The Revenant In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    La leggenda di Glass ha inizio nel 1823; all’epoca era uno delle migliaia di cacciatori di pellicce, che con la loro attività contribuivano in modo importante all’economia statunitense. In quel periodo la natura era considerata un vuoto spirituale da domare e conquistare con la forza. E così in molti si riversavano verso l’ignoto, lungo fiumi sconosciuti, attraverso foreste intricate, alla ricerca di forti

    emozioni ma soprattutto di grandi profitti, spesso costretti ad affrontare le tribù dei nativi che da sempre abitavano queste terre.

    Molti morirono senza gloria, mentre Glass fa ormai parte degli annali del folklore americano, ed è ricordato da tutti per la sua caparbietà e ostinazione nel non voler morire. La sua leggenda racconta che quest’uomo si è misurato con uno dei maggiori pericoli del West: un grizzly spaventato. Persino per gli esploratori più esperti questo incontro sarebbe stato fatale. Ma non per Glass. Nel racconto di Iñárritu, Glass si aggrappa alla vita, persino il tradimento dei suoi compagni lo motiva a continuare, a qualsiasi costo. Nonostante la grave perdita che ha subito, Glass si rialza e si fa strada, faticosamente, tra il fuoco incrociato di pericoli sconosciuti e culture ignote, in un viaggio che diventa non solo la ricerca di una resa dei conti, ma anche di un riscatto spirituale. Mentre Glass attraversa la frontiera in tumulto, inizia a respingere l’impulso distruttivo che un tempo lo guidava. È diventato un ‘redivivo’, un uomo tornato dal mondo dei morti.

    Iñárritu dice: “La storia di Glass pone la seguente domanda: Chi siamo quando veniamo spogliati di tutto? Di cosa siamo fatti e di cosa siamo capaci?”

    Aggiunge Leonardo DiCaprio: “Revenant – Redivivo è un viaggio incredibile attraverso la natura più inospitale dell’America ancora inesplorata. E’ la storia della forza interiore di un uomo. La storia di Hugh Glass è una di quelle leggende raccontate intorno ai falò, ma Alejandro la utilizza per esplorare cosa significa avere tutto contro, cosa è in grado di sopportare lo spirito umano, e quali sono le conseguenze della sua caparbietà”.

    Iñárritu, il regista, era affascinato da come le situazioni più estreme ci possono spogliare di tutto, facendoci capire cos’è che ci sostiene; come possono far riemergere pensieri e istinti che forse sarebbero rimasti nascosti, se la porta dell’immortalità non fosse mai stata aperta. Lo scalatore Reinhold Messner, rispetto ai pericoli della natura, una volta ha dichiarato: “Nel confronto con la natura, non impariamo quanto siamo grandi. Impariamo quanto siamo fragili, deboli, e pieni di paura. E questo si comprende solo quando si è esposti a un grande pericolo”. La costumista Jacqueline West gli fa eco, osservando: “Glass è un personaggio che entra in contatto con la propria mortalità, e questa è un’esperienza fortissima”.

    Il confronto con la mortalità si intreccia anche con la storia di un insolito rapporto fra padre e figlio: la storia di un uomo che nel momento della perdita, si attacca sempre più alla vita.

    “Revenant- Redivivo racconta una storia di sopravvivenza ma anche di speranza”, dice Iñárritu. “Ci tenevo a trasmettere questa avventura con un senso di meraviglia e di scoperta, a raccontare l’esplorazione della natura e della natura umana”.

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Gonzalez Inarritu
  • Titolo Originale: The Revenant
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Produzione: Gonzalez Inarritu, Arnon Milchan, James Skotchdopole
  • Durata: 156’
  • Sceneggiatura: Gonzalez Inarritu, Mark L. Smith, Steve Golin, Keith Redmon, David Kanter
  • Direttore della Fotografia: Emmanuel Lubezki
  • Montaggio: Stephen Mirrione, richard McBride, Matt Shumway
  • Scenografia: Jack Fisk
  • Costumi: Jacqueline West
  • Attori: Leonardo Di Caprio, Tom Hardy, Will Poulter, Forrest Goodluck
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    LA LEGGENDA DI HUGH GLASS

    Da duecento anni, la storia di Hugh Glass racconta le vicissitudini di un uomo che sfida e supera tutti i limiti del proprio corpo, mente e anima. A parte il fatto che nacque a Philadelphia nel 1773, non si sa molto della prima parte della sua vita, ma si ritiene che abbia trascorso molto tempo in mare, come pirata. A 30 anni si trasferì nel West, e nel 1823 si unì alla spedizione di Captain Andrew Henry per esplorare il fiume Missouri. Quando la spedizione giunse nel territorio oggi chiamato Lemmon, nel South Dakota, Glass fu aggredito da un orso grizzly e abbandonato dai suoi compagni di viaggio, che erroneamente pensavano che presto sarebbe morto.

