L'ora più buia In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    L’attore, nominato per il Premio Oscar© e vincitore del BAFTA, Gary Oldman offre una straordinaria performance per il regista vincitore del BAFTA Joe Wright in L’Ora Più Buia - Darkest Hour, un emozionante racconto ispirato dalla vera esperienza delle prime settimane di Winston Churchill alla guida del proprio paese agli inizi della Seconda Guerra Mondiale. La sceneggiatura originale, scritta da Anthony McCarten, già nominato per il Premio Oscar©, offre uno sguardo rivelatore sull’uomo, al di là dell’icona.

    Spiritoso e brillante, soprattutto per essere un membro del Parlamento, Churchill è un uomo coraggioso che, all’età di 65 anni, appare inadatto a ricoprire il ruolo di Primo Ministro, soprattutto in un contesto, come quello europeo che è ai limiti della disperazione. Gli Alleati continuano a raccogliere sconfitte contro le truppe Naziste e con l’intero esercito britannico arenato in Francia, Churchill riceve la guida del governo con grande urgenza il 10 maggio 1940.

    Mentre la minaccia di un’invasione del Regno Unito da parte delle forze di Hitler insorge e 300.000 tra i soldati della Regina e quelli di altri eserciti sconfitti (olandesi e belgi) sono bloccati a Dunkirk, Churchill si trova a combattere con le trame interne del proprio partito e con Re Giorgio VI (interpretato dal vincitore dell’Emmy Award Ben Mendelsohn) che mostra grande scetticismo sulle abilità da Primo Ministro nel riuscire ad affrontare la sfida. La situazione è drammatica: negoziare una pace con la Germania nazista, salvando il popolo britannico a costi indicibili o combattere contro un destino che si mostra avverso. 

     

    Con il prezioso supporto della consorte al suo fianco già da 31 anni, Clemmie (la già nominata al Premio Oscar© Kristin Scott Thomas), Churchill si rivolge al popolo britannico con l’ambizione di ispirare dignità e volontà di lottare per gli ideali della nazione, per la sua libertà. Riponendo nelle parole gran parte del proprio impegno, con l’aiuto dell’instancabile segretaria, (Lily James), Winston scrive e interpreta discorsi che guideranno la nazione. Stretto nella condizione di dover affrontare le ore più buie e dure della sua vita, Winston riuscirà a cambiare il corso della storia contemporanea per sempre.

     

  • Genere: storico
  • Regia: Joe Wright
  • Titolo Originale: Darkest Hour
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Produzione: James Biddle
  • Data di uscita al cinema: 18 gennaio 2018
  • Durata: 125’
  • Sceneggiatura: Anthony McCarten
  • Direttore della Fotografia: Bruno Delbonnel
  • Montaggio: Valerio Bonelli
  • Scenografia: Sarah Durran
  • Costumi: Jacqueline Durran
  • Attori: Gary Oldman, Kristin Scott Thomas, Uly James, Stephen Diliane
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Note di Produzione

    Parole e Contesto Storico

    Nel buio del giorno e della notte, quando la Gran Bretagna si è trovata sola, e molti uomini disperavano sulla salvezza dell’Inghilterra, ha dato la scossa con le sue parole e li ha spinti a combattere. La qualità incandescente delle sue parole illuminò il coraggio dei suoi compatrioti.                 --  John F. Kennedy, 1963

     

    “Le parole possono, e devono, cambiare il mondo. Esattamente come è successo con Winston Churchill nel 1940,” afferma il produttore e sceneggiatore, vincitore del BAFTA, Anthony McCarten. “Sotto un’incredibile pressione politica e personale, ha trovato la forza di raggiungere vette ineguagliabili in così pochi giorni – senza mai fermarsi.”

    McCarten ha coltivato per lungo tempo un interesse sulla leggendaria vita dello statista inglese, e come molti altri ha trovato ispirazione nei discorsi e nelle abilità oratorie di Churchill. La sua sceneggiatura più recente, nominata per il Premio Oscar© per La Teoria del Tutto - The Theory of Everything, ha esplorato la vita di un altro uomo grandioso, Stephen Hawking, capace di cambiare il mondo con le proprie idee anche dopo aver perso il dono della parola. McCarten ha poi sviluppato un grande interesse per l’intenso periodo vissuto “dal 10 maggio al 4 giugno”, durante il quale Winston ha trasformato il carbone in diamanti.”

    I perni della sceneggiatura originale di L’Ora Più Buia - Darkest Hour sono tre discorsi scritti e pronunciati da Churchill esattamente in quel frangente.

    È opinione comune che le prime settimane al timone sono le più complicate. Per un uomo di 65 anni, appena nominato Primo Ministro della Gran Bretagna, il 1940 ha rappresentato un ostacolo complesso da affrontare. Le Forze Alleate erano già da tempo coinvolte nel conflitto con  Adolf Hitler, e una democrazia dopo l’altra aveva ceduto il passo alle forze Naziste. La Gran Bretagna si trovava sull’orlo del precipizio. Il dilemma si riassumeva nel bivio fra la volontà di mantenere saldi i nervi e proseguire nel conflitto o piuttosto ritirarsi dalla guerra e soffrire impensabili conseguenze per la sovranità inglese.

