Stampa questa pagina

La memoria dell'acqua In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Un bottone di madreperla incrostato nella ruggine di una rotaia in fondo al mare: è una traccia dei desaparecidos di Villa Grimaldi a Santiago, il grande centro cileno di detenzione e tortura sotto la dittatura di Pinochet. Un fiume che scorre e il tintinnio delle cascate: è la canzone dell’acqua alla base della cultura dei Selknams, popolazione nativa sudamericana trucidata dai colonizzatori. Due massacri, e la memoria dell’acqua: sono le chiavi narrative per raccontare la storia di un Paese e delle sue ferite ancora aperte, per percorrere il Cile e la sua bellezza, il Cile e la sua violenza. In un film eccezionale che affianca la crudezza della storia e la poesia della natura.

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Patricio Guzmàn
  • Titolo Originale: La memoria dell’acqua
  • Distribuzione: I Wonder Pictures
  • Produzione: Renate Sachse (Atacama Production)
  • Data di uscita al cinema: 26 aprile 2016
  • Durata: 82’
  • Direttore della Fotografia: Katell Djan, Additional Photography, Patricio Guzman, David Bravo, Yves De Peretti, Patricio Lanfranco, Raul Beas
  • Montaggio: Jean-Jacques Quinet
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

     

    LA PATAGONIA OCCIDENTALE 

    Situata nella parte meridionale del Cile, la cosiddetta “Patagonia occidentale” è il più grande arcipelago esistente al mondo: secondo le stime, l’infinità di isole, isolotti, scogli e fiordi che lo compongono si estende per oltre 74000 chilometri di costa. Questa regione ancora in parte inesplorata comprende l’estremo sud del continente americano e inizia dal golfo di Penas fino ad arrivare all’isola degli Stati (il punto più meridionale del Sudamerica). Un labirinto così immenso d’acqua ci riporta alle origini acquatiche dell’umanità. Secondo lo scienziato tedesco Theodor Schwenk, l’orecchio interno è un mollusco con il guscio a chiocciola, il cuore è il punto d’incontro di due correnti sotterranee, e alcune ossa del nostro corpo sono a forma di spirale, come un vortice d’acqua.

     

    L’ACQUA NEL COSMO

    L’acqua non è appannaggio esclusivo dei terrestri, ma è un elemento comune in tutto il sistema solare. La si trova sotto forma di vapore sui pianeti Giove e Saturno, sotto forma di ghiaccio su Marte, sulla Luna, e sui satelliti Europa e Titano. Al di là del sistema solare, l’acqua è presente in grandi quantità anche in altri corpi celesti. Nel 2010, l’osservatorio astronomico cileno “La Silla” ha individuato alcune stelle orbitanti intorno al pianeta Gliese, nella costellazione della Bilancia, a 20 anni luce dalla Terra, che potrebbero contenere acqua allo stato liquido. Attualmente nessuno può negare la possibile esistenza di un arcipelago come la Patagonia lassù.

     

    LA POPOLAZIONE DELL’ACQUA

    Realizzare un film su questo territorio mi ha spinto anche a riprendere parte della storia dei suoi abitanti. Nelle parole di Theodor Schwenk: “…l’atto di pensare somiglia all’acqua per la sua capacità di adattarsi a ogni cosa. La legge del pensiero è la stessa che governa l’acqua, sempre pronta ad adattarsi a ogni circostanza.” Forse questo spiega come un gruppo di uomini sia riuscito a vivere in quel posto per diecimila anni, isolato ed esposto a temperature polari, con venti di 124 miglia orarie. Si pensa che ci fossero ottomila abitanti nel 18° secolo. Adesso, il numero dei discendenti diretti sopravvissuti si aggira intorno a venti.

     

    IL REGISTA PATRICIO GUZMÁN

    Dopo il Golpe che ha rovesciato il governo di Salvador Allende, Patricio Guzmán é stato tenuto prigioniero allo Stadio Nazionale di Santiago e minacciato di morte. Ha abbandonato il Cile nel novembre del 1973. Da allora ha vissuto a Cuba, in Spagna e in Francia, dove risiede tuttora. Sei delle sue opere sono state premiate a Cannes: tra queste, figurano La battaglia del Cile, Il caso Pinochet, Salvador Allend e Nostalgia della luce. Nostalgia della Luce ha anche vinto il Grand Prix EFA nel 2010. Guzmán è anche il fondatore del Festival del cinema documentario di Santiago. Nel 2013 è stato invitato a far parte dell’Academy di Hollywood. I film della sua sua trilogia sulla Battaglia del Cile sono considerati tra i migliori documentari mai girati.

