La principessa e l'aquila In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Dimenticate Daenerys Targaryen e Katniss Everdeen… la vera eroina è Aisholpan!
    La Principessa e l'Aquila racconta la straordinaria storia vera di Aisholpan, una ragazzina di tredici anni che lotta per diventare la prima addestratrice di aquile, in un contesto culturale in cui l’addestramento delle aquile è un'arte millenaria tradizionalmente riservata ai soli maschi. Aisholpan è la protagonista di un epico viaggio verso la vittoria in una terra lontana.
    Questa giovane ragazza nomade sogna di poter partecipare e vincere l’annuale competizione che si tiene al Festival dell’Aquila Reale e di riuscire a cacciare anche durante il rigido inverno della Mongolia, per dimostrare che “le ragazze possono fare le stesse cose che fanno i ragazzi, se sono determinate”. Aisholpan convince il padre Agalai, professionista della caccia con l’aquila, ad allenarla e a insegnarle questa antica arte tramandata tradizionalmente di generazione in generazione di padre in figlio.
    La storia è ambientata nel suggestivo paesaggio dei monti Altai, situati nel Nord della Mongolia: la località più remota all’interno dello stato meno popolato del pianeta Terra. Questo piccolo mondo misterioso ricco di tradizioni millenarie, rischia però di soccombere all’arretratezza e all’ignoranza a causa dello stato di isolamento in cui si trova da sempre. Per un lunghissimo tempo le donne sono state considerate dai capifamiglia kazaki troppo deboli e fragili per potersi dedicare alla caccia con l’aquila. Ma Aisholpan è determinata a dimostrare che si sbagliano e a cambiare la storia.
    La Principessa e l’Aquila, grazie a incredibili riprese ad alta quota e momenti di introspezione più intima che raccontano il viaggio personale intrapreso da Aisholpan, narra temi   universali come l’affermazione e la valorizzazione della donna, le meraviglie del mondo naturale e il percorso di formazione e crescita di una giovane donna.

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Otto Bell
  • Titolo Originale: The Eagles Huntress
  • Distribuzione: I Wonder Pictures
  • Produzione: Stacey Reiss e Sharon Chang
  • Data di uscita al cinema: settembre 2017
  • Durata: 87’
  • Direttore della Fotografia: Simon Niblett
  • Montaggio: Pierre Takal
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

