Gli Invisibili In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Berlino, 1943. Il regime nazista ha ufficialmente dichiarato la capitale del Reich “libera dagli ebrei”. Tuttavia alcuni di loro sono riusciti in un’impresa apparentemente impossibile: sono diventati 'invisibili' agli occhi delle autorità. Tra questi Cioma, Hanni, Eugen e Ruth, quattro giovani coraggiosi troppo attaccati alla vita per lasciarsi andare ad un triste destino.

    Questo film racconta la loro incredibile e commovente storia vera, rivelando un capitolo poco conosciuto della resistenza degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Per il ministro della propaganda Joseph Goebbels proclamare Berlino “liberata dagli ebrei” il 19 Giugno del 1943 era la dimostrazione di un successo. La terribile frase significava che chiunque non fosse riuscito a fuggire in tempo sarebbe stato deportato nei campi di concentramento. Ma circa 7.000 ebrei rimasero nella capitale Reich, “spariti” nei modi più avventurosi e coraggiosi. In fuga, entrarono in clandestinità assumendo false identità. E vissero nel continuo timore di essere scoperti, battendosi per difendere la loro vita giorno dopo giorno.

    Quattro di questi invisibili sono al centro del film corale di Claus Räfle che racconta in modo accurato e commovente un capitolo poco conosciuto della storia tedesca. Si tratta di quattro ragazzi costretti ad assumersi in giovane età la responsabilità della propria vita e di quella di altri; e forse è proprio quella spensieratezza tipica della gioventù a dare loro la forza e il coraggio di resistere alla barbarie del nazismo. Tutti e quattro vengono brutalmente strappati alle loro vite: il diligente Eugen Friede (Aaron Altaras), un tempo interessato solo alle ragazze, costretto dagli eventi ad impegnarsi politicamente; la timida Hanni Lévy (Alice Dwyer), che si tinge di biondo i capelli per diventare 'invisibile' e che cerca rifugio nell'oscurità delle sale cinematografiche di Berlino; il coraggioso Cioma Schönhaus (Max Mauff), che più di una volta si prende gioco delle autorità e diventa uno scaltro fabbricante di passaporti; e infine l'attraente Ruth Arndt (Ruby O. Fee), che finge di essere una vedova di guerra e si rifugia nel più improbabile dei posti: la casa di un ufficiale della Wehrmacht. 

     

    Gran parte di quello che i quattro protagonisti affrontano nel film potrebbe apparire straordinario. Ma Räfle non è interessato ad enfatizzare personaggi di fantasia e in questo, che rappresenta il suo debutto alla regia di un film di finzione, l'esperto documentarista mantiene un approccio basato sull'adesione alla realtà. Insieme alla sua co-sceneggiatrice Alejandra López, Räfle ha fatto accurate ricerche e ha intervistato alcuni testimoni dell'epoca; gli episodi riuniti nel film sono risultati quelli più interessanti da raccontare al pubblico. Siccome anche le interviste sono state filmate, si è presentata la possibilità di mostrare le persone reali alle quali i personaggi del film sono ispirati. Così ascoltiamo Friede, Schönhaus, Lévy e Arndt in persona diverse volte nel corso de GLI INVISIBILI: quattro anziani cittadini desiderosi di raccontare la loro storia e di fare in modo che la storia non venga dimenticata. Grazie a loro il progetto filmico si è evoluto e i loro brevi interventi nel corso del film, pur non evocando lo stile tipico del documentario, contribuiscono a dare credibilità e autenticità alla storia.

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Claus Rafle
  • Titolo Originale: Die Unsichtbaren
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Produzione: Clause Rafle, Frank Evers
  • Data di uscita al cinema: 25 gennaio 2018
  • Durata: 1h e 51’
  • Sceneggiatura: Claus Rafle & Alejandra Lopez
  • Direttore della Fotografia: Jorg Widmer
  • Montaggio: Jorg Hauschild, Julia Oehring
  • Scenografia: K.D. Gruber
  • Costumi: Ute Pafferdorf
  • Attori: Max Mauff, Alice Dwyer, Ruby O. Fee, Aaron Altaras, Andreas Schmidt, Laila Maria Witt
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Per la giornata della memoria 2018 Lucky Red distribuirà al cinema anche per le scuole

     

    GLI INVISIBILI

     

    un film unico ed emozionante capace di dare vita a una storia rimasta in silenzio per molti anni

     

     

    Dopo aver fatto conoscere al pubblico e soprattutto a studenti e insegnanti LA CHIAVE DI SARA, CORRI RAGAZZO CORRI, THE EICHMAN SHOW e IL VIAGGIO DI FANNY, il 25, 26, 27 gennaio 2018 Lucky Red distribuirà nelle sale italiane il film che ha emozionato la Germania e che sta facendo commuovere il mondo intero: GLI INVISIBILI di Claus Räfle che per la prima volta mostra sul grande schermo la vita quotidiana degli ebrei berlinesi che durante la Seconda Guerra Mondiale provarono a nascondersi per sfuggire alle deportazioni naziste, in alcuni casi riuscendoci, in altri, purtroppo, no. 