     “Questa storia, pur legata al passato, risuona ancora fino ai nostri giorni. Troppo spesso, i nostri ‘leader’ seguono le scelte altrui. In questo caso, decisioni prese in un mese hanno avuto ripercussioni globali.”

    In quel momento le vite di oltre 300.000 soldati britannici aspettavano di essere salvate sulle spiagge di Dunkerque, in Francia.

    Le ricerche di McCarten hanno permesso di approfondire i passaggi fondamentali degli incontri tenuti durante quei giorni. Queste le sue considerazioni: “È emersa una grande incertezza, probabilmente inattesa considerando la sua autorevolezza. Winston era consapevole di aver fatto scelte sbagliate nel passato, senza dubbio durante la Prima Guerra Mondiale in occasione della Battaglia di Gallipoli.

    “I piedistalli sono fatti per le statue, non per le persone, e una lettura di quei minuti rivela l’immagine di un leader in difficoltà, sotto attacco da tutti i fronti e incerto su quale scelta prendere, soprattutto sul pericolo di accettare di sedersi al tavolo con un nemico pronto a rivedere per sempre le sembianze di questo mondo.”

    Per chiudere McCarten spiega come la sceneggiatura di L’Ora Più Buia - Darkest Hour ha preso forma “esaminando i metodi di lavoro, le qualità politiche e i percorsi mentali. Winston credeva fortemente nel valore delle parole e cominciò a scrivere per aiutare sé stesso e il proprio paese nel momento di maggior pericolo.

    “In questo processo è venuta fuori la forza di volontà di un uomo che è diventato un’icona.”

    Impegnato con un programma di lavoro serrato per ricreare il contesto storico, McCarten ha scritto in otto giorni 16 pagine. E le ha portate a Lisa Bruce, la produttrice nominata al Premio Oscar© e vincitrice del Bafta, con cui aveva realizzato La Teoria del Tutto - The Theory of Everything.

    Bruce ricorda, “Le ho lette e ho realizzato che Anthony stava costruendo anche in questa occasione un ritratto intimo capace di far emergere l’umanità di un’icona. Conosciamo tutti le vicende della Seconda Guerra Mondiale e forse pensiamo di ricordarle bene, per questo Anthony non ha voluto trascurare gli aspetti di contesto nella sceneggiatura. Anche se non sei pienamente informato, si può seguire quanto succede nel mondo in cui vive Winston.

    “Con L’Ora Più Buia - Darkest Hour, senza sminuire la volontà e l’intelligenza per cui era celebre, lo osserviamo da una prospettiva diversa. Anthony si è focalizzato su un momento molto preciso della sua vita, per ritrarre l’impatto della visione di Churchill come leader e la sua abilità nel definire le priorità. Churchill era in grado di zittire una stanza e farsi ascoltare da tutti, compresi i suoi avversari politici, dentro e fuori dal partito. Ha convinto tutti della necessità di tenere duro e combattere Hitler, consapevole della minaccia che avrebbe ricoperto anche in un futuro.”

    Il suo parere è che, “L’Ora Più Buia - Darkest Hour arriva in un momento in cui è evidente un vuoto di leadership; rimane forte il bisogno di una figura capace di emergere come fece all’epoca Winston. Il titolo arriva da una sua descrizione di quel periodo, riconosciuto come la maggior sfida che avesse mai affrontato. Tutta la sua vita, già impressionante, è stata un viatico per arrivare pronto ad affrontare quei giorni.”

    Quando McCarten ha iniziato a portare altro materiale, Bruce lo ha presentato ai produttori con cui avevano vissuto l’esperienza di La Teoria Del Tutto - The Theory of Everything, nominati per il Premio Oscar© e vincitori del BAFTA, Tim Bevan ed Eric Fellner della Working Title Films.

    Fellner ha immediato avuto la sensazione che la storia di “uno statista che trova il proprio stato di grazia durante il momento di maggior pressione” sarebbe stata perfetta per coinvolgere uno dei collaboratori storici della Working Title, il regista vincitore del BAFTA Joe Wright; la società di produzione aveva già riscosso grande successo al fianco del regista, in particolare per il film Espiazione - Atonement, con le sue indimenticabili scene ambientate durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Wright chiarisce, “Il nostro rapporto è cresciuto e si evoluto. Alla Working Title c’è sempre una meravigliosa attitudine: questa è la sceneggiatura, questo è il regista, questi sono gli attori, facciamo il film! E cosi va!”

    L’istinto di Fellner ha colto nel segno, come confessa lo stesso Wright “mi sono trovato immediatamente rapito da un testo coinvolgente, puro dramma. Ho sempre considerato la Seconda Guerra Mondiale il fulcro del ventesimo secolo. Ha cambiato tutto.

     “Se il pubblico di oggi riesce ad appassionarsi alle vicende di un’icona di quei tempi, anche dal punto di vista umano, allora le sue qualità diventeranno ancora più fonte di ispirazione.”

