Belle & Sébastien – amici per sempre In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Sébastien è cresciuto, ha 12 anni e con Belle sono ancora inseparabili, anzi la famiglia si è allargata con l’arrivo di tre splendidi cuccioli di cui Sébastien si prende cura con tanta buona volontà. Una sera ascolta una conversazione tra Pierre, suo padre e Angelina, da poco sposi, scoprendo le loro intenzioni di trasferirsi presto in Canada. Sébastien è amareggiato, non vuole lasciare il nonno che invece lo sprona a scoprire il mondo. La situazione si complica con l’arrivo di un presunto proprietario di Belle che vuole portargliela via, ma Sébastien è testardo e farà di tutto per non separarsi dalla sua migliore amica a quattro zampe.

     

     

     

  • Genere: Avventuroso
  • Regia: Clovis Cornillac
  • Titolo Originale: Belle & Sébastien – amici per sempre
  • Distribuzione: Notorious Pictures
  • Produzione: Radar Films
  • Data di uscita al cinema: 22 febbraio 2018
  • Durata: 90’
  • Sceneggiatura: Juliette Sales, Fabien Suarez
  • Direttore della Fotografia: Thierry Pouget
  • Montaggio: Jean-Francois Elie
  • Scenografia: Sèbastien Birchler
  • Costumi: Adélaide Gosselin
  • Attori: Fèlix Bossuet, Tchery Karyo, Clovis Cornillac, Thierry Neuvic, Margaux Chatelier, Andrè Penvern, Anne Benoit
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado
  • Approfondimenti:

     

    INTERVISTA AL REGISTA

    Clovis Cornillac

     

    Come sei arrivato a questo progetto?

    Un po’ per caso! Mentre realizzavo quattro episodi della serie “Chefs”, il produttore Clément Miserez mi ha chiamato per propormi questo progetto. All’inizio ero un po’ sorpreso perché non conoscevo bene la saga Belle et Sébastien e onestamente, non sapevo cosa potevo portare in più rispetto ai primi due film. Quindi risposi a Clément che non era il mio mondo, ma ha insistito e mi ha chiesto di leggere la sceneggiatura.

     

    Che cosa ti ha convinto quindi a lanciarti in questo mondo?

    Leggendo la sceneggiatura, l’ho trovata audace e avventurosa. Ho subito pensato ad autori come Steinbeck e Conrad, o ancora a “Il richiamo della foresta” di Jack London, ma anche a universi legati alla fiaba, come “La notte del cacciatore” e i film Disney. Quando ne ho parlato con Clément era molto entusiasta perché, mi disse, era proprio quella la direzione che voleva dare alla saga. In seguito ho avuto la conferma che Gaumont approvava in pieno questo mio approccio: non potevo più tirarmi indietro. Confesso che sono stato accompagnato da produttori formidabili che mi hanno dato fiducia totale.

     

    Come hai fatto tuo lo script di Juliette Sales e Fabien Suarez?

    Entrambi hanno partecipato sin dall’inizio e non intendevo rimettere mano a tutto il lavoro che avevano fatto, soprattutto perché non ho alcuna velleità di scrittura. Allo stesso tempo avevo voglia, sempre restando nello spirito della saga, di insistere su alcuni aspetti a cui tenevo. Hanno risposto favorevolmente e rapidamente alle mie richieste, ho apprezzato il fatto che nessuno ha cercato di far valere il proprio “potere”. Al contrario, mi dicevano “noi conosciamo le caratteristiche principali della storia ma in che direzione vuoi che le facciamo evolvere?”

     

    Appunto, che direzione hai voluto dare alla sceneggiatura?

    Per esempio, il concetto di legge – e di ciò che essa incarna – era molto importante ai miei occhi. Mi ricordo da bambino, di aver scoperto che il mondo degli adulti non fosse così giusto come l’immaginavo e che ci fossero anche dei cattivi che avessero una legge fatta per loro! Questo momento in cui ci si rende conto che la legge non è per forza sinonimo di giustizia è una presa di coscienza estremamente forte. Volevo che mettessimo pienamente in luce questa verità. Nel film non abbiamo scelta: la legge è dalla parte del cattivo. Ho chiesto quindi agli sceneggiatori di mettere un po’ più l’accento su quest’aspetto. Da qui la replica del nonno al sindaco: “Non sarà grazie alle tue leggi corrotte che ritroveremo Belle!”. Capisce che il messaggio che gli adulti danno ai più piccoli è estremamente negativo.