    La particolarità de GLI INVISIBILI non è solo la storia quasi dimenticata dai media e dai libri di scuola, ma anche il linguaggio con cui viene raccontata. La scelta del regista di cucire insieme testimonianze dei sopravvissuti, materiali di archivio e scene interpretate da attori straordinari, rende questo film dal valore fortemente istruttivo un unicum mai visto prima al cinema. 

    Era l’ottobre del 1941 quando ebbero inizio i feroci rastrellamenti che avrebbero portato nei campi di sterminio, e quindi alla morte, oltre 6 milioni di ebrei. In 7.000 cercarono di sfuggire a questa atroce sorte cambiando identità, mentendo o appellandosi alla protezione di amici e conoscenti. Purtroppo solo 1.500 di loro riuscirono a sopravvivere e GLI INVISIBILI è la loro storia, in modo particolare quella di quattro adolescenti e delle loro famiglie. 

    I sogni spezzati, la separazione dagli affetti, la paura di morire attraverso gli occhi di due giovani uomini e due giovani donne che con coraggio e determinazione hanno provato a sottrarsi a un destino che sembrava già scritto. Una visione ricca di pathos per non dimenticare una pagina nera della storia dell’umanità. 

    GLI INVISIBILI sarà al cinema per un evento di soli tre giorni il 25, 26 e 27 gennaio ma sarà possibile organizzare matinée per le scuole a costo ridotto anche in altre date, secondo le esigenze dei singoli istituti. 

    Potrete raccogliere maggiori informazioni sul film e sulle sale più vicine al proprio istituto scrivendo una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. 

    Vi invitiamo inoltre a consultare il sito www.ilgiornodellamemoria.it, dove a breve saranno disponibili i materiali didattici e alcune clip del film o rivolgersi al numero verde 800 050 662. 

     

    LA GENESI DEL FILM – INTERVISTA CON IL REGISTA CLAUS RÄFLE

    Abbiamo scelto questo formato ibrido perché volevamo raccontare la storia di queste quattro persone nel modo più credibile, autentico e aderente alla realtà possibile.

     

    Signor Räfle come è nato il progetto?

    GLI INVISIBILI trae origine da un altro documentario. Dieci anni fa ho girato un documentario per la televisione sul leggendario bordello di spie naziste noto come “Salon Kitty”. Era un posto frequentato da diplomatici e ufficiali di alto grado che era stato messo sotto controllo con microspie dalle autorità dell'intelligence tedesca. Ma lì si nascondeva anche una berlinese ebrea con documenti falsi. Questo aveva acceso la mia curiosità. Insieme alla mia coautrice Alejandra López ho allora cominciato a fare ricerche per saperne di più sugli ebrei berlinesi che si nascondevano e che vivevano in clandestinità. La nostra ricerca si è dimostrata fin dall'inizio un successo, facendoci scoprire moltissimi casi. Dall'Ottobre del 1943 all'Aprile del 1945, circa 7.000 berlinesi entrarono in clandestinità. All'inizio della Seconda Guerra mondiale circa 160.000 ebrei vivevano ancora in Germania, la maggior parte a Berlino. E dei 7.000 che riuscirono a scampare alla deportazione, oltre 1700 riuscirono a salvarsi proprio a Berlino. Questo fu possibile grazie anche ai berlinesi cristiani di buona volontà che sfidarono gli ordini delle autorità. Da questo punto di vista il film documenta una parte della storia della Resistenza. Questo aspetto è stato per noi molto importante fin dall'inizio, indipendentemente dal fatto che queste storie sono di per sé molto emozionanti e commoventi. 

    Come ha fatto a trovare testimoni dell'epoca?

