Il primo meraviglioso spettacolo In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Integrazione, stranieri, disabilità, rifugiati. Il documentario racconta l’emozionante creazione di uno spettacolo teatrale sui rifugiati realizzato in uno dei più grandi Istituti Comprensivi italiani da 45 bambini e i loro genitori provenienti da 11 Paesi differenti (Italia, Ghana, Etiopia, Marocco, Nigeria, Cina, Serbia, India, Pakistan, Albania, Romania) alcuni dei quali hanno disabilità psichiche (Autismo, ADHD, BES). Da questo grande evento incentrato sull’integrazione la storia si allarga e tra cartoni animati e interviste ad adulti e bambini di  tutto  il  mondo affronta le tematiche  dell’infanzia  e  dell’integrazione  del “diverso” all’interno della scuola  concentrandosi  sugli  aspetti positivi: sulla bellezza   dell’integrazione.

     

  • Genere: documentario, animazione
  • Regia: Davide Sibaldi
  • Titolo Originale: Il Primo Meraviglio Spettacolo
  • Produzione: Davide Sibaldi
  • Durata: 87’ (Versione Integrale), 65’ (Versione per Bambini)
  • Montaggio: Davide Sibaldi
  • Attori: Lino Trentini e i bambini, i loro genitori e i loro maestri delle classi III F e III G (Anno 2015/2016) dell’IC E. Rinaldini di Ghedi
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

    Patrocinato da AMNESTY INTERNATIONAL e sostenuto ufficialmente dall'UNICEF.

     

    "Amnesty International patrocina il film per aver deciso di approfondire la realtà italiana attuale sulle tematiche dell'immigrazione e dell'inclusione necessaria e positiva".

     

    "Il Comitato Italiano per l’UNICEF sostiene il film “Il Primo Meraviglioso Spettacolo” per la grande sensibilità e delicatezza con cui affronta il tema della discriminazione del diverso e dello straniero. I bambini protagonisti si riconoscono uguali attraverso il gioco, l’avventura e la scoperta dello

    spettacolo teatrale. Ognuno è libero di essere se stesso e di capovolgere i luoghi comuni. La conoscenza reciproca si rivela chiave d’ingresso alla

    libertà, all’inclusione e a una crescita serena."

     

    Insieme al film documentario, Amnesty International ha patrocinato anche il libro per adulti e bambini da cui il documentario è tratto, GIUSEPPE E LO SPUTAFUOCO, scritto e illustrato da Davide Sibaldi

     

    "Amnesty International patrocina il libro “Giuseppe e lo Sputafuoco” per aver raccontato, con un linguaggio semplice e diretto,

    la realtà dei rifugiati mettendo in luce il grande valore dell'integrazione"

     

    Il Primo Meraviglioso Spettacolo: l’Integrazione in Positivo

     

    Gentile Lettore,

     

    sono Davide Sibaldi, regista e produttore de IL PRIMO MERAVIGLIOSO SPETTACOLO. Prima che lei legga la presentazione le scrivo ciò che mi ha spinto a creare quest’opera e i motivi per cui penso che possa essere interessante e utile per i suoi alunni.

     

    La mia famiglia è di origine italiana, russa, polacca, siriana e francese. L’integrazione la conosco molto bene ma osservando i film e documentari che parlano di immigrati al cinema e in televisione ho notato che l’attenzione è sempre rivolta agli aspetti più macabri, violenti e disperati di tali fenomeni. Vi è una mercificazione del dolore umano. E le statistiche riportano che i film su tali argomenti o puntano a far provare pena nei confronti degli immigrati o a identificarli come criminali violenti.

     

    Raccontare tali aspetti è certo necessario, ignorarli sarebbe criminale. Ma è anche criminale il concentrarsi esclusivamente su di essi per un semplice motivo: dopo il quinto film che mostra questi orrori gli spettatori si “abituano” a vedere l’immigrazione solo o con un senso di pietà o di paura. Soprattutto i bambini.

