Domani In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

     

     

    Un emozionante e stimolante viaggio intorno al mondo alla ricerca di soluzioni efficaci per dimostrare che un domani migliore è possibile.  Partendo dagli esperimenti più riusciti nei campi dell’agricoltura, energia, urbanistica, democrazia, economia e istruzione, i registi Cyril Dion e Mélanie Laurent immaginano un nuovo futuro per noi e per i nostri figli. Risultato: una sorprendente, contagiosa e ottimista spinta al cambiamento, a partire già da domani.  

     

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Cyril Dion e Mélanie Laurent
  • Titolo Originale: Demain
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Produzione: Move Movie, Mars Films, Mely Productions
  • Data di uscita al cinema: 6 ottobre 2016
  • Durata: 118’
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Gentile Dirigente, gentile Insegnante,

     

    “Domani”, il documentario di Cyril Dion e Mélanie Laurent di cui vi suggeriamo la visione, è diventato un piccolo caso internazionale capace di dimostrare come il cinema possa a tutti gli effetti assolvere una funzione educativa e politica importante.

    Agli oltre 2 milioni di spettatori in Francia, molti dei quali studenti, il film ha mostrato alcune soluzioni semplici ma rivoluzionarie per costruire un futuro migliore ed è proprioper questo suo forte valore educativo che Lucky Red si rende disponibile in Italia ad organizzare proiezioni mattutine per le scuolea prezzo ridotto.

    Partendo da uno studio allarmante sulla situazione del nostro pianeta, i due registi sono andati in giro per il mondo alla ricerca degli esperimenti più riusciti nei campi dell’agricoltura, energia, urbanistica, democrazia, economia e istruzione al fine di dimostrare che un nuovo domani è possibile. Finora nessun documentario aveva scelto di narrare questa realtà in maniera positiva e costruttiva, contribuendo a proporre soluzioni e non limitandosi, quindi, a prevedere eventi catastrofici che generano paure invalidanti.

    La visione di “Domani” può inserirsi in un percorso didattico trasversale che coinvolge discipline e competenze diverse, che stimola il confronto e le relazioni interpersonali e che può essere di aiuto all’educazione alla cittadinanza attiva per la costruzione di un’etica di responsabilità a cui, soprattutto negli ultimi anni, la scuola italiana sta dedicando molta attenzione. 

    Gli stessi registi, nel realizzare questo film, desideravano fortemente creare qualcosa che fosse uno strumento accessibile, ottimista, piacevolmente fruibile e con un taglio pedagogico ben chiaro. 

    Mostrare “Domani” al maggior numero possibile di persone, soprattutto alle generazioni più giovani, è un modo utile e unico per far sapere che esistono delle soluzioni per risolvere molti degli attuali problemi ecologici, economici e sociali che rischiano di compromettere il nostro futuro.

    I ragazzi che avete accanto tutti i giorni erediteranno molte situazioni disastrose, ma avranno anche la responsabilità e il potere per risolverle. Con il vostro aiuto, abbiamo la possibilità di raggiungere migliaia di quegli adolescenti che saranno gli imprenditori, la classe dirigente, i consumatori dei prossimi decenni e saranno sempre loro, forse, a contribuire alla presa di coscienza dei loro genitori, spingendoli ad agire già da domani. 

    Ed è anche per questo che il vostro lavoro è infinitamente prezioso.

    Per tutte queste ragioni ci auguriamo possiate accompagnare i vostri ragazzi in questo percorso che parta dalla sala cinematografica e arrivi fino in classe per un lavoro di approfondimento coadiuvato dal materiale didattico che avete tra le mani.

    Certi del vostro contributo,

    vi auguriamo buon lavoro.

    Olga Brucciani - Responsabile Ufficio Scuole Lucky Red 

     

     

    Forse non esiste una scuola perfetta, una democrazia perfetta, o modelli economici perfetti, ma quello che è emerso nel nostro viaggio, è una nuova visione del mondo, dove potere e autorità non sono un privilegio di pochi, ma dove tutto è collegato, interdipendente, come in natura; un mondo più complesso, dove la nostra vera forza è la diversità; è la diversità; dove ogni persona e ciascuna comunità sono autonome, quindi più libere, hanno più potere, quindi più responsabilità. Come la cellula, che deve essere sana perché l’organismo funzioni, ma deve anche poter contare su tutte le altre cellule. Queste persone scrivono una nuova storia. Ci dicono che non è troppo tardi, ma ci dobbiamo da fare. Adesso!

     

    PERCHÉ UN FILM COME QUESTO?

     

    La povertà diffusa e l’incapacità di risolvere le tante crisi che investono l’umanità sono due dei problemiche più inquietano il nostro tempo. Se ne parla ovunque: sui libri, nei film, sui giornali e nei programmi tv ma le soluzioni sembrano impossibili da trovare o da applicare. 

    Per cambiare, la mobilitazione deve essere pubblica, multiculturale e internazionale.

    E per cambiare, abbiamo bisogno di un sogno in grado di guidare le nostre scelte e stimolare la nostra creatività, prima che accada qualcosa di irreversibile.

    Ed è proprio questo nuovo sogno che il documentario DOMANI si propone di raccontare. In tutto il mondo, nuovi modelli e idee di agricoltura, economia, energia, istruzione e pianificazione urbanistica stanno già cambiano il nostro modo di affrontare progetti, edilizia e vita sociale.

    Finora nessun documentario aveva scelto questo approccio: quasi tutti si limitano a condannare, analizzare o smontare. Questo, invece, cerca di creare un nuovo genere: quello di un film positivo e costruttivo che fornisce soluzioni e contribuire a costruire un nuovo immaginario per il futuro.

     

     

     

    LA STRUTTURA DEL FILM

    I CAPITOLI E GLI ESPERTI

     

     

    DOMANI è un road movie in cinque parti all’interno delle quali vediamo animarsi il disegno possibile di questo nuovo mondo

     

    I PARTE: AGRICOLTURA

    Scopriremo che è possibile produrre più cibo senza fertilizzanti o pesticidi, con poca meccanizzazione, riparando la natura anziché distruggerla. Vedremo come le città possono reincorporare l’agricoltura, e le campagne ripopolarsi. Visiteremo luoghi che dimostrano che questo si può fare anche su vasta scala.

    Esperti internazionali confermano che possiamo sfamare la Francia, l’Occidente e il mondo in via di sviluppo senza petrolio e creando posti di lavoro, grazie all’agroecologia.

