Gli ultimi saranno ultimi In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Cosa ci fa una donna incinta di nove mesi, impaurita, con una pistola puntata contro un poliziotto?

    GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI racconta la storia di LUCIANA COLACCI, una donna semplice che sogna una vita dignitosa insieme a suo marito STEFANO. È proprio al coronamento del loro sogno d’amore, quando la pancia di Luciana comincia a crescere, che il suo mondo inizia a perdere pezzi: si troverà senza lavoro e deciderà di reclamare giustizia e diritti di fronte alla persona sbagliata, proprio un ultimo come lei, ANTONIO ZANZOTTO .

    Un film che, tra risate, bugie, incomprensioni e voltafaccia, racconta le emozioni in tutte le sfumature possibili.

    «Nostro signore ha detto che gli ultimi saranno i primi...ma non ha detto di preciso quando».

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Massimiliano Bruno
  • Titolo Originale: Gli ultimi saranno ultimi
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Produzione: Fulvio e Federica Lucisano
  • Data di uscita al cinema: 12 novembre 2015
  • Durata: 103’
  • Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Paola Cortellesi, Furio Andreotti, Gianni Corsi
  • Direttore della Fotografia: Alessandro Pesci
  • Montaggio: Luciana Pandolfelli
  • Scenografia: Sonia Peng
  • Costumi: Alberto Moretti
  • Attori: Paola Cortellesi, Alessandro Gassman, Fabrizio Bentivoglio
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    Non mi ero reso conto, prima di arrivare al montaggio, di aver girato un film che parlava di così tante persone. Mentre scrivevamo, era chiaro il nostro intento di raccontare una coralità di “ultimi”, ma rivedendo poi le scene girate mi sono sorpreso di ritrovarci dentro chi mi sta vicino da una vita. Questa è la storia dei miei amici, dei miei amori, della mia famiglia: è la mia storia. Ed ha la caratteristica che ha la vita, tante sfumature diverse. È per questo si riesce a ridere, ci si commuove, ci si indigna e a un certo punto si ha addirittura paura. I personaggi si muovono in questo racconto come naufraghi in un oceano che gli offre delle zattere di salvataggio. Alcuni ce la fanno, altri devono passare in un Purgatorio di ingiustizie prima di tirare fuori il coraggio e la forza di reagire. È il caso di Luciana (Paola Cortellesi), donna qualsiasi costretta a subire affronti insensibili, sopportando le negligenze costanti di suo marito Stefano (Alessandro Gassmann) e di un mondo intorno che non la aiuta affatto. E di Antonio (Fabrizio Bentivoglio) vessato, umiliato e portato a comportarsi come non avrebbe mai voluto. Una crisi di dignità che diventa una crisi d’identità e che porta inevitabilmente a sbagliare. Lavorare con Paola è stata l’ennesima meravigliosa tappa di un rapporto professionale e umano che da sempre mi arricchisce. Il modo in cui ha affrontato Luciana ha del soprannaturale. Non è mai stata così in forma e sono convinto che questo rimarrà per lei il personaggio della vita. Noi due siamo cresciuti insieme sui piccoli palchi off romani, portando avanti non solo commedie e comicità ma spettacoli combattenti e sanguigni. Con lei ho condiviso i grandi teatri, le trasmissioni televisive, il cinema e insieme abbiamo cercato di crescere e migliorarci anno dopo anno. Ho scelto di fare come primo film da regista NESSUNO MI PUÒ GIUDICARE proprio perché ci tenevo a raccontare una storia al femminile con Paola protagonista ed ora, a cinque anni di distanza, ci ritroviamo ancora una volta insieme per GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI, storia completamente diversa ma altrettanto significativa per entrambi. Con Gassmann siamo al nostro secondo film insieme dopo VIVA L’ITALIA, e ancora una volta ho trovato un attore straordinario, sempre più preparato e vorace di relazionarsi con il regista. Ha assimilato velocemente lo Stefano della nostra storia, rispettando la simpatia cialtrona e tenera che avevamo disegnato in sceneggiatura. Alessandro è a un punto della sua carriera nel quale riesce a dare quel qualcosa in più a un personaggio. Spero davvero di continuare a dirigerlo in futuro. Per la prima volta invece ho lavorato con Fabrizio Bentivoglio. L’inverno scorso lo vidi a teatro interpretare un personaggio agli antipodi rispetto a quello che aveva sempre fatto, pensai che era eccezionale. Ho capito subito che era perfetto per il nostro Antonio. Fabrizio è uno che “indossa” i personaggi e così piano piano ho visto che il suo poliziotto prendeva forma, imparava a camminare in maniera buffa, a parlare con una delicata cadenza veneta a pensare in maniera diversa e imbarazzata. Il risultato è quanto di meglio potevo aspettarmi. In questo film ho deciso di cambiar pelle e ricordarmi delle mie radici. È per questo che ho voluto fare tante prove con gli attori sul palco di un piccolo teatro di Testaccio. Un impegno costante, battuta per battuta, che mi ha ricordato tutto l’amore che ho per questo mestiere. Ho lavorato sulla verità, soprattutto nella parte di commedia ho cercato di non andare mai sopra le righe. Ho scelto di girare tutto in maniera ruvida, sempre con la macchina a mano, per rendere viva la rabbia e l’amore che trasudava dalla nostra storia. Mi sentivo in dovere di farlo. E ancora una volta i miei produttori Fulvio e Federica Lucisano mi hanno seguito con fiducia, rinsaldando nuovamente il nostro bellissimo rapporto oramai decennale. «Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che lo contengono» (Bertolt Brecht) Massimiliano Bruno