    Glass non ha lasciato nulla di scritto, a parte una lettera per i genitori di un suo compagno ucciso dagli indiani Arikara. Quando fece ritorno, inaspettatamente vivo, i giornalisti dell’epoca ne divulgarono la storia in tutta la nazione. Da allora, sono apparse biografie e romanzi sulla sua vicenda, e nel 2002 l’autore Michael Punke ha pubblicato un resoconto estremamente dettagliato, frutto di una vasta ricerca, dal titolo The Revenant: A Novel of Revenge. In realtà Punke di mestiere faceva l’agente di commercio, ma era da sempre affascinato dalla vita degli uomini che si avventuravano fra le montagne, e questo lo ha spinto a documentarsi sulla vita di Glass, realizzando ciò che finora è la versione più realistica della storia di questo esploratore.

    Il libro è stato elogiato da Publishers Weekly che lo ha definito “una storia suggestiva di eroismo e di implacabile vendetta” e che è diventato un best seller fra i lettori che amano l’avventura estrema. Fra questi, c’erano i produttori di Anonymous Content, Steve Golin, Keith Redmon e David Kanter.

    “Ho sempre amato i film che raccontano esperienze di sopravvivenza a contatto con la natura selvaggia, e abbiamo pensato che questa storia avesse le potenzialità per diventare un’avventura incredibile e nuova”, spiega Golin. “Per David, Keith e il sottoscritto, è stato un viaggio lungo, ma siamo entusiasti di ciò che abbiamo realizzato, insieme al gruppo straordinario di persone che ha contribuito al risultato finale. Non è stato facile, ma abbiamo realizzato un sogno, ispirati da una storia molto avvincente.”

    Anonymous Content ha affidato a Mark L. Smith l’incarico di scrivere la sceneggiatura. Smith ha visto nella storia la possibilità di raccontare un’esperienza che riusciamo a malapena a concepire oggigiorno, abituati come siamo, alle più sofisticate tecnologie del 21° secolo.

    “Nel 1820, se capitavi in un luogo isolato, in pratica restavi lì. Non potevi tirar fuori un iPhone dalla tasca”, dice Smith. “Glass viene a contatto con esperienze quasi inconcepibili: precipita lungo una cascata, è costretto a lottare contro i lupi per accaparrarsi un bisonte. La sua storia è un’avventura, ma anche un viaggio emozionante che diventa un grande spettacolo visivo”.

    Questa speranza è diventata una realtà quando Iñárritu si è unito al progetto, con l’intenzione di trasportare il pubblico in un modo affascinante ma inaccessibile.

    “Questa storia è molto diversa per Alejandro, sono rimasto sorpreso quando ho saputo che era interessato”, spiega Smith. “Ma non appena ha iniziato a lavorare sul copione, tutto ha preso vita. Era così coinvolto, così creativo. È stata una collaborazione meravigliosa”.

    La New Regency era entusiasta all’idea di lavorare con Iñárritu. Dice il CEO e Presidente Brad Weston: “Abbiamo abbracciato completamente la visione di Alejandro: ne abbiamo compreso la grandezza e la grandiosità, nonché la necessità di flessibilità. Per noi era un’occasione per tornare alle radici della nostra società, che all’origine era un’impresa guidata ai filmmaker. Lo abbiamo considerato un progetto creativo, ma anche una storia di forte interesse commerciale”.