    Ma c’è un grosso impedimento alla realizzazione di questo sogno: l’industria petrolchimica che controlla la lavorazione dei generi alimentari. Per dare luogo a un cambiamento in agricoltura, è necessario realizzare un vasto processo di transizione energetica. 

     

    Pierre Rabhi

    Agricoltore, filosofo, scrittore e intellettuale francese di origine algerina, Rabhi difende un modello di società più rispettoso della popolazione e della terra, promuovendo lo sviluppo dell’agroecologia, cioè di pratiche agricole che rispettano l’ambiente e conservano le risorse naturali, soprattutto nei paesi aridi. È il fondatore del movimento dei Colibrì, insieme a Cyril Dion e Isabelle Desplats.

     

    Charles e Perrine Hervé-Gruyer

    Niente lasciava supporre che Perrine e Charles Hervé-Gruyer sarebbero diventati agricoltori. Nel 2004, marito e moglie – lei giurista internazionale, lui un ex-marinaio – hanno posato le loro valigie su un piccolo fazzoletto di terra in Normandia con l’intenzione di farne un’azienda agricola biologica: la Fattoria di Bec Hellouin. Dopo aver viaggiato a Cuba, in Giappone, negli Stati Uniti ma anche in tutta la Francia, gli Hervé-Gruyer hanno sviluppato una tecnica agricola che combina pratiche culturali diverse per raccogliere i frutti dell’abbondanza naturale. E sono stati così bravi che oggi la loro azienda è un punto di riferimento fondamentale nel campo dell’orticoltura bio.

     

     

    Olivier de Schutter

    Olivier de Schutter è stato per sei anni Relatore Speciale dell’ONU sul diritto all’alimentazione. Durante il suo mandato, non ha mai cessato di richiamare l’attenzione su un modello agricolo ormai in crisi, che affama circa 800 milioni di persone nel mondo e ne mette in difficoltà 2 

    miliardi e mezzo. Strenuo difensore dell’agroecologia – un modello che favorisce lo sviluppo agricolo senza sacrificare la salute della popolazione – Olivier de Schutter continua a denunciare il potere delle lobby che bloccano qualsiasi cambiamento sia nel settore agricolo che in quello energetico.

     

     

    Malik Yakini

    Malik Yakini è stato a lungo preside di liceo prima di appassionarsi all’agricoltura biologica. Oggi gestisce la D-Town Farm, un’azienda bio di quasi tre ettari nei pressi di Rouge Park, a Detroit. È anche il fondatore della Detroit Black Community Food Security Network e membro del Detroit Food Policy Council. Inoltre, è uno dei 40 appassionati e impegnati imprenditori locali che costituiscono l’organizzazione Business Alliance for Local Living Economies (BALLE), fungendo da polo di attrazione per molti altri.

     

    II PARTE: ENERGIA

    Vediamo come le nostre città e i nostri paesi si riorganizzano per fare completamente a meno non solo del petrolio, ma anche dell’energia fossile e nucleare. Vediamo qual è un futuro energetico possibile: milioni di edifici che sono tante piccole postazioni di energia solare, lo sfruttamento intelligente di tutte le risorse rinnovabili (acqua, aria, legno, rifiuti…), l’immagazzinamento e la ridistribuzione dell’energia attraverso reti intelligenti, la diffusione dell’informazione attraverso il web, un massiccio risparmio energetico senza sacrificare le cose indispensabili al nostro modo di vita. Suggeriamo che questa rivoluzione trasformerà le nostre case, le nostre città e le nostre modalità di trasporto. E visitiamo luoghi in cui questa trasformazione è già in atto. Per alcuni minuti viviamo in quella che sarà la nostra vita di domani.

    Anche in questo caso, gli esperti tracciano alcune linee guida che potrebbero consentirci di diffondere su vasta scala questa rivoluzione, entro il 2050.

    Ma ecco che all’orizzonte si profila un altro ostacolo: la transizione energetica è costosa, e stati e città non hanno più soldi, gravati dal debito e dalle politiche di austerità.

     

    Anthony Barnosky

    Tony è ricercatore di paleontologia e docente di biologia integrata all’università di Berkeley, California. In questi ultimi trent’anni ha studiato i cambiamenti climatici su scala globale e la loro influenza sull’evoluzione delle specie, ma soprattutto ha cercato di mettere a fuoco la lezione che dovremmo trarne. Ha coordinato e pubblicato numerosi studi autorevoli sulla questione ecologica, con particolare riferimento alla biodiversità. Uno degli ultimi è Approaching a state shift in Earth’s biosphere, un documento pubblicato nel 2012 sulla rivista Nature, con contributi di Elizabeth Hadly e altri venti scienziati di tutto il mondo.

     

     

    Elizabeth Hadly

    Elizabeth lavora come ricercatrice al dipartimento di scienze ambientali dell’università di Stanford, negli Stati Uniti. Si è specializzata nell’evoluzione dei vertebrati e in particolare dei mammiferi sul continente americano, in India e in Costa Rica. Studia gli effetti del riscaldamento globale sull’ecologia dei vertebrati.

     

    Jan Gehl

    Per capire quello che fa Jan Gehl, basta andare a Copenaghen, la capitale danese. Lì, il rumore della città è più dolce che altrove. E il motivo è semplice: più di un terzo degli spostamenti 

    quotidiani avviene in sella a una bicicletta (uno spostamento su due nel centro città). Privilegiando le modalità di trasporto “dolci”, oggi le autorità cittadine evitano 90mila tonnellate di CO2 all’anno! Jan Gehl è uno degli esperti mondiali della “copenaghenizzazione”: il modello 

    urbano che vuole restituire le città ai pedoni, alle biciclette e, in generale, ai loro abitanti. Con la sua squadra di lavoro è già intervenuto a Mosca, Shanghai, New York (Times Square trasformata in isola pedonale), Malmö. È l’autore del saggio Cities For People (Island Press 2010).

     

    Robert Reed

    La cooperativa Recology fondata nel 1921, ha consentito l’avvio del programma “Zero rifiuti” della città di San Francisco. Obiettivo prefissato: riciclare il 100% dei rifiuti entro il 2020. La sfida sembra sostenibile: si stima che tra qualche anno San Francisco sarà già in grado di convogliare l’80% dei rifiuti verso il riutilizzo, il compostaggio e il riciclaggio.

