Un sacchetto di biglie In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    La vera storia di due giovani fratelli ebrei nella Francia occupata dai tedeschi che, con una dose sorprendente di astuzia, coraggio e ingegno riescono a sopravvivere alle barbarie naziste e a ricongiungersi alla famiglia. Christian Duguay, il regista di Belle & Sebastien, farà vivere sul grande schermo una straordinaria storia vera sull’Olocausto tratta dal romanzo classico di Joseph Joffo, che ha venduto milioni di copie nel mondo.

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Christian Duguay
  • Titolo Originale: Un sac de billes
  • Distribuzione: Notorious Pictures
  • Produzione: Nicolas Duval Adassovsky, Yann Zenou, Laurent Zeitoun
  • Data di uscita al cinema: 18 gennaio 2018
  • Durata: 110’
  • Sceneggiatura: Alexandra geismar, Jonathan Allouche, Benoit Guichard, Christian Duguay
  • Direttore della Fotografia: Christophe Graillot
  • Montaggio: Olivier Gajan
  • Scenografia: Framl Schwarz
  • Costumi: Pierre-Jean Larroque
  • Attori: Doria Le Clech, Batyste Fleurial Palmieri, Patrick Bruel
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

     

    INCONTRO CONCHRISTIAN DUGUAY

    COME E’ COMINCIATA PER LEI QUESTA AVVENTURA?

    Per prima cosa  ho avuto un bellissimo incontro con Nicolas Duval, Laurent Zeitoun et Yann Zenou da Quad, loro volevano incontrarmi perché gli era piaciuto moltissimo JAPPELOUP. Tutti e tre adoranoil cinema e conoscono  gli ingranaggi complessi di questo mestiere.Quandotrovo persone che riflettono in modo globale dalla scrittura della sceneggiatura alle riprese, io sono felice.

    Nel momento in cuimi hanno chiesto se conoscessi Un scchetto di bigliedi Josepheph Joffo, ho dovutoammettere che non lo avevo mai letto. Infatti il libro è  pococonosciuto in Quebec.Scoprendolo, sono rimasto colpito dalla tenacia, la convinzione e la forza che ci sono in questa storia piena di speranza. E un’epopea luminosa, raccontata dal punto di vista dei bambini, sul mondo che li circonda e sulla maniera in cui larealtà li raggiunge.La storia è così forte, ma soprattutto così sfortunatamente universale, che è impossibile non vederci l’attualità, la sofferenza, e sì, a volte i momenti di felicità delle popolazioni che si spostano oggi nel mondo.

     

    COME SI E’ SVOLTO L’INCONTRO CON JOSEPH JOFFO ?

    Con Joseph  abbiamo parlato sopratutto di suo padre e dalla sua voce ho compreso cosa c’era nel cuore del libro.Nell’opera, che è diventata il mio libro preferito, e in quello che mi ha raccontato Joffo  ho scorto il legame  tra Joseph e il mio cinema. Infatti,il mito del padre si ritrova in tutti i miei film. Per me, la  figura paterna  è divina, dà sicurezza ; invece,  nel libro, il padre è evocato ma non è la spina dorsale del racconto.

     

    CHE IMPOSTAZIONE AVETE VOLUTO DARE ALL’ADATTAMENTO?

    Il libro è alla prima persona ma è stato scritto trent’anni dopo gli eventi. Invece, il film sposa sempre il punto di vista di un bambino senza la distanza del narratore del libro. E’ una storiadi formazione all’interno della quale  loro  vivono  avvenimenti così incredibili che quando Jo torna a Parigi, quasi due anni dopo, non è più lo stesso.

     

    MI RACCONTI LA  STESURA DELLA SCENEGGIATURA ?

    Ho letto il libro e sono volutoripartire da zero con la  sceneggiatura. Ho trovato subito il punto di vista da adottare e ho chiamato uno sceneggiatore che vive in Quebec,Benoît Guichard, con il quale ho scritto molti dei miei progetti,e in maniera molto rapida e naturale è uscito  fuori un trattamento : era la trama del film. Da quel momento bisognava organizzare una troupe. Laurent Sivot, il direttore di produzione mi ha fatto incontrare il capo scenografo Franck schwartz e l’aiuto regista, Laure Prévost.

    Se  il film  esiste, è grazie all’incontro con tutte queste persone che mi hanno seguito e che non hanno mai mollato, nonostante  la pressione.

    Avevamo la trama del film, Benoît era al mio  fianco,  ci occupavamo della scrittura econtemporaneamente facevamo i sopralluoghi, il casting e la preproduzione. Quindi era un’avventura che si rivelava essere ardua. Dovevamo individuare i luoghi più significativi per i bambini, in un contesto storico preciso, restando coerenti con la narrazione del film. Ad esempio la Promenade des Anglais, quello è il punto di arrivodel percorso dei nostri due giovani protagonisti. Quanto al finale del film, che non voglio rivelare, l’ho scritto a metà riprese. Non avrei mai potuto farlo senza aver visto con i mie occhi quello che si  stava creando tra i due bambini.

     

    LEI CONOSCE QUELL’EPOCA, VISTO CHE HA REALIZZATO UN FILM SU HITLER. TUTTAVIA, HA SENTITO L’ESIGENZA DI DOCUMENTARSI SUL PERIODO STORICO?

    Effettivamente, mi ero già preparato tanto per fare HITLER e conoscevo bene il contesto politico, ma ero affascinato dall’Occupazione tedesca.Quel maschilismo della politica e la divisione tra chi abbassava la testa e chi si ribellava, mi affascinava. Secondo me, era necessario sentire la Storia tramite gli scenari. Per esempio, nella  parte nizzarda, quando si vedono gli italiano lasciare la Francia in maniera precipitosa, si capisce che sono sbarcati gli alleati. Sono dettagli similiche cipermettono di non essere troppo didascalici. Lo ripeto, è l’universalità di questa storiala cosa che ha emozionato tanto la gente da quando è uscito il libro. Si sono visti moltissimi film su questa epoca, ciò che conta oggi è la verità delle emozioni, che restano ancora le stesse, anche se oggi lo scenario è cambiato.

