Gramigna In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Il presente lavoro vuole offrire un invito alla riflessione da parte di docenti e alunni sulle tematiche della famiglia, della scuola e della società. Tre realtà che interagiscono in un macrocosmo. Quando una di queste viene meno al proprio compito si creano delle faglie a cui è difficile porvi rimedio se non si trovano strumenti e strategie adatti e ben strutturati.

    Il film racconta una storia vera, guida lo spettatore e mira a far emergere la valenza delle problematiche affrontate assolvendo altresì ad una duplice funzione: quella di denuncia e quella di propinare un quadro ragionato di una vita vissuta in un costante tedio tra il bene e il male.

    A cura di

    Prof.ssa Campaniello Giovanna

    Prof.ssa Martucci Maria

     

    SINOSSI

     

    Gramigna narra la storia di un ragazzino, Luigi, figlio di Diego, uno dei più potenti boss della malavita campana, che ancora oggi sta scontando l’ergastolo e che Luigi ha visto solo in galera. Luigi è costretto a fare i conti costantemente con una realtà che si divide tra bene e male, conteso tra “tentatori” (ricchi e persuasivi malavitosi) e “angeli custodi” (la madre Anna e l’amato allenatore di calcio Vittorio). Questi ultimi, cercano di mettere in guardia Luigi dai rischi del malaffare, dalla pericolosità di cedere alle provocazioni e, inoltre, lo spronano a studiare e a lavorare, inculcandogli il valore della famiglia, della serenità e, soprattutto, della libertà. Il senso d’impotenza che Luigi prova ogni volta che assiste all’umiliazione dei commercianti della sua terra da parte della malavita, fa crescere in lui un desiderio di riscatto per quella gente e per quella terra. Così, crescendo e lottando dolorosamente contro se stesso, vivendo costantemente in uno stato di profonda solitudine e rabbia, riuscirà alla fine a risorgere e ad estirpare dalla sua mente e dalla sua vita, appunto come una gramigna, ogni forma di tentazione, ben sapendo che tale bramosia potrebbe costargli quella libertà tanto attesa. Libertà che conquisterà a sue spese, sperimentando il dolore e l’umiliazione del carcere. Grazie, quindi, alla sua grande voglia di riscatto, diventerà un commerciante e si dedicherà con grande entusiasmo al civile, in particolare la sua attenzione sarà rivolta a quelle persone che, più volte, aveva visto umiliate e ferite non solo nel corpo, ma anche nella dignità, dalla sua stessa famiglia. Finalmente potrà fare qualcosa per loro, potrà lottare insieme a loro, contro la criminalità. Ma non solo: lottare per il riscatto dei ragazzi del Sud, difendere quella bella terra “sfregiata” che resiste al potere della malavita, sperando che la sua storia possa essere da esempio ai tanti giovani, che sognano di estirpare, come lui, la gramigna dal loro “status”, per diventare uomini migliori.

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Sebastiano Rizzo
  • Titolo Originale: Gramigna
  • Distribuzione: Klanmovie Production Srl
  • Produzione: Kalnmovie Production Srl
  • Durata: 95’
  • Sceneggiatura: Camilla Cuparo
  • Direttore della Fotografia: Timoty Aliprandi
  • Montaggio: Letizia Caudullo
  • Scenografia: Mauro Paradiso
  • Costumi: Valentina Mezzani
  • Attori: Gianluca Di Gennaro, Teresa Saponangelo, Biagio Izzo, Enrico Lo Verso
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    LA VITA E LA STORIA DEL PROTAGONISTA

    Il film è liberamente ispirato al libro “Gramigna” del giornalista Michele Cucuzza e di Luigi Di Cicco. Narra la vita di un ragazzo in fuga dalla camorra, le sue sofferenze, i suoi sbagli, la sua straordinaria forza d’animo. Evidenzia, inoltre, come da un destino segnato ci si può liberare.

