Sole cuore amore In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Una amicizia tra due giovani donne in una città bella e dura come Roma e il suo immenso hinterland. Due donne che hanno fatto scelte molto diverse nella vita: Eli ha quattro figli, un marito disoccupato e un lavoro difficile da raggiungere; Vale invece è sola, è una danzatrice e performer e trae sostentamento dal lavoro nelle discoteche. Legate da un affetto profondo, da una vera e propria sorellanza, le due donne sono mondi solo apparentemente diversi, in realtà sono due facce della stessa medaglia, ma la solidarietà reciproca non sempre basta a lenire le difficoltà materiali della loro vita.
    Eli, come abbiamo già scritto, ha una famiglia, un marito e quattro figli e ogni giorno, alle cinque, parte da Nettuno per Roma dove ha il suo luogo di lavoro e ogni sera risale sullo stesso treno per tornare a casa dai suoi: non è sola ma è tanto, tanto stanca e un giorno sente di non farcela più pur sapendo di non poterselo permettere.
    Mario è suo marito: è disoccupato e ha la consapevolezza di vivere “mantenuto”da una donna che egli ama e soffre nel vederla tornare ogni sera stanca e affaticata. La sua tragedia è che egli non può fare niente per la donna cui è legato e con cui condivide una vita così faticosa e dolorosa.
    Eli, durante i suoi viaggi quotidiani, conosce Vale, una donna completamente diversa da lei: è single, è un’artista che cerca inutilmente di trovare qualcuno che apprezzi le sue capacità ed è bisessuale. Mai donne così diverse possono incontrarsi e diventare amiche. Eppure questo è ciò che accade nel film il quale non narra solo il sorgere di un’amicizia ma torna indietro nelle loro storie. 
    Quando Mario ed Eli si sono incontrati? Perchè Mario non ha più un lavoro? E Vale? Dove è finita in lei la speranza di raggiungere un successo ormai sempre più lontano?
    E il film è la storia di questi tre personaggi circondati di figure che sono come loro e che vivono come loro: il padrone del bar romano dove lavora Eli, ad esempio: è cattivo e ignorante però anche lui vittima del mondo in cui vive come tutti gli altri.
    Un mondo cui il regista non ha voluto dare una connotazione se non quella di una periferia che potrebbe essere ovunque: da Roma a Madrid, da Bucarest a Città del Messico: periferie uguali sempre disperatamente uguali, come disperati sono coloro che vi vivono.

  • Genere: commedia
  • Regia: Daniele Vicari
  • Titolo Originale: Sole Cuore Amore
  • Distribuzione: Koch Media
  • Produzione: Domenico Procacci
  • Data di uscita al cinema: 4 maggio 2017
  • Durata: 112’
  • Sceneggiatura: Daniele Vicari
  • Direttore della Fotografia: Gherardo Gossi
  • Montaggio: Benni Atria in collaborazione con Alberto Masi
  • Scenografia: Beatrice Scarpato
  • Costumi: Francesca Vecchi, Roberta Vecchi
  • Attori: Isabella Ragonese, Eva Grieco, Francesco Montanari, Francesco Acquaroli
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    INTERVISTA A DANIELE VICARI – Il regista