     

    GLI SCENARI SONO MOLTO PRECISI

    Come le dicevo, ho incontrato un capo scenografo  strepitoso,Franck Schwartz. Non è tanto il suo percorsoche mi ha convinto, quanto la capacità di ascoltare, la sua  calma  e il suo modo di fare. Ha capito che volevamo fare un film storico senza attardarci troppo sul contesto.

    A Nizza abbiamo girato in un appartamento molto piccolo, quindi complicato per la scenografia, i costumi, il make-up, eccetera, ma eravamo a due terzi delle riprese e avevamo una troupe incredibilmente unita. Questo è un esempio fantastico della totale fiducia che mi hanno dimostrato gli attori e i tecnici.

     

    MI PARLI DEL CASTING DEI BAMBINI.

    Ho avuto la fortuna di lavorare conValérie Espagne,una  direttrice di casting  eccezionale. Lei ha incontrato più di mille bambini e, tra quelli che mi ha mostrato, mi hanno conquistato Dorian Le Clech (Joseph) e Batyste Fleurial (Maurice). In modo casuale, si è creato un piccolo miracolo tra i due ragazzi.

    Dorien ha una scintilla particolare nello sguardo. Per esempio, per la scena dello schiaffo, gli ho dato la battuta e le emozioni sono arrivate in modo naturale.

    Ha capito subito  quello che cercavo nella parte e ha rispettato le mie direttive e lo spaziodove doveva recitare. Era necessario che vivesse le scene. Batyste aveva meno esperienza di lui ma ha saputo lavorare in modo rigoroso per calarsi nei panni del personaggio. Ha un calore d’animo che apprezzo molto  e si è mostrato particolarmente capace di ascoltare. Gli ho spiegato qual’era l’arco di trasformazione del personaggiosenza analizzare troppo la parte. Volevo che potesse sentire il copione e che si immergesse  in quel dettaglio della recitazione dandogli la prospettiva della scena nella sua globalità.

     

    COME LI HA DIRETTI ?

    Ogni sera ho preparato con i bambini le scene del giorno seguente per rimarcare bene l’evoluzione del loro personaggio. Era necessario che io fossi assolutamente sicuro delle parti e  in questo sono stato notevolmente aiutato anche da Amour, il coach dei bambini, che ha ascoltato sempre le mie richieste in modo eccezionale. Lei voleva che la parte risultasse  naturaleenon recitata. Quindi, li faceva parlare del proprio ruolo e recitare in tutti i versi, affinché il copione arrivasse a loro in modo spontaneo e fosse sentito emotivamente. Poi, a  un certo punto, lei diceva :« dimentica il copione è ispìrati a chi ti sta di fronte».Molto spesso, gli attori professionisti rimangono focalizzati sulla loro battutta e non considerano l’altro interlocutore, questo non era assolutamente il caso di Dorian o di Batyste.

     

    LA SCELTA DI PATRICK BRUEL E ELSA ZYLBERSTEIN PER I GENITORI E’ STATA RAPIDA ?

    Patrick è diventato un dato di fatto durante la scrittura. Io aspettavo il momento giusto per proporgli un progetto elui aveva letto una prima bozza della sceneggiatura e ne era rimasto conquistato. Siamo entrativelocemente in confidenza e ha dimostrato una generosità straordinaria. Gli ho mostrato le scene con Dorian che lo hanno sconvolto. Credo che si sia proiettato nel rapporto con suo figlio. Abbiamo parlato dei nostri bambini, del libro, di UN SECRET diClaude Miller  e della mia percezione della parte. Il suo incontro con Dorian è stato stupendo. All’inizio, temevo che Elsa fosse troppo giovane per la parte. Ma ripensandoci, mi sono reso conto che all’epoca le donne avevano figli molto presto, perciò non stupisce  il fatto che, intorno  ai vent’anni, lei abbia due bambini. Volevo che assumesse il ruolo di madre ed è stata fantastica.

     

    C’E’ TUTTA UNA GALLERIA DI PERSONAGGI SECONDARI GRANDIOSI : IL DOTTORE ROSEN, IL LIBRAIO COLLABORAZIONISTA, IL PARTIGIANO, ECCETERA.

    Per me, è come nel cinema di Claude Berri e le sue interpretazioni di Pagnol. Vengo da questa tradizione e mi porto dietro alcune immagini letterarie. D’altronde, per i ruoli secondari, ho avuto l’impressione di essere guidato dal libro e accade raramente. Bernard Campan interpreta il libraio collaborazionista, un personaggio poco colorito che tiene un discorso agghiacciante senza cadere troppo nel teatrale. E’ stato conquistato sopratutto da questo universo e dal motivo che mi ha spinto a girare un nuovo adattamento.

    Christian Clavier che interpreta il medico, ha capito che poteva dare un tono vero al suo personaggio, anche se si trattava di un piccolo ruolo e le riprese sarebbero durate solo due giorni. Sul set l’ho spinto un po’ e  ha compreso il lavoro che volevo fare con Dorian. Spesso, gli chiedevo di riportare il bambino nel suo spazio di recitazione e in ogni ripresa  metteva la stessa intensità e la stessa precisione.

    Con Kev Adams, che interpreta il partigiano, sono stati 3 giorni di riprese memorabili! Conosciamo la sua energia, lo scoppiettio e il suo umorismo  di strabordanteintelligenza. Nel film, quando si fa incastrare e si sacrifica, è un momento molto forte. Kev ha compreso subito che,senza teorizzare troppo, lo conducevoin un registro fuori dal comune, verso un’energia particolare. Desideravo che la sequenza iniziasse a vivere. Mi ha seguito e si è lasciato andare. La sua prestazione traccia un segno importante nella storia del racconto.