    Iñárritu ha inserito alcuni colpi di scena funzionali alla trama, nella storie apocrife di Glass, andando a fondo, per esplorare i temi che serpeggiano al di sotto della superficie. “Ero interessato a raccontare non solo il percorso fisico di Glass e Fitzgerald, ma anche la loro psicologia, i loro sogni, le loro paure e le loro perdite”, spiega il regista. “La vicenda aveva una base solida, come una bella musica di fondo, ma ciò che ha luogo nelle loro menti e nei loro cuori sono gli assoli, le trombe e il pianoforte”.

    Per Di Caprio, la firma di Iñárritu sulla sceneggiatura è inconfondibile. “Quando Alejandro è entrato nel progetto, per me è stata una prospettiva elettrizzante perché è un filmmaker speciale”, dice l’attore. “Sapevo di poter regalare al pubblico un’esperienza totalizzante. Questa è una storia di sopravvivenza esistenziale, ma Alejandro la arricchisce con tante sfumature, trasformandola in qualcosa di più”. 

    Dato che sono noti solo alcuni semplici fatti storici, era necessaria l’immaginazione, ma due parole contraddistinguono l’approccio di Iñárritu e di Smith: autenticità culturale. “Abbiamo svolto ricerche su qualsiasi cosa, partendo da come parlavano gli uomini della frontiera, agli strumenti che utilizzavano. Volevamo portare il pubblico all’interno di questo mondo”, dice Smith.

    Iñárritu si è dedicato anima e corpo alla riproduzione di questo mondo scomparso.

    Nel primo giorno di riprese, ha riunito la produzione sulle rive del Bow River di Alberta, dove il cast si sarebbe presto immerso nelle acque ghiacciate, per girare una scena ricca d’azione. A ogni membro della produzione è stata consegnata una rosa rossa. Il consulente culturale della tribù dei Blackfoot (Piedi Neri) Craig Falcon, ha guidato una cerimonia, insieme agli anziani della tribù Stoney, per benedire il film, le creature e la terra. Dopo la benedizione, Iñárritu ha chiesto alle 300 persone presenti, di tenersi le mani in silenzio. Poi, tutti insieme, sono entrati nel fiume per spargere i petali di rosa.

     

    CACCIATORI DI PELLICCE, I PRIMI IMPRENDITORI DEL SELVAGGIO WEST

    La storia del commercio di pellicce nell’America dell’800 è breve ma importante, ricco di storie di coraggio e di distruzione. Nonostante il commercio di pellicce abbia contribuito parecchio all’immagine idealizzata dell’uomo di montagna, ruvido e solitario quanto la natura che cerca di domare, il commercio di pellicce era un business vero e proprio. Inaugura il concetto del primo imprenditore del West, dell’iconoclasta visionario che va avanti inesorabilmente, artefice del proprio destino. 

    “Questo periodo segna l’inizio dell’industrializzazione del West. Anche prima della scoperta dell’oro e del petrolio, il commercio di pellicce era un business vasto e redditizio”, spiega Di Caprio. “C’erano cacciatori che si avventuravano in luoghi incontaminati, a contatto con popolazioni indigene, per estrarre le risorse, ma la domanda che sorge spontanea è: a quale costo? Anche Glass riflette su questo, ed è uno dei temi del film”.

    Il commercio di pellicce ebbe inizio alla fine del 17° secolo, quando gli indigeni scambiavano le loro caldissime pelli di animali con gli utensili di metallo europei. 

    All’inizio del 19° secolo, quando la richiesta di stravaganti cappelli di pelliccia aumentò in Europa, e i prezzi delle pellicce di castoro raggiunsero i 6 dollari a libbra, il commercio di pellicce divenne incisivo nell’economia americana, contribuendo alla creazione di nuovi percorsi commerciali che avrebbero contribuito allo sviluppo del West.

    Alla fine del secondo decennio del 1800, il commercio di pellicce aveva raggiunto le Montagne Rocciose, diventando molto competitivo: i cacciatori si davano battaglia fra loro, oltre a combattere contro i nativi americani. Hugh Glass lavorava per la Rocky Mountain Fur Company, una società nuova sul mercato, che utilizzava il sistema del “rendezvous”, e cioè non costruiva capanni o fortini. I cacciatori che reclutava, dovevano procurarsi il cibo da soli, costruire i propri rifugi e combattere autonomamente: tutto questo non faceva altro che accrescere la loro reputazione di uomini stoici.

