Barbiana '65 In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Don Luigi Ciotti, fondatore nel 1965 del Gruppo Abele e nel 1995 di Libera, realtà che nell’impegno sociale, culturale ed educativo devono molto alle profetiche intuizioni di Don Milani

     

    Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto.

    Don Lorenzo Milani

     

    Barbiana, dicembre 1965. Il regista Angelo D’Alessandro sale nel Mugello, in Toscana, da Don Milani, per un’inchiesta sull’obiezione di coscienza. L’incontro con don Lorenzo e i ragazzi della Scuola di Barbiana cambieranno i suoi obiettivi. Angelo D’Alessandro “raccoglie una testimonianza” unica, condivisa dallo stesso Don Lorenzo che narra, che parla, che spiega. BARBIANA ’65 - La lezione di Don Milani nasce dal recupero del materiale ripreso da Angelo D’Alessandro, l’unico cineasta cui don Lorenzo abbia concesso di effettuare delle riprese della vita quotidiana della sua scuola.

    Le immagini del 1965 ci mostrano chi fossero i primi allievi di Don Milani. La sua scuola si rivolge soprattutto agli ultimi, ai figli degli operai e dei diseredati. Lo scopo di Don Lorenzo è chiaro, far diventare i suoi allievi dei cittadini veri, uomini capaci di andare in fondo alle cose, a ragionare con la propria testa. Il filmato originale dell’epoca mostra alcuni momenti e aspetti fondamentali della Scuola di Barbiana: la scrittura collettiva, la lettura dei giornali, i ragazzi più grandi che insegnano a quelli più piccoli. Ma c’è anche il lavoro manuale svolto d ai ragazzi. E in mezzo a loro, Don Lorenzo che discute, che spiega, che interroga e si interroga. Che ora davanti alla cinepresa, fa arrivare delle domande a chi lo guarda.

    Intorno a queste immagini del 1965 si sviluppa il racconto con le testimonianze di Adele Corradi, l’insegnante che ha vissuto l’esperienza di Barbiana con Don Lorenzo, di Beniamino Deidda, ex Procuratore Generale di Firenze che dopo la morte di don Lorenzo ha continuato a insegnare ai ragazzi della scuola di Barbiana, e Don Luigi Ciotti.

    Scuola, Costituzione e Vangelo sono i tre pilastri su cui si sviluppa il pensiero milaniano, ch e trova il suo culmine nella lettura che Don Lorenzo fa davanti alla macchina da presa della sua Lettera ai Giudici, il testo scritto per difendersi dalle accuse di Apologia di reato nel processo che lo attende a Roma. Il filmato restituisce dunque la voce e l’immagine di un uomo che oggi più che mai ripropone con forza il tema della  coscienza e dell’obbedienza, della giustizia e della solidarietà, della scuola che deve permettere a tutti di diventare sovrani di sé stessi.

    Questo film documentario su don Lorenzo e i suoi ragazzi di Barbiana nasce dal recupero del materiale girato da Angelo D’Alessandro nel dicembre 1965 a Barbiana, ritrovato dal figlio Alessandro dopo la morte del padre.

    È l’unico documento esistente con Don Milani in scena. È lo stesso Don Lorenzo che narra, che parla, che spiega.

     

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Alessandro G.A. D’Alessandro
  • Titolo Originale: Barbiana ’65 – La lezione di Don Lorenzo Milani
  • Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà
  • Produzione: Laura e Silvia Pettini
  • Durata: 62’
  • Sceneggiatura: Alessandro G.A. D’Alessandro
  • Direttore della Fotografia: Ugo Lo Pinto
  • Montaggio: Roberto Di Tanna
  • Attori: Con: I ragazzi di Barbiana Don Lorenzo Milani, priore di Barbiana Angelo D’Alessandro, regista, autore e produttore delle riprese a Barbiana del ‘65 Adele Corradi, insegnante, a fianco di Don Milani a Barbiana dal 1963 al giugno 1967 Beniamino Deidda, ex Procuratore Generale di Firenze, componente del Comitato Direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, subito dopo la morte di don Milani ha realizzato insieme ai ragazzi di Barbiana e di Calenzano la “Scuola popolare di San Donato”, d ove ha insegnato per molti anni
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