     

    QUALI SONO STATE LE SUE SCELTE DI REGIA ? 

    Ho preferito la steadycam per avere la possibilità di farmi guidare dagli spostamenti degli attori, perché èla loro recitazione che detta il movimento,  non sono gli attori che devono  seguire un movimento prefigurato. Ma non volevo che loro ne fossero consapevoli. Di conseguenza,insiemeall’accessorista e alla segretaria di edizione,  è stato sistemato tutto per darmi una grandissima  flessibilità di azione,prima di accompagnare gli attori sul posto. Volevo che comprendessero l’universo in cui eravamo, senza svelare tutto. In secono luogo, sono gli accessori e i piccoli dettagli che danno agli attori la possibilità di materializzare la loro tensione. Un bicchiere d’acqua riempito fino al bordo, una mano che trema, o il modo in cui l’ufficiale tedesco inzuppa un pezzo di pane in un uovo. Queste scelte non sono dettate da ragioni estetiche, servono invece a condurre gli attori nel clima emotivo della scena.

     

    E LA FOTOGRAFIA?

    Dopo BELLE E SEBASTIEN, ho lavorato con Christophe Graillot, che è un capo-operatore eccezionale,  sa che io sono un intuitivo  per quanto concerne le inquadrature  ed è consapevole che deve dare un’immagine bella e contrastata. Visto che la mia telecamera è molto mobile, è costretto a fare in modo di adattare la tecnica agli spostamenti degli attori e ai movimenti della macchina, così come agli istanti imprevisti ,colti dal vero.

     

    A VOLTE LEI RIPRENDE GLI ATTORI DA MOLTO VICINO

    Sì, nei momenti più traumatizzanti del film, volevo che si stesse nel dettaglio. Per esempio, per la scena del treno, ho girato con un obiettivo macro per essere il più opprimente possibile e concentrarmi su due o tre dettagli precisi. E’ una piccola lente vicina agli attori che lascia una prospettiva e offre  un punto di vista opprimente.

     

    LA  MUSICA E FIRMATA ARMAND AMAR.

    E’ il mio secondo film con lui dopo BELLE E SÉBASTIEN. Sa in che modo la musica si inserisce per accompagnare la drammaturgia e dare un’ ulteriore emozione al film.Si è dimostrato generoso e sincero in maniera assoluta. C’è stato un grande dialogo tra noi per creare i temi musicali.Eranecessario In modo particolareinserire un tema per  Elsa Zylbersteinprima di tutto, affinchè fosse credibile il suo modo di tenere il violino e di accordarlo. D’altronde, non appena  lei prende  lo strumento e i bambini la guardano, si comprende tutto il passato della famiglia. Poiché In UN SACCHETTO DI BIGLIE, l’universo familiare è molto importante, ogni volta che i genitori di Jo e i loro figli si ritrovano, si doveva sentire quanto stanno bene insieme, e questo passa dalla musica. La scena dura soltanto dieci secondi ma si comprende tutto.

     

    INCONTRO CON JOSEPH JOFFO

    COME E NATO IL PROGETTO DELL’ ADATTAMENTO? 

    Inizialmente ho avuto un incontro favoloso con il produttore Jean-Charles Lévy che mi ha permesso di vedere Nicolas Duval di Quad. Lui si è entusiasmato molto in fretta per il progetto. Sono trascorsi più di quarant’anni dall’adattamento di  Jacques Doillon e io volevo che si raccontasse la  mia vera storia.Christian Duguayha firmato delle immagini di grande autenticità e penso che i miei lettori  lo noteranno..

     

    HA INCONTRATO CHRISTIAN DUGUAY  MOLTO PRESTO? COME E STATO L’INCONTRO?

    Questo incontro è stato una vera gioia. Per prima cosa mi ha fatto vedere il suo film JAPPELOUP che mi è piaciuto moltissimo. Poi, ho visto il film su Hitler. Non si tratta una tematica del genere per caso. Mi è sembrato che fosse in maniera evidente la persona giusta e non mi sono sbagliato.

    HA NOTATO LO SGUARDO ESTERNO DA CANADESEDI CHRISTIAN DUGUAY  RISPETTO AGLI AVVENIMENTI  EVOCATI NEL FILM ? 

    E’ il terzo occhio!Tutti abbiamo una visione differente di quello che è successo durante la guerra. Christian è stato superbo perché ha trovato la giusta misura ; non è mai  eccessivo  ed è  riuscito a restare oggettivo, apportando coumunque il suo punto di vista di autore e di regista.

     

    CHE PENSA DEL RAPPORTO CON IL PADRE MESSO IN RISALTO DA CHRISTIAN DUGUAY ?

    Quando i bambini ritrovano il padre, lui dà uno schiaffo a Jo, cosa che lo stupisce. Mio padre aveva conosciuto i pogrom. Era un duro che aveva vissuto nella Montmarte dell’anteguerra,  un contesto che mi fa pensare alla Brooklyn degli anni trenta che si vede in C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA.  Le posso dire che è una cosa chele forgiail carattere…

     

    E’ SERVITA LA SUA CONSULENZA SUL SET?

    Sì, specialmente per la ricostruzione degli scenari, come il negozio di parrucchiere a Nizza. Del resto era talmente realistico che una signora è entrata nel negozio  « in realtà un ristorante allestito »e ha esclamato : « finalmente un negozio di parrucchiere normale!».  Abbiamo riso molto.

     

    CHE OPINIONE SI E FATTA DEGLI ATTORI?

    All’inizio avevo qualche dubbio su Patrick Bruel, ma è un attore bravissimo e ha interpretato mio padre in modo straordinario. Elsa Zylberstein è stata incredibile e Christian Clavier incarna talmente bene il ruolo  del dottor Rosen che mi ha fatto dimenticare il suo personaggio cultJean Cojon il Marpione. Il che è tutto dire!

     

    E I BAMBINI?

