I am not your negro In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Raccontato interamente con le parole  di  James  Baldwin,  attraverso il  testo del suo ultimo progetto letterario rimasto incompiuto, I  AM  NOT YOUR NEGRO  tocca le vite e gli assassinii di Malcom X, Martin Luther King Jr. e Medgar  Evers per  fare chiarezza su come l’immagine dei Neri in America venga oggi costruita e rafforzata.

    Medgar Evers, morto il 12 giugno 1963. Malcolm X, morto il 21 febbraio 1965. Martin Luther King Jr., morto il 4 aprile 1968.

    Nel  corso di  5  anni  questi  tre  uomini  sono stati  assassinati.  Uomini  importanti  per  la storia  degli  Stati  Uniti  d’America  e non solo.  Questi  uomini  erano  neri,  ma non è il colore della loro  pelle ad averli accomunati. Hanno combattuto in ambiti differenti e in  modo diverso,  ma tutti  alla  fine  sono stati  considerati  pericolosi  perché hanno portato alla  luce  la  questione  razziale.  James  Baldwin  si  è innamorato di  queste persone e  ha voluto  mostrare  i   collegamenti  e le  similitudini  tra  questi  individui scrivendo di loro. E lo ha fatto attraverso lo scritto incompiuto  Remember This House.

     

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Raoul Peck
  • Titolo Originale: I am not your negro
  • Distribuzione: Feltrinelli Real Cinema / Wanted Cinema
  • Produzione: Velvet Film, Inc. (USA), Velvet Film (France), Artémis Productions, Close Up Films
  • Data di uscita al cinema: 21 marzo 2017
  • Durata: ‘93
  • Direttore della Fotografia: Henry Adebonojo, Bill Ross, Turner Ross
  • Montaggio: Alexandra Strauss
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    Ho cominciato a leggere Baldwin all’età di 15 anni, quando ero un  ragazzo in cerca di spiegazioni razionali alle contraddizione che stavo vivendo nella vita che mi aveva già portato da Haiti  alla  Francia,  alla  Germania  e poi negli  Stati  Uniti  d’America. Aimé  Césaire,  Jacques  Stephen  Alexis,  Richard  Wright,  Gabriel García  Márquez  e Alejo  Carpentier,  James  Baldwin  è stato uno dei pochi  autori  che ho sentito  “mio”. Uno di quelli che comunicavano in una lingua che riuscivo a comprendere, in cui non mi sentivo solo una “nota a margine”. Raccontava storie che descrivevano la Storia, definendo   strutture e  relazioni   umane che  combaciavano  con  ciò che  potevo vedere intorno a me e a cui potevo fare riferimento. Storie che comprendevo perché venivo  da una nazione,  Haiti,  che aveva una grande consapevolezza  di  sé,  che aveva combattuto e sconfitto l’esercito più potente al mondo (quello di Napoleone) e che, unico esempio nella storia, ha fermato la schiavitù sul nascere, nel 1804,  grazie alla prima vittoriosa  rivolta  degli  schiavi al  mondo, diventando il  primo stato libero delle Americhe.

    Gli  Haitiani  hanno sempre conosciuto la  vera Storia  e hanno sempre  saputo quanto diversa fosse da quella raccontata dal paese dominante.

    Il  successo  della Rivoluzione  Haitiana  è stato ignorato  – come dirà  Baldwin:  “per  via dei brutti/cattivi  negri  che eravamo” – perché avrebbe portato a una versione  dei fatti completamente differente, in grado di rendere insostenibile la versione proposta dal mondo schiavista di quei tempi.

    Le conquiste coloniali del tardo 1800  non sarebbero state ideologicamente possibili se private della loro giustificazione “civilizzazionale”, una giustificazione inutile se il mondo avesse saputo che questi “selvaggi” Africani erano stati in grado di annientare le loro potenti  armate  (specialmente  quelle  francesi  e inglesi)  più  di   un   secolo  prima. Questo è esattamente il motivo per cui ho deciso di ricorrere a James Baldwin e alla sua capacità di analizzare le storie, per riuscire a collegare la vicenda di uno schiavo liberato nella propria nazione, Haiti, alla storia moderna degli Stati Uniti e alla propria dolorosa e sanguinosa eredità,  la  schiavitù. 

    James  Baldwin  non ha mai  terminato  Remember  This  House  e l’ambizione  di  questo film è quello di riempire in parte questo vuoto.

     

    JAMES BALDWIN

    James Baldwin è stato uno dei più grandi scrittori  Nord-Americani della seconda metà del ‘900  e un  brillante critico sociale in grado di prevedere rovinosi  “trend” che oggi viviamo nel mondo occidentale e non solo,  mantenendo senso di umanità, speranza e dignità. Ha saputo esplorare le complessità razziali, sessuali e le differenze di classe tanto evidenti quanto ignorate.

    Possedeva un’impareggiabile capacità di comprendere la  storia, la politica e più di tutto                              la   condizione  umana. 

    Ancora oggi  le  parole di  James  Baldwin  colgono di  sorpresa come un  pugno allo stomaco. Difficile trovare qualcosa di  così preciso, sottile e incisivo come gli scritti di quest’uomo.

