Il permesso - 48 ore fuori In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Nel film si raccontano i due giorni di libera uscita di quattro detenuti di età diverse, che non si conoscono tra loro e che chiedono e ottengono un permesso per uscire dal carcere in cui sono rinchiusi per vari motivi. Poco a poco si scoprirà perché escono e che cosa faranno una volta fuori dal penitenziario. Il personaggio più anziano, Luigi, per esempio, è spinto dall’urgenza di dover risolvere un serio problema: salvare un figlio 25enne che si è cacciato in guai seri cercando di ripercorrere, senza averne la stoffa, le sue orme nel mondo della malavita. Anche il Donato interpretato da Argentero, nonostante si muova in contesti duri e violenti, viene a sua volta spinto ad agire dall’amore, perché deve salvare sua moglie che è stata costretta a prostituirsi da uomini che facevano parte del suo giro, prima che lui finisse in galera: è in prigione da diversi anni e deve scontarne ancora molti, esce con l’intenzione di salvare la sua donna ma si ritroverà a doverla vendicare. Gli altri due detenuti in libera uscita sono due ragazzi, Rossana e Angelo (Valentina Bellè e Giacomo Ferrara): lei è una rampolla dell’alta società, ribelle fin dall’adolescenza, che, provocando un enorme scandalo, è stata arrestata con dieci chili di cocaina e sta scontando una lunga pena. Rossana è sfinita, non ne può più di quella vita e quando si ritrova provvisoriamente libera è determinata a non tornare più dietro le sbarre, sicura che la ricchezza della sua famiglia la salverà e la proteggerà. È una ragazza spigolosa e scostante, ma nel corso degli avvenimenti si finisce con l’innamorarsene, perché porta con sé anche una grande fragilità che maschera e nasconde come può. La sua storia e quella dell’altro giovane in libera uscita, Angelo, si intersecano, a differenza di quelle dei detenuti adulti, che si snodano autonomamente: Angelo è stato arrestato in seguito a una rapina e durante la sua prigionia si sta specializzando in “verde ornamentale”, coltivando la speranza, una volta scontata la sua pena, di convincere i suoi amici di scorribande ad allestire una cooperativa e a cominciare una nuova vita normale. Scoprirà in seguito che i suoi complici non vogliono affatto redimersi dalla vita criminale e studiano invece un progetto molto diverso per lui e per i due giorni di libertà che lo aspettano. L’incontro tra i due ragazzi, che rappresentano la parte meno “nera” della vicenda, sarà salvifico per entrambi, ma l’intera sceneggiatura è costruita attraverso un montaggio alternato delle quattro storie principali che rendono il film particolarmente forte, potente e con un grande ritmo.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Claudio Amendola
  • Titolo Originale: Il permesso – 48 ore fuori
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Produzione: Claudio Bonivento, Federico Carniel e Claudia Bonivento
  • Data di uscita al cinema: 30 marzo 2017
  • Durata: 91’
  • Sceneggiatura: Giancarlo De Cataldo, Roberto Jannone, Claudio Amendola
  • Direttore della Fotografia: Maurizio Galvesi
  • Montaggio: Roberto Siciliano
  • Scenografia: Paki Meduri
  • Costumi: Monica Gaetani
  • Attori: Luca Argentero, Claudio Amendola, Giacomo Ferrara, Valentina Bellé
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    INTERVISTA AL REGISTA: CLAUDIO AMENDOLA

