La mia vita da zucchina In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Il film mostra come, per vivere insieme, dobbiamo adottare alcuni valori (fraternità, solidarietà, aiuto reciproco) che permettono di sentirsi parte di una comunità. Un valore è ciò che vale per tutti gli uomini, che è auspicabile nel loro comportamento; è ciò che dirige le azioni e gli impegni di ciascuno, permettendo di valutarli in se stessi e negli altri. La nostra Repubblica promuove alcuni valori tra cui la dignità, valore morale essenziale;a sua volta, anche la famiglia trasmette dei valori, al di là del suo modello. È un luogo di apprendimento, di sviluppo di sentimenti complessi, di esercizio di diritti e doveri. Davanti a dei genitori inadempienti,il film racconta la possibilità di costruire una nuova famiglia, di stabilire diversi legami parentali e di ritrovare un sistema di valori. 

    A casa si creano profondi legami di amicizia, di amore, di rispetto, di gioia e sostegno reciproco. Raymond, che è già padre, non vede più suo figlio (“A volte sono i figli che abbandonano i genitori”) e decide di adottare Zucchina e Camille (“Tu sei un po’ la nostra famiglia, anche se sei solo”). Al momento di accoglierli nella loro nuova casa, dice con convinzione: "Questo è il giorno in cui siete diventati i miei figli”. 

    Così il bambino di Rosy sarà “il fratellino di tutti” e non sarà mai abbandonato, “nemmeno se è stupido, nemmeno se è un punk...”. Quando Camille viene costretta ad andare da sua zia, i suoi compagni vogliono aiutarla per solidarietà.

    Ci sono molte forme di maltrattamento (consultare il sito web dell’associazione Parola di bambini). Al di là delle difficoltà riscontrate nel costruire serenamente la propria identità, il bambino sottoposto a maltrattamenti dai suoi genitori rischia di riprodurre il modello di violenza che ha conosciuto. Per neutralizzare questo processo il ruolo dato all’ascolto e alla parola è decisivo. I commenti di Zucchina sui suoi disegni gli permettono di enunciare ciò che ha vissuto e di analizzarlo. Il film mostra le conseguenze di queste violenze, ma anche e soprattutto i mezzi e le persone che permettono ai bambini di superarle.

    Il regista Claude Barras e la sceneggiatrice Céline Sciamma propongono un film d'animazione capace di affrontare argomenti difficili con delicatezza. L’alternanza di scene toccanti e divertenti mette in evidenza le sfumature dei sentimenti e i diversi periodi dell’esistenza. Zucchina e i suoi amici ci sorprendono per le loro storie personali e per il modo in cui riescono a superare queste difficoltà: come accade a loro, questo film ci rende più grandi.

    La mia vita da Zucchina esprime con forza l’ambivalenza dell’infanzia. Si tratta di un periodo di apprendimento e di scoperta delle regole della vita in comune. Purtroppo, alcuni bambini non sono immuni da esperienze negative, ma hanno anche le risorse necessarie per resistere e costruire la propria identità. Questi bambini possono essere“resilienti”, ossia capaci di "riorganizzare positivamente la loro vita anche attraverso le loro stesse ferite" (Boris Cyrulnik e Jean-Pierre Pourtois, Scuola e resilienza). I personaggi del film sono feriti, ma riusciranno - insieme e con l'aiuto degli adulti della casa famiglia - a ritrovare la fiducia nella vita.

    Il film racconta di emozioni forti, positive o negative, e i bambini potranno discutere su come i personaggi esprimono i loro sentimenti. In particolare evidenza è l'importanza dell’amicizia e dell’amore nel processo di ricostruzione. Le emozioni come i sentimenti, soprattutto l'amore e l'amicizia, condizionano il nostro rapporto col mondo, con gli eventi e con gli altri.

