La marcia dei pinguini - il richiamo In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Attraverso lo sguardo e i ricordi di un suo antenato, un giovane pinguino si prepara a vivere il suo primo viaggio…

    Rispondendo istintivamente al misterioso richiamo che lo spinge a raggiungere l’oceano, scoprirete le incredibili prove che il pinguinodovrà compiere, a sua volta, per compiere il suo destino e assicurare la propria sopravvivenza e quella della sua specie.

    Camminerete insieme a lui tra i paesaggi effimeri dell’Antartide;sentiretela morsadi freddo e di vento che l’aspettano ad ogni passo e vi tufferete con lui nei fondali marini fino ad allora inesplorati.

     

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Luc Jacquet
  • Titolo Originale: La marche de l’empereur – L’appel de l’antarctique
  • Distribuzione: Notorious Pictures
  • Produzione: Bonne Pioche, Paprika Film
  • Data di uscita al cinema: 23 febbraio 2017
  • Durata: 82’
  • Attori: Una storia raccontata da Pierfrancesco Diliberto (PIF)
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

    « 12 anni dopo LA MARCIA DEI PINGUINI, ritrovo i pinguini imperatori durante la spedizione « Wild-Touch Antarctica ». A forza di parlarne sempre e ovunque, erano diventati quasi un’idea astratta. Temevo che l’immagine che me ne ero fatto avesse superato la realtà. Ma no, al contrario! E’ una felicità assoluta averli visti di nuovo, sono molto più belli che nel mio ricordo ! L’attrazione che provo per essi è rimasta intatta. Prima di tutto la loro silhouette fa pensare alla nostra, e questo è veramente sconvolgente. Essere in contatto con i pinguini imperatori, non significa solo osservarli, ma costituisce un vero incontro.  Essi si mostrano amichevoli verso di noi e questo è molto raro. Noi infatti siamo dei predatori e gli animali fuggono via da noi. I pinguini ci tollerano, anzi sono curiosi, si avvicinano…sono veramente animali particolari. Non ho un ricordo più bello di quello di passeggiare sulla banchisa, di essere raggiunto da un pinguino e di condividere insiemea lui una parte del tragitto. E’ un privilegio immenso poter vivere questo momento con voi… e di continuare l’avventura… »

    Luc

     

    Più di altri film, LA MARCIA DEI PINGUINI ha contraddistinto il nostro percorso di produttori. Tutto ha avuto inizio 15 anni fa, nel 2002, l’anno del primo incontro con Luc Jacquet. La storia che voleva portare sugli schermi costituiva un genere del tutto nuovo per Bonne Pioche. 

    Per lui, come per noi, si trattava del primo film destinato al cinema. La forza di questa storia sulla Natura e la passione di Luc per i pinguini imperatori ci sembravano interessanti a tal punto da accettare il rischio di impegnarci in quest’ambiziosascommessa. Tuttavia, eravamo ben lontani dall’immaginare che la storia dei pinguini ci avrebbe condotto a vivereuna tale avventura. 

    Abbiamo avviato questa produzione atipica, inviando,per 12 mesi in Antartide, una piccola troupe perriprendere questa storia unica. Sebbene la nostra determinazione non abbia mai avuto momenti di incertezza sul produrre questo film, tuttavia la nostra avventura come  produttori è stata assai più complicata del previsto. Alla vista della lotta dei pinguini sulla banchisa per la sopravvivenza, abbiamo dovuto trasformare la vita quotidiana nella «Marcia dei produttori » per far frontea tutte le difficoltà tecniche, logistiche e finanziarie al fine di poter far esistere questo film. 

    Nel pieno delle riprese e nell’affrontare le terrificanti tempeste sulla banchisa, ci siamo ritrovati in una complessa emergenza finanziaria. Alcuni partner cinematografici non avevano preso sul serio la nostra storia sui pinguini e non avevano neanche voglia di farne parte !

    Troppi debiti per la nostra piccola struttura, eravamo sul punto di abbandonare tutto…fino al giorno in cui abbiamo incontrato Jean François Camilleri, che era direttore della distribuzione di Disney France Studios. E sebbene, per convincerlo, si sia dovuto, nel suo ufficio, mimare il passaggio di uova fra un pinguino e l’altro, è stato il primo a intravedere in questo progetto la forza di farne un film. Ritrovata la fiducia, abbiamo potuto trovare altri partner e abbiamo ripreso la produzione. 

    Quando il 26 gennaio 2005 è uscito nelle sale, eravamo fieri e felici che alla fine, dopo tante difficoltà, questo film fosse uscito sugli schermi, e mai avremmo immaginato un’accoglienza così eccezionale da parte del pubblico.

    Gli spettatori si sono completamente appassionati a questa storia universale; la straordinariavita dei pinguini imperatori in Antartide ha conquistato tutti. Inoltre, all’estero, il film ha ottenuto un successo dopo l’altro, portando Luc e i suoi pinguini imperatori in tutti i continenti. 

    Dopo quest’accoglienza fuori dal normale da parte del pubblico per un film documentario, abbiamo avuto il piacere di ottenere vari riconoscimenti alla nostra professione: il premio musicale francese dei Victoires de la musique a Emilie Simon;un Césare altri premi internazionali, fino a quando l’Accademia degli Oscar decide di condurci a Hollywood ...

    Fin dal principio, questo film è stato straordinario e ha superato ogni immaginazione!

    Quest’avventura americana, la settimana passata insieme a Luc per la cerimonia degli Oscar resterà certamente uno dei momenti più indimenticabili della nostra storia professionale…come hanno fatto i pinguini a portarci fino a lì ? Eravamo partiti da così lontano…

    Quindi, per mettere i nostri eroi al centro di questa nomination, siamo arrivati sul red carpet dell’Hollywood Boulevard con in mano un peluche a forma di pinguino imperatore.