    Sono stati straordinari per  determinazione e convinzione. In pieno inverno, prima dell’alluvione a Nizza, entravano persino in acqua senza problemi. Ho parlato molto con loro, volevano sapere se tutto quello che c’era nel libro fosse vero. Gli ho detto che mi ero tenuto persino un po’ al di sotto della realtà, perché desideravo che il libro andasse verso la vita dimostrando che i bambini avessero una possibilità per cavarsela.Bisogna lasciare la speranza a quelli che ci leggono, mostrare loro che con molto caraggio si può sopravvivere.

     

    COME HA DIRETTO I BAMBINI, CHRISTIAN ?  

    Christian ama il suo lavoro e il grande talento che ha è quello di saper ascoltare gli altri. E’ riuscito a dirigerli senza dare loro l’impressione che stessero ricevendo degli ordini.Di conseguenza loro anticipavano i suoi desideri ed erano parte integrante del film.

     

    COSA HA PROVATO LA PRIMA VOLTA CHE HA VISTO IL FILM ?

    Si era appena concluso il montaggio e il film non era completamente finito. Tuttavia, mi sono venuti i brividi e ho pianto. Secondo me, Christian Duguay ha fatto il film della sua vita.

     

    PENSA CHE TRASMETTA UN MESSAGGIO AL PUBBLICO DI OGGI?

    In questo momento, la storia che ho vissuto io risuona in modo particolarmente forte. A causa del terrorismo, anche i bambini di oggi sono costretti a fuggire. Come noi cinquanta anni fa, si ritrovano per strada, completamente isolati e lasciati a se stessi. Spero che il film ci sproni a interrogarci sul destino dei bambini e di queste famiglie distrutte. 

     

    INCONTRO CON BATYSTE FLEURIAL PALMIERI E DORIAN LE CLECH 

    COME SIETE ARRIVATI AL PROGETTO?

    Dorian : Io avevo preparato  alcune scene per fare dei provini a Parigi. All’inizio mi sono ritrovato a recitare con un altro ragazzo che faceva il provino per il ruolo di Maurice. Alla fine ho incontrato Batyste che era stato scelto  per interpretare Maurice e la prima volta che abbiamo recitato insieme è stato per la scena dello schiaffo.

    Batyste: Abbiamo iniziato i provini ognuno per conto proprio e anche io avevo preparato i testi prima di iniziare i provini. Mi hanno richiamato per una  « call back» ed è in quell’occasione che ho formato un duo con un altro Joseph , e poi con Dorian. E quindi siamo stati scelti io e Dorian.

     

    CONOSCEVATE IL LBRO? 

    Dorian : Io non lo conoscevo, quindi l’ho letto con mia madre per il film. Sono rimasto impressionato da Joseph che aveva soltanto dieci anni quando è partito con suo fratello. Non so se al suo posto  avrei saputo cavarmela nella zona libera. Prendere il treno, fuggire, camminare per ore…è incredibile vedere tutte le prove che  è riuscito ad affrontare alla sua età!

     

    Batyste : Io avevo studiato il libro a scuola.. Quando ho iniziato a prepararmi per il film, ci hanno dato il libro e il fumetto di Un sacchetto di Biglie. Sono rimasto più attratto dal fumetto. Non visualizzavo necessariamente come avremmo adattato il libro per il cinema, ma è davvero una bella storia. Come Dorian, non so se sarei stato in grado di fare quello che hanno fatto Maurice e Joseph.

     

    QUALE E STATA LA VOSTRA REAZIONE QUANDO AVETE LETTO LA SCENEGGIATURA?

    Batyste Mi sono reso conto improvvisamente del lavoro che mi aspettava e ho capito che sarebbe stata una cosa difficile…La sceneggiatura mi ha toccato molto.

    Dorian : Mi è sembrato che la sceneggiatura fosse moltosimile al libro. Nel film abbiamo aggiunto un po’ di azione, brividi, complicità e amore e ognuno ha messo il suo tocco personale.

     

    PUOI RACCONTARCI LA STORIA DEL FILM ?

    Dorian : E’ la storia di Joseph Joffo che deve attraversarela Francia con suo fratello Maurice durante la Seconda Guerra mondiale per passare nella zona libera. Prenderanno tutti e due delle strade difficili per arrivarci. Incontrano persone simpatiche ma anche altre delle quali non devono fidarsi. E poi tutto viene sconvolto : i Tedeschi sbarcano e invadono la zona libera. Joseph e Maurice possono essere catturati in ogni momento e provano quindi a nascondersi.  Per poter restare nello stesso luogo per diversi mesi, Maurice trova un lavoro in un ristorante e Joseph abita a casa di una famiglia di librai e in cambio consegna i giornali. Quando gli Americani sbarcanoin Francia, i Tedeschi ripartono e i due ragazzi sono liberi. Alla fine, Joseph vuole dire aFrançoise, la figlia dei librai, che è innamorato di lei, ma è troppo tardi.

    Batyste: Il film racconta la storia di due bambini ebrei che vivono a Parigi con la loro famiglia. Quando diventa obbligatorio indossare la stella gialla, sono vittime di ingiurie a scuola  e di tafferugli. I genitori chiedono a tutti e due di fuggire e di raggiungere la zona libera per mettersi al sicuro. Credono che quella sia la soluzione migliore. Joseph e Maurice arrivano a Nizza dove si trovano già i loro due fratelli maggiori. Anche i genitori riusciranno a ritrovarli, ma quando i Tedeschi invadono la zona libera la famiglia si divide di nuovo. Maurice e Joseph partono per un campo scout. Un giorno in cui escono con Ferdinand, un ragazzo più grande, vengono arrestati dai Tedeschi e torturati. Grazie a un parroco riescono a cavarsela, riprendono il loro viaggio e poi si fermano in un paese dove trovano lavoro. Joseph inizia a vendere i giornali per conto del libraio che lo ospita e Maurice trova un posto nella ristorazione ed entra a far parte della Resistenza fino alla fine della guerra.