    LE PAROLE DEL REGISTA
    Non puoi scegliere il momento in cui la tua più grande avventura avrà inizio. Non puoi scegliere una data o programmare un itinerario. Questa è la prima lezione che ho imparato mentre giravo La Principessa e l’Aquila.
    Il viaggio ha avuto inizio mentre mi trovavo a New York seduto alla mia scrivania. Ho notato una foto di Aisholpan all’interno di un servizio fotografico pubblicato dalla BBC. Ho dato uno sguardo a quell’iconica l’immagine, una ragazza angelica letteralmente abbracciata a un’aquila reale e le imponenti montagne a fare da sfondo.
    Sono stato folgorato da quell’immagine, in quel momento i miei sensi si sono messi in moto e nella mia mente è apparso tutto il film. Sapevo che in qualche parte del mondo quella ragazza esisteva davvero e stava camminando con la sua aquila. Le immagini che avevo davanti ai miei occhi erano bellissime, ma mancava qualcosa. Ho sentito da subito la necessità di colmare questa mancanza attraverso la realizzazione di un film che parlasse di questa storia e che avesse panorami, suoni e movimento. Sentivo che questo film andava fatto e che io ero la persona giusta per realizzarlo.
    Dopo pochi giorni ero già in aereo verso la Mongolia per incontrare Aisholpan e la sua famiglia. Non ho avuto alcuna esitazione, anche perché negli anni passati ho diretto molti cortometraggi e documentari in posti lontani e remoti, sono stato in Uganda, Vietnam, Giappone e in molti altri posti. Queste esperienze mi sono servite molto e mi hanno dato una certa sicurezza in me stesso. Col senno di poi, devo dire che è stato abbastanza sconsiderato  da parte mia precipitarmi dall’altra parte del mondo per andare a scovare i protagonisti di questa storia. Ma è così che è cominciata questa avventura!
    Successivamente mi sono ritrovato seduto per terra nella yurta (in mongolo: Ger), l’abitazione mobile in cui vive Aisholpan, a bere del tè con latte. Lì ho conosciuto la famiglia di Aisholpan e abbiamo discusso circa la possibilità di realizzare un documentario insieme, quando a un  certo punto il padre di Aisholpan si è alzato e ha detto: «Questo pomeriggio mia figlia e io andremo a prelevare un cucciolo di aquila dal suo nido. Questa è una di quelle cose che vorresti riprendere per il tuo film, giusto?»
    Per un regista di documentari è molto raro riuscire a fare parte della storia che si vuole narrare fin dall’inizio, dal primo momento. Spesso devi riempire gli spazi bianchi e riportare i fatti in retrospettiva. Ma in questo caso siamo stati abbastanza fortunati da essere al posto giusto al momento giusto per filmare una catena di eventi incredibili proprio nel momento stesso in cui questi si svolgevano nella realtà. Le scene e le sequenze che abbiamo girato quel primo giorno sono stati il modello su cui abbiamo lavorato poi nei successivi sei momenti di riprese organizzati durante l’anno. Io e il mio team siamo stati totalmente affascianti e abbagliati dal modo di vivere di Aisholpan e dalla sua visione della vita. Aisholpan ha deciso di tracciare il suo percorso e noi abbiamo semplicemente afferrato e catturato con la macchina da presa ciò che stava accadendo momento per momento – consapevoli che qualsiasi cosa fosse successa sarebbe comunque stata di valore e degna della nostra attenzione.
    La scena nel nido è stata girata il 4 luglio 2014 e quel momento è diventato, all’interno dello sviluppo della storia, uno dei tre momenti decisivi che segnano il percorso di crescita di Aisholpan. Gli altri due momenti importanti sono il Festival delle Aquile nell’ottobre del 2014 e la Caccia Invernale nel febbraio 2015.
    Abbiamo catturato fedelmente ogni attimo di questi eventi seguendo il loro corso cronologico e il corso naturale degli eventi e della natura, facendo sì che fossero rappresentativi dei momenti chiave vissuti dalla protagonista in quanto giovane apprendista che deve compiere un percorso formativo che la porterà a diplomarsi ufficialmente come professionista di Caccia con le Aquile. Di conseguenza non è stato necessario nessun artificio durante il montaggio finale, tutto era già adeguato al flusso narrativo che volevo dare al film.
    Abbiamo cercato di circondare ognuno dei tre momenti fondamentali con scene realistiche realizzate con una videocamera a mano, in modo da bilanciare le immagini panoramiche mozzafiato con altre più intime di dialogo e leggerezza. L’obiettivo era di offrire agli spettatori una finestra sulla vita quotidiana di una tredicenne nel Nord Ovest della Mongolia, volevamo mostrare questa incredibile giovane donna e la sua determinazione.
    Non appena Aisholpan ha capito come superare le difficoltà che stava incontrando sul suo cammino, ecco che questa tredicenne è riuscita a sfidare e rompere ogni preconcetto su di lei. Aisholpan non è un maschiaccio, al contrario ha uno spiccato lato femminile, ma è allo stesso tempo una ragazza tostissima! La sua volontà di ferro è certamente d’ispirazione per me e le sarò per sempre grato per il calore che lei e la sua famiglia mi hanno dimostrato.
    Spero che La Principessa e L’Aquila possa trasportare gli spettatori in un mondo misterioso e ancora poco conosciuto ma ricco di temi di interesse universale. Spero che possano arrivare a comprendere – così some ho fatto io – che deve esserci uno spazio per l’affermazione e la valorizzazione delle donne anche nell’angolo più impervio della Terra.

    NOTE DI PRODUZIONE
    Nonostante sia stato girato in una delle regioni più remote e meno popolate del pianeta, eravamo determinati a non risparmiarci su nessun aspetto della produzione di La Principessa e l’Aquila.
    Durante le numerose riprese lo staff coinvolto era composto da un minimo di due a un massimo di cinque persone (Direttore della Fotografia, Assistente Operatore, Tecnico del Suono e Produttore). Ogni giorno dovevamo trasportare un carico di macchinari ed equipaggiamento pari a 700 kilogrammi di peso, utilizzando un’aeromobile biturbo elica per raggiungere la zona più remota della catena montuosa. La maggior parte del film è stata girata in 4K, mentre i filmati del paesaggio e delle valli della Mongolia sono state catturate tramite l’utilizzo di un drone S1000 e di un elevatore che trasportavamo in un borsone per lo snowboard. Sono state necessarie numerose novità meccaniche e non poca ingenuità da parte nostra. I nostri fidati furgoni russi sono stati dotati di rimorchio e agganciati a un cardano stabilizzatore per poter girare le riprese. In seguito abbiamo costruito un “Eagle Mount” personalizzato, partendo da una imbragatura per cani, per realizzare le panoramiche e le riprese dall’alto.
    Dietro ogni scena, ci sono state braccia rotte, incidenti d’auto e molta confusione, oltre a una temperatura che si aggirava intorno ai 50 gradi sotto zero a cui far fronte. Nonostante le avversità, il nostro piccolo e agile team ha saputo restare determinato e focalizzato sull’obiettivo, ovvero realizzare un film che fosse importante e cinematografico, all’altezza dell’epico soggetto che abbiamo scelto di raccontare.

