Sicilian Ghost Story In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

     “Se ti sogni una cosa, vuol dire che può esistere”.

     

    All’uscita da scuola, Luna pedina furtivamente Giuseppe, suo compagno di classe, tenendo in mano la lettera d’amore che ha scritto per lui. Giuseppe imbocca un sentiero che s’inoltra in un bosco montano. Luna decide di seguirlo ma nel folto della vegetazione lo perde di vista. Giuseppe la sorprende alle spalle e le sfila di mano la lettera. Luna tenta invano di riaverla e si allontana da lui furibonda. Un feroce cane nero le si para davanti, Giuseppe corre in suo aiuto e con coraggio e astuzia la salva. Il ragazzino le restituisce la lettera e la convince ad accompagnarlo al campo di equitazione dove si allena.

    Luna guarda incantata Giuseppe impegnato nel salto degli ostacoli. Alla fine dell’allenamento, Luna chiama Giuseppe e gli dà la lettera. Giuseppe sigilla quella dichiarazione d’amore con un bacio e si avvia verso la scuderia.

    Luna aspetta Giuseppe, il cuore in subbuglio, lo sguardo volto alla fuga di colline del fondovalle, cinto a una estremità da un lago scuro verso cui digrada il bosco montano. Giuseppe non viene più fuori dalla scuderia. Luna va a cercarlo al suo interno. Si avvicina al box dentro il quale il cavallo di Giuseppe si agita. Giuseppe è scomparso.

    Il silenzio da parte della famiglia di Giuseppe e l’indifferenza del mondo che li circonda concorrono nel celare il motivo della misteriosa sparizione alla quale Luna non si rassegna. Anche quando dopo mesi emerge la verità di quanto accaduto, Giuseppe è stato sequestrato da dei mafiosi, Luna non si arrende e continua ostinatamente a cercarlo. Giuseppe resiste all’avanzare della devastazione fisica e morale cui è sottoposto aggrappandosi alla lettera d’amore che ha con sé. È la lettera d’amore a permettere una segreta comunicazione fra i due ragazzini, comunicazione che da inconsapevole si fa consapevole e permette il loro misterioso ricongiungimento nel mondo nel quale Giuseppe è imprigionato e che ha nel lago scuro una misteriosa via d’accesso. Un mondo dal quale è impossibile per Luna tornare indietro. Solo grazie a una straziante e miracolosa corsa contro il tempo, Giuseppe trova nel lago l’insperata via di fuga da quel mondo di morte, riuscendo così a salvare Luna e a riconsegnarla al luminoso spazio aperto della vita.

  • Genere: drammatico
  • Regia: Fabio Grassadonia e Antonio Piazza
  • Titolo Originale: Sicilian Ghost Story
  • Distribuzione: Bim
  • Produzione: Francesco Tatò
  • Durata: 120’
  • Sceneggiatura: Fabio Grassadonia e Antonio Piazza
  • Direttore della Fotografia: Luca Bigazzi
  • Montaggio: Cristiano Travaglioli
  • Scenografia: Marco Dentici
  • Costumi: Antonella Cannarozzi
  • Attori: Julia Jedlikowska, Gaetano Fernandez, Corinne Musallari, Andrea Falzone
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA 

    “Con questo film volevamo una favola in una Sicilia mai esplorata prima, una Sicilia sognata. Un mondo dei fratelli Grimm di foreste e orchi, che collide con il piano di realtà di cui la nostra terra è inevitabilmente portatrice”.

     

    Sicilian Ghost Story è ispirato a un fatto realmente accaduto.

    Il 23 novembre 1993, Giuseppe Di Matteo, figlio del “pentito” di mafia Santino Di Matteo, viene prelevato da uomini vestiti da poliziotti nel maneggio che frequenta. Lo convincono a salire in macchina con loro dicendogli che lo vogliono portare dal padre che sta collaborando con la polizia in un luogo segreto. Giuseppe, che non vede il padre da mesi, non se lo fa ripetere due volte. Ha così inizio il sequestro di un ragazzino di 12 anni.