    Luigi è figlio d’arte. Suo padre Diego è un boss della camorra, un pezzo grosso, uno di quelli che contano nell’Agro aversano. Cresciuto in un contesto dove le “regole d’onore”, i “principi” e il “rispetto della strada” dominano incondizionati, dove tutto è permesso perché sei l’erede: “il figlio del capo famiglia”. Un destino, quello di Luigi, segnato già dalla nascita: “Ohé, è nato, è maschio”, echeggiava in carcere la voce del padre. Un genitore che non ha mai vissuto veramente, se non attraverso colloqui in carcere, che ha visto sposare la madre nel carcere di S. Maria Capua Vetere, un padre…. che “quella sera avrei voluto portare con me, nella mia cameretta, insieme con mia mamma… guardavo gli invitati che lasciavano il carcere tenendosi a braccetto e mi sentivo costretto a soffrire senza averne colpa”. Un ragazzo che, a differenza dei suoi coetanei, ha imparato la “geografia” rincorrendo il padre nei sui spostamenti tra carceri di massima sicurezza e non con gite scolastiche e soggiorni culturali. Un ragazzo cresciuto nella speranza che il padre, un giorno, potesse ritornare da lui, “affidandosi a Gesù”. L’unico maschio di casa, anche perché tutti gli uomini della famiglia erano latitanti o in prigione, che vive nella costante sofferenza dell’assenza di un padre: “Stai crescendo, devi imparare a comportarti da uomo”, un monito che echeggiava con prepotenza nella sua mente

    La sua casa un “bunker” dove si nascondevano i parenti latitanti, a sua insaputa, e dove blitz della polizia erano ricorrenti. Un’infanzia dai toni smorzati: dai Natali in solitudine alle irruzioni della Polizia, dai parenti uccisi in agguati alla diffidenza delle famiglie dei compagni di classe; un’adolescenza sofferta e mai vissuta perché gravata dalle ombre e dai pregiudizi che lo accompagnavano in ogni passo sociale e di vita. Erano gli anni ’80. “La gente di qualsiasi età mi salutava con rispetto: mio malgrado, ero diventato un personaggio importante. Fuori dal bar si facevano soprattutto discorsi sui boss: l’atmosfera da malavita eccitava la gente, priva di alternative di carattere sociale e con le amministrazioni locali lontane e assenti”. Solo nella scuola trova quei sentimenti sociali positivi e la spinta di cui aveva bisogno per uscire dalla sua sofferenza: attenzioni, richiami, punizioni e consigli dei professori, che in lui avevano creduto; quelle attenzioni, quegli insegnamenti di vita lo facevano sentire “uguale agli altri”. La scuola dà man forte al lavoro di una madre che da sola lo spinge verso la libertà….

     

    LA CULTURA DELLA LEGALITÀ E L’ACCORDO CON L’UNICEF

    “GRAMIGNA” FILM si pone quale strumento amplificatore di educazione contro le mafie, sfruttando appunto il cinema come mezzo di comunicazione per eccellenza. Un segno evidente dell’importanza del progetto di “Klanmovie Production” è l’accordo sancito con l’UNICEF, che sostiene la società di produzione cinematografica sul tema dell’Educazione alla Legalità tra le giovani generazioni. La trama intende favorire la presa di coscienza della realtà della propria terra, una terra bella, ma corrotta, dove i tentacoli del “malaffare” insidiano le scelte, condizionano la vita e bruciano le speranze dei propri figli, calpestando gli insegnamenti di una vita libera e dignitosa e dove troppo spesso la legalità perde il suo intrinseco significato di giustizia e liceità. Il film prende i giovani per mano e, senza ipocrisie, li guida nelle tenebre del male: un passaggio necessario per far comprendere il valore del riscatto sociale. Un riscatto che genera libertà: libertà di osare, ribellarsi, cambiare, fare, sognare. La trama scioglie i nodi che ostacolano il valore della libertà intesa come un impervio percorso in salita, voluto e realizzato con sacrifici e rinunce. Luigi rappresenta il prototipo di “chi se vuole può” rifiutare un destino già scritto, un’eredità già segnata. La Cultura della Legalità viene vista, non solo quale imprescindibile motore di crescita, di emancipazione e di riscatto dell’uomo, ma soprattutto come quel fondamentale strumento su cui far leva per far comprendere ai giovani l’importanza di essere liberi. Liberi di scegliere, di sbagliare, di sognare, di costruire, di crescere rifiutando privilegi e posizioni dominanti in un sistema illegale e corrotto; un sistema dove i “vantaggi facili” sono a portata di mano, a costo, però, di compromessi e assoggettamenti, in una vita senza libertà, senza futuro, senza vie di uscita. La trama ci insegna come la libertà ha sempre un prezzo e la conoscenza della vita e delle scelte di Luigi forniscono gli strumenti atti a questo nobile fine. … crescere è una scala senza una fine, una scala che si sale un gradino per volta lungo il viaggio della vita.