    Infatti esistono falsi miti imbevuti di romanticismo, su questi eroici uomini di montagna. In realtà molti cacciatori di pellicce trascorsero la vita sommersi dai debiti, mentre i proprietari delle società di pellicce accumulavano ricchezze favolose. E mentre i cacciatori vivevano a contatto con la natura, il loro rapporto con l’ambiente era spesso avverso: a molte specie animali fu data la caccia fino a provocarne quasi l’estinzione, generando profonde ripercussioni sull’ambiente naturale e di conseguenza sulle culture degli indiani d’America che vivevano in simbiosi con la natura.

    Per ricreare questo mondo in tutte le sue sfumature più autentiche, Iñárritu ha reclutato esperti della storia e della cultura del West, fra cui Clay Landry, che collabora con gli unici due musei statunitensi che raccolgono opere e documenti relativi a quel periodo: il Museum of the Mountain Man nel Wyoming e il Museum of the Fur Trade nel Nebraska. Landry osserva che fra gli storici, la storia di Hugh Glass viene chiamata ‘Mountain Man 101’. “Studiando la storia del commercio di pellicce nelle Montagne Rocciose, una delle prime cose che si impara è l’epica di Glass”, spiega.

    Nel corso della produzione, Landry ha illustrato la mentalità dei cacciatori, fornendo informazioni sul genere di strumenti che utilizzavano e sulle tecniche di sopravvivenza. I membri del cast hanno frequentato il “Trader’s Boot Camp”, dove hanno dovuto imparare a maneggiare un arco con le frecce, a piazzare le trappole per i castori, scuoiare castori (per finta) e lanciare le asce da guerra ‘tomahawk’. 

    “Al boot camp, gli attori si sono dati veramente da fare”, dice Landry. “Gli abbiamo insegnato tutto ciò che un cacciatore è tenuto a sapere. Ovviamente sparavano per finta, e non si stavano realmente difendendo, ma hanno provato quella sensazione. Il cast e la troupe hanno voluto conoscere il più possibile rispetto al periodo in questione”.

    Aggiunge Arthur Redcloud, che interpreta Hikuc, il leader degli indiani che Glass incontra nel suo viaggio: “Il boot camp non è stata solo un’esperienza fisica; ci ha trasmesso qualcosa anche a livello emotivo e spirituale. Per quanto mi riguarda, non solo mi ha fatto rivivere il passato, ma mi ha dato anche una nuova visione della storia”.

     

    LA TERRA DEGLI ARIKARA

    All’inizio di Revenant-Redivivo, la spedizione di Captain Henry viene assalita da una banda di indiani stanziati sulle rive del Missouri. Sono gli Arikara, o Ree, come venivano chiamati dai cacciatori, e sono noti per aver combattuto a lungo contro la Rocky Mountain Fur Trading Company, cambiando per sempre il loro destino. Un aspetto spesso ignorato, se pur importante della storia di Glass, riguarda proprio lo scontro con gli Arikara, che secondo Iñárritu andava sottolineato, nella trama. 

    Chiamati Sahnish fra i nativi, gli Arikara prendevano questo nome dai loro copricapi piumati. Per oltre 1000 anni hanno popolato le pianure, occupandosi di agricoltura e vantando una ricca cultura, prima dell’arrivo degli europei. Nel 1804, Lewis e Clark avevano incontrato gli Arikara, riscontrando la loro tendenza pacifica. 

    Ma intorno al 1820, essendo stati ripetutamente dislocati, erano diventati completamente ostili. Un loro attacco nei confronti dei cacciatori di pellicce, fu vendicato dall’esercito statunitense che decimò la tribù in una delle tante e sanguinose guerre sulle pianure. La popolazione degli Arikara fu ridotta del 70% anche per via di una epidemia di varicella che ebbe luogo nel 1830, nonché a causa dei conflitti con i Sioux. Eppure, riuscirono a sopravvivere, si trasferirono nel North Dakota, dove gli ultimi membri della comunità hanno voluto mantenere viva la loro lingua.

    Per Iñárritu, era essenziale rappresentare questo popolo, e a tal fine ha chiesto la consulenza di Loren Yellowbird Sr., uno storico e antropologo Arikara, nonché capo interprete e ranger al Fort Union Trading Post nel North Dakota.