    Giovanni Brusca, il capomafia che ha ideato e realizzato il sequestro, è sicuro che Santino Di Matteo, per salvare il figlio, interromperà la collaborazione e ritratterà quanto già verbalizzato nei processi in corso contro di lui, pluriomicida e autore della strage Falcone. Brusca quel bambino lo ha visto crescere essendo amico e boss di Santino Di Matteo. Santino Di Matteo continua però a collaborare con la polizia.

    Giuseppe resta per 779 giorni e notti in mano ai suoi carcerieri mafiosi, che lo spostano da un covo all’altro, bendato, incatenato in trasferimenti di chilometri e chilometri per tutta la Sicilia. Una prigionia disperata, senza via d’uscita che si conclude in un bunker sotterraneo in una campagna a 2 chilometri dal paese natale di Brusca e a 20 chilometri dal paese natale del ragazzino. La notte dell’11 gennaio 1996, Giuseppe, ridotto a una larva di una trentina di chili, viene strangolato, il suo corpo dissolto nell’acido.

    Siamo entrambi palermitani e questa storia perseguita la nostra coscienza. Giuseppe è un fantasma che rinnova il dolore per l’abominio di cui è stato vittima e la rabbia contro quel mondo all’interno del quale l’abominio si è realizzato. Un fantasma imprigionato dentro una storia senza possibile redenzione.

    Un fantasma intrappolato nel buio delle nostre coscienze. Un fantasma da liberare.

    La possibilità si è schiusa grazie alla lettura del racconto Un cavaliere bianco di Marco Mancassola. Nel racconto, Giuseppe Di Matteo morendo si trasforma, nella fantasia di una compagna di scuola, in un cavaliere immaginario, una presenza soprannaturale che la protegge. L’intuizione di una collisione fra un piano di realtà e un piano fantastico del racconto ci ha fatto riconoscere gli elementi che da tempo avevamo davanti agli occhi: un fantasma e la colpa di un mondo che sopprime bambini. Elementi per una ghost story.

    Una ghost story siciliana e, in quanto tale, sul piano di realtà, favola nera. Una ghost story siciliana e, in quanto tale, sul piano fantastico, favola d’amore. Come diceva Leonardo Sciascia, “la Sicilia è tutta una fantastica dimensione e non ci si può star dentro senza fantasia”.

    Una favola che si muove costantemente fra due piani: quello di realtà, la verità antropologica e storica dei fatti, e quello fantastico che, nell’ostinata relazione fra i due protagonisti, dischiude la possibilità del miracolo d’amore che trascende la morte e salva la loro umanità.

    Protagonista della nostra favola è Luna, personaggio immaginario. Coprotagonista è Giuseppe, personaggio immaginario, ispirato al vero Giuseppe Di Matteo.

    Luna è compagna di classe di Giuseppe, da tempo segretamente innamorata di lui. La storia ha inizio nel giorno in cui Luna trova il coraggio di dichiarare il suo amore a Giuseppe. Poche ore dopo, Giuseppe sparisce. Il silenzio da parte della famiglia e l’indifferenza del mondo che li circonda concorrono nel celare il motivo della sua misteriosa sparizione, alla quale Luna non si rassegna.

    La storia risponde all’esigenza interiore di Luna di ritrovare e salvare Giuseppe. È un suo “sogno”. Man mano però che la storia procede, capiamo che non sempre siamo dentro la sua immaginazione. Luna è anche il  “sogno” di Giuseppe. C’è una segreta comunicazione fra i due ragazzini, resa possibile dalla lettera d’amore che Luna ha dato a Giuseppe, una comunicazione che da inconsapevole si fa consapevole e permette il loro ricongiungimento. Un ricongiungimento che svela alla fine una dimensione altra che sopravanza i sogni, gl’incubi, la realtà di morte che li circonda, una dimensione grazie alla quale i due ragazzini salvano la propria umanità, la concretissima e indistruttibile realtà delle loro anime.

    È nell’amore per Giuseppe che Luna salva la propria umanità. È nell’amore per Luna che Giuseppe, salvando la propria umanità, le salva la vita. Nel nostro film il fantasma di un ragazzino intrappolato nel buio delle nostre coscienze può finalmente sfondarle e liberarsi nel luminoso spazio della vita.

