La Bella e la Bestia In evidenza

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  • Sinossi:

     

    C’era una volta un affascinante e giovane Principe che viveva in un magnifico castello. Il Principe amava organizzare feste sfarzose a cui venivano invitate le più belle debuttanti del mondo e veniva viziato dai membri della servitù, pronti a esaudire ogni suo capriccio. Con il passare del tempo il Principe divenne sempre più egoista e sfrontato. Una notte una vecchia mendicante arrivò al castello e offrì al Principe una rosa in cambio di un riparo dalla tempesta: il Principe la cacciò spietatamente, ignorando che la mendicante fosse in realtà una bellissima maga. Per punirlo della sua crudeltà la maga gettò una maledizione sul castello, trasformando il Principe in una Bestia e i membri della servitù in oggetti e mobili. Per riuscire a spezzare l’incantesimo il Principe avrebbe dovuto imparare ad amare e farsi amare a sua volta prima che l’ultimo petalo della rosa fosse caduto, altrimenti sarebbe rimasto una Bestia per sempre e i membri della servitù non sarebbero mai più tornati umani, restando imprigionati nel castello per l’eternità.

    Alcuni anni dopo, nel piccolo paesino di Villeneuve, una ragazza brillante e piena di energie di nome Belle affronta le sue incombenze giornaliere rammaricandosi della monotonia della sua vita nella piccola provincia. Orgogliosamente indipendente, Belle vive con suo padre Maurice, un artista solitario, e preferisce stare per conto proprio in compagnia dei suoi amati libri che le fanno sognare una vita romantica e avventurosa oltre i confini del suo villaggio francese. Gli altri abitanti non sanno cosa pensare di lei:sanno che è una ragazza virtuosa, gentile e bellissima, ma la sua personalità per loro è un vero e proprio enigma. Belle rifiuta lo spietato corteggiamento dell’arrogante e rozzo attaccabrighe Gaston, che vive in una locanda insieme al suo scagnozzo Le Tont ed è ambito da tutte le donne del paese. Gaston è invaghito di Belle, ma lei continua a respingerlo in modo deciso, rimanendo immune al suo fascino.

    Un giorno, mentre si reca al mercato, Maurice si perde nella foresta e viene attaccato dai lupi:l’uomo si rifugia nel castello della Bestia, un luogo ormai oscuro e ghiacciato. Ma la Bestia è furiosa e lo fa prigioniero. Belle viene a sapere della scomparsa di suo padre e parte alla sua ricerca, finendo faccia a faccia con la Bestia: la ragazza riesce a far liberare suo padre, in cambio però lei deve rimanere al castello al suo posto. Mentre si trova rinchiusa in una torre all’interno del minaccioso castello Belle sente delle voci amichevoli: sono i servitori del castello, trasformati in oggetti parlanti dall’incantesimo. Tra di essi ci sono il candelabro Lumière, l’orologio Tockins, la teiera Mrs. Bric, il guardaroba Madame Guardaroba, l’elegante piumino Spolverina e il clavicembalo Maestro Cadenza. Sperando che Belle possa finalmente conquistare il cuore della Bestia i servitori li osservano in cerca dei segni dell’amore, ma la Bestia è scontrosa e sgarbata e si è ormai arresa al proprio destino.

    Il rapporto tra Belle e la Bestia è estremamente conflittuale e l’amore tra i due sembra impossibile, ma la ragazza ha una natura benevola ed è in grado di vedere ciò che gli altri non notano, iniziando a percepire il cuore gentile del Principe che si cela dentro la Bestia. La Bestia sa anche essere generosa e condivide la propria biblioteca con Belle, rischia la vita per proteggerla e riesce a farla ridere. Belle è coraggiosa e riesce a farsi valere, ma è anche compassionevole e cura le ferite della Bestia quando egli rimane ferito per salvarla. Insieme, i due amano leggere e discutere di letteratura, lei lo spinge a diventare una persona migliore riportandolo lentamente in vita. 

     

  • Genere: Fiabesco
  • Regia: Bill Condon
  • Titolo Originale: Beauty and the Beast
  • Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
  • Produzione: David Hoberman e Todd Lieberman
  • Data di uscita al cinema: 16 marzo 2017
  • Durata: 123’
  • Sceneggiatura: Evan Spiliotopoulos, Stephen Chbosky e Bill Condon
  • Direttore della Fotografia: Tobias A. Schliessler
  • Montaggio: Virginia Katz
  • Scenografia: Sarah Greenwood
  • Costumi: Jacqueline Durran
  • Attori: Emma Watson, Dan Stevens, Ian McKellen
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

    La bella e la bestia: la fiaba e la storia

     

    “La bella e la bestia” (titolo francese: La belle et la bête) è una famosa fiaba europea, diffusasi in molteplici varianti, le cui origini potrebbero essere riscontrate in una storia di Apuleio, contenuta ne “L'asino d'oro” (conosciuto anche come “Le metamorfosi”) e intitolata “Amore e Psiche”.

