My name is Adil In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Girato tra la campagna marocchina e Milano, il film racconta la storia vera di Adil, un bambino che vive nella campagna del Marocco con la madre, i fratelli e il nonno capo-famiglia. È un mondo povero, dove fin da piccoli si lavora per ore nei pascoli, gli adulti possono essere rudi e studiare è un privilegio per pochi. Adil sa che restare in Marocco significa avere un destino segnato, quello dei giovani pastori invecchiati precocemente che vede intorno a sé. Stanco delle angherie dello zio e del ristretto orizzonte che si vede davanti, il ragazzino a 13 anni decide di raggiungere il padre, El Mati, emigrato da anni in Italia per lavorare e mantenere la famiglia. Andarsene, però, è anche una frattura, una separazione dolorosa dalla propria storia, dai propri affetti e dalla comunità.

    Il film accompagna lo spettatore nel percorso del protagonista adolescente alla scoperta di un nuovo mondo: l’Italia non è il paese delle città favolose e della ricchezza facile sognata nell’infanzia, ma offre ad Adil la possibilità di studiare, vivere nuove esperienze e costruire nuovi legami.

    Il cerchio si chiude quando Adil, ormai adulto, dopo dieci anni di assenza dal Marocco, ritorna nel suo paese, alla riscoperta delle proprie radici: il viaggio lo aiuta a intrecciare i fili della sua storia e della sua identità, perché solo se conosci da dove vieni, puoi sapere chi sei”.

    Il film, realizzato a budget zero e prodotto in modo indipendente grazie a un crowdfunding che può vantare l’endorsement di Gabriele Salvatores, ha la forza del racconto intorno al fuoco e porta lo spettatore dentro al fenomeno della migrazione e della fatica di far convivere, dentro se stessi, la cultura d’origine e quella del paese di accoglienza. In “My name is Adil”, girato tra il Marocco e l’Italia, si intrecciano episodi delle tre fasi principali della vita del protagonista: il bambino-pastore affamato di istruzione e di futuro; l’adolescente che si confronta con un mondo sconosciuto; l’adulto che ritorna nel paese d’origine, guardandolo con occhi nuovi. Il film offre un’occasione di riflessione su cosa significhi emigrare, dal punto di vista di un bambino che diventa ragazzo e poi uomo, a cavallo di due paesi e due culture.

     

     

    premi e riconoscimenti

    Vincitore prix des Cine Clubs: Tangier international Film festival

    Vincitore della sezione “Open Frontiers” - Ventotene Filmfestival

    Vincitore della sezione “Best Arabic Movie” - Alexandria Mediterranean Filmfestival

    Vincitore della sezione “Migration and coexistence” - Religion Today Filmfestival di Trento

    Vincitore come “Best Feature Film” - Miami Indipendent Festival - Monthly edition

     

     

     

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Adil Azzab, Andrea Pellizzer, Magda Rezene
  • Titolo Originale: My name is Adil
  • Distribuzione: Unisona Live Cinema
  • Produzione: Adil Azzab, Andrea Pellizzer, Magda Rezene, Gabrio Rognoni, Roberta Villa
  • Data di uscita al cinema: 24 ottobre 2017
  • Durata: 74’
  • Sceneggiatura: Adil Azzab, Andrea Pellizzer, Magda Rezene
  • Montaggio: Magda Rezene
  • Attori: Husam Azzab, Hamid Azzab, Adil Azzab, Hassan Azzab, Zitali Azzab, Mohamed Atiq, Ali Tatawi, Hanan Filali, Aicha Badraoul
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    MY NAME IS ADIL E’ AL CINEMA

    Da quest’anno, oltre agli eventi live, Unisona propone alle scuole e al grande pubblico film indipendenti di qualità. È il caso di “MY NAME IS ADIL”. 

     

    “Adil odia le pecore. Perché per badare al gregge di famiglia non può nemmeno studiare e giocare a calcio con gli altri bambini. E se un agnello si perde, sono botte.

    Dove vive lui non c’è asfalto né televisione. Vede un lampione accendersi per la prima volta a 12 anni.

    Quando dal Marocco arriva a Milano, a soli 13 anni, vuole diventare elettricista.

    E ci riesce.

    Poi si mette in testa di diventare regista per raccontare in un film la sua storia.

    E ci riesce”.