    I 3000 invitati del «Kodak Theatre» erano divertiti dalla nostra presenza in compagnia di questi simpatici uccelli e noi abbiamo vissuto questo sogno inimmaginabile di ricevere l’Oscar per il migliore documentario. Più tardi, uscendo dalle scene, Lauren Bacall ci ha teso il braccio…certamente per farci le congratulazioni, ma soprattutto perché voleva uno dei nostri peluche « so cute » in regalo!

    LA MARCIA DEI PINGUINI ha sicuramente lasciato un segno nella nostra vita ma allo stesso tempo ci ha motivato a fare il nostro mestiere con più grinta. 

    Abbiamo continuato in maniera rapida la nostra collaborazione con Luc con « LA VOLPE E LA BAMBINA » e poi con il suo film più rischioso« IL ÉTAIT UNE FORÊT ».

    Ma Luc non ha mai smesso di pensare ai suoi vari inverni passati in Antartide. L’attrazione per i pinguini imperatore è rimasta sempre immutata.

    Nel Gennaio 2016, Luc, di ritorno dalla spedizione «Antarctica» effettuata con Wild-Touch e Paprika films, intorno alla base Dumont d’Urville, ci ha raccontato con entusiasmo ciò che aveva esaminato di nuovo durante quelle settimane passate sulla banchisa, immerso totalmentenella colonia dei pinguini. Le condizioni metereologiche di quella primavera 2015 in Antartide erano molto diverse da quelle dell’anno in cui avevamo LA MARCIA DEI PINGUINI; Questo gli ha permesso di passare molto più tempo in mezzo ai giovani imperatori durante un periodo speciale, ovvero quello di entrare in acqua per la prima volta, in risposta al misterioso richiamo dell’oceano. 

    Da dodici anni le tecniche di ripresa sono cambiate notevolmente. Nel 2003 eravamo costretti a girare con pellicole16mm perché erano le uniche che all’epoca potevano resistere al freddo e alle difficili condizioni della luce sul ghiaccio. 

    Nella sua ultima spedizione, Luc ha potuto girare in risoluzione 4K, offrendo così una qualità dell’immagine migliore. Le attuali attrezzature tecniche, come i droni, gli hanno permesso di effettuare delle riprese mozzafiato dell’Antartide in tutta la sua maestosità. Ma ciò che è stato più esaltante, è stato certamente quello che ha visto sulla banchisa. In questa spedizione, accompagnato da subacquei come Laurent Ballesta e Yanick Gentil, è riuscito a riprendere sotto i ghiacciai ciò che forseè la cosa più sorprendente del pinguino imperatore: la sua metamorfosi e l’incredibile grazia nell’acqua. 

    Con la stessa passione che aveva nel 2002, Luc ci ha raccontato e ha condiviso con noi la sua avventura, ciò che ha visto, ciò che ha provato, ciò che ha scoperto di nuovo dei pinguini imperatori e fino a che punto la loro storia resta ancora in parte misteriosa. Ci ha comunicato, sempre con grande forza, il suo desiderio di raccontare con un nuovo film la storia inedita della vita straordinaria dei pinguini, basandosi sulle ultime immagini raccolte ma volendo anche includere quelle di16mm delle riprese del 2003 che noi non avevamo mai usato. 

    Abbiamo, quindi, tirato fuori le scatole immagazzinate delle pellicole 16mm. Non sapevamo assolutamente nulla…non sapevamo in quale stato sarebbero stati i negativi, già rovinati dalle condizioni estreme delle riprese e dagli shock termici ricevuti. Dopo molti dubbi, abbiamo avuto la piacevole sorpresa di trovarli tutti in buono stato. Grazie all’evoluzione tecnica dei laboratori numerici abbiamo potuto digitalizzare queste immagini in una qualità migliore rispetto a quella dell’epoca. Luc quindi è stato molto felice di riscoprire queste immagini, soprattutto quelle dell’inverno, una stagione in cui raramente si riesce a girare per via delle estreme condizioni climatiche di questo periodo dell’anno.

    Luc, incoraggiato da quest’ultima spedizione, arricchito d’immagini inedite, con uno sguardo vivo, ci ha trasmesso la voglia di accompagnarlo in questa nuova avventura cinematografica per raccontare ciò che ha compreso di nuovo e raccontare anche le differenze che ha trovato sulla singolare vita degli imperatori. 

    Con grande piacere, dopo dodici anni dall’uscita de «LA MARCIA DEI PINGUINI»,ecco che prosegue l’avventura con LA MARCIA DEI PINGUINI - IL RICHIAMO!  

     

    UN FILM PROMOSSO DALLA SPEDIZIONE « WILD-TOUCH ANTARCTICA »

    Iniziata da Luc Jacquet e dalla sua ONG WILD-TOUCH, la spedizione artistica e scientifica Wild-Touch Antarctica, coprodotta da ARTE France, Paprika Films, Wild-Touch Production, Andromède Océanologie e CNRS Images, in associazionecon Blancpain, l’IPEV e i TAAF si è svolta nell’autunno 2015.

    Per la prima volta, un’équipe artistica, grazie a materiali e tecnologieinnovative, è riuscita a captare durante 45 giorni la straordinaria biodiversità terrestre e sottomarina di uno degli ecosistemi più belli al mondo, lasciando a noi un’eccezionale testimonianza dell’incredibile fauna polare e a indagare sull’impatto del cambiamento climatico su questo continente ormai svigorito. 

    Sotto il ghiaccio,Laurent Ballesta, fotografo subacqueo e biologo marino, ha affrontato assieme alla sua squadra di subacquei, una vera sfida tecnica e umana, scoprendo a profondità fino ad allora inesplorate, una biodiversità sconosciuta. Sui ghiacciai, Vincent Munier, fotografo di luoghi estremi, ha svelato attraverso immagini la vita animale sulla Terra Adelia. Luc Jacquet,con la propria sensibilità, ha esplorato l’universo polare.

