Il colore nascosto delle cose In evidenza

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  • Sinossi:

     

    Teo è un uomo in fuga. Dal suo passato, dalla famiglia di origine, dai letti delle donne    con cui passa la notte e da cui scivola fuori alle prime luci del  giorno,  dalle  responsabilità. Il lavoro è l'unica cosa che veramente ama, fa il “creativo” per un'agenzia pubblicitaria e non stacca mai, tablet e cellulari lo tengono in perenne e compulsiva connessione con il mondo.

    Emma ha perso la vista a sedici anni, ma non ha lasciato che la sua vita precipitasse nel buio. O meglio, l'ha riacchiappata al volo, ha fatto a pugni con il suo handicap e l'ha accettato con la consapevolezza  che ogni giorno è  una battaglia. Fa l’osteopata e gira  per la città col suo bastone bianco, autonoma e decisa.

    Si è da poco separata dal marito e Teo, brillante e scanzonato, sembra la persona giusta con cui concedersi una distrazione. Per Teo invece, tutto nasce per gioco e per scommessa, Emma è diversa da tutte le donne incontrate finora ed è attratto  e  impaurito dal suo mondo.

    Una ventata di leggerezza li sorprende, ma quel galleggiare in allegria bruscamente finisce. Ognuno torna alla propria vita, ma niente sarà più come prima.

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Silvio Soldini
  • Titolo Originale: Il colore nascosto delle cose
  • Distribuzione: Videa
  • Produzione: Lionello Cerri
  • Data di uscita al cinema: 8 settembre 2017
  • Durata: 115’
  • Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Davide Lantieri, Silvio Soldini
  • Direttore della Fotografia: Matteo Cocco
  • Montaggio: Giorgio Garini con Carlotta Cristiani
  • Scenografia: Marta Maffucci
  • Costumi: Silvia Nebiolo
  • Attori: Valeria Golino, Adriano Giannini, Arianna Scommegna
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    L'idea di questo film si è fatta strada lentamente dopo l’esperienza di Per altri occhi, il documentario che ho girato con persone non vedenti qualche anno fa.

    Ho scoperto un mondo che, devo ammettere, immaginavo diverso. Siamo abituati a pensare alla disabilità per lo più attraverso immagini stereotipate, a tenerla a distanza, spesso a compatirla. Invece tramite quel film ho incontrato persone straordinarie, vitali, determinate, curiose, coraggiose… la cui unica paura era che il mio sguardo su di loro potesse indugiare nella pietà.

    I ciechi che ho conosciuto sono pieni d’ironia e di autoironia, non vivono la loro vita in modo drammatico, come siamo abituati a pensare, ma insieme determinato e leggero. Che siano nati non vedenti o abbiano perso la vista in seguito, nessuno di loro perde tempo a compatirsi; tutti lavorano, fanno sport di ogni genere, hanno una vita sentimentale, una famiglia, viaggiano, leggono…

    Così, nel tempo, mi sono reso conto che al cinema ‐ quello di finzione soprattutto ‐ non avevo mai visto niente di tutto ciò. I personaggi ciechi esistono, certo, ma sono spesso tratteggiati in modo scontato, o sono arrabbiati con il mondo, o sono lì per suscitare pietà, o magari servono al racconto perché hanno talmente sviluppato gli altri sensi da sembrare persone con super‐poteri…

    Ma una storia vicina alla realtà, come quelle che accadono nella vita di tutti i giorni, mi mancava.

    Il colore nascosto delle cose nasce da tutto questo.

    Emma è una donna che ha fatto scelte importanti, fa l’osteopata, è autonoma, un matrimonio finito alle spalle e la decisione di vivere da sola. È forte, sa che la  sua  vita non è una passeggiata ma l’ha presa in mano e vuole viverla fino in fondo.

    Teo è uno di noi, un uomo che vive nella velocità di ogni giorno, che lavora con le immagini, è attento all’apparenza. Ha una vita sentimentale ancora indecisa, non si è   mai veramente preso  cura di qualcuno  e, come la maggior parte di noi, non ha mai  avuto contatti con persone non vedenti. Con Emma è costretto a rallentare, e quando scopre che si sta innamorando di lei ha paura. Scappa, cerca di tornare a quello che era prima… ma non ci riesce più.

    L’aiuto dei non vedenti che conosco è stato fondamentale alla preparazione di questo film. Durante la fase di scrittura abbiamo fatto una serie d’interviste e d’incontri più allargati da cui sono nati spunti e scene (a volte esilaranti) che difficilmente saremmo riusciti a immaginare. Ma la consulenza è stata decisiva anche successivamente, per precisare dettagli importanti nelle singole scene, per alcuni dialoghi, per  avere esperienza diretta su come si compiono determinati gesti quando non ci si vede...

    Sia io che Valeria Golino volevamo che Emma fosse una donna cieca come tante, vera, senza niente di artefatto: bisognava essere precisi in ogni cosa. Abbiamo deciso di allontanarla dall’immagine che tutti conoscono di Valeria; non molte attrici si buttano e cambiano, ma lei per fortuna è una di quelle.