    Prima di tutto ci siamo rivolti al Centro del Memoriale della Resistenza tedesca di Berlino, che ospita il gruppo di ricerca del Centro per la Memoria degli Eroi silenziosi. I suoi storici hanno dedicato molti anni a queste vicende accadute in un contesto illegale. Con il loro aiuto siamo riusciti a stabilire i primi contatti, scoprendo poi che la maggior parte di coloro che riuscirono a salvarsi aveva lasciato quel luogo di terrore dopo la guerra. I più erano emigrati in altri Paesi, in America, in Sud America, in Francia e in Svizzera. Abbiamo fatto i primi incontri nel 2009 e un po' alla volta abbiamo stretto il cerchio del nostro interesse focalizzandoci su quattro storie. Quella di Cioma Schönhaus, un giovane berlinese ebreo nato nel 1922 e che all'epoca aveva lavorato come falsificatore di passaporti, trasferitosi in Svizzera. A Parigi abbiamo incontrato Hanni Lévy, che un tempo si chiamava Hannelore Weissenberg. A loro si è aggiunta Ruth Arndt, figlia di un medico di Kreuzberg, a Berlino, che, dopo la guerra, aveva sposato un giovane incontrato in clandestinità e di cui si era innamorata. Questo li aveva aiutati a sopravvivere. La quarta storia è quella del più giovane dei quattro 'invisibili', Eugen Friede, anche lui di Kreuzberg. Aveva un patrigno cristiano e una madre ebrea che, grazie alle leggi sui matrimoni misti, non era perseguitata. Per cui la cosa strana era che di questa famiglia composta da tre persone il solo costretto a portare la stella gialla era il sedicenne Eugen. 

    Ci può parlare della struttura insolita del film, che combina finzione ad estratti di interviste?

    Abbiamo scelto questo formato ibrido perché volevamo raccontare la storia di queste quattro persone nel modo più credibile, autentico e aderente alla realtà possibile. Le brevi affermazioni rese dai reali protagonisti contribuiscono a dare potenza, autenticità e ritmo alla storia. I diversi livelli si intrecciano, e la cosa funziona molto bene. I nostri eroi, quelli che all'epoca hanno vissuto le esperienze raccontate, sono persone anziane che si avvicinano alla fine della loro vita, eppure raccontano le loro storie con grande vivacità e con una luce negli occhi. Le raccontano con un tono da cui traspare un desiderio di riconciliazione. Sono testimoni diretti del fatto che a Berlino non tutti i tedeschi erano nazisti. C'erano anche brave persone che hanno lasciato un ricordo incancellabile. Questo non un'implica un'assoluzione generale da parte loro, ma solo una disponibilità alla riconciliazione. In fondo è lo stesso messaggio che vorrebbe trasmettere il film, se mai un film fosse capace di trasmettere messaggi. 

    Le storie dei quattro protagonisti sono raccontate in modo parallelo e non si sovrappongono mai. Tuttavia ci sono due figure di raccordo che compaiono in episodi diversi. Una di queste è quella dell'elettricista Werner Scharff.

    Werner Scharff era un artigiano cresciuto a Berlino, e un uomo buono. Aveva affittato una bottega nella Waldstrasse insieme a Cioma Schönhaus e al suo amico Ludwig Lichtwitz. Ci era riuscito grazie all'aiuto di un autista dell'ambasciata afgana, un berlinese. Venne poi arrestato dalla Gestapo e avrebbe dovuto essere mandato ad Auschwitz. Ma ebbe fortuna e fu deportato 'solo' a Theresienstadt. Scharff fu uno dei pochissimi che riuscì a fuggire, finendo in una famiglia di Luckenwalde, la stessa che aveva offerto rifugio a Eugen Friede. Ma Scharff non si nascose come qualsiasi altro clandestino che al suo posto avrebbe probabilmente fatto. Era pieno di odio e di rabbia nei confronti dei nazisti, dopo aver appreso a Theresienstadt (1) che ad Auschwitz i prigionieri venivano uccisi nelle camere a gas. Decise perciò di entrare nella Resistenza per informare la gente di ciò che aveva scoperto, stampando e distribuendo volantini. Florian Lukas interpreta la parte con passione e con la tipica aria schietta dei berlinesi. 

    Mentre Scharff è in un certo senso una figura eroica, la traditrice ebrea Stella Goldschlag è invece una specie di antagonista. 

    Stella Goldschlag è una figura tragica. Appena ventenne, straordinariamente attraente, era entrata anche lei in clandestinità ma venne catturata e costretta a collaborare con i nazisti. Lei dovette piegarsi e cominciò a lavorare come informatrice della Gestapo, girando per Berlino sotto copertura e finendo col provare un certo piacere nell'emozione della caccia. Causò la morte di centinaia di ebrei berlinesi che si nascondevano. Due dei nostri protagonisti entrarono in contatto con lei: Ruth Arndt e Cioma Schönhaus, che la conoscevano dai tempi della scuola.

    Come è iniziata la sua collaborazione con l'operatore Jörg Widmer, noto specialista della Steadicam?