    In collaborazione con il team di scienziati di Christophe Barbraud,direttore di ricerca al CNRS, la spedizione ha fatto da mediatrice in un mondo in piena mutazione.

    Altrettante testimonianze sensibili di un santuario esigente e fragile, condivise con il pubblico attraverso esperienzemulti mediatiche:libri illustrati, esposizioni fotografiche, museografia, documentari televisivi, video VR360°, e ormai il film LA MARCIA DEI PINGUINI  - IL RICHIAMO. 

    «Questo richiamo segreto, quest’istinto che permette al pinguino imperatore di vivere miracolosamente laddove nessun’altro vive, è stata una rivelazione duranteil mio ultimo viaggio. Non me ne ero reso conto quando avevo scritto LA MARCIA DEI PINGUINI, perché ero ossessionato solo da ciò che era visibile riguardo la storia naturale di questa famiglia che si batte, il tempo di una stagione, per far crescere il piccolo pulcino. Questa volta, mi sono relazionato ai pinguini imperatore con uno sguardo calmo, aperto, e mi sono lasciato coinvolgere dal magnetismo del richiamo.»  

    LucJacquet

     

    NEL CUORE DELL’ANTARTIDE CON LUC JACQUET

    L’Antartide, quest’angolo di mondo, un continente fatto di poli estremidall’incantevole bellezza…La mia passione nasce nel 1991 durante un periodo invernaledi 14 mesi passato nella base Dumont d’Urvilleper fare ricerche scientifiche, all’interno di un programma sull’ecologia del CNRS. Prima di partire, avevo incontrato il regista svizzero Hans Ulrich Schlumpf, il quale mi aveva incoraggiato ad approfittare di questa occasione unica per acquisire qualche immagine. Con molto piacereavevo passato mesi a riprendere i pinguini imperatore. Secondo Hans Ulrich Schlumpf, avevo occhio, dovevo continuare. Avevo cambiato carriera: avevo trovato il modo di viaggiare e un pretesto per tornare in Antartide dove morivo dalla voglia di tornare. Da allora in poi, ho girato diversi documentari per la televisione avendo in testa che c’era una storia formidabile da raccontare sui pinguini imperatore. Dopo molti anni alla ricerca di un produttore se ne sono occupati BonnePioche e un distributore di Disney France. Le riprese de LA MARCIA DEI PINGUINI sono durate tredici mesi, un periodo necessario per riprendere l’intero ciclo della riproduzione dei pinguini. All’uscita del film, sono stato travolto da un vortice: 2 milioni di spettatori in Francia, un César e un Oscar…Il successo è stato fenomenale. Ho accettato con rispetto e entusiasmotutto quello che ho ricevuto. La mia vitaè cambiata per sempre. 

     

    Il richiamodell’Antartide

    L’Antartide mi ossessiona e mi emoziona. Ogni volta che ci ritorno, è un sogno, una meraviglia, un’avventura. La magia resta intatta. In Antartide ho passato in tutto tre anni e mezzo e non potrei mai esserne stufo. 

    Nel mio profondo, avevo la sensazione di non aver raccontato tutto riguardo ai pinguini imperatore, mi sfuggiva ancora una parte della loro vita. A un un punto tale da muovere mari e monti, per organizzare questa nuova spedizione a Dumont d’Urville sull’Arcipelago di Pointe Géologie, uno dei luoghi più belli al mondo.

    Per raggiungerlo, ci vogliono ventiquattro ore di aereo da Parigi a Hobart in Tasmania, poi undici ore in nave costeggiando gli iceberg e affrontando le tempeste. Siamo partiti in undici, undici uomini coinvolti nella spedizione artistica e scientifica « Wild-Touch Antarctica »per testimoniare la bellezza, l’incredibile biodiversità di questo luogoe inoltre, per fornire una visione inedita dell’Arcipelago. Jérôme Bouvier, cameraman e amico di lunga data; Eric Munch ingegnere del suono; Laurent Ballesta, oceanografo e fotografo;Yanick Gentil e Thibault Rauby che si sono immersi e hanno riportato una moltitudine diimmagini sottomarine dei pinguini imperatore; Cédric Gentil, assistente registae subacqueo;Emmanuel Blanche il medico per garantire la sicurezza dei subacquei; Manuel Lefèvre ha ripreso la nostra quotidianità e ha condiviso la nostra avventura;Guillaume Chamerat il solo assistente alla camera della spedizione incaricato di prendersi cura del materiale e delle immagini girate e infine Vincent Munier, famoso fotografo di animali si è unito a noi perfotografare questo luogo straordinario.

    Appena arrivato, ho posato la mia borsa e sono andato subito alla pinguinaia dove la colonia si era stabilita. Erano dodici anni che non vedevo i pinguini imperatore. Finalmente,li avevo ritrovati, come se non si fossero mai spostati, come se il tempo si fosse fermato dalla mia ultima visita. Che emozione davanti a questi 7000 imperatori! Siamo stati lì per due mesi, da Novembre a Dicembredurante la primavera australe,all’inizio per raccogliere immagini per un progetto multimediale. Avrei avuto il tempo di osservarli di nuovo, di seguirli continuamente al fine di studiare i loro comportamenti e di riprenderli in totale libertà. Avevo maggiore consapevolezza del privilegio assoluto di essere lì.