    Volevo anche che lo spettatore fosse pienamente cosciente che Sébastien è cresciuto ed è maturato affettivamente: trovavo interessante che non siano i genitori che ritornino alla fine del film ma che sia lui ad andar via. Ho ripreso l’idea che quando facciamo dei figli li “mettiamo al mondo” e diciamo loro “andate, il mondo è vostro”. Quello che trovo forte è che Sébastien, dopo la separazione dal nonno sulla pista, prende il volo verso un nuovo mondo.

     

    Il film è un vero e proprio romanzo formativo, non solo per il giovane ragazzo ma anche per gli adulti che lo circondano…

    Certo, i rapporti tra Sébastien e gli adulti sono cambiati, mi sembrava ugualmente importante mostrare, soprattutto in un film familiare, che le nostre vite non si fermano a 60 anni! Anche tra un pastore che invecchia e una maestra single può scoccare la scintilla. All’inizio mi sono chiesto se fosse credibile, ma la loro storia d’amore è vera e profonda. In questa idea di apertura sul mondo di cui parlavo prima, c’è anche l’idea che l’amore può arrivare anche tardi. È possibile! Credo davvero a questa possibilità. Questi due personaggi si sono talmente protetti che il momento in cui si aprono al mondo è euforico! Sappiamo che non smetteranno di litigare ma anche che ci sarà molta tenerezza tra di loro.

     

    Si vede che ti sei veramente divertito a rivestire il ruolo di Joseph, il cattivo della storia. Come spieghi la tua cattiveria e la totale assenza di empatia?

    In nessun modo! Ed è proprio quello che mi interessava. Incarna allo stesso tempo l’orco, il lupo, la vecchia strega delle fiabe! Insomma, è il male assoluto e il suo personaggio affascina e impaurisce. È grazie a questo tipo di personaggi che riusciamo a fare scelte determinanti nella vita. Quando Joseph acchiappa il bambino e lo provoca, dicendogli “prendi il coltello e mettimelo sotto la guancia”, è contento: il suo scopo è che Sébastien gli dia una bella coltellata, così entrerebbe a far parte del suo mondo, il mondo dei cattivi. Ma il bambino lo guarda e butta il coltello – come gli ha insegnato suo padre. È in quel momento che prende posizione e fa una scelta radicale. Per crescere doveva incontrare il male.

     

    Il tuo personaggio è emblematico. È uno di quei collaborazionisti che approfittano della guerra e che hanno cambiato posizione all’ultimo momento…

    È un aspetto evocato un po’ a margine della storia, Joseph è soprattutto un becchino. Quando ho ricercato la location per trovare la sua casa, avevo un’immagine in testa, come di un castello degli orrori. La sua attitudine e il posto in cui vive, vicino al cimitero, la dicono lunga sul personaggio. Possiede una macchina che distrugge e che uccide, e di conseguenza, nelle riprese all’esterno del veicolo non si vede mai il conduttore. Ci sono dei simboli di morte legati a quest’uomo. Mi sembrava interessante la presenza di un personaggio che non nasconde in nessun modo la sua passione per il male.

     

    Guardando Joseph, pensiamo spesso a Robert Mitchum de “La morte corre sul fiume”. Era un riferimento evidente?

    In quel film c’è un richiamo alla fiaba per bambini estremamente precisa. Bisogna assimilare questo tipo di riferimenti perché non si può imitare il talento degli altri. Tra l’altro, volutamente non ho rivisto il film prima di iniziare le riprese. Quello che mi interessava, come con i libri, era di conservarne una sensazione, un’impressione: ma non c’è nessuna scena in particolare che fa riferimento a “La morte corre sul fiume”.  

     

    Il film usa lo stile del thriller in maniera perfetta. Anche questo era uno dei tuoi obiettivi in quanto regista?

