Richard - Missione Africa In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Richard è un passerotto orfano che viene cresciuto amorevolmente da una famiglia di cicogne. Non gli è mai passato per la testa di non essere una cicogna anche lui, ma quando i suoi genitori adottivi e il fratellastro, cominciano a prepararsi per la lunga migrazione verso l’Africa, devono dirgli la verità: un passerotto non può affrontare un viaggio così lungo.
    Con la tristezza nel cuore sono costretti a lasciarlo indietro. Richard però non vuole mollare solo perché non è più sotto la loro protezione, così decide di partire per l'Africa per conto suo e dimostrare finalmente che è una vera cicogna. Per fortuna ad aiutarlo ci sono Olga, un gufetto extralarge e il suo amico immaginario Oleg. Così, dopo aver liberato Kiki, un pappagallo che canta in un locale di karaoke, prende il via una vivace avventura, in cui i tre amici di piuma impareranno a spiccare il volo.

  • Genere: animazione
  • Regia: Toby Genkel, Reza Memari (co-regista)
  • Titolo Originale: Richard, the stork
  • Distribuzione: M2 Pictures
  • Data di uscita al cinema: 10 maggio 2017
  • Durata: 85’
  • Montaggio: Reza Memari
  • Scenografia: Stéphane LeCocq
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

    RICHARD – MISSIONE AFRICA
    è un’avventura emozionante per tutta la famiglia. Richard, Olga e Kiki sono tre piccoli eroi che accettano una sfida e crescendo grazie al loro coraggio e alla loro straordinaria amicizia, scoprono quanto siano davvero grandi.
    Questo viaggio avventuroso condurrà i tre strambi e teneri pennuti dal nord della Germania alla Francia all’Italia fino ad arrivare in Africa.
    Come la trama, anche la produzione è internazionale, e per l’esattezza si tratta di una coproduzione europea. Il film è diretto da Toby Genkel insieme a Reza Memari, autore della sceneggiatura originale e prodotto da Kristine M.I. Knudsen.
    Un toccante film d’animazione presentato in concorso al 67° Festival di Berlino nella sezione Generation Kplus e già venduto in più di 40 paesi.

    LA CICOGNA BIANCA
    Un uccello bellissimo, simbolo dell’amore coniugale ma anche di quello per i figli, dei quali si prende amorevole cura nei giganteschi nidi che costruisce. In altri paesi, come Cina e Giappone, la cicogna rappresenta anche il simbolo della longevità.
    La cicogna bianca trascorre l’inverno nell’Africa tropicale fino a quella australe, migra in primavera lungo gli stretti del Bosforo e di Gibilterra, nonché con numeri inferiori ma pur sempre significativi lungo lo stretto di Messina, e nidifica in Europa, soprattutto nelle regioni dell’Est. In Europa si contano 220mila coppie, mentre in Italia, dove negli anni Ottanta è tornata a nidificare anche grazie al lavoro della Lipu, la specie ha ormai superato le 300 coppie. Animale di grandi dimensioni, ha un’apertura alare che supera i due metri. E’ una specie ancora a rischio ma la sua popolazione in molti paesi, compresa l’Italia, è per fortuna in forte aumento negli ultimi anni.