    Se esordire alla regia è un passo importante nella carriera di un regista, il secondo film lo è ancora di più e dopo aver letto la prima versione de "Il permesso – 48 ore fuori" ho capito che questa era la storia giusta. I personaggi e la trama sono tipici di un genere di cinema che ho avuto la fortuna di interpretare da attore in numerosi film e che credo mi rappresenti, ma forse la cosa che più mi ha convinto è il comune denominatore che spinge i personaggi, perché, nonostante sia una storia dura e anche violenta, il sentimento che li muove è sempre l'amore; per un figlio, per una donna, e l'amore da trovare.
    La struttura a incastro della sceneggiatura mi ha molto colpito e affascinato, credo che contribuisca a tenere alta la tensione senza, spero, distrarre lo spettatore. Molto importante il lavoro fatto da Maurizio Calvesi, che ha illuminato questa storia con sfumature diverse per i quattro protagonisti rendendo l'immagine del film cruda e violenta, ma allo stesso tempo dolce e malinconica. Valentina Bellè e Giacomo Ferrara hanno regalato ai loro personaggi qualcosa in più di quanto avevamo scritto, li hanno resi veri e vivi, mettendoci tantissimo impegno e tanta anima: li ringrazio per questo. Un discorso a parte merita Luca Argentero, che ha accettato la scommessa di uscire da personaggi che ormai conosce alla perfezione per affrontare un ruolo difficile e rischioso; lo ha fatto nel migliore dei modi con grandi sacrifici e dedizione e ha centrato in pieno l'obbiettivo. Una nota particolare la voglio dedicare al montaggio di Roberto Siciliano. La struttura della sceneggiatura ci permetteva di "giocare" con il montaggio ed è stato un lavoro molto istruttivo.
    Per me è stata una grande esperienza che, ancora una volta, mi ha ricordato l'immensa fortuna che abbiamo noi che facciamo questo mestiere.

    Come si è sviluppato questo progetto?
    È nato grazie a Claudio Bonivento, un produttore illuminato con cui collaboro da 30 anni, che si è innamorato di un soggetto scritto da Giancarlo De Cataldo, anche autore, con me e Roberto Jannone, della sceneggiatura. Quando Claudio mi ha proposto la sua storia è stato amore a prima vista. L’impatto è stato fortissimo, cercavo da tempo un racconto che fosse giusto per il mio secondo film da regista, dopo La mossa del pinguino, ma mi sono mosso con i piedi di piombo fino a quando questo soggetto ha centrato esattamente quello che volevo: ho iniziato così a lavorare a un copione che col tempo è diventato sempre più simile a me e al cinema che mi piace vedere da spettatore. Gli sceneggiatori ed io ne abbiamo realizzato varie stesure, fino ad arrivare a quella definitiva che abbiamo portato in scena. In seguito abbiamo iniziato la scelta degli attori, che si è rivelata decisiva, a partire dall’idea di stravolgere l’immagine abituale di Luca Argentero, rendendolo piuttosto irriconoscibile: per interpretare il ruolo di un pugile sconfitto dalla vita, Luca ha perso otto chili di peso e ne ha acquistati sei di muscoli grazie a una lunga, accurata e super professionale preparazione fisica. Il suo personaggio,Donato, è un uomo ferito dentro, dolente, buio, oscuro, con un passato e un presente forte e duro e Luca ha aderito con entusiasmo alla difficile sfida che lo aspettava. Penso in particolare ai momenti in cui si ritrova coinvolto in un combattimento clandestino di boxe senza esclusione di colpi, in alcune sequenze molto forti, di grande impatto. Per quello che mi riguarda, la scelta di recitare nel film, oltre a dirigerlo, è dipesa soprattutto dal fatto che mi sarebbe dispiaciuto regalare a un altro attore il bellissimo ruolo che ho deciso di interpretare, quello di Luigi, un uomo stanco, spento e provato, che nel corso della vicenda ha il percorso di un vinto: è in galera da 17 anni, esce grazie a un permesso per 48 ore e si ritrova costretto per amore di suo figlio a tornare sui suoi passi con difficoltà e dolore. Insomma, per questo secondo film da regista ho potuto confrontarmi con un’altra bella storia che mi piace definire “western” perché ha come protagonisti due eroi solitari che vanno fieramente incontro al loro destino.