     

    Come mi è scattata l’idea

    L’idea di fare un film mi è venuta in mente quando durante la spedizione ho assistito al viaggio dei pulcini verso il mare. Perché si erano messi in viaggio così all’improvviso? Avevano,per caso, ricevuto un segnale? I pinguini erano da quattro mesi sedentari nella colonia e all’improvviso avevano deciso di spostarsi. Avevo deciso di seguirli. Non distoglievo mai lo sguardo, li fissavo. Camminavoseguendo il loro ritmo e a volte correvo per precederli. Il loro cammino durava ore, si fermavano, esitavano, cercavano. Avevo camminato con loro fino a raggiungere il mare. Per la prima volta, stavo per assistere alla grande immersione dei pulcini imperatori. Ma per ore non successe nulla. Vincent Munier, uno dei due fotografi della spedizione che lavorava sulle luci crepuscolari, mi aveva dato il cambio di notte. La mattina del giorno dopo, ancora nulla. I pinguini non si erano mossi. Cosa stavano aspettando? Erano lì, immobili. Dopo quattro giorni, dopo qualche incertezza, uno dei pinguini si era avvicinato ai bordi del mare, e ai piedi della telecamera si era tuffato. Di seguito, nello stesso momento, tutti gli altri pinguini si erano immersi, allontanandosi per poi scomparire completamente. Tutto questo mi aveva emozionato, avevo passato molti giorni accanto a loro e sapevo che non li avrei mai più rivisti.

    Questi giovani pulcini, coperti ancora di piume, senza saper nuotare, si erano appena immersi in acqua per quattro anni. Si trattava di ciò che noi chiamiamo ‘istinto’? 

    Nel riesaminare il ciclo di vita degli imperatori, mi sono reso conto che era scanditoin appuntamenti a cui non avevano mai mancato.Nel corso della loro evoluzione, gli imperatori hanno sviluppato una figuraperfetta che gli ha permesso di sopravvivere laddove nessun altro essere vivente può. All’improvviso tutto era chiaro: era uno spartito silenzioso che mi era sfuggito fino a quel momento, di cui si percepivano solo gli accordi maggiori… Questa forza che guida la specie, questo istinto. 

    A Dumont d’Urville, gli imperatori sono inanellati dal 1956.Christophe Barbraud, un amico biologo del posto, mi avevaraccontato di aver monitorato un pinguino imperatore di 43 anni. La vita di questo vecchio pinguino nella sua ultima stagione riproduttiva mi aveva affascinato. Aveva più di quarantatré anni… Quante volte aveva rischiato di morire nel tentativo di raggiungere l’oceano dopo quattro mesi di digiuno durante il più terribile degli inverni? Da quanti predatori era riuscito a scappare ?… Avevo la mia storia. La sua lunga vita mi offriva un racconto interessante legato a temi a me cari, come per esempio il miracolo della vita, la tenacia e la trasmissione. Consideravo il pinguino come un attore. Avevo voglia che mi raccontasse i suoi viaggi. In quanto esseri umani, ci sentiamo fragili di fronte al fatto che abbiamo poca conoscenza dell’ecosistema in Antartide. L’imperatore resta stoico in pieno caos,questo fortifica il rispetto e l’ammirazione che ho verso di lui. Di questo animale selvatico mi affascina tutto: il carisma, la tranquillità, il portamento, le sue regole simili alle nostre. 

    E’ molto complicato raggiungere l’Antartide e pochi sono i luoghi. Per questo motivo, la nostra squadra era ridotta al minimo. Quando siamo arrivati, tenevamo ben in mente il consistente programma che ci aspettava e i due mesi disponibili per realizzarlo. Volevamo andare a tutta velocità, ma avevamo capito che era impossibile.Ogni mattina, il tempo scorreva veloce prima di mettere piede sulla banchisa. Dopo colazione, preparavo i pasti della giornata: un litro di zuppa, di tè, di tisana o un sacchetto di purè liofilizzato dentro un grande thermos di acqua calda. Facevo attenzione a ogni minimo dettaglio: indossare più di uno strato di vestiti; nascondere le cerniere lampoche con il freddo potevano bruciare la pelle; prendere il GPS e la radio; recuperare gli stivali che si stavano asciugando davanti al radiatore… infine, caricavo sulle due slitte la telecamera, i treppiedi e i pasti della giornata. Una volta caricato tutto, il peso era più di dodici chili che dovevo trascinare per tutto il giorno sul ghiaccio irregolare. Dopo qualche giorno, avevo creato una routine che mi permetteva di risparmiare energia, fondamentale in Antartide. Eravamo tutti diventati più minuziosi, attivi e determinati. Era necessario per non perdere il materiale o farsi male sul ghiaccio. 

    Con i ramponi ai piedi e i bastoni in mano, lavoravamo ogni giorno nel raggio di 10 km intorno alla stazione e raggiungevamo quei luoghi dove volevamo riprendere. Attraversare i paesaggi antartici rende sensibili a ciò che accade intorno, si ha il tempo di pensare, di osservare. Si diventa vulnerabili, lo sguardo si affila, aumentano le sensazioni. Più le settimane passavano, più mi sentivo amico degli imperatori. Ero entrato nella loro intimità, nella loro vita quotidiana. Mi addormentavo al sole nel miosacco a pelo, in mezzo ai pulcini che mi svegliavano beccando sul mio piumino. Non avevo più lo stesso rapporto con il tempo, non sapevo più cosa voleva dire‘avere un appuntamento’ e che cosa era un telefono cellulare! La natura mi guidava passo dopo passo. Vivevo al ritmo di questi animali, gli unici problemi che avevo erano la fatica e il freddo, è stata una fortuna inaudita! Ognuno di noi lavorava da una parte all’altra, in diversi luoghi e momenti. Quando ci rincontravamo, era occasione di grandi scambi, ci raccontavamo cosa avevamo visto. E ne approfittavamo per mostrare le immagini girate durante la giornata.