    IL GUFO
    Il gufo del nostro film è il simbolo di tanti diversi gufi, appartenenti a specie differenti: il gufo comune, il gufo reale ma anche gli allocchi, i barbagianni, le civette, gli assioli.
    I gufi sono uccelli notturni, appartenenti alla famiglia degli strigidi. Volano in assoluto silenzio sfruttando, per cacciare,  l'oscurità della notte.
    Il gufo comune (Asio otus) ha sviluppato la straordinaria capacità di ruotare il collo fino a 270° gradi. Questa particolarità, unita al caratteristico piumaggio della testa a forma di “occhiali”, ha contribuito ad accrescere il mito del gufo come simbolo di saggezza e conoscenza.
    La famiglia degli strigidi comprende più di 200 specie diverse, spesso molto diverse tra loro, dalla minuscola civetta nana al maestoso gufo reale, che può raggiungere un'apertura alare da 1,60 fino a 2 metri e un'altezza fino ad 80 centimetri.
    In Italia vivono 9 specie di rapaci notturni: il gufo reale, l'allocco degli Urali (localizzato nel nord-est del nostro Paese), la civetta capogrosso, la civetta nana, l'allocco, il barbagianni, l'assiolo e naturalmente il gufo comune. Il gufo reale è la specie più grande e più rara. La sua sopravvivenza è a rischio per varie cause, tra cui la presenza dei tralicci dell'alta tensione che causano ogni anno decine di morti accidentali soprattutto per collisione.

    IL PICCIONE
    Detti anche colombi, i piccioni vivono con l'uomo "da sempre". Sono una delle prime specie ad essere stata addomesticata, tra il 3000 e l'8000 avanti Cristo in quella zona del Medio Oriente chiamata Mezzaluna fertile (vicino ai grandi fiumi come il Nilo e il Giordano) dove l'uomo inventò l’agricoltura.
    Esistono molte varietà di piccione. Tra queste, la più nota è certamente il piccione domestico (Columba livia varietà domestica), detto anche piccione di città, che è appunto quello che frequenta le nostre piazze e discende dal Piccione selvatico (Columba livia Gmelin 1789).
    I piccioni hanno un’apertura alare di 62–68 centimetri e sono resistenti e veloci nel volo, ma non sono uccelli migratori. La loro capacità di volo e di orientamento ne ha fatto però, nel corso della storia, degli straordinari messaggeri: i cosiddetti “piccioni viaggiatori”, capaci di portare notizie, sotto forma di bigliettini, a migliaia di chilometri di distanza e poi tornare a casa.

    IL PASSERO
    Richard, il nostro eroico passerotto, è anch’esso il simbolo di tanti passeri diversi: la passera sarda, la passera mattugia, la passera d’Italia e così via.
    Quello che tutti noi chiamano comunemente “passero” o “passerotto” in Italia è molto spesso proprio la passera d'Italia, un tempo l'uccello più diffuso nel nostro Paese (da cui prende il nome) ma che oggi, purtroppo, è sempre meno frequente e addirittura, in diverse zone urbane, è quasi scomparso.
    La passera d'Italia è uno degli uccelli più socievoli e facili da avvicinare e dunque è la specie ideale per un birdwatcher non ancora esperto che volesse seguirne da vicino il comportamento.
    Spesso sentiamo anche nominare il termine “passeriforme”, cioè “simile ad un passero”. Un termine che indica una categoria ancora più ampia,   un “ordine” di piccoli uccelli al quale appartengono centinaia, migliaia di specie. Una grande varietà di colori e abitudini, tutte accomunate dal coraggio e dall’intraprendenza, virtù delle quali il nostro piccolo Richard    è,  appunto,  uno  strepitoso esempio.

    IL PAPPAGALLO
    Nel mondo esistono circa 340 specie di pappagalli, tutte appartenenti all’unica famiglia degli Psittacidi. Alcune di queste specie si sono purtroppo estinte, negli ultimi due secoli, e più del 30% è oggi a rischio di estinzione. I pappagalli non se la passano bene. Troppe le minacce che ne mettono in discussione l’esistenza. Eppure, si tratta di uccelli molto belli, dal piumaggio vivacemente colorato, il becco adunco e le zampe prensili. Sono animali assai longevi, per i quali la comunicazione è molto importante. Per questo le loro doti vocali e le capacità di trasmettere informazioni, anche con i gesti, sono così sviluppate.
    I pappagalli sono molto abili anche nei movimenti. Grazie alle zampe, con due dita rivolte in avanti e due indietro, i pappagalli riescono ad aggrapparsi ai rami in posizione verticale, anche a testa in giù, e grazie al becco adunco (che funziona come un terzo arto e che è talmente robusto da spaccare qualsiasi frutto o seme) possono arrampicarsi sui tronchi. La struttura delle dita gli consente anche di afferrare un frutto e portarlo al becco, come con delle vere e proprie mani.
    Una cosa importante: fino a poco tempo  fa  i  pappagalli non vivevano in Europa e dunque non migravano verso l’Africa. Infatti le loro “case” naturali erano (e restano) unicamente in Sudamerica e nell’emisfero australe. Ma da un po’ di tempo alcuni pappagalli vivono anche da noi. Acquistati nei negozi e tenuti in cattività, sono riusciti a fuggire (come fa il nostro Kiki) e ad adattarsi al  nostro clima. Certo, la cosa migliore è che nessun animale venga strappato al proprio ambiente naturale e possa continuare a vivere lì, sereno e in pace.

