Crazy for football In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    HANNO PARTECIPATO:

    SANTO RULLO, PSICHIATRA  E  DIRETTORE VILLA LETIZIA
    ENRICO ZANCHINI, ALLENATORE
    VINCENZO CANTATORE, PREPARATORE  ATLETICO

    I  GIOCATORI  DELLA NAZIONALE:

    ANTONIO BARBA, STEFANO BONO, RUBEN CARINI, RUGGERO DELLA SPINA, ANTONIO DI GIOVANNI, ALESSANDRO FARAONI, OSAMUYIMEN IMARHIAGBE, CHRISTIAN MAODDI, ENRICO MANZINI, SERGIO MEDDA LIVIO ROMANO
    LUIS, ALBERTO SABBATINI, SILVIO TOLU



    Un gruppo di pazienti che arrivano dai dipartimenti di salute mentale di tutta Italia, uno psichiatra, Santo Rullo, come direttore sportivo, un ex giocatore di serie  A  di  calcio  a  5,  Enrico Zanchini per allenatore e un campione del mondo di pugilato, Vincenzo Cantatore, a    fare da preparatore atletico. Sono questi i protagonisti di Crazy for Football, il documentario     di Volfango De Biasi sulla prima nazionale italiana di calcio che concorre ai mondiali per pazienti psichiatrici a Osaka. Un viaggio dall’Italia al Giappone. Si comincia con le prove di selezione per definire la rosa dei 12 che poi parteciperanno al ritiro, approdando finalmente al torneo più ambito, i campionati mondiali. Ma a fare da filo conduttore un altro viaggio, più profondo, attraverso le rapide della coscienza di chi ha conosciuto lo smarrimento  della  malattia psichiatrica. Un percorso in bilico fra sanità e follia che appartiene a tutti noi.
    Un film dove i protagonisti sono i giocatori e non la loro malattia, con l’intenzione  di  combattere i pregiudizi che circondano chi soffre di disagio mentale. Il movimento come antidoto alla staticità, il calcio quindi come terapia salvifica, come condizione che fa sentire    tutti uguali, lo dice bene Santo Rullo in una scena del film “un’esperienza  che  richiama  alla   mente la memoria emotiva di quando non si era   malati”.

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Volfango De Biasi
  • Titolo Originale: Crazy for Football
  • Distribuzione: Cinecittà Luce
  • Produzione: Mauro Luchetti, Luciano Stella
  • Data di uscita al cinema: 20 febbraio 2017
  • Durata: 75’
  • Sceneggiatura: Volfango De Biasi, Francesco Trento
  • Direttore della Fotografia: Giacomo Ragone
  • Montaggio: Erika Manoni
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

    IL PROGETTO

    Il dottor Santo Rullo, Presidente dell’Associazione Italiana di  Psichiatria  Sociale, con  molti  suoi colleghi, ha cercato dei  modi  di  portare  avanti  la  lotta  iniziata  da  Basaglia:  quella  per il reinserimento sociale dei pazienti. E il calcio si è rivelato uno strumento efficacissimo: “L’incontro sul campo di gioco garantisce un riavvicinamento tra il paziente e il suo quartiere, abbattendo le differenze tra i ‘sani’ e i ‘malati’. E, al contempo, il campo di calcio diventa il   luogo in cui il paziente compie il primo passo nel ricominciare a vivere con gli altri. Persone     che in qualche modo hanno smesso di rispettare le regole fuori dal campo, riescono però con facilità a seguire ed accettare le regole del calcio, e questo apre spesso la strada a un completo recupero sociale.”