     

    I GIOVANI STUDENTI CAMPANI PROTAGONISTI

    … scommettere anche con una sola probabilità contro cento o mille sulla possibilità di rovesciare o modificare il corso degli eventi (E.Kant).

    “Scommettiamo sui giovani! loro ci propongono le sfide del domani”. Questo è l’inciso della Klanmovie Production, una società moderna, che punta sui giovani per veicolare messaggi positivi, soprattutto in una terra, la Campania, dove ancora oggi si assiste al proliferare di atteggiamenti non sempre consoni alla normalità. Una terra che, da generazioni, è stata contaminata dalla camorra che, celata sotto altri nomi, si è radicata anche al Nord della Penisola. Il malcontento generazionale, la mancanza di valori e la prospettiva di un futuro amletico e precario, portano i ragazzi di ogni terra a condividere abitudini di vita sbagliate e stili di vita negativi: bullismo, abuso di alcool, utilizzo di sostanze stupefacenti e l’ultima impressionante moda, cyberbullismo, trovano spazio nella quotidiana vita sociale e diventano stimolo per avventurarsi in percorsi impervi e per avvicinarsi ai contesti illegali. Il film” Gramigna” è stato voluto e realizzato per i giovani, che sono costantemente alla ricerca di valori, stili, ma anche di stimoli e mode, in un tempo dove spesso gli ideali sono confusi e alterati dalla mancanza di certezze e riferimenti stabili. In un contesto dove la comunicazione avviene soltanto attraverso canali standardizzati e veloci, che impongono modelli di vita effimeri e fugaci e dove il vissuto riflette stili di comportamenti emulativi ma non personalizzati. Il diretto coinvolgimento dei giovani nella realizzazione della pellicola, accanto a personaggi famosi, ha inteso fornire loro “un’occasione”: - di crescita; - di protagonismo; - di riflessione; - di trasmissione. Stimolando in tal modo la loro curiosità e offrendo loro un’educazione ai sentimenti, alla relazione, all’accettazione dell’altro e guidandoli nella gestione delle proprie emozioni, si è proposta loro un’opportunità nel tentativo di rafforzare la propria identità e individualità. Veicolando messaggi sottesi alla personificazione di un evento, si è resi i ragazzi protagonisti di una pellicola, dando loro uno spazio di visibilità per fornirgli le chiavi di cui potrebbero aver bisogno per riuscire ad affermarsi, anche nella semplicità di un “ciak”. Ecco il motivo per cui la Klanmovie, in collaborazione con Unicef, ha puntato sulla semplicità dei contenuti e delle immagini senza effetti speciali, al fine di veicolare idee, valori e messaggi importanti, capaci di superare quei confini geografici e culturali dell’ottica generazionale. … Ai nostri giovani abbiamo chiesto di raccontare attraverso un “sogno diurno sul set” un mondo conosciuto, corteggiato e per alcuni versi temuto…

     

    PERCORSO DIDATTICO

    Sub a: La Terra e il malaffare

    Siamo tra gli anni ’80-’90, caratterizzati da un complicato spaccato sociale fatto di soprusi e di sottomissioni, in una terra, l’Agro aversano, dove regnava sovrana la camorra.

