Final Portrait In evidenza

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  • Sinossi:

     

    E’ il 1964 e fuori da una galleria d’arte parigina, l’arruffato 64enne Alberto Giacometti (Geoffrey Rush) è appena uscito dall’inaugurazione di una sua mostra. Il suo amico americano James Lord (Armie Hammer), conviviale ed elegante quarantenne, lo raggiunge. 

    Giacometti riflette sul fatto che Lord non ha mai posato per lui. Lord deve partire per New York un paio di giorni dopo, ma Giacometti gli promette che sarà una cosa veloce e Lord decide di posare per un ritratto.

    Lord arriva allo studio di Giacometti: un locale con una stanza da letto adiacente e una scala traballante che danno su un cortile ingombro e disordinato. Annette Arm (Sylvie Testud), la moglie di Giacometti – una donna dall’aria stanca anche se molto più giovane di lui – accoglie Lord calorosamente. Giacometti sta lavorando a una scultura, ma si lamenta col fratello e suo braccio destro Diego (Tony Shalhoub) che l’opera è un vero fallimento.

    Giacometti comincia a lavorare al ritratto, ma dice a Lord che non sarà mai in grado di dipingerlo così come lo vede. E pronuncia quello che suona come un infausto avvertimento: finire il ritratto è impossibile. Preoccupato, Lord gli ricorda che ha un aereo per New York da prendere, ma l’artista lo rassicura.

    Arriva Caroline (Clémence Poésy), una prostituta che è anche amante, musa e modella di Giacometti. Lord sorride, vedendoli baciarsi e ridere insieme. Poi si accorge che anche Annette li vede perché Giacometti ha una relazione con Caroline, alla luce del sole, da quattro anni.

    Lord tiene un diario di tutto quello che succede. Giacometti e Caroline escono a bere e a mangiare con amici, in un ristorante locale, poi vanno a letto insieme. A un certo punto Giacometti si alza e torna al suo studio dove lavora tutta la notte. All’alba, si infila a letto accanto alla moglie e accende la luce, perché ha paura del buio. E’ la sua solita routine.

    Il giorno dopo, una mattina di marzo insolitamente mite, Lord incontra Giacometti che sta parlando col suo agente: gli dice che non venderà mai il suo ultimo ritratto, perché ha intenzione di donarlo a Lord. Ma, tornato a lavorare alla tela, Giacometti comincia a mostrare i primi segni di frustrazione. Esclama che è impossibile realizzare il ritratto che ha in mente. Gli serviranno un altro paio di giorni. Lord non ha altra scelta che cambiare il suo biglietto aereo. Non riesce a capire come Giacometti possa dubitare così tanto delle sue capacità, soprattutto ora che ha sempre più successo. L’artista risponde che non c’è terreno più fertile del successo, per coltivare il dubbio. Sente che tutte le opere che ha esposto fino ad allora sono incompiute e che, per lui, è impossibile arrivare ad essere soddisfatto del suo lavoro.

    Diego arriva dalla galleria d’arte con un grosso mazzo di banconote. Giacomo ne sfila alcune per darle il fratello, ne tiene qualcuna per sé e il resto lo consegna a Lord chiedendogli di aiutarlo a trovare un nascondiglio per potersi negare a tutti meno che a Caroline.

    Lord assiste a un incontro di Giacometti col suo mercante d’arte, al quale consegna alcuni dei suoi ultimi lavori, in cambio di suoi vecchi disegni. Lord resta sorpreso da quella transazione, ma Giacometti non può separarsi dalle sue opere originali mentre il mondo dell’arte adora i suoi ultimi lavori, considerati emblematici. Mentre continua a lavorare al ritratto di Lord, Giacometti è sempre più frustrato e arriva a chiedersi se abbia senso continuare.

    I due amici escono a mangiare con Annette, ma, una volta arrivati al ristorante, Giacometti vede Céline e si allontana per andarsi a sedere con lui, con grave imbarazzo di Lord. Pur essendo abituata ad essere lasciata sola, Annette si sente ferita e se ne va.