    Dopo che Wright ha deciso di guidare il progetto, si è affiancato al lavoro di scrittura della sceneggiatura. A confermarlo è McCarten, “Joe è diventato un compagno di avventura per tutto il processo. Ho passato intere settimane ad ascoltarlo mettere in discussione ogni riga della sceneggiatura. Sarò andato a trovarlo almeno 20 volte, e ogni occasione mi accoglieva con “Che bello vederti! Partiamo dalla prima pagina…”

    “Questa accuratezza ha messo alla prova e rafforzato ogni passaggio della nostra storia.”

    Wright spiega, “Ho interpretato questo film in una prospettiva universale, non esclusivamente per il pubblico britannico.

    “Abbiamo visto molti film dedicati a personaggi dal grande carisma. A livello di tema, L’Ora Più Buia - Darkest Hour affronta le difficoltà che scaturiscono da una crisi di fiducia. Quello che riesce ad affascinare è vedere una vera leggenda affrontare alcune criticità personali che tutti noi abbiamo affrontato.”

    Bruce sottolinea, “Ho imparato molto da Joe durante questa esperienza produttiva. Joe ha una visione molto alta del proprio lavoro: l’intera storia è nella sua testa e sa perfettamente dove vuole portare il pubblico a livello di emozioni.” 

    Considerata la difficoltà del ruolo, gli autori hanno cominciato a lavorare quasi da subito alla scelta dei protagonisti.

    McCarten riflette, “Speravo che venisse scelto un attore capace di offrire il proprio contributo, intervenendo anche sul modello di Winston che avevamo costruito, un attore come Gary Oldman.”

    Pertanto, quando è stato fatto riferimento all’attore, nominato per il Premio Oscar© e vincitore del Bafta, sono uscite fuori ipotesi di tutta una generazione di attori che si è ispirata alla sua carriera.

    Ma Fellner è stato da subito convinto che fosse necessario arrivare alla fonte, allo stesso Gary Oldman, con cui aveva cominciato la propria carriera cinematografica nel 1986 sul set di Sid & Nancy - Sid and Nancy, che di fatto è stato anche l’esordio di Gary in un lungometraggio. 

     

    La Trasformazione

    Il commento di Douglas Urbanski, da molti anni al fianco di Gary Oldman come produttore, e vincitore del BAFTA Award, è chiaro: “Realizzare un film su Winston Churchill va oltre ogni logica, a meno che non si decida di esaminare un aspetto specifico o un frangente temporale, come nel caso di L’Ora Più Buia - Darkest Hour.

    “Quando ho sentito la frase “Gary Oldman nei panni di Winston Churchill,’ ho pensato, “Questa è una di quelle interpretazioni che non mi voglio perdere,” dice Joe Wright. “È uno dei miei attori preferiti sin da quando ero adolescente: Sid & Nancy, Prick Up – L’importanza di Essere Joe - Prick Up Your Ears, The Firm…”

    Ma un attore che ha già incarnato personaggi realmente esistiti, da Sid Vicious a Beethoven, passando per Lee Harvey Oswald, può essere interessato a vestire i panni di Winston Churchill?

    Oldman riflette, “Sono sempre stato affascinato da Churchill e lo considero l’unico grande statista che abbiamo mai avuto. Ma non era di certo una figura che avevo mai preso in considerazione per un ruolo. Infatti, anni fa, si era presentata la possibilità e avevo rifiutato. 

    “Non si trattava tanto della sfida psicologica o intellettuale a bloccarmi, quanto la componente fisica. Intendiamoci, basta guardarmi…”

    Nonostante questa ritrosia qualcosa è scattato, come lui stesso ammette,  “Con il gruppo di lavoro che si stava creando per L’Ora Più Buia - Darkest Hour, ho cominciato a cambiare parere.”

    “Ho apprezzato molto la sceneggiatura di Anthony, anche perché non si tratta di un “biopic” nel senso classico, ma sceglie di concentrarsi su poche settimane cruciali della nostra storia, senza aver bisogno di salti temporali o ringiovanimenti improvvisi.”

    L’Ora Più Buia - Darkest Hour presenta anche un altro elemento di fascino per Oldman, che ammette “Volevo pronunciare le parole dei discorsi scritti dallo stesso Churchill, che rappresentano uno dei momenti più alti della lingua inglese. È memorabile l’uso della sua prosa, mai sovraccarica di metafore o perifrasi. I testi non hanno una virgola fuori posto e lui ha sempre avuto la consapevolezza che la gente a cui si rivolgeva aveva bisogno di parole che arrivassero dritte al cuore. 

    “Tutto di un tratto, si è trovato a dover affrontare una situazione estrema, Il suo stesso governo lo stava boicottando. Mentre si combatteva a parole nei gabinetti del potere, Churchill si preoccupava della vita di migliaia di uomini intrappolati a Dunkirk. Affrontare queste avversità, con una tale pressione, ed essere comunque in grado di modellare discorsi  così pieni di ispirazione è stato semplicemente miracoloso.”

