spesso accompagnati dalle loro madri affinché non piangessero ed infastidissero le S.S. , venivano immediatamente portati nelle camere a gas. Gli uomini in grado di lavorare venivano impiegati, fino a sfinirli, nelle industrie e nei campi di lavoro mentre le giovani donne venivano rinchiuse in camerate ad uso delle guardie del campo.
    Ad Auschwitz, il campo di sterminio più grande d’Europa, operò il cosiddetto Medico della morte, Joseph Mengele, che tentava strani esperimenti soprattutto su bambini gemelli e su coloro che avevano occhi eterocromi. E sarebbe sicuramente stata preferibile una morte immediata nelle camere a gas.
    Mengele è uno di quelli che scomparve alla fine della II Guerra Mondiale probabilmente messosi in salvo grazie all’aiuto di uno stato amico. Pare sia morto in Brasile.
    Il campo di Auschwitz- Birkenau è quello da cui parte l’antefatto della storia narrata nel Film.
    Auschwitz- Birkenau fu liberato il 27 gennaio 1945 dall’esercito russo in avanzata.
    Vi avevano trovato la morte oltre un 1.200.000 persone.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Fiammetta Fiammeri e Marco Patrizi


    1) Vivere la vita al posto di un altro: Il personaggio di Zev tra Max e Otto.

    2) Il viaggio di Zev attraverso la demenza senile e le difficoltà che questa comporta.

    3) E’ credibile che la determinazione di un uomo a trovare la vendetta possa portarlo a superare anche difficoltà apparentemente insuperabili?

    4) E’ credibile che Max affidi a Zev, nonostante la demenza che ogni mattina lo costringe a svegliarsi vuoto di ricordi e stimoli, la vendetta, affidandosi solo alla sua voce e a una lettera?

    5) La figura di Max, eroe o antieroe.

    6) Max ha pianificato il viaggio di Zev nei minimi particolari e lo ha indirizzato diretto e sostenuto in ogni difficoltà fino all’esito finale. Ma cosa voleva realmente che Zev facesse per portare a completamento la loro comune vendetta?

    7) Il facile acquisto della Glock da parte di un novantenne in un negozio d’armi, nonostante l’apparente incapacità di maneggiare l’arma, è conforme alla politica degli Stati Uniti sul possesso di armi. Quali riflessioni vi suscita?

    8) Zev sembrerebbe non saper usare l’arma che ha acquistato. Eppure, per difendersi, uccide un uomo con due colpi precisi, al cuore ed alla testa. L’istinto o la paura per la propria vita possono giustificare tale comportamento e tale capacità?

    9) Ognuna delle persone che Zev, su indicazione di Max, cerca, ha lo stesso nome e potrebbe essere lo sterminatore della sua famiglia ad Auschwitz. Eppure, anche coloro che risulteranno innocenti, hanno un forte collegamento con il nazismo. Attraversare le diverse tematiche collegate a queste figure può essere una delle chiavi di lettura del film?

    10) La solitudine degli anziani costretti a vivere solo con i loro fantasmi. Motivo di vita o motivo di morte?

    11) La musica di un piano. Un uomo anziano che suona molto bene, Zev, e un altro anziano che riconosce Wagner. Inizio o fine della ricerca di Zev?

    12) Zev, è un anziano, affetto da demenza senile, ha difficoltà a rimanere lucido e presente a se stesso. Eppure basta un attimo per passare dalla confusione più totale alla crudele lucidità del ricordo.

    13) Gli ebrei americani, figli di ex deportati o di ebrei sfuggiti ai nazisti, vedono le vicende della seconda guerra mondiale come fatti storici e per questo da loro lontani? Oppure i loro genitori mantengono vivo il ricordo e se si, lo trovate giusto?

    14) La storia inizia con un anziano uomo che apre gli occhi nel proprio letto e boccheggia con affanno e preoccupazione un nome di donna; la fotografia inaugura il lungometraggio con una sfocata tavolozza di colori caldi che accomoda le sensazioni dello spettatore in un ambiente intimo e rassicurante. La confusione dipinta sul volto dell’uomo resta costante mentre i pochi passi che lo separano dall’uscita mostrano un drastico cambiamento di luogo e luce tra l’interno e l’esterno della stanza: dove si trova l’anziano? Chi cercava con ansia dal proprio letto?

    15) Come viene descritto l’uomo da questi primi attimi di girato secondo voi? Che contorni ne tratteggiano?

    16) Seppur in media res e in balia della narrazione, le brevi sequenze dell’inizio ci forniscono, quasi immediatamente, la bussola per ritrovare un minimo di orientamento. Cosa differenzia tra loro i personaggi di Max e Zev secondo la vostra opinione? Sotto che aspetto l’anziano sulla sedia a rotelle funge da contrappunto per il profilarsi del personaggio di Zev in questi primi passaggi?

    17) Sin dall’inizio, la regia si mette a servizio dell’intreccio, con umiltà, come fosse un piedistallo che offre alla sceneggiatura una “tabula rasa” su cui imprimere il proprio segno a sua totale discrezione in quanto a ritmo e distillazione del percorso narrativo, impostando tale “tabula rasa” nell’ottica stessa dello spettatore la cui posizione resta sostanzialmente priva di riferimenti certi. Quale punto di vista imposta la regia secondo voi? Riscontrate una certa gradualità nell’approfondimento del personaggio di Zev?

    18) Riuscite a riscontrare scelte tecniche utilizzate nella realizzazione del lungometraggio che fungano in qualche modo da spessore alla metafora che il racconto cinematografico dipana?

    19) Di che tipo di cerimonia credete si tratti quella cui assiste il gruppo di anziani?