     

    Thierry Salomon

    Cofondatore dell’Istituto Négawatt, Thierry Salomon è un instancabile promotore dell’economia energetica. Le parole d’ordine della sua battaglia: sobrietà e efficienza energetica. A fronte dell’emergenza climatica e della riduzione delle risorse, Salomon ritiene che sole, vento e energie rinnovabili debbano prendere il posto di energie fossili come gas, petrolio e uranio. Salomon ha contribuito in modo determinante alla diffusione del concetto di “negaWatt” – formulato da fisico e ambientalista americano Amory Lovins – cioè il watt che non c’è bisogno di produrre perché non viene consumato.

     

    III PARTE: ECONOMIA 

    In questa terza parte osserviamo che è possibile creare monete locali (supplementari a quelle tradizionali) pensate per finanziare i cambiamenti di cui abbiamo bisogno (cibo organico, energia rinnovabile, isolamento termico, scuole, fame nel mondo, ecc.).

    Città, paesi e aziende lo stanno già facendo e funziona! 

    Allo stesso tempo, ci rendiamo conto che l’economia globalizzata così come funziona oggi non può durare. Sta distruggendo la natura, esaurendo le risorse e rafforzando le disuguaglianze tra i super-ricchi e un numero sempre crescente di “poveri”. Incontriamo alcuni membri di una rete di 35mila imprenditori americani che operano con successo all’interno di economie locali fiorenti. La loro storia dimostra che il legame col territorio, l’indipendenza gestionale e la costruzione di reti  sono il futuro dell’economia. 

    A integrare la visione d’insieme, includiamo le pratiche dell’economia circolare: creare catene produttive senza rifiuti, in cui i materiali sono riciclati quasi all’infinito e in cui i rifiuti di una persona diventano la risorsa di un’altra.

    Eppure, resta ancora un problema: la nostra avidità. Nonostante le crisi e le difficoltà, solidarietà e cooperazione non sono sempre la norma. Ognuno cerca di accumulare abbastanza per sé, senza preoccuparsi di condividere o ridurre i consumi. Se vogliamo cambiare l’economia, dobbiamo cambiare noi stessi.

     

    Emmanuel Druon

    “È più economico produrre in modo ecologico”. È questo il motto del direttore esecutivo di Pocheco, un’azienda di Nord-Pas-de-Calais specializzata nella produzione di buste. Da 28 anni, Druon applica alla sua attività i principi dell’ecolonomia, cioè un’economia guidata dai tre pilastri dello sviluppo sostenibile: conservazione dell’ambiente, rispetto dei salari e del dialogo sociale e 

    aumento della produttività. In poche parole, è diventato un maestro nell’arte di spendere meno puntando sul verde. Riconciliando economia e ecologia, risorse umane e impresa, Druon è uno di quei capi d’azienda che ti mettono voglia di andare al lavoro!

     

    Rob Hopkins

    Rob Hopkins ha capito che era arrivato il momento di fare qualcosa, quando si è reso conto che ogni gesto quotidiano, anche il più semplice, dipendeva dal petrolio. Per nutrirci, riscaldarci o spostarci dobbiamo fare affidamento su un’energia che è inevitabilmente destinata a esaurirsi. Come sbarazzarci di questa dipendenza? Come rendere le nostre comunità resilienti di fronte alla doppia sfida del picco del petrolio e del cambiamento climatico? È per rispondere a questi interrogativi che nel 2006 ha fondato il movimento Transition Towns o “città di transizione”.

     

     

    Bernard Lietaer

    Da più di quarant’anni impegnato sul fronte dell’economia globale, Bernard Lietaer è uno dei principali sostenitori delle monete complementari e in particolare delle monete regionali. È anche convinto che esista una correlazione tra la moneta che usiamo e il paesaggio comunitario ed ecologico di cui facciamo parte.

     

    Michelle Long

    Michelle Long ha fondato una delle prime reti della Business Alliance for Local Living Economies (BALLE), oltre che la più importante: con i suoi quasi 700 imprenditori, Sustainable Connections ha sede a Bellingham, nello stato di Washington, ed è considerata “l’epicentro di un nuovo modello economico”.  La Long è anche co-autrice di Local First: A How-To Guidee ha appena pubblicato Building a Community of Business. La rivista Sustainable Industries Journal la considera “una delle cinque donne leader nel campo della sostenibilità” sulla costa ovest degli Stati Uniti.

     

    Jeremy Rifkin

    Fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET), Rifkin è il principale architetto della terza rivoluzione industriale, che si propone di rispondere – nel lungo periodo – alla tripla sfida di una crisi economica mondiale, dei problemi legati alla sicurezza energetica e del cambiamento climatico.

     

    IV PARTE: DEMOCRAZIA 

    Nella quarta parte prendiamo coscienza del fatto che nell’attuale sistema democratico, contrariamente a quello che ci viene detto, abbiamo molto poco potere. Se i leader politici decidono di non agire, non c’è niente o quasi niente che possiamo fare.

    A questo punto scopriamo che i meccanismi della democrazia diretta esistenti in alcuni paesi consentono di invertire questa tendenza e permettere ai cittadini di proporre o bocciare leggi, di scrivere o cambiare la costituzione. E lavorando fianco a fianco con politici e amministratori riescono a raggiungere obiettivi straordinari.

    Non ci resta che mobilitarci e diventare abbastanza numerosi da rappresentare una massa critica.

     

    Elango Rangaswamy

    Sindaco di Kuttambakkam (India)

    Questo anziano ingegnere dell’industria chimica ha cambiato il destino dei cinquemila abitanti del villaggio di Kutthambattam, nello stato del Tamil Nadu. Nel corso degli anni, quello che un tempo 

    era un villaggio afflitto dalla violenza, dal commercio illegale di alcolici e dall’inquinamento è diventato un modello di democrazia partecipativa. Dal 1996, Elango Rangaswamy presiede l’assemblea dei cinque saggi (panchayat), il sistema di governo locale in vigore nei villaggi indiani.

     

    Vandana Shiva

    Scrittrice e fondatrice dell’iniziativa ambientalista Navdanya

    La militante e attivista indiana Vandana Shiva è una delle voci più autorevoli della galassia ecologista. Da più di trent’anni è impegnata nella lotta per la sovranità alimentare e per la difesa della biodiversità in tutte le sue forme. È diventata famosa in Francia per avere denunciato con forza l’impatto delle biotecnologie – con gli OGM – sulla vita e il destino dei contadini indiani.