    Nel thriller, è il “thrill” – il brivido – che mi diverte! I bambini cresciuti come me, lo adorano. Penso davvero che i bambini non siano sciocchi e mi ricordo che quando ero bambino odiavo essere trattato da sempliciotto al cinema. I bambini ascoltano le conversazioni degli adulti, guardano film molto violenti, giocano con i videogiochi e non è perché abbiamo girato Belle et Sébastien che dobbiamo fare dell’infantilismo. Al contrario, avevo voglia di ricreare la tensione e la suspense, dare i brividi ai bambini fino al lieto fine. Volevo che pensassero “Mi ha trattato come un grande, non mi ha preso in giro”.

     

    Come hai affrontato le sfide di questo secondo lungometraggio?

    Tra un bambino, i cani, i cuccioli e la neve, non si può dire che ho scelto una strada facile. In fase di produzione, lavoro come un matto e chiedo molto ai miei collaboratori. Volevo fare del vero cinema ma senza richiedere un budget astronomico. Di conseguenza abbiamo dovuto lavorare di più, trovare soluzioni e riflettere su come ottimizzare le riprese. Ho trovato degli escamotages per alcune scene e mi sono quindi reso conto che potevo fare a meno di un certo tipo di materiale. Abbiamo tutti dato il massimo e tutti erano di buona volontà, anche perché io ero il primo a lavorare sodo sul set.

     

    Hai sentito il sostegno di Felix Bossuet, che aveva già partecipato ai primi due episodi?

    Quello che è formidabile in questo ragazzo è il suo essere molto discreto, si apre poco, ma non lesina mai sul lavoro. Non ha mai un atteggiamento di sfida. La concentrazione considerevole che ha mostrato durante le riprese di alcune scene ci ha impressionato. Era ancora più ammirevole perché c’era molto rumore sul set: mentre recitava e parlava con Belle, si sentiva l’addestratore dare gli ordini ai cani e altri tecnici che riportavano le informazioni. Si è creato un bel rapporto sul lavoro e non si è mai comportato da dilettante.

     

    Qual è stata la parte più difficile durante le riprese?

    Prima di tutto i cuccioli. Bisogna cambiarli ogni quindici giorni perché crescono a vista d’occhio. Tutto deve essere previsto con largo anticipo in funzione delle cucciolate, non si può sbagliare nulla nel planning di lavoro. Inutile dire che era estremamente difficile organizzarsi.

    A livello logistico, dovevamo far salire i cuccioli fino a 2500m d’altezza, e ben avvolti al caldo perché c’erano -30° e potevamo spostarci solo con la moto neve.

    Fortunatamente Andrew, l’addestratore, è stato fantastico. Di solito, non si possono addestrare dei cuccioli così piccoli, ma Andrew è riuscito a far ottenere gli atteggiamenti che speravamo. Ovviamente, la neve è stata anch’essa un elemento complesso. Eravamo ossessionati dal meteo, facevamo attenzione alle valanghe e quando non c’era neve era un vero problema, dovevamo cambiare tutto il planning. Un compito veramente difficile poiché implicava uno spostamento in massa. Anche la scena finale ci ha portato dei problemi, soprattutto perché non trovavamo un lago gelato che andasse bene. Ho quindi dovuto trovare un modo per rimediarvi con il supervisore degli effetti visivi. Fortunatamente, ho un ottimo alleato, Thierry Pouget, e i tecnici degli effetti speciali che hanno fatto un lavoro formidabile.

     

    Come hai lavorato sulle inquadrature?

    Abitualmente giro con due telecamere perché faccio un montaggio stretto. Amo i dettagli: faccio prima dei ritagli con la telecamera A e poi uso la telecamera B in maniera molto più libera, per catturare sul momento i dettagli, su una mano o un viso. È questa seconda telecamera volante che mi permette di spaziare: so che può improvvisare e che porta elementi più istintivi.

     

    Quali erano le tue priorità sulla sceneggiatura?