     

    PARLATEMI DEI VOSTRIPERSONAGGI.

    Dorian : I due ragazzi sono molto coraggiosi e molto complici. Joseph ha lasciato il suo sacchetto di bigliedietro di lui, è come se abbandonasse la sua vita precedente per proiettarsi verso il futuro. E’ fantastico. Lui è più giovane di Maurice e per riuscire a seguirlo e incassare i colpi della vita, ha avuto un coraggio incredibile. Durante il viaggio, si tempra e cambia.

    Batyste : Maurice è più consapevole della situazione e dei rischi legati alla guerra. Tenta di proteggerlo e fa di tutto affinché lui sia al sicuro. E’ un po’ il capo. Cresce anche, ma sin dalla partenza sapeva che si sarebbero confrontati con delle grandi difficoltà : la separazione dalla famiglia, il rischio di essere arrestati, lo spaesamento per la fuga e per le tante ore di cammino, la fame, l’assenza di sonno, le trappole da evitare, le violenze della guerra…Joseph è più giovane e quindi più proccupato, più incosciente. 

     

    SECONDO VOI, LORO TRAGGONO CORAGGIO DAL PADRE, DALLA SUA ESPERIENZA ? 

    Dorian : Sì, è il padre, così dignitoso e fiero, che gli dà tantissimo coraggio. Joseph e Maurice si sono plasmati a contatto con il loro papà. Hanno imparato a essere più duri e a difendersi. Quando sono stati torturati dai Tedeschi, i due fratelli sono molto cambiati. Hanno compreso che era una cosa seria e che non dovevano mollare perché, in quanto ebrei, rischiavano la  vita. 

     

    SI SENTE UNA GRANDISSIMA COMPLICITA’ E UN IMMENSO AMORE FRATERNO TRA I DUE. VOI, COME SIETE RIUSCITI A CRARE QUESTA COMPLICITA’ ?

    Dorian: Appena ci siamo conosciuti, c’è stata una bella intesa. Abbiamo passato tantissimo tempo insieme e considero Batyste un po’ come un fratello maggiore. 

    Batyste: Abbiamo avuto tempo per imparare a conoscerci. Ci sono state alcune settimane di prove per preparare la parte con Amour, il nostro coach. Poi abbiamo provato delle scene insieme. Il fatto di trascorrere due mesi sul set sempre insieme ci ha consentito di creare legami forti e di avvicinarci l’uno all’altro.

    COME VI SIETE TROVATI CON   PATRICK BRUEL E ELSA ZYLBERSTEIN?

    Batyste : Benissimo! Quando siamo arrivati in camerino Elsa mi ha chiavama persino «figlio mio, tesoro». Era molto affettuosa con noi. Tra le riprese, parlava tutti insieme e Patrick ed Elsa erano disponibili. Non si sentivano mai superiori a  noi. Formavamo una vera squadra e tutti partecipavamo alla stessa avventura. Patrick ci dava dei consigli e insieme ad Elsa ci facevano i complimenti e la cosa ci dava molto coraggio.

    Dorian:Io sono stato molto vicino a Patrick. Ho parlato spesso con lui provavamole stesse emozioni. Appena finivano le riprese era molto disponibile e passava allo scherzo! Invece Elsa, aveva bisogno di restare tranquilla per ritrovare se stessa ascoltando un po’ di musica.

     

    COME LAVORA CHRISTIAN DUGUAY ?

    Dorian: Quando eravamo sul set, io non pensavo alla telecamera ma alla mia parte. Non pensavo più a Dorian ma a Joseph Joffo. Era il consiglio di Christian affinché noi potessimo calarci nei panni deinostri personaggi con emozione. Ed è in quel momento, quando l’emozione arriva, che si lavora bene.

    Batyste: Christian non ci metteva fretta e ci spingeva ad andare nel più profondo delle nostre emozioni. Cistava dietro per tutto il tempo, in maniera positiva, per incoraggiarci. Provava a capire quando eravamo pronti per un emozione autentica.

     

    PARLATEMI DELLE VOSTRE PROVE CON AMOUR, IL VOSTRO COACH.

    Dorian: Ci ha insegnato ad ascoltare per dire la battuta.Ci ha insegnato per prima cosa ad ascoltarci per dire la battuta. All’inizio, pensavamo a un pallone e ci lanciavamo pensando a un colore. Dovevamo dire il colore che era stato  pensato più un altro colore. Quando ci sono delle battute da imparare e dei cambiamenti rapidi, bisogna restare veramente in ascolto dell’altro.

    Batyste: Era un gioco di ascolto.

    Dorian: Impare le scene, non era la cosa più difficile. Amour mi ha fatto venire voglia di preparare le battute e all’improvviso avevo la scenaggiatura in testa.

    Batyste: Ci preparavamo tutto il tempo giocando con Amour. A forza di ripetere sempre, una volta sullo setnon ci preoccupavamo più del copione, ma di quello che era necessario fare. Lei non ci faceva preparare l’interpretazione ma piuttosto la comprensione del copione. Potevamo preparare il copione usando  emozioni diverse. Quando ci ritrovavamo sul set, Christian ci diceva quello che si aspettava da noi e noi lo pescavamo in quello che avevamo preparato prima. Christianfaceva anche l’inquadratura e quindi era molto vicino a noi.

     

    COME SI E SVOLTA LA SCENA DELLO SCHIAFFO ?

    Dorian: E’  l’ultima scena di sentimento che abbiamo girato. Ero completamente immerso nel copione e nella sequenza, sapevo quello che sarebbe accadutosuccessivamente perché avevo girato già le altre scene. Ho capito subito in quale emozione era necessario che mi calassi.

     

    POTETE RACCONTARCI QUALCHE ANEDDOTO DELLE RIPRESE?

    Batyste: Le riprese sono durate due mesi, è stato magico! Si è formata una sorta di grande famiglia. Io , a volte prendevo in giro Christian per il suo accento del Quebec.