    Cercavo qualcuno che da operatore avesse un linguaggio visivo molto mobile ma con un approccio poetico al materiale di base. Non volevamo il tipico look nazista che si vede spesso nei film ambientati in quell'epoca. Le storie che gli anziani raccontano dovrebbero avere qualcosa di favolistico. Sono storie caratterizzate dalla riconciliazione, ma sono anche piene di suspense e di umorismo. Ecco perché volevo una griglia di colori che fosse poetica e Jörg Widmer ci è riuscito, lavorando bene con il capo tecnico delle luci Horst Mann.

     

     

    1. (1) – Theresienstadt era il campo di sterminio che veniva fatto visitare dalla Croce Rossa o da altri enti internazionali a dimostrazione del fatto che nei campi dove vivevano ristretti gli ebrei si poteva vivere con tranquillità e serenità. Tranquilli e sereni, pertanto, dovevano mostrarsi durante le visite, tutti gli ebrei imprigionati. Quasi alla fine della guerra vennero uccisi tutti tranne qualcuno come Sharff che riuscì a fuggire prima.

     

    I PROTAGONISTI DELLA STORIA

     

    Hanni, Cioma, Ruth e Eugen sono oggi quattro anziani cittadini desiderosi di raccontare la loro storia e di fare in modo che non venga dimenticata. Grazie a loro il film si è evoluto e i loro brevi interventi contribuiscono a dare credibilità e autenticità a tutto il progetto.

     

    HANNI LÉVY

    Hanni Weissenberg, poi Lévy, è nata nel 1924 nel quartiere di Tempelhof a Berlino. A partire dal 1931 si trasferì con i genitori a Kreuzberg. Suo padre morì nel 1940 per complicazioni legate all'essere costretto ai lavori forzati, sua madre due anni dopo. Appena diciassettenne Hanni riuscì a sfuggire all'arresto. Con l'aiuto di conoscenti non ebrei entrò in clandestinità a Berlino. Venne salvata dalla bigliettaia del cinema di Nollendorfplatz che la ospitò nel suo appartamento fino alla liberazione di Berlino. La Lévy vive a Parigi dal 1946. 

     

    Cioma Schönhaus 

    Cioma Samson Schönhaus, nato nel 1922, viveva con i suoi genitori in Sophienstrasse nel quartiere berlinese di Mitte. Alla fine degli anni '30 cominciò a studiare da grafico ma i suoi studi furono interrotti dagli eventi dell'epoca. Condannato ai lavori forzati, fu l'unico membro della sua famiglia a non essere deportato. All'età di vent'anni cominciò a falsificare passaporti fornendo a centinaia di berlinesi una nuova identità. Sul punto di essere scoperto dalla Gestapo, Cioma riuscì, con un passaporto militare falso, a raggiungere la frontiera svizzera e a rifugiarsi in territorio neutrale. E' rimasto in Svizzera fino alla sua morte, avvenuta nel Settembre del 2015.

     

    Ruth Gumpel 

    Nata Arndt nel 1922, Ruth Gumpel entrò in clandestinità con la sua famiglia nel 1942–43. Spostandosi da un luogo all'altro, e con l'aiuto di alcuni conoscenti, l'intera famiglia riuscì a sopravvivere restando a Berlino. Un amico non ebreo aiutò Ruth a trovare un impiego come domestica nella casa di un ufficiale della Wehrmacht, a Wilmersdorf, dove si consumavano prelibatezze e alcool di contrabbando. Ruth non solo poté così guadagnare grazie al suo stipendio, ma riuscì così anche a procurarsi cibo per la sua famiglia. Tutta la famiglia emigrò poi negli Stati Uniti dopo la guerra. La Gumpel ha vissuto vicino a San Francisco fino alla sua morte nel 2013. 

     

    Eugen Friede 

    Eugen Herman Friede, nato nel 1926, è figlio di una madre ebrea il cui marito cristiano era perciò il suo patrigno. Per le cosiddette leggi sui matrimoni misti, la Gestapo non poteva arrestare la madre, mentre poteva arrestarne il figlio sedicenne. Subito dopo la cosiddetta 'retata nelle fabbriche' del Febbraio del 1943, Eugen entrò in clandestinità e più tardi si unì al gruppo della Resistenza guidato dal combattente ebreo Werner Scharff; durante gli ultimi due anni della guerra aiutò Scharff a distribuire volantini a Berlino per informare la gente sui crimini nazisti. Il gruppo si impegnò anche a smascherare informatori ebrei ai quali spettava il compito di denunciare gli ebrei che vivevano sotto copertura. Nell'inverno 1944–45, Friede venne arrestato dalla Gestapo e condotto all'ultimo campo di internamento nella Iranische Strasse. La liberazione di Berlino gli salvò la vita. Oggi Friede vive vicino a Francoforte.