    I primi risultati, basati sull’esperienza di una trentina di squadre, spesso allenate direttamente dai loro medici e gestite dalle varie Asl, erano assai incoraggianti: la percentuale di ricoveri, soprattutto, si abbassava drasticamente.
    Affascinati dall’esperimento del dottor Rullo e dei suoi colleghi, nel 2004 Volfango De Biasi realizza “Matti per il calcio”, curandone anche allora il soggetto e la sceneggiatura insieme a Francesco Trento, un piccolo documentario autoprodotto poi venduto a televisioni italiane ed europee.
    Il grande successo del film ha portato gli psichiatri di tutto il mondo a utilizzarlo per portare avanti la ricerca sull’importanza dello sport nella riabilitazione   psichiatrica.
    È accaduto così un piccolo miracolo: dalle 30-40  squadre esistenti dieci anni fa, si è passati    oggi a migliaia e migliaia di squadre di pazienti psichiatrici nei cinque  continenti,  in  campionati che molto spesso si chiamano proprio “Matti per il calcio” e il Giappone è oggi all’avanguardia con 600 squadre, quasi tutte finanziate da società sportive di serie A.

    NOTE DI REGIA

    Ho deciso di girare questo secondo film documentario sui pazienti psichiatrici perché il primo  mi aveva dato tantissimo e aveva contribuito molto alla diffusione del messaggio anti stigma e alla moltiplicazione delle squadre di calcio sul territorio come forma di    terapia.
    Penso che dare il proprio contributo per aiutare chi in un dato momento della sua vita può  essere in difficoltà faccia parte dei doveri morali di chi fa il nostro mestiere. Anche il racconto    di una dozzina di pazienti calciatori che si ritrova a formare la prima nazionale italiana di pazienti psichiatrici e vola in Giappone per giocarsi il primo mondiale di categoria, può permettere di aprire una breccia nel muro di gomma della disinformazione e dello stigma. Perché loro come noi sono accumunati dalla folle passione per l’avventura sportiva e per il  calcio nella fattispecie, loro come noi vogliono andare e giocarsi la loro partita in campo, come poi nella vita.
    Una storia che vuole essere raccontata col carattere leggero e buffo delle storie di sport e commedia. Perché non è affatto detto che per fare sociale si debba mettere in mostra unicamente il tragico e rimestare nel senso di colpa   collettivo.
    La coscienza del sociale può anche attivarsi aiutando ad aprire gli occhi su qualcosa che si conosce poco, e facendolo anche attraverso il   sorriso.
    E perché no, tifando per i nostri eroi, matti per il calcio, impegnati in una magnifica avventura di sport.
    Volfango De Biasi

    VOLFANGO DE BIASI

    Studia recitazione fra Parigi e Los Angeles e inizia la propria carriera nel mondo del cinema dirigendo un segmento del film a episodi Esercizi di stile del 1996, intitolato Senza uscita. Dopo aver diretto alcuni cortometraggi, video musicali e documentari tra cui Matti per il calcio nel 2006, nel 2007 dirige il film con Nicolas Vaporidis e Cristiana Capotondi, Come tu mi vuoi. Nel 2008 scrive e dirige il documentario Solo amore. Nel  2009,  dirige  nuovamente  Nicolas  Vaporidis insieme a Laura Chiatti nel film Iago. Nel 2010  è sceneggiatore del pluripremiato   Venti sigarette. Nel 2012 è sceneggiatore del campione di incassi Colpi di fulmine di Neri Parenti, vincitore del Biglietto d’oro. Nel 2013 è sceneggiatore del campione di incassi Colpi di fortuna sempre di Neri Parenti, nuovamente vincitore del Biglietto d’oro. Nel 2014  scrive e dirige il    film natalizio Un Natale stupefacente con Lillo & Greg e Ambra Angiolini.  Nel  2015  scrive  e dirige il film Natale col boss con Lillo & Greg, Paolo Ruffini, Francesco Mandelli e Peppino di Capri. Candidati ai Nastri d’Argento come Migliore Commedia - Volfango De Biasi e come Migliore Attore non Protagonista - Peppino Di   Capri.
    Nel 2004, De Biasi ha anche lavorato come attore nel film Movimenti.  Ha  insegnato sceneggiatura presso l’università La Sapienza e l’Istituto Europeo di Design.