    L’Ora Più Buia - Darkest Hour ha messo alla prova anche un attore del livello di Oldman. Come spiega lui stesso, “Tutto ha avuto inizio con la voce. Mi sono dovuto convincere di essere in grado di recitare con la sua voce. Ho preso uno dei suoi discorsi, un registratore e ho iniziato a sperimentare. 

    “Poi ho iniziato a scavare il testo per capire al meglio l’uomo che ha affrontato un dittatore come Hitler. Ho tentato di comprendere la sua psicologia e il suo modo di pensare. Ho costruito il mio personaggio mattone per mattone.”

    Urbanski nota, “La sceneggiatura si concentra su poche specifiche settimane, ma Gary ha cercato di scoprire il più possibile sulla vita di Churchill.”

    Dr. Larry P. Arnn, storico e biografo di Churchill, ha suggerito a Oldman la bibliografia essenziale “Un aiuto fondamentale, perché ci saranno almeno 1000 libri scritti sulla sua vita e potresti passare anni a leggere le pagine che gli hanno dedicato.”

    Urbanski commenta, “Dr. Arnn e il nostro consulente storico, Phil Reed, hanno verificato tutto quello che gli abbiamo sottoposto per verificarne l’accuratezza. Hanno anche visitato il set quando gli è stato chiesto.”

    Oldman conferma, “Ho lavorato molto sulla voce e ho guardato moltissimo materiale video che mi ha rivelato l’immagine di un uomo di 65 anni pieno di energia e piglio.”

     

    La vita politica e i risultati ottenuti, inclusi quelli militari durante la Seconda guerra boera, sono ben documentati. Ma Oldman vive ancora un timore reverenziale a immaginare di averlo interpretato. È lui stesso ad elencarli “Più di 50 anni al governo, 50 libri scritti, per cui poi avrebbe ottenuto il Premio Nobel per la Letteratura. Decorato in 4 guerre, 500 dipinti realizzati, con 16 mostre alla Royal Academy.” 

    “Se non fosse stato per lui, dove si troverebbe il mondo? Non c’è molto che gli si possa criticare. Ancora oggi non abbiamo trovato uno statista del suo calibro.”

    Oldman ha sentito rapidamente di essere riuscito a trovare una chiave per raccontarne le gesta, anche se l’aspetto fisico continuava a essere un freno. Ha anche temuto di non essere in grado di interpretarlo, almeno fino a quando “non fossi riuscito a sentirlo anche dal punto di vista di energia, nel modo in cui si muoveva nello spazio…e potermi così guardare allo specchio e riconoscerlo, almeno riconoscerne lo spirito.”

    “Da subito sono stato convinto che Kazuhiro Tsuji fosse la persona giusta, l’unica persona, che potesse aiutarmi a raggiungere l’obiettivo. In quello che Kazu fa, equivale a Picasso.”

    Riconosciuto da tutto l’universo cinematografico come un fuoriclasse nello special make-up, Tsuji è stato nominato per due volte per il Premio Oscar© nei suoi 25 anni di carriera. Ma dal 2012 si è ritirato per dedicarsi completamente alla sua ricerca di scultore contemporaneo iperrealista.

    Oldman si è rivolto a Tsuji in prima persona. L’artista ricorda, “Gary mi ha detto, ‘Farò questo film solo se lo farai anche tu.” Abbiamo discusso, ma non sono riuscito a dirgli di no. Al contrario di molti altri, comprende e apprezza il lavoro che faccio.”

    È stata una notizia straordinaria per tutti quando hanno saputo che Oldman era riuscito a convincere Tsuji a partecipare e quindi a sua volta ad accettare un ruolo talmente iconico e rischioso “come un salto dall’aeroplano senza paracadute”.

    Tsuji ha immediatamente impostato il lavoro. È lui stesso ad ammettere, “È molto stimolante poter lavorare all’idea di creare una somiglianza con qualcosa che già è esistito. La parte più difficile da affrontare è stata la totale differenza di proporzioni e di dimensione del cranio. Gary ha una forma della testa ovale, mentre quella di Churchill era più compressa, rotonda. Gli occhi di Gary sono molto vicini fra loro, mentre per Churchill è l’esatto contrario. Ho dovuto lavorare con questi problemi di partenza.

    “Nonostante tutto, se al make-up combini un attore che ci mette l’anima, si riesce a diventare la persona che volevi.”

    Il lavoro realizzato fra supporti, trucco e capelli ha richiesto grande creatività. Da subito tutti hanno condiviso la necessità di trovare “una soluzione ibrida, come per un’impollinazione,” spiega Oldman. “Dovevo diventare Churchill e rimanere Gary; la faccia doveva permettermi comunque di lavorare al meglio.”

    Ci sono voluti sei mesi di sviluppo e prove per ottenere il giusto equilibrio, fra scolpire, applicare, aggiustare, aggiungere e togliere. Il processo si è anche evoluto in funzione delle revisioni della sceneggiatura da parte di McCarten e delle ricerche realizzate di Wright. 