    Per Yellowbird, è stato molto bello vedere che gli Arikara sono diventati parte integrante di questa storia. “Molte persone non hanno mai neanche sentito parlare di loro, quindi questa è stata l’occasione per mostrare un’altra prospettiva e portare in vita questo mondo”, dice. “L’ho apprezzato moltissimo, perché penso che sia molto importante essere in grado di catturare il linguaggio Arikara e far luce sulla loro cultura tradizionale”.

    Yellowbird spiega che il periodo raccontato nel film, rappresenta gli ultimi momenti della loro comunità. “I villaggi Arikara erano lì da centinaia di anni … 

    Vivevano di commercio e vantavano una cultura di complessi cerimoniali che era rimasta intatta fino a quel momento”. 

    Tutto questo cambiò rapidamente a causa dello sviluppo del commercio di pellicce.

    “Questi cacciatori invadevano il nostro territorio senza mostrare alcun rispetto per la nostra comunità. Entravano nei territori appartenenti ad altre persone e facevano razzie. Non negoziavano nulla. Arrivavano e prendevano quel che volevano”, spiega Yellowbird.

    In seguito all’attacco, gli Arikara venivano considerati guerrieri letali, ma Yellowbird spiega che questa idea va inserita in un contesto più ampio. “I cacciatori iniziarono a temere gli Arikara, ma la cosa buffa è che le donne Arikara continuarono a sposare i cacciatori”, racconta. “Perciò se ci si avvicinava agli Arikara con rispetto, c’era la pace. Sicuramente trattavano i cacciatori e i militari nello stesso modo in cui questi trattavano loro”.

    Quello fu l’inizio del tracollo dello stile di vita della tribù. “A un certo punto, il nostro modo di vivere ci fu strappato con tale rapidità, che non c’era modo di fermare questa situazione”, lamenta Yellowbird. “Eravamo fortunati ad avere dei capi intelligenti, lungimiranti, che pensavano al futuro e si preoccupavano della sopravvivenza della nostra gente. Seguo ancora le loro orme. Mentre lavoravo in questo film, pensavo a cosa fare per assicurare alle nostre generazioni a venire, la certezza della nostra lingua, della nostra cultura, delle nostre canzoni e delle nostre tradizioni”.

    Yellowbird è particolarmente contento che alcuni giovani Arikara, grazie a Revenant- Redivivo, avranno l’occasione di ascoltare la lingua originale e di vedere come vivevano i loro antenati. “Nonostante abbia l’iPhone, ci tengo a preservare le tradizioni perché è un bene rispettare i nostri predecessori. Queste storie mostrano le difficoltà che hanno incontrato e grazie alle quali, oggi, siamo qui”, conclude. 

    Yellowbird è stato l’unico Arikara a essere attivamente coinvolto nella produzione, in cui però appaiono circa 1500 nativi americani e indiani canadesi, denominati First Nations (Prime Nazioni). Yellowbird era gratificato dal modo in cui tutti hanno mostrato interesse nei confronti della cultura Arikara. “Il cast era interessato a rappresentare questo mondo nel modo più vivido. Sono rimasto colpito e commosso”, dice. “Se avessi dovuto mettere in scena la storia di un’altra tribù, avrei fatto lo stesso”.

    La produzione ha reclutato anche Craig Falcon, un educatore culturale dei Blackfoot, specializzato in Consapevolezza dei Nativi Americani e degli Aborigeni; Falcon ha fornito una speciale consulenza sulle pitture di guerra e dei cavalli. 

    L’autenticità culturale, cercata da Iñárritu, è stata un fattore di grande ispirazione. “I nativi americani vogliono vedere la verità”, dice Falcon, “non come i vecchi film in cui si vede Ricardo Montalban vestito da indiano! Revenant- Redivivo è autentico nei confronti della lingua, nel modo in cui i cavalli sono dipinti e nel modo in cui rappresenta ogni tribù”.