    Una prima versione scritta de “La bella e la bestia” è stata attribuita a Giovanni Francesco Straparola e apparve nel suo libro di racconti “Le piacevole notti”, nel 1550. Charles Perrault rese popolare la storia nella sua raccolta “Les contes de ma mère l'Oye” (I racconti di mamma Oca), nel 1697 insieme ad altre fiabe divenute famosissime come “Barbablù”, “Cenerentola”, “Pollicino” e “Il gatto con gli stivali”. Anche altri autori come Madame d'Aulnoy, con il suo “Le Mouton” (La pecora) o Giambattista Basile, nel “Pentamerone”, proposero variazioni della stessa storia.

    La prima versione scritta che sviluppa il racconto, così come lo conosciamo oggi, fu pubblicata nel 1740 dalla scrittrice francese Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, ne “La jeune américaine et les contes marins”. Era una serie di racconti narrati da una anziana signora durante un lungo viaggio per mare. Villeneuve scriveva fiabe basate sul folclore europeo, per intrattenere amici e conoscenti nei balli e nei salotti.

    L'aristocratica francese Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1711 - 1780) era emigrata in Inghilterra nel 1745, dove iniziò a lavorare come insegnante e scrittrice di libri sull'educazione e la morale. Avendo letto la novella di Villeneuve, la abbreviò in larga misura e la pubblicò nel 1756 come parte della collezione “Magasin des enfants, ou dialogues entre une sage gouvernante et plusieurs de ses élèves”. Prendendo gli elementi chiave della storia originale, Beaumont omise molte scene delle origini o delle famiglie dei protagonisti e modificò la scena della trasformazione della bestia, che nell'originale di de Villeneuve avviene dopo la notte di nozze. Avendolo scritto come racconto educativo per i suoi alunni, molti dei dettagli scabrosi o sovversivi furono soppressi.

     

    La bella e la bestia di Charles Perrault

    In un tempo lontanissimo c'era una volta una città abitata quasi esclusivamente da mercanti. Quando dai porti vicini e lontani giungevano le navi cariche di merci era una festa per tutti. Uomini, donne, bambini si vestivano con gli abiti più belli, si ornavano con gioielli e ghirlande di fiori e si radunavano in piazza.

    Nel centro della città, una grande casa si distingueva dalle altre; qui viveva un ricco mercante con la sua unica figlia Bella, una fanciulla semplice e buona. Sul suo bellissimo viso splendevano due occhi chiari e dolci, sull'ampia fronte cadevano riccioli bruni, il suo corpicino era snello e flessuoso. Fu perciò soprannominata da piccola «la bella bambina». E Bella fu il suo nome anche quando divenne più grande.

    Bella amava tener compagnia al vecchio padre; per lui suonava il cembalo, leggeva le storie dei tempi passati. La sua bontà e la sua bellezza affascinavano tutti e molti sarebbero stati felici di poterla avere in sposa. Ma Bella rifiutava dolcemente:- Vi ringrazio, sono troppo giovane e mio padre ha ancora bisogno di me.

    Il padre era felice; la grande tenerezza che Bella gli dimostrava gli riscaldava il cuore e gli procurava tanta serenità. Né l'affetto della fanciulla mutò quando il mercante cadde in disgrazia. L'uomo aveva impiegato quasi tutti i suoi beni per acquistare una grande quantità di merci provenienti dal lontano oriente. Aspettava con ansia l'arrivo delle navi che dovevano consegnare la mercanzia comprata. Ma i giorni si susseguivano e l'attesa sembrava vana. Il mercante taceva la sua pena per non rattristare la figliuola. Quando fu certo che la sventura si era abbattuta sulla sua famiglia, pianse disperatamente:- Figlia mia, siamo diventati poveri: tutte le nostre ricchezze sono andate perdute. Dobbiamo lasciare la città.

    Bella, preoccupata per il dolore del padre, rispose senza esitazione: - Non ti dar pena, babbo, andremo a vivere in campagna, lavoreremo e vivremo bene anche altrove.

    Dopo alcuni giorni danno l'addio alla città e si recano in un piccolo villaggio. La casetta che li aspetta è piccola, bianca, circondata da tanto verde. Al pian terreno c'è una spaziosa cucina riscaldata da un camino, un tavolo, una madia, qualche seggiola. In un angolo una scaletta di legno un po' malandata porta alle camere da letto, anch'esse in cattivo stato: finestrelle piccole, soffitto basso. I guanciali dei letti odorano di foglie di granoturco, le pareti sono spoglie.