    Avevo voglia di ricreare l’atmosfera di una fiaba e ne ho parlato da subito con tutta l’equipe. Per esempio, il mantello del pastore mi fa pensare a quello di un supereroe, fa il rumore che evoca Batman quando Sébastien salta dal cancello. Così come durante la tempesta, il mantello sembra sbattere al vento come la neve contro i vetri delle finestre. Volevo dare anche allo spettatore l’impressione di attraversare la tempesta: in quel momento, Sébastien si aggrappa ai rami spogli col suo mantello, la natura diventa un nemico che lo attacca da ogni lato e c’è un’apparizione di sua madre che gli impedisce di morire. Con Sébastien, quello che contava, era la poesia e l’affidabilità.

     

    Sapevi fin dall’inizio che avresti avuto un ruolo nel film?

    Clément mi ha detto sin dall’inizio che avrebbe voluto darmi il ruolo del cattivo. È stato abbastanza comodo perché così non ho dovuto spiegare ad un altro attore come approcciarsi al personaggio. Abbiamo guadagnato molto tempo. Siccome lavoro in anticipo, le riprese con me durano dieci minuti. Alla fine abbiamo fatto in un’ora quello che altrimenti avremmo fatto in mezza giornata. La cosa più complicata è stata trovare quale cattivo avrei potuto incarnare. Abbiamo cercato a lungo e ho anche assunto una disegnatrice di fumetti per l’aspetto grafico del personaggio. Fino al momento in cui ho pensato di fargli un lungo naso per ricordare una strega. Mi sono anche detto che avrebbe dovuto avere una calvizie pronunciata e dei lunghi capelli sporchi per dargli un aspetto da predatore e un cappello per accentuare il suo carattere avventuriero.

     

    Mi parli del tuo rapporto con Tchéky Karyo che, nel ruolo di Félix, era presente sin dall’inizio della serie?

    All’inizio ho sentito una leggera inquietudine in lui. E ho capito il perché: avevo chiesto ai diversi responsabili di settore di non parlare agli attori perché preferisco che parlino prima con, ho chiesto agli attori di avere fiducia in me e di non guardare le registrazioni. Ma Tchéky voleva guardarle. Poiché gli avevo detto di no, ho accettato io stesso di non guardarle all’inizio delle riprese. In seguito si è quindi fidato e si è sentito rassicurato.

     

    Così come per i primi due episodi, la musica è di Armand Amar.

    Al momento del montaggio delle immagini, ho usato musiche esistenti, da Sergio Leone a grandi classici del jazz, per vedere cosa ci stesse meglio. Quando Armand ha scoperto cosa avevamo scelto, l’ho visto “sconvolto”. Secondo me, questo gli ha permesso di lasciarsi andare totalmente nelle scene più liriche. Ha anche saputo prendere ispirazione dai pezzi che avevamo usato: per la scena della macchina blu, ha creato una musica che evoca Tati e per la scena finale, ha ripreso un ritmo di “Impitoyable” con la chitarra.

     

    Non manca nel film, ogni tanto, il celebre motivetto di Belle et Sébastien

     

    All’inizio non volevo. Poi mi sono ricordato che rivedendo l’adattamento per il grande schermo di “Squadra speciale Lipsia”, un qualcosa mi era mancato ed era proprio la musica della serie televisiva. Quindi abbiamo reinterpretato e adattato alcune melodie di Belle et Sébastien che abbiamo aggiunto al film. Era un bel modo di creare una continuità nella serie.

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

     

     

    1) Sébastien ha ormai 12 anni: è cresciuto con accanto la sua Belle che ha avuto anche tre bellissimi cuccioli. Il ragazzo è felice ma una sera sente un dialogo tra Pierre, suo padre e Angeline, adesso sua moglie, in cui i due parlano di trasferirsi in Canada. Per Sébastien è un colpo al cuore! E il nonno, Belle e i cucciolotti, se il trasferimento in Canada diventasse reale, li dovrebbe abbandonare oppure fare una dolorosissima scelta? Che scelta farebbe il ragazzo, secondo voi, se veramente il trasferimento si realizzasse?

    2) Mentre Sébastien si trova di fronte a questo dilemma, arriva Joseph, il “cattivo” della situazione che pretende la restituzione di Belle, sostenendo che l’animale è suo. 

    La famiglia si rivolge alla magistratura ma…. Che decisione prendono i giudici?