    In Antartide, non bisogna affidarsi alle condizioni metereologiche che cambiano spesso. Non si sa mai come si metterà il tempo. Può rimanere stabile per tutto il giorno oppure essere scombussolato in pochi minuti da venti violenti. Le temperature quindi possono improvvisamente calare da 0 a -20 gradi e i paesaggi si trasformano completamente in meno di qualche ora, rendendole riprese molto difficili. 

     

    Profonde immersioni in Antartide, una prima mondiale

    Dopo più di dieci anni dalle riprese de LA GRANDE MARCIA DEI PINGUINI, il materiale è certamente cambiato. Volevo approfittarne per raccogliere immagini che rendessero giustizia alla bellezza emozionante dell’Antartide. Le tecnologie avanzate ci hanno permesso di raccogliere immagini incredibili, di provare a girare video a 360° e di captare un suono più profondo. Ma la vera prodezza è stata quella della squadra dei subacquei, guidata da Laurent Ballesta (biologo naturalista marino, specialista internazionale di fotografia sotto marina). Per la prima volta sono state fatte una serie d’immersioni a più di 70 metri di profondità sott’acqua nell’Oceano Antartico a -1,8 °C. Le competenze tecniche della squadra e il loro savoir-faire ci hanno permesso di scoprire unasfaccettatura del pinguino imperatore totalmente sconosciuta al grande pubblico : la sua vita sottomarina. Grazie alle immagini raccolte in queste immersioni, si può osservare l’imperatore sott’acqua, nel suo elemento naturale. Grazioso, il pinguino è un virtuoso che nuota e si adatta perfettamente alla vita acquatica.

    Nessuno prima di allora si era immerso così in profondità e così a lungo nell’Oceano polare Australe. 

    E’ stato estenuante. Per tre ore nell’acqua, occorrevano sei ore di preparazione, poi sei ore di pausa e di riassesto dopo l’immersione. Per resistere al freddo, i subacquei erano equipaggiati di strati di vestiti sovrapposti, ai quali venivano aggiunti cappucci, guanti, attrezzature per la respirazione e quelle per le riprese. In pratica, 90 kg di materiali sulle spalle. Il minimo movimento era complicato. Questi subacquei determinati tutto ad un tratto hanno avuto l’impressione di essere ritornati principianti. Pochi uomini sono in grado di realizzare questo tipo d’immersioni rischiose e impegnative. Ci vogliono fermezza mentale, una grande esperienza, un’eccellente conoscenza delle attrezzature e una condizione fisica impeccabile. Una volta sotto l’acqua, il minimo errore può essere fatale. Penso che in certi momenti abbiano avuto veramente paura. I subacquei dovevano rispettare lunghe tappe di decompressione per eliminare grandi quantità di gas neutro accumulate. Se non si rispettavano queste tappe, rischiavano di imbattersi in incidenti di saturazione che rischiavano di essere mortali.Anche se erano esausti o gelati dal freddo era impossibile per loro risalire velocemente. La maggiorparte di queste immersioni avvenivano sotto uno spesso strato di ghiaccio. Una volta sott’acqua, completamente al buio, i subacquei facevano affidamento alle luci dei riflettori. La loro più grande paura era quella di non essere in grado di risalire in superficie, restando intrappolatisotto il tetto di ghiaccio. La loro àncora di salvezza, per trovare l’apertura attraverso la quale erano entrati in acqua, era quella di lasciare una segnaletica luminosa alle spalle, dalla quale non si allontanavano mai. 

    In totale, i sub hanno visitato una ventina di siti diversi e fatto una trentina di immersioni, una vera e propria impresa. Ogni volta riportavano immagini impressionanti. Il contrasto tra il mondo acquatico e quello in superficie visibile dalla banchisa era sconcertante.Sotto l’acqua, esiste una biodiversità molto ricca e colorata, un mondo che fino ad allora non era mai stato conosciuto e che piano piano si stava scoprendo grazie alle loroimmagini.

     

    Un continente a parte

    Questa spedizione è stata fisicamente molto estenuante per tutti i membri del gruppo, oltre il fatto che le notti erano corte. In piena primavera australe, il sole non tramontava del tutto, la notte sembrava solo un grande crepuscolo. Le luci erano magnifiche e ne abbiamo approfittato per girare alcune immagini. Nonostante la stanchezza, eravamo completamente consapevoli della fortuna di essere lì, accanto a questa specie affascinante, su quel continente bianco, terra di pace e scienza che non appartiene a nessuno.

    E’ grazie all’imperatore che faccio questo mestiere, cioè da quandodurante il mio primo inverno in Antartide ho tenuto in mano la telecamera per la prima volta in vita mia.Ma c’è ancora dell’altro. Io considero gli imperatori come sentinelle. In pieno inverno australe sono in prima linea per salvaguardare la propria vita, oltre la colonia vi è il nulla, solo un continente martoriato dai venti più violenti del mondo. Per sopravvivere in queste condizioni gelide, gli imperatori si sono liberati da tutto ciò che è superficiale. Credo che l’umanità non sarebbe la stessa senza i pinguini. 

    La stretta vicinanzaagli esseri umani, la silhouette che ricorda la nostra, il ritmo nel camminare uguale al nostro… la loro presenza è incredibile. Niente mi commuove più di stare vicino a loro e spero con LA MARCIA DEI PINGUINI - IL RICHIAMO di condividere con molti, l’emozione e la felicità che i pinguini mi regalano. Hanno lasciato in me i ricordi più belli. Per me è impensabile, non dare la possibilità di vivere tutto questo ai nostri figli. Anche se questa possibilità èbassa, forse impossibile - dato che gli imperatori vivono ai confini del mondo. Ma sapere che esistono, apre i nostri orizzonti, ci fa sognare. 