     

    NOSTALGIA DELLA LUCE

    Miglior Documentario, European Film Academy Prize 2010

    Selezione ufficiale fuori concorso, Cannes Film Festival 2010 

    Miglior Documentario, International Association of Documentary makers IDA, EU 2011 

    Selezionato tra i 20 migliori documentari del secolo (Sight and Sound), England 2013

     

    SALVADOR ALLENDE

    Selezione ufficiale fuori concorso, Cannes Film Festival 2004

     

    IL CASO PINOCHET 

    Settimana internazionale della Critica, Cannes Film Festival 2001 

    Grand Prix, Marseille Film Festival 2001 

    Golden Gate Award, San Francisco Film Festival 2002

     

    OBSTINATE MEMORY

    Grand Prix, Florence Film Festival 1997

    Grand Prix, Tel Aviv Film Festival 1999 

    Miglior Documentario, Hot Docs Film Festival, Canada 1998

     

    THE SOUTHERN CROSS

    Grand Prix, Marseille Film Festival 1992

    Tiempo de Historia Award, Valladolid Film Festival 1992 

    Spirit of Freedom Award, Jerusalem Film Festival 1994

     

    LA BATTAGLIA DEL CILE I-II-III

    Directors’ Fortnight, Cannes Film Festival 1975,1976                                                            

    Filmforum, Berlin Film Festival 1975, 1976, 1979                                                                          

    Grand Prix, Havana Film Festival 1979

     

    FREDERICK WISEMAN INTERVISTA PATRICIO GUZMÁN

     

    FREDERICK WISEMAN: Quale relazione c’è tra questo suo film e quello precedente, Nostalgia della luce?

    PATRICIO GUZMÁN: Credo che si tratti di un dittico, in cui la prima parte è ambientata nell’estremo nord e la seconda nell’estremo opposto. Ho preso in considerazione l’idea di fare qualcosa nell’altro estremo, e forse farò un terzo film sulla catena montuosa delle Ande, la colonna vertebrale del Cile e dell’America, ma per ora non c’è nessun progetto concreto e non so neanche se riuscirò mai a realizzarlo.

    F: Sono rimasto folgorato dalla bellezza della sequenza d’apertura.

    P: Abbiamo filmato su due barche a vela sotto il comando di Keri Lee Pashuk e Greg Landreth, con alle spalle 17 viaggi nell’Antartico, che ci hanno accompagnato fino a quegli straordinari ghiacciai, l’incredibile catena montuosa della Patagonia. È un labirinto di isole. Abbiamo navigato per molti chilometri, dal fiordo Seno del Almirantazgo al canale di Beagle.

    F: A mio parere, tutti i bei film hanno sempre due voci, una formale e l’altra astratta e metaforica. Credo che in questo caso la vera essenza del film consista nel passaggio dall’una all’altra. Può darci un esempio di come ha collegato queste due voci nel suo film?

    P: Quando in fase di montaggio sto ultimando una sequenza di due o tre minuti, creo immediatamente la voce narrante e la scrivo su un foglio. Butto giù quattro o cinque frasi e poi le incido subito sull’immagine, perciò la voce è improvvisata anche se è sempre indiretta, solo raramente è informativa. Dopodiché la considero finita e non ci ritorno più sopra, passo alla sequenza successiva. C’è una specie di intuizione nella storia che voglio raccontare, che esiste già dentro di me. Descrivere ciò che ho tenuto dentro di me così a lungo sembra facile.

    F: Ho davvero apprezzato la ricostruzione della mappa del Cile e il modo in cui si srotola durante la scena.

    P: Una mia amica, la pittrice Emma Malig, realizza mappe di continenti inventati che lei chiama terre “erranti”, terre di naufragi, d’esilio. Ho filmato le sue terre immaginarie per la prima volta nel mio film “Salvador Allende”. Questa volta le ho commissionato una mappa completa del Cile, in scala, lunga 15 metri. Somiglia alla pelle color ocra di un animale preistorico. È un’opera d’arte unica e mirabile.

    F: Perché è ossessionato dalle storie sul colpo di stato di Pinochet? Perché crede che sia così importante da ritornare sempre su quell’argomento?

