La sposa bambina In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Una bambina entra in un'aula di un tribunale, guarda il giudice dritto negli occhi e gli dice: «Voglio il divorzio». Nello Yemen, dove non sono previsti limiti di età per poter contrarre matrimonio, una bambina di 10 anni di nome Nojoom è costretta a sposare un uomo di 30 anni. La dote derivante dal matrimonio fornisce alla famiglia della bambina la possibilità di ricevere una piccola entrata economica e l'opportunità di liberarsi di una bocca in più da sfamare. Per tutti si tratta di un accordo legittimo e soddisfacente: per tutti tranne che per Nojoom che vedrà presto la sua vita volgere al peggio. La sposa bambina racconta la storia di una bambina yemenita in cerca di giustizia. Nojoom inizia una solitaria e determinata battaglia contro le pratiche arcaiche seguite dalla sua famiglia e dalla sua tribù, riuscendo a sfuggire al controllo dei suoi genitori e a ottenere il divorzio. La battaglia di Nojoom è una battaglia per la libertà per le donne del suo paese, un esempio contro la violazione dei diritti umani e il simbolo della lotta contro le pratiche arcaiche considerate ancora oggi legali nello Yemen e in molti altri paesi.  Basato su una storia vera, raccontata nel libro “I am Nujood, age 10 and divorced” di Nujoud Ali e della giornalista Delphine Minoui – pubblicato il 22 gennaio 2009 da Michel Lafon, tradotto in 17 lingue e venduto in 35 paesi - il film ripercorre anche il vissuto della stessa regista, Khadija Al Salami, la quale grazie al suo coraggio è riuscita a fuggire da un marito aguzzino all’età di 11 anni. Un meraviglioso appello verso tutte quelle bambine obbligate a diventare donne adulte troppo presto e al loro diritto a vivere la loro vita liberamente. Una incisiva rivendicazione cinematografica, una condanna contro la pratica delle spose bambine e allo stesso tempo un invito alla speranza e al rinnovamento dello Yemen. I paesaggi mozzafiato di quel martoriato paese, la sua cultura, la sua arcaica pratica dei matrimoni infantili e i diffusissimi abusi sulle donne, sono i temi trattati nell’opera. Ma La sposa bambina è anche un appello a tutti quei paesi in cui i matrimoni precoci sono tuttora consentiti e celebrati, affinché sia messa la parola fine a questa pratica primitiva e ripugnante.
    Tratto dal libro “I am Nujood, age 10 and divorced”  di Nujood Ali e Delphine Minoui 

  • Genere: drammatico
  • Regia: Khadija Al-Salami
  • Titolo Originale: I am Nojoom, age 10 and divorced
  • Distribuzione: Barter Entertainment
  • Produzione: Hoopoe Film
  • Data di uscita al cinema: 12 maggio 2016
  • Durata: 99’
  • Sceneggiatura: Khaija Al-Salami
  • Direttore della Fotografia: Victor Credi
  • Montaggio: Alexis Lardilleux
  • Scenografia: Alexis Lardilleux
  • Attori: Reham Mohammed, Rana Mohammed, Ibrahim Al Ashmori, Naziha Alansi, Husam Alshiabali, Sawadi Alkainai, Adnan Alkhader, Samaa Alhamdani
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

     