    Il film
Sole cuore amore è un film semplice, come il verso della canzone da cui è tratto il titolo, come semplici sono le esistenze di cui racconta la storia. La vita quotidiana di milioni di persone che non ricevono sicurezze dall’appartenenza sociale è invece molto difficile, qualche volta persino impossibile.
    Sole si è rivelato così un film più complicato da realizzare di quanto pensassi inizialmente. La quotidianità rischia di apparire insignificante o meno interessante della messa in scena di sparatorie, tossicodipendenze, violenze e degrado portate all’esasperazione spettacolare. Quando invece la vera tragedia della nostra epoca risiede nel senso d’impotenza generale che ci attanaglia e, per una sempre più larga fascia della popolazione, nell’impossibilità di realizzare obiettivi minimi.
    Mi sono accorto subito, già il primo giorno di set, che uno sguardo troppo interno a questa tragicità del quotidiano avrebbe rischiato di divenire osceno, e se al contrario fosse restato troppo distante, sarebbe divenuto inefficace. Ho quindi cercato una giusta distanza, senza però perdere empatia con le persone delle quali racconto la storia. Parlo di persone perché quelli che nel film sono i miei personaggi nella vita reale sono le persone, appunto, a me più care: mia madre, mia moglie, mia sorella, mia figlia, i miei amici e amiche della vita... è di loro che ho parlato a lungo con le attrici e con gli attori. In questo senso Sole cuore amore è un film molto intimo, mi riguarda profondamente.
    Luoghi e anime
Ad apparente contrasto con questa intimità, ho pensato di raccontare i luoghi meno identificabili di Roma e del suo hinterland, perché il 90% degli abitanti della metropoli vive e frequenta questi luoghi all’apparenza anonimi, molto lontani dalle aree monumentali: la metropolitana, le strade trafficate, i bar e i locali stilizzati fino all’ossessione, luoghi non-luoghi ormai praticamente identici da Roma a Barcellona a Bucarest a Città del Messico. Credo che le vicende raccontate nel film, che mescolano fantasia, cronache e vite vissute, non siano confinabili a Roma. In tutto il mondo gli esseri umani si dibattono in una strenua lotta contro la più assoluta precarietà, contro incertezze che spaventano. Come può il cinema, seppure in punta di piedi e con rispetto, non occuparsene?
    Il lavoro con gli attori
Ho scritto il film subito dopo aver realizzato un workshop per gli allievi attori della scuola Volonté, che ha portato alla realizzazione di UnoNessuno, film presentato l’anno scorso ad Alice nella Città. L’esperienza di lavoro con i ragazzi è stata così intensa che il giorno dopo ho vissuto una sorta di horror vacui, ma avendo mille suggestioni nella testa, personaggi, emozioni, mi sono messo a scrivere e ho buttato giù in pochi giorni una prima stesura della sceneggiatura. Quella prima stesura ha convinto Domenico Procacci e un paio di mesi dopo eravamo in preparazione.
    Scrivendo avevo negli occhi Isabella Ragonese e Francesco Montanari, due attori che amo molto. Ma non sapevo chi potesse essere Vale. Così, dopo una lunga sessione di provini, ho assistito all’incontro tra Isabella ed Eva Grieco. La prima volta che si sono incontrate hanno provato l’una per l’altra una fortissima empatia, si sono commosse e abbracciate. A questo serve il provino, a mescolare desideri, aspirazioni, speranze. Quelli che chiamiamo provini o sono incontri tra esseri umani o sono il nulla. Direi che Eva e Isabella si sono scelte, e in quel momento sono stato il primo testimone della nascita di una bella amicizia. Ho visto li davanti a me muoversi Eli e Vale, ho sentito subito il loro legame straordinariamente viscerale. Eva non aveva mai interpretato un ruolo, pur avendo come danzatrice un’ampia esperienza del palcoscenico, e avendo fatto una sola prova cinematografica da bambina, eppure, incontrando Isabella, si è messa in gioco senza timori. Non è facile confrontarsi con una attrice brava ed esperta come Isabella, ma il “miracolo” è accaduto. Da quel momento in poi abbiamo costruito il passato dei personaggi, lo abbiamo intrecciato, per scoprire gli aspetti più profondi di quel legame d’amicizia che sorregge il racconto, nonostante Eli e Vale quasi non si incontrino ma si sfiorino appena, infatti le loro vite opposte rendono possibili solo incontri fugaci, fortuiti o causati dalla contingenza.