    Diceva che aspirava a realizzare un genere di film che le piace vedere da spettatore, in che senso?
    Il permesso – 48 ore fuori è rigorosamente un film di genere, una categoria che nell’ultimo anno è stata finalmente “sdoganata” anche in Italia, ed è un film che mi rispecchia molto, è il cinema che mi piace vedere e che volevo portare in scena. Mi piacciono molto certi film stranieri di questo tipo, quelli americani ma anche quelli francesi, che hanno una tradizione molto forte, e questo mi fa sperare per la diffusione internazionale della nostra storia, che potrebbe essere ambientata in qualsiasi luogo del mondo: le carceri esistono ovunque così come esistono le dinamiche che i personaggi principali del racconto scatenano.

    Le piacciono i libri di Giancarlo De Cataldo e le trasposizioni che ne sono state tratte per il cinema e per la fiction tv?
    Ho sempre letto le opere di Giancarlo, come Romanzo Criminale, con appassionata voracità e l’anno scorso ho recitato, diretto da Stefano Sollima, nella trasposizione cinematografica del suo libro Suburra. È un tipo di letteratura che apprezzo, mi sono interessato molto e documentato a lungo sulle trame dell’Italia degli ultimi 30/40 anni: penso ai volumi di giornalisti come Giovanni Bianconi e Carlo Bonini, ricchi di coraggioso impegno civile e sociale.

    Che cosa l’ha interessata di più del Luigi che interpreta?
    Mi è piaciuta molto soprattutto la sua stanchezza di fondo, il suo essersi arreso: in passato era stato un criminale spietato e violento, ma poi il carcere lo ha piegato e lui vorrebbe soltanto scontare la sua pena e trascorrere in pace il resto dei suoi giorni con i pochi amici che gli sono rimasti. È un uomo piuttosto stanco e provato dalla vita, ma viene costretto, suo malgrado, a riprendere le armi.

    Come si è ritrovato a recitare con Luca Argentero dopo Noi e la Giulia?
    Quando ho proposto il nuovo progetto a Luca, lui è stato molto generoso e si è subito messo in gioco volentieri. Abbiamo condiviso la sensazione che poteva trattarsi di una bella occasione per uscire dai canoni del “già visto”. Prima di questo nostro nuovo film, Argentero aveva recitato soprattutto in commedie dove appariva bello e figo, invece qui si è completamente stravolto nell’aspetto, dando prova di una grande maturità d’attore: il suo è un personaggio drammatico, molto scuro e violento, si tratta quindi di vesti in cui non lo abbiamo mai visto prima.

    Come ha scelto i suoi attori?
    Ho notato in Valentina Bellè una particolarità che mi ha incuriosito, è una delle atttrici/rivelazione dell’anno, un’interprete che amo definire “scorretta” (e lo dico nell’accezione migliore del termine). L’ho scelta subito perché è davvero sorprendente per vari motivi: ha girato ultimamente i nuovi film di Francesca Comencini e dei fratelli Taviani, ha recitato in qualche fiction, ha frequentato scuole di recitazione in Italia e all’estero, può contare su solide basi di studio e su una bellezza naturale, è particolare perché a volte è bellissima e altre meno, è una ragazza che ti colpisce e non ti lascia indifferente. Giacomo Ferrara invece era stato l’interprete del personaggio di Spadino nel film Suburra, lo studiavo da tempo. In un primo momento l’avevo scelto per il personaggio di mio figlio ma, andando avanti con i provini per gli altri ruoli, non ero soddisfatto delle scelte fatte fino ad allora e quindi, su consiglio di Claudio Bonivento, abbiamo sottoposto Giacomo a un provino per la parte di Angelo e lui lo ha superato alla grande, dimostrando molta personalità. A quel punto ho ricominciato a cercare l’attore giusto che interpretasse il ruolo di mio figlio e l’ho trovato in Simone Liberati, che in Suburra era il “braccio destro” di Alessandro Borghi. Abbiamo fatto in generale un bel lavoro con la casting Gabriella Giannattasio, trovando interpreti intonati e pertinenti ai ruoli, come Ivan Franek, Antonino Iuorio, Valentina Sperlì, che in scena è la madre di Rossana, e Alessandra Roca che interpreta la moglie di Luigi.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Andrea Papale