    L'amore fa gioire dell’esistenza della persona amata e desiderare il suo bene quanto il nostro. Diversi gradi di affezione per l’altro sono possibili: l'amore reciproco tra genitori e figli, l'amore all’interno di una coppia, l'amicizia, l'affetto per un animale domestico, ecc. L’amicizia, una variante dell’amore, è considerata un valore morale e sociale: si tratta di un “sentimento necessario all'esistenza stessa della società, ma anche uno di quelli che più abbelliscono e onorano la vita umana” (Aristotele). Se l'odio distrugge, l'amore costruisce l’individuo. L’affetto crea un legame sicuro che favorisce l'indipendenza. La mancanza o l’assenza di amore influiscono in modo determinante sullo sviluppo del bambino.

    Il film passa in rassegna molti amori: Zucchina e Béatrice provano per le rispettive madri un amore mescolato alla paura; Zucchina si innamora di Camille a prima vista; Paul e Rosy sono innamorati e hanno un bambino; Raymond inizialmente prova affetto per Zucchina,poi amore, un amore filiale che rivolge anche a Camille, adottandoli infine entrambi; Zucchina e Simon, come Camille e Alice, sono legati da una profonda amicizia. Purtroppo, alcuni bambini sperimentando degli amori ingannevoli. Alcuni genitori infatti non si comportano in modo amorevole con i loro figli, non preoccupandosi del loro benessere o usando la violenza nei loro confronti.

     

  • Genere: animazione
  • Regia: Claude Barras
  • Titolo Originale: Ma Vie de Courgette
  • Distribuzione: Teodora Film
  • Produzione: Rita Production – Blue Spirit Productions – Gebeka Films - KNM
  • Data di uscita al cinema: 1 dicembre 2016
  • Durata: 66’
  • Sceneggiatura: Céline Sciamma
  • Direttore della Fotografia: David Toutevoix
  • Montaggio: Valentin Rotelli
  • Scenografia: Ludovic Chemarin
  • Costumi: Atelier Gran’Cri Christel Granchamp Atelier Nolita Vanessa Riera
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

    LA TECNICA DI ANIMAZIONE

    La mia vita da Zucchina è un film d’animazione a passo uno (in inglese stop-motion o frame by frame), una tecnica simile a quella dell’animazione tradizionale, in cui però i disegni sono sostituiti da pupazzi, filmati fotogramma per fotogramma. Tra un fotogramma e l’altro i pupazzi vengono riposizionati per dare l’illusione del movimento: poiché i pupazzi in questione restano immobili quando vengono filmati, la raffinatezza dei gesti, la fluidità dei movimenti, le sottigliezze espressive sono determinati dalla qualità dell’animazione e degli animatori.

    Per La mia vita da Zucchina sono stati usati pupazzi alti circa 25 cm, costruiti artigianalmente combinando materiali diversi (schiuma di lattice per i capelli, silicone per le braccia, resina per il viso, tessuti per i vestiti) avvolti intorno uno scheletro articolabile adattato alla morfologia di ogni personaggio. I pupazzi vengono quindi collocati in un set realizzato in scala e illuminati dal direttore della fotografia, prima dell’intervento degli animatori. 

    Il direttore dell’animazione del film è Kim Keukeleire, nato a Seoul ma di cittadinanza belga, con un curriculum che comprende alcuni dei capolavori in stop-motion degli ultimi anni, da Galline in fuga, prodotto dall’inglese Aardman, a Fantastic Mr Fox di Wes Anderson, fino a Frankenweenie di Tim Burton.

     