    Fabio Grassadonia e Antonio Piazza

      

    NOTE DI SCENEGGIATURA E LAVORAZIONE

    “La Sicilia è tutta una fantastica dimensione e non ci si può star dentro senza fantasia”.

    Leonardo Sciascia

     

    Prima di cominciare a lavorare sulla sceneggiatura abbiamo letto gli atti dei processi che nel corso degli anni sono stati fatti contro i criminali che hanno perpetrato il sequestro e l’omicidio del bambino, i libri di ricostruzione storica dell’accadimento, compresi quelli dei carnefici. Siamo stati nei luoghi nei quali si è compiuta la via crucis del bambino.

    Uno studio grazie al quale abbiamo potuto ricostruire molti momenti della sua prigionia, cosa per noi fondamentale perché è da alcuni di questi momenti così come sono realmente accaduti che volevamo partire per costruire il nostro Giuseppe che, nella sua segreta comunicazione con Luna, trova la forza per trasfigurarli e far vibrare la sua indistruttibile umanità. Uno studio nel quale è inoltre emerso quello che per noi è il tratto dominante dei criminali che il sequestro hanno voluto e gestito: l’insensata idiozia. Per questo nella messinscena dei carcerieri non abbiamo dato loro lo status di personaggi ma solo di automi feroci e ridicoli. Pupazzi vuoti, nulla di più. La prima fase di ideazione e articolazione della storia è stata solitaria e angosciosa. Una fase al termine della quale ci siamo presentati a Nicola Giuliano per raccontargli la storia che avevamo in mente e capire se potesse essere interessato a svilupparla con noi. Nonostante il nostro racconto orale ancora incerto, Nicola ci ha dato subito fiducia, ci ha dato alcune suggestioni e consigli che si sono rivelati fondamentali per lo sviluppo del copione. La sua attenzione e le sue note ci hanno accompagnato sia nelle varie stesure del copione, sia in montaggio. Costante e sempre sollecita la presenza di Massimo Cristaldi che per primo ha creduto in noi producendo il nostro primo cortometraggio Rita e il nostro primo lungometraggio Salvo.

    Quello con Nicola Giuliano è stato, invece, il primo nuovo incontro di questa avventura, quello che ha permesso alla nostra storia di diventare il nostro secondo film e di poterlo realizzare in condizioni di lavoro ideali. In Indigo Film siamo stati aiutati e supportati in tutte le fasi di lavoro con una disponibilità, una sollecitudine, una precisione di cui mai prima avevamo fatto esperienza.

    Sempre a Nicola si deve il nostro incontro con Luca Bigazzi. Incontro assolutamente determinante. La qualità e la rapidità che Luca e la sua squadra imprimono al lavoro sono impressionanti, cosa che ti rincuora e dà sicurezza se devi portare a casa un film come questo in poche settimane. Con lui abbiamo lavorato duramente sempre divertendoci, senza mai sentire la fatica.

    Quando Nicola dopo la lettura della prima stesura si è detto certo della necessità di avere con noi Luca Bigazzi siamo stati felici da un lato ma dall’altro anche un po’ preoccupati. Tutti pensavano lo fossimo a causa della sua personalità, del suo carisma, della enorme esperienza che avrebbe potuto schiacciare due neofiti al loro secondo film. In realtà la nostra preoccupazione era legata a ciò che di Luca si diceva in giro: Luca odia i bambini. Anzi, di più, essendo uno degli ultimi comunisti viventi, li mangia! Nei primi giorni di set quindi facevamo in modo di non lasciare mai i ragazzini da soli con Luca. Ma osservandolo, osservando il suo modo di lavorarci, la sua curiosità nei loro confronti, ci siamo rilassati. Luca ha adorato lavorare con Julia e Gaetano, i due ragazzini protagonisti del film, sorpreso dalla loro serietà, dall’intensità della loro applicazione, innamorato della loro sensibilità, della loro vulnerabilità, della loro forza. La relazione fra Luca e i ragazzi è un’altra di quelle esperienze indimenticabili che questo film ci ha donato.