    E’ il quarto giorno e Lord pensa che il ritratto stia procedendo bene. Ma Giacometti gli dice che non riesce a riprodurre quello che vede e che ha bisogno di un’altra settimana. Lord cambia di nuovo il biglietto aereo.

    Annette è in camera da letto con Isaku Yanaihara, un amico giapponese che aveva posato per Giacometti e che l’artista aveva incoraggiato ad avere una relazione con la moglie. Intanto, nello studio, Caroline fa le moine a Giacometti per convincerlo a comprarle un’auto di lusso. Alla fine, con grande gioia di Caroline, Giacometti acconsente.

    Diego racconta a Lord che, da bambino, amava guardare suo fratello e suo padre dipingere e scolpire insieme. Lui non si univa a loro perché si divertiva di più ad andarsene in giro e a cacciarsi nei guai. Lord gli confessa di essere stato così anche lui, sempre occupato a farsi buttare fuori da qualche collegio.

    Un giorno Giacometti irrompe nella stanza in cui lavora e si mette a strappare, con forza, i suoi disegni. E’ appena stato da un litografo per informarsi sulla possibilità di trasferire le sue opere sulla pietra, ma gli è stato detto che la carta è troppo vecchia perché il processo funzioni. Lord cerca di salvare i disegni, mentre Diego resta a guardare, abituato a queste sfuriate. Più tardi, Diego mostra a Lord una delle sue sculture e gli dice che Caroline è scomparsa, fatto che spiega il comportamento del fratello.

    Giacometti si rivolge ad Annette chiedendole di posare per lui, nello studio gelato, ma lei rifiuta. Frustrata, Annette gli rinfaccia di non darle niente mentre lei gli dà tutto. Lui non capisce che altro possa volere, oltre a un tetto sopra la testa. Ma per lei non sono né la casa né il matrimonio che contano. Come se non bastasse, lo vede dare tutti i suoi soldi a Caroline. Per tutta risposta, lui le lancia una manciata di soldi ed esce di casa, infuriato, per andare a cercare la sua amante.

    Caroline riappare all’improvviso com’era sparita, e il delicato equilibrio della vita di Giacometti è ristabilito.

    Al telefono, Lord sta spiegando a qualcuno in patria perché dovrà ritardare ancora il suo rientro. Giacometti è felice di riavere Caroline, ma è di nuovo in crisi: dopo altre due settimane di sedute, Lord capisce la lotta che l’artista deve affrontare, per esprimere in termini visuali la realtà che ha di fronte, così come la vede. Durante una passeggiata per le strade della città, Lord e Giacometti parlano del loro amico comune Picasso e delle sue insicurezze di artista. La seduta di posa successiva va ancora peggio e l’artista deve fermarsi per non distruggere l’opera. Lord si lamenta dei ritardi con Diego che, pur capendo le difficoltà del fratello, consiglia a Lord di non cambiare nuovamente il biglietto aereo e di fissare piuttosto una scadenza.

    Annette ha usato i suoi soldi per comprare un vestito nuovo. Suo marito le ha promesso di portarla all’inaugurazione della cupola dell’Opéra Garnier, affrescata da Chagall. Caroline arriva raggiante a bordo della sua bellissima auto decappottabile, fermandosi davanti allo studio con una rumorosa frenata. Insiste per portare Lord e Giacometti a fare un giro spericolato che diverte e insieme terrorizza i due uomini.

    Giacometti si ammala e non può portare Annette all’Opera. Lei lo assiste durante la malattia, mentre i protettori di Caroline la tengono occupata con altri clienti. Una volta guarito, Giacometti ritrova l’entusiasmo che aveva perso e accetta di finire il ritratto in quattro sedute.

    Il suo studio è stato messo a soqquadro: un avvertimento dei protettori di Caroline, come Diego spiega a Lord. Lord accompagna Giacometti a un incontro con questi uomini che Giacometti paga, molto più del pattuito, per i servizi di Caroline: sia le sedute di posa che il sesso.

    Tornato al suo ritratto, Giacometti è così scontento del risultato che prende un grosso pennello e lo cancella, dichiarando che vuole “disfarlo”. Lord ribatte che gli sembrava molto riuscito, cosa che rafforza il proposito di Giacometti.