    NOTE DI REGIA di Claude Barras

    Con il libro di Gilles Paris, un racconto di formazione tenero e poetico, è stato amore a prima vista. La vicenda e il modo in cui è raccontata mi hanno riportato alla mia infanzia e ricordato le mie prime emozioni da spettatore, grazie a film come I 400 colpi o Bambi e a serie animate come Remi, Belle e Sébastien o Heidi. Con La mia vita da Zucchina ho voluto condividere con il pubblico di oggi quelle emozioni, meravigliose e formative, ma soprattutto rendere omaggio a quei bambini, trascurati e maltrattati, che fanno del loro meglio per andare avanti e convivere con le loro ferite. Zucchina, il nostro eroe, ha attraversato molte difficoltà e, dopo aver perso la madre, crede di essere solo al mondo. Ma non ha tenuto conto delle persone che incontrerà nella casa famiglia e di quello che gli riserva il futuro: un gruppo di amici su cui fare affidamento, la possibilità di innamorarsi e magari un giorno essere felice. Egli ha ancora molte cose da imparare dalla vita. È questo il messaggio, al tempo stesso semplice e profondo, che mi sembrava vitale da trasmettere ai nostri bambini, e il desiderio di condividerlo mi ha guidato durante tutta la lavorazione del film.

     

    Classico e moderno

    Volevo che La mia vita da Zucchina fosse un film capace di intrattenere, che facesse ridere e piangere, ma che soprattutto fosse un film saldamente ancorato al presente, che raccontasse la forza di un gruppo di amici nel superare le difficoltà della vita, grazie all’empatia, alla solidarietà, alla condivisione e alla tolleranza. Nel cinema di ieri e oggi gli orfanotrofi sono spesso descritti come luoghi opprimenti, mentre il mondo al di fuori è sinonimo di libertà. Nel mio film accade il contrario: i problemi vengono dal mondo esterno e la casa famiglia è un posto di riconciliazione e ricostruzione. Questo è ciò che rende questa storia insieme classica e moderna. 

     

    Céline

    Costruito su un approccio più esplicito verso alcune situazioni, il libro di Gilles Paris è diretto a dei ragazzi più grandi, mentre io volevo che il film includesse nel suo pubblico anche i bambini piccoli. Sono stati i miei produttori a propormi di lavorare alla sceneggiatura con Céline Sciamma e ne sono stato entusiasta da subito. Avevo visto Tomboy pochi mesi prima e l’avevo adorato. Abbiamo iniziato a vederci regolarmente per scambiarci delle idee e molto presto Céline ha capito come dare al copione una struttura solida e classica, con il giusto equilibrio tra umorismo e emozione, avventura e realismo. Il successo del suo lavoro è dovuto anche al modo molto delicato di gestire i personaggi, ad esempio rievocandone le drammatiche esperienze del passato solo alla luce dell’amicizia che lega tutti nel presente.

     

    I tempi giusti

    La mia vita da Zucchina si concentra sul mondo interiore dei suoi personaggi ed era importante per me avere i tempi giusti per i piccoli gesti, le espressioni del viso, i momenti di attesa. Anche molti aspetti del paesaggio e del tempo atmosferico rispecchiano gli stati d’animo dei protagonisti. Inoltre, ho usato spesso delle inquadrature lunghe per catturare sguardi e emozioni, piuttosto che il consueto campo e controcampo utilizzato nei film d’animazione. Questa scelta dà al film un ritmo molto originale.

     

    Realismo e stilizzazione

    Un grande disegnatore come Hergé, il creatore di Tintin, sosteneva che più la grafica di un viso è semplice, più il pubblico può proiettarvi le proprie emozioni e identificarsi con il personaggio. Sono pienamente d’accordo con lui ed è quanto io stesso provo a mettere in pratica con l’animazione a passo uno dei pupazzi, senza l’ambizione di riprodurre fedelmente la realtà ma provando a darne agli spettatori una visione rielaborata. Combinando delle voci realistiche e naturali con dei personaggi dall’estetica altamente stilizzata, ho anche tentato di conservare nel film lo stile di scrittura di Gilles Paris. Ma la chiave per entrare in questo universo restano gli occhi dei personaggi. I loro occhi enormi, spalancati sul mondo, danno un contributo essenziale all’empatia e alle emozioni. 