    Tsuji ha preso i calchi di Oldman, fra vita, corpo intero e testa, “per poi arrivare a cinque test generali per il trucco giusto. Il regista per aiutarci deve avere uno sguardo molto abituato a valutare i risultati e Joe Wright ci ha dato un contributo importante in questo senso.”

    “La silhouette di Churchill è unica, tutto il mondo la riconosce e non c’è attore che lo possa interpretare senza averla. Gary ha dovuto necessariamente ricostruirla per impersonare la fisicità di Churchill nei discorsi e nei movimenti. Passo dopo passo, è iniziata la trasformazione e verificarla a ogni passaggio è stato straordinario. I risultati ottenuti da Kazu sono straordinari: non ho mai visto nulla di simile.”

    I calchi hanno permesso di produrre una maschera, a sua volta lavorata a mano da Tsuji: guardando fotografie e video ha scolpito i tratti di Winston sul materiale dello stampo. Da questo stadio “si è passati al passaggio in silicone che è stato finalmente applicato sulla faccia di Gary. Abbiamo anche realizzato una parrucca che ha definitivamente portato alla trasformazione di Gary in Winston.” 

    Il supporto di silicone è stato lavorato con una sostanza che potesse renderlo anche più morbido, così da dare un’impressione simile alla pelle, soprattutto una volta applicato alla faccia di Oldman, anche per valorizzare al meglio i movimenti del suo viso e tutta la sua espressività.

    Alcune aree del volto sono comunque stati tenuti liberi dalla maschera, in particolare la fronte e le labbra: le prove hanno infatti rivelato che per entrambi diventava complessa la lettura delle espressioni e danneggiare la performance. Per sincronizzare al meglio le espressioni del viso, la protesi non poteva essere neanche un millimetro fuori posto. 

    Tsuji ha anche sviluppato per Oldman “un’armatura di schiuma che nonostante la sua leggerezza si è rivelata fondamentale per cambiare la forma del suo corpo e la postura”. 

    Dal momento in cui è iniziata la produzione del film nell’autunno del 2016 l’applicazione giornaliera è diventata una scienza esatta, per un percorso che portava fino a tre ore e mezzo, portando le giornate di lavoro di Oldman arrivare fino a 18-20 ore totali. “Arrivavo sul set alle 3 del mattino per iniziare a truccarmi,” ricorda. “La parte dei costumi prendeva un’altra mezz’ora, fino a quando la troupe non arrivava alle 7.”

    Ci sarebbe voluto anche molto di più se Oldman non avesse preso la decisione radicale di rasarsi completamente così da eliminare l’impaccio dei capelli.

    Come lui stesso sottolinea, “David Malinowski e Lucy Sibbick hanno lavorato al mio fianco ogni giorno, seguendo nel dettaglio le istruzioni di Kazu. Che squadra incredibile!”

     Il duo ha applicato alla faccia di Oldman dei marcatori naturali che permettessero di guidarli ogni giorno nel sovrapporre perfettamente la protesi su collo, occhi e bocca, trasformandola di fatto in una mappa da consultare ogni giorno.

    “Il materiale era molto leggero,” Malinowski spiega. “Come una calza che provi a mettere sulla faccia, in cui ogni piccolo dettaglio può creare una piega o un’increspatura.”

    Oldman ha riposto grande fede nella seduta generale, perché una volta completata gli ha permesso di potersi completamente concentrare sulla propria performance. Alla fine, Primorac e la sua squadra hanno deciso di ridurre al minimo gli ultimi controlli, ben consapevoli che il protagonista si stesse sobbarcando un carico equivalente alla metà del proprio peso. 

    Anche la rimozione del trucco prendeva quasi due ore al giorno: purtroppo non poteva essere rimossa velocemente per evitare danni alla pelle di Oldman. 

    Wright confessa, “Durante le riprese tutto mi appariva totalmente reale. Sono arrivato a dimenticarmi che Gary stesse indossando costumi, protesi e trucco.”

    La pelle della protesi ha avuto bisogno comunque di frequenti interventi da parte di Malinowski, per curare il rossore rubicondo delle guance di Winston. La base del silicone è diventata una tela su cui ricreare ogni volta i giusti toni, facendo comunque attenzione ai contorni scolpiti del viso. Anche ogni piccolo neo di Winston è stato delicatamente disegnato ogni volta…Una volta che i toni della pelle e i nei venivano aggiunti, Malinowski chiudeva il lavoro con il più delicato dei propri pennelli per disegnare le vene rossastre del viso.

     Questi sforzi avevano la necessità di rispondere anche alle esigenze di scena, che fosse ambientata di giorno o di notte, o considerando lo stato fisico di Winston in funzione della scena in questione, senza trascurare neanche il minimo errore di rasatura. 

     

    Winston Leonard Spencer Churchill (1874-1965)

    di L.D.F.

    Nato da una famiglia di autentiche tradizioni, venne mandato a studiare con risultati poco brillanti prima, ad Harrow e poi a Sandhurst.