    Il padre si sente umiliato; Bella capisce il suo disagio e, aprendo un'imposta, esclama:

    - Che pace, babbo, e quanto verde!

    Inizia per Bella una nuova vita. All'alba va nei campi, dissoda la terra, semina, raccoglie. A sera è esausta, ma continua ad avere per il padre un sorriso, una parola gentile, un gesto d'affetto. Dopo qualche mese la ragazza ha dimenticato la vita lussuosa della città. - È felice di vivere in campagna; il suo canto si diffonde per la casa, per i campi e si unisce al cinguettio degli uccelli.

    Ma il vecchio mercante non si rassegna, vuole per la figlia una vita diversa. Di tanto in tanto si allontana e si reca in città. Spera sempre che qualche nave si salvi e giunga a destinazione con tutto il suo carico.

    Una mattina, prima di partire per uno dei soliti viaggi, si rivolge a Bella e, desiderando farle cosa gradita, le domanda: - Avrei tanto piacere di portarti qualcosa in dono, cos'è che desideri?

    - Sei tanto buono babbo! Ma io ho tutto qui, non ho bisogno di nulla.

    Il padre insiste e allora Bella, per dargli la gioia di recarle un dono, gli chiede una rosa. L'uomo sella il cavallo, vi sale in groppa e parte. Ancora una volta arriva in città e si dirige al porto. Come le altre volte ottiene le stesse notizie: le navi sono arrivate, il carico è andato perduto. Sfiduciato, si rassegna a ritornare più povero di quando era partito.

    Giunto al bosco, non molto lontano da casa, un forte vento scuote con furore le cime degli alberi e lo sbalza dalla sella. Il pover'uomo si smarrisce e non riesce più a ritrovare la via del ritorno. In preda al terrore si guarda intorno e da lontano vede una luce. Pensa ad una sua immaginazione, guarda perciò più attentamente: è proprio una luce.

    Si avvia in quella direzione, il chiarore aumenta e appare un castello. Nessuno gli impedisce di entrare; l'uomo sale uno scalone ed entra attraverso una porta intarsiata. Chiama, ma nessuno risponde.

    Arriva fino ad una terrazza digradante verso un giardino. È bellissimo: piante fiorite, alberelli di ogni tipo circondano prati verdi e lussureggianti. Al centro un lungo viale, fiancheggiato da cespugli di rose. Il mercante lo percorre e, rammentando il desiderio di Bella, ne coglie un ramo. Un rumore assordante lo costringe a voltarsi indietro e in quello stesso istante un essere mostruoso gli si para davanti gridando: - Così mi ringrazi dell'ospitalità che ti ho dato? Il vecchio cade in ginocchio:

    - Perdonami, ti prego. Ho colto il ramo di rose per esaudire il desiderio della mia figlia diletta.

    Il mostro sembra ammansirsi, ma con la stessa voce tonante aggiunge: - Ti perdono, ma avrai salva la vita solo se tua figlia verrà a vivere con me, altrimenti dovrai tornare fra tre mesi e qui morrai.

    Il poveretto certamente non vuole sacrificare la figlia, ma accetta perché in tal modo potrà restare ancora tre mesi con lei. Bestia, questo è il nome del mostro, lascia che il mercante riprenda la strada del ritorno, non appena la tempesta si placa.

    Il vecchio arriva a casa stanco e smarrito e Bella rimane impietrita nel vederlo. Allora egli le porge il ramo di rose e tra le lacrime le racconta la promessa fatta al mostro. Bella è addolorata, si avvicina al padre con tenerezza e con voce dolce gli dice:- Quando tu partirai fra tre mesi, io verrò con te. Non ti permetterò di morire, non andrai solo dal mostro. Rapidamente il tempo passa... Giunge il giorno della partenza.

    Il mercante e sua figlia si dirigono verso il castello. Silenziosi attraversano il grande bosco, in preda ai più lugubri pensieri. Dal fondo appare la luce che, avvicinandosi inesorabilmente, diventa sempre più chiara. Il palazzo è ormai a pochi passi e la fanciulla lo guarda con angoscia.

    Il mercante e la figlia tenendosi per mano entrano nel castello. Al centro di una grande sala c'è una tavola imbandita per due. Il pover'uomo singhiozza, ma Bella lo rassicura: troverà il modo di convincere il mostro a lasciarli andare.

    Ad un tratto si ode un forte rumore. Il vecchio ha un brivido, Bella si guarda intorno atterrita. Bestia appare e con una voce orribile si rivolge alla fanciulla: - Sei venuta spontaneamente oppure sei stata costretta da tuo padre?Bella, sempre più terrorizzata, risponde: - lo ho voluto venire qui - e poi, cercando di mascherare il più possibile la sua paura, spiega che è sua la colpa di quanto è successo e che il castigo perciò spetta a lei. Infine lo prega e lo supplica di non separarli.

