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L'equilibrio In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Giuseppe, un sacerdote campano già missionario in Africa, opera in una piccola diocesi di Roma. Messo in crisi nella sua Fede, chiede al Vescovo di essere trasferito in un comune della sua terra, e così viene spostato in un piccolo paesino del napoletano. Giuseppe prenderà il posto del parroco del quartiere, Don Antonio, un uomo dal grande carisma e dalla magnifica eloquenza, ascoltato e rispettato da tutti perché combatte una battaglia contro i sotterramenti illegittimi di rifiuti tossici.

    Don Antonio per meriti acquisiti sta per essere trasferito a Roma.

    Prima di partire Don Antonio introduce Giuseppe nella dura realtà del quartiere.

    Una volta rimasto solo, il sacerdote si dà da fare cercando di aiutare in tutti i modi la comunità, fino a quando, scoprirà la vera scomoda realtà di quel luogo. Giuseppe decide di seguire il suo percorso spirituale senza paura ma malgrado la sua grande tenacia e il suo coraggio, si scontrerà con una realtà molto dura che lo metterà nell’angolo.

    Una storia commovente che parla di umanità e della forza di difendere la propria fede davanti al dolore.

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Vincenzo Marra
  • Titolo Originale: L’equilibrio
  • Distribuzione: Warner Bros
  • Produzione: Luigi Musini, Olivia Musini, Cesare Apolito, Renato Ragosta
  • Data di uscita al cinema: 21 settembre 2017
  • Durata: 90’
  • Sceneggiatura: Vincenzo Marra
  • Direttore della Fotografia: Gianluca Laudadio
  • Montaggio: Luca Benedetti e Arianna Zanini
  • Scenografia: Flaviano Barbarisi
  • Costumi: Annalisa Ciaramella
  • Attori: Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Paolo Sassanelli
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    Da quando ho iniziato a fare cinema circa 20 anni fa, ho custodito l'idea di voler fare un film sulla religione, un film su un cammino spirituale.

    L'idea è sempre stata "ossessiva" e cioè quella di raccontare un percorso cristologico ambientato nel reale, ma pieno zeppo di metafore e allegorie.

    Già nel mio secondo cortometraggio LA VESTIZIONE girato nel 1998 , avevo raccontato la storia di un ragazzo che prima di indossare gli abiti talari va in crisi .

    Con gli anni la possibilità di tornare ad avvicinarmi a questi temi così importanti è tornata molto forte dentro di me.

    In un primo momento, ho pensato che il mezzo migliore potesse essere il documentario.

    Seguendo una metodologia di lavoro già collaudata in passato, ho iniziato a confrontarmi con il reale e così mi sono messo a battere la periferia della mia terra con grande meticolosità, metro su metro.

    La ricerca ad un tratto è caduta su quella parte di territorio denominato "Terra dei Fuochi" e sui sacerdoti che vivono e "lavorano" in quella zona .

    Come spesso accade la realtà che è apparsa davanti ai miei occhi, ha superato e di molto l'immaginazione.

    Molte delle situazioni "incredibili" mostrate, in seguito, nel film, all'improvviso apparivano reali davanti ai miei occhi, era il primo passo della messa in discussione del come raccontare questa storia

    Il dovermi confrontare giorno per giorno, con territori di confine, pieni di contraddizioni, di dolore, di vita e di morte, l'aver conosciuto e aver stretto rapporti con i sacerdoti di quella zona, ma soprattutto come detto, aver toccato con mano realtà inimmaginabili, impossibili da riprendere con l'occhio invadente della telecamera del documentario, mi ha portato a cambiare l'angolatura, avrei dovuto fare un film di finzione.

    Così è nato "L'Equilibrio" sull'idea di uno "scontro " ideologico e spirituale di due sacerdoti che vivono il loro percorso in modo diverso.

    L'uno, Don Antonio, che cercando di fare del bene e tutelare le buone persone che vivono in quel territorio, è costretto a fare dei compromessi con la propria coscienza, con la realtà delle cose che lo circondano, l'altro invece, Don Giuseppe per formazione, anima e coscienza, non riesce a "chiudere gli occhi" e deve andare avanti senza compromessi.

    Il film racconta il dilemma su quale sia la scelta giusta da fare in una terra "abbandonata".

    Per disegnare il protagonista del film " Don Giuseppe", interpretato dall'ottimo Mimmo Borrelli, mi sono ispirato non solo all'osservazione della realtà, ma anche ad un percorso cristologico.

    Don Giuseppe è sostanzialmente un uomo che non ha paura, non teme, lui come un monolite va avanti, la sua luce è la fede e i principi in cui ha sempre creduto, come tutti gli esseri umani, però è pervaso da dubbi e tentazioni, ma rispetto alle scelte, al suo percorso spirituale non si fa mettere in crisi da niente e da nessuno, pur di aiutare il prossimo.