    Nel 1895 entrò nell’esercito e partecipò a campagne coloniali in India e in Sud Africa contro i boeri. Lasciate le armi divenne corrispondente di guerra e recandosi nel 1899, in tale veste, di nuovo in Sud Africa, venne fatto prigioniero, riuscendo ad evadere avventurosamente. Tornato in Inghilterra fu eletto deputato nel gruppo dei conservatori ma, trovandosi in disaccordo sulla politica economica del Governo Chamberlain, passò ai liberali diventando amico di Lloyd George, colui che, nel 1919, avrebbe rappresentato la Gran Bretagna ai trattati di Versailles.

    Sottosegretario alle colonie sostenne l’autonomia degli ex territori boeri e la Home Rule irlandese.

    Nel 1908 sposò Clementine Hozier. Da quell’anno fu Ministro del Commercio e degli Interni. Nel 1911, quando la situazione internazionale si aggravò, divenne Lord dell’Ammiragliato. Ebbe vari scontri con l’allora Primo Ministro Anthony Asquith in quanto, contrariamente a lui, Churchill era convinto dell’ineluttabilità della guerra e, per questo motivo, lavorò indefessamente, creando una marina forte ed efficiente e in stretto contatto con l’esercito, al punto che, quando nel 1914, il conflitto scoppiò, la marina inglese era in pieno assetto di combattimento e poté salvare dal nemico Calais e Anversa e, nel sud Atlantico, dopo la sconfitta subita a Carousel, poté riprendere le isole Falkland alla flotta tedesca dell’Ammiraglio von Spee. Churchill decise poi di attaccare la Turchia, passare i Dardanelli e conquistare Costantinopoli ma gli Stati Maggiori lo osteggiarono e la spedizione, male organizzata si rivelò un disastro (Gallipoli) e provocò la caduta del Governo. Nel 1916 Lloyd George allora Primo Ministro lo nominò Ministro delle Munizioni e dal 1918 al 1921 titolare del Ministero della Guerra e dell’Aria, per cui gestì gli ultimi sforzi militari e poi la smobilizzazione.

    Osteggiò, con tutte le sue forze, la dittatura sovietica al potere in Russia dal 1917, al punto che organizzò una serie di interventi militari in aiuto delle cosiddette truppe bianche che combattevano, ancora, a nome dello zar. Queste sue azioni preoccuparono Lloyd Gerge che lo trasferì al Ministero delle Colonie.

    Quando il Governo George cadde, Churchill perse anche il suo seggio di deputato. Dopo due anni in cui non si occupò di politica, nel 1924 si riavvicinò al partito conservatore e il primo Ministro Baldwin lo nominò, nonostante l’opposizione dei membri del suo partito, Ministro delle Finanze (1924-1929) che egli fu costretto a lasciare durante l’inizio della grande crisi economico-mondiale del 1929.

    Si urtò poi anche con Baldwin, non essendo d’accordo per come, nel 1936, venne gestita la grave crisi istituzionale, dovuta all’abdicazione di Edoardo VII che portò al trono il fratello più giovane, Giorgio VI. Inizialmente Churchill aveva simpatia per il fascismo (si parla di una serie di lettere tra lui e Benito Mussolini) ma forse fu uno dei primi a capire la minacciosa aggressività dei regimi totalitari soprattutto della Germania e della Russia e tuonò, nel 1930, contro i patti di Monaco che lasciava a Hitler i territori di cui fino allora si era impadronito a patto che non invadesse la Polonia. La Germania, invece, dopo aver firmato segretamente con la Russia, nell’agosto 1939, il patto Molotov-Ribbentrop che aveva, come base, la spartizione del territorio polacco, il 1° settembre 1939 lo invase da ovest mentre, circa quindici giorni dopo, Stalin entrava in Polonia da est.

    Era la guerra! Churchill assunse subito la carica di Primo Lord dell’Ammiragliato e immediatamente dispose la flotta inglese su tutte le coste orientali della Gran Bretagna.

    Dopo l’occupazione nazista della Francia, del Belgio e dell’Olanda, Churchill si trovò di fronte al problema di circa 300.000 soldati inglesi, franco-olandesi e belgi, bloccati sulla parte francese del Canale della Manica, a Dunquerque, con la Luftwaffe tedesca che, proprio su quei 26 km di mare, combatteva furiosamente con gli aerei della Raf anglosassone. Churchill, per salvare gli uomini in attesa sulla costa francese, avrebbe dovuto muovere dalle coste inglesi parte della sua flotta, senza nessuna garanzia di poterli salvare e anche perché era proprio questo ciò che Hitler, che aveva fatto fermare le sue truppe, a una ventina di chilometri di distanza, attendeva in attesa che le navi inglesi attraversassero il canale, venissero bombardate, aprendo varchi sulle coste anglosassoni. Inoltre, il maresciallo Goering, capo della Luftwaffe, l’armata aerea nazista, aveva promesso al dittatore l’invasione dell’Inghilterra in una decina di giorni. Il primo ministro anglosassone non si mosse quasi chiedendo aiuto agli inglesi: si mosse allora la gente che con barche di ogni genere (ding, barche da diporto, pescherecci, ecc.), passò la Manica sotto le bombe, mentre nel cielo gli aerei si battevano, per portare in salvo buona parte dei soldati in attesa.