    COMMENTI DEI PROTAGONISTI

    Luciana Colacci è una donna comune, onesta, senza ambizioni particolari. Conduce una vita serena, ama suo marito, svolge puntuale il suo lavoro e questo le basta. Aspetta un bambino e vorrebbe per lui una vita dignitosa; anche questa non le sembra una pretesa irragionevole. Luciana Colacci ambisce al minimo desiderio garantito. È quando anche questo minimo le sembra irraggiungibile che la mite Luciana, inaspettatamente, si lascia travolgere dall’esasperazione e compie un gesto sconsiderato. Qual è il confine per ognuno di noi? È la domanda che mi sono posta nell’affrontare Luciana. Perché questa è una storia di confine: non ci sono il bene o il male, i buoni o i cattivi, la commedia o il dramma. C’è la vita. E le contraddizioni che legano i momenti lieti e quelli duri, la spensieratezza e la follia, la serietà e la leggerezza. Per più di due anni in teatro ho interpretato Luciana Colacci e grazie all’originalità del racconto teatrale di Massimiliano Bruno ho potuto interpretare anche gli altri personaggi. Quando si è pensato di farne un film, Federica e Fulvio Lucisano e Rai cinema hanno subito dato il loro sostegno. Personalmente penso che questa storia fosse urgente allora e la considero più che mai attuale adesso. In questo film ho avuto il grande privilegio di trovarmi al fianco di attori straordinari come Alessandro Gassmann e Fabrizio Bentivoglio che hanno sposato subito questo progetto e lo hanno impreziosito con il loro talento e la loro sensibilità, insieme a un cast eccezionale. Ho avuto, ancora una volta, la fortuna di lavorare insieme a Massimiliano Bruno. Con lui ho mosso i primi passi in questo mestiere e ho già condiviso innumerevoli esperienze professionali in teatro, in tv e nel cinema. “Gli ultimi saranno ultimi” per me rappresenta un momento particolarmente caro del percorso fatto insieme...e nonostante circa due decenni di conoscenza, confidenza, collaborazioni e una profonda amicizia, Massimiliano riesce ancora a sorprendermi! Paola Cortellesi Appena ho letto la sceneggiatura de GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI, ho deciso che avrei voluto esserci! Mi interessava la storia, la tematica, il fatto di lavorare di nuovo con Massimiliano Bruno dopo VIVA L'ITALIA, incontrare un’attrice come Paola Cortellesi! La forza di questa sceneggiatura sta nella sua capacità di raccontare una piccola realtà di provincia, che ci racconta il paese in questo difficile momento storico. Parlare di lavoro, di maternità, senza essere superficiale, non rinunciando al sorriso, e privilegiando i rapporti umani. La prima visione del film mi ha commosso profondamente. Felice di far parte di quest’avventura, ringrazio la IIF e Massimiliano per la forza e la determinazione che ha messo in un film che amo e che spero amerete anche voi. Alessandro Gassmann Non avevo visto lo spettacolo teatrale in cui Paola faceva tutti i personaggi, e così la lettura della sceneggiatura è stata per me una sorpresa. Mi ricordava certe atmosfere di Carlo Mazzacurati, altro grande cantore di “ultimi” e guarda caso proprio in un suo film, A CAVALLO DELLA TIGRE, le nostre strade - quella di Paola e la mia - si erano incrociate l’ultima volta. Ma anche lo sguardo con cui questi “ultimi” venivano guardati, affettuoso, partecipe, mai derisorio, mi ricordava Carlo. Ne parlai a Massimiliano e anche lui fu d’accordo, in onore a Mazzacurati, di far arrivare il nostro Antonio dal profondo Nord-Est e di chiamarlo Zanzotto, come il suo poeta preferito. Antonio Zanzotto è un poliziotto, un tutore dell’ordine, un ruolo in cui non sono concessi errori, sia per chi ti guarda da fuori, i cittadini, sia per i colleghi che condividono con te quella divisa. Un ruolo tanto delicato, quanto controverso, sia nella vita, sia sulla scena. Antonio Zanzotto e la sua vicenda ci dicono quanto essere padroni delle proprie scelte, anche quando si sbaglia, serva almeno a potersi riconoscere in quello sbaglio, a potersi ancora guardare allo specchio, a ripartire da lì. Quando invece si sbaglia senza essere padroni delle proprie scelte, subendo passivamente tutti i condizionamenti esterni, si possono commettere errori irriconoscibili, anche per la persona stessa che li ha commessi. E se Antonio all’inizio rimane padrone di quella sua scelta, riconoscendola come sua, alla fine non lo sarà più e questo lo condannerà a sbagliare di nuovo e ancor più tragicamente, a diventare l’ultimo tra gli ultimi. È il controcanto alle vicende di Luciana e Stefano, lei operaia in dolce attesa che tiene nascosta la sua gravidanza per evitare di perdere il posto e lui beato nullafacente; che però, pur nella loro sgarrupata provvisorietà, riescono ad essere sempre i padroni delle proprie scelte, anche quando sbagliano, e a dare alla luce il loro Mario che, ne siamo convinti, un giorno diventerà un primo tra i primi.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Leonardo Piacente