    Quest’universo è tutt’oggi minacciato. Le correnti cambiano e modificano lo spostamento dei ghiacciai; favoriscono alcune specie ma ne danneggiano altre. Per la prima volta in molti secoli, ha iniziato a piovere in Antartide mettendo così in pericolo i pulcini imperatore perché nei primi mesi di vita non hanno ancora le piume impermeabili. Tutti bagnati, con il freddo di quei luoghi, i pulcini muoiono congelati. Inoltre di recente, è apparsa una vegetazione che ha sconvolto l’ecosistema. Quindi sì, se l’imperatore potesse aiutare ad aprire gli occhi a tutti e suscitare interesse, allora io sarei l’uomo più felice del mondo. 

     

    L’IMPERATORE

    Il pinguino imperatore è una specie funambula sul filo della vita.Questo uccello in media misura poco più di un metro. Appartiene alla famiglia dei vertebrati ed è capace di sopravvivere laddove nessun essere vivente è in grado. Ogni anno, dopo una breve pausa estiva,al cominciare dell’inverno - quando tutti gli altri animali hanno abbandonato i luoghi - l’imperatore ritorna sul Continente Bianco per dare la vita, una storia che dura da milioni di anni. 

     

    Il ciclo della vita

    E’ in pieno inverno australe, durante la notte crepuscolare e il freddo glaciale che il pulcino imperatore esce dal suo guscio. Siamo nel mese di Luglio. Rimane protetto sotto uno strato di pelle del padre, al caldo, nella tasca incubatrice in attesa del ritorno della madre che si è diretta verso l’oceano per sfamarsi e raccogliere provvigioni. Se la madre tarda a tornare, il maschio, nonostante i quattro mesi di digiuno, sfama il pulcino con la sua ultima riserva di cibo. 

    La femmina ritorna, di solito, qualche giorno dopo la nascita del pulcino. Il ritorno, avviene grazie al canto della coppia. Alla fine, madre e pulcino si conoscono e imparano a riconoscere il canto dell’uno e dell’altro. Con prudenza, il maschio lascia il pulcino alla femmina e riprende il cammino verso l’oceano. Di conseguenza, padre e madre si alternano avanti e indietro dalla colonia all’oceano. Tutto questo dura un mese. Uno si occupa di mantenere il pulcino - ancora fragile - al caldo, mentre l’altro va in mare alla ricerca di krill, pesci e calamari.

    Alla fine di Agosto, il pulcino - che ha poco più di un mese- è termicamente autonomo. I genitori possono ormai lasciarlo solo nella colonia. Per mantenersi al caldo, i piccoli si riuniscono e formano un unico nido. Il pulcino cresce al ritmo dei viaggi dei genitori che compiono verso l’oceano.

    A Ottobre arriva la primavera. Il pulcino comincia a fare la muta. Questo piccolo esserino grigio ha un aspetto divertente! Soffre di terribili pruriti, prova quindi a staccarsi le ultime piume che ancora non ha perso. In poche settimane la colonia è ricoperta di piume grigie. Il pulcino, ormai grande, è pronto per immergersi nel mare. Poco a poco, i genitori smettono di sfamarlo e abbandonano la colonia. Lasciato a se stesso, il pinguino viaggia per un po’ fino a raggiungere il bordo della banchisa. 

    Passano alcuni giorni prima che il pinguino compia il grande salto. Alla fine, si getta in mare. Sebbene fosse abituato solo alla banchisa, in pochi minuti diventa un nuotatore eccezionale e prende il largo. Passa i primi quattro anni della sua vita in acqua e percorre migliaia di km.

    In seguito, in un giorno di Aprile, guidato da una forza che ci sfugge, questo pulcino - diventato un giovane adulto - ritorna,come altri pinguini, sul continente per riprodursi. Per giorni, cammina in colonna per raggiungere la pinguinaia,ovvero dove la colonia si riunisce ogni anno. In base alla grandezza della banchisa, la colonia può trovarsi, a volte, a più di un centinaio di km dall’oceano. Questa distanza varia nel corso della stagione, che si allunga durante l’inverno e diminuisce durante l’estate. I pinguini, sono restii a camminare(0, 5 km/h di media)ma sono molto determinati ; a volte si lasciano cadere a pancia in giù per andare più veloce e si spingono con le gambe e le ali, secondo la famosa tecnica dello scivolo.

    Il giovane imperatore, dopo molti giorni di marcia, arriva e dà inizio alla sua prima stagione di riproduzione. Cominciano le sfilate, gli imperatori cantano, si cercano. Si formano alcune coppie che sembrano danzare insieme. L’incontro deve essere perfetto per garantire la riuscita della stagione (riproduttiva). Una volta trovatoil partner, i due pinguini si accoppiano. Dopo qualche giorno, la femmina depone un uovo sulla colonia. In seguito, lascia l’uovo al maschio mentre lei si dirige verso l’oceano per sfamarsi. Durante la sua assenza, il maschio cova l’uovo e lo protegge dal freddo. La colonia si prepara ad entrare nell’inverno. Il maschio bloccato sulla banchisa, tiene al caldo il suo piccolo tesoro, e si prepara alle peggiori tempeste dell’anno. La sua determinazione è stupefacente. Nel cuore dell’inverno glaciale, il nostro imperatore sopravvive alle terribili tempeste, resiste al freddo e digiuna per mesi per covare la progenie. 

    Nessun altro animale condivide lo stesso destino. In poche settimane, il suo primo pulcino nascerà. Come suo padre prima di lui, lo crescerà facendo avanti e indietro per l’oceano al fine di sfamarlo. Quando capirà che il piccolo sarà pronto, lo lascerà sulla banchisa e riprenderà il cammino verso il mare, prima di ritornareogni inverno e ripetere il ciclo di riproduzione della sua specie. 