    P: Non riesco a distaccarmi da quel momento. È come se avessi visto la mia casa andare a fuoco durante l’infanzia, e tutte le mie favole, i giocattoli, gli oggetti, i fumetti fossero bruciati davanti ai miei occhi. Mi sento come un bambino che non riesce a dimenticare quell’incendio, accaduto solo di recente. Per me ogni persona ha una concezione diversa del tempo. In Cile, quando chiedo ai miei amici se si ricordano del colpo di stato, molti dicono che ormai è acqua passata, che è successo molto tempo fa. Per me invece il tempo non è passato. È come se fosse successo l’anno scorso, il mese scorso o la settimana scorsa. È come se vivessi chiuso in una capsula d’ambra, come quegli insetti antichi che sono rimasti imprigionati lì per sempre, dentro una goccia. Alcuni dei miei amici cileni mi dicono: “Tu vivi in una trappola, sei malato.” Io li guardo e vedo la maggior parte di loro più vecchi, più grassi e più gobbi di me, e concludo che sono vivo e vegeto dentro la mia capsula.

    F: Pensa che il pubblico e la popolazione cilena voglia dimenticare quegli eventi? Fa parte della sua motivazione, cioè ne parla per non farli dimenticare?

    P: I giovani sono ansiosi di conoscere tutto quello che è successo. I loro nonni, i loro genitori, i loro insegnanti, nella maggioranza dei casi non gli ha raccontato niente nei dettagli. Ecco perché hanno fame di un passato che non conoscono veramente. Appartengono anche a una generazione che non ha paura, aperta a comprendere la realtà dei fatti. C’è un forte movimento studentesco in Cile. Abbiamo intervistato alcuni dei leader (Gabriel Boric, Giorgio Jackson), per i quali il progetto di Salvador Allende è stato un modello…

    Dall’altro lato, il Cile “moderno” è un paradosso. Il Cile “moderno” è molto più antico di quello che ho vissuto io. Il Cile “moderno” è un paese in cui gli omosessuali non hanno diritti, l’aborto è illegale e si vive sotto la costituzione di Pinochet.

    F: Come se lo spiega?

    P: La destra mantiene da 40 anni una costituzione che ha molti tranelli. I voti dell’opposizione democratica non possono mai superare quelli della destra in base al concetto di “nemico interno”. Ciò potrebbe cambiare visto che il Parlamento ha appena approvato una riforma del sistema elettorale binomiale che ora diventerà proporzionale (il 20 gennaio 2015). Poco a poco il Cile sta eliminando gli strascichi della dittatura di Pinochet. Spero che la nazione torni a essere un luogo più interessante, vario e democratico. Salvador Allende era proprio questo: un uomo democratico e libertario. Questa è l’importante eredità che ha lasciato al Cile, lunga quanto i suoi “spaghetti in salsa cilena”.

    F: Perché la Costituzione di Pinochet è rimasta invariata per così tanti anni?

    P: Pinochet fu destituito da un movimento popolare. L’agitazione nei quartieri della classe operaia, nelle università, nelle scuole superiori, nel centro di Santiago, etc. fu così potente che la CIA ordinò a Pinochet di organizzare un referendum per evitare una possibile ribellione. Pinochet lo fece e perse. Il giorno seguente salirono al potere i politici di professione, che fecero un “patto del silenzio” con le forze armate.

    F: Questo è accaduto perché l’esercito era coinvolto?

    P: L’esercito è coinvolto nelle questioni del Cile da sempre, anche oggi. È la sua forza principale. L’idea del “patto del silenzio” nacque probabilmente dall’influenza di Felipe González durante il periodo di transizione. Quel patto, usato anche in Spagna dopo la morte di Franco, prevedeva la libertà di parlare di qualsiasi argomento tranne la memoria storica e le fosse comuni. In Cile, le masse popolari che avevano combattuto contro la dittatura furono tenute lontane dal potere, che tornò nelle mani del centro-sinistra. Si tratta tuttavia di una “sinistra” che è diventata sempre più all’acqua di rose fino a oggi. Di tutti i crimini della dittatura, solo il 40 percento circa sono stati portati in giudizio. I civili coinvolti nella dittatura, ad esempio, sono stati a malapena sfiorati. In pratica, il Cile è una grande isola solitaria in cui la gente lavora molto e duramente, e si sveglia molto presto. Alcuni impiegati hanno solo un completo, che si fanno stirare dalle mogli ogni sera, e faticano per appartenere a una classe media infelice. Sono convinto che il colpo di stato rimarrà nell’aria per un secolo. È un’isola senza il diritto di sciopero, senza libertà d’espressione e la cui Chiesa si intromette negli affari dello stato. Quando ero giovane, la Chiesa del Cile era una delle più tolleranti del continente. Ecco perché credo che la vera “modernità” repubblicana sia dietro, non davanti a noi.