    Omertà, malaffare e malavita caratterizzavano la realtà sociale del tempo.

    In quegli anni questa terra era vittima di organizzazioni criminali, che gestivano la vita delle persone attraverso attività malavitose, perpetrate alla luce del sole.

    Sono gli anni in cui un ergastolano, anche dal carcere, continuava a gestire i suoi interessi illeciti; anni in cui un matrimonio con un boss era motivo di prestigio sociale; anni in cui “pizzini”, estorsioni e soprusi alimentavano il proliferare di manovalanza illegale e giri di denaro facile; una terra violentata dalle sparatorie a “cielo aperto”, dalle guerre dei clan per il controllo della florida economia locale. 

    “Se eri debole, ci voleva un attimo per farti coinvolgere. C’erano molto meno controlli e repressione rispetto ad oggi… Vedevo gente che non aveva soldi per mangiare e il giorno dopo magari circolava in paese con una macchina da 50 milioni di vecchie lire... La droga si trovava con estrema facilità il contrabbando di sigarette era molto più diffuso di oggi: tante famiglie arrivavano a guadagnare cifre degne di rispettabili impiegati pubblici… Poteva facilmente capitare di trovarsi di fronte a offerte più o meno esplicite di facili scorciatoie… una bella macchina, la moto grossa, i locali in della Campania… non era certo difficile entrare nei giri giusti”. Ma siamo anche nel periodo in cui la giustizia inizia ad incutere terrore tra le famiglie malavitose, con arresti “illustri” destabilizzando i perversi giochi di potere.

     

    Sub b: la famiglia e la scuola

    Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso. (Mahatma Gandhi) Famiglia e scuola hanno sempre svolto un compito fondamentale nella formazione delle giovani generazioni e hanno la primaria responsabilità nella trasmissione, non solo dei saperi, ma soprattutto di valori umani, civili e morali. Questa continuità di trasmissione, tuttavia, può essere minata dalla mancanza di interazione tra i due sistemi, dai meccanismi insiti e contorti di una società malsana e corrotta. Siamo negli anni ’80. La famiglia di Luigi, di tipo patriarcale, non rappresenta un classico modello di famiglia tipo: il padre Diego un ergastolano e la madre Anna una casalinga. Un padre che nonostante tutto riusciva a far sentire il peso della sua presenza. Le donne di casa, in particolare la madre, assumono un ruolo portante nell’ambito della famiglia e dell’educazione del ragazzo. Essere genitori è sempre stato molto difficile in ogni epoca, ma nel caso di Luigi, l’assenza fisica del padre rende questa esperienza ancora più difficile ma… nonostante tutto era per lui un riferimento. “Benché in carcere, mio padre ha sempre imposto ai suoi fratelli di insegnare a me e ai miei cugini il valore della vita, della libertà, dell’amore… La vita non può essere fatta di carcere e di lontananza dalla famiglia, non può essere costellata di sofferenze e infelicità, come era capitato a lui”… La gioia di riabbracciarlo, ogni volta che andava a colloquio in carcere, ripagava Luigi di tutte le sofferenze “ritrovavo mio padre e mi sembrava di possedere finalmente tutto quello che mi mancava”. La madre Anna, accorta, affettuosa e vigile, sempre presente nella sua vita, si confronta e si scontra continuamente con il passato, e protegge il figlio dalle insidie del presente… “È una vita che vivo in solitudine aspettando un uomo che, probabilmente, non uscirà mai di galera. Se ho resistito è stato per amore. Non per soldi. Ma per amore. Soprattutto per amore verso di te! Perché se sei qui è solo perché, sin da quando sei nato, io sono stata dalla tua parte, sempre! E ho lottato in silenzio per fare in modo che tu non diventassi come tutti loro. Il mio più grande incubo”. Entrambi i genitori volevano che Luigi studiasse affinché potesse acquisire una cultura, tale da consentirgli di vivere una vita diversa dalla loro…. “E la scuola ti piace? Devi fartela piacere. Devi studiare”, incitava il padre. Questi sono gli anni in cui la scuola inizia ad uscire dal guscio di luogo di sola fruizione di saperi per diventare luogo di formazione integrale dell’uomo e del cittadino. È la scuola il luogo dove nascono le prime relazioni sociali, le prime amicizie, dove si impianta il proprio “io” e ci si confronta con gli altri. Nella scuola Luigi non crede… ha bisogno di certezze, di sicurezze, di affetti. È proprio in quell’ambiente che trova una guida per lanciarsi in quella nuova dimensione: “credere in se stesso”. “Lo sai che non fa bene tenersi tutto dentro... se non vieni a scuola, il tuo problema diventa anche il mio… senza studio non hai altra scelta”. È un insegnante, il prof. Vittorio, che, ponendosi come un padre, lo ha accolto e lo ha guidato nei suoi incerti passi, facendogli anche comprendere l’importanza dello studio per il suo futuro.