    LA MIGRAZIONE DEGLI UCCELLI
    La migrazione è un processo in cui gli animali compiono viaggi ricorrenti da un’area in cui nascono e si riproducono ad un’altra in cui passano il resto dell’anno.
    Molti animali (vertebrati e invertebrati) compiono questi spostamenti in modo differente a seconda delle loro caratteristiche. Gli uccelli sono i migratori per eccellenza grazie alla loro capacità di volare e quindi percorrere grandi distanze e superare gli ostacoli.
    L’anno di un migratore è scandito da fasi di viaggio e fasi di sosta: il primo viaggio avviene in primavera, quando le specie si muovono verso nord (verso le aree di riproduzione), il secondo nella tarda estate/inizio autunno quando, finita la riproduzione, gli adulti tornano verso sud (nelle aree dove passano gli inverni). Solo poche specie (cigni, oche e gru) migrano con le loro famiglie, come accade per la famiglia di cicogne di Richard, in modo che i giovani facciano esperienza accanto ai genitori. La maggior parte dei giovani uccelli partono alcuni giorni, se non settimane, dopo i loro genitori. In primavera sono i maschi a raggiungere prima le aree dove dovranno nidificare così da cercare “casa”, stabilendo un loro territorio dove poi accoglieranno le femmine.
    In Europa circa l’85% delle specie è migratrice, mentre la restante parte è stanziale, come lo sono i passeri come Richard e il gufo Olga. Ma quindi ci si può chiedere: cosa spinge le specie che lo fanno a migrare e ad affrontare le difficoltà di un viaggio?
    Gli uccelli, così come tutti gli animali, cercano le condizioni a loro più favorevoli per la sopravvivenza inseguendo le risorse come il cibo dove sono maggiormente disponibili. Durante la primavera sfruttano le risorse abbondanti disponibili in Europa, mentre in inverno si spostano per sfruttare le risorse del continente africano, sfuggendo all’abbassamento delle temperature in Europa e al relativo calo del cibo disponibile. Ma perché non rimanere in Africa allora? L’ipotesi più probabile fatta dagli studiosi è quella che nell’emisfero australe nel periodo della riproduzione ci sarebbe troppa competizione per le risorse, che non sarebbero quindi sufficienti per soddisfare le esigenze anche per allevare i giovani nati.
    Gli uccelli migratori li possiamo dividere in due grandi gruppi: quelli che viaggiano tra Europa ed Africa, superando il deserto del Sahara, come le cicogne e le rondini, e altri che percorrono, se così si può dire, meno strada, ossia rimangono all’interno dell’Europa o tutt’ al più attraversano il Mediterraneo fermandosi sulle coste nordafricane. Tra questi vi sono specie molto comuni come i pettirossi e i fringuelli, che infatti sono più abbondanti nei nostri giardini durante l’inverno che nella stagione estiva.
    Il viaggio degli uccelli migratori è molto difficoltoso e non tutti riescono a sopravvivere. Infatti, essi devono affrontare diverse prove, dal trovare la giusta strada (alcuni purtroppo si perdono), al trovare cibo in posti che non conoscono, allo scampare ai predatori, al riuscire a resistere a una grande fatica fisica. E come se non bastasse ci si mette anche l’uomo ad aumentare i pericoli che devono superare.
    Tra gli ostacoli che l’uomo ha creato i più evidenti sono le infrastrutture, come cavi elettrici sospesi o le grandi pale eoliche, con cui gli uccelli possono scontrarsi, insieme al fenomeno del bracconaggio, ossia l’uccisione illegale di molti animali.
    Ma la difficoltà maggiore che l’uomo crea ai migratori è quella di far scomparire le loro aree di sosta, dove si possono fermare a riposare, ma soprattutto a cibarsi. E questo lo facciamo distruggendo le grandi e piccole aree umide o gli ambienti agricoli.
    Nonostante tutto questo i vantaggi della migrazione per una specie, nel suo complesso, sono maggiori dei rischi corsi da ogni individuo che migra.