     

    IL CONTESTO STORICO

    L'esclusione, la diffamazione e la destituzione dai loro incarichi di circa 500.000 ebrei in Germania ebbe inizio immediatamente dopo la presa del potere da parte dei nazisti il 30 Gennaio 1933. Il boicottaggio dei commercianti ebrei il 1° Aprile del 1933, le “leggi razziali” di Norimberga del Settembre del 1935 e i pogrom del 9 Novembre 1938 segnano le tappe principali della persecuzione degli ebrei in Germania. Dopo i pogrom, più di 30.000 uomini vennero deportati nei campi di concentramento; norme successive amplificarono ulteriormente il processo di emarginazione economica e sociale. 

    Molti ebrei si resero conto di quanto fosse diventata pericolosa la vita in Germania e si prepararono ad emigrare, iscrivendosi a corsi di lingue e imparando nuovi lavori. Fino all'autunno del 1939, poco prima dello scoppio della guerra, oltre 300.000 ebrei riuscirono a fuggire dalla Germania.

    Il genocidio nazista degli ebrei in Europa riguardò circa sei milioni di persone dopo il 1941, la maggior parte fucilati o uccisi nelle camere a gas. Di questi, oltre 165.000 erano tedeschi. All'inizio dell'Ottobre del 1941, la maggioranza degli ebrei tedeschi venne deportata nei campi di sterminio nelle aree occupate dalla Germania in Polonia e in Unione Sovietica.

    Un numero di ebrei tedeschi compreso tra 10.000 e 12.000 tentò di sfuggire alla morte. Dato che l'emigrazione era proibita e, anche con mezzi illegali, praticamente impossibile, la sola alternativa era quella di entrare in clandestinità, con esiti molto incerti. Coloro che si nascosero resistettero alla dittatura. Nascondigli dovevano essere trovati e spesso cambiati, con il continuo pericolo di essere traditi o scoperti. Probabilmente più della metà di quelli che sfuggirono alla deportazione in Germania si nascosero in questo modo a Berlino. Molti non entrarono in clandestinità fino al 1943, quando per gli ebrei rimasti, la maggioranza dei quali obbligata a lavorare nell'industria bellica, si profilò la deportazione. In Germania circa 5.000 ebrei nascosti sopravvissero, compresi gli oltre 1.700 di Berlino. 

    Nella maggior parte dei casi questo fu possibile solo grazie alla gente disposta ad aiutare i perseguitati. Mettendo la loro stessa vita in pericolo, questi 'eroi silenziosi' sfamarono, procurarono documenti falsi, aiutarono a fuggire, offrirono un alloggio o nascosero nelle loro case la gente in pericolo. Alcuni lo fecero di loro iniziativa. Per esempio incoraggiando gli amici ebrei a non farsi arrestare e deportare, e sostenendoli durante la loro clandestinità. 

    Le iniziative individuali di solidarietà spesso originavano la nascita di reti più vaste di sostenitori. Per ciascun ebreo nascosto erano coinvolte fino a dieci non ebrei, e talvolta anche molti di più. Secondo stime attuali, decine di migliaia di persone in totale aiutarono gli ebrei perseguitati in Germania. Nei Paesi europei occupati alcuni tedeschi, approfittando del loro ruolo di soldati o dell'economia di guerra, aiutarono gli ebrei. 

    L'aiuto agli ebrei europei minacciati dallo sterminio è un capitolo della resistenza alla dittatura nazista. Tuttavia, dopo il 1945, la maggior parte di quei coraggiosi che avevano aiutato gli ebrei a sfuggire alla persecuzione sono rimasti in silenzio, considerando spesso il proprio contributo come qualcosa di normale. Le loro azioni hanno ottenuto un riconoscimento solo molto tempo dopo. Fino al 2013 il memoriale sull'Olocausto Yad Vashem in Israele aveva onorato la memoria di 24.000 tra quelle donne e quegli uomini, inserendoli nel novero dei Giusti tra le nazioni.

    In Germania il Centro per la Memoria degli Eroi silenziosi è dedicato al ricordo di coloro che riuscirono a sfuggire alla morte e a quanti li aiutarono.

     

    IL CINEMA COME STRUMENTO DIDATTICO

    Il cinema è nato nel 1895 e da allora migliaia di film ogni anno fanno piangere, ridere, riflettere, sognare milioni di spettatori in tutto il mondo. Il cinema ha raccontato la storia, la guerra, la  liberazione. Le vicende di uomini pubblici e quella privata di molte famiglie. Con i suoi numerosi generi, nuovi linguaggi e diverse nazionalità ha fatto scoprire culture lontane con cui difficilmente saremmo entrati in contatto. Fruibile in sala e a casa continua a rappresentare un importante momento di arricchimento culturale. 