     

    NOTE DI REGIA Don Milani, mio padre, io
    I temi della fede, del Vangelo, dei diritti umani, della guerra e della pace, sono stati spesso argomento di riflessione nella mia famiglia, in quanto direttamente collegati all’attività  di  mio padre Angelo D’Alessandro, come regista e autore televisivo ma anche docente di regia cinematografica al Centro Sperimentale, documentarista cresciuto nel  solco del Cinéma Vérité e  del Neorealismo.A casa, di ritorno dalle riprese, da un’intervista o un incontro significativo, mio padre condividevaanche con la famiglia il percorso di un nuovo lavoro.Dell’incontro con Don Lorenzo Milani e i suoi ragazzi, dei viaggi a Barbiana del 1965, mi ha raccontato in diverse occasioni e più raramente ricordo ne accennasse in qualche seminario sul cinema all’Università. E se accadeva era per trarne un esempio rispetto all’argomento trattato. In qualche modo Don Milani affiorava nei modi più imprevedibili.Inoltre ne aveva scritto in un numero speciale del mensile Testimonianze del dicembre del 1967. Anche mio padre è stato inevitabilmente segnato dall’incontro con Don Milani e i  suoi  ragazzi, come è accaduto alla maggior parte delle persone che per un motivo o un altro lo hanno cercato e hanno avuto la possibilità di entrare in contatto diretto con lui.A mio padre è toccato anche avere, tra pochissimi, la possibilità  di  riprenderlo con una  macchina da presa. Si era recato a Barbiana nel dicembre del 1965 e desiderava  tra  l’altro  mostrare  ai ragazzi un film di Pabst, Tragedia nella Miniera, considerato uno dei principali film pacifisti. In effetti appena a Barbiana arriva la corrente elettrica, la prima cosa che Don Milani fa, oltre a comprare la lavatrice e a chiedere in regalo macchine per scrivere e calcolatrici elettriche per la scuola, è procurarsi un proiettore 16 millimetri con cui vivisezionare coi ragazzi film d’autore, analizzandone linguaggio e montaggio fotogramma per fotogramma. Il film infatti viene visionato varie volte dal Priore e dai ragazzi che alla fine dimostrano di come si tratti in realtà di un film mediocre. Mio padre racconta di  come  avessero perfettamente ragione: era salito per fare lezione ai ragazzi ma la lezione l’avevano fatta a lui. 
     
    Perché il materiale filmato nel ‘65 è rimasto “nascosto” per 50 anni
    Il materiale messo insieme da mio padre è di circa 40 minuti in pellicola bianco e nero, mentre la colonna sonora venne registrata a parte su nastro magnetico, come si usava in quegli anni.Ricordo il suo racconto, confermato anche da Antonio Piazza, direttore della fotografia eoperatore di quelle riprese, della delusione avuta nel non aver avuto risposta tempestiva e di vero interesse da parte della Rai cui aveva proposto il materiale in un  primo  momento, appena terminate le riprese.Sapevo che mio padre solo nel 1980, in occasione di un convegno a Firenze su Don Milani, aveva proposto in una proiezione al pubblico il film-documento intitolato Una Lezione di Lorenzo Milani, realizzato con il materiale girato a Barbiana nel ’65 e “ordinato” con il suo montatore Milko Dujella (questa è la parola precisa che appare nei titoli di testa) e avendo registrato brevi  commenti,  solo in voce, della sua esperienza a Barbiana.Ma poi del materiale non avevo saputo più nulla.Forse deve aver ritenuto che i tempi non fossero ancora maturi, forse in lui era maturato un ripensamento, una sorta di pudore rispetto a quelle immagini o non condivideva l’uso che sene intendeva fare, consapevole del peso che avrebbero potuto avere negli anni immediatamente successivi.Ciononostante, a seguito di richieste di persone di cui aveva stima e fiducia, decise di concedere a titolo gratuito circa 5 minuti di quel materiale per un servizio RAI sulla Scuola di Barbiana che sarebbe stato trasmesso all’interno della rubrica televisiva ‘Boomerang’, nel 1971.Lo stesso materiale, il giornalista Giorgio Pecorini, lo richiese, ed ottenne a titolo gratuito, limitatamente all’inserimento in un programma sulla scuola italiana della Televisione Svizzera Italiana; si tratta della sesta puntata del programma “Viaggio nella lingua italiana” dal titolo “Scrittori non si nasce” di Tullio De Mauro, Giorgio Pecorini e Brunella Toscani del 14 settembre 1979.Infine mio padre concesse al regista Bernard Kleindienst di usare sempre pochi minuti, più o menogli stessi del programma svizzero, per il documentario “Adieu Barbiana!” del 1994.Quelle poche inquadrature che raccontano don Milani e la scuola di Barbiana, che furono concesse limitatamente a questi programmi, purtroppo sono invece state più volte indebitamente usate negli anni successivi in tanti speciali e programmi televisivi anche recenti.Mio padre si era pentito di quella cessione, non tanto per la sistematica omissione del suo nome come autore delle riprese, ma per l’uso parziale e divergente dalla sequenza originale, come spesso accade nel formulare un nuovo montaggio.Per questo motivo oggi quel materiale prezioso, unico, mia sorella e io lo abbiamo affidato all’Archivio Storico dell’Istituto Luce, perché venga adeguatamente conservato, difeso da usi impropri, diffuso.
     