    Con Francesco Montanari abbiamo fatto lo stesso lavoro di scavo, abbiamo cercato di ricordare dove Mario avesse conosciuto sua moglie, come fosse nato il loro amore. Piano piano Mario è così emerso nella storia, e nonostante la focalizzazione del racconto punti sulle vite di Eli e Vale, è divenuto un personaggio centrale, sul quale precipitano le molte contraddizioni che vive un uomo disoccupato “mantenuto” da una donna che lavora sopra le proprie forze. Il rapporto con i bambini ha avuto lo stesso percorso di ricerca, a partire dal gioco che abbiamo fatto per “costruire” gli affetti familiari. Così quello con Francesco Acquaroli, che ha dato forza e spessore a un personaggio tutt’altro che semplice da interpretare, un “carnefice” che è anche “vittima” della propria condizione.
    La troupe e le scelte artistiche
Con Gherardo Gossi volevamo ottenere una fotografia carnale, pastosa, che potesse valorizzare il lavoro sui colori fatto con la scenografa Beatrice Scarpato e le costumiste Roberta e Francesca Vecchi. I colori raccontano in maniera sensuale i caratteri dei personaggi, le loro case sono parte integrante delle loro vite, i loro vestiti sono lo specchio delle loro anime inquiete e generose, almeno nelle nostre intenzioni. Per esempio la linea del rosso che abbiamo seguito dall’inizio alla fine del racconto è tesa a costruire una continuità e uno scambio di sentimenti e passioni che caratterizza le nostre due protagoniste. Il suono del film, eseguito in presa diretta dal grande Remo Ugolinelli e dal suo allievo prediletto Alessandro Palmerini ha poi trovato nel montaggio del suono (Francesca Genevois e Marzia Cordò) e quello degli effetti (Francesco Albertelli), un amalgama del tutto analogo alla pastosità della fotografia, caldo e profondo grazie ad un lavoro di mix che ha l’impronta musicale di Marco Saitta. Il calore della fotografia e dei suoni costruisce vicinanza con i personaggi, nonostante la mdp resti sempre a debita distanza, per evitare una troppo facile identificazione. Come il lavoro caparbio per ottenere la massima fluidità del montaggio, che Benni Atria ha curato nei minimi dettagli, assecondando il mood della musica di Stefano di Battista, creando un interscambio tra musica e immagini. E’ grazie a questo approccio al montaggio che anche il potenziale conflitto tra la musica jazz di Stefano e la musica elettronica di Valerio Faggioni, è diventato un elemento essenziale del racconto.
    La musica
Anche l’incontro con Stefano di Battista è nato durante il seminario per attori alla Scuola Volonté. E’ stato folgorante per i ragazzi e per me. Quell’incontro c’entra qualcosa con il desiderio che mi ha spinto a scrivere il film, perché il lavoro sull’ improvvisazione e scrittura fatto con gli allievi attori, è stato completato nello studio di Stefano, che con i suoi giovanissimi musicisti ci ha fatto entrare nella propria officina creativa, e tutti abbiamo visto dove è incastonato il nocciolo della improvvisazione jazzistica quando Stefano ha realizzato le musiche di UnoNessuno all’impronta. Quel suo modo di suonare il sax, così passionale e allo stesso tempo perfetto, elegante, ha fornito fin da subito la chiave per interpretare la città un po’ astratta nella quale è ambientato il mio racconto, trascendendo la Roma che tutti conosciamo e facendola diventare qualunque metropoli di qualunque parte del mondo.
    E così, scrivendo la sceneggiatura, come mi è capitato di vedere Isabella e Francesco nei personaggi di Eli e Mario, allo stesso modo ho sentito la musica di Stefano: il continuo viaggiare di Eli nella mia testa ha avuto immediatamente l’impronta di un magnifico blues che Stefano, con Fabrizio Bosso, ha suonato tante volte sui palchi di mezzo mondo. Infine, quando siamo andati in studio per registrare la musica, al bel gruppo di Stefano si è aggiunto Rava. Vedere Stefano di Battista e Enrico Rava suonare per il mio film, è stato come vivere un sogno a occhi e orecchie bene aperti.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Andrea Papale