     

    David Van Reybrouck

    Storico, scrittore

    Come ognuno di noi può constatare, la vita politica contemporanea è in un momento di stallo. I cittadini vanno sempre meno alle urne, i ranghi dei partiti si assottigliano e le scelte elettorali sono sempre più volubili e legate a un capriccio del momento. Per superare questa “sindrome di stanchezza democratica”, lo storico e scrittore belga Van Reybrouck propone una soluzione già adottata nell’antica Grecia: il sorteggio. Perché introdurre una componente di azzardo nelle nostre istituzioni rappresentative non può che rivitalizzare la democrazia.

     

    V PARTE: ISTRUZIONE

    In quest’ultima parte, visitiamo e conosciamo meglio scuole che, a partire dall’infanzia e dalla primaria, insegnano ai bambini a collaborare, a risolvere i conflitti pacificamente e a vivere in armonia con se stessi, con gli altri e con la natura. I bambini imparano a elaborare un metodo di apprendimento personale e, soprattutto, ad esprimere i loro talenti e a perseguire le loro passioni. 

    Sappiamo che l’educazione e le esperienze dei primi anni di vita influiscono direttamente sullo sviluppo fisico, sessuale e intellettuale, e sullo sviluppo del comportamento finanziario e territoriale, contribuendo ad alimentare atteggiamenti predatori, un consumismo sfrenato e la mancanza di empatia verso gli altri individui o la natura. 

    Scopriamo che interi paesi stanno già investendo sull’educazione dei bambini, affinché possa emergere una nuova generazione in grado di risolvere molti dei nostri problemi. E scopriamo che è una strategia adottabile ovunque!

     

    Kari Louhivuori

    Preside della Kirkkojarvi Comprehensive School di Espoo (Finlandia)

    La filosofia della scuola è semplice: insegnare ai bambini ad apprendere, prepararli alla vita. Se un metodo non funziona con un allievo, significa che non è il metodo adatto per lui. A Kirkkojarvi, come in tutti gli istituti scolastici finlandesi, non esistono test standardizzati, né per gli allievi né per i professori. Nessun ispettore del ministero, nessun esame di fine anno. L’unico test standardizzato è quello che segna la fine del liceo. Prima di allora, e a partire dalla quinta elementare (CM2), gli alunni possono partecipare a test di fine anno se il professore accetta la partecipazione della sua classe. Ma lo fanno più per curiosità che per spirito di competizione, visto che i risultati non sono resi pubblici.

     

     

    I REGISTI PARLANO DEL FILM

     

    Come vi siete incontrati? Com’è nato il progetto di questo film?

    Cyril Dion : L’idea è nata nel 2011. Allora dirigevo il movimento dei Colibrì, che abbiamo fondato con Pierre Rabhi e alcuni altri amici. Abbiamo lanciato un’operazione battezzata “Tous Candidats”, il cui obiettivo era mobilitare un grosso numero di persone per la campagna presidenziale del 2012.

    Mélanie Laurent : Ho conosciuto Pierre Rabhi a una cena con Danielle Mitterrand. Mi ha parlato della campagna, e gli ho lasciato il mio numero di telefono. Cyril mi ha chiamato qualche giorno dopo per aderire al loro gruppo. Ho coinvolto mio fratello, mia madre, i miei amici, il mio compagno. Un sacco di gente.

    CD : Ben presto, Mélanie mi ha chiesto di mostrarle iniziative che “cambiano il mondo”. Io l’ho accompagnata  alla fattoria Bec Hellouin in Normandia, da Perrine e Charles Hervé-Gruyer (che abbiamo intervistato nel nostro film). Durante il viaggio, abbiamo scoperto di avere molte cose in comune. Io le ho parlato del mio progetto cinematografico che non riuscivo a realizzare. Un po’ alla volta, mi sono convinto che dovevamo realizzarlo insieme. Lei ha subito accettato e si è gettata a capofitto in questa impresa.

     

    Il film trae spunto da uno studio scientifico apparso sulla rivista Nature nel 2012. Questo studio, piuttosto sconvolgente, annuncia un crollo generalizzato dei nostri ecosistemi, e quindi la fine delle condizioni che rendono possibile la vita sulal Terra…

    CD : Ho cominciato a scrivere il film nel dicembre del 2010. Già all’epoca mi dicevo che annunciare le catastrofi non bastava più. Bisognava proporre una visione dell’avvenire. Ognuno ha bisogno di proiettarsi nel futuro, un po’ come quando sognamo la nostra nuova casa e la progettiamo con l’architetto. Altrimenti, il progetto della società di domani non esisterebbe. Il mio primo obiettivo era raccontare questo futuro in un film. Ma ero impegnato in troppe cose, all’epoca, per dedicarmici. Nel giugno del 2012 ho avuto un crollo nervoso da superlavoro. Un mese dopo ho scoperto il famoso studio di Anthony Barnosky e Elizabeth Hadly. Nessuno studio mi aveva mai fatto un effetto simile. Il mio crollo personale rispecchiava in qualche modo il crollo previsto della società. Mi sono detto che era ora di fare quello che mi stava più a cuore, cioè questo film. Mi sono dimesso dal mio incarico nel movimento dei Colibrì e ho cominciato a dedicargli quasi tutto il mio tempo.

    ML : Ho letto lo studio su Nature mentre ero incinta, e ne sono rimasta scioccata. Ho passato tutto il giorno a piangere e ho maledetto Cyril per avermi fatto piombare in una disperazione simile. Prima di scoprire quello studio, volevamo solo fare un film positivo, costruttivo. All’improvviso, fare il film è diventato “necessario”, e questa è stata una molla fondamentale. Come attrice avevo già preso diversi impegni, ma ne ho annullati molti per potermi dedicare fino in fondo al nostro progetto.

     

    Agricoltura, energia: il vostro film affronta i temi classici dell’ecologia. Poi, all’improvviso, ci trascina verso una storia più globale e ci parla di economia, di politica…

    CD : Noi vogliamo dimostrare che è tutto collegato. Che non è possibile affrontare  i problemi separatamente. L’agricoltura occidentale, per esempio, è totalmente dipendente dal petrolio. Cambiare il modello agricolo significa cambiare anche il modello energetico. Ma la transizione energetica costa cara, e quindi bisogna affrontarla in termini economici. Purtroppo, oggi l’economia crea disuguaglianze ed è in larga misura responsabile della distruzione del pianeta, quindi è necessario regolamentarla in modo democratico. Ma perché una democrazia funzioni, bisogna che faccia affidamento su cittadini illuminati ed educati ad essere liberi e responsabili.