    Lavorano al ritratto per altri tre giorni,  e, alla fine di ogni seduta, Giacometti prende il pennello e cancella tutto quello che ha fatto. Lord cambia di nuovo il biglietto d’aereo ma confessa a Diego di avere un piano. Lord si è accorto che il comportamento di Giacometti segue un certo schema e ha deciso, su consiglio di Diego, di fermare il lavoro quando l’artista è nel suo momento più positivo, prima che arrivi il pennello a cancellare tutto. Durante la seduta successiva, Lord mette in pratica il suo piano e, al momento giusto, balza in piedi dichiarando che il ritratto è perfetto così. Colto di sorpresa, Giacometti concorda che potrebbe essere l’inizio di qualcosa di buono ma Lord insiste allegramente di no e che quella è la fine: lascerà Parigi il giorno dopo. Infine, si dichiara felice e onorato di avere posato per lui.

    Lord e Giacometti fanno un’ultima passeggiata insieme. Giacometti vorrebbe che l’amico tornasse a Parigi per riprendere il lavoro insieme, ora che hanno fatto dei progressi ma quello sarà il loro ultimo incontro: Giacometti morirà di lì a poco, dopo aver scritto a Lord per dirgli quanto avesse apprezzato il tempo passato insieme. L’ultimo ritratto di Giacometti viene imballato e spedito a una mostra, a New York.

     

     

  • Genere: drammatico
  • Regia: Stanley Tucci
  • Titolo Originale: Final Portrait
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Produzione: Olive Productions, Potboiler Productions, Riverstone Pictures
  • Data di uscita al cinema: 8 febbraio 2018
  • Durata: 90’
  • Sceneggiatura: Stanley Tucci
  • Direttore della Fotografia: Danny Cohen
  • Montaggio: Camilla Toniolo
  • Scenografia: James Merifield
  • Costumi: Liza Bracey
  • Attori: Geoffrey Rush, Armie Hammer, clémence Poésy
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    ALBERTO GIACOMETTI

    Scultore, pittore, disegnatore e incisore, Giacometti nasce a Borgonovo di Stampa, vicino al confine italo-svizzero, nel 1901. Il padre Giovanni era un famoso pittore post-impressionista svizzero che aveva instillato l’amore e la passione per l’arte nei suoi quattro figli, fin dalla più tenera età. Dopo il diploma alla Scuola di arti e di mestieri di Ginevra, Alberto si trasferisce a Parigi nel 1922 per studiare con lo scultore Émile-Antoine Bourdelle, all’Accademia della Grande Chaumière. Qui si specializza nel surrealismo, diventando rapidamente famoso ed esponendo le sue prime opere nel 1925. E’ in questo periodo che comincia a prendere coscienza dell’impossibilità di riprodurre la realtà così come la percepisce, un tema che diventerà centrale nella sua arte.

    Nel 1927 Giacometti si trasferisce con lo studio al 46 di rue Hippolyte- Maindron, che diventerà la sua casa definitiva. Suo fratello Diego lo segue, diventando il suo braccio destro. Dopo aver tenuto la sua prima mostra personale del 1932, Giacometti prende le distanze dal movimento surrealista. Le sue opere successive (quelle realizzate nel periodo tra il 1936 e il 1940) sono principalmente sculture che rappresentano la testa umana e lo sguardo del soggetto ritratto. Questi pezzi sono caratterizzati dalla presenza di un unico soggetto, isolato nello spazio e basati su modelli che Giacometti conosceva personalmente, come il fratello Diego, l’amica e artista Isabelle Rawsthorne (nata Delber) e la sorella Ottilia. Si dice che le sue sculture fossero sottili come la carta perché continuava a scolpire finché non diventavano come le aveva immaginate: un traguardo che si rivelava spesso irraggiungibile.

    Durante la seconda guerra mondiale, Giacometti lascia Parigi e si trasferisce a Ginevra, dove incontra la sua futura moglie, Annette Arm, nel 1943.