    20) Cosa rappresenta Max per Zev? Quanta delicatezza è possibile apprezzare nei visi di questi due monumentali attori nel momento in cui fanno danzare i due personaggi in questa funzione che lega il soccorso del primo alla necessità del secondo: riscontrate cambiamenti ed evoluzioni nel personaggio di Max?

    21) La macchina da presa si sofferma su ampi spazi, mettendo in luce macro ambienti che non mancano di sottolineare l’enormità di uno spostamento per un uomo come Zev, soffermandosi poi sull’aspetto microscopico delle circostanze materiali e delle emozioni, scortandoci all’interno di una vastissima gamma di suggestioni e stati d’animo che il protagonista ci trasmette tramite una recitazione impressionante. La sua paura e la sua confusione diventano le nostre. In cosa risalta secondo voi il delicato filo che lega sceneggiatura, pellicola e poltrona dello spettatore, accomunando, per il tempo della narrazione, le nostre sorti con quelle del protagonista?

    22) “You are the only person who could still recognize the man who murdered our families.”“Tu sei l’unica persona che potrebbe ancora riconoscere l’uomo che ha ucciso le nostre famiglie.” Max proietta Zev all’interno di questa ricerca, alimentata dal fuoco della vendetta che rende possibile per un anziano, quasi interamente dipendente dalle cure di una casa di riposo, andare da una parte all’altra del continente americano in cerca del blockführer di stanza ad Auschwitz durante il massacro dei suoi parenti. Il veicolo di tale fuoco è però un uomo che vacilla nella mente e nel corpo e, tremando nel passo, sembra trasmettere tale tremolio alla macchina da presa che, con sapiente incertezza, segue i suoi passi infondendo la medesima incertezza anche nello spettatore. Riscontrate ricorrenze nella tipologia delle inquadrature che avvicinano il vostro occhio a quello di un compagno di viaggio nelle medesime condizioni di Zev?

    23) Quale scena, secondo voi, rappresenta il punto d’evoluzione della lettera di Max da elemento di svolta nell’intreccio a fonte di verità soggettiva e oggettiva “in itinere” per Zev?

    24) Nel progredire del racconto, Zev resta l’unico cui risulta necessaria la lettera di Max per ritrovare il punto. Non credete che regia e sceneggiatura facciano in modo di mettere lo spettatore nelle condizioni di un novantenne, privo di memoria per cui ogni singolo passo risulta la fatica di una vita? Grazie a cosa, secondo voi?

    25) Il titolo del film ha in sé un’ambivalenza di significati che oscilla dall’invito all’imperativo. Il tema del ricordo a breve e lungo termine si articola all’interno della vicenda, mescolandosi al ricordo della Storia e dei rapporti di causa effetto che esso imprime nel procedere dei momenti del racconto. A prescindere dalla sua soggettività, ritenete che l’interpretazione del titolo dell’opera conservi una natura statica o volutamente dinamica?

    26) Il direttore della fotografia Paul Sarossy: “Dal punto di vista dell'immagine, una differenza sostanziale tra questo progetto e altri film che Atom ha realizzato in passato è che è quasi interamente girato con la camera a mano. È stato un principio che abbiamo elaborato molto tempo prima di iniziare le riprese per dare la sensazione della presenza della defunta moglie di Zev che lo accompagna lungo tutto il film. La macchina da presa è viva e, anche nelle situazioni più statiche, si muove in modo impercettibile.” Quali scene in particolare suscitano in voi l’impressione di osservare gli eventi attraverso gli occhi della defunta Ruth?

    27) Il film rappresenta un’inusuale studio della memoria e del trauma attraverso l’evoluzione e la presa di coscienza di un personaggio che è costretto a doversi ricordare, momento per momento, dove si trovi e cosa stia facendo. Qual è l’innesco del suo viaggio e quali sono i presupposti che muovono i suoi passi e la sua mano? Sotto che aspetto i due affiatati compagni d’ospizio risultano complementari tra loro?

    28) Zev prende atto che il terzo Rudy Kurlander della lista(sono quattro uomini dello stesso nome che, per Max, Zed deve trovare) è morto e chi trova al suo posto? Cosa rende l’incalzare degli eventi all’interno di un’abitazione così drammaticamente pressante secondo voi? Risulta possibile individuare elementi fonte di perplessità negli accadimenti?

    29) Soffermatevi sulla delicatissima architettura del personaggio di Max e come essa si colloca all’interno del mosaico narrativo con eleganza ed enorme rilievo. Risulta possible, secondo voi, identificare, nell’operato di Max, la metafora di un grande rovesciamento di prospettiva di ciò che accadeva sotto il regime nazista a livello di degradazione della memoria e dello spirito?

    30) Riflettete su quanto accade dal momento dell’ingresso di Zev nella quarta e ultima abitazione, mèta del suo percorso, al momento dell’uscita dei due anziani in giardino. Per quanto appaia chiaro il profilarsi degli eventi, cosa consente alla narrazione di non sbilanciarsi e sostenere una trama tutto sommato imperscrutabile fino alla fine?

    31) Quali sensazioni suscitano con fragore gli ultimissimi primi piani al volto di Zev? Cosa mostrano dell’anziano secondo voi?

    32) A chi ritenete appartenga la testa a cui Zev punta la pistola nel giardino di cui parliamo nella domanda 30? Chi intende sopprimere chi nella finale e sola vera presa di coscienza del protagonista? Pensate possa rappresentare la morte della memoria stessa? Mostrando le svariate sfaccettature di un’ampia metafora cinematografica, il finale dell’opera fornisce una moltitudine di spunti di riflessione circa un personaggio che è veicolo dinamico ed in costante evoluzione dello spirito del tempo. Riflettete sull’epilogo del racconto in funzione dell’identità di mittente e destinatario dell’annullamento e della soppressione.

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