     

    Due anni di lavoro

    L’animazione a passo uno è una vera e propria avventura artigianale, in cui lo spirito di cooperazione tra i vari dipartimenti creativi è il cuore dell’impresa. Circa 60 set sono stati costruiti e dipinti, così come 54 pupazzi in tre tipi diversi di costumi. Quindi abbiamo girato il film nell’arco di 8 mesi, al ritmo di 3 secondi al giorno per ciascun animatore. Altri 8 mesi sono serviti per aggiungere la colonna sonora e alcuni sfondi per le scene girate in chroma key. In tutto sono occorsi due anni di lavoro senza sosta e il coinvolgimento di oltre 50 “artigiani” per completare il film.

     

    NOTA DI SCENEGGIATURA di Céline Sciamma

    Non mi ci è voluto molto per gettarmi nell’avventura de La mia vita da Zucchina: è bastato il disegno di un personaggio fatto da Claude Barras. L’originalità e la sensibilità del suo tratto non solo rifletteva l’amore per la sua creatura, ma riusciva a trasmetterlo, facendomi subito innamorare del progetto. Ero completamente coinvolta e commossa dai problemi e dalla sincerità di questi piccoli personaggi: un film d’animazione saldamente ancorato alla realtà e all’accuratezza della storia che racconta, il tutto combinato con l’ambizione di una poesia visiva unica: era un’impresa tanto singolare quanto irresistibile. 

    Scrivere la sceneggiatura di un film simile è stato per me un momento di libertà e di fiducia. È molto raro imbattersi in un progetto che ha la forza della semplicità e del coraggio. Per mantenere quella semplicità bisogna resistere alle sirene dell’eccesso e alla tentazione di giocare a essere un dio che crea il suo piccolo mondo. E ci vuole coraggio per convincersi che una parte delle vicende narrate nel film, le più drammatiche, possano essere uno spunto perfetto per un film per bambini. D’altra parte, basterebbe pensare alle favole da sempre raccontate ai più piccoli: spesso hanno delle premesse molto fosche e possono essere anche crudeli. Ma La mia vita da Zucchina non è crudele: ha la forza e la tenerezza di una storia di formazione, uniti all’impegno di rappresentare il mondo intorno a noi, il mondo che appartiene a quegli stessi bambini a cui il film vuole rivolgersi.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    della Teodora Film

     

    PRIMA DELLA VISIONE DEL FILM

     

     

    1) Partendo da un estratto della carta dei diritti del bambino, lavorare su alcuni termini con gli studenti: la cittadinanza; diritto e dovere; discriminazione e uguaglianza; laicità; libertà; giustizia.

    2) Perché è essenziale rispettare se stessi e gli altri?

    3) Che differenza c'è tra un amico/a e un fidanzato/a?

    4) Cos’è una famiglia?

    5) Effettuare delle ricerche sulle forme di famiglia (monoparentale, ricomposta,omoparentale) e sull’adozione, il diritto di custodia, le famiglie affidatarie.

    6) Orale: come ci rendiamo conto di provare amicizia o amore per qualcuno? Quali altri personaggi di un romanzo o di un albo a fumetti hanno già sperimentato queste emozioni? Di cosa rendono capaci l’amore o l’amicizia?

    7) Scritto: definire i termini: amore; amicizia; amico/a; fidanzato/a; odio; autostima; riconoscenza; affetto; simpatia; empatia.

    8) Leggere ed esprimere le emozioni: alcuni studenti mostrano sentimenti o emozioni attraverso le espressioni del viso; altri li analizzano, assegnando loro un nome. Ci si può anche affidare a immagini, disegni, ecc.

    9) Perché a volte è difficile esprimere i propri sentimenti?

    10) Spiegare ai bambini le forme di violenza che potrebbero trovarsi ad affrontare e insegnare loro che uno dei compiti dell’educazione è quello di prepararli contro queste violenze. Disegni e giochi permettono loro di riappropriarsi del vissuto agendo simbolicamente sulla realtà. Il bambino crea e organizza il suo mondo (fatto indispensabile in caso di situazioni personali caotiche): il discorso che fa Zucchina sui propri disegni gli offre una struttura e gli permette di dare un senso agli eventi.