     

    Nessuno, fino ad ora, aveva dedicato un’opera intera agli aspetti positivi dell’integrazione (positivi e non patetici), raccontando ciò che avviene dopo l’arrivo in Italia e i bellissimi processi d’integrazione di bambini e adulti stranieri. E in questo documentario (che unisce, fatto assai raro per il cinema, Amnesty International e l’Unicef) io affronto proprio questo argomento con un’ottica assai positiva.

     

    Infatti, i genitori dei bambini che partecipano allo spettacolo e che vengono intervistati, sono arrivati in Italia dall’Africa e dai Balcani in modalità molto simili a quelle con cui arrivano oggi rifugiati e profughi. Solo l’hanno fatto 10, 20 o 30’anni fa. Adesso sono perfettamente inseriti nel nostro Paese, nessuno di loro è in situazione di disagio e sono la testimonianza concreta, insieme ai loro bambini, di una perfetta integrazione. E non solo, nell’opera loro spiegano come sono riusciti ad integrarsi, i freni che hanno incontrato e come li hanno superati soprattutto grazie ai loro figli.

     

    Perché è solamente trovando ciò che ci rende felici, il nostro Bambino Interiore, che si avrà il coraggio di accettare veramente lo straniero o il “diverso” a braccia aperte.

    Quello che i bambini sanno fare splendidamente e che, spesso, crescendo dimenticano. L’integrazione comincia da bambini, prevalentemente a scuola. Ed è importante, essenziale, che ai giovanissimi alunni vengano mostrate delle immagini e delle storie che presentano gli stranieri in maniera positiva e costruttiva. Per il loro futuro.

     

    Buona lettura,

    Davide Sibaldi

     

    LA NASCITA DEL FILM DOCUMENTARIO

    Tutto comincia quando, nel Settembre del 2015, viene pubblicato il libro per bambini e adulti “Giuseppe e lo Sputafuoco” scritto e illustrato da Davide Sibaldi. Il libro, una fiaba sulla ricerca del bambino interiore, sui rifugiati e sulla perfetta collaborazione tra i popoli, viene presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino 2016 e in decine di librerie.

    Durante una di queste presentazioni, Lino Trentini, maestro elementare presso l’Istituto Comprensivo di Ghedi (BS), compra il libro e lo legge ai suoi 45 alunni di 8 anni provenienti da 11 Paesi differenti (Italia, Ghana, Nigeria, Etiopia, India, Pakistan, Marocco, Serbia, Romania, Albania, Cina) all’interno di un progetto sull’integrazione che dall’Odissea di Omero arriva ad oggi.

    Nei mesi successivi Lino legge altri 4 libri ai suoi alunni ma quando chiede loro quale testo vorrebbero trasformare in spettacolo teatrale, la risposta è unica: “Giuseppe e lo Sputafuoco”. Cominciano così la creazione dello spettacolo teatrale e del documentario.

    Al documentario partecipano oltre 200 persone, tra bambini e adulti, le riprese sono lunghe ma molto divertenti e, quando il film viene completato, Davide Sibaldi lo invia ad Amnesty International Sezione Italiana e al Comitato Italiano per l’Unicef per avere un parere sull’opera. Prima di allora no vi erano stai contatti tra il regista e le due grandi strutture. Un mese dopo sia Amnesty International che l’Unicef rispondono molto positivamente e mentre la prima decide di patrocinare tanto il documentario (nel 2016/2017 viene patrocinato solo un altro film, SNOWDEN di Oliver Stone) che il libro, la seconda accetta di sostenere apertamente il film.

     

    GHEDI, UNA “PICCOLA ITALIA”

    Il film documentario è realizzato nella cittadina di Ghedi, in provincia di Brescia. Un motivo per cui questa cittadina può essere conosciuta? Le 40 testate nucleari che sono contenute nella sua base militare. Ma vi è un altro motivo che rende Ghedi assai speciale per il nostro panorama ed è il suo essere una “Piccola Italia”.