    BARBIANA ‘65 - La lezione di Don Milani
    Solo dopo la scomparsa di mio padre, dopo una lunga malattia che ha lentamente cancellato memorie di una vita e lasciato senza risposte domande che avrei voluto fare con più evidenza e forza, ho cominciato a mettere ordine nel suo archivio e tra altri interessanti documenti, ho ritrovato il materiale in pellicola originale in 16 mm.La visione del materiale, rivelatosi in condizioni eccellenti, e soprattutto delle bobine delle registrazioni audio, mi ha spinto a recuperare informazioni legate a quell’esperienza e a poco a poco l’approfondimento è diventato un impegno che non potevo derogare oltre.All’inizio si è trattato di emozioni, ricordi, corrispondenze, ricostruzioni tra il privato e il pubblico,che hanno conquistato man mano uno spazio e un tempo preciso nella mia vita di autore e documentarista a mia volta, finché ho cominciato a prendere coscienza di come riproporre questo materiale e collocarlo nella giusta dimensione mediatica e personale.Sono tante le risonanze e le corrispondenze che il materiale ha evocato ma c’è stato un momento soprattutto determinante ed è stato quando ho potuto riascoltare le diverse bobine audio ancora in ottimo stato.Riaccoppiate non senza fatica con le immagini (il materiale audio è infatti più ricco rispetto al girato originale), offrivano quella forza, coerenza, quel calore umano, un misto di dolcezza e determinazione spietata, che tante volte sono state raccontate e testimoniate da chi ha conosciuto Don Milani.C’era lui in persona, con la sua voce, i suoi occhi e i suoi ragazzi.Il materiale insomma reclamava di essere mostrato nella sua integrità e completezza per far comprendere meglio come e cosa Don Milani vivesse nell’esperienza della Scuola di Barbiana con i suoi ragazzi. Partendo dunque dalla  forza  di  questo materiale che ripropone  in modo così efficace e semplice, anche per i mezzi di ripresa utilizzati all’epoca, tutta l’umanità e  la  tensione  esistenziale e morale che insieme alla fede animarono Don Milani, ho cominciato a lavorare sul progetto di un film-documento sull’esperienza di Barbiana. 
     