    Dorian: Quando siamo stati a Parigi, Christian mi chiedeva spesso di provare una scena. Mi diceva : « vai Dorian, recita!» Non capivo sempre il suo accento e per divertirmi, una volta ho recitato con il suo accento  del Quebec. 

     

    COME SI E’ SVOLTO IL VOSTRO INCONTRO CON JOSEPH JOFFO?

    Dorian: L’ho incontrato a Nizza. Ci capivamo abbastanza bene. Mi ha incoraggiato e ha detto : «Sei un bravo ragazzino e mi assomigli molto».Questo mi ha dato un po’ di carica per le scene di sentimento che avremmo girato un’ora dopo. Specialmente quella sulla spiaggia a Nizza con tutta la gente intorno.

    Batyste: Ero impressionato e imbarazzato.  Mi mettevo al suo posto e la storia è così toccante. Ricordo che mi ha detto « spero che sarai forte come Maurice». La cosa mi ha messo un po’ sotto pressione.

     

    CHE VORRESTE DIRE AI RAGAZZINI DELLA VOSTRA ETA’ SULLA STORIA DEL FILM ?

    Batyste :  Studiamo la Shoa a scuola ma non ci immergiamo mai nella storia individuale delle persone. Con il film, capiamo quello che gli ebrei hanno visto e subito. E’ un film toccanteche rende consapevoli delle cose che sono accadute veramente durante la guerra: le famiglie divise, le torture, le fucilazioni dei partigiani, i bambini che si nascondevano, la paura di essere catturati e di morire….Spingo i miei amici ad andare a vedere il film per farli rendere conto  dell’orrore di quella guerra.

    Dorian : Quello che si vede nel filmè che sono stati deportati molti ebrei, ma anche altre persone.E’ necessario che questo film sia uno scatto affinché si prenda coscienza che in quel periodo le bombe cadevano addosso alle persone dall’alto e  si poteva morire in qualsiasi momento.

    Batyste : E’ difficile spingere i giovani ad andare a vedere il film. I ragazzini pensano spesso che è una storia vecchia e se ne fregano alla grande, ma è importante essere sensibili alla cosa.

    Dorian : I nostri professori non sono sempre le persone più adatte per parlarci di storia, delle guerre, degli eventi del passato. A volte ci si annoia a lezione e non c’è veramente la voglia di imparare. Se ci si potesse immergere completamente nella storia, riusciremmo sicuramente a interessarci delle cose che ci toccano, e il film ci aiuta veramente a farlo. 

     

    INCONTRO CON ELSA ZYLBERSTEIN & PATRICK BRUEL

    COME SIETE ARRIVATI AL COPIONE/PROGETTO? 

    EZ : Ho saputo che il film era in preparzione da un’amica che mi aveva detto « è un ruolo adatto a  te», e il caso ha voluto che il mio agente mi chiedesse di incontrare Christian Duguay. Non appena ci siamo conosciuti, ho avuto subito la sensazione che ci saremmo capiti. Mi sono piaciuti la sua energia e il suo modo di guardarmi. Quando mi ha detto: « sei troppo giovane, sarà necessario invecchiarti perché  risulta che hai 4 figli», gli ho risposto  «ok non ci sono problemi». Avevo visto JAPPELOUPche mi era sembrato notevole nella suadrammaturgia. Christian aveva mescolato in modo preciso tutto quello che c’è di buono nel cinema Americano – lo sviluppo dei personaggiprincipali e secondari, l’espressione delle emozioni, l’uso dei flashback – e la dimesione intima del cinema Europeo. Sapevo che sarebbe riuscito a raccontare la storiadi famiglia di Joseph Joffoin modo romanzesco e con personaggi molto forti.

    PB:E’ stato Eric Tolédano che mi ha parlato del copione. Abbastanza presto, Laurent Zeitoun e Nicolas Duval, di Quad, mi hanno fatto sapere,con un entusiasmo particolarmente forte, che volevano che partecipassi all’avventura. Ho esitato un po’, UN SECRET risuonava in me ancora molto forte? Non l’avevo già fatto? E così via… poi ho parlato con Christian Duguy ed è statoun incontro decisivo. Al di là di parlaredel suo lavoro di ottimoregista che già conoscevo, mi sono confrontata con lui su quello che mi sembrava essere fondamentale per la riuscita del film: il casting dei ragazzi. Perché ci sono tanti film sulla II Guerra Mondiale ma pochissimi passano attreverso il punto di vistadei bambini e la sfida era quella. Mi ha mostrato i provini di Dorian per la parte del piccolo Jo nelle scene degli schiaffi. Sono rimasta più che colpita…sbalordita! Mi era capitato raramente di vedere un attore di quello spessore. Sì, un bambino capace di recitare e sopratutto di ripetere più volte la stessa scena ogni volta in modo autentico. Ho sentito che sarebbe successo qualcosa con questo regista e questo film, ed è accaduto durante tutta la lunga avventura.

     

    E’ UN LIBRO CHE HA ACCOMPAGNATO TUTTI E DUE DURANTE L’INFANZIA ?

    EZ: Il libro era nella biblioteca dei miei genitori e l’ho letto al liceo. Mi aveva toccato e segnato molto. La famiglia di mio padre, di origine polacca, è arrivata in Francia negli anni trenta e durante la guerra si è dovuta nascondere vicino a Lione. Quindi, la storia di Joseph Joffo ha fatto eco al percorso di vita della mia famiglia.  Leggendolo, ero completamente sconvolta perché è attraverso lo sguardo di un bambino che ci si ritrova immersi negli anni Quaranta. Tenendo conto degli eventi che accadono in Francia in questo momento, è importante fare film che abbiano una dimensione universale e che attraversino le epoche. Il cinema permette di trasmettere, denunciare e dire quello che non si dice più né  a scuola né in famiglia. E c’è un aneddoto, moi padre conosceva la famiglia Joffo, andava a tagliarsi i capelli nel loro negozio!