    Churchill, intanto, aveva instaurato ottimi rapporti con Roosevelt allora Presidente degli Stati Uniti d’America con cui firmò la “Carta Atlantica” ed ebbe da lui, prima dell’entrata in guerra, notevoli aiuti economici e militari e soprattutto carburante.

    La divisione della Polonia tra russi e tedeschi, nel frattempo, aveva creato notevoli problemi per cui il patto Molotov-Ribbentrop si ruppe e la Germania si trovò a est un altro fronte di guerra.

    Dal 1941 al 1943 le campagne d’Africa volsero a favore degli angloamericani anche perché le truppe tedesche e italiane erano rimaste senza carburante e il 9 luglio 1943 gli alleati sbarcarono in Sicilia.

    A poco a poco, le truppe tedesche, di stanza in Italia, comandate dal maresciallo Kesselring che Hitler aveva dato per perse alla presa di Roma, si ritirarono, compiendo molte violenze lungo la strada (Marzabotto ad esempio) e il 25 aprile 1945, l’Italia tutta venne liberata.

    Churchill, nonostante questi successi era però preoccupato dalla possibilità dell’espansione sovietica nell’Est Europa e aveva elaborato un piano strategico rivolto ai Balcani che attraverso l’Italia giungesse all’Europa centro-orientale impedendo una grande espansione russa in quelle zone. Venne, però, costretto ad abbandonare i suoi progetti (per gli alleati l’importante era stato solo il battere la Germania!). Collaborò allora con le sue truppe allo sbarco in Normandia (6 giugno ’44) e alle ultime battaglie che terminarono con la morte di Hitler e con la resa della Germania (l’8 maggio 1945 agli alleati anglo-americani e il 9 maggio all’URSS). Tutte le forze alleate disponibili si rivolsero, allora, contro il Giappone che resisteva e avrebbe resistito probabilmente fino all’ultimo uomo, ma la decisione di Harry S. Truman, nuovo Presidente americano dopo la morte di Roosevelt, di sganciare due bombe atomiche in territorio giapponese, il 6 agosto 1945 a Hiroshima e il 9 agosto a Nagasaki, portò, il 15 agosto, l’impero nipponico a chiedere la resa incondizionata. La guerra era finita.

    I tre grandi Churchill, Roosevelt e Stalin ebbero due incontri importanti: uno dal 4 al 12 febbraio 1945 a Yalta per coordinare insieme gli ultimi piani di guerra e l’altro a Potsdam (17 luglio – 2 agosto 1945) quasi alla fine del conflitto (con Roosevelt che si sarebbe spento poco dopo) per stabilire come i vincitori avrebbero organizzato la nuova Europa.

    Basta guardare le foto dei tre grandi (soprattutto a Potsdam) per vedere come, ormai, la discussione sul futuro stesse nelle mani di Stalin e di Churchill e come quest’ultimo temesse giustamente, l’invadenza e il potere del dittatore russo e avesse la convinzione di non avere la forza per impedirli come, infatti, accadde.

    Finita la guerra, alle nuove elezioni in Inghilterra, vinse il partito laburista e Primo Ministro divenne Clement Attlee, un impiegato della politica. Churchill sembrava ormai non servisse più ma sempre fino alla sua morte, nel 1965, egli lottò per il suo paese politicamente, sia in Inghilterra, sia in territorio internazionale.

     

    Fu un uomo coraggioso che prese decisioni che molti altri non avrebbero avuto il coraggio di assumersi, un grande Capo di Stato, un acuto studioso di storia e un maestro della lingua inglese come dimostrano i suoi scritti e i suoi discorsi tra cui ricordiamo quello in cui all’inizio della guerra, egli disse agli inglesi che si sarebbero dovuti aspettare “sangue, fatica, lacrime e sudore”.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

     

    1) Dopo la conquista della Polonia da parte dei nazisti, iniziata il 1° settembre 1939, Hitler si rivolse all’Europa occidentale. Quali furono gli Stati Europei che vennero conquistati dalle truppe tedesche dal 1939 al 1940?

    2) Quando Churchill, dal Primo Lord dell’Ammiragliato, divenne Primo Ministro?

    3) Nel partito conservatore cui Churchill, in quel momento storico apparteneva, egli non era amato. Perché allora divenne Primo Ministro?

    4) La situazione in Europa, in quel periodo, era ormai tragica. L’esercito inglese che, durante l’avanzata tedesca, ormai in pezzi, era stato respinto fino a Dunkerque, sulla costa francese del canale della Manica, insieme a ciò che era rimasto degli eserciti degli altri Stati sconfitti, attendeva qualcuno che lo riportasse in patria. Churchill che, come abbiamo già scritto (domanda 2) era stato, prima di essere Primo Ministro, Primo Lord dell’Ammiragliato, aveva rinforzato la flotta anglosassone ponendola a guarda delle coste inglesi orientali mentre le truppe tedesche, rispetto a Dunkerque, si erano fermate per ordine di Hitler, a una ventina di chilometri dalla costa. Il Primo Ministro non mosse le sue navi e non le fece attraversare la Manica per raccogliere i soldati superstiti e riportarli in patria ma chiese aiuto alla popolazione inglese. Perché?