    Abbiamo scelto di utilizzare delle lenti a contatto per opacizzarle gli occhi e ‐ oltre alle solite prove in cui coinvolgo tutti gli attori prima di iniziare un film ‐ Valeria ha seguito    un corso di “orientamento e mobilità”, come quello che fanno i non vedenti  per  imparare a destreggiarsi in città, a usare il bastone bianco, a scoprire  un  nuovo ambiente, a organizzare la propria casa, ecc.

    Imparare a vedere il mondo senza fare uso della vista non è per niente semplice...

    Ogni film, per come la vedo io, deve avere un suo linguaggio, un suo tono, come fosse  una musica. Non mi piace ripetere un linguaggio già utilizzato. In questo caso ho cercato un modo di raccontare che portasse ad avvicinarsi a Teo ed Emma in modo quasi intimo, con l’idea di farli diventare due persone reali e vicine a noi.

    Volevo dare agli spettatori la sensazione di essere con loro, partecipare alle loro vicende come se fossero quelle di due amici. In questo è stato fondamentale il lavoro  con  Adriano Giannini. È lui che ci porta nel mondo di Emma, con curiosità e stupore. È stato bello trovare insieme a lui la leggerezza di Teo, quella che da subito piace a Emma.

    Il colore nascosto delle cose ‐ un titolo che ci parla di qualcosa che non appare immediatamente agli occhi, ma che può svelarsi o rivelarsi in seguito ‐ è un film che  nasce dal domandarsi cosa accade nell’incontro tra due mondi apparentemente così lontani ‐ cosa si scopre? Come ci si rapporta all’altro? C’è un prezzo da  pagare  o  qualcosa da guadagnare? Parla di un uomo che mente, scappa e per questo è facile da giudicare. Ma anche di un uomo che cambia e del coraggio di affrontare la propria vita.

    Felice, un amico scultore non vedente, una volta mi ha detto: "Noi ciechi  siamo  fortunati, perché siccome non ci vediamo facciamo più facilmente il passo  più lungo  della gamba!"

     

     

    Silvio Soldini

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

     

    1) E’ una storia a due: Emma, un osteopata che, nonostante abbia perso la vista, è una donna vivace e intelligente, mentre Teo è quello che si dice un farfallone a cui piaccione le donne col vantaggio che anche l’universo femminile si interessa a lui. Perchè due persone così diverse riescono a trovare lati positivi dell’uno e dell’altra?

    2) E’ certo che Teo, appena conosciuto Emma è rimasto colpito dalla bellezza della ragazza per poi scoprire la sua intelligenza e la sua forza di carattere. Infatti, Emma non è cieca dalla nascita quindi ricorda qualcosa di quel mondo in cui si muove ed è la sua reazione che colpisce: non vedere nulla e ricordare, ricordare ricordare. Non trovate che la tragedia della cecità quando si è vissuto, anche per poco, il mondo con i propri occhi sia più tragica che non avere la vista sin da quando si è nati?

    3) Tra Emma e Teo nasce una storia che, nelle intenzioni di Teo, sarà breve e poi  lui si volgerà (come sempre ha fatto) verso altri lidi. Eppure con Emma c’è un qualcosa che gli impedisce di allontanarsi. Forse si sta innamorando lui, proprio lui, che giudicava l’amore soltanto una “boutade”?

    4) Emma, non vedendo, deve immaginare l’aspetto fisico di Teo che per lei, comunque, ha poca importanza. Cos’è che l’ha affascinata del giovane uomo? Il fatto che sappia scherzare su tutto non credendo a niente? E’ strano se è questo il motivo che Emma, proprio lei, così decisa nelle sue scelte e avendo rifiutato altri approcci simili da altri uomini, si senta così presa ora dal farfallone di turno?

    5) Alla fine del film la storia tra i due proseguirà o si ha la sensazione che Emma e Teo, a poco a poco, si allontaneranno? La scelta dei due attori protagonisti (Valeria Golino e Adriano Giannini), secondo noi è stata indovinatissima. Qual è la vostra opinione in merito?

    6) Un merito in più, nella realizzazone del suo personaggio, lo ha rispetto a Giannini, Valeria Golino: primo perché è difficilissimo interpretare la parte di una non vedente in una storia normale circondata da persone normali. A questo proposito non possiamo dimenticare Audrey Hepburn in “Gli occhi della notte” di Terence Young ma quell film era un thrilling in cui la mancanza della vista, da parte della protagonista era elemento determinante nello svolgersi della storia. Nel film di Soldini, invece, il non vedere per una donna è un elemento che si potrebbe definire “aggiunto” perchè ci sono due personaggi che vivono una vita diciamo normale, (normotica direbbe Young) tra i quali nasce una storia d’amore. Forse per Teo il trovarsi davanti una ragazza bellissima e cieca può avergli creato, inizialmente, problemi, facendo intendere agli spettatori che il farfallone un cuore ce l’ha ma l’amore tra i due quando nasce? Come si evolve? E poi finisce o continua? E se continua è per decisione di chi dei due? E se finisce è Emma che decide di chiudere o è Teo che, al solito suo, fugge anche stavolta?

     

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