    Infatti, la popolazione che la compone è frutto di un lungo processo di immigrazione dalle altre regioni italiane e dall’estero. Tale processo ha così permesso che il 40% degli abitanti siano originari dell’Italia Centro-Settentrionale, un altro 40% sia originario dell’Italia Centro-Meridionale e il restante 20% sia formato da immigrati provenienti da paesi stranieri: un’Italia in miniatura.

    Perciò, quello che è accaduto e accade a Ghedi, l’integrazione positiva, è un qualcosa che può perfettamente avvenire nel resto del nostro paese.

     

    LA STRUTTURA DEL FILM

    Il film documentario è suddiviso in tre grandi linee narrative che proseguono parallele formando un solido e ritmato intreccio di interviste, cartoni animati e riprese di bambini:

    1) “GIUSEPPE E LO SPUTAFUOCO” (i cartoni animati): a scandire il procedere della creazione dello spettacolo teatrale vi sono i cartoni animati che raccontano la storia del libro da cui è tratto lo spettacolo. 18 capitoletti di 1 minuto ciascuno che raccontano l’avvincente storia di un padre e un figlio rifugiati (per vedere il contenuto del libro guardare più avanti nel fascicolo);

    2) LO SPETTACOLO TEATRALE: le riprese, il making of, dei bambini e dei maestri che preparano lo spettacolo teatrale, da quando vengono assegnati i ruoli agli alunni a quando questi imparano a recitare, a quando, ormai grandi attori, mettono in scena lo spettacolo davanti a un enorme pubblico. Errori, paure, divertimenti, gioie, scontri e grande collaborazione;

    3) LE INTERVISTE: la parte più corposa del documentario, 70 interviste a 35 bambini dello spettacolo e ai loro genitori provenienti da Europa, Africa e Asia. Interviste montate a ritmo di musica jazz, veloci e scattanti, mettono a confronto le visioni dei maestri e dei genitori con quelle dei bambini. Divertenti, spesso molto comiche, a volte serie, sempre molto stimolanti;

    In questo intreccio di ritmo, musica e colori vengono affrontati due grandi argomenti:

    L’INFANZIA e il BAMBINO INTERIORE: nella prima parte del documentario una serie di domante mettono a confronto le diverse infanzie di genitori e bambini e il rapporto che gli adulti hanno, adesso, con i sogni che avevano da piccoli. Cosa vi rendeva felici quando eravate piccoli? È una delle domande che viene fatta ai genitori e le risposte sono ad esempio: per gli italiani giocare a calcio; per gli indiani giocare a cricket; per i nigeriani non esisteva l’infanzia perché a 4 anni già lavoravano. Hanno scoperto i giochi, da adulti, in Italia, con i loro primi figli.

    L’INTEGRAZIONE: di stranieri e bambini con disabilità psichiche vista dagli occhi di adulti e bambini è il centro della seconda parte dell’opera. Come viene vissuta l’integrazione dagli stranieri e dagli italiani? Dalle interviste arrivano risposte e visioni innovative e sorprendenti, come ad esempio, quando si chiede ai genitori stranieri quali sono stati i problemi che hanno incontrato nell’integrarsi in Italia le risposte, per africani, balcanici e orientali sono le stesse: “Gli italiani ci hanno accolto, eravamo noi che non volevamo integrarci per paura. Poi, grazie ai nostri figli, abbiamo trovato il coraggio di entrare sempre più in contatto con il popolo italiano.”

     

    LE ANIMAZIONI DEL FILM

    L’importanza del tocco umano

    Nel film sono presenti circa 20 minuti di animazioni che raccontano la storia del libro.

    Nelle pagine successive vi sono tre tavole delle molte che formano le animazioni presenti nel film. Le animazioni sono in 2D con telecamera in movimento e una voce narrante che racconta i passaggi principali della storia.