    COME TROVANO LA STRADA
    I meccanismi che consentono agli uccelli di trovare il giusto percorso da fare sono molteplici, alcuni sono innati, altri vengono appresi con l’esperienza.
    Gli uccelli posseggono naturalmente alcuni strumenti che l’uomo si è dovuto “inventare”, come ad esempio la bussola. Infatti, uno dei meccanismi che regola la migrazione degli uccelli è che essi sanno leggere il campo magnetico terrestre, ossia quelle forze che dirigono l’ago della nostra bussola verso nord.
    Un altro espediente che gli uccelli usano per orientarsi è la capacità di riconoscere gli elementi del paesaggio. Per orientarsi in modo più accurato, come faremmo noi all’interno di una città, gli uccelli imparano ad osservare i dettagli del mondo che percorrono.
    Per gli uccelli migratori le caratteristiche più importanti del paesaggio sono le linee di costa, le valli dei fiumi e i profili delle montagne. Al culmine della stagione migratoria, si possono vedere gli uccelli volare lungo queste linee naturali, e molti studiosi si appostano lì per poterli osservare e studiarne gli spostamenti.
    Un’altra loro capacità innata, ma che affinano con l’esperienza, è quella di saper “leggere il cielo”. I migratori, come   i marinai di un tempo, conoscono bene la posizione delle stelle e il loro variare nel corso dell’anno e quindi usano questa mappa per trovare la giusta direzione. Chi viaggia di giorno invece utilizza la posizione del sole, che sorge        a est per tramontare a ovest, indicando così la via.
    Gli uccelli che usano le stelle per orientarsi volano di notte, anche se non sono rapaci notturni come Olga. Questo lo fanno perché ci sono diversi vantaggi a volare di notte, ad esempio:
    L’aria notturna è più fresca rispetto a quella del giorno, così gli uccelli possono volare usando meno energia ed è più facile mantenere la corretta direzione
    ll sole non riscalda, così la termoregolazione è più facile, infatti gli uccelli si scaldano molto velocemente dovendo volare così a lungo
    Ci sono meno predatori in aria, perché i falchi ad esempio di notte non volano Durante il giorno, quando si fermano, c’è abbastanza tempo per cacciare e riposare
    Gli uccelli dalle grandi ali, come la famiglia di cicogne di Richard, preferiscono invece spostarsi di giorno, perché sfruttano le correnti di aria più calda che li sorreggono e li spingono, un po’ come se fossero degli aquiloni o degli alianti, facendo risparmiare loro molta fatica.