    DENTRO IL FILM

    Con GLI INVISIBILI Räfle ha senz'altro dato un contributo significativo al cinema storico. E sorprendentemente, nonostante la difficoltà del tema affrontato, il film non è mai cupo o triste: proprio come i suoi protagonisti, ma si anima grazie all'improvvisazione e ad un atteggiamento ottimista nei confronti della vita.

    Per il ministro della propaganda Joseph Goebbels proclamare Berlino “liberata dagli ebrei” il 19 Giugno del 1943 era la dimostrazione di un successo. La terribile frase significava che chiunque non fosse riuscito a fuggire in tempo sarebbe stato deportato nei campi di concentramento. Ma circa 7.000 ebrei rimasero nella capitale Reich, “spariti” nei modi più avventurosi e coraggiosi. In fuga, entrarono in clandestinità assumendo false identità. E vissero nel continuo timore di essere scoperti, battendosi per difendere la loro vita giorno dopo giorno.

    Quattro di questi invisibili sono al centro del film corale di Claus Räfle che racconta in modo accurato e commovente un capitolo poco conosciuto della storia tedesca. Si tratta di quattro ragazzi costretti ad assumersi in giovane età la responsabilità della propria vita e di quella di altri; e forse è proprio quella spensieratezza tipica della gioventù a dare loro la forza e il coraggio di resistere alla barbarie del nazismo. Tutti e quattro vengono brutalmente strappati alle loro vite: il diligente Eugen Friede (Aaron Altaras), un tempo interessato solo alle ragazze, costretto dagli eventi ad impegnarsi politicamente; la timida Hanni Lévy (Alice Dwyer), che si tinge di biondo i capelli per diventare 'invisibile' e che cerca rifugio nell'oscurità delle sale cinematografiche di Berlino; il coraggioso Cioma Schönhaus (Max Mauff), che più di una volta si prende gioco delle autorità e diventa uno scaltro fabbricante di passaporti; e infine l'attraente Ruth Arndt (Ruby O. Fee), che finge di essere una vedova di guerra e si rifugia nel più improbabile dei posti: la casa di un ufficiale della Wehrmacht. 

    Gran parte di quello che i quattro protagonisti affrontano nel film potrebbe apparire straordinario. Ma Räfle non è interessato ad enfatizzare personaggi di fantasia e in questo, che rappresenta il suo debutto alla regia di un film di finzione, l'esperto documentarista mantiene un approccio basato sull'adesione alla realtà. Insieme alla sua co-sceneggiatrice (e compagna) Alejandra López, Räfle ha fatto accurate ricerche e ha intervistato alcuni testimoni dell'epoca; gli episodi riuniti nel film sono risultati quelli più interessanti da raccontare al pubblico. Siccome anche le interviste sono state filmate, si è presentata la possibilità di mostrare le persone reali alle quali i personaggi del film sono ispirati. Così ascoltiamo Friede, Schönhaus, Lévy e Arndt in persona diverse volte nel corso de GLI INVISIBILI: quattro anziani cittadini desiderosi di raccontare la loro storia e di fare in modo che la storia non venga dimenticata. Grazie a loro il progetto filmico si è evoluto e i loro brevi interventi nel corso del film, pur non evocando lo stile tipico del documentario, contribuiscono a dare credibilità e autenticità alla storia.

    Räfle è riuscito a combinare i diversi elementi del film. Gli eventi si susseguono in un montaggio incrociato continuo visto che i suoi protagonisti non si incontrano mai. Appaiono piuttosto come una sorta di comunità di spiriti affini che include anche tutti coloro che li aiutano, oltre agli amici e ai compagni di sventura e a figure come quella dell'elettricista Werner Scharff, interpretato da Florian Lukas, e alla spia Stella Goldschlag, impersonata da Laila Maria Witt con gelida ambiguità, che interagiscono entrambi con molti dei protagonisti. Lo stile scorrevole e dinamico di Räfle è sostenuto dagli eleganti e fluidi movimenti di macchina dello specialista della Steadicam Jörg Widmer e dalle impeccabili scenografie di K.D. Gruber. Oltre alle interviste ai testimoni dell'epoca, sono stati integrati nella storia in modo del tutto naturale filmati d'archivio, potenziando così l'impianto realistico del film. All'ARD “Top of the Docs” del 2013 GLI INVISIBILI è stato subito individuato come un progetto a cavallo tra documentario e finzione meritevole di sostegno e di collaborazione da parte di co-produttori; sotto l'egida dell'ARD, la NDR ha pertanto deciso di impegnarsi nella parte editoriale della produzione. Marc Brasse della NDR è diventato produttore esecutivo del film.