    Ma il mostro non si lascia impietosire e, rivolgendosi al mercante con tono deciso mentre si allontana dalla sala, ordina: - Partirai domani mattina di buon'ora. La fanciulla resterà qui con me.

    Il vecchio è sconvolto, piange disperatamente. Bella cerca di tranquillizzarlo: è sicura, il mostro avrà pietà di lei. Non sembra poi tanto cattivo. Il momento del distacco è straziante, ma il padre è costretto a lasciare il castello.

    Rimasta sola, Bella cerca di farsi coraggio. Vaga per le sale e guarda incantata gli oggetti rari che vi si trovano. Arriva in giardino, ammira gli alberi maestosi, i fiori colorati e, in particolare, le rose dal profumo intenso. Riprende a girare per il castello, ha quasi dimenticato la triste sorte che l'attende quando, davanti ad una porta, appare una scritta «Appartamento di Bella».

    La fanciulla, incuriosita, apre la porta. Che meraviglia!

    Sul tavolo in un angolo di una bellissima stanza c'è un cembalo. Bella lo comincia a suonare. Scorge in fondo uno scaffale con tanti libri, ne apre uno a caso. Sulla prima pagina legge «Benvenuta, regina. Ordina ciò che desideri». Il primo pensiero della fanciulla è per il padre; Bella vorrebbe rivederlo ed ecco che nello specchio posto sulla parete di fronte all'ingresso appare l'immagine del vecchio mercante, seduto tristemente accanto al caminetto. Dopo un attimo la scena scompare. La speranza si fa allora strada nel cuore della fanciulla. Il mostro è ricco di premure, la circonda di tante cose belle. Non è cattivo e certamente non le farà del male.

    Si reca nella sala per il pranzo: quante buone cose Bestia ha fatto preparare per lei! E mentre Bella siede a tavola, una musica melodiosa le tiene compagnia. Anche il pomeriggio trascorre rapidamente. La giovane continua a girare per il castello e ovunque trova sorprese. Si convince sempre di più che il mostro ha un animo generoso.

    A sera la fanciulla è di nuovo a tavola nella grande sala: Il solito forte rumore annuncia l'arrivo di Bestia. Bella è agghiacciata dal terrore, alza lo sguardo e scorge ritto davanti a sé il mostro che le chiede con voce bassa e cupa: - Posso farti compagnia mentre ceni?

    La ragazza è gentile, gli risponde che la sua presenza non la disturba e parla a lungo con lui. Alla fine non ha più timori: Bestia è un essere mostruoso, ma sensibile e buono.

    I giorni si susseguono così l'uno dietro l'altro. Bella trascorre le giornate scoprendo le mille meraviglie del castello, guardando sbigottita lo spettacolo mirabile del giardino fiorito. Si diverte ad aprire le pagine dei libri dove trova i messaggi più strani. Attonita guarda lo specchio, formula un desiderio e subito lo vede realizzato. La ragazza non si annoia di vivere in quel luogo e le serate sono tranquille. Alle nove in punto ogni sera appare Bestia e Bella lo aspetta. Ormai non ha più paura di lui.

    Una sera però il mostro le rivolge una domanda inaspettata. - Vuoi diventare mia moglie?

    La giovane è turbata, non vuole addolorarlo, ma deve essere sincera con lui e con molta timidezza sussurra: - Ho per te un grande affetto e molta amicizia, ma non posso sposarti.

    Bestia ha un momento di abbandono. Emette un lungo lamento e tutto il castello trema. Poi saluta con tristezza la fanciulla e si allontana. Bella è dispiaciuta, non vorrebbe recargli dolore e in cuor suo dice: «Non è possibile, è solo una bestia, non posso diventare sua moglie».

    Trascorrono tre mesi e ancora altre volte il mostro chiede a Bella se vuole sposarlo. La fanciulla gli risponde sempre con un po' di imbarazzo: - Non posso diventare tua moglie, ma avrai sempre la mia amicizia.

    Un giorno Bella chiede allo specchio di rivedere il padre e, come sempre, il suo desiderio è subito realizzato.

    Il vecchio genitore è assai ammalato perciò la fanciulla chiede a Bestia:

    - Ti prego, concedimi otto giorni, fa' che io possa andare da mio padre. Sta molto male e ha bisogno di me. Debbo assolutamente riabbracciarlo e morirei di dolore se non dovessi vederlo più.