     

    DOMANI è un film entusiasta, ecologista e umanista?

    ML : Il nostro non è un documentario ecologista, è una testimonianza di quella che potrebbe essere la nostra società di domani. Viviamo in un’epoca in cui nessuno si parla più, non ci si incontra, tutti si giudicano. Non c’è più empatia. All’improvviso, il nostro film mostra persone che agiscono insieme, che si incontrano per parlare di lamponi o di una improbabile banconota locale. Queste iniziative creano delle piccole comunità ben lontane dal cliché dell’ecologista da solo nella sua grotta. Era importante avere dei personaggi che ci somigliano, in cui ognuno può identificarsi.

    CD : Vogliamo far venire voglia agli spettatori di abitare in quel mondo, di essere come questi nuovi eroi che non sono né miliardari né famosi, ma coraggiosi, belli e umani. Persone comuni che creano orti, aprono bellissime scuole… Dopo aver visto Charles e Perrine nella loro rigogliosa fattoria dove si pratica la permacultura, perfino al nostro produttore – che non è particolarmente amante della campagna – è venuta voglia di coltivare legumi! Lo stesso per il nostro distributore! Era questa la nostra sfida.

    ML : Nessuno ha voglia di essere messo di fronte a cose terrorizzanti. Tuttavia dobbiamo guardarle in faccia, non abbiamo più altra scelta. Così, per avere la forza di reagire, abbiamo bisogno di soluzioni accessibili, sostenibili, allegre. E’ per questo che abbiamo voluto mostrare persone che agiscono in modo positivo e con soddisfazione. Non c’è bisogno di mortificarsi, di lasciare tutto, di vivere isolati in una fattoria aspettando l’autosufficienza. Tutte le iniziative presentate nel film sono alla nostra portata e possono essere messe in pratica a partire da domani stesso.

     

    La narrazione del vostro documentario è impostata come una lezione. Mélanie interpreta il ruolo dell’ingenua, Cyril quello del pedagogo. Era importante essere anche didascalici, per dare un quadro completo del problema?

    CD : Non mi sembra che siamo stati solo didascalici! Il primo obiettivo era quello di raccontare una storia. Ci ha molto influenzato un saggio di Nancy Huston, L’espèce fabulatrice, che mostra fino a che punto gli esseri 

    umani si costruiscono intorno a fantasie individuali e collettivi. Il mondo d’oggi è nato dal mito del progresso, una narrazione alla quale abbiamo tutti aderito. Per ritrovare lo slancio, bisognava prima di tutto costruire una nuova narrazione. Così è nata l’idea di un road movie, in cui raccontare strada facendo le diverse realtà. Per farlo, abbiamo dovuto semplificare e rendere accessibili argomenti che a volte sono piuttosto aridi e noiosi, come la creazione monetaria.

    ML: E per essere sicuri di riuscirci abbiamo avuto conversazioni interminabili, durante la preparazione del film. Io dicevo a Cyril: “Davvero parleremo di economia?”. E lui mi rispondeva: “Sì, ma vedrai, è molto semplice”. Allora mi spiegava le cose e quando non capivo, ricominciava da capo, finché non trovavamo la chiave giusta. 

     

    Le iniziative che mostrate nel film sono certamente promettenti ma marginali. Siamo realisti: rappresentano solo una goccia nel mare. Rispetto ai grandi problemi del mondo, non basteranno di certo a evitare il famoso crollo previsto in tanti studi come quello che citate.

    CD : Il nostro obiettivo non era quello di dare una risposta assoluta alla crisi, ma di raccontare una nuova storia. Contribuire, nel nostro piccolo, a fare emergere una nuova cultura, nuove rappresentazioni del mondo. Dobbiamo cambiare l’immaginario. E’ sempre stato questo il compito degli artisti (e non solo loro): produrre libri, film, quadri, canzoni che descrivono queste trasformazioni.

     

    ML : Messe insieme, le iniziative come la permacultura, le monete locali, le energie rinnovabili, disegnano un mondo possibile. L’aspetto interessante è che non si tratta di iniziative isolate, ma di realtà e individui che non chiedono altro che associarsi e andare avanti insieme. C’è un mondo in movimento, che già esiste, dove tutto è possibile. Ci sono già soluzioni disponibili, in tutti i campi. Non può non essere promettente! 

    CD : Chi oggi è scettico sa che di qui a venti o trent’anni, quando le risorse diventeranno sempre più rare, i rifugiati climatici sempre più numerosi e i rendimenti agricoli sempre più ridotti, non ci sarà altra via possibile se non quella del cambiamento. Queste iniziative vanno tutte nella direzione della Storia, non abbiamo scelta. Sono le premesse di una nuova civiltà e di una nuova cultura. Tutti i nostri interlocutori ci hanno parlato di resilienza. Cosa fare il giorno in cui andrà tutto a rotoli? Come continuare a mangiare? Come produrre energia? Come fare in modo che l’economia resti in piedi? Sono domande che preoccupano tutte le persone che abbiamo intervistato, e in dieci paesi diversi. E tutte dicono la stessa cosa: se vogliamo 

    cambiare dobbiamo coltivare la diversità, puntare sul desiderio di autonomia e autosufficienza, e creare comunità legate da obiettivi comuni.

     

    Come avete fatto a dividervi i compiti?

    ML : Non ci siamo riusciti subito! All’inizio ci pestavamo un po’ i piedi, perché volevamo fare tutto insieme. Poi, abbiamo imparato…

    CD : Da un punto di vista operativo, in linea di massima Mélanie ha preso le redini delle riprese e io del montaggio. Ma ognuno consultava l’altro strada facendo. Ci davamo le indicazioni di ordine generale, e verificavamo insieme il risultato.