     

    Con GLI INVISIBILI Räfle ha senz'altro dato un contributo significativo al cinema storico. E sorprendentemente, nonostante la difficoltà del tema affrontato, il film non è mai cupo o triste: proprio come i suoi protagonisti, ma si anima grazie all'improvvisazione e ad un atteggiamento ottimista nei confronti della vita. 

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Olga Brucciani

     

    1) Probabilmente questa non è la prima volta che andate al cinema con la vostra classe. Vi piace questo tipo di esperienza? Credete che il cinema possa essere utilizzato a fini didattici? Se sì, riuscireste a fare alcuni esempi di film che credete siano stati importanti per la vostra crescita formativa?

    2) Il film che avete visto è una storia vera. È realmente successo che 7.000 ebrei provassero a sfuggire alla deportazione nei campi di concentramento. Sapere che non si trattava di finzione ha condizionato la vostra visione del film? 

    3) Tutelare la propria identità, nel rispetto di quella altrui, è importante. Provare il piacere di appartenere ad una comunità, a un contesto in cui condividere gli stessi interessi, passioni, storia, è una ricchezza. Riuscite a definirvi in questi termini, come individui appartenenti ad un gruppo sociale? Se sì, provate a raccontare la tua esperienza di condivisione.

    4) Il film è una storia inedita per il grande schermo. Credete che raccontare il dramma della persecuzione degli ebrei attraverso un punto di vista nuovo e diverso,  possa mantenere ugualmente viva la forza del ricordo o la indebolisca?

    5) I quattro giovani protagonisti del film fuggono dalla persecuzione razziale nascondendosi, cambiando identità. Altri, per salvarsi sono fuggiti dal loro paese, la Germania, cercando la protezione di altri paesi come la Svizzera, gli USA.  Purtroppo, anche oggi, molte persone, tra cui moltissimi bambini e adolescenti, fuggono dalle guerre e chiedono asilo nei paesi occidentali. Quale credete sia il comportamento più giusto nei loro confronti da parte di chi, come noi, non vive (fortunatamente) lo stesso dramma?

    6) Parlando di identità, come ricchezza, è inevitabile non introdurre un altro concetto apparentemente antitetico ma strettamente collegato: la diversità. L’Olocausto, così come la persecuzione di altre “minoranze”, sono la drammatica conseguenza dell’arrogante, irrispettosa presunzione che un’identità sia migliore di un’altra. Vedere la diversità come un valore è un presupposto fondamentale per stabilire un dialogo con gli altri, basato sulla tolleranza e il rispetto. Provate a compiere l’esercizio di immaginare un mondo tutto uguale, con un solo credo politico, religioso, un’unica storia alle spalle e un futuro uguale per tutti. Immaginate cosa significherebbe l’assenza di tradizioni culturali e di diversità fisiognomiche. Raccogliete queste immagini e confrontatele col mondo che vivete, individuando punti di forza e debolezze.

    7) Gli invisibili così come altri film e libri sull’argomento, sono un appuntamento con la Storia per non dimenticare. Quanto ritenete siano utili occasioni, come questa, di apprendimento, attraverso forme culturali diverse? 

    8) I protagonisti del film sono costretti a crescere prima del tempo e ad assumersi responsabilità non adeguate per la loro età. Secondo voi che adulto può diventare un adolescente privato della propria libertà e separato dai propri affetti?

    9) Provate ad immaginare come si fa a ricominciare dopo aver perso tutto. Conoscete persone che sono riuscite a costruire la propria vita in seguito ad un’esperienza sconvolgente nel bene e nel male?

    10) Il film può essere visto anche come un “romanzo” di formazione. I quattro protagonisti compiono un’evoluzione dall’inizio fino alla fine del film. Descrivete la loro crescita.

    11) Quale momento del film vi ha particolarmente colpito e perché?

    12) Quella raccontata da Gli invisibili è una storia poco trattata sui libri di scuola. Con l’aiuto di internet che sapete benissimo usare, approfondite la scoperta di questa pagina di storia.  

    13) Nel film, oltre agli ebrei “invisibili”, ci sono tedeschi che rischiano la propria vita per un ideale giusto: preservare la libertà e la dignità dei perseguitati. Come giudicate questo comportamento e perché?

    14) Il valore della testimonianza è mostrare perché simili crimini non si ripetano.  Credete che questo insegnamento sia stato davvero recepito o, in alcune circostanze, gli uomini sembrano essersene dimenticati? Riflettici, facendo alcuni esempi.

    15) Quanto è importante la testimonianza secondo voi? Credete che siano emotivamente più toccanti le parole di un diretto protagonista o quelle riportate? E perché?

    16) Riuscite a ricordare alcuni libri o altri film sulla Shoah in cui a parlare è un sopravvissuto?