    Arthur Redcloud, che è cresciuto in una riserva Navajo e interpreta Hikuc, dice: “Questo film è speciale perché riflette il cuore e l’anima della nostra gente”.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Marco Patrizi

     

    1) Le prime immagini dell’opera inaugurano il complesso, tessuto di suggestioni che il racconto evoca attraverso l’introduzione di determinati personaggi che si alternano in un variegato teatro onirico. Emblematiche quanto geroglifici su pietra queste cinque brevi sequenze dipingono forti sensazioni, anticipando i colori di questa tavolozza, d’immagine ripresa e montata e di dramma, unica e originale sotto molteplici aspetti e introducono lo spettatore nel freddo e selvaggio mezzo delle cose. In che modo contribuiscono le parole della voce fuori campo nell’inizio del racconto cinematografico a cesellare l’immaginario dello spettatore, secondo voi?

    2) Che peculiarità tecniche si apprezzano nel modo in cui la macchina da presa racconta lo scontro iniziale tra i pionieri e gli Arikara presso il fiume? Il flusso di immagini risulta interrotto tra le sue parti o si tratta di un’unica sequenza? L’obiettivo segue l’azione e, allo stesso tempo, gli lascia la possibilità di trasportarlo tra gli eventi di questa battaglia, aggrappandosi, talvolta, agli elementi in movimento correndo con loro e seguendo dinamicamente gli accadimenti. Avete avuto modo di visionare altri lungometraggi di questo regista in cui il movimento della macchina da presa vi ricordi quanto di particolare c’è in questa scena?

    3) Parti di questa scena consentono, alla consapevolezza dello spettatore, di sedimentare iniziali cenni circa la trama del racconto, altre invece attingono il loro spessore al profondo impianto di metafora e suggestione di cui la storia si fa tramite: che valore attribuite, ad esempio, all’inquadratura che ritrae il pioniere ubriaco con la bottiglia che, nell’infuriare della lotta, spara ai cavalli? Cosa la rende quasi surreale, in relazione anche ad un determinato utilizzo del sonoro?

    4) Nel concludersi della battaglia, un frammento di inquadratura racconta la morte e la sconfitta nella retorica di un’immagine che ne dipinge più facce. L’acqua limpida del fiume, ora torbida di sangue, specchia l’aria offuscata dal fumo degli alberi che bruciano e si uniscono alle pile di cadaveri che la lotta tra uomini ha accumulato sulla sponda. Uno scontro controverso e corrotto, innaturale e sbagliato. La rovina imperversa nell’ambiente naturale in questo quadro di morte dove la purezza del naturale viene deturpata dalla perturbazione umana, patogena e suicida? 

    5) Qual è la matrice dello scontro iniziale tra Glass e Fitzgerald? Cosa lega i due personaggi nella base dell’attrito fra loro e cosa evidenzia del rapporto tra Glass e il suo figliolo? Proponendo nuovamente una prospettiva ascendente delle cime degli alberi, l’immagine ritrae la notte increspata dalle scintille di un fuoco. In questo contesto, la conversazione tra padre e figlio si approfondisce nel suo delinearsi allo spettatore?

    6) Lo scontro con l’orso bruno rappresenta l’inizio di una parentesi degli eventi che risulterà transitiva in maniera estremamente profonda per Glass e per il corso della storia. Il pioniere viene letteralmente fatto a brandelli e giace schiacciato sotto il cadavere della bestia enorme, che lascia orfani i suoi cuccioli. Lo spirito di Glass è puro, rispettoso; ciononostante un’intrusione nell’habitat, che causa una perturbazione che non ci sarebbe stata, senza la matrice alla base della presenza dell’uomo lì in quel punto ed in quel momento. L’orso protegge i suoi cuccioli e attacca. Segue nel racconto cinematografico un avvicendarsi di passaggi onirici al procedere del presente della narrazione, tali immagini evocano un misticismo positivo che dipinge il lato umano in armonia con la natura succube del lato umano che ne è nemico. Facce della stessa allegoria, reciproche di quanto sta per seguire nei fatti: il padre che accudiva il figlio viene ora da lui accudito e difeso.

    7) Spesso in corrispondenza dei tagli che portano la narrazione da un contesto ad un altro, diverse scene vengono anticipate da inquadrature fisse che riprendono immagini in allegoria con quanto segue. Viene talvolta mostrata allo spettatore un’immagine che porta il sangue alla stessa temperatura di ciò che inquadra, cesellando le sensazioni ed evocando stati d’animo complessi da decifrare, nonostante il più delle volte sia la concretezza della natura selvaggia la protagonista. Quali scene hanno maggiormente colpito la vostra attenzione in questo senso?