    ML : Io mi sono concentrata sulla forma, sulla parte artistica, la suddivisione delle immagini. Ogni sera, Cyril ci spiegava quello che avremmo girato l’indomani, le persone che avremmo incontrato, quello che intendeva raccontare. Poi, con Alexandre Léglise, il primo operatore, tagliavamo le sequenze e ragionavamo sul modo migliore di raccontare per immagini ogni iniziativa, nella sua specificità. In Scandinavia, per esempio, abbiamo utilizzato un obiettivo basculante per ottenere degli effetti flou molto dolci per creare una dimensione onirica e poetica. In linea generale, volevamo restare aderenti alla realtà e al tempo stesso dare al film un supplemento d’anima, un tocco artistico.

    CD : Da parte mia, ho avuto il tempo necessario per stabilire un rapporto autentico e intenso con le persone che dovevamo intervistare, e preparare le interviste. Volevamo che il film raccontasse dei veri incontri, qualcosa di intimo. Era importante che il pubblico percepisse la vitalità di quei luoghi, di quelle atmosfere. Non volevamo che i personaggi ci raccontassero quello che facevano, volevamo vederli mentre lo facevano. Per esempio, nella scuola finlandese, al di là delle attività accademiche si percepisce che le persone sono felici, che accade qualcosa di diverso.

     

    ML : Abbiamo filmato le persone nella vita di tutti i giorni e aspettato che si compisse la magia, senza intervenire troppo a livello di sceneggiatura. Nella fattoria Bec Hellouin, abbiamo chiesto a Charles et Perrine il programma della loro giornata, e li abbiamo ripresi passo passo nelle loro attività. In India, abbiamo accompagnato le persone nella loro routine quotidiana. Ed era tutto così bello che bastava sistemare la macchina da presa all’esterno. La luce, i colori, c’era già tutto…

     

    Oltre ai personaggi filmati e intervistati, una voce accompagna lo scorrere delle immagini. E’ quella di Fredrika Stahl, che firma 19 pezzi. Come avete lavorato con lei?

    CD : Un amico comune, Jean-Christophe Bourgeois, le ha parlato del progetto e lei ci ha inviato spontaneamente una canzone, World to come (Il mondo che verrà), che diceva che il mondo non aveva un futuro… Era esattamente il contrario del messaggio che volevamo dare! Ma era un pezzo così bello che abbiamo cercato comunque di inserirlo all’inizio del film, quando parliamo dello studio pubblicato su Nature che non dà speranza. E ha funzionato talmente bene che ne abbiamo chiesti a Fredrika altri tre. Benché non avesse ancora visto nessuna delle immagini del film, ogni volta coglieva nel segno. Così, abbiamo continuato a lavorare a distanza: noi le inviavamo le sequenze e le ci inviava dei pezzi. La sua voce e la sua musica sono quasi un personaggio a sé, danno al film una sua identità. 

     

    Questo film non è solo vostro, insomma, è anche di migliaia di persone…

    CD : Di 10.266 persone, per essere esatti! Per finanziarlo, abbiamo lanciato una campagna sulla piattaforma di crowdfunding KissKissBankBank. Volevamo raccogliere 200mila euro in due mesi. Li abbiamo ottenuti in due giorni! E nel giro di due mesi avevamo circa 450mila euro. E’ il record mondiale di raccolta fondi per un documentario!

    ML : Il risultato ha superato ogni aspettativa. La grande forza di DOMANI è che è anche il film delle migliaia di cittadini che hanno contribuito a finanziarlo. Circa un terzo dei donatori hanno chiesto che in cambio della loro donazione fosse piantato un albero. Non soltanto hanno co-finanziato il film, ma non hanno voluto guadagnarci niente. Questo è stato ancora più straordinario. L’operazione è stata un tale successo che il resto è avvenuto molto rapidamente.

    CD : Sono arrivati altri partner (tra gli altri, France 2, Orange Cinéma Séries, Agence française de développement, Fondazione AKUO, Biocoop, Enercoop, Veja, Léa Nature, Distriborg, Hodzoni, Féminin bio). Noi volevamo che il finanziamento fosse anche “verde”, cioè il più possibile coerente con lo spirito del film. E con un budget di circa 1 milione e 200mila euro era un traguardo possibile. Il finanziamento è stato 

     

    impostato così. Il mio vicino di casa e amico Christophe Massot ci ha donato i primi 10mila euro che ci hanno permesso di girare le immagini del Trailer (e in seguito di coinvolgere Mars Films):  erano un terzo di tutti i suoi averi! E’ stato l’inizio di una bella storia. 

    ML : All’inizio, molti erano interessati all’idea del film, ma poco motivati a finanziarlo. Non è con un documentario che si fanno i soldi! Quelli che ci hanno sostenuto lo hanno fatto a scatola chiusa, accordandoci una fiducia totale. Paradossalmente, questo ci ha fatto sentire molto di più il peso della responsabilità. Siamo arrivati a Detroit, per il primo giorno delle riprese, all’indomani della prima raccolta di fondi. Eravamo elettrizzati dal fatto di avere raccolto la somma desiderata in 48 ore e allo stesso tempo non ci sentivamo all’altezza dei nostri donatori. 

     

    E’ una forma di speranza, quella che  avete voluto condividere col vostro film?

    ML : La situazione è talmente complicata e difficile che verrebbe voglia di dire che non si risolverà mai. Fare questo film mi ha entusiasmato: ho incontrato persone straordinarie, ho accumulato moltissime informazioni e conoscenze, e oggi mi sento più aperta nei confronti del mondo. E quindi sono anche molto più radicale in tante piccole cose quotidiane. Ogni tanto, mi prende una tristezza profonda e improvvisa: per esempio, quando passeggio in un parco e vedo i rifiuti abbandonati dai gitanti, o quando vedo persone che spengono le cicche tra le piante. Non mi era mai successo di sentirmi così...

    CD : Sono ancora più consapevole che il momento del crollo si avvicina, e non ho mai avuto tanta paura. Ma ho ancora più voglia di accendere delle piccole luci di speranza tra la gente. Adoro vedere le reazioni che il 

    film suscita in chi lo vede: va a toccare quel qualcosa che fa venire voglia di fare mille cose utili, di trovare un senso. 