    Tornato a Parigi nel 1945, Giacometti comincia a scolpire la sua personale visione del mondo realizzando le sue famose figure allungate, nel 1946 e 1947. Tra il 1948 e il 1956 la sua fama si afferma in tutto il mondo. Espone a Londra, Parigi, Zurigo e Basilea; gli viene chiesto di realizzare una grande opera pubblica per la città di New York (ma lui rifiuta); e sviluppa la serie di “teste nere”, che diventa il suo contributo fondamentale all’arte del ventesimo secolo e alla nozione di essere umano.

    Nel 1956, Giacometti attraversa una crisi artistica, innescata dalla sua ossessione per Isaku Yanaihara, un filosofo giapponese che aveva posato per lui. La crisi dura due anni, finché Giacometti non incontra Yvonne Poiraudeau, la prostituta conosciuta come Caroline. Questo incontro segna l’inizio dell’ultimo periodo artistico di Giacometti, quello degli “ultimi ritratti”.

    Dal 1958 al 1960 Giacometti dipinge circa trenta ritratti di Caroline. Nel 1964 a posare per lui è lo scrittore e mercante d’arte americano James Lord. L’anno dopo, Giacometti realizza l’ultima scultura. La sua opera finale è la serie di 150 litografie di tutti i luoghi in cui aveva vissuto.

    Alberto Giacometti muore nel 1966, lasciando un numero infinito di quadri incompiuti e una stanza che un giornalista ha definito “un deposito di ripetuti fallimenti”.

     

    JAMES LORD

    Scrittore americano diventato famoso per le sue due biografie di Pablo Picasso e Alberto Giacometti. Nato nel 1922 da una famiglia dell’alta borghesia, Lord ha un’infanzia difficile. Nonostante il suo talento per la scrittura, le sue ambizioni sono spesso derise dai compagni di classe e viene espulso da uno dei collegi in cui studia e risiede. Dichiara la sua omosessualità al padre che, per tutta risposta, lo manda da uno psichiatra.

    Nel 1942 si arruola nell’esercito americano e presta servizio nell’unità di intelligence per poi essere trasferito a Parigi, dopo il D-day. Lì, grazie alla sua intraprendenza, riesce a incontrare Picasso e la sua amante, Dora Maar.

    Sarà l’inizio di una lunga amicizia tra Lord, Picasso e la Maar. Dopo la guerra, rientra negli Stati Uniti e si iscrive alla Western University ma, nel 1947, è già tornato a Parigi senza una laurea. In Europa, Lord riallaccia i rapporti con Picasso e trascorre il tempo viaggiando, facendo il mercante d’arte e coltivando amicizie.

    Lord incontra per la prima volta Giacometti nel 1952 al caffè Deux Magots di Parigi. Dieci anni dopo, Giacometti gli chiede di posare per un ritratto. I due uomini si incontrano per una ventina di sedute di posa che faranno da sfondo al romanzo autobiografico di Lord Un ritratto di Giacometti, pubblicato nel 1965. Nel 1966, la morte di Giacometti ispira Lord a scrivere una sua biografia completa, elogio di un artista complicato.

     

    Lord muore a Parigi nel 2009.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

     

    1) Il film “Final portrait (ritratto finale)” narra la storia di un’amicizia: quella tra Alberto Giacometti e James Lord, scrittore, appassionato d’arte, newyorkese. Due uomini profondamente diversi che, pur conoscendosi da anni, divennero amici quando l’artista propose a Lord di fargli un ritratto, ricevendone subito una risposta entusiastica e positiva. Perchè Giacometti propose all’amico di ritrarlo dopo tanto tempo che lo conosceva?

     

    2) Alberto Giacometti, nato in Svizzera e figlio di un pittore, specialista nel dipingere ritratti alpini, seguì il padre, prima a Venezia poi a Parigi, dove si lasciò contagiare dalle entusiastiche forme artistiche, sia nella pittura che nella scultura: dapprima fu affascinato, come pittore, dalle esperienze surrealistiche e poi dall’”arte negra” che coinvolgeva tutta una serie di scultori più che di pittori. Eppure, pur essendo egli un grande pittore, non sono molti i quadri di Giacometti mentre molte sono le sue litografie mostrate, oggi, nei musei di tutto il mondo. Il fatto che ci siano pochi dipinti (soprattutto ritratti) non è forse dimostrato dalla esitazione continua di Giacometti mentre dipinge il ritratto di Lord, come viene narrato nel film?