     

    L’imperatore, un insieme di tecnologie animali

    L’imperatore è un animale omotermo che riesce a mantenere la sua temperatura in condizioni climatiche estreme. Si adatta perfettamente ai luoghi più ostili dell’Antartide. In lui sono concentrate diverse tecnologie biologiche. Possiede solo il necessario per sopravvivere e abbandona il superfluo. E’ l’unico animale che per salvaguardare la progenie è capace di digiunare fino a 125 giorni se è maschio, fino a 64 giorni se è femmina. Il pinguino imperatore è proprio un super eroe che ha sviluppato l’arte della sopravvivenza nel luogo più estremo della Terra. 

    In pieno inverno, quando le tempeste infuriano e le temperature calano, l’imperatore crea con i suoi compagni un cerchio a forma di « tartaruga » per tenersi al caldo. Gli imperatori che sono fuori dal cerchio e che cercano di entrare dentro per ripararsi, creano un movimento all’esterno. Ognuno di loro beneficia del calore del gruppo. Questo sistema di termoregolazione collettiva è molto efficace. A tal punto che, a volte, sentono troppo caldo !In quel caso, smantellano la « tartaruga » e una nuvola di vapore si innalza dal cerchio. 

    Gli scienziati hanno scoperto ulteriori espedienti dell’imperatore per ripararsi dal freddo, per esempio il suo sistema di circolazione sanguigna funziona come una pompa di calore : il sangue freddo che parte dalle estremità passa vicino al sangue caldo che va in direzione contraria, quindi riscalda il sangue freddo e il corpo non si raffredda. L’imperatore è anche in grado, grazie ai suoi vasi sanguigni che si trovano nelle membrane mucose, di riscaldare l’aria che respira e di recuperare l’80% del calore dell’aria ispirata, evitando quindi di disperdere quasi tutto il calore. 

     

    La vita sottomarina

    Durante questa spedizione, Luc Jacquet ha mostrato un nuovo aspetto di questo animale: la vita sottomarina. Se sul ghiaccio, l’imperatore sembra goffo, sott’acqua fluttua e vortica avvolto da una nuvola di bolle. Stare nel cuore dell’oceano sembrerebbeessere il suo vero habitat. L’imperatore ci passa la metà del suo tempo. Ci va a pesca e ci vive nel periodo tra le due stagioni riproduttive. Nell’osservare il pinguino, ci si rende conto che il suo corpo, è adatto sia per sopravvivere sui ghiacciai sia all’oceano. Il suo spesso piumaggio, lo isola dal mare glaciale a -1,8°C. In superficie, le sue ali sembrano essere ingombranti, sott’acqua invece sono indispensabili per aiutarlo a spostarsi e le bolle che lo circondano non sono lì per caso, ma sono il risultato di un perfetto adattamento all’acqua.

    L’imperatore ingloba le bolle d’aria sotto i suoi strati di piume. Quando ha bisogno di accelerare, comprime l’aria prima di rilasciarla e questo gli permette di triplicare la sua velocità mentrenuota!Questo è il modo in cui riesce a fare quei salti fenomenali per uscire fuori dall’acqua e raggiungere la banchisa. L’imperatore è capace di restare in apnea 20 minuti e immergersi a quasi 600 metri di profondità - il record registrato a oggi è di 565 m !Questa caratteristica, gli permette di pescare laddove nessun uccello può arrivare. Si nutre principalmente di krill antartico, ma mangia anche pesci, come i piccoli e grassi «myctophidae» che vivono sui freddi fondali; cefalopodi, crostacei e a volte, va a caccia di calamari.La varietà del suo regime alimentare dipende dalla stagione. Il comportamento sott’acqua è tutt’ora molto misterioso: caccia in gruppo ? come fa ad orientarsi ? Queste domande non hanno ancora risposta. 

     

    L’ISTINTO

    L’istinto animale…questo concetto misterioso e affascinante, questa capacità di sentire le cose, di prevenire il pericolo, di sapere quale direzione prendere. L’istinto è innato e immutabile. E’ una parte inspiegabile dei comportamenti animali e umani, quelli trasmessi geneticamente, che si manifestano spontaneamente e che caratterizzano una specie. L’istinto viene fuori attraverso un’azione impulsiva, spesso istantanea. Fondamentalmente, è legato alla durata di una specie. E’ meno presente nelle specie più evolute, a differenza di quelle specie «inferiori» dove l’istinto è molto presente. Si oppone a ciò si acquisisce o che l’individuo ha inventato. 

    L’istinto non deve essere confuso con l’intuizione che è ciò che sentiamo immediatamente al contatto con le persone o con una situazione. L’intuizione nasce da un sentimento, da una sensazione. 

    LA MARCIA DEI PINGUINI racconta la storia della natura degli imperatori, ciò che si può osservare e studiare. Questo nuovo film completa quella storia, focalizzandosi su ciò che non si conosce, su quella parte sconosciuta degli imperatori. Quale è il segnale che sollecita tutti gli imperatori a lasciare l’oceano durante il mese di Marzo ? Qualeè la forza che guida questa sincronizzazione ? Cosa spinge il maschio ad abbandonare il suo pulcino per la sopravvivenza ? Sarebbe questo l’istinto ? Il richiamo che spinge questa specie ad arrivare in tempo agli appuntamenti prestabiliti. Quello che guida i pulcini nella marcia in colonna, come gli adulti ; quello che spinge i pulcini a gettarsi in acqua anche se non hanno mai imparato a nuotare. 

    Da un punto di vista scientifico, la risposta non è unasola. La scienza cerca risposte, studia gli ormoni, le condizioni del posto. Ma per un cineasta, questa parte insondabile dell’animale, poco comprensibile, è assolutamente affascinante. Per Luc Jacquet, questa magia inspiegabile della vita degli imperatori rende la specie ancora più bella !L’istinto sarebbe uno spartito suonato dagli imperatori, uno spartito quasi impercepibile di cui si sentirebbero soltanto gli accordi maggiori.