    Questa è una tipologia di animazione antica e di grande impatto visivo. Tutto è dipinto a mano, non vi è nulla di tridimensionale o digitale. Il contatto dell’artista con l’opera d’arte è totale e non computerizzato.

    E l’assenza di utilizzo del computer nel creare le animazioni è molto importante e necessaria per gli occhi e la mente degli spettatori in un periodo come l’attuale in cui tutto sta slittando verso il digitale e l’impalpabile. Infatti sono molto rari i cartoni animati dipinti a mano come i capolavori di Walt Disney LA SPADA NELLA ROCCIA, LA CARICA DEI 101, CENERENTOLA, BIANCANEVE E I SETTE NANI,

    ecc…

     

    Tutto si muove su piattaforme simili a quelle dei cellulari in cui il tocco fisico dell’uomo nell’opera d’arte è inesistente. Non vi sono segni di pennello o di matita. Ogni angolo, invece, è liscio e laccato dalle spatole computerizzate o dai personaggi ricreati digitalmente.

    Mentre per i bambini è molto importante vedere l’”arte viva”, l’arte vissuta in cui è presente e visibile l’intervento dell’artista. E questi cartoni animati sono esattamente questo, veri.

    Inoltre, lo stile di animazione con cui questi cartoni animati sono creati è molto facile da imitare e riprodurre su tutte le storie che i bambini vogliono fare. Quindi può anche essere un esempio di una possibile attività scolastica successiva incentra sull’animazione di storie disegnate da parte degli stessi alunni.

     

    LE VERSIONI DEL FILM

    Per venire incontro alle esigenze di comprensione delle varie fasce di pubblico sono presenti due differenti versioni del documentario:

     

    • VERSIONE INTEGRALE: della durata di 87’, è la versione che viene proiettata per il Grande Pubblico e per le Scuole Secondarie di II Grado. Completa di tutte le scene (animazioni comprese), dà una visione a 360° degli argomenti trattati mostrando anche certe interviste a genitori che possono risultare un poco pessimiste.

     

    • VERSIONE PER BAMBINI: della durata di 65’, è diretta alle Scuole Primarie e Secondarie di I Grado. Rispetto a quella integrale, questa versione è priva di molte interviste ai genitori che esprimevano concetti in maniera assai articolata, maniera che può risultare estremamente interessante per un pubblico adulto ma un poco pesante per i bambini. Il taglio registico di tale versione si concentra principalmente sulle opinioni dei bambini intervistati, sulla loro visione del mondo e degli avvenimenti narrati. Gioiosa e comica mantiene la grande forza concettuale ed espressiva della versione precedente ma è molto leggera ed ancora più ritmata.

     

    “GIUSEPPE E LO SPUTAFUOCO” IL LIBRO DEL  FILM

    Il film documentario si basa su un libro per bambini scritto e illustrato da Davide Sibaldi dal titolo “Giuseppe e lo Sputafuoco”. Il libro, una fiaba sulla scoperta del bambino interiore e sulle avventure dei rifugiati, ha ricevuto il Patrocinio di Amnesty International Sezione Italiana con la seguente motivazione:

    "Amnesty International patrocina il libro “Giuseppe e lo Sputafuoco” per aver raccontato, con un linguaggio semplice e diretto,

    la realtà dei rifugiati mettendo in luce il grande valore dell'integrazione"

     

    SINOSSI

    Un bambino tenuto prigioniero insieme al padre su un vascello pirata di cui è destinato a diventare il comandante, decide di fuggire e, lanciandosi in un viaggio avventuroso attraverso l’Oceano Atlantico e il Nuovo Mondo riesce a crescere libero e felice e a conoscere infiniti popoli e meraviglie della natura.