    - Andrai da tuo padre - risponde Bestia. - Ma ti scongiuro, non rimanere a lungo lontana: senza la tua presenza la mia vita si spegnerebbe in poco tempo.

    L'indomani, quando Bella è sulla soglia del castello pronta per la partenza, il mostro premuroso la saluta e le dona un anello.

    - Quando vorrai ritornare, ricordati di porlo sul tuo comodino. 

    Bella rigira tra le mani l'anello e, come per incanto, si trova a casa. Chiama ad alta voce il vecchio padre che accorre in preda a una grande emozione.

    - Figlia mia, sei tornata finalmente!

    I due si abbracciano teneramente e restano a lungo stretti l'uno all'altra. Poi quante cose hanno da dirsi! Bella parla a lungo del mostro, delle sue continue attenzioni. La casa è invasa dal suo chiacchierio festoso mentre il padre ascolta commosso.

    La fanciulla vuole uscire con lui, andare in giro per la campagna e ritrovare le cose che da mesi non ha più visto. Si accorge all'improvviso di non aver portato con sé dei vestiti, ma con grande sorpresa nella sua cameretta trova un baule pieno di abiti e di gioielli.

    - Bestia... ! caro, - sospira quasi con nostalgia Bella ¬ pensi proprio a tutto!

    Sceglie la veste più semplice, la indossa e raggiunge di nuovo il padre. Ha ancora tante cose da raccontargli. I primi giorni trascorrono in fretta ma, passata l'emozione del primo momento, Bella comincia ad essere inquieta. È afflitta dal pensiero che Bestia possa soffrire per la sua lontananza. S'accorge che nella sua vecchia casa si annoia mentre con Bestia era diverso: il tempo volava via rapidamente. L'inquietudine aumenta quando, allo scadere degli otto giorni, il vecchio genitore le chiede di trattenersi ancora. La ragazza non vuole dispiacere al padre e acconsente. Ma, durante il sonno è tormentata da continui incubi. Infine, una notte, ha una visione e sogna il mostro in fin di vita presso il ruscello che scorre nell'angolo più remoto del giardino. Si sveglia in lacrime, cerca febbrilmente l'anello e lo ripone al posto convenuto. Poi tra i singhiozzi si addormenta.

    Quando si ridesta eccola di nuovo nel castello nella sua bella camera. In preda a una grande agitazione la giovane corre per il palazzo chiamando Bestia, ma nessuno risponde. Si dirige allora verso il ruscello: il mostro è là che giace disteso ai piedi di un albero. Appena la vede, apre gli occhi, vuole rialzarsi, ma ricade perché è troppo debole.

    Bella si inginocchia accanto a lui. Non prova più alcuna ripugnanza e lo abbraccia singhiozzando:

    - No, non morire. Rimarrò sempre vicino a te. Sarò la tua sposa.

    A quelle parole tutto il castello si illumina mentre una dolce melodia si diffonde nell'aria. Nello stesso momento il mostro scompare e al suo posto vi è un giovane bellissimo che le parla con voce armoniosa:

    - Grazie Bella, mi hai liberato dall'incantesimo. Ero stato condannato a vagare sotto le spoglie di Bestia finché una fanciulla non avesse desiderato sposarmi, nonostante il mio aspetto ripugnante. Non avevo più alcuna speranza e poi sei arrivata tu.

    Bella ascolta rapita le parole del giovane che, dopo l'inattesa rivelazione, aggiunge:

    - Vuoi essere la mia sposa?

    Bella acconsente e felice gli porge la mano. Il giovane la stringe forte e come per magia, i due vengono trasportati in un regno lontano dove una folla esultante accoglie il giovane che è il suo re. I sudditi conoscevano il terribile maleficio che lo aveva colpito ma non avevano mai perso la speranza di rivederlo.

    La notizia si diffonde per i villaggi del regno e tutti accorrono per assistere alle nozze del loro sovrano con la fanciulla che, col suo amore, l’ha liberato dal triste incantesimo.

     

    La bella e la bestia di Madame de Villeneuve

    La versione originale di de Villeneuve è molto più estesa di quella di Beaumont e di Perrault. In quasi 400 pagine, infatti, la scrittrice fornisce numerosi dettagli che Beaumont e Perrault omettono e che riguardano fondamentalmente il trascorso familiare sia di Bella che del principe. In questa versione, Bella era la figlia del re delle Isole Felici e di una fata buona. Ma una strega malvagia s'era invaghita del monarca dell'Isola Felice e così, imprigionata la madre della principessina, la megera decise di eliminare l'ultimo ostacolo che si frapponeva fra lei e il suo amore. Per questo motivo, il padre fece nascondere la propria figlia, cercando di farla passare per una delle figlie - che davvero era morta - di un ricco commerciante. Il Principe, invece, perse il padre in tenera età e non poté godere nemmeno dell'amore materno, poiché la regina era impegnata in una guerra per la difesa del regno e lo lasciò alle cure di una maga (la madre di Bella). Questa tentò in tutti i modi di sedurre il giovane, una volta adulto, ma questi la rifiutò e fu così trasformato in una orrenda bestia.