    PB :Ho letto il libro e visto il primo film che ne era stato tratto, non appena sono usciti. Mia madre ci teneva molto, proprio come me oggi… io ci tengo che i mie figli e tutti gli altri ragazzi conoscano questa storia che non può nonparlargli, vistoquanto risuona oggigiorno…

     

    PATRICK, COME DESCRIVEREBBE IL PERSONAGGIO DEL PADRE ? LO SENTIAMO DIVENTARE PIU INCALLITO E SEGNATO DAL PESO DI UNA STORIA DOLOROSA, MA E ‘ TENERO E AMOREVOLE CON LA SUA FAMIGLIA… 

    PB : E’ un referente, una brava persona, necessariamente tormentata perché è un passo avanti  rispetto agli altri. Ha il presentimento di quello che succederà e ha già superato delle prove terribili, la fuga dai pogrom. Sa che ciò che è successo in passato può ripetersi e quindi prova ad anticipare. C’è una reattività poco comune ma indispensabile in quei momenti. E’ stato necessario tantissimo amore, fiducia e una relazione straordinaria con i figli  per riuscire a guidarli a distanza. Li porta verso la vita : dà loro le chiavi per salvarsi. Questo succede tramite una prova molto dolorosa, ossia quella scena delgi schiaffi, molto forte e potente da recitare. E anche quando è in macchina con loro, si vede che ha compreso che è la fine per lui ma che ci tiene  ad accompagnare i suoi figli fino alla fine.Ho avuto la fortuna di interpretare questo bellissimo personaggio…Adoro questa parte e quello che Christian, Elsa e i ragazzi mi hanno permesso di farne.

    EZ : Christian trasmette molta umanutà e generosità. Ama i suoi attori, li guarda con affetto e li aiuta a superare se stessi. Non ha paura dell’emozione e ti fa sentire a tuo agio.

     

    ELSA, COME SI E MESSA NEI PANNI DEL SUO PERSONAGGIO ?

    Io non ho figli e quindi non era una cosa semplice  rivestire questo ruolo.  Per prima cosa ho pensato a un look e ho avuto l’idea di cambiare il mio taglio di capelli, visto che si tratta di una famiglia di parrucchieri. Mi sono detta che erano persone sradicate, in fuga, e costantemente in allarme.  Ho basato tutto su questo. Hanno anche un grande senso della famiglia, e in tempi di guerra quello è il loro  nucleo e l’unica cosa che conta.

    Quando si sopravvive, c’è questa urgenza di vivere. Persino quando sono allegri, loro  si dicono « Forse è l’ultima volta». Naturalmente con i bambini c’era una rapporto pieno di tenerezza. Io non avevo molte scene, mac’è energiain tutte quante, che si trattasse di tensioni interne o di sequenze gioiose. Dovevo far emergere la stessa intensità in ogni registro. Ho cercato di lavorare sulla perdita e l’angoscia onnipresente.

     

    COME SI E’ SVOLTO IL VOSTRO INCONTRO CON JOFFO?

    EZ :Erafelice come un pazzo all’idea che avremmo girato il fim  sulla sua vita.

    PB: Sembrava molto felice quando passava sul set. Ci aveva tenuto al fatto che io interpretassi questo ruolo. Era importante per lui che l’immagine paterna nel film fosse fedele a quella di suo padre e ai tratti del suo carattere. Abbiamostretto un bel rapporto. E’ un uomo caloroso e il suo entusiasmo ha nutrito il nostro lavoro. Tuttavia,  non dimenticherò mai la sua emozione alla fine della prima proiezione e le parole ha avuto per me. Ho sentito  che ero andato beneanche io  al di là della parte.

    EZ: Sua moglie mi ha parlato della madre che suonava sempre il violino nell’appartamento di famiglia. L’ambiente era molto allegro. Io mi sono impregnata di tutti quei dettagli e la cosa mi ha aiutata a costruire il moi personaggio.

     

    SI CREDE COMPLETAMENTE A QUESTA COPPIA CHE SI AMA E CHE RESISTE DI FRONTE ALLE AVVERSITA’…

    EZ: La madre e il padre di Joseph Joffo si sono conosciuti molto giovani, sono cresciuti insieme. Problabilmente lei aveva circa 17 anni. Conoscevano tutto l’uno dell’altro, lui leggeva poesie e lei suonava il violino. Erano artisti.

     

    LA SEQUENZA DEI POLIZIOTTI CHE IRROMPONO NELL’APPARTAMENTO A NIZZA E’, DI NUOVO, DI UNA FORZA SCONCERTANTE. COME SI E’ SVOLTA?

    PB :C’è la forzadel momento in cui i ruoli si ribaltano: improvvisamente l’infanzia  si cancella dietro la responsabilità e tutta la famiglia è in attesa. Elsa si mostra molto forte in quel momento.  Decide di andare in soccorso del marito che sente vulnerabile e in difficoltà. Lei ha questo miscuglio di incoscienza e intuizione dettato dalla sua storia e dal suo passato.

    EZ: Mentre suo marito  è interrogato dai poliziotti e rischia di essere arrestato, lei decide di uscire dal suo nascondiglio per aiutarlo a rispondere alle domande e ai sottintesi dei poliziotti. In questa scena, vediamo la sua fantasia, l’audacia, l’incoscienza. Si prende dei rischi incredibili. Credo che in certi momenti di sopravvivenza, si sia capaci di superare se stessi. Quando si ha un simile sangue freddo, si è pronti a tutto per salvare la propria famiglia.

    PB : E’ interessante perché non si sa ancora tutto quello che succederà durante la guerra… è necessario fare delle scelte rapide e fidarsi essenzialmente del proprio istinto.

     

    PARLATEMI DEL VOSTRO RAPPORTO CON I BAMBINI.