    I pensieri di Baldwin sono ancora efficaci come il giorno in cui sono stati espressi per la prima volta. Le sue analisi, i  suoi  giudizi, i  suoi  verdetti, risultano più attuali di quando vennero scritti.

    Nel  contesto odierno  dell’America,  la  violenza  e la  confusione  condannati  da lui continuano, banalizzati  e distorti  dall’informazione,  dai  media, da Hollywood  e dalla politica.

     

    IL REGISTA  - RAOUL PECK

    ll complesso lavoro di Raoul Peck include i film The Man by the Shore (in concorso al

    Festival  di  Cannes  1993);   Lumumba  (Quinzaine  des Réalisateurs,  Festival  di  Cannes

    2000);   Moloch Tropical  (Toronto  Film  festival  2009,   Berlinale  2010);   Murder  in  Pacot (Toronto 2014,  Berlinale  2015).  Tra  I  suoi  documentari  annoveriamo Lumumba,  Death of  a Prophet (1990);  Desounen, Dialogue avec la mort (1994,  BBC); Fatal Assistance (Berlinale, Hot Docs 2013).  Attualmente è presidente della scuola di cinema nazionale francese La  Fémis.  Il   suo ultimo  lungometraggio  Il   giovane  Karl  Marx  ha appena debuttato alla 67esima Berlinale.

     

    WANTED

    Wanted  Cinema è una società di  distribuzione  fondata nel  2014.  Ha  un  catalogo  di oltre 70  titoli, tra film e documentari, molti  dei quali  vincitori  di  festival  nazionali  e internazionali. In meno di due anni ha lavorato con circa 350 realtà differenti tra sale, festival,  rassegne  e altro.  Nel  2016   partecipa  a un   bando di   crowdfunding  del Comune di Milano e viene scelta tra le realtà che sono meritevoli di essere supportate per il  progetto #Iwant Cinewall che ha la  finalità di coniugare cultura  e impegno sociale.  La  campagna è stata  vincente  e ha visto la  realizzazione  del CineWanted, realtà  finalizzata  a promuovere  un’idea  di  cinema nuovo e socialmente  impegnato. La sede temporanea     è  in    via  Tertulliano,  68  a Milano.

     

    AMNESTY  INTERNATIONAL  ITALIA PATROCINA I AM NOT YOUR NEGRO

    Negli  Stati  Uniti  d’America,  un  bianco  al  volante che supera i  limiti  di  velocità  è in ritardo  a un   importante appuntamento  di   lavoro;  un   nero  si  sta  allontanando velocemente dal luogo dove ha commesso una rapina.

    Un bianco con le mani in tasca ha freddo; un nero ha un coltello o una pistola.

    Si chiama,  tecnicamente,  “racial  profiling”,  profilazione  razziale:  è l’attitudine  delle forze  di polizia a considerare una persona più o meno sospetta in base al colore della pelle. L’attitudine che ogni anno, su tutto il  territorio nazionale, causa centinaia di omicidi.

    Nei processi  per  reati  che prevedono la  pena capitale,  un  nero che ha ucciso  un bianco ha il doppio delle possibilità di essere messo a morte rispetto a un  bianco che ha ucciso un nero.

    Fino  a qualche anno fa, dalle giurie popolari  venivano  automaticamente esclusi i potenziali giurati neri (e anche quelli di religione ebraica) perché si riteneva avessero una naturale inclinazione a prendere le parti dell’imputato nero.

     

    C’è razzismo, che produce tortura, in  Libia  contro i  migranti  e i  richiedenti  asilo  che provengono  dall’Africa   sub-sahariana.   C’è  razzismo,   che  produce  schiavitù, in Mauritania, da parte degli arabi contro gli africani. C’è razzismo nel Sudafrica post- apartheid da parte dei neri contro altri neri, i migranti provenienti dai paesi confinanti. C’è razzismo in Russia contro i “neri” del Caucaso.

    C’è razzismo in  quella  velenosa  retorica  del “noi  contro loro”  o del “prima noi,  poi loro”  di  cui  sono sempre più  intrise  le  campagne elettorali  di  candidati  alla  guida  di paesi  che additano  al  “nemico” -  invariabilmente,  lo  straniero  che viene  da sud, capro espiatorio per tutte le stagioni di crisi, di fallimento delle politiche economiche e sociali.

    Attribuire ogni responsabilità a “loro” è oggi sufficiente per strappare un applauso, aumentare il consenso, accedere ad alti incarichi politici. Nella nostra Europa, sempre più  “orbanizzata”,  si  svolgeranno  campagne elettorali  in  importanti  paesi,  come Francia,  Germania,  Olanda  e anche in Italia.  Il rischio  che quella  retorica  divisiva  e multi-fobica, intrinsecamente razzista, prevalga, è elevato.

    Ecco  perché è importante far  vedere “I  am not your Negro” al  maggior  numero possibile di persone, a un pubblico adulto come nelle scuole.

    Nel XXI secolo, il razzismo che denuncia con forza il capolavoro di Raoul Peck non solo esiste ancora ma è in rimonta.

     

     

     

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