     

    My Name is Adil è un film coinvolgente, in grado di offrire una prospettiva originale sui temi del diritto allo studio, del dialogo interculturale, dell’accoglienza e della riscoperta della propria identità.

    My name is Adil è una storia vera. Una storia tra le tante, che permette di dare un nome e un volto a  milioni di storie senza nome.

     

    PROIEZIONI SPECIALI PER GLI STUDENTI

    I docenti potranno richiedere attraverso il sito ww.unisonacinema.it/mynameisadil

    una proiezione speciale al cinema: si può scegliere tra oltre 250 sale, suggerire un cinema non in elenco e le date preferite per la proiezione.

    Per info: 02 49543500 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

     

    Un film fatto con pochi mezzi. Partito dal nulla, ha viaggiato per i Festival in giro per il mondo e puntualmente è arrivato al cuore dello spettatore. My name inAdil è un film unico che è riuscito nell’impresa. Realizzato con 2 macchine fotografiche racconta la vera storia di chi ha deciso di cambiare il proprio destino attraverso l’unica via possibile: sé stessi. I registi di My Name is Adil, hanno scelto di utilizzare la lingua originale (sottotitolata in italiano), per preservare l’intensità espressiva della voce autentica del protagonista, Adil Azzab.

     

    Con il patrocinio di Amnesty, Emergency, Associazione sulle regole

    “per come è nato questo film, che è un esempio di come l’arte e i diritti umani siano motori di integrazione e cambiamento;
    e per la sua realizzazione, un racconto sulla possibilità di cercare un nuovo futuro, senza dimenticare le proprie radici.” 
    Amnesty International Italia

    “Tutti gli esseri umani nascono uguali in dignità e diritti. Questo testimonia come l’opportunità di scegliere sia alla base di questo principio fondamentale. Adil è semplicemente una persona che vuole conoscere, scoprire e impegnarsi per la propria libertà di scelta e per quella di molti altri” Emergency

    Note di produzione

     

    Attori
    Tutti non professionisti, con la partecipazione del fratello minore di Adil, Hamid Azzab, nella parte del protagonista a 13 anni

    Finanziamenti
    Crowdfunding e il contributo di professionisti del settore che hanno creduto nella validità del progetto

    Shooting 

    Da febbraio 2013 a dicembre 2015

    Dotazione tecnica per le riprese
    2 macchine fotografiche e 2 cavalletti …e basta!

    Produzione
    Imagine Factory

    La storia che c’è dietro

    La realizzazione del film, a budget zero e prodotto in modo indipendente, è una storia nella storia: Adil Azzab, immigrato dal Marocco quando aveva 13 anni, e Magda Rezene, nata in Italia da genitori eritrei, si incontrano in un Centro di Aggregazione Giovanile milanese, prima come utenti e poi come volontari. Nel 2011 i due giovani vengono coinvolti come accompagnatori in un campus di formazione rivolto ad adolescenti in condizioni di svantaggio, l’obiettivo del corso è di fornire conoscenze multimediali e valorizzare la propria storia tramite la fotografia e il videomaking. Adil e Magda scoprono così la passione per il cinema e la fotografia. La sera, Adil racconta come è arrivato in Italia: il suo modo di narrare, diretto e vissuto, colpisce Andrea Pellizzer, professionista della comunicazione in veste di formatore del campus. Nasce così l’idea di realizzare un lungometraggio sulle difficoltà dell’emigrazione dalla prospettiva di un ragazzino.

    Adil e Magda partono per il Marocco: è la prima volta che il giovane torna nella sua terra

    d’origine dopo tanto tempo. Sulla base del montaggio di quel primo girato, parte un crowdfunding: “Sarebbe la prima volta che un ragazzo che non sa niente di cinema arriva in un altro paese, impara a fare un film e racconta la sua storia”.

    Con queste parole Gabriele Salvatores, interpellato dai due giovani aspiranti registi, sostiene il progetto del film indipendente “My name is Adil” ancor prima del primo ciak ufficiale. Con i fondi raccolti, l’associazione Imagine Factory, fondata per proseguire il lavoro con gli adolescenti attraverso gli strumenti della multimedialità, mette insieme una crew e il film si fa, con l’aggiunta di Andrea Pellizzer alla regia. Quella di “My name is Adil”, e del progetto che ha permesso di realizzarlo, è una storia unica ed esemplare insieme, che ci parla della capacità di credere nei propri sogni, del significato dell’accoglienza e delle possibilità generative dell’incontro con gli altri.