    PB : Rapporti molto intensi, come se fossero figli miei. Evidentemente perché hanno quasi la stessa età dei miei due bambini, ma anche perché hostretto un vera amicizia con loro. Tutte le volte che ci ritrovavamo dopo i miei ritorni era davvero piacevole. Dorian mi saltava al collo e Batyste mi gratificava con un sorriso fantastico e un bell’abbraccio. Li ho trovati entrambi molto  toccanti. Li ho visti lavorare e ripetere le scene, sono davvero bravi e il film lo fanno loro. Si vede subito che non è una messa in scena.Si adattano facilmente e la loro Coach, Amour, è stata eccezionale.

    EZ : Quando si comincia un film, si crea un’esigenza. Io sono fuori di me alla fine delle scene perché mi metto nei panni del personaggio e provo le sue emozioni. I bambini erano completamente sconvolti di vedermi così, triste, dopo le riprese. Di conseguenza la mia energia influiva sulla loro recitazione. Quando mi osservavano nell’emozione diretta, constatavano che il mio impegnoera totale. Davano il meglio di se stessi per essere all’altezza delle nostre esigenze di attori con più esperienza, ed era fantastico. Quella complicità tra di noi si è stretta in modo molto naturale.

     

    AVETE FATTO MOLTE PROVE?

    EZ: Ci siamo preparati molto per ottenere le migliori scene possibili. Christian ascolta moltissimo. Per ogni sequenza, cercavamo di essere nel  tono più giusto. Dopo aver fatto diverse riprese, Christian sceglieva quella che voleva  tenere per il montaggio. Lui coglie gli attimi.

     

    VOI PENSATE CHE IL FILM TOCCHERA’I GIOVANI?

    PB : Ma è questo lo scopo! Rientra nel dovere di  memoria. E’ molto importante che questo genere di film si possa fare e soprattutto che sia riuscito, tanto più che il livello del cinema sull’argomento è alto : 

    IL PIANISTA, SCINDLER’S LIST,  ARRIVEDERCI RAGAZZI, UN SECRET.Sì, è necessario che le giovani generazioni conoscano questo  pezzo della nostra storia per capire che la cosa potrebbe ripetersi.

    EZ : Credo che UN SACCHETTO DI BIGLIE  sia un bel film popolare, nel senso buono del termine, come lo sono i grandi film de Claude Berri, ad esempio JEAN DE FLORETTE.Il senso del romanzesco può aiutare a  colpire il pubblico e a interessare  i più giovani.

     

    COME E’ ? STATO FARE LE RIPRESE CON CHRISTIAN DUGUAY ?

    PB : Noi ci siamo davvero trovati.Stare sul set è stato  molto intenso. Christian Duguay ha una sensibilitàche si sente a fior di pelle e tantissima esperienza. E’ un magnifico asso per lui poter stare all’inquadratura, perché è il primo a visionare il suo film. 

    Christian segue il suo istinto e sceglie di finir la scena là dove lo porta il suo sguardo, è solamente in quel momento che decide di tagliarla. Bisogna essere pronti perché può succedere di tutto e io adoro questa cosa! Ho vissuto  momenti molto intensi in questo film grazie alla nostra  preziosa complicità.

     

    EZ :Con Patrick formiamo la coppia dei genitori. Duguay inquadra come Lelouch, è minimalista. Io ero molto sensibile a questo aspetto organico. Per la scena della spiaggia, ci eravamo riuniti tutti, è una sequenza molto viva con diversi movimenti dove eravamo sempre immersi nella realtà. Christian voleva che ci fosse la vita e  che non finisse quando saliva l’emozione. C’è una grande sensibilità e qualcosa di molto carnale e tenero nel suo cinema. La cosa piacevole è che non ci rinchiude in una inquadratura, ma è piuttosto la telecamera che ci cerca.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Andrea Papale

     

     

     

    1. In che anno è ambientato il film? In che momento specifico della seconda guerra mondiale ci troviamo?

    2. Il film è un adattamento di un romanzo. Cosa comporta trasportare la storia di un romanzo attraverso il mezzo cinematografico?

    3. Il romanzo è in prima persona è stato scritto 30 anni dopo gli eventi, perché secondo te nel film si è scelto di dare come punto di vista quello del bambino protagonista?

     

    4. Cosa dona al film secondo te il fato che il punto di vista sia prettamente quello di due bambini e non di adulti?

    5. Questo film può essere definito una storia di formazione. Cosa si intende con questa definizione?

    6. A cosa si deve il titolo del film?

    7. Chi sono i due protagonisti e perché sono costretti ad intraprendere questo viaggio?

    8. Come ogni film su un viaggio i protagonisti incontreranno numerosi personaggi che li aiuteranno o contrasteranno. Quanto sono importanti queste figure secondarie per lo sviluppo narrativo del film? Fai qualche esempio.

    9. Nazisti quando occuparono la Francia? Perché? Fai delle ricerche a riguardo. 

    10. Molti film hanno toccato l’argomento dell’olocausto in diverse maniere. Ti viene in mente qualche altro film? Quali ti sono rimasti impressi e perché?

    11. Credi che questi film con la tematica della shoa abbiano tutti qualcosa in comune? Se si motiva la risposta.

    12. Perché secondo te il cinema affronta così spesso il tema della dittatura nazista e dell’olocausto?

    13. Un tema grave come quello toccato del film può essere trattato anche in altra maniera se non come un dramma? Motiva la tua risposta.

    14. E’ possibile secondo te raccontare una pagina di storia mondiale attraverso una storia privata?

    15. In che modo viene rappresentato il padre dei due protagonisti? Quale è il suo ruolo?

    16. La Francia occupata da nazisti che vediamo in questo viaggio come viene rappresentata? Ribelle o oramai abbandonata al suo destino di territorio conquistato?

    17. Quanto è importante il concetto di “memoria storica” secondo te?

    18. I due protagonisti in che modo riescono ad evitare di essere catturati? Fai qualche esempio.

     

     

     

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