    ALCUNE CURIOSITÀ SULLA CACCIA CON LE AQUILE

    §    La Mongolia è uno stato che si estende per una superficie di circa 1.200.000 km² (più grande quindi di Francia, Germania e Spagna messe insieme), ma è abitata da meno di 3 milioni di abitanti.
    §    La catena montuosa dei Monti Altai si trova nell’estremo nord ovest della Mongolia, nello stato più remoto e meno popolato della Terra.
    §    I Kazaki sono una tribù nomade musulmana minoritaria in Mongolia, e secondo tradizione cacciano con l’aiuto di Aquile Reali da 2000 anni.
    §    Genghis   Khan   allevò   1000   aquile   e   assoldò   una   guardia   personale   formata da professionisti di caccia con le aquile. La nobile arte dell’addestramento delle Aquile Reali è venerata e tramandata di generazione in generazione in linea maschile.
    §    Ogni aquila viene prelevata dal nido quando è ancora pulcino. I cacciatori selezionano I pulcini con occhi e artigli più forti, e solo le femmine perché sono più grandi e per natura  iù aggressive.
    §    I  cacciatori  sfamano  le  aquile  direttamente  dalle  loro  mani,  per  creare  una  forte connessione con loro fin da piccoli. Nel giro di alcune settimane l’Aquila Reale è in grado di riconoscere il richiamo del suo addestratore.
    §    Le aquile cacciano volpi e piccoli di renna, ma se ben addestrate possono cacciare anche cuccioli di lupo, abbattendosi sulla preda a una velocità di 100 miglia all’ora.
    §    Le Aquile Reali possono vivere fino a 30 anni, ma è tradizione che i cacciatori lascino libere le aquile dopo che hanno compiuto i 6 anni di vita, momento in cui raggiungono l’età riproduttiva. È usanza lasciare la carcassa di una pecora su una collina come offerta di commiato.
    §    Le temperature invernali scendono regolarmente fino a -50° sotto zero. Per secoli le aquile   hanno   fornito   alla   popolazione   kazaka   cibo   e   pellicce   necessarie   per sopravvivere al rigido inverno.
    §    L’Aquila Reale della Mongolia è il più grande rapace al mondo, può raggiungere una lunghezza tra i 75 e gli 88 cm e l’apertura alare può raggiungere i 2,30 metri, mentre il suo peso arriva fino a 6-7 kg.
    §    Oggi al mondo ci sono solo 250 cacciatori professionisti di caccia con le aquile. La maggior parte risiede nella regione della Mongolia chiamata Bayan Ulgii, nell’arco dell’anno si spostano 3 o 4 volte per seguire i pascoli.
     
    BIOGRAFIE

    OTTO BELL – REGISTA
    Operativo a New York, Otto Bell ha diretto più di 1515 documentari girati in tutto il mondo,  tra cui Uganda, Egitto, Giappone, Vietnam, finanziato da brand come IBM e Philips. Negli  ultimi dieci anni ha preso parte a prestigiosi programmi mondiali come “Horizons” apparso sulla BBC e “Shunya” apparso sull’indiano Times Now. Otto si è diplomato all’Università di Oxford e ha ottenuto il prestigioso WPP Fellowship Scheme. Vive attualmente a Manhattan, ma è originario dell’Inghilterra del Nord.

    SHARON CHANG – PRODUTTRICE
    Descritta da molti come una pensatrice visionaria e una leader carismatica. Lungo la sua brillante carriera ha ricoperto numerosi incarichi. Formata come designer e architetto, Sharon applica la filosofia della pianificazione urbana in tutti i suoi progetti.
    Fondatrice della compagnia creativa Yoxi per l’innovazione sociale. Combinando differenti risorse come investimenti di capitale, coordinamento di talenti creativi, strategie di storytelling orientate al futuro, la Yoxi collabora con successo anche con Social Innovation Rockstars per intraprendere nuove sfide globali. Chang è anche Amministratore Fiduciario di TTSL Charitable Foundation, collabora con l’Università di New York, è co-fondatrice e  membro di numerose startup, organizzazioni no-profit e imprese sociali.

    STACEY REISS – PRODUTTRICE
    Vincitrice di numerosi Emmy per i documentari che ha scritto, diretto e prodotto, presidente e fondatrice dello studio di produzione WarriorPoets. Il suo primo film, Super Size Me, ha partecipato al Sundance Film Festival nel 2004 vincendo il premio come Migliore Regia,   oltre a ricevere una nomination agli Oscar® come Migliore Documentario. Reiss ha diretto, prodotto e distribuito numerosi film, ideato progetti per la televisione come la serie CNN Morgan Spurlock Inside Man, Showtime’s 7 Deadly Sins, 30 Days e i film Where in the World is Osama Bin Laden?, Confessions of a Superhero, Czech Dream, Chalk, The Future of Food, What Would Jesus Buy?, il premiato The Simpsons 20th Anniversary Special: In 3-D! On Ice!, Freakonomics, POM Wonderful Presents: The Greatest Movie Ever Sold, Comic-Con: Episode IV – A Fan’s Hope, Mansome e One Direction: This Is Us.