    5) Per chiarire bene ciò che vorremmo sapere da voi dalla risposta della domanda precedente ricordiamo che, quando gli scienziati inglesi scoprirono la possibilità di decrittare il codice segreto tedesco detto Enigma e ne informarono, subito, il Primo Ministro, egli si trovò a prendere una decisione estremamente importante. La prima notizia decrittata si riferiva a un futuro bombardamento della Luftwaffe (la forza aerea nazista) su Coventry una cittadina inglese. Churchill dovette decidere se avvisare i cittadini di Coventry e così salvarli o tacere, altrimenti i tedeschi avrebbero cambiato il loro codice. Churchill non avvisò. Visto quest’esempio è opportuno chiedersi: il Primo Ministro inglese per aiutare i soldati superstiti a Dunkerque avrebbe sguarnito le coste anglosassoni, mandando le sue navi a salvare quei poveri soldati che attendevano calcolando che:

    - L’esercito tedesco era fermo a una ventina di chilometri dal canale della Manica di parte francese?

    - Sopra i 26 chilometri del canale che separa l’Inghilterra dalla Francia, si stavano svolgendo continui duelli tra i piloti della Luftwaffe e quelli della Raf, l’aviazione anglosassone?

    6) Prima di dichiarare guerra alla Germania, Churchill dovette combattere con tutto il partito conservatore cui egli apparteneva e che non lo amava e, soprattutto, con il precedente Primo Ministro Neville Chamberlain e con Lord Edward Halifax che facevano parte del Consiglio di Guerra. Quali erano le contro proposte che fecero a Churchill questi due eminenti politici inglesi?

    7) Anche il re Giorgio VI non era convinto della nomina di Churchill che, in quel particolare e difficilissimo momento storico, l’Inghilterra avesse quel Primo Ministro ma fu proprio lui che, durante uno dei numerosi incontri con Winston in cui quest’ultimo si lamentava di non aver alcun appoggio da parte dei politici gli dette un consiglio: quello che convinse il Primo Ministro a fare una scelta che avrebbe cambiato le sorti dell’Inghilterra e di tutto il mondo. Quale fu questo consiglio?

    8) E per il consiglio dato al Re che Churchill prese per la prima volta la Metropolitana?

    9) Sono ormai famosi tre discorsi che egli fece in Parlamento ma rivolgendosi al popolo inglese. Churchill parlava chiaramente e tutti potevano seguirlo e lo seguirono anche quando egli disse al suo popolo che si sarebbe dovuto aspettare solo “sangue, fatica, lacrime e sudore”. E’ quello che successe agli inglesi negli anni di guerra?

    10) Il 4 giugno 1940, il Primo Ministro promise al suo popolo che ove l’Inghilterra fosse stata invasa non si sarebbe mai arresa, contando sul proprio Impero affinché “il Nuovo Mondo salvasse il Vecchio”. Tutti gli Stati del Commonwealth si misero accanto all’Inghilterra nel dichiarare guerra alla Germania e poi all’Italia e poi al Giappone?

    11) Churchill, nel 1940, ebbe accanto a sé durante la dura e dolorosa decisione che dovette prendere sua moglie Lady Clementine che non lo abbandonò mai, fino alla morte. Da quanti anni erano sposati, quando l’Inghilterra dichiarò guerra alla Germania?

    12) Churchill, come abbiamo già scritto, non era amato tra gli esponenti del suo partito e, all’inizio del suo incarico, non lo amava neppure Giorgio VI perché conduceva una vita un po’ sopra le righe. Innanzitutto, beveva molto: cominciava dalla colazione e poi con lo champagne a pranzo e lo scotch al termine della giornata. Inoltre, spesso prendeva le sue decisioni rimanendo a letto e, siccome non dormiva molto, chiamava al telefono, dando ai suoi sottoposti, ordini anche importanti, in ogni ora del giorno e della notte. Però quest’uomo così particolare non solo vinse la guerra ma capì, per primo, la pericolosità di Stalin e dell’URSS al punto che, già nel 1939, disse una frase che chiarisce bene qual era la sua posizione nei riguardi dello Stato sovietico: “ La Russia è una terra, avviluppata di mistero che si presenta come un enigma”. Commentate.

    13) Secondo voi quale sarebbe stata la sorte dell’Inghilterra e del mondo se Churchill non avesse avuto il coraggio e la determinazione di non chiedere, nel lontano 1940, l’armistizio a una Germania, in quel momento storico, vincente su tutti i fronti?

     

    14) Churchill, pur non amando Hitler, fino all’emanazione delle leggi razziali in Italia (1938) aveva simpatia per Mussolini, tanto è vero che, ancora oggi, si dice che, tra i due, ci sia stato uno scambio di lettere. Il fatto non si può confermare perché tali lettere, ove i due se le siano effettivamente scambiate, sono scomparse. Qualora tale epistolario sia stato reale è spontaneo chiedersi: “cui prodest” la sua scomparsa?

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