     

    Il film raccontato dai media

     

    Recensioni tratte da “Cinematografo”
    condotto da Gigi Marzullo - Rai 1. Puntata del 28 Ottobre 2017 (dal minuto 38:30)

    “Un film da vedere assolutamente, sceneggiato e girato benissimo da attori non professionisti. Tratta il tema immigrazione in modo non ricattatorio. Una rarità!”

    - Anselma Dell’Olio

    “Mi è piaciuto! Un film semplice e commovente”.

    - Francesco Puma

    “È la storia di uno che ce l’ha fatta. E questo fa ben sperare.  È anche un film didattico e immagino che molte scolaresche andranno a vederlo”.

    - Elisangelica Ceccarelli

    “Finalmente un film che parla di immigrazione in modo nuovo”.

    - Valerio Caprara

     

    Cinematografo - Rai Uno

    goo.gl/hEJwAk

    Hollywood Party - Rai Radio 3

    goo.gl/ti2RHJ

    Radio Deejay - Deejay Chiama Italia

    goo.gl/8oBgT7
    Radio2 - Ovunque6 

    goo.gl/y8av9B

     

    Il film visto da docenti e studenti

    “La nostra esperienza è stata molto positiva. La proiezione è stata seguita con insolito interesse e coinvolgimento emotivo. I ragazzi che hanno tentato di coinvolgere la sala ad un comportamento “da stadio” non sono riusciti a trascinare gli alunni. Il film ha reso con delicatezza il tema “umano” facendo immedesimare i ragazzi nel vissuto che porta alla scelta, difficile e drammatica, di abbandonare gli affetti e le proprie radici per poter avere la possibilità di scegliere.”

    - Prof.ssa Laura Antonioli, Liceo Plauto, Roma 

    “Il film restituisce con magistrale semplicità la possibilità di conoscere storie e vissuti senza il filtro della retorica o delle esigenze sensazionalistiche delle produzioni reboanti. I ragazzi restano fortemente impressionati dalla determinazione, dalla dolcezza e dalla forza nel racconto di Adil, ragazzo di una qualsiasi periferia del mondo.”

    - Prof.ssa Anna De Cunzo, Napoli 

    “Il film è scritto in poesia, accenna, usa la luce, i silenzi, gli sguardi per narrare una storia che già molti hanno narrato. Ma lo fa con una tale delicatezza da essere una storia in cui ciascuno può trovare un po’ di sé. I ragazzi erano entusiasti, i loro occhi pieni di domande alla fine del film.”

    - Prof.ssa Antonella Rizzo, IIS Caterina da Siena, Milano 

    “La visione è stata particolarmente emozionante e coinvolgente. La storia vera di Adil è una testimonianza molto efficace su un tema di attualità - quello dei fenomeni migratori - su cui la scuola ha il dovere morale ed educativo di informare correttamente. È un film di cui auspico la visione come momento curricolare della didattica nelle nostre scuole.”

    - Prof.ssa Daniela Santamaria, Liceo Scientifico Niccolò Copernico, Udine 

    “I ragazzi sono stati contenti. I sottotitoli sui quali all’inizio c’era qualche titubanza sono stati invece molto positivi perché hanno trattenuto l’attenzione dei ragazzi. C’erano dei ragazzi arabi che hanno apprezzato molto che il film fosse in lingua originale. È stata un’esperienza molto suggestiva.”

    - Prof.ssa Cinzia Mupo, IIS Cobianchi, Verbania

    “I ragazzi hanno assistito in religioso silenzio, colpiti da vari aspetti: la fotografia, i colori così vividi, i particolari così realistici della cultura marocchina e le difficoltà di inserimento di Adil e di suo padre, tra preconcetti ed esclusione. Molto commovente. Tutti, in questo momento, dovremmo fermarci a riflettere sulle reali, autentiche motivazioni alla base di questi viaggi della speranza. Speranza che, alla fine del film, risulta essere stata ben riposta. Da riproporre sicuramente.”

    - Prof.ssa Francesca Penta, ISIS Majorana Fascitelli, Isernia

    “è un film bellissimo. Per noi è stato in particolare modo toccante dato che c’erano degli studenti marocchini che hanno vissuto un’esperienza molto simile quindi è stato molto commovente. Bella la storia, belle le immagini e bella la musica.”