    Alessandro G.A. D’AlessandroAngelo D’Alessandro, il regista gentile e silenzioso
    di Michele Gesualdi* 
    Dopo la pubblicazione della Lettera ai cappellani militari, la denuncia e la successiva Lettera ai giudici, si accesero i riflettori su don Lorenzo e la scuola di Barbiana da parte della stampa, dei fotografi e dei registi.Ricordo che quanti salivano lassù venivano ammessi in silenzio ad assistere alle lezioni, ma molti di loro dopo pochi minuti interrompevano: «don Milani, noi siamo venuti per intervistarla ci può dedicare una mezzoretta?». Di solito finiva in scenate. Don Lorenzo reagiva seccato dicendo: «vi faccio entrare in aula mentre facciamo lezione e voi vi permettete di interrompermi  pensando a voi. In nessun’altra scuola lo avreste fatto, anzi sareste rimasti in rispetto fuori fino a quando non fossero terminate le lezioni. Io ve l’ho permesso solo perché voglio che i miei ragazzi conoscano molta gente e imparino a giudicarla. Se voi accettate di servire loro, bene, altrimenti levatevi di torno».Normalmente se ne andavano via urtati e sparavano articoli di feroce critica.  Nessuno era mai stato autorizzato a fare riprese, a parte il professor Ammannati.Per don Lorenzo era poi l’occasione per insegnare che normalmente dietro ogni giornale c’era un padrone che non ricercava la verità obbiettiva, ma solo una verità di parte al servizio degli interessi di quel giornale o editore. Ci metteva in guardia, sempre, di diffidare con ferma coerenza.In quel periodo salì a Barbiana anche il regista Angelo D’Alessandro, e come tutti fu fatto entrare in aula mentre don Lorenzo continuava la sua lezione come se non esistesse. D’Alessandro a differenza di tutti gli altri se ne stette attento, in silenzio senza fiatare. Solo alla fine della lezione gli fu domandato chi fosse e cosa volesse. Rispose che era un regista e che era venuto con l’intenzione di fare un servizio sugli obbiettori  di  coscienza. Ma, aggiunse che la scuola, lo sguardo e l’attenzione di questi ragazzi, le cose ascoltate e l’atmosfera che stava respirando e soprattutto il servizio ad una bella causa cui questa scuola educava, lo avevano messo in crisi.Ora aveva le idee confuse e sentiva la sproporzione tra il lavoro che aveva in mente di fare e la realtà straordinaria che aveva incontrato e scoperto.Rimase a mangiare in canonica insieme alla famiglia barbianese e nel pomeriggio fu punzecchiato dai ragazzi con mille domande sul lavoro del regista, sui film realizzati, su quanto gli rendevano in termini economici, su chi fosse lui, chi stesse dietro le sue riprese e quali fossero i veri obbiettivi che lo muovevano. Insomma anche D’Alessandro “subì” una lezione “processo” molto intensa che lasciò soddisfatti i ragazzi e don Lorenzo.D’Alessandro fu invitato a tornare per vedere insieme un film ed insegnare ai ragazzi a leggerne il linguaggio e i messaggi che questo proponeva. Fu scelto il film Tragedia nella miniera. Il  pomeriggio successivo era a Barbiana con la pellicola che venne proiettato nella scuola, sul telo bianco che usavamo come schermo. Già la mattina però i ragazzi e don Lorenzo avevano letto e discusso del contenuto del film. Dopo la proiezione fecero qualche osservazione, ma volevano andare più a fondo e chiesero a D’Alessandro se poteva tornare a  riproiettarlo successivamente. Per tutta la mattina del giorno seguente videro il film fermando continuamente la proiezione e discutendo ogni curiosità ed analisi che scaturivano. Poi si confrontarono a lungo col regista. Si leggeva negli occhi e nell’espressione di D’Alessandro la meraviglia per tutto quell’approfondimento, il metodo di studio e di critica sui contenuti del film.«Lei è venuto qui e ha pensato più a confrontarsi coi ragazzi che alle sue riprese» – gli fece notare don Lorenzo; «Ha superato bene l’esame, se vuole può riprendere come scorre la vita della nostra scuola».Di fronte a questa proposta gli altri ragazzi si mostrarono contenti, io invece mi ribellai.  Mi sembrava incoerente: il Priore ci aveva insegnato a diffidare sempre dei giornalisti perché scrivono non il vero ma quello che serve ai loro padroni, invece a questo regista, che conosceva appena, gli permetteva di riprendere la scuola. Non condividevo, espressi le mie critiche e per non venir meno alla mia coerenza, non permisi di essere ripreso. Don Lorenzo mi dette ragione, ma confessò: - «Lo faccio per voi. Per lasciarvi un ricordo filmato, mio insieme a voi nella nostra scuola”. Gli risposi che il ricordo stava nei valori  che ci aveva insegnato e nella coerenza di vita che aveva sempre preteso da sé e da noi. «Perché» – come una volta mi dicesti – «è Dio che ha messo nei cuori dei poveri sete  di  coerenza  e  di giustizia».Non solo si fece riprendere, ma addirittura lesse un pezzo della Lettera ai giudici e acconsentì ad essere ripreso anche in chiesa, cosa che non aveva mai permesso a nessuno, nemmeno all’amico stimato, professore Ammannati.Rimasi a fianco di D’Alessandro durante le riprese e mi ricordo l’ilarità degli altri a sentirsi attoriper un giorno.Probabilmente all’epoca non considerai che per lui i valori religiosi di fede, di impegno pastorale e sociale per dare dignità agli esclusi andavano rispettati con coerenza assoluta, mentre altri atteggiamenti venivano aggiustati secondo il bene dei ragazzi.Posso dire oggi che probabilmente don Lorenzo aveva visto giusto. Era dotato della capacità di leggere nei cuori delle persone e percepirne il valore. Non è stato tradito da D’Alessandro, la pellicola è rimasta chiusa nei cassetti per 55 anni. Non l’ha sfruttata o concessa.Era un dono per noi ragazzi, per ricordarci del nostro Priore e della  nostra  scuola,  della  nostra storia di giovani uomini e giovani donne. Barbiana, 28 luglio 2017  * Michele Gesualdi è stato uno dei primi sei “ragazzi” per i quali don Milani organizza a Barbiana la scuola dal 1956. Da sempre si occupa di far conoscere e diffondere l’opera e il pensiero del suo maestro curandone gli scritti in varie pubblicazioni. Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana (2016)  è il suo ultimo lavoro. Sindacalista e amministratore pubblico, attualmente è presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani.  
     