    ML : Al mondo mancano iniziative positive e facili da mettere in pratica, che stimolino nuove idee. E’ quello che dicono due dei nostri protagonisti, Mary e Pam, le fondatrici del movimento Incredible Edible: bisogna cominciare nella propria strada, nel proprio quartiere, con i propri vicini, e poi coinvolgere gli imprenditori, i politici locali. Quando le persone cominciano a fare qualcosa, non si fermano più: vanno avanti, si scambiano idee, sperimentano, condividono. Nella metropolitana, per esempio, se tenete aperta la porta alla persona che arriva dopo di voi, quella persona accelera il passo e nel 99% dei casi aiuta chi arriva dopo di lei/lui. E così all’infinito: è una catena. E’ questo che mi piace. Non siamo più in una “zona di conforto”, ma neppure al crollo finale. Siamo in una fase promettente: sappiamo di stare andando a sbattere contro un muro e che è arrivato il momento di mobilitarci. L’essere umano è arrivato sulla Luna, ha abolito la schiavitù, sradicato malattie: abbiamo capacità straordinarie. Sta solo a noi metterle al servizio della nostra sopravvivenza e della nostra felicità collettiva.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Olga Brucciani

     

     

    LE SOLUZIONI

    per sé, per tutti

     

    AZIONI INDIVIDUALI

    5 azioni quotidiane che possono realmente fare la differenza

     

    1. Mangiare bio e poca carne

    Perché?

    L’agricoltura industriale è responsabile di buona parte della distruzione ecologica sul pianeta e della scomparsa di migliaia di specie animali e di milioni di contadini, oltre a contribuire all’esaurimento delle risorse idriche e al riscaldamento climatico.

    Il bestiame, da solo, è responsabile del 18% delle emissioni di GES (gas ad effetto serra). 65 miliardi di animali vengono allevati ogni anno in condizioni intollerabili per essere poi abbattuti. Per nutrirli, si radono al suolo milioni di ettari di foreste per coltivare soia e mais che esauriscono e inquinano il terreno (a causa dei pesticidi). Molte delle specie animali e degli abitanti che popolano quelle zone vengono cacciati.

    Poche multinazionali del settore agroalimentare controllano ormai gran parte delle sementi, mentre i giganti della grande distribuzione controllano buona parte della produzione, della distribuzione e dei prezzi degli alimenti. Così facendo, si compromette la nostra capacità di nutrirci da soli.

    Come? 

    Coltivare secondo i principi della permacultura o dell’agroecologia.

    Trovare dei produttori nei mercati o nei supermercati bio indipendenti; costituire o associarsi a un gruppo come Incredibile Edible; utilizzare reti per l’acquisto diretto dai produttori.

     

    2. Optare per un fornitore di energia elettrica rinnovabile

    Perché?

    Le energie fossili (petrolio, carbone, gas) contribuiscono attivamente al cambiamento climatico. 

    Oggi, buona parte dei paesi occidentali è totalmente dipendente dal petrolio, cosa che la rende estremamente vulnerabile. Con il progressivo aumento dei costi estrattivi, aumenterà anche il costo del petrolio e questo indebolirà ulteriormente le nostre economie.

     

     

    La lotta per il controllo e l’appropriazione delle risorse fossili è (e sarà) oggetto di conflitti e crisi geopolitiche che già oggi colpiscono numerose popolazioni.

    L’energia nucleare è estremamente costosa e pericolosa, consuma una grande quantità di acqua dolce e produce rifiuti super-inquinanti, di cui non sappiamo come disfarci.

    Come?

    Installare in casa fonti di energia rinnovabile (pannelli solari, minieolico, geotermia).

    Optare per un fornitore di energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili.L’ideale sarebbe ridurre contemporaneamente il proprio consumo di energia e optare per mezzi di trasporto dolce, come la bicicletta!

     

    3. Acquistare in negozi locali e indipendenti

    Perché?

    Esistono numerosi studi, ormai, che dimostrano che acquistare prodotti alimentari in aziende locali e indipendenti triplicai posti di lavoro, la circolazione della ricchezza, le risorse fiscali locali da investire per la collettività e le donazioni alle associazioni.

    Su un euro speso nel negozio di una multinazionale resterà ben poco nell’economia locale. Il denaro sarà capitalizzato e contribuirà a rafforzare il potere di qualche gigante della distribuzione mondiale a spese dell’economia locale. Così, gli abitanti perdono il controllo della loro economia.

    Salvaguardare un’economia locale, controllata dagli abitanti di un territorio, limita le delocalizzazioni, la speculazione e l’evasione fiscale.

    Come?

    Verificare a chi appartengono le aziende in cui si fanno acquisti e qual è la loro politica sociale e ambientale.

     

    4. Informarsi sulla propria banca

    Perché?

    La maggior parte delle banche possiede filiali nei paradisi fiscali, che incoraggiano i loro clienti a nascondere il loro patrimonio. Le tasse su queste enormi somme permetterebbero di risolvere molti dei nostri problemi. 

    La maggior parte delle banche praticano attività di speculazione, soprattutto sul cibo e sulla fame.

    Infine, le principali banche francesi finanziano in modo massiccio il settore del carbone – l’energia fossile responsabile della quota più alta di emissioni di CO2. 

     

    Come?

    Alcune banche praticano una finanza più etica e responsabile. Online è facile reperire la classifica delle banche in rapporto al loro impatto sul clima e altre che hanno assunto come parametri la speculazione e i paradisi fiscali. 

     

    5. Ridurre, riutilizzare, riciclare, riparare, condividere…

    Perché?

    Nel mondo, vengono gettati dieci milioni di tonnellate di rifiuti ogni giorno. Le discariche, i fiumi, le foreste e gli oceani sono ingorgati di scarti della società occidentale. In Africa, ci sono intere città che ricevono vecchi computer, televisori e veicoli dismessi da noi, che inquinano le acque e la terra, avvelenano i bambini. Contemporaneamente, un terzo del cibo che produciamo finisce nella spazzatura e la maggior parte delle risorse naturali si sta esaurendo.

    Il riciclaggio crea dieci volte più occupazione dell’incenerimento.

    Condividere gli oggetti anziché possederli ci permette di ridurre drasticamente il nostro bisogno di materie prime.

    Come?

    Imparare o ri-imparare a differenziare correttamente, con la guida alla raccolta differenziata.

    Compostare in città (con il lombricompostaggio o in compostiere collettive) o nel proprio giardino. Riparare e riutilizzare in un Fab Lab. 

    Condividere anziché acquistare!

     

    AZIONI COLLETTIVE

    Solo alcuni suggerimenti per crescere cittadini consapevoli e rispettosi

     

    1. Coloriamo di verde il nostro ambiente

    Trasformare il proprio quartiere, il proprio paese, la propria città o la propria scuola in un orto.

