I'm – infinita come lo spazio In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Jessica, 17 anni, vive in un piccolo paesino, in un luogo misterioso circondato dalla neve.

    La sua storia si svolge in un nowhere no-time, quasi una dimensione parallela, forse un altro pianeta, o un deposito della storia umana affacciato su un futuro che sembra fare paura a tutti quelli che Jessica ha intorno, soprattutto agli adulti.

    Il suo futuro e cosa farne sono il centro dei suoi pensieri, visto che frequenta l'ultimo anno di scuola e vive in un palazzo ai margini del mondo conosciuto, con una madre single e una sorellastra. Un mondo gelato, immobile, in cui niente cambia e niente cambierà, perché è così che sembra essere stato pensato e dove anche le persone intorno a lei sembrano intrappolate. 

    Sua madre Maria, che le ripete che a inseguire i sogni ci si fa solo male; Susanna, la vicina di casa che invece lotta per non rinunciare al suo sogno di fare la cantante; Peter, l'unico suo coetaneo che, seppur da lontano, sembra poterla capire.

    A scuola Jessica è “la stramba” per via dei suoi capelli viola e dei suoi atteggiamenti così diversi dai suoi coetanei, bullizzata dalle ragazze e dai ragazzi più cool, presa continuamente in giro da tutti. Ma lei si difende con il desiderio segreto di cambiare il proprio destino grazie a un suo inatteso talento: Jessica disegna molto bene, e se da una parte spera di scappare dal pianeta immobile che per sua madre è “sicurezza” grazie al disegno, dall'altra dai suoi disegni e nei suoi disegni vediamo il mondo così come lei lo vede o spera che possa essere.

     

    Finché forse la sua fervente immaginazione, forse quella realtà a cui la richiama continuamente sua madre, non provocano nella storia l'inatteso imprevisto che ne cambierà completamente il corso. Un momento in cui Jessica, come qualunque dei personaggi che vivono “ai margini” della Società come lei, potrebbero esplodere in un'inattesa violenza come unica soluzione all'emarginazione e a chi vuole distruggere i propri sogni.

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Anne-Ritta Ciccone
  • Titolo Originale: I’m – infinita come lo spazio
  • Distribuzione: Koch Media
  • Produzione: A.T.C. Adriana Trincea Cinema con Rai Cinema e Paypermoon Italia
  • Data di uscita al cinema: 16 novembre 2017
  • Durata: 109’
  • Sceneggiatura: Anne-Ritta Ciccone e Lorenzo D’Amico De Carvalho
  • Direttore della Fotografia: Pasquale Mari
  • Montaggio: Andrea Maguolo
  • Scenografia: Maurizio Sabatini
  • Costumi: Andrea Sorrentino
  • Attori: Barbora Bobulova, Mathilde Bundschuh, Guglielmo Scilla, Julia Jentsch, Piotr Adamczyk
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    "L'idea di "I'm" mi è venuta in mente qualche anno fa, partendo da un evento a me molto vicino. Sono nata in Finlandia e in parte ho vissuto lì. Adesso vivo a Roma ma la mia famiglia è tornata a vivere in Finlandia, quindi ho un rapporto costante con la mia seconda patria. E, ovviamente sono rimasta colpita da alcuni eventi drammatici ed inspiegabili avvenuti lì negli ultimi anni.

    Per raccontare questa storia, soprattutto per l'evento che caratterizza il climax, avrei potuto scegliere un genere e un tono realistici ma ho deciso, in questo film, di seguire profondamente la mia idea di Teatro e Cinema come "rappresentazione", far deflagrare la realtà e ricostruirla come mito.

    E poiché in quel periodo stavo studiando il 3D per un personale interesse verso la tecnologia come mezzo nella ricerca dell'"immagine perfetta", ho deciso di affrontare la sfida di un linguaggio cinematografico surreale per parlare del mio tema di riferimento: pregiudizio, emarginazione, spingere qualcuno ai bordi della società perché vissuto come diverso e quindi umiliarlo, può creare una reazione di inattesa violenza.

     Poiché questa situazione è qualcosa che ho conosciuto molto bene nella mia vita, ho deciso di fare questo mestiere anche per dare voce a chi non si sente accettato, pur fino al punto di cominciare ad odiare il proprio prossimo. Tento di porre delle domande, non certo fornire risposte, a proposito di cosa potremmo fare per evitare il rapporto causa effetto tra l'emarginazione e la violenza, tentare di mettere uno spettatore nel punto di vista dei personaggi che lottano nelle mie storie.