    Il terzo incontro cruciale legato a Nicola Giuliano e a Indigo Film è stato quello con Cristiano Travaglioli, montatore di Sicilian Ghost Story. Come Nicola, Cristiano è un attento lettore della sceneggiatura. Il suo lavoro non è dunque cominciato in moviola a riprese ultimate, come di solito accade, ma ben prima che queste iniziassero. Le sue riflessioni, sia sulla struttura generale del racconto sia su alcuni dettagli dei personaggi, ci hanno accompagnato fino al set. Per questo lo abbiamo voluto vicino durante le riprese. Cristiano non avrebbe voluto. Crede nel metodo illustrato più volte negli scritti e negli interventi di Walter Murch: il montatore non deve essere presente sul set, non deve farsi contagiare dalle dinamiche della produzione, ma ricevere il materiale, stando a distanza, con uno sguardo che sia vergine e nuovo. Nella ricerca e nella “trattativa” sulla sua giusta distanza, siamo riusciti a farlo venire a Troina, il paese in provincia di Enna che è stato base del film durante le riprese, ma non a farlo venire sul set. La sera e i fine settimana erano gli spazi in cui ci incontravamo e in cui abbiamo posto le basi del lavoro di montaggio, poi proseguito a Roma subito dopo la fine delle riprese. Cristiano e Francesco Di Stefano, suo assistente al montaggio, sono stati essenziali nella costruzione dell’universo sonoro del film.

     

      

    LABORATORIO E PROVE

    Sei ragazzini protagonisti, nessuna esperienza di recitazione, un film difficile, doloroso. Come affrontare una prova così impegnativa?

    Abbiamo chiesto l’aiuto di un amico prezioso, FILIPPO LUNA, grande attore palermitano, che già ci aveva supportato come acting coach durante le riprese del nostro primo film Salvo.

    Con Filippo abbiamo subito capito qual era la cosa più importante, se volevamo riuscire. Il tempo.

    Avevamo bisogno di tempo, per conoscere i ragazzi e fare in modo che loro conoscessero noi, farli entrare nel modo più dolce possibile dentro l’universo della storia del film, prepararli alla vita di set.

    Con Filippo e i ragazzi abbiamo lasciato Palermo e iniziato un lungo laboratorio, dai primi di agosto fino al primo ciak del 10 ottobre 2016, immersi nella natura siciliana. Ospiti di due agriturismi, prima nel bosco di Castelbuono e poi nelle vicinanze di Troina, abbiamo costruito con i ragazzi i loro personaggi, nel rispetto del copione ma anche delle loro specifiche personalità, in uno scambio incessante tra il testo e la loro individualità, il loro modo di essere, di parlare, i loro sogni, le loro speranze, amori e idiosincrasie.

    L’esperienza più significativa della nostra vita professionale e non.

    Lavorare con i ragazzi, vivere con loro, significa non “staccare” mai. Mangiare insieme, suonare la chitarra, cantare, giocare a calcio, a ping pong, andare al mare, la sera vedere un film tutti insieme proiettato all’aperto, seduti sotto gli ulivi. Mesi indimenticabili. Un tesoro di ricordi, emozioni e sentimenti forti, che ci hanno accompagnato e sostenuto durante le riprese.

    Al laboratorio, quando si avvicinavano le riprese, si sono accostati pian piano per le prove vere e proprie anche gli attori adulti e professionisti, con grande e generosa umiltà, ma anche con viva sorpresa di ciò che nel frattempo i ragazzi avevano costruito. Così SABINE TIMOTEO, grande attrice svizzera da noi scelta per il ruolo della madre di Luna, che ha voluto condividere con i ragazzi ogni momento della giornata, per tutti i giorni di prove che è stata con noi, dall’allenamento fisico del mattino, il tanto temuto “training”, sino alle prove e alla lettura sceneggiatura del pomeriggio. E così è poi avvenuto con gli altri, con VINCENZO AMATO, che nel film è il padre di Luna, e infine anche con gli attori chiamati a interpretare “gli orchi” della nostra favola, VINCENZO CRIVELLO, GABRIELE FALSETTA, DINO SANTORO, ROSARIO TERRANOVA e lo stesso FILIPPO LUNA, che per primo

    nel film ci conduce nel mondo degli orchi che rapiscono Giuseppe.