    3) Severino Boezio, filosofo del III secolo d.c. sosteneva che “Il diritto è degli uomini e la giustizia è di  Dio”. Riferendoci al caso del film, evidenziato nella domanda precedente, è giusto, secondo voi, ciò che scrisse l’antico pensatore?

    4) Per Clovis Cornillac, il regista del film, Joseph, incarna tutte le figure malefiche che si incontrano nelle fiabe: dal lupo cattivo all’orco, alla strega. Quindi l’autore, per il suo film, parla di fiabe. Secondo voi ha ragione? E’ una fiaba anche la terza storia di Belle & Sébastien?

    5) Per descrivere il cattivo, oltre agli aspetti fisici che lo contraddistinguono, quale mestiere gli fanno fare gli autori del film?

    6) Sempre gli autori del film presentato Joseph come un collaborazionista. Ricordandoci che la storia filmica si svolge durante la II Guerra Mondiale, chi erano, allora, i collaborazionisti?

    7) Joseph è brutto, prepotente e crudele. Cosa fa in una scena del film a Sébastien per portarlo a diventare come lui? E qual è la reazione del ragazzo?

    8) Molti critici hanno sostenuto che Cornillac per creare il personaggio di Joseph si sia ispirato a Robert Mitchum in “La morte corre sul fiume”, un vecchio film del  1955 in cui il terrore si coglie in ogni sua pagina. Ma secondo voi il nostro “cattivo” è descritto in una maniera tanto spietata? Cercate notizie su “La morte corre sul fiume” ed effettuate un paragone tra i due personaggi.

    9) Secondo voi “Belle & Sébastien amici per sempre” è anche un thrilling? Sapete cosa sia un thrilling nel cinema? Se si descrivetelo a parole vostre, se no effettuate ricerche in merito.

    10) Secondo Cornillac, Belle & Sébastien amici per sempre, non è un thrilling ma è descritto con i contorni di una fiaba e i giovanissimi spettatori, esperti di fiabe, sanno benissimo cosa succederà al cattivo e sono convinti che sarà punito nel modo più duro e violento (basti pensare, che, nella versione della fiaba di Cenerentola dei Fratelli Grimm, alle due sorellastre vengono tolti gli occhi!) e, quindi, aspettano molto più tranquilli degli adulti che meno colgono l’aspetto fiabesco della storia. E’ giusta, secondo voi, questa osservazione? Chiarite il vostro pensiero in merito.

    11) Tchèky Karyo che, in tutte e tre le edizioni della storia di Belle & Sébastien, è stato il nonno, ha detto di essere molto felice di interpretare la parte perché molto legato alla figura di nonno César. Perché? Secondo voi un attore può essere legato a un personaggio che ha realizzato in altri film tanto da volerlo rinterpretare oppure ha paura che la ripetitività del personaggio gli tolga la possibilità di interpretare personaggi diversi e come è accaduto a Sean Connery con il suo 007 - James Bond? 

    12) César, in quest’ultima opera filmica, è un po’ cambiato. Egli che vivendo in una baita di montagna non aveva mai sentito il morso della solitudine, comincia a sentirlo. Perché? E’ colpa forse dei membri della sua famiglia e delle loro eventuali decisioni? 

    13) César si sente solo ma, ad un tratto accanto a lui, appare una figura femminile. Chi è?  E che importanza finisce di rivestire accanto al nonno?

    14) Blaise Pascal scrisse: “Il cuore ha delle ragioni che la mente non può conoscere”. Possibile che, dopo tanti anni, il vecchio nonno ricominci a sentire le ragioni del cuore?

    15) Si può definire “Belle & Sébastien, amici per sempre” un vero e proprio romanzo (film) formativo? Cosa si intende per romanzo formativo? Se non lo sapete effettuate ricerche in merito.

    16) Un aspetto divertente (e faticoso) del film è determinato, per l’allenatore dei cani, dal fatto che, ogni quindici giorni, i tre cuccioli non potevano più essere gli stessi per la velocità in cui crescevano per cui andavano cambiati.

     

    Vi siete soffermati su questo particolare? E inoltre sapete quanti sono stati gli animali adulti che hanno interpretato il personaggio di Belle in quest’ultimo film della serie?

     

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