    Quasi la metà della storia di de Villeneuve è incentrata sulle guerre tra streghe e re e propone una visione del castello molto più oscura e magica di quella tradizionale. 

    Beaumont e Perrault decisero di omettere completamente lo sfondo familiare e tragico, svincolandosi dal messaggio che la de Villeneuve volle dare alla propria storia: un'aspra critica della società contemporanea, in cui le donne erano costrette a sposarsi per convenienza, con mariti che erano talvolta ben peggiori della Bestia. Eliminando tutti i personaggi secondari, la scrittrice adattò, o riadattò, la storia, riducendola a una semplicità quasi archetipica. 

    La versione di Beaumont e quella di Perrault sono quelle che si considerano tradizionali e sono state le più diffuse e conosciute. Tutte le interpretazioni e gli adattamenti, sia nelle opere teatrali che cinematografiche successivi si basano su queste versioni e non su quella della de Villeneuve.

     

    La bella e la bestia di Madame Jeanne Marie Leprince de Beaumont

    Un ricco mercante viveva in una città insieme alle sue tre figlie. Due erano presuntuose e vanitose, mentre la più giovane, che per la sua avvenenza avevano chiamato Bella, era umile e pura di cuore. Tutte e tre le fanciulle potevano vantare un gran numero di pretendenti, ma mentre le prime due, che desideravano sposarsi con un nobile, rifiutavano tutti i giovani indistintamente, Bella si intratteneva con loro in amabile conversazione, prima di rifiutarli con gentilezza. Un giorno il mercante perse improvvisamente tutte le sue ricchezze e da quel momento più nessun pretendente fu visto avvicinarsi alle fanciulle, se non talvolta a Bella, la quale comunque continuò a rifiutarli dolcemente. Il mercante, dunque, si trasferì con le sue figlie nelle campagne della provincia, dove vissero per alcuni anni.

    Un giorno egli venne a sapere che una delle sue navi mercantili era riuscita ad arrivare in porto, dopo essere scampata alla distruzione dei suoi compatrioti. Così decise di tornare in città per cercare di scoprire se nella nave era rimasto qualcosa di valore. Prima di partire, chiese alle figlie se desideravano qualcosa in dono. Pensando che la fortuna stesse tornando a sorridergli, le due figlie maggiori domandarono gioielli e vestiti sfarzosi. Bella, invece, si accontentò di chiedere una rosa, di quelle che non crescevano nella parte del paese in cui vivevano. Arrivato in città, il mercante scoprì che il carico della nave era stato venduto per pagare i suoi debiti e, pertanto, non ebbe più nemmeno un soldo per comprare alle figlie ciò che aveva loro promesso.

    Triste e sconsolato, fece ritorno a casa, ma durante il cammino fu sorpreso da una bufera di neve nel mezzo di un bosco e così fu costretto a cercare rifiugio in un enorme castello apparentemente abbandonato. Perlustrando il maestoso maniero, si accorse che esso era pulito e ben arredato, ma stranamente non riuscì a trovarvi né servi né sentinelle. Uno dei terrazzi si affacciava su un meravigliso giardino, in cui poté vedere un bel roseto in fiore. Così si ricordò della promessa che aveva fatto alla figlia minore e corse a cercare la rosa più bella. Ma mentre stava per coglierla, fu sorpreso dal padrone del castello, che era una enorme e terribile bestia, il quale gli rimproverò di aver ricambiato la sua generosa ospitalità con un tentativo di furto e sentenziò che per questo ora meritava la morte. Il mercante tentò di giustificarsi raccontandogli del desiderio della sua bella figlia, ma la bestia non volle sentire ragioni e decise di risparmiargli temporaneamente la vita a patto che al suo posto egli portasse al castello la giovane, altrimenti sarebbe dovuto ritornare a saldare il suo debito di lì a tre mesi.

    Preso un baule colmo di ogni ricchezza che la bestia aveva voluto concedergli, il mercante tornò a casa con una gran pena nel cuore, pensando però che almeno sarebbe riuscito a salutare le sue figlie per l'ultima volta prima di morire. Giunto a destinazione, raccontò l'accaduto alle fanciulle e Bella, resasi conto che la colpa di tale disgrazia era solo sua, si offrì di andare al castello al posto del padre, per la gioia delle sorelle che in un colpo solo si liberarono dell'odiosa rivale e riconquistarono le ricchezze perdute.