    F: In questo film, l’acqua ha lo stesso ruolo che aveva il deserto nel suo film precedente?

    P: Credo di sì. L’elemento solido nell’altro film, in questo è diventato liquido.

    F: Troviamo dei corpi in entrambi gli scenari… Sono due cimiteri? Hanno un ruolo formale o metafisico in entrambe le opere? Secondo me si tratta di una metafora.

    P: Entrambi i ruoli. Mi piace lavorare sulla metafora per distaccare il documentario dal suo scopo informativo e perché è uno strumento narrativo molto ricco che stimola la riflessione dello spettatore. Tuttavia, c’è anche un “ruolo letterale” perché questi cimiteri naturali esistono per davvero. La prima opzione per far scomparire i corpi è stata il deserto, poi sono arrivati i crateri dei vulcani e alla fine l’oceano. I corpi venivano legati a un pezzo di rotaia del treno in modo da affondare senza lasciare traccia.

    F: La persona che hai intervistato è un pilota?

    P: È un ex-meccanico di elicotteri PUMA. È stato il giudice Juan Guzmán a darmi questa dritta, giungendo alla conclusione seguente: se hanno trovato solo circa 100 corpi nel deserto, dove sono gli altri? Ci sono due possibilità: in fondo al mare o nei crateri vulcanici. Hanno esplorato il mare e il giudice ha ordinato all’ispettore Vignolo di trovare i resti delle rotaie al largo della costa di Quintero. Incastrato in una di esse, hanno trovato un bottone di camicia. Questo binario si trova a Santiago del Cile, nel museo di Villa Grimaldi. Il giudice Guzmán è convinto che nel mezzo dell’oceano si possano trovare altre rotaie. Se ci fosse un enorme nave sottomarina, sarebbero in grado di svolgere una ricerca ad ampio raggio nelle profondità marine e di sicuro ne troverebbero molti altri.

    F: Chi è il poeta Raúl Zurita?

    P: A mio parere, è uno dei poeti moderni migliori del Cile. È un artista straordinario, di eccezionale talento. Adoro quando dice che i militari sono codardi. Mi ha fatto l’esempio di Troia e di Achille, e del cadavere di Ettore che fu restituito ai troiani in segno d’onore verso i guerrieri nemici. Ma non l’ho inserito nel film perché dice molte altre cose importanti nell’intervista.

    F: Nel suo film ci sono alcuni elementi al confine tra la finzione e il documentario perché hai chiesto alle persone di fare certe cose. C’è quindi un vero lavoro di regia, come in un film di finzione. Perché ha adottato questo approccio?

    P: Ho creato una ricostruzione delle rotaie con i cadaveri dopo aver letto un libro d’inchiesta molto dettagliato sull’argomento, scritto dal giornalista Javier Rebolledo, il quale mi ha illustrato questi fatti a me sconosciuti. Vedere il manichino pronto per essere lanciato in acqua è stata un’esperienza che mi ha fatto gelare il sangue perché sembrava un vero cadavere. Mi ha anche scioccato pensare che dietro tutto questo dev’esserci stata un’organizzazione piuttosto complessa, visto che hanno fatto sparire 1400 persone. Se ogni volo portava 9 corpi, significa che ci sono state centinaia di missioni aeree. Lanciavano i corpi anche dalle barche. Una notte, un piccolo gruppo di soldati è apparso in un porto e ha costretto il proprietario di un peschereccio a caricare a bordo alcuni “pacchi”, contenenti dei cadaveri, da gettare in alto mare. È accaduto lo stesso anche nei laghi e nei fiumi.

    F: Qual è la reazione ai suoi film in Cile?

    P: Ho un pubblico affezionato che conosce i miei film (devono essere circa 5000 persone), ma nessun canale televisivo li manda in onda. È successo solo una volta, in cui hanno trasmesso “Nostalgia de la luz” all’una di notte e con le bobine al contrario. Poi sono scusati dell’accaduto e l’hanno rimandato in onda, ma quasi allo stesso orario di notte.

     

Letto 1816 volte

Video