    L'idea di come poter sviluppare il concetto di paura è stato da sempre un ossessione per questo film.

    Viviamo un momento storico dove nella quotidianità siamo bloccati dalla paura, ogni giorno di più abbiamo paura del futuro, di deludere e di rimanere delusi, di rimanere da soli, del giudizio conformista, di dover esprimere il nostro dissenso, figuriamoci il dover "affrontare" situazioni molto più grandi di noi come in alcuni territori la malavita organizzata, le malattie, in definitiva la morte.

    Don Giuseppe non cerca il martirio, non vuole emulare Gesù, ma semplicemente va avanti passo dopo passo, cercando di essere coerente con se stesso e con le cose normali della vita.

    Lui deve salvare una bambina e pur di fare questo è pronto a subirne le conseguenze senza paura.

    Per cercare di alzare l'asticella della difficoltà e sentendo il bisogno di mettermi ancor più in gioco a livello stilistico, ho pensato che il modo migliore per fare questo film, fosse l'uso esclusivo del piano sequenza e il mettere in scena il protagonista in tutte le inquadrature del film.

    Il film non dà soluzioni né certezze, non ha una verità precostituita al suo interno, ma apre al dubbio e alla discussione, lo stesso che sul set i miei due meravigliosi "sacerdoti" Mimmo Borrelli e Roberto del Gaudio, hanno continuato ad interpretare anche a luci spente, anche quando andandosene a fine giornata, erano tornati ad indossare i comodi abiti civili dismettendo quelli talari, tante volte li ho lasciati camminare soli sentendo stralci delle loro conversazioni, su chi avesse ragione Don Antonio o Don Giuseppe.

    Vincenzo Marra

  • Spunti di Riflessione:

     

     

    di Elena Mascioli

    1) Qual è l’equilibrio cui il titolo fa riferimento? Equilibrio tra cosa? L’equilibrio è un concetto positivo o negativo, di per sé? Ha una diversa accezione nel film, secondo voi? 

    2) Il protagonista del film è indubbiamente don Giuseppe, anche perché è presente in ogni inquadratura. Chi è il suo antagonista? Nel film si parla spesso della “comunità”: può essere considerato un personaggio? Da che parte si schiera la comunità? 

    3) C’è un personaggio non interpretato da un essere umano, che compare solo in tre momenti del film ma ha una forte valenza simbolica e diventa una presenza costante e significativa. Di quale personaggio stiamo parlando? 

    4) Nella prima parte del film, tutti gli ambienti in cui si muove don Giuseppe sono angusti, o sono ripresi in modo da non dare respiro o uno sguardo d’insieme: corridoi monocolore di cui si vede il punto di partenza ma non quello d’arrivo, squarci di sagrestie e stanze, pareti che sembrano sbarre,  immagini claustrofobiche. Quale il messaggio che questa scelta stilistica vuole mandare, rispetto al personaggio che si muove in tali spazi e al momento che sta vivendo? 

    5) Successivamente Don Giuseppe viene trasferito, torna a casa. In che zona d’Italia si trova questa casa? Don Antonio la definisce “una terra martoriata”: quale il senso di questa espressione un po’ abusata? Provate a descrivere questa “terra”, attraverso gli scorci, le immagini che ne vedete durante il film. Cosa vi colpisce di più? Che tipo di vita pensate facciano i suoi abitanti? 

    6) Dal pressbook, il regista: “Per cercare di alzare l'asticella della difficoltà e sentendo il bisogno di mettermi ancor più in gioco a livello stilistico, ho pensato che il modo migliore per fare questo film, fosse l'uso esclusivo del piano sequenza e il mettere in scena il protagonista in tutte le inquadrature del film.” Cos’è un piano sequenza? Quale, secondo voi, il significato di una simile scelta stilistica che non interrompe con il montaggio il fluire delle vicende che racconta? 

    7) Dal pressbook:.” Il dovermi confrontare giorno per giorno, con territori di confine, pieni di contraddizioni, di dolore, di vita e di morte, l'aver conosciuto e aver stretto rapporti con i sacerdoti di quella zona, ma soprattutto come detto, aver toccato con mano realtà inimmaginabili, impossibili da riprendere con l'occhio invadente della telecamera del documentario, mi ha portato a cambiare l'angolatura, avrei dovuto fare un film di finzione .” La terra di confine di cui si parla è quella conosciuta come Terra dei fuochi. Cosa sapete rispetto a ciò che accade in questa terra? Quali sono le contraddizioni, il dolore, le realtà inimmaginabili a cui il regista si riferisce? Qual è la differenza tra un documentario e un film di finzione? 