    17) Una particolarità del film, dal punto di vista puramente “tecnico”, è l’alternanza di finzione - intesa come ricostruzione con attori di un evento storico accaduto con immagini di repertorio, quindi le scene filmate durante la guerra e le testimonianze dei veri protagonisti. È un film a cavallo tra il documentario e la finzione. Vi è piaciuta questa scelta linguistica? Se sì, perché? 

    18) Perché credete che il regista e gli sceneggiatori abbiano deciso di optare per questa alternanza di linguaggi? Conosci altri film costruiti su questo stile? Se sì, quali? 

     

     

     

     

    UN FILM PER RICORDARE LA SHOAH E PER RIFLETTERE SULL’ORRORE DELLA GUERRA, SUL VALORE DELLA DIVERSITA’ E L’IMPORTANZA DEL RISPETTO

    Dal 1941 fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, 7.000 berlinesi di religione ebraica, per di più giovani, tentarono di sfuggire alla deportazione nei cambi di sterminio nascondendosi o cambiando identità. Di loro solo 1.500 riuscirono a salvarsi. Gli invisibili racconta la loro storia, in modo particolare quella di due ragazzi e due ragazze che a Berlino, nella capitale del Terzo Reich riuscirono incredibilmente a continuare a vivere. 

    GLI INVISIBILI è un racconto coinvolgente, un ponte tra passato e presente che offre ad insegnanti e studenti la possibilità non solo di scoprire una storia poco nota, ricordando una pagina terribile della storia del Novecento, ma anche di fermarsi a riflettere sull’oggi interrogandosi sul significato che hanno parole come accoglienza, discriminazione, razzismo, rispetto, minoranza, diversità.

    CIOMA, HANNI, EUGEN E RUTH 

    QUATTRO RAGAZZI COSTRETTI AD ASSUMERSI IN GIOVANE ETÀ 

    LA RESPONSABILITÀ DELLA PROPRIA VITA E DI QUELLA DI ALTRI

     

    PERCHE’ VEDERE QUESTO FILM?

    Perché è una storia vera, trascurata e alle volte dimentica dai media e dai libri di scuola. 

    Perché è un racconto inedito sulla persecuzione razziale durante la seconda guerra mondiale.

    Perché i protagonisti sono adolescenti e il loro sguardo consentirà ai giovani spettatori una fruizione diretta ed empatica. 

    Perché è ricco di spunti per riflettere sul presente, imparando dal passato. 

    Perché è un film diverso che coniuga le testimonianze dei sopravvissuti, ai filmati di archivio e alla ricostruzione cinematografica.  

    Perché offre l’occasione di lavorare a un percorso multidisciplinare che coinvolge la storia (quindi la Seconda Guerra Mondiale e la Shoah), l’educazione alla cittadinanza (con un pensiero a chi oggi è costretto a sfuggire per continuare a vivere), alla psicologia e sociologia con una riflessione, appunto, sulle speranze e il bisogno, tipico soprattutto dei più giovani, di cambiamento e opposizione alle ingiustizie.  

     

    DENTRO IL FILM

    Räfle è riuscito a combinare i diversi elementi del film. Gli eventi si susseguono in un montaggio incrociato continuo visto che i suoi protagonisti non si incontrano mai. Appaiono piuttosto come una sorta di comunità di spiriti affini che include anche tutti coloro che li aiutano, oltre agli amici e ai compagni di sventura e a figure come quella dell'elettricista Werner Scharff, interpretato da Florian Lukas, e alla spia Stella Goldschlag, impersonata da Laila Maria Witt con gelida ambiguità, che interagiscono entrambi con molti dei protagonisti. Lo stile scorrevole e dinamico di Räfle è sostenuto dagli eleganti e fluidi movimenti di macchina dello specialista della Steadicam Jörg Widmer e dalle impeccabili scenografie di K.D. Gruber. Oltre alle interviste ai testimoni dell'epoca, sono stati integrati nella storia in modo del tutto naturale filmati d'archivio, potenziando così l'impianto realistico del film. All'ARD “Top of the Docs” del 2013 GLI INVISIBILI è stato subito individuato come un progetto a cavallo tra documentario e finzione meritevole di sostegno e di collaborazione da parte di co-produttori; sotto l'egida dell'ARD, la NDR ha pertanto deciso di impegnarsi nella parte editoriale della produzione. Marc Brasse della NDR è diventato produttore esecutivo del film.

    Con GLI INVISIBILI Räfle ha senz'altro dato un contributo significativo al cinema storico. E sorprendentemente, nonostante la difficoltà del tema affrontato, il film non è mai cupo o triste: proprio come i suoi protagonisti, ma si anima grazie all'improvvisazione e ad un atteggiamento ottimista nei confronti della vita. 

     

     

     

     

     

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