    REGIA  e SCENEGGIATURA

    2016    “NATALE  A LONDRA”
    2015    “NATALE  COL BOSS”
    2014    “UN  NATALE STUPEFACENTE”
    2009    “IAGO”
    2008    “SOLO AMORE”
    2007    “COME TU MI VUOI”
    2006    “MATTI PER IL CALCIO”
    1996    “ESERCIZI DI STILE” SCENEGGIATURA
    2013    “COLPI DI FORTUNA” di Neri Parenti

    2012    “COLPI DI FULMINE” di Neri Parenti

    2009   “20 SIGARETTE” di Aureliano Amadei

    “A volte le persone con problemi psichiatrici hanno difficoltà  a  confrontarsi  con  le  piccole sfide che la realtà di tutti i giorni gli pone davanti. In queste situazioni la persona si rifugia nel sogno, nella fuga dalle responsabilità, nell'irrealtà che talvolta diventa l'incubo della malattia mentale.
    L'esperienza di Crazy for Football ha sovvertito il corso della storia di 12  persone che sono    state chiamate dal destino a lasciare temporaneamente le loro realtà di cura dei loro problemi per entrare in un sogno, quello di vestire la maglia della nazionale di calcio e rappresentare l'Italia in un Campionato del Mondo. É stata un'esperienza emozionante, coinvolgente,  grottesca, epica, piena di difficoltà e di ostacoli, divertente, angosciante.... in una parola folle. Folle averla pensata e voluta... anche a dispetto di coloro che domani la  elogeranno  o  a  dispetto di coloro che saranno costretti a dire che l'avrebbero fatta anche  loro.  Abbiamo  creduto a questa follia... e non vediamo l'ora che diventi irreale guardandola su uno schermo condividendola con coloro che pensano che i folli siano quelli incapaci di fare cose grandi.  Diceva Steve Jobs "siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero"...  il  Sushi  ci  ha  affamato abbastanza, ma con la nostra follia abbiamo cambiato il mondo... il mondo di 12 persone con  una maglia azzurra.”
    Santo Rullo

    “Da quando ho iniziato questa straordinaria esperienza ho spesso provato una sorta di disagio nel raccontarla all’esterno. Quasi tutte le domande che mi facevano avevano la stessa chiave,     la “diversità”. L’interrogativo più interessante sembrava essere (anche comprensibilmente): “Come si fa ad allenare una squadra di matti?”. Spesso mi si chiedeva di condire la risposta     con qualche aneddoto, magari divertente, che confermasse l’idea di una squadra “diversa” da tutte le altre.
    Probabilmente anche io lo pensavo, all’inizio, pur avendo scelto di avere un approccio squisitamente da selezionatore e tecnico, quasi cercando di dimenticarmi con che tipo di giocatori dovevo lavorare. Una strategia già sperimentata in passato con una squadra di ragazzi con problemi di tossicodipendenza, e che aveva funzionato molto    bene.
    Io sono l’allenatore, loro sono i giocatori. Punto. Però non è che  mi  aspettassi  che  fosse  proprio così, anzi. Dopodichè anche se lo psichiatra Santo Rullo mi diceva che siamo tutti un   po’ matti, che a tanti di noi, considerati “normali”, in realtà manca solo una diagnosi scritta su un certificato, anche se mi parlava di questo “stigma” e di come vada combattuto, io mi aspettavo difficoltà superiori e diverse rispetto a quelle di una squadra e di uno spogliatoio composto da persone  “sane”.
    È qui che mi sbagliavo ed è qui che ora rischio di diventare retorico: ovviamente “sbrocchi” e sceneggiate ce ne sono stati, ma non superiori e non troppo diversi dai tanti che ho visto in   tanti anni come giocatore, allenatore e  dirigente.
    Ho però trovato una determinazione, una disponibilità al sacrificio e all’apprendimento, una fame di campo e di affermazione che solo le squadre vere hanno, quelle che prima o poi ottengono i risultati, e vincono. E noi abbiamo vinto perché, tra  mille  difficoltà  e  in  pochissimo tempo, siamo riusciti ad avere le due caratteristiche  fondamentali  per  ogni  squadra del mondo, almeno secondo il mio modesto parere : essere un gruppo e avere un’identità  di gioco.
    È per questo, oltre che per tutto ciò che mi hanno regalato a livello emotivo, che  non  ringrazierò mai abbastanza i “miei” ragazzi.”
    Enrico Zanchini

     

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