     

    LE TRE GRANDI TEMATICHE

    Scritto e illustrato da Davide Sibaldi, il libro, e quindi anche il cartone animato presente all’interno del documentario, affronta tre grandi argomenti estremamente centrali in questi anni:

    • L’IMPORTANZA DI TROVARE CIO’ CHE CI RENDE FELICI: l’opera si concentra sul trovare il Bambino Interiore e ciò che ci rende felici. Solo entrando in contatto con la nostra vera felicità, ritornando bambini nell’animo, azzereremo le differenze di razza e sapremo accogliere chi è “diverso”; e così, i personaggi della storia sono alla disperata ricerca della loro gioia perduta. Alcuni riusciranno a ritrovarla, altri non l’hanno mai persa, altri ancora la detestano e altri aspettano solo di essere guidati verso di essa;

    • LE AVVENTURE DEI RIFUGIATI: la storia è quella di un padre e di un figlio che attraversano il mare per sfuggire a un pazzo capo pirata assai simile a un dittatore. Ma una volta che raggiungono il nuovo continente e riescono a salvarsi dall’oscura figura i due protagonisti entrano in contatto con le popolazioni locali che li accolgono con grande affetto e gioia. Da allora comincia la seconda parte della storia che racconta in chiave estremamente positiva l’incontro tra differenti culture e gli splendidi e pacifici scambi che avvengono di conoscenze e usanze. E poi dopo che l’amicizia è stata dichiarata padre e figlio riprendono il viaggio per mare. Torneranno a trovare i loro popoli amici ma ve ne sono molti altri che li aspettano;

    • L’INCONTRO POSITIVO TRA I POPOLI: l’incontro/scambio tra i differenti popoli è narrato come un qualcosa di splendido e gioioso. Privo di violenza e tristezza, tutto volge al meglio e alla crescita costruttiva degli individui.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Davide Sibaldi

    1) “Il Primo Meraviglioso Spettacolo” affronta molte delle tematiche più attuali del momento e ne parla con il massimo rispetto, senza mercificare il dolore altrui ma mostrando quello che di splendido vi è nell’ottima integrazione. Siete d’accordo?

    2) Le proiezioni servono a consolidare le esperienze già affrontate nell’ambito della didattica quotidiana attraverso la visione di questo film documentario sul tema dell’integrazione di stranieri e di persone con disabilità psichiche. E voi cosa pensate dell’integrazione degli stranieri? E qual è il Vostro comportamento di fronte a un coetaneo con disabilità psichiche?

    3) Ci sono dei compagni stranieri in classe? Come sono i rapporti con loro?

    4) Che cosa si sa delle culture dei compagni di classe stranieri? E loro che cosa sanno della nostra?

    5) I nostri giochi sono come quelli a cui giocavano i nostri genitori quando avevano la nostra età? Cosa è cambiato e perché. Il confronto tra le differenti infanzie dei genitori (Europa, Asia e Africa): come cambiano i giochi e i desideri dei bambini nelle diverse parti del mondo e nei diversi periodi della storia;

    6) Ragionare sulla parola “felicità”: che cosa vuol dire per noi? Che cosa ci rende felici? E perché?

    7) Riflettere su alcune delle disabilità psichiche più presenti nelle scuole italiane:

    Cosa vuol dire Autismo di Asperger? Cos’è l’ADHD? E cos’è la BES?

    8) il teatro e la scuola come luoghi di grande aggregazione nei quali tutte le diversità scompaiono; Avete un amico straniero o con una leggera disabilità psichica?

    9) le nostre origini, imparare a ricordarci chi siamo come popolo, solo in questo modo potremo essere forti e accogliere/aiutare chi ha bisogno. Secondo voi noi italiani siamo disposti ad aiutare gli altri?

    10) Creiamo un cartone animato? Basandosi sullo stile d’animazione del cartone animato presente nel documentario può essere molto stimolante che gli alunni creino delle loro storie personali sull’immigrazione e l’integrazione.

     

     

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