    LA REGISTA - KHADIJA AL-SALAMI
    Khadija Al-Salami, prima donna yemenita a diventare filmmaker e produttore, è nata a Sana'a nel 1966. All'età di 11 anni viene obbligata a contrarre matrimonio con un uomo più grande di lei di oltre venti anni, ma Khadija decide di ribellarsi ai valori in cui crede la sua famiglia e la tribù a cui appartiene, osa lasciare il marito e chiede il divorzio. Con estremo coraggio e determinazione, Al-Salami affronta la consolidata tradizione yemenita e ne esce vincitrice, ottenendo la sua libertà personale e cambiando il suo destino. In seguito alla sua fuga, si affida ad un’associazione, ottiene un impiego presso una televisione locale e continua a frequentare la scuola. A 16 anni riceve una borsa di studio che le permette di seguire il suo sogno di andare a studiare negli Stati Uniti dove riesce a laurearsi brillantemente in Produzione e Regia Cinematografica.  Avendo vissuto in Francia per 10 anni, Al-Salami ha girato più di 25 documentari, molti dei quali legati al ruolo delle donne e delle bambine nello Yemen contemporaneo. Al-Salami ha ricevuto numerosi premi internazionali per il suo lavoro, inclusa la Legione d'Onore francese, mentre il precedente Ministro francese della Cultura e della Comunicazione, Frédérick Mitterrand, le ha conferito la nomina a Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere. Recentemente il film è stato premiato come Best Fiction Film all'International Film Festival di Dubai nel 2014.  Dopo la pubblicazione nel 2009 del libro in cui viene raccontata la vera storia di "Nojood", Khadija Al-Salami comprese che, proprio grazie alla sua eredità yemenita, alla conoscenza del suo paese e della sua cultura, alla sua storia personale, alla sua passione per temi come i matrimoni obbligatori in tenera età, al suo ampio background per quanto riguarda la cinematografia, sarebbe stata la filmmaker più capace e adatta a fare conoscere al pubblico la pratica dei matrimoni precoci, un tema di estrema rilevanza, straziante e, purtroppo, terribilmente reale. Sono 60 milioni infatti le donne che in tutto il mondo soffrono giornalmente di abusi fisici e mentali causati dai matrimoni precoci, mentre sono 70.000 le giovani donne che muoiono ogni anno a causa di questo male sociale contemporaneo. Al-Salami ha affrontato enormi difficoltà politiche e finanziarie per realizzare questo film nel modo più realistico possibile, girandolo interamente nello Yemen e ingaggiando esclusivamente attori yemeniti. I paesaggi mozzafiato dello Yemen, il suo popolo, la sua musica, la sua cultura, e la sua arcaica pratica dei matrimoni infantili e i diffusissimi abusi sulle donne sono temi raramente trattati nei film. La Sposa Bambina è un appello a tutti quei paesi in cui i matrimoni precoci sono tuttora consentiti e celebrati, affinché sia messa la parola fine a questa pratica primitiva e ripugnante.  La regista aveva 11 anni quando sua madre acconsentì al suo precoce matrimonio: lo stesso era accaduto a lei all’età di 8 anni, quindi le sembrò del tutto normale portare avanti questa tradizione yemenita anche con la figlia. Quando però, qualche settimana più tardi, lo sposo riportò indietro Khadija, come se si fosse trattato di una merce guasta o difettosa da sostituire, sua madre vide con i suoi occhi l’orrore che la sua decisione aveva generato. “Oggi sono riuscita a cambiare il mio destino” – afferma Khadija. Trenta anni più tardi, grazie ai suoi sogni e alla sua tenacia, Khadija è diventata la prima donna regista yemenita e molti dei suoi film e documentari sono legati dal filo rosso del tema delle donne che vogliono vivere liberamente la loro vita.


    PREMI VINTI
    Il lungometraggio La Sposa Bambina - Mi chiamo Nojoom, ho 10 anni e voglio il divorzio (titolo originale “I am Nojoom, age 10 and divorced”) ha preso parte a numerosi festival in tutto il mondo, ottenendo il plauso della critica e vincendo numerosi premi tra cui i seguenti:
    - Best fiction al Dubai international film festival DIFF
    - El Waha d’Or al Festival International du Film arabe a Gabes (Fifag)
    - Grand Prix al Festival International du Film transsaharien (FIFT) a Zagora.
    - Public Award al FIFT
    - Menzione speciale della Giuria all’Eurasia International Film festival
    - Best Cinematography al Malmo Film Festival
    - Premio della giuria all’Arabian Sight Film Festival di Washington D.C
    - Public award all’Arabian Sight Film Festival di Washington D.C
    - Premio della stampa al Fameck Film Festival/Val de Fensch
    - Public award al Fameck Film Festival
    - Premio della giuria al KIFF Kolkata International Film Festival
    - Migliore film del 2016 all’Award London Asian Film Festival
    - Premio della critica all'Outaouais Film Festival
    - Public Award all'Outaouais Film Festival
    - Global Media Award come miglior film del 2016 a Washington D.C.