    1)    Il “Permesso“ è una storia dura e violenta ma le varie storie che ne costituiscono la trama condividono tutte un motore principale: l’amore. Siete  d’accordo? Motivate la vostra risposta.
    2)    l Regista Claudio Amendola definisce questo film come un moderno “ western”. Perché secondo voi?
    3)    Il film parla delle vicende di quattro personaggi  che condividono 48 ore di permesso dalla loro prigionia. Luigi, Donato, Angelo e Rossana sono estremamente diversi tra di loro, sia per esperienze di vita che per scelte, prese su come utilizzare queste 48 ore. Come li descrivereste? Quanto, nonostante le diversità, hanno in comune?
    4)    Il personaggio di Luigi, nel suo permesso, vuole salvare il figlio di 25 anni che sta percorrendo la stessa strada che lo ha portato ad essere imprigionato. Quanto, secondo voi, nella vita le scelte dei genitori pesano su quelle dei figli? Quanta responsabilità, sia dirette che indirette, hanno secondo voi?
    5)    Donato invece vuole salvare la moglie costretta a prostituirsi ma si ritroverà ad agire, anche in maniera molto violenta, per vendetta. Secondo voi fino a che punto si può giustificare una vendetta? Quanto “il fine giustifica i mezzi”?
    6)    Tutti i personaggi si sentono in qualche modo responsabili di quello che è successo nel periodo della loro prigionia alle persone a loro care. Perché secondo voi? Si può parlare di “colpa” dei prigionieri verso i loro cari?
    7)    Rossana nonostante il suo atteggiamento, nasconde una grandissima fragilità. In che momenti del film si nota di più secondo voi?
    8)    Angelo invece è l’unico che ha un progetto ben specifico di redenzione da sviluppare nelle sue ore di permesso.  Quale è? Come sarà presa la sua decisione dalla sua cerchia di amici?
    9)    Luca Argentero interpreta un personaggio estremamente diverso da quello cui siamo abituati a vederlo sullo schermo. Per interpretarlo, infatti, ha dovuto prepararsi meticolosamente lavorando anche in maniera molto forte sul suo fisico. Una scelta cosi insolita di casting non è la prima volta che si vede al cinema: quali altri film vi vengono in mente?
    10)    Maurizio Calvesi è il direttore della fotografia del “Permesso” e il suo lavoro è stato fondamentale nella realizzazione del film. Quanto, secondo voi, il direttore della fotografia è importante nel processo della realizzazione di un film? Se sì o se no, perché secondo la vostra opinione?
    11)    Questo film oltre che essere definito un western dal suo autore ha anche caratteristiche di un noir criminale. Quale è la situazione dei “film di genere” nell’Italia di oggi, secondo voi? Esiste ancora un “genere” o oramai è una categoria di un cinema del passato?
    12)    Negli ultimi anni si è sviluppato sempre di più un interesse cinematografico verso storie criminali suburbane, racconti specifici di piccole storie drammatiche ma che parlano di questioni universali. Perché secondo voi? A cosa è dovuto questa scelta di mercato?
    13)    Immaginatevi che, da domani voi siate costretti a lasciare la vostra vita per 10 anni. Dopo questo periodo avete solo 48 ore per ritrovarla, prima di rientrare nel vostro esilio: avreste qualcosa da fare? Se sì quale?

Letto 533 volte

Video

Indice dei Film

I Più Visti negli ultimi 6 mesi

Loro di Napoli (27 Giu 2018)
Il dolore del mare (27 Giu 2018)
La mélodie (28 Mag 2018)
Tuo, Simon (27 Mag 2018)