    -    Il titolo del film si rifà ad una canzone molto orecchiabile di qualche anno fa:“Tre parole”. Perché secondo voi questa scelta?
    -    Il regista definisce il suo film un film “semplice” come la canzone da cui è stato preso il titolo e come “semplici” sono le esistenze delle protagoniste. Cosa vuole dire secondo voi? Che accezione intende Vicari quando parla di semplicità?
    -    Con cosa contrasta la semplice spensieratezza del titolo rispetto alle tematiche toccate nel film?
    -    Il film cerca di rappresentare il quotidiano nella sua accezione più corretta. Quanto secondo voi la vita di tutti i giorni può essere interessante da mettere su pellicola? Deve avere delle caratteristiche particolari oppure può essere solo una descrizione nuda e cruda da cui però sono noti tanti capolavori da “Paisà” di Roberto Rossellini a “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica?
    -    Credete che il pubblico che guarda un film vuole riconoscersi nei personaggi rispetto alle proprie esperienze oppure vuole mettere in pausa la quotidianità in una rassicurante storia di intrattenimento fino all’inevitabile “ the end”?
    -    Daniele Vicari parla dei protagonisti del suo film  come “persone” e non come “ personaggi”. In un film che cerca di rappresentare obiettivamente la tragicità del quotidiano, che significato ha questa affermazione?
    -    La Roma che viene rappresentata, in questa opera filmica, non è la classica Roma che vediamo nei film. I monumenti e le antichità turistiche sono sostituiti da strade affollate, bar anonimi e locali periferici in zone irriconoscibili. Quanto sono importanti i luoghi dove è ambientata la storia? Quanto caratterizza i personaggi e gli avvenimenti? Oppure le vicende sono universali e non confinabili a Roma?
    -    Incertezza e precarietà nel lavoro ma soprattutto nella vita: queste sono le tematiche più profonde e trasversali del film. In che modo le vicende delle protagoniste esprimono questi concetti?
    -    La figura del marito di Eli, interpretato da Francesco Montanari è importantissima per la completa rappresentazione del personaggio della moglie: la sua condizione, i suoi lati positivi come padre e le sue contraddizioni. In che modo i due si relazionano? Quanto il loro rapporto varia le vicende di Eli?
    -    I personaggi, protagonisti del film hanno delle età diverse rispetto alle vostre, ma “precarietà”, “disoccupazione”giovanile e non, incertezza sul futuro e tutto ciò che ne consegue sono argomenti all’ordine del giorno. Che effetto vi fa? Credete che la situazione potrà cambiare? In che modo? E a cosa servirebbe?
    -    Il regista afferma di avere utilizzato esperienze vere di persone a lui care per la realizzazione del film. Quanto è importante che un autore/regista metta se stesso nella sua opera? E’ meglio un immersivo punto di vista interno o un’obiettiva distanza?
    -    Gli attori per la preparazione dei loro personaggi hanno lavorato molto, studiando ciò che non si sarebbe visto nel film: le loro esperienze e backstory. Tutto ciò che è successo prima della prima scena. Quanto credi possa aiutare un lavoro sul personaggio di questo tipo per un film?
    -    Secondo voi quali sono le backstory dei personaggi del film? Chi erano prima? Come sono arrivati alle vicende narrate nella pellicola? Quali sono le vicende che li hanno caratterizzati e trasformati nella loro vita? Provate a scrivere alcune ipotesi.
    -    Molte volte essere aiutati nei momenti difficili della vita, supportati dalla solidarietà dei cari, purtroppo non basta. Che si può fare in questi momenti? Cosa secondo voi vuole dire il film?
    -    Il film, secondo la vostra opinione, vuole lasciare un messaggio positivo di speranza o no?


Letto 372 volte

Video

Altro in questa categoria: « The Space Between La sposa bambina »

Indice dei Film

I Più Visti negli ultimi 6 mesi