    In città gli spazi verdi sono molto pregiati. 

    Ricreare zone verdi negli spazi urbani significa riportare la natura nel cuore della città. Cortili, davanzali, muri e tetti, terrapieni, sono tutti spazi nei quali possiamo reintrodurre una biodiversità che ci rimetta in collegamento con il cambiamento naturale delle stagioni e ci permetta di apprezzare la bellezza e la varietà degli esseri viventi.

    Questi spazi possono trasformarsi in terreni in cui sperimentare e sensibilizzare le persone sulle questioni ambientali, ma anche luoghi in cui esprimersi, imparare, produrre alimenti, ecc. 

     

     

    Vi invitiamo a ricreare uno spazio verde nella vostra scuola e a spedirci delle foto a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

     

    2. Praticare i metodi di una scuola alternativa

    Oggi esistono moltissime scuole che rivendicano l'uso di sistemi pedagogici detti «nuovi». Spesso si ispirano ai metodi di Freinet, Montessori e Steiner.

    Per un'ora, una giornata, una settimana, potreste cercare di adottare alcuni principi della scuola alternativa, spiegando il modello adottato agli allievi e i benefici che ciascuno potrebbe trarne.

    L’agro-ecologia, la valorizzazione delle risorse naturali, l’artigianato e il lavoro manuale, l'acquisizione di competenze pratiche e tecniche che mirano a favorire il risparmio delle risorse materiali ed energetiche, «una sobrietà felice», sono un insieme di conoscenze e competenze che permettono di sollecitare i vostri studenti in modo complementare ai programmi scolastici classici.

     

    3. Favorire la cooperazione in classe sollecitando gli allievi ad aiutarsi tra loro

    Questo crea un ambiente in cui gli studenti sono attori attivi nel loro apprendimento e imparano a lavorare con gli altri in uno spirito di solidarietà e non di competitività.

    Ciò permette ai bambini di responsabilizzarsi fin da piccoli, realizzando una forma di organizzazione che li induca ad esprimersi, a creare, a condividere e a identificare i loro interessi personali.

     

    4. Bilanciare lavoro intellettuale e manuale rispettando sempre i tempi del bambino

    Permette agli allievi di sperimentare quello che imparano uscendo da un ambito puramente teorico e consente loro di coltivare e sviluppare altri tipi di interessi che possano contribuire a formare conoscenze più ampie. 

     

    Questi sono solo alcuni suggerimenti per cominciare insieme, nel nostro piccolo, a dar vita a delle soluzioni.

    Ovviamente siamo ben contenti di ricevere qualsiasi altra soluzione da voi ideata e realizzata con i vostri studenti. 

    Inviatecele all’indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e pubblicheremo i vostri testi e/o foto e/o video sul nostro sito internet, sulla pagina:http://www.domani-ilfilm.it/

     

    DOPO AVER VISTO IL FILM

     

    1. Sei interessato/a ai temi affrontati dal film? Se sì, quale ti ha maggiormente colpito e perché?

    2. Eri a conoscenza del rischio ambientale a cui stiamo andando incontro?

    3. A scuola parlate dei problemi relativi all’ambiente, all’agricoltura, all’economia?

    4. Quali sono i gesti che tu e la tua famiglia cercate di compiere quotidianamente per rendere migliore la vostra città?

    5. Oltre a quelle suggerite dal film, quali credi possano essere altre soluzioni per costruire un domani migliore?

    6. Conosci aziende, società, istituzioni che si stanno impegnando attivamente per cambiare in meglio la loro attività, con conseguenze migliori per tutti noi? Racconta la loro storia.

    7. Cosa significa eco-sostenibilità?

    8. Sei un consumatore consapevole? Ti informi sull’origine dei prodotti che mangi?

    9. Come ti immagini il tuo futuro e il futuro del “mondo”?

    10. Sapresti citare un uomo o una donna il cui impegno è stato fondamentale per migliorare la nostra vita e quella dell’ambiente in cui viviamo? Se sì, raccontaci in che modo lo ha fatto.

    11. Il film è diviso in 5 capitoli. Quale ti è piaciuto di più e quale hai trovato più faticoso da fruire e perché?

    12. Qual è la tua opinione rispetto ad alcune soluzioni proposte, ad esempio quella della moneta locale. Credi possa essere davvero un passo verso un’economia giusta?

    13. Le soluzioni suggerite dal film sembrano semplicissime da mettere in pratica però ancora il cambiamento radicale tarda ad arrivare. Secondo te perché?

    14. Questo documentario, diversamente da altri sullo stesso tema, parla di soluzioni non solo di problemi e questa chiave ottimista è sicuramente una caratteristica che lo rende unico nel suo genere. Credi cheuna scelta narrativa positiva e propositiva sia il modo giusto per spronare al cambiamento o è più proficuo un approccio scioccante?

    15. Il film è pieno di musica. Secondo te perché? 

    16. Nel film vediamo l’esempio di una città che sta seguendo un programma politico che la porterà ad essere totalmente ecosostenibile ed energicamente autonoma. La tua città che misure sta attuando per rendere la qualità della vita dei propri cittadini migliore?

    17. Il modello scolastico di cui si parla nel film è piuttosto diverso da quello proposto dalla scuola italiana. In cosa si differenzia maggiormente?

    18. Immagina di essere il Preside della tua scuola, quali sarebbero le novità che introdurresti e quali cambiamenti apporteresti?

    19. Se tu fossi il Primo Ministro quali opere attiveresti in tempi rapidi per risolvere il problema dell’inquinamento? 

    20. Nel film si fa riferimento al sogno come spinta per cercare e attivare il cambiamento. Sognare non è sbagliato, non è vietato, non è costoso. Sognare è necessario per disegnare obiettivi e provare a raggiungerli. Quale credi debba essere quel sogno comune, condiviso, universale per poter costruire un domani migliore?

     

     

    Dossier pedagogico a cura di Olga Brucciani – Responsabile Ufficio Scuole Lucky Red

     

    Certo, non possiamo promettere ai nostri figli che il mondo cambierà da un giorno all’altro ma possiamo assicurare loro che delle soluzioni esistono, che ci sono migliaia di donne e uomini che ogni giorno si impegnano in pria persona. E se ce la mettiamo tutta, se uniamo le nostre forze e i nostri cuori, possiamo cominciare a cambiare il mondo. Domani.

     

     

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