    Film è stato sostenuto da Amnesty International Italia

    BREVE CONTESTUALIZZAZIONE

    Secondo le stime dell'UNFPA 2015, 13,5 milioni di ragazze ogni anno nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini molto più vecchi di loro; 37 mila bambine ogni giorno a cui, di fatto, viene negata l'infanzia. Isolate, tagliate fuori da famiglia e amicizie e da qualsiasi altra forma di sostegno, perdono la libertà e sono sottoposte a violenze e abusi. Molte di loro rimangono incinte immediatamente o poco dopo il matrimonio, quando sono ancora delle bambine.
    Il matrimonio precoce colpisce ogni aspetto della vita delle ragazze. Una volta date in sposa, queste ragazze hanno poco o nessun accesso all'istruzione; corrono un rischio maggiore di subire pericolose complicanze - potenzialmente letali - durante la gravidanza e il parto, di contrarre l'Hiv, e sono soggette a violenza domestica e sessuale.
    Il matrimonio precoce è una violazione dei diritti umani. È illegale secondo il diritto internazionale ed è vietato in molti dei paesi che registrano un alto tasso di matrimoni precoci, ma le leggi esistenti non vengono spesso applicate oppure forniscono eccezioni per ottenere il consenso dei genitori o per le pratiche tradizionale.
    Inoltre viola i diritti fondamentali delle bambine e delle adolescenti, costringendole ad assumersi le responsabilità legate al matrimonio (vita sessuale, maternità, doveri domestici) senza avere l'adeguata maturità né la possibilità di scegliere. Le gravidanze precoci mettono a rischio la loro vita e la loro salute. Infatti le ragazze tra i 10 e i 14 anni hanno probabilità 5 volte maggiori - rispetto a quelle tra i 20 e 24 - di morire durante la gravidanza e il parto. I bambini nati da matrimoni precoci hanno maggiori probabilità di nascere morti o di morire nel primo mese di vita.
    Il 2 luglio 2015, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato la prima Risoluzione sulla prevenzione e l'eliminazione dei matrimoni precoci e forzati. Il testo ribadisce che i matrimoni precoci e forzati rappresentano una violazione dei diritti umani, in particolare delle donne e delle bambine. La Risoluzione si rivolge agli stati e sottolinea l'importanza del coinvolgimento dell'intera società civile per rafforzare il monitoraggio e gli interventi di prevenzione a contrasto di questo fenomeno (United Nations, General Assembly, Resolution A/HRC/29/L.15) […]

    Estratto dal sito di Amnesty International – Sezione Italia (http://www.amnesty.it)

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Barbara Scaccia

    1.    L’oppressione di Nojoom viene perpetrata anche con il tacito assenso delle figure femminili intorno a lei; come spieghereste questo atteggiamento?
    2.    Perché la regista Khadija Al-Salami ha deciso di raccontare questa storia? Cosa l’accomuna alla protagonista?
    3.    La protagonista viene chiamata Nojoom, che, in yemenita, significa "le stelle" ma, alla sua nascita, suo padre cambia il suo nome. Perché?  
    4.    “Mi chiamo Nojoom, ho 10 anni e voglio il divorzio”. In questa frase la protagonista concretizza una coscienza di sé e la volontà di essere padrona del proprio destino. Perché?
    5.    Quali sono i rischi fisici e psichici di un matrimonio precoce? Perché questa pratica è e resta così tanto radicata in diversi paesi?
    6.    Quanto è diffusa la  pratica dei matrimoni precoci? Effettuate delle ricerche in merito.
    7.    Alla fine del film si svelano le ragioni per cui il padre di Nojoom la concede in sposa che, nel film, non vengono giustificate ma contestualizzate. Quali sono?
    8.    Le figure maschili e femminili rappresentano diversi livelli di consapevolezza e di emancipazione; sceglietene una e dettagliatene le caratteristiche o procedete con un confronto. (Figure femminili:  Nojoom -  Madre –  Suocera  -  Avvocato - Moglie del Giudice - Sorella maggiore. Figure maschili: Padre -  Marito - Fratello Sami - Giudice- Sceicco - Fratello maggiore)
    9.    Quali aspetti accomunano e quali differenziano la protagonista Nojoom da Malala Yousafzai (Premio Nobel per la pace )?
    10.    Nojoom dimostra di avere uno spirito indomito in diverse occasioni; fate qualche esempio.
    11.    Nel corso del racconto, Nojoom perde e riconquista la sua infanzia. Come vengono rappresentati questi momenti?
    12.     Nojoom può essere fonte d’ispirazione?
    13.    Perché la  violenza di genere si  può combattere con il cambiamento culturale?
    14.    Alla fine del film si sente una canzone, commentatene queste frasi “È la mia vita. Non dite che disubbidisco voglio vivere libera non in prigione”, “ Non patirò più ingiustizie, non sarò più remissiva. Andrò a scuola e imparerò. La conoscenza porta la luce nel mondo”.

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