    (notizia biografica tratta dal sito della Fondazione Don Lorenzo Milani) 
     
    Don Lorenzo Milani nasce a Firenze il 27 maggio 1923 in una colta famiglia borghese. È figlio di Albano Milani e di Alice Weiss, quest’ultima di origine israelita. Nel 1930 la famiglia si trasferisce a Milano dove Lorenzo studia fino alla maturità classica. Dall’estate del 1941 si dedica alla pittura iscrivendosi dopo qualche mese di studio privato all’Accademia di Brera. Nell’ottobre del 1942, causa la guerra, la famiglia Milani ritorna a Firenze. Sembra che anche l ’interesse per la  pittura sacra abbia contribuito a far approfondire a Lorenzo la conoscenza del Vangelo. In questo periodo incontra don Raffaello Bensi, un autorevole sacerdote fiorentino che diventa da allora  fino alla morte il suo direttore spirituale. Nel novembre  del  1943 entrò in Seminario Maggiore di Firenze. Il 13 luglio 1947 viene ordinato prete e nell’ottobre viene mandato a San Donato di Calenzano (FI), cappellano del vecchio proposto don Pugi. A San Donato fonda una scuola popolare serale per i giovani operai e contadini della sua parrocchia. Il 14 novembre 1954 don Lorenzo viene nominato priore di Barbiana, una piccola parrocchia di montagna. Arriva a Barbiana il 7 dicembre 1954. Dopo pochi giorni comincia a radunare i giovani della nuova parrocchia in canonica con una scuola popolare simile a quella di San Donato. Il pomeriggio fa invece doposcuola a in canonica ai ragazzi della scuola elementare statale.Nel 1956 rinunciò alla scuola serale per i giovani del popolo e organizzò per i primi sei ragazzi che avevano finito le elementari una scuola di avviamento industriale.Nel maggio del 1958 dette alle stampe Esperienze pastorali iniziato otto anni prima a San Donato. Nel dicembre dello stesso anno il libro fu ritirato dal commercio per disposizione del Sant’Uffizio, perchè ritenuta “inopportuna” la lettura.Nel dicembre del 1960 fu colpito dai primi  sintomi  del  male (linfogranuloma) che sette anni dopo  lo portò alla morte.Il primo ottobre 1964 insieme a don Borghi scrisse una lettera a tutti i sacerdoti della Diocesi di Firenze a seguito della rimozione da parte del Cardinale Florit del Rettore del Seminario Mons. Bonanni.Nel febbraio del 1965 scrisse una lettera aperta  ad un gruppo di cappellani militari toscani, che in un loro comunicato avevano definito l’obiezione di coscienza “estranea  al  Comandamento cristiano dell’amore e espressione di viltà”. La lettera fu incriminata e don Lorenzo rinviato a giudizio per apologia di reato.Al processo, che si svolse a Roma, non poté essere presente a causa della sua grave malattia. Inviò allora ai giudici un’autodifesa scritta. Il 15 febbraio 1966, il processo in prima istanza si concluse con l’assoluzione, ma su ricorso del pubblico ministero, la Corte d’Appello quando don Lorenzo era già morto modificava la sentenza di  primo grado e condannava  lo scritto. Nel luglio 1966 insieme  ai ragazzi della scuola di Barbiana iniziò la stesura di Lettera a una professoressa.Don Lorenzo moriva a Firenze il 26 giugno 1967 a 44 anni. 
     