    8) In questi sogni, immagini di morte e rovina, astratte e profondamente emblematiche danno spessore al procedere dei fatti, ampliando la grande metafora alla base del racconto, che tra le sue sfaccettature, accosta uomo e natura su più livelli intrinseci. Siete d’accordo?

    9) Redivivo: dal latino “redivivus” «restaurato, rinnovato», nel latino cristiano «risuscitato»; ritornato in vita.

    Glass, inerte e, in fin di vita, assiste impotente all’assassinio del figlio. L’occhio della regia torna nuovamente alle cime degli alberi per poi iniziare il racconto di un nuovo corso degli eventi tra cui i molteplici lati di una transizione attraverso la morte per tornare alla vita. Quasi come un cadavere che rifiuta la terra della sua tomba Glass lotta e striscia dopo essere stato lasciato a sé stesso, esce dalla buca scavata per lui. La scena viene anticipata, anche in questo caso, da un’inquadratura che ne anticipa in modo emblematico il significato. Di quale significato si tratta, secondo la vostra opinione?

    10) Il respiro del redivivo appanna lo sguardo della macchina da presa, offusca l’aria davanti al suo occhio come offusca l’aria la nebbia sopra le montagne, e l’immagine ci mostra un sole che emana i suoi raggi, anche se coperto dalle nuvole per poi tornare bassa e riunirsi a terra nel fumo della pipa di Fitzgerald, poi fumo del fuoco spento, infine azione: l’antagonista e il suo compagno lasciano lontano Glass e si avvicendano nel loro percorso. Cosa è possibile evincere secondo voi su Fitzgerald e sul giovane pioniere da questi passaggi?

    11) Il personaggio di Fitzgerald è profondo e complesso, è un antagonista reso imprevedibile dalla credibilità e dalla plausibilità di determinati aspetti del suo carattere, gli stessi che lo rendono l’antagonista che relativamente agli eventi, rappresenta. Quali di questi aspetti sono i più rilevanti secondo la vostra opinione?

    12) Dopo l’addio al figlio, inizia il doloroso itinerare di Glass nelle terre selvagge, un percorso attraverso l’aspra geografia dell’ambiente e attraverso l’anima, in una rinascita che porta il personaggio ad un’atarassia senza serenità, contemplativa, remissiva, rassegnata. La pelle dell’animale che lo ha ridotto in fin di vita, rappresenta ora l’unica cosa che lo separa da morte certa. Inquadrando il redivivo dall’alto la macchina da presa si ritraggono i suoi movimenti che tendono la pelle dell’orso come fossero ancora i muscoli dell’animale. C’è la salvezza per Glass in quella pelliccia dell’enorme orso? 

    13) La scena in cui il capo indiano incontra i pionieri francesi, risulta emblematica sotto diversi aspetti: oltre a presentare una panoramica dei rapporti e interazioni che intercorrono tra i gruppi di personaggi che si muovono sulla mappa della storia che stiamo seguendo, la sequenza rivela la questione di fondo che lega la popolazione indigena alla popolazione pioniera. Risulta possibile secondo voi osservare, in questo passaggio, l’instaurarsi, in un contesto sociale puro e assoluto, di una particella essenziale e basilare di capitalismo? Con quali conseguenze? Sotto quali circostanze e in virtù di quali presupposti questo singolo esempio di scambio si veste di ingiustizia, malvagità e controversia? Quali elementi in questa scena legano, in senso consequenziale, l’aspetto del guadagno a quello dello scontro tra gli uomini? A discapito di chi e cosa?

    14) In questa pellicola, l’elemento naturale in diverse delle sue vesti rappresenta spesso il protagonista, avvicendandosi all’incedere dei personaggi principali, nell’asprezza di quei territori. Si tratta della natura vista dal basso, osservata con riverenza. La natura che rende relativo l’arbitrio dell’uomo, scalzandolo via dal suo tripudio di onnipotenza che danza sul piedistallo più alto della catena alimentare. La supremazia della natura ci viene oggi rammentata in quelle circostanze che rappresentano un’eccezione al controllo dell’uomo e di conseguenza atroci, necessariamente; controllo che in molti frangenti sottrae nobiltà all’essere umano. Al momento dei fatti narrati un uomo, nei territori selvaggi, rischia la vita ad ogni attimo, perde la sua statura nella maestosità delle forze che lo circondano ed è suddito. Che valore ha il modo in cui, spesso, vengono inquadrati gli alberi, dal basso verso l’alto, in una corsa prospettica che unisce l’innalzarsi del tronco al cielo, relativamente al momento della storia che viene raccontato? La prima volta che accade, subito dopo il gruppo di uomini si inginocchia in sincrono, perché?  Relativamente alla circostanza è possibile approfondire la riflessione su questo aspetto.