    PIERRE TAKAL – TECNICO DEL MONTAGGIO
    Vincitore di un Emmy Award e compositore di successo con più di venti anni di esperienza  alle spalle. Ha collaborato a molti documentari tra cui One Direction: This is Us,  il documentario in 3D diretto da Morgan Spurlock; This American Life, la serie televisiva con Ira Glass per Showtime, il documentario DMC: My Adoption Journey per cui ha vinto un Emmy.

    I WONDER PICTURES

    I Wonder Pictures distribuisce nelle sale italiane il meglio del cinema biografico e documentario. Forte della stretta collaborazione con Biografilm Festival | International Celebration of Lives e del sostegno di Unipol Gruppo Finanziario, promotore della Unipol Biografilm Collection, ha nella sua line-up film vincitori dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui i premi Oscar® SUGAR MAN e CITIZENFOUR, il Gran Premio della  Giuria a Venezia THE LOOK OF SILENCE e il film candidato ai Golden Globe e pluripremiato ai Magritte DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES, campione d’incassi in Italia per il cinema d’essai.
    Con un’accurata selezione di titoli, I Wonder Pictures porta al cinema piccole e grandi storie di vita che non solo appassionano e intrattengono, ma soprattutto offrono un punto di vista nuovo sulla cultura e sull’attualità.


    Contatti:
    I Wonder Pictures
    Via della Zecca, 2 - 40121 Bologna Tel: +39 051 4070 166
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.facebook.com/iwonderpictures www.twitter.com/iwonderpictures www.instagram.com/iwonderpictures



  • Spunti di Riflessione:

     

    1)    Aisholpan, tredicenne mongola, ha un sogno, diventare addestratrice di aquile. Come riesce a convincere il padre a iniziarla a quest’antica arte millenaria riservata tradizionalmente ai soli figli maschi?

    2)    Che cosa ne pensano gli anziani della comunità riguardo una cacciatrice con le aquile di sesso femminile? Che tipo ragioni positive o negative esprimono nei confronti di Aisholpan?

    3)    A quale evento annuale Aisholpan vuole partecipare per competere con i più grandi addestratori di aquile?

    4)    Aisholpan fa parte di una tribù nomade, perché è molto importante per loro tramandare la tradizione di addestrare le aquile?

    5)    Quanto la tribù mongola di Aisholpan deve la sua sopravvivenza all’aiuto delle aquile?

    6)    Se essere addestratori di aquile voleva significare anche sopravvivere non trovate insensata la scelta di  estromettere le donne da questa possibilità?

    7)    Molte delle millenarie tradizioni che determinano la storia di Aisholpan sono legate al territorio in cui vive: la Mongolia. Conosci questo paese un po’ isolato e misterioso?

    8)    La Mongolia è, anche, il territorio meno popolato del pianeta, quindi, secondo voi, quale potrebbe esserne la causa? Forse la morfologia del territorio e le condizioni climatiche? Effettuate ricerche in merito.

    9)    Fate un confronto sull’affermazione e la valorizzazione della donna nella nostra società occidentale e il mondo asiatico che circonda la piccola tredicenne mongola. Perchè la donna è sempre e comunque stata considerata, nei secoli troppo debole e fragile rispetto agli uomini?

    10)    Secondo voi, Aisholpan come riesce a ottenere quello che sempre aveva sognato? La sua determinazione e il suo coraggio, nonostante la sua giovane età, sono stati risolutivi a realizzare le sue ispirazioni?

    11)    Tra Aisholpan e la sua aquila reale si instaura una straordinaria amicizia e fiducia reciproca. Potete anche voi raccontare una vostra esperienza personale di rapporto tra mondo umano e mondo animale?

    12)    L’addestramento di professionisti di cacciatori con le aquile risalgono al periodo di Genghis Khan. Chi era?  Fate ricerche in merito.

    13)    Quando e in che modo vengono scelte le aquile dai cacciatori? Quale specie di aquile vengono addestrate dalla tribù di Aisholpan?

    14)    Con quale sistema i cacciatori richiamano a sé le aquile?

    15)    Che tipo di prede le aquile possono cacciare abbattendosi alla velocità di 100 miglia all’ora?

    16)    Le aquile sopravvivono per molti anni ma a che età l’addestratore le lascia libere e perché?

    17)    Il film è stato dichiarato visivamente potentissimo grazie anche a nuove tecniche cinematografiche utilizzate dal regista e il suo staff. Quali sono queste nuove tecniche e che tipo di difficoltà hanno affrontato durante gli spostamenti nel territorio mongolo?

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