    1) "Gli ultimi saranno ultimi" è sicuramente un titolo accattivante e controverso. Cosa vi trasmette e cosa vi suscita?

    2) Il film ci presenta la vita di Luciana Colacci, una donna che, seppur messa continuamente alla prova da un lavoro duro, mal retribuito e da un marito che, ostinatamente, non cerca lavoro, trova la felicità e la stabilità grazie agli affetti che la circondano. Data questa premessa e dato ciò che lascia trasparire il film, nelle sue prime sequenze, credete che Luciana sia facilmente accontentabile, oppure che sia una donna dotata di una forte tenacia?

    3) Stefano, il marito di Luciana, è un personaggio semplice, ma dalle mille sfaccettature. Quali suoi aspetti sentireste di condannare e quali invece lodereste?

    4) Stefano e Luciana sognano di avere un figlio, ma con la loro situazione economica e lavorativa, questo sogno sembrerebbe una mera utopia. Pensate che per il proprio bene, (anche ragionando sulla parte finale del film), i due coniugi avrebbero dovuto aspettare del tempo per mettere su famiglia?

    5) In contemporanea e parallelamente alla storia di Luciana e di Stefano, si sviluppa la storia di Antonio Zanzotto, ex poliziotto trasferito con disonore dal suo commissariato. Quello di Zanzotto, sarà un processo di inserimento lungo e travagliato che non si risolverà per tutta la durata del film. Pensate che questa vicenda possa definirsi una storia di integrazione, o pensate sia legittimo definirla in un altro modo?

    6) Antonio Zanzotto e Luciana Colacci. Due ultimi, due personaggi costretti ad assecondare quello che la vita gli sbatte in faccia per sopravvivere. Cosa pensate abbiano in comune queste due figure? In cosa differiscono?

    7) Sia Luciana che Zanzotto cercheranno di alleviare questo loro "essere ultimi", ma sicuramente affronteranno l'argomento in maniera personale e unica. Quali soluzioni adotterà Zanzotto a riguardo durante il film, e quali Luciana?

    8) In relazione a Zanzotto, si svilupperà la figura di Manuela, una transessuale, schernita e derisa da buona parte della popolazione locale. Secondo voi, il rapporto venutosi a creare tra i due personaggi presenta un'impronta di rilevanza amorosa, di amicizia o di chi, rifiutato da tutti, cerca di appoggiarsi a qualcuno che vive la sua stessa tragedia umana?

    9) Il film, come vedremo, potrà essere inteso come una parabola ascendente verso la miseria e il crollo psicologico dei personaggi. Ovviamente la punta massima di questa decadenza è rappresentata dal confronto tra Zanzotto e Luciana. La difficoltà che i due incontreranno in questo confronto sarà dovuta a una reciproca incompatibilità nel capirsi a vicenda. Secondo voi, da cosa possono essere causate queste incomprendioni?

    10) Zanzotto, subito dopo il confronto finale con Luciana, cede e decide di ritirarsi dalla polizia. Sentite di appoggiare questa sua decisione?

    11) "Gli ultimi saranno ultimi" è un film drammatico che però lascia spazio a una certa comicità e a un certo spirito. Pensate che questa componente "comica" possa star a simboleggiare un aspetto in più del film?

    12) Il crollo psicologico di Luciana è dovuto a un serie di eventi che, nel film, non vengono specificati interamente. Quali possono essere questi elementi?

    13) «Nostro signore ha detto che gli ultimi saranno i primi...ma non ha detto di preciso quando». La frase finale del film recitata da Luciana, racchiude in sé il significato intero del film. Come pensate sia interpretabile tale frase?

    14) Tutti noi sentiamo il bisogno di sentirsi accettati e di essere accolti dai nostri cari vicini. Cerchiamo stabilità, serenità e, come i protagonisti del film, lo facciamo in un modo unico, personale. In quale personaggio della pellicola sentite di rispecchiarvi maggiormente?

    15) Il finale del film è natura risolutiva. Il bambino di Stefano e Luciana è salvo, e la stessa Luciana sembra esser sopravvissuta all'incidente. La protagonista femminile però, reciterà il suo monologo finale come se fosse una presenza, una voce fuori campo non un essere presente nella storia. Pensate che il finale sia aperto a più interpretazioni? Se sì, quali?

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