     Per questa ragione credo solo nel  punto di vista soggettivo nel mettere in scena un Film, e in questo film più che mai il punto di vista è lo sguardo di qualcuno.

     Tutto avviene nel palcoscenico dell'inconscio della nostra protagonista, è il deposito della sua mente. E poiché lei per me rappresenta il nostro tempo, la nostra realtà umana, questo palcoscenico è il deposito della nostra storia recente.

     Ci si muove come nel mondo onirico e quindi non c'è esattamente una divisione tra una "realtà" e una "fantasia", Jessica si muove tra personaggi che non cambiano mai d'abito, gli abiti non sono abiti ma veri e propri costumi di scena, persino gli oggetti e l'arredamento sono legati a degli archetipi, le stanze sono stanze di case per bambole.

     Dove vive lei è tutto immerso nella neve, dove stanno "gli altri", no. E' un mondo di Lego, di giocattoli.

     Per questa ragione, come è espresso chiaramente nel romanzo che ho scritto e da cui Lorenzo d'Amico de Carvalho e io abbiamo tratto la sceneggiatura, la vicenda non poteva che essere ambientata in un "nowhere-notime" quasi una dimensione parallela non raccontata in un genere fantascientifico ma con un lievissimo spostamento, non immediatamente recepito, da tutto ciò che conosciamo.

    Per i miei collaboratori e me è stata quindi una grossa sfida, abbiamo mescolato elementi delle varie decadi del secolo scorso, oggetti anni '50 e '70, cartoni animati anni '30, e ho collaborato con Peter Spilles, frontman della band tedesca Industrial Metal "Project Pitchfork" per avere una colonna sonora che fosse una specie di drammaturgia sonora parallela forte, legata ai sentimenti dei personaggi; le canzoni della Band sono le uniche canzoni che si sentono perché si tratta della Band preferita della protagonista quindi, nel "suo" mondo, non vi è altra musica che la sua, le persone che le girano intorno a volte si muovono come marionette senz'anima in piccole coreografie, tutto attorno a lei appare omologato, impersonale, qualcosa che lascia sempre fuori dalla porta lei e i personaggi che sembrano vivere il suo stesso destino.

     Ma la pressione e l'isolamento portano alla fine Jessica e gli altri personaggi ad un punto per cui è chiaro che ognuno di loro avrebbe le ragioni per reagire male, fuori controllo, dato che non c'è niente di peggio che distruggere i sogni di qualcuno.

     

    REGISTA

    Anne-Riitta Ciccone

    Anne-Riitta Ciccone, nata a Helsinki da madre finlandese e padre siciliano, vive a Roma dove svolge il mestiere di regista e all’occorrenza sceneggiatrice. Mentre frequentava il liceo classico,

    avendo deciso quale sarebbe stata la sua rischiosa scelta di carriera, ha frequentato anche un corso regionale come operatore cinematografico e fotografia e lavorato come assistente coreografa, nel corso dei suoi studi di danza contemporanea. Dopo il liceo si è poi laureata in Filosofia con 110/110 con una tesi su Freud e la psicologia dell'arte, ha iniziato intanto a 17 anni a lavorare come assistente alla regia e aiuto regista per teatro, teatrodanza e cinema, è stata intanto selezionata per il corso a numero chiuso “RAI/Script” di formazione e perfezionamento per sceneggiatori di Cinema e Televisione, e selezionata per l'Italia per il workshop di sviluppo sceneggiature realizzato dal programma MEDIA in collaborazione con la Columbia University di New York. Ha vinto, nei primi anni di attività come autrice, due “Premi Idi autori nuovi”, indetti dall'ente teatrale ETI, messi in scena e portati in entrambi i casi in scena e in turnè per diversi anni, e un Premio Solinas per il miglior soggetto. Ha intervallato l'attività di sceneggiatrice per altri registi (“Benzina” per la regia di Monica Stambrini, “Voce del verbo amore” di Andrea Manni) a film di cui è autrice anche dietro la macchina da presa, ha infatti esordito con il suo primo lungometraggio “Le Sciamane” (scritto e diretto) nel 2000, seguito da “L’amore di Màrja”sempre da lei scritto e diretto nel 2004, che è stato primo incasso indipendente dell’anno e vinto numerosi premi tra cui il Globo d’oro della Stampa Estera come film Rivelazione. Ne è seguita la coproduzione internazionale “Il prossimo tuo” (scritto e diretto) nel 2009. Appassionata da sempre di tecnologia, dal 2010 si è specializzata nel 3D, realizzando il primo cortometraggio italiano in 3D “Victims”, selezionato per il Premio Europeo “Mèlies d’or” per il miglior cortometraggio fantasy. Ha intanto scritto, insieme al marito Lorenzo d'Amico de Carvalho, la sceneggiatura “I'M endless like the space”, per realizzare il suo quarto film da regista, pensato già in scrittura per un uso sperimentale della stereografia 3D, prima donna regista al mondo ad aver utilizzato questo formato. 