     

    3) Giacometti, ogni volta che riprendeva in mano i pennelli per terminare il ritratto dell’amico era come se fosse spinto a distruggere l’opera. Solo Lord riusciva a fermarlo perchè comprendeva che questa esitazione non era altro che “la bellezza, la frustrazione, la profondità e, a volte, il vero e proprio caos del processo artistico” al punto che viene spontaneo chiedersi (e. forse Lord lo fece) se il talento di un grande artista sia un dono o una maledizione. Qual è la vostra opinione in merito?

     

    4) In effetti, Giacometti, non solo come artista ma come uomo, ha vissuto nel caos. Si è sposato nel 1943 a Ginevra con Annette, una donna molto più giovane di lui, non amandola e non volendosi sposare. Ritornati a Parigi, dopo la fine della Guerra, quando Annette comprende che il marito non la ama e si disinteressa di lei, perchè non lo abbandona?

     

    5) A Parigi ricomincia il caos delle realizzazioni pittoree e scultoree che Giacometti crea con la convinzione che non abbiano valore economico e tantomeno artistico. Quanto conta nella vita dell’artista, il fratello Diego che controlla e, talvolta, riesce a mantenere in un pseudo-ordine le esitazioni, i dubbi, le continue sofferenze interiori di Giacometti?

     

    6) Non più giovanissimo, il pittore conosce Caroline, una prostituta che esercita il mestiere più antico del mondo e si innamora perdutamente di lei, disposto ad accettarla per come ella è e per quello che fa. La ama talmente che di  lei abbiamo numerosi ritratti e, pur accettando la sua vita, ogni volta che l’incontra riesce ad essere felice, non preoccupandosi che Annette sappia, che Annette veda. Quali sono le motivazioni che spingono Giacometti tra le braccia di Caroline? 

     

    7) Egli sa che ella è una prostitute, che le sue braccia non si aprono solo per accogliere lui, eppure sembra disinteressarsene purchè Caroline possa essere anche sua. Questo amore così totale per Giacometti non è, forse, legato a un’ancora cui egli, con i suoi continui dubbi, cerca di aggrapparsi come all’unica “realtà” della sua vita?

     

    8) Ritornando a scrivere del ritratto (da cui deriva il titolo del film) che Giacometti propone di dipingere per Lord, egli promette all’amico che, in quattro giorni, sarà terminato perche Lord ha urgenza di tornare a New York e ha già prenotato l’aereo. Il quarto giorno, lo scrittore trova l’amico, davanti al suo dipinto, disposto a cancellarlo perchè, in esso, egli, come autore, non si riconosce. La situazione si ripete più di una volta e, più di una volta, Lord ritarda il suo arrivo a New York, fino a che Diego gli consiglia di togliere a Giacometti il ritratto, sostenendo che è finito. Lord segue il consiglio di Diego e qual è la reazione di Giacometti?

     

    9) Il ritratto di Lord è l’ultimo che il pittore abbia dipinto, in mezzo a tante esitazioni. Perchè, molte volte, l’artista decise di cancellare dalla tela la sua opera? E perchè Giacometti non reagì quando Lord prese il suo ritratto, dicendogli che l’aveva finito ed era bellissimo?

     

     

    10) C’è una scena del film in cui Giacometti e Lord, passeggiando per Parigi, parlano dei dubbi e delle esitazioni di Picasso (di cui erano amici) in crisi, perchè egli, nell’ultima fase del primo “periodo rosa”, si sentiva attratto dal cubismo che, poi, esasperò con la sua arte. Non è strano sentire in quel colloquio, narrato nell’opera filmica di Tucci, come Giacometti parli delle esitazioni e dei dubbi di un altro quand’egli ha fatto della sua vita un rincorrere continuo verso un qualcosa che, nella sua arte, egli fu sempre convinto di non aver mai trovato?

     

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