    ROTTE MIGRATORIE
    Tante specie, anche molto diverse tra loro, migrano e ognuna lo fa a suo modo.
    Possiamo riconoscere 3 gruppi “modelli” di migratori:
    -    uccelli acquatici
    -    rapaci diurni e specie veleggiatrici (gru, cicogne) come la famiglia di Richard
    -    passeriformi, ossia quegli uccelli di piccole dimensioni che “assomigliano” a Richard
    Gli uccelli acquatici comprendono le specie legate agli ambienti umidi, in particolare aironi, anatre e gabbiani, ma anche quei passeriformi che utilizzano i canneti per la nidificazione e l’alimentazione.  Queste  specie,  per  le  loro   caratteristiche, durante il viaggio migratorio utilizzano le zone umide, il che le costringe ad attraversare aree spesso inadatte alla loro sosta
    e a compiere lunghi spostamenti  tra  aree  di  sosta  molto distanti tra  loro.  Questo  è  il  caso  anche  di  molte  specie  di uccelli limicoli, che completano tipicamente il loro viaggio migratorio tra l’Europa  e  l’Africa  con  poche  lunghe  tappe anche di 1000-4000 chilometri che separano aree adatte alla  loro sosta. Risulta quindi  fondamentale  conservare  queste ultime zone umide. La sparizione anche di un solo sito di sosta può infatti compromettere l’intera fase di migrazione di queste specie, portando a conseguenze drammatiche lo stato di conservazione della specie (ad esempio i limicoli).
    I grandi veleggiatori, a cui appartengono anche le cicogne, che come abbiamo detto sfruttano le correnti calde, utilizzano  “strade”  ben prestabilite, che si concentrano lungo vie preferenziali, come le vallate e   le
    coste,  chiamati  dagli  studiosi  “bottleneck”  o  “colli  di  bottiglia”  perché  proprio
    come le bottiglie di vino si stringono in cima. Questo fa sì che tali specie siano sottoposte a grandi minacce date dalle barriere infrastrutturali, come ad esempio le linee elettriche e gli impianti eolici. Questi uccelli sono, purtroppo, spesso vittime di fenomeni di intenso bracconaggio, come nel caso del falco pecchiaiolo sullo Stretto di Messina a cui, per una vecchia tradizione, alcune persone sparano durante il passaggio.
    Il gruppo dei passeriformi migratori è invece quello maggiormente vario, composto da specie generalmente di piccole dimensioni che compiono spostamenti sia brevi che lunghi, attraversando in grandi stormi tutto il cielo sopra di noi. Hanno bisogno, come già detto, di aree per sostare e riprendersi, perché a causa delle loro piccole dimensioni non possono fare tanta strada di seguito.
    Conservare e migliorare i siti di sosta, come le zone umide e le isole del Mediterraneo, è quindi importantissimo. Anche queste specie sono sottoposte ad un’intensa pressione derivante dal bracconaggio, sia sulle isole che lungo le valli montane. Sconfiggere tale pratica è quindi fondamentale per garantire la conservazione di queste specie.