    Attraverso LA MARCIA DEI PINGUINI -IL RICHIAMO, Luc Jacquet sonda questo misterioso tema dell’istinto. Vi trasporta in un’altra dimensione dove vedrete gli imperatori come non avete mai visto.

     

    L’ANTARTIDE : IL CONTINENTE BIANCO

    L’Antartide ha risvegliato i fantasmi di numerose generazioni di esploratori. Sconosciuto fino al XIX secolo, la terra misteriosa è rimasta inesplorata a lungo. Dal 1950, gli scienziati fanno progressi su questo territorio ostile e scoprono poco a poco i segreti che lo proteggono. 

    A 2000 km dalla Nuova Zelanda e 975 kmdall’America del Sud, l’Antartide si situa all’estremo sud del globo terreste. Più grande dell’Europa, misura venticinque volte più della Francia e una volta e mezzo più del Canada, il Polo Sud è un continente gigantesco quanto inospitale. E’ formato da una banchisa che ricopre l’oceano e da una calotta di ghiaccio che, non è mai scomparsa da quando l’Antartide si è ghiacciatocirca 34 milioni di anni fa. Il tetto di ghiaccio che ricopre lo zoccolo roccioso è di uno spessore uguale all’altezza del Monte Bianco e rappresenta da solo l’80% delle riserve di acqua dolce del pianeta. E’ ciò che noi chiamiamo « ghiacciaio continentale ».

    Il continente australe con i suoi 14.000.000 km2, ghiacciai compresi, è il quinto continente. La copertura di ghiaccio e di neve varia tra i 2100 e più di 4700 m. Considerato come uno degli ambienti più rigidi del pianeta, l’Antartide è il luogo dove si sono registrati i venti più forti e le temperature più basse della Terra. La temperatura più fredda registrata nella stazione russa Vostok, punto polare del continente, è di - 89 gradi. Questo record è stato recentemente battuto da un picco di freddo registrato via satellite di - 93,2°C a est dell’Antartide! A Gennaio (estate australe), le temperature medie vicino la costa arrivano a 0°C. All’interno del continente sono di -30°C.A Luglio (inverno australe), si assestanoa -20°C vicino la costa ea -65°C all’interno del continente. InAntartide, come nel resto di tutte le regioni fredde, esiste quello che si chiama « effetto vento ». Ovvero, un forte vento che può moltiplicare per 8 o 10 l'effetto della temperatura.

    In questo clima - più secco di quello del Sahara - i venti soffiano a volte a 300 km/h e le tempeste possono durare giorni interi, a volte settimane. Tutto ciò in un buio totale che dura diversi mesi dell’anno. 

     

    Un continente che non appartiene a nessuno

    L’Antartide è un luogo precursore per quanto riguarda la collaborazione internazionale. Il Trattato sull’Antartide firmato il 1 Dicembre 1959 a Washington, riconosce che è « di interesse di tutta l’umanità che l’Antartide sia riservato solo alle attività pacifiche e che non diventi il teatro o il gioco di controversie internazionali». 

    Tre decenni più tardi, gli Stati desiderosi di rafforzare la tutela dell’Antartide,mettono a punto il Protocollo di Madrid, relativo alla protezione ambientale in Antartide. Firmato il 4 Ottobre 1991 e entrato in vigore nel 1998, questo protocollo ha avuto inizio dal primo ministro francese di allora, Michel Rocard. I paesi firmatari si impegnano ad assicurare la protezione globale ambientale in Antartide e degli ecosistemi dipendentiannessi. L’Antartide è così designata « riserva naturale destinata alla Pace e alla Scienza ». 

    Il Trattato sull’Antartide e il Protocollo di Madrid sono tutt’ora in vigore. Definiscono l’Antartide terra di pace e di scienza, protetta da tutte le rivendicazioni territoriali e dallo sfruttamento delle risorse. Tuttavia, ogni anno nuove potenze si installano sul continente senza nascondere il loro interesse per le ricchezze che il continente bianco può offrire loro. 

     

    In Terra Adelia: la base Dumont d’Urville e la colonia dei pinguini imperatori 

    Territorio eccezionale che passa da trenta esseri viventi durante l’inverno aun centinaio durante l’estate australe: la Terra Adelia si estende per 432.000 km2.

    E’ stato un francese, Jules Sébastien César Dumont d’Urville,ad aver dato il nome di sua moglie, Adele, a questa nuova terra glaciale il 20 Gennaio 1840. Oggi sono necessarie più di trenta ore in aereo per raggiungere i poli più estremi del globo. Partendo da Parigi, bisogna passare per Hong Kong in Cina, poi Melbourne in Australia, poi Hobart in Tasmania e infine salire a bordo della nave Astrolabe noleggiata dall’Istituto Polare Francese per affrontare il mare più pericoloso del mondo, gli iceberg e le tempeste (solo cinque viaggiall’anno).

    Dopo una peripezia di una settimana, l’arrivo è alla Base scientifica Dumont d’Urvill e situata sull’Isola dei Petrelli nell’Arcipelago PointeGéologie.

    In attività dal 1956, la DDU - come viene chiamata da chi la conosce bene -assiste ad uno scambio continuo di gruppi di scienziati francesi, che restano in Antartide qualche mese durante l’estate australe o durante l’inverno oppure un anno intero.

     

    La colonia di pinguini imperatori di Dumont d’Urville

    La base scientifica francese Dumont d’Urville è situata vicino alla colonia che vive lì e raggruppa 7000 pinguini imperatore. E’ una delle 54 colonie conosciute in Antartide. Gli scienziati sono dell’opinione che potrebbero essercene delle altre, più piccole, invisibili dai satelliti. E’ una grandissima fortuna quella di avere una base situata nelle vicinanze degli imperatori perché permette di osservare facilmente la colonia.

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