     

    Sub c: Il Riscatto e la Libertà

    “La storia di Luigi ci insegna che dalle mafie ci si può liberare anche negli spazi più soffocanti. Anche quando appaiono portatrici di valori tradizionali apparentemente accettabili. Anche dove l’alternativa sembra inconcepibile”.

    Le vicende di Luigi, ci guidano con mano in un cammino sofferto e tortuoso, dove spiragli di libertà, accettazione sociale e pregiudizi gli impediscono qualunque possibilità di riscatto.

    L’ombra di un contesto familiare, un destino segnato e indiscusso, che come un fardello segna ogni suo passo, caratterizzano tutto il racconto.

    È una vita vera, una testimonianza concreta e tangibile. L’immaginario collettivo alimentava facili “romanzi”, in un luogo dove l’accettazione era legata alla posizione sociale della “famiglia”, in quel contesto, temuta, rispettata e garante del territorio. 

    Rispetto, onore, lealtà erano regole indissolubili della criminalità. Luigi è cresciuto nonostante tutto con principi veri: il rispetto degli altri, il valore della famiglia. Sembra strano, ma “quel padre” altro non voleva. 

    Il figlio, il suo unico figlio, non doveva prendere la sua strada.

    Ma l’immaginario collettivo questo non lo sapeva… Dopo il diploma ha provato invano a cercare lavoro, nella consapevolezza di volersi costruire da solo senza l’apporto della sua famiglia. All’inizio è stato difficile, non solo per la mancanza di lavoro, ma anche per la diffidenza che trovava nell’ambiente sociale… “più giorni passavano, più precipitavo nello sconforto… più di una volta mi sono detto, che, forse, il mio unico destino possibile era lo stesso di mio padre. La tentazione era forte: ottenere le cose facilmente senza sudarsele vivendo sulle spalle degli altri, è molto più semplice che svegliarsi e andare tutte le mattine al lavoro facendo sacrifici per tirare avanti”… Ma la sua determinazione ha il sopravvento. “Io non sono come mio padre”… Inizia così la sua avventura verso la libertà.

     

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

     

    di prof.ssa Campaniello Giovanna e prof.ssa Martucci Maria

    Questi brevi contributi danno spunti per lavorare in percorsi formativi che rappresentano interventi sulla legalità, i diritti umani, l’educazione ambientale e interculturale. È possibile considerare quanto la consapevolezza da parte dei giovani dell’essere parte attiva della società, sia l’elemento fondamentale da cui partire come stimolo alla trasformazione. Per ciascuna area del percorso didattico si propongono i seguenti spunti di riflessione.

     

    Sub a: La terra e il malaffare

    A) Tra gli anni ’80-’90, si registra il proliferare di eventi malavitosi, fatti di soprusi e di sottomissioni, dove omertà, malaffare e malavita caratterizzano la realtà sociale.

    1) Come immagini questa realtà?

    2) La ritrovi oggi?

     

    B) Le guerre dei clan per il controllo della florida economia locale sono notizie che quotidianamente dominano testate di giornali e telegiornali raccontando al mondo una terra violentata dalle sparatorie a “cielo aperto”. Come percepisci queste notizie?