    11) Sollecitare la rappresentazione, in forma anonima, della parola “maltrattamento”, attraverso parole e disegni; realizzare quindi una mappa globale attraverso queste rappresentazioni.

    12) Analizzare un manifesto sul tema del maltrattamento tra quelli realizzati da associazioni come Enfance et Partge o dall’Unicef, per stimolare uno scambio, un dibattito.

    13) Cosa si può fare quando si soffre?

     

     

     

     

     

    DOPO LA VISIONE DEL FILM

     

    14) È una vera famiglia quella che si crea nella casa? Cosa manca ai bambini e come si manifesta? (Simon riceve un lettore mp3 dalla madre ma avrebbe preferito una lettera)

    15) Perché il diritto di custodia pone problemi riguardo a zia Ida?

    16) Come reagisce Simon quando scopre che Raymond adotterà i suoi amici?

    17) Quale dilemma affronta Zucchina? (“Non è giusto che ce ne andiamo, stiamo bene qui tutti insieme”)

    18) Che pensare della reazione di Simon? (“Dovete andare via; tu non sai com’è raro che qualcuno adotti dei bambini grandi come noi… Dovete farlo anche per tutti noi”)

    19) Come si manifestano il rispetto e la mancanza di rispetto negli adulti e nei bambini? (linguaggio e atteggiamenti). Per esempio, le parole e i gesti irrispettosi di Simon nei confronti di Zucchina (“Direi piuttosto Patata, vista la sua testa”, “Ecco un altro autistico”) o il modo in cui prende in giro gli altri. Raymond che mantiene le sue promesse e sa ascoltare, il giudice che chiede il parere di Camille.

    20) Indicare ciò che l'amore o l'amicizia hanno reso possibile per ogni personaggio.

    21) Da cosa capiamo che Camille e Zucchina sono innamorati? Paul abbraccia Rosy: “Lui la stringe forte perché ha paura che se ne vada”. Zucchina: “Camille ha occhi che ti fanno battere il cuore”.

    22) Analizzare l’evoluzione di Zucchina, prima e dopo l’arrivo alla casa famiglia.

    23) Qual è il comportamento degli adulti della casa famiglia nei riguardi dei bambini?

    24) Identificare le parole che feriscono e quelle che guariscono.

    25) Fare un ritratto dei vari personaggi per evidenziare i diversi tipi di maltrattamento evocati dal film. Spiegarli in funzione dell’età degli spettatori.

    26) Il Meteo dei Bambini permette loro di condividere gioie e dolori. Associare i vari momenti del film alle emozioni e ai sentimenti provati da ciascun personaggio (felicità, inquietudine, tristezza, collera); collegare la musica, il paesaggio, le scenografie e le variazioni atmosferiche alle emozioni. Identificare i dialoghi dei personaggi che evocano questi argomenti e la percezione e la comprensione che ne hanno.

    27) Come arriva il regista a parlare di argomenti drammatici? Trovare ciò che viene affrontato in termini umoristici, riguardo a ciascuna forma di maltrattamento.

    28) Approfondire temi come la schiavitù; il lavoro minorile; i bambini soldato; la violenza sui bambini (anticamente, i padri avevano diritto di vita e di morte sui figli; 1887).

    29) Documentarsi sui diritti dei bambini, nella Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia. Analizzare il manifesto che, in una scena del film, si trova nel commissariato: “UFFICIO MINORI: 3 motivi per impegnarsi”.

    30) Porre la questione della giustizia e dell’ingiustizia; i diritti e le leggi sono sempre giusti? Dibattere le situazioni evocate dal film: l’espulsione della madre di Béatrice; l’incarcerazione dei padri di Camille e Ahmed; i diritti dei bambini: perché è così recente il loro riconoscimento? La giustizia: ciascuno ha diritto a un riconoscimento sia bambino, sia adulto anche solo come essere umano.

    31) Coinvolgere gli studenti a fare collegamenti con l’attualità o trovare nessi attraverso altri supporti mediatici

     

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