    15) L’interazione umana, in uno spaccato di alcuni suoi caratteri essenziali, è alla base degli accadimenti che si susseguono nel racconto; ad uno stato animale, indebolito, anzi, da quanto gli resta di umano Glass ha tuttavia bisogno di attaccarcisi per restare aggrappato alla vita, il suo obiettivo è la vendetta: che riflessioni porta a questa tematica l’incontro e lo scambio umano con l’indiano che si cibava del bisonte?  

    16) Che tipo di incontro con altri esseri umani lega invece Fitzgerald e Bridger? Come si risolve? Che intuizioni suggerisce lo scenario triste e desolato di quest’incontro circa la connessione tra la narrativa dei fatti e il fitto complesso immaginifico che si alterna nel racconto cinematografico,secondo voi? Una circostanza simile si ripete e pone un’ambivalenza nei confronti del personaggio di Fitzgerald, rafforzata in futuro da un’esclamazione di Glass al capitano, non appena è sulle tracce dell’antagonista circa il massacro di indiani innocenti?

    17) Che valore è possibile attribuire, secondo la vostra opinione, alla metafora d’immagine che mostra l’incontro tra Glass e il figlio e che lascia il personaggio abbracciato ad un albero, relativamente al momento della trama in cui avviene?

    18) Il ventre materno del cavallo accoglie il redivivo e lo tiene in vita riparandolo dal freddo, il mattino illuminerà il corpo dell’animale dato alla vita da madre natura in un parto di sangue e di sacrificio attraverso una potente metafora cinematografica che restituisce la consistenza e la visceralità di parte delle tematiche che questo racconto vuole esprimere. E’ comunque vita sia quella di Glass che sopravvive sia quella della cavalla che, morendo, salva un uomo?

    19) Nell’avvicinarsi dell’epilogo un semplice oggetto funge da punto di raccordo significativo per l’intreccio degli eventi; cosa determina il ritrovamento della borraccia con l’incisione a spirale? Quale inquadratura, tutto sommato estemporanea, anticipava la sua introduzione e che significato intrinseco intravedete nel ritrovamento in relazione ad essa?

    20) La fotografia di un ambiente selvaggio, puro e solenne, è deturpata da una scia di sangue nella neve. Una perturbazione aliena di fatto, rispetto all’ambiente inquadrato e una prospettiva che si perde nelle immense lontananze dell’ambiente, togliendo misura a questa ferita e ingigantendo, allo stesso tempo, la sua colpa controversa con tutto il suo risalto nell’immensità dello scenario; la circoscritta storia di pochi personaggi, insignificanti rispetto alla maestosità delle forze della natura dei territori in cui si trovano, lascia traccia di sé in una ferita alla terra che sanguina sulla neve basta. E’ il passaggio dell’uomo?

    21) Glass viene risparmiato dal passaggio degli Arikara, in debito per la vita della figlia del capo. Il loro passaggio chiude il cerchio della narrazione per quanto riguarda la bilancia della vita e della morte nei confronti dei due personaggi; cosa spinge Glass, secondo voi, a lasciargli l’ultimo pezzo della vita del suo nemico?

    22) Nell’epilogo del lungometraggio, le cime degli alberi, sempre in una prospettiva che li asseconda in salita, sovrintendono al saluto tra il redivivo e la sua amata, in una parentesi onirica ma concreta, subito prima che i suoi occhi si perdano in quelli dello spettatore per poi perdersi in un respiro nel buio dello schermo. Che valore assume, secondo la vostra opinione, l’ultimo incontro di Glass con la sua amata? Può essere, secondo voi, la rottura della quarta parete, un modo per rivolgere direttamente alla coscienza del pubblico le tematiche che questo racconto di umanità e natura ha espresso con le immagini?

     

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