     

    C) “Poteva facilmente capitare di trovarsi di fronte a offerte più o meno esplicite di facili scorciatoie… una bella macchina, la moto grossa, i locali in della Campania… non era certo difficile entrare nei giri giusti”. Tu come ti comporteresti?

     

    D) Rispetto, onore, lealtà erano regole indissolubili della criminalità. Cosa rappresentano nel tuo immaginario?

     

    Sub b: La famiglia e la scuola

    A) Sono gli anni in cui un matrimonio con un boss era motivo di prestigio sociale.

    1) Qual è la tua posizione in merito all’idea di matrimonio?

    2) Concepiresti per te una situazione come quella di Diego e Anna?

     

    B) L’immaginario collettivo alimentava facili “romanzi”, in un luogo dove l’accettazione era legata alla posizione sociale della famiglia”, in quel contesto, garante del territorio.

    1) Come concretizzare se stessi di fronte a un immaginario collettivo?

    2) I peccati del padre, secondo voi, ricadono sui figli?

    3) Che ruolo ha una “famiglia” su un territorio?

     

    C) Famiglia e scuola hanno la primaria responsabilità nella trasmissione, dei saperi, dei valori umani, civili e morali. Questa continuità di trasmissione può essere minata dalla modernità senza cultura, senza storia e senza radici che minaccia i legami sociali, i legami tra diverse generazioni?

     

    D) Essere genitori è sempre stato molto difficile in ogni epoca, ma nel caso di Luigi, forse, la mancanza di confronto con l’altro genitore rende questa esperienza ancora più difficile: il confronto con il passato, anche il più recente, diviene davvero raramente possibile.

    1) Può un genitore guidare “da lontano” un figlio nelle sue scelte?

    2) Può essere davvero un punto di riferimento?

     

    Sub c: Il riscatto e la libertà

    A) Le vicende di un ragazzo, figlio di uno dei maggiori boss della camorra, ci guidano con mano in un cammino sofferto e tortuoso dove spiragli di libertà fanno da capolino per poi realizzarsi.

    La libertà che cos’è?

     

    B) “La storia di Luigi ci insegna che dalle mafie ci si può liberare anche negli spazi più soffocanti. Anche quando appaiono portatrici di valori tradizionali apparentemente accettabili”. Luigi è la testimonianza tangibile che se si vuole si può.

    Le tue considerazioni a riguardo.

     

    C) Accettazione sociale e pregiudizi impedivano qualunque possibilità di riscatto.

    1) Come realizzarsi, se i propri sogni non trovano spazi?

    2) Si nasce con un destino segnato?

     

    D) Siamo anche nel periodo in cui la giustizia inizia ad incutere terrore tra le famiglie malavitose, con arresti “illustri” destabilizzando i perversi giochi di potere.

    Il tuo concetto di giustizia

     

    APPROFONDIMENTI

    A) Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso (Mahatma Gandhi) Che significa per te realizzarti?

     

    B) Il panorama giovanile appare oggi per sua natura contraddittorio, non omogeneo, addirittura frantumato. E il cinema, che ad esso si riferisce, offre spesso rappresentazioni che consentono una visione sfaccettata della realtà giovanile e delle tematiche giovanili. Qual è la tua opinione in merito?

     

    C) Il film rappresenta una storia vera. Sapere che non si tratta di finzione, ha condizionato la tua visione del film?

     

    D) Come nel film, determinate situazioni familiari condizionano la crescita di un bambino, costringendolo ad assumersi responsabilità non adeguate alla sua età. Secondo te, quali riflessi potranno avere nella vita da adulto?

     

    E) Quale personaggio del film ti assomiglia di più?

     

    F) Quale momento del film ti ha maggiormente colpito e perché?

     

    G) “Legalità è speranza. E la speranza si chiama “noi”. La speranza è avere più coraggio. Il coraggio ordinario a cui siamo tutti chiamati: quello di rispondere alla propria coscienza”… (Valentina , IPSAR Aversa a.s. 2011/12)

     

     Ti ritrovi in questa espressione?

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