    Dopo lunghe discussioni, Bella si recò al castello insieme al padre, al quale la bestia concesse la libertà, intimandogli di non tornare mai più. Con la giovane, invece, si dimostrò cortese e gentile e le offrì di vivere per sempre nel suo castello, circondata di tutte le ricchezze in suo possesso, pensando che così non avrebbe mai potuto desiderare di tornare nella casa paterna. Le regalò anche uno specchio magico, in cui avrebbe potuto in ogni momento vedere la sua famiglia. Tutte le sere domandava a Bella se voleva sposarlo, ma la giovane, per non mortificarlo, gli rispondeva che gli voleva bene e che sarebbe stata sempre sua amica.

    Dopo qualche mese Bella vide nello specchio magico che suo padre si era ammalato e pregò la bestia di lasciarla andare a casa perché potesse tenergli un po' compagnia. La bestia alla fine acconsentì, ma la pregò di tornare dopo una settimana, altrimenti sarebbe morto di dolore. Il giorno seguente, al risveglio, Bella si ritrovò in camera sua nella casa del padre, che la accolse con gran gioia, meravigliandosi che fosse ancora viva. Le due sorelle, sposate ma tutt'altro che felici, invidiarono non poco la fortuna della giovane, vedendola in carne e ossa e per di più agghindata come una regina. Così cominciarono a tramar vendetta: trascorsa una settimana, infatti, le chiesero di restare qualche giorno in più, fingendo di piangere disperate. Commossa, Bella acconsentì, ma cominciò ben presto a sentirsi in colpa per aver infranto la sua promessa con la bestia.

    Così ritornò al castello, dove trovò la bestia agonizzante di dolore, e lo pregò di non morire perché voleva sposarlo. Appena pronunciate queste parole, la bestia sparì e al suo posto comparve un bellissimo principe, a cui una strega tempo prima aveva fatto un incantesimo, trasformandolo in quell'orribile mostro che Bella aveva conosciuto. La maledizione si sarebbe spezzata solo quando una donna avesse voluto sposarlo. Bella e il principe vissero felici per il resto della loro vita insieme al padre della giovane, mentre le due malvagie sorelle furono trasformate in statue, così che potessero assistere alla felicità altrui finché non si fossero pentite della loro cattiveria.

     

    La bella e la bestia nel cinema

    • Nel 1945 il regista francese Jean Cocteau realizzò quella che viene considerata la migliore versione cinematografica della storia: “La belle et la bête”, con Jean Marais nei panni della bestia e Josette Day nei panni di Bella, che qui si chiama Belle. Questo adattamento presenta anche una trama secondaria: Avenant, un pretendente di Bella, vuole uccidere la bestia e rubare le sue ricchezze, mentre le sorelle, sue complici, cercano di ritardare il ritorno di Bella al castello. Quando Avenant entra nel padiglione magico che è la fonte del potere della bestia, viene raggiunto da una freccia di fuoco, scagliata dalla statua della dea romana Diana, che lo trasforma in bestia e inverte la maledizione dell'altra creatura.

    • Nel 1952 fu creato un adattamento animato nell'allora Unione Sovietica, usando la tecnica del rotoscopio, basato su una version di Sergei Aksakov, “Il fiore scarlatto”. La storia è ambientata nel Medioevo slavo e i personaggi parlano l'antica lingua russa (detta anche Vecchia Lingua Slava Orientale), che si usava tra il X e il XIV secolo.

    • Una versione del 1962, con Joyce Taylor e Mark Damon, vide la bestia come un principe che di notte si trasformava in licantropo. Il trucco fu curato da Jack Pierce e si basava sul suo disegno de L'uomo lupo, prodotto da Universal Studios.

    • Nel 1987 la Cannon Group and Golan-Globus Productions produsse una versione musicale, diretta da Eugene Marner, con John Savage nei panni della bestia e Rebecca De Mornay nei panni di Bella, e con le musiche originali di Lori McKelvey.

    • Nel 1991, la Disney produsse la propria versione animata de “La bella e la bestia”, diretta da Kirk Wise e Gary Trousdale. Vinse il premio Oscar per la migliore canzone originale e il premio Oscar per la migliore colonna sonora, oltre a essere il primo film d'animazione della storia, nominato al premio Oscar per il miglior film. Fu anche uno dei due film d'animazione a essere incluso nella lista di AFI's 100 Years... 100 Passions, che comprende le 100 più belle storie d'amore di tutti i tempi. Come nel film di Cocteau, Bella ha il nome di Belle nella versione originale inglese. Molte, tuttavia, sono le variazioni rispetto alla storia originale. I servitori appaiono sotto forma di oggetti personificati, perché la maledizione che ha colpito la bestia si è estesa anche a loro. Il padre di Bella, senza nome nella fiaba, si chiama Maurice e fa l'inventore invece che il mercante e Bella è la sua unica figlia. Vi è anche un attraente ma arrogante e presuntuoso pretendente di Bella, Gaston, che vuole sposare la fanciulla ma viene sempre rifiutato. Gaston minaccia sia Maurice che la bestia, ma muore nel confronto finale con quest'ultima. Anche in questa edizione il lieto fine si riallaccia alle versioni di Perrault e della De Beaumont. 