    VELOCITA’ DELLA MIGRAZIONE E ALTRI RECORD
    Durante la migrazione, gli uccelli volano con una velocità che garantisce la maggiore distanza con la minore spesa energetica possibile. La maggioranza dei migratori volano a velocità di circa 30-50 km/h, alcuni raggiungono gli 80 km/h, e le pesanti anatre e le strolaghe 75-90 km/h.
    Solo poche specie volano su grandi distanze senza fermarsi. Di solito, gli uccelli fanno delle soste, volando solo per poche ore al giorno e sostando nei luoghi più adatti. In questo caso il tempo di migrazione è misurato in chilometri percorsi ogni 24 ore. Piovanello maggiore, piovanello tridattilo, gambecchio comune e piovanello comune volano dall’Africa alla Siberia in primavera: 150-200 km in 24 ore.
    Ecco qualche altro esempio:
    -    Sterna codalunga dalla Groenlandia all’Antartico – 150 km/24 ore Voltapietre, piovanello pancianera – 60-85 km/24 ore
    -    Rondine dall’Europa al Sud Africa – circa 150 (massimo 310) km/24 ore Pigliamosche dal Sud Africa alla Scandinavia in primavera – 140 km/24 ore Cinciallegra lungo la costa baltica polacca in autunno – circa 40 km/24 ore
    -    Le specie che viaggiano su brevi distanze (fino a diverse centinaia di chilometri) o che migrano irregolarmente (non annualmente, per esempio, a causa della mancanza di cibo) percorrono, di solito, circa 20-30 km/24 ore.
    Confrontando il volo di piovanelli maggiori, che possono percorrere oltre un migliaio di chilometri in 24 ore, con il volo di cince, che volano 30 km al giorno, potrebbe sembrare che le seconde si stanchino di meno, soprattutto se si fermano per trovare del cibo. Non è così - né piovanello maggiore, né cincia si sovraffaticano, casomai è il contrario. Entrambe le specie volano in modo da non dover usare tutta l’energia. Dobbiamo ricordare che gli uccelli seguono il modello innato evolutosi milioni di anni fa, specifico per ciascuna specie. L’organismo del piovanello maggiore permette di percorrere centinaia di chilometri al giorno e di volare per pochi giorni senza fermarsi.
    Il colibrì gola rubino vola ad altezze sopra i 1200 km sopra il Golfo del Messico. Questi uccelli pesano 3 grammi e, per il viaggio, si riforniscono di ulteriori 3 grammi di “benzina”. I falaropi di Wilson volano sopra l’oceano dalla California al Cile per 7000 km senza fermarsi. E in autunno i piovanelli maggiori, le pittime reali, le pittime minori e i pivieri orientali volano dalla Nuova Zelanda alla Cina, coprendo la distanza di 7500 km in cento ore (oltre cinque giorni) senza fermarsi, percorrendo 1800 km in 24 ore.
    Molti uccelli dai limiti settentrionali del continente americano volano per 800 km sopra il ghiacciaio che copre la Groenlandia – essi vanno in Islanda e poi in Europa o persino in Africa. Una parte degli uccelli europei vola sopra il più grande deserto del mondo: il Sahara. Per esempio, il pigliamosche vola sopra il Sahara per 40-60 ore (2-2,5 giorni), ricoprendo una distanza di 2200 – 2500 km senza fermarsi.


    COME SI STUDIANO LE MIGRAZIONI
    La migrazione può essere studiata con varie tecniche, una di queste è l’inanellamento.
    L’inanellamento a scopo scientifico è una tecnica basata sul marcaggio individuale degli uccelli. La tecnica consiste nel catturare gli uccelli ed apporre un piccolo anello di metallo su una zampa dell’uccello. La cattura avviene in genere con l’uso di reti speciali che non causano alcun danno all’animale e ad opera di personale specializzato. Sull’anello viene riportato un codice alfanumerico unico con indicazione anche del paese di cattura che permette di identificare in modo univoco ogni animale marcato. L’animale dopo pochi minuti e una serie di ulteriori misurazioni (peso, sesso, età etc.) viene rilasciato.
    Tutti i dati che si raccolgono tramite questa tecnica vengono raccolti in una banca dati nazionale che a sua volta confluirà in una banca dati continentale. Questo metodo serve quindi ad ottenere una serie di dati importanti sugli uccelli grazie alle numerose misurazioni che vengono effettuate al momento della cattura come informazioni biometriche (misura delle penne dell’ala etc.), età, sesso degli individui catturati etc.
    Si possono ottenere inoltre dati sull’andamento delle popolazioni in particolare delle specie rare o minacciate. aInfine l’inanellamento permette, tramite la ricattura di uccelli precedentemente già marcati, di ricostruire la vita di ogni individuo inanellato.
    I dati che, in questo modo, si ottengono sulle migrazioni sono fondamentali per aiutarci a tracciare le rotte di migrazione e comprendere anche quali sono le aree particolarmente importanti per gli uccelli e quindi le aree per cui sono prioritari gli sforzi di conservazione.

Letto 363 volte

Video

Altro in questa categoria: « Alla ricerca di Dory

Indice dei Film

I Più Visti negli ultimi 6 mesi