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Luciana Della Fornace

     

    1) Luna è una ragazzina inamorata di Giuseppe, un suo compagno di classe e gli ha scritto una lettera che però sembra non voglia consegnargliela. Allora perché l’ha scritta e perché, quando Giuseppe gliela strappa di mano, si adira tanto che il ragazzo si sente di ridargliela?

    2) Mentre i due ragazzi stanno camminando in un bosco si pone loro davanti un feroce cane. Come Giuseppe riesce a cacciarlo via? E’ il preannunzio di ciò che avverrà? Perché poi Giuseppe invita Luna a seguirlo al maneggio dove lui si esercita a cavalcare?

    3) Perchè dopo che Giuseppe ha portato nella stalla il suo cavallo, Luna lo segue? Pensa che sia successo qualcosa. Infatti, dov’è Giuseppe?

    4) Giuseppe è il figlio di un pentito di mafia, Santino De Matteo e, proprio nella stalla, incontra alcuni carabinieri. Ma sono veramente carabinieri? E cosa dicono a Giuseppe per convincerlo a seguirli?

    5) Giuseppe è scomparso e nessuno del paese si dà da fare per cercarlo. In fin dei conti un ragazzino non si trova più, perchè non c’è almeno un abitante della cittadina che si mette alla sua ricerca?

    6) Sanno tutti qualcosa che impedisce loro di agire? E cos’è questo qualcosa, se esiste?

    7) Anche la famiglia di Giuseppe ha un comportamento strano e sembra che tutti loro è come facciano finta di non capire ciò che è accaduto? E’ paura? Ma paura di chi e di che cosa?

     

    8) Santino De Matteo, il padre di Giuseppe è ormai un pentito perchè ha deciso di parlare. Santino De Matteo “pentito di mafia” non ha così condannato a morte suo figlio?

    9) Anche la famiglia, nella sua apparente indifferenza, tace perchè ha paura per gli altri suoi membri, dando per perso Giuseppe? 

    10) Il timore della vendetta sul gruppo familiare, allora, è legato a ciò che il clan mafioso di zona di cui capo mandamento è Giovanni Brusca, un giovane spietato e feroce, possa decidere di fare?

    11) Brusca sembra voler creare un vuoto intorno al pentito cominciando a rapire Giuseppe come per dirgli di stare attento a quello che dirà ai carabinieri. Nel paese ci sono altri familiari di Santino. Allora…

    12) Santino De Matteo sapeva che parlando uno (o anche più di uno) dei suoi familiari, avrebbe dovuto pagare per quanto lui avrebbe detto al magistrato inquirente che lo avrebbe interrogato. Immaginava che la vendetta di Brusca sarebbe caduta su Giuseppe? E se lo immaginava o glielo avevano detto in carcere, perchè ha parlato?

    13) Una volta i mafiosi, pur lottando senza esclusione di colpi, non toccavano mai le famiglie: vecchi, donne e bambini. Era come ci fosse tra loro una sorta d’accordo non scritto. Perchè, secondo voi, nella mafia quest’accordo oggi non ha più valore?

    14) Luna, intanto, cerca Giuseppe e finalmente lo trova, (entriamo nel mondo delle fiabe), in una caverna la cui unica via di accesso è un lago scuro in cui l’acqua neanche sembra muoversi. Luna entrata lì, non può, più tornare, indietro. Come interviene allora Giuseppe per salvare la bambina?

    15) Giuseppe, nella fiaba, riesce a salvare Luna e a portarla verso il sole. E lui? La segue o non può seguirla?

     

    16) Torniamo alla realtà: Giuseppe è stato prigioniero per 779 giorni, sbattuto da una parte all’altra della Sicilia fino a che Brusca da l’ordine di ucciderlo. Giuseppe (pesava ormai 30 kg) viene strangolato e poi il suo corpo disciolto nell’acido. Perché? Perché far scomparire anche il suo corpo? Brusca aveva paura che i carabinieri sarebbero intervenuti e non voleva esistesse alcuna prova che i suoi avessero ucciso Giuseppe Di Matteo oppure, nella sua crudeltà, non volle dare alla famiglia almeno un corpo su cui piangere?

     

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