    • Nel 2014 esce una nuova trasposizione della fiaba. Il film è francese ed è diretto da Christophe Gans, si tratta di La bella e la bestia, con protagonisti Vincent Cassel e Léa Seydoux distribuito dalla Notorious Pictures.

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

     

    1) Nonostante alcuni elementi in comune, in ogni società e nel tempo, la fiaba è differente dalla favola. Evidenziate con una ricerca, i fattori che le uniscono e le differenziazioni, ricordando sempre che ambedue appartengono alla memoria e alla cultura dell’umanità.

    2) Quanto la fiaba deve per il suo carattere, in parte reale e in parte fantastico a credenze, leggende e superstizioni in tutte le culture dei popoli? Approfondite l’argomento.

    3) La fiaba quale ora si intende, apparve prima nelle culture orientali o in quelle occidentali?

    4) La cultura greco-romana, narrando del mondo del fantastico, si dedicò più alla favola o alla fiaba?

    5) Nel XVI secolo in Italia prima con Francesco Straparola (“Le piacevoli notti”) poi con Giovan Battista Basile e il suo “Pentamerone”, poi ancora in Germania con i fratelli Grimm (“Kinder- und Hausmärchen” (1)) e infine in Francia con Charles Perrault e il suo “Les contes de ma mère l’Oye”, la fiaba apparve con le connotazioni che noi anche adesso conosciamo. Quanto questa particolare tipo di narrazione deve agli autori sopraccitati (soprattutto i Grimm) e al loro peregrinare da città, a paesi, a villaggi ad ascoltare i racconti orali che il popolo, la sera al caldo delle stalle o davanti ai focolari, si trasmetteva di generazione in generazione?

    6) Anche il danese Hans Christian Andersen scrisse fiabe bellissime, dovute soprattutto alla sua “dolorosa” fantasia. Leggete una qualsiasi fiaba di Andersen (da “I cigni selvatici” a “L’ombra”) e poi paragonate la storia narrata alle vicende di “La bella e la bestia” e chiarite se siete d’accordo, perché, in questa domanda in merito ad Andersen, come autore, si sia parlato di “dolorosa” fantasia.

    7) Nelle tre versioni letterarie di “La bella e la bestia” che abbiamo inserito in questa scheda, esistono, in relazione ai loro autori, molte differenze individuali.  Esaminiamole in rapporto alle figure di Bella e della Bestia:

    a) Per Perrault Bella è dolce e buona. Quanto si modifica il suo rapporto con la Bestia dal loro primo incontro alla fine della storia? Per l’autore francese Bella si innamora della Bestia accettandola così come essa è oppure…?

    b) Per Madame de Villeneuve Bella “accetta” di condividere la sua vita con la Bestia, legata da affetto ad essa, (non bisogna dimenticare che, in questa edizione della fiaba, la prima notte di nozze viene narrata e avviene tra Bella e il mostro e non tra lei e il bel principe che vive nella Bestia). Secondo voi è amore il sentimento che Bella prova, accettando di giacere con l’essere mostruoso oppure solo una “affettuosa compassione” o una necessità da cui non può esimersi?

    Madame de Villeneuve, narrando la storia di “La bella e la bestia”, racconta, in effetti, una situazione sociale molto in uso in quei tempi e nelle classi nobili e abbienti e non solo nel suo paese. Quale?

    c) Nella versione della fiaba di Madame de Beaumount, Bella ama la Bestia e non sa di amarla fino a che si trova davanti a essa che sta morendo di dolore per quello che ha creduto fosse il suo abbandono. Perché già da prima Bella non aveva compreso che il rapporto che la legava al Mostro fosse amore e non affetto?

    d) La Bestia, secondo la nostra opinione, è la figura più tenera nelle fiabe e nei film 

    - Ama senza speranza di essere riamato

    - Ricorda tempi felici che pensa non torneranno più

    - Nasconde dietro un’apparenza di ferocia il suo grande bisogno d’amore e di tenerezza.

    Siete d’accordo su tutte le osservazini che abbiamo fatto nella domanda 7) lettera a-d? Commentate.

     

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    (1) Fiabe per bambini e famiglie

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