    Notizie sugli archivi Archivio storico Luce
    Le riprese originali a Don Lorenzo Milani e ai ragazzi della Scuola di Barbiana sono tratte da“Una lezione di Lorenzo Milani”, testimonianza raccolta da Angelo D’Alessandro, Barbiana 1965,riprese di Antonio Piazza, ordinate da Milko Dujella. Archivio storico Istituto Luce – Cinecittà.  
     
    Fondazione Don Lorenzo Milani 
    La Fondazione Don Lorenzo Milani si è costituita, senza fini di lucro, in nome e nella memoria dell’opera educativa e pastorale di don Milani. Ha tra  gli obiettivi  la promozione,  la conoscenza e  la divulgazione dell’insegnamento del Priore di Barbiana sviluppando progetti con le scuole e programmi di ricerca. Sempre con l’intento di far parlare don Milani attraverso i suoi scritti e far conoscere, quale fonte di valori cui ispirarsi ancora oggi, quella scuola in cui tutti erano idonei allo studio. Per questo e per la sensibilità dimostrata da Angelo D’Alessandro la Fondazione DLM ha accettato di supportare e collaborare col figlio Alessandro impegnato come regista, insieme alla società di produzione  indipendente  Felix Film, alla realizzazione del documentario BARBIANA ’65  la lezione di  Don Milani, contribuendo con una selezione di fotografie e estratti dei video in super 8 realizzati negli anni sessanta dal professor Ammannati, provenienti dagli archivi della Fondazione DLM e da archivi privati messi a disposizione della Fondazione stessa. Agostino Ammannati, insegnante di liceo operoso e collaborativo ammiratore della scuola di Barbiana, ha lasciato decine di scatti in bianco e nero e filmini d’epoca che con realismo e poesia regalano una vi sione lucida di quella scuola. Il documentario di  D’Alessandro rimette  al  centro non solo un autentico don Milani in presa diretta ma anche quei piccoli ragazzi di montagna protagonisti indiscussi, insieme al loro maestro, della scuola di Barbiana. La Fondazione DLM sostiene la diffusione di BARBIANA ’65 la lezione di Don Milani a fini didattici, sociali, culturali e non lucrativi come strumento  di  conoscenza della figura di don Lorenzo Milani, dei suoi ragazzi e di Barbiana quale luogo da difendere nella sua purezza, povertà e integrità.“Lo faccio per voi, per lasciarvi un ricordo della nostra scuola speciale . Era  il  1965 e don Lorenzo era già molto malato. Sapeva che gli sarebbe rimasto poco da vivere e ancora  una  volta  pensò a noi, ai suoi ragazzi per cui spese tutta la sua vita di prete e maestro” ricorda Michele Gesualdi tra i primi allievi di Barbiana.Quel regista entrò in punta di piedi nell’aula e si mise ad ascoltare la lezione con rispetto. Fu quel rispetto e quel silenzio che convinsero don Lorenzo a farsi riprendere eccezionalmente dal Angelo D’Alessandro. Un girato prezioso diretto e senza interpretazioni su quello straordinario percorso didattico ed umano, costruito di vivere insieme, in cui la parola, l’istruzione e la conoscenza emancipano e costruiscono una cittadinanza critica e solidale. 
     
    Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII
    La Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, diretta ora dal  prof.  Alberto Melloni, è un’istituzione di ricerca, che pubblica, forma, serve, organizza, accoglie e comunica la ricerca nell’ambito delle scienze religiose, con particolare riguardo al cristianesimo e alle religioni con cui esso è venuto a contatto. Con la sua biblioteca tra le più prestigiose a livello internazionale, con l’Alta Scuola Europea di scienze religiose, con il gruppo di giovani ricercatori, intende dare continuità all’attività di ricerca scientifica nel campo delle discipline storico-religiose iniziata dall’intuizione rigorosa di Giuseppe Dossetti (1913-1996) e sviluppatasi grazie alla passione intellettuale di Giuseppe Alberigo (1926-2007), che ne è stato per quasi cinquant’anni l’anima e il segretario.  
     
    L’Archivio Milani
    Nel 1974, Alice Weiss Milani Comparetti, madre di don Lorenzo scelse l’allora  Istituto  per  le scienze religiose diretto da Giuseppe Alberigo (oggi Fondazione) quale sede per depositare le carte private del figlio, le sue e quelle dei suoi amici più intimi, nonché come luogo a  cui affidare la ricerca e lo studio della vita e delle opere di Milani. Il Fondo Lorenzo Milani venne formalmente costituito nel mese di giugno del 1974, anticipato da una lettera circolare firmata a nome di Alice e dei figli, Adriano ed Elena, e indirizzata «Agli amici di don Lorenzo Milani» in cui si chiedeva di far convergere tutti i documenti relativi a don Milani nell’istituto di ricerca bolognese. Ora l ’Archivio Milani è diretto dal prof. Federico Ruozzi, che  ha  coordinato l’opera  omnia  di don Milani, uscita  per i Meridiani Mondadori nel 2017.Qui sono conservati anche i nastri originali (Archivio Milani, Fondo Pecorini, audio) della conversazione tenuta da don Milani a un gruppo di studenti e professori di una scuola fiorentina di giornalismo, svoltasi una domenica di dicembre 1965, prima della ripresa del processo (martedì 14 dicembre 1965) per apologia di  reato intentato contro Milani per la  Lettera ai cappellani militari.  La lezione è ora conosciuta con il titolo di Strumenti e condizionamenti dell’informazione
     
    Alessandro G.A. D’Alessandro
    Nato a St.Paul, Minnesota (USA), nel 1962.Diplomato come Fotografo e Reporter cine-televisivo presso l’Istituto di Stato per il Cinema e la Tv Roberto Rossellini a Roma. Frequenta il corso di Giornalismo e Comunicazioni di massa all’Università di Minneapolis. Consegue il Master in “Scienze e tecniche dell e comunicazioni sociali” presso la Pontificia Università Lateranense. Frequenta il Laboratorio di scrittura del Cinema Verità Ermanno Olmi e Paolo Valmarana “Ipotesi cinema” a Bassano del Grappa.Ha lavorato come fotografo, regista e autore di numerosi programmi per la Rai e altre televisioni italiane e straniere. Sceneggiatore e regista di cortometraggi e documentari di inchiesta e storici e sul patrimonio storico-artistico italiano, tra i quali: Trentino-Alto Adige, Basilicata per la serie di documentari Itinerari della Bellezza (2014), Il Gran Tour del XXI secolo: gli Uffizi (2013), L’Arte di vivere (2012), Pitrè Stories (2011),Tutto il resto non esiste (2009), La materia del colore (2008), Scrittori nel pallone (2006), L’Enigma di Harwa (2004), Cecafumo Storie di un territorio (2003), Del Drago e la moderna ricerca  pittorica (1999), Comunità portoghesi in Svizzera (1994), Cristiani e mussulmani nell’Alto Egitto (1992)  
Letto 767 volte
Altro in questa categoria: « La Bella e la Bestia The Broken Key »

Indice dei Film

I Più Visti negli ultimi 6 mesi