     

    Il suo film in 3D “I'M -endless like the space” che uscirà in Italia con il titolo italiano di “I'M- infinita come lo spazio” è tratto dal romanzo omonimo della stessa Anne-Riitta Ciccone, edito in Italia da “Il foglio letterario”, romanzo presentato in occasione del Festival di Venezia 2017, dove il film è stato selezionato come “Proiezione Speciale” nella sezione “Giornate degli Autori Venice days”. 

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Lorenzo D’Amico De Carvalho

     

    1. Jessica, 17 anni, frequenta l'ultimo anno di scuola e ha un solo pensiero in testa: cosa fare del suo futuro. Quando pensate al futuro avete più speranza o preoccupazioni?

    2. Il mondo intorno a Jessica, a cominciare da sua madre, le dice che la sua strada nella vita è già segnata. Pensate che un figlio debba seguire lo stesso percorso dei genitori?

    3. Jessica ha una vicina di casa, Susanna, alla quale guarda con ammirazione perché cerca di seguire i suoi sogni e diventare una cantante. In realtà Susanna ha talento, ma non è mai riuscita ad avere successo. E' necessario avere talento per avere successo? Ci sono altri modo per raggiungerlo?

    4. Ad un certo punto del film a Susanna viene fatta un'offerta purtroppo molto attuale: concedersi ad un uomo potente nella speranza di avere in cambio una spinta decisiva per la sua carriera. Cosa pensate della scelta di Susanna?

    5. Il rapporto fra genitori e figli in questo film mostra una grande difficoltà di comunicazione. Jessica e sua madre Maria si parlano molto senza ascoltarsi mai, mentre Peter e suo padre Mark quasi non si rivolgono la parola. Eppure tutti si vogliono bene. Per voi è difficile comunicare con i vostri genitori? Se si, perché?

    6. Jessica si rifugia spesso nella sua immaginazione per dare un senso alla realtà che la circonda. E' una cosa che capita anche a voi?

    7. Maria invita Jessica a “rimanere con i piedi per terra” perché “a inseguire i sogni ci fa solo male”. Dicendo così pensa di proteggere sua figlia o le sta togliendo la speranza?

    8. Susanna invita Jessica a “trasformare i propri sogni in progetti”. Cosa vuol dire per voi questa frase?

    9. In una scena del film viene citata la “parabola dei talenti” tratta dal Vangelo secondo Matteo. Qual'è il senso di questa parabola, e secondo voi perché l'autrice ha scelto di citarla nel film?

    10. A scuola, sia Jessica che Peter sono oggetto di bullismo da parte di alcuni dei propri compagni, in quanto si vestono e si comportano in modo diverso. Sono cose che accadono anche nella vostra scuola?

    11. Agli occhi di Jessica la scuola tende ad omologare gli studenti rendendoli tutti uguali. Per questo li immagina spesso comportarsi come tanti piccoli soldatini. E' una visione della scuola nella quale potreste riconoscere la realtà che vivete ogni giorno?

    12. La regista Anne-Riitta Ciccone ha scelto di rappresentare la scena di esplosione di violenza in modo totalmente non realistico, come fosse una coreografia di danza. Cosa pensate di questa scelta?

    13. Nel corso del film, i desideri dei protagonisti vengono regolarmente ridicolizzati e frustrati da parte del mondo circostante. Secondo voi la violenza di una persona può nascere dalle umiliazioni subite?

    14. Il mondo in cui la nostra protagonista si muove è reale senza essere realistico. Potrebbe trattarsi di un prossimo futuro, come di un altro pianeta molto simile al nostro. Questa scelta è stata fatta dalla regista Anne-Riitta Ciccone per sottolineare la volontà di raccontare una storia che potrebbe accadere ovunque ed in qualsiasi momento. Cosa pensate di questa scelta?

    15. Nel creare questo mondo fantastico, che nelle intenzioni dell'autrice deve essere una sorta di “magazzino della memoria dell'umanità”, si è lavorato molto sui costumi e le scenografie ad una commistione di epoche e di generi. Sapreste riconoscere le epoche ed i generi citati?

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