    8) Dal pressbook: “Così è nato "L'Equilibrio" sull'idea di uno "scontro " ideologico e spirituale di due sacerdoti che vivono il loro percorso in modo diverso. L'uno, Don Antonio, che cercando di fare del bene e tutelare le buone persone che vivono in quel territorio, ed è costretto a fare dei compromessi con la propria coscienza, per la realtà delle cose che lo circondano, l'altro invece, Don Giuseppe, per formazione, anima e coscienza, non riesce a "chiudere gli occhi" e deve andare avanti senza compromessi. Il film racconta il dilemma su quale sia la scelta giusta da fare in una terra “abbandonata”." Cosa pensate del comportamento di don Antonio? Qual è il compromesso che ha fatto? Qual è la scelta giusta, secondo voi, rispetto alla vicenda del film e allo scontro tra i due sacerdoti? Siete mai scesi a compromessi per una causa che ritenevate giusta, nella vostra vita? 

    9) […]Viviamo un momento storico dove nella quotidianità siamo bloccati dalla paura, ogni giorno di più abbiamo paura del futuro, di deludere e di rimanere delusi, di rimanere da soli, del giudizio conformista, di dover esprimere il nostro dissenso, figuriamoci il dover "affrontare" situazioni molto più grandi di noi come, in alcuni territori, la malavita organizzata, le malattie, in definitiva la morte. […] Don Giuseppe è sostanzialmente un uomo che non ha paura, non teme, egli, come un monolite, va avanti, la sua luce è la fede e i principi in cui ha sempre creduto, come tutti gli esseri umani, però è pervaso da dubbi e tentazioni, ma rispetto alle scelte, al suo percorso spirituale non si fa mettere in crisi da niente e da nessuno, pur di aiutare il prossimo. Quali sono le vostre paure, piccole e grandi? Le paure condizionano i vostri comportamenti?

    10) Siete mai venuti meno ai vostri principi per paura delle conseguenze delle vostre scelte? Don Giuseppe è il personaggio di un film, ma vi sono stati molti esempi di persone che hanno superato le proprie paure pur di non venire meno ai loro principi, lottando per grandi cause. Vi vengono in mente degli esempi? 

    11) Avete mai sentito parlare di don Giuseppe Diana, di Giancarlo Siani, solo per citare due esempi di uomini che hanno operato negli stessi territori di don Giuseppe? Sulle loro vite sono stati girati dei film e delle fiction. Li avete visti? Approfondite l’argomento e spiegate il Vostro agire in una situazione simile?

    12) “Fate il sacerdote e basta. Restate in chiesa, dite le messe.” - “Ma se io rimango in chiesa, questa gente che fine fa?” - “La fine che deve fare”. Quello riportato  un dialogo del film. Quale pensate sia il ruolo di un sacerdote, di un parroco? Siete d’accordo sul fatto che debba limitarsi a rimanere in chiesa, senza intervenire e interferire nella vita della comunità in cui la sua parrocchia è inserita? Nella risposta finale vi è una sorta di rassegnazione ad un destino che, per alcune persone, in alcuni luoghi, non cambia. Denota un’assenza di speranza. Qual è il vostro pensiero in merito? Ci sono realtà, territori o situazioni per le quali non vi è speranza alcuna, possibilità di redenzione o soluzione? Fate degli esempi.

    13) Cosa significa mantenere l’equilibrio nella situazione in cui don Giuseppe viene a trovarsi? 

    14) Entra in gioco, del film, il “personaggio della comunità”. Di fronte alla notizia dell’abuso della bambina, don Giuseppe si scontra con un muro, costituito dalla comunità stessa che è chiamato a guidare. Non si può parlare dell’abuso per non attirare le forze dell’ordine che andrebbero a disturbare le attività criminali della malavita. Siamo dunque di fronte all’omertà. Cosa pensate dell’omertà? Vi vengono in mente altri esempi di omertà, sia per questioni criminali, sia per questioni più piccole?

    15) La comunità è un concetto che, nella nostra epoca, ha assunto un significato che va oltre la territorialità. Si parla di “community”, e ci si riferisce dunque anche a contesti virtuali. Quali sono gli aspetti positivi della comunità?  Qual è il valore di appartenenza a una comunità? Quali invece gli aspetti negativi ed i condizionamenti? A quali e quante comunità o community sentite di appartenere? 

    16) Quello riportato è il dialogo finale del film, nel momento in cui don Giuseppe va via. Cosa sta ad indicare il ritorno della capra? Quale il messaggio che vi è arrivato dal film? Vale la pena provarci, anche se il risultato è quella che sembra una sconfitta? Il regista ha dichiarato che il film non dà soluzioni né certezze, non ha una verità precostituita al suo interno, ma apre al dubbio e alla discussione. Ha suscitato discussioni tra di voi? Provate a elaborare le riflessioni emerse dopo la visione del film. 

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