    - Prof.ssa Donatella Masci, Liceo Leonardo Da Vinci, Terracina

    “Ben 214 allievi hanno assistito alla proiezione, alcuni lo hanno particolarmente apprezzato, potendo capire la lingua araba. Un film splendido, finalmente qualcosa di bello e ricco di valori autentici. Dovrebbe essere obbligatorio per tutte le scuole.”

     

    - Prof.ssa Francesca Mancini, Istituto Statale E. Montale, Pontedera

     

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

     

     

    1. Perché il regista ha scelto il titolo My name is Adil? Chi gli rivela il significato del suo nome?

    2. Dall’inizio del film, Adil ci svela uno dei principali desideri che lo hanno spinto a intraprendere il suo viaggio verso l’Italia: studiare. Ciò che per noi è visto quasi più come un dovere, per Adil è un diritto per cui lottare. Il suo amico Hassan afferma: “Guarda i ragazzi del villaggio più grandi di noi, sono già sfiniti e rassegnati”. Perché? Quale importanza viene data all’istruzione nel suo villaggio?

    3. Nonostante il padre rappresenti per Adil una speranza di cambiamento e di libertà da una vita povera, dominata dalle angherie dello zio, il regista sceglie di non mostrarci il loro incontro. Riflettendo su questa scelta e su come Adil citi il padre, durante il film che rapporto pensate ci sia fra i due?

    4. Adil, riferendosi al nonno Ali, afferma “Sapevo che gli ricordavo mio padre”. Dalle parole dell’anziano, che ritratto emerge del padre di Adil? Qual è il suo pensiero circa l’abbandono del Marocco di molti giovani? 

    5. Il nonno Ali rappresenta per Adil un saldo punto di riferimento. Con le sue sagge parole infonde nel giovane la forza e il coraggio per affrontare una scelta impegnativa, nonostante lui non la condivida. Anche voi avete una persona altrettanto importante nella tua vita, un modello a cui ispirarti?

    6. “Essere un uomo non è urlare più forte o tirare giù un avversario, è forte chi conosce i suoi limiti e i suoi obiettivi e li porta avanti ogni giorno”. Con queste parole Hanan, madre di Adil, lo conforta quando, da bambino, è costretto dallo zio a badare alle pecore e a combattere con gli altri bambini per una scatoletta di tonno. Cosa significa per voi essere un uomo forte? Qual è il ruolo di Hanan nella storia di Adil e cosa fa affinché lui possa raggiungere il padre in Italia?

    7. Perché la donna che Adil incontra sul furgoncino che dà loro un passaggio afferma: “Il mare e i paesi lontani sono come una malattia [...] la tua patria è come tua madre, nessuno può amarti come lei”? Qual è stata la sua personale esperienza?

    8. Hassan confessa ad Adil, ormai adulti e in Italia da parecchi anni, di provare un sentimento di straniamento, sia nel suo paese di origine, sia in Italia: “È come se non appartenessi più a qualcosa. [...] Non mi sento né da una parte né dall’altra”. Da cosa deriva, secondo voi, il sentirsi così diverso e straniero anche nella propria terra? Anche Adil prova lo stesso: come motivate la scelta del suo viaggio di ritorno in Marocco?

    9. Cosa rappresenta per Adil e Hassan la loro fuga alle cascate Ouzoud? In quale altra situazione Adil sentirà la stessa sensazione di libertà?

    10. Una volta giunto a Milano, Adil ha un luogo in cui alloggiare e un lavoro che gli permette di mantenersi e imparare la lingua. Eppure, incontra serie difficoltà a integrarsi con gli altri ragazzi, soprattutto a scuola. Cosa lo rende diverso e lo allontana dai suoi compagni?

    11. Perché Adil, appena giunto in Italia, ne rimane deluso e riconosce di sentire la mancanza del luogo che aveva da sempre odiato?

    12. Il taglio di capelli è la metafora di una svolta nella vita di Adil a Milano. Come cambia il suo rapporto con la città e con i suoi compagni di classe?

    13. Nonostante il film sia stato realizzato con pochi mezzi, la fotografia gioca un ruolo fondamentale, spesso associata al messaggio che Adil ci vuole comunicare. Riuscite a fare un esempio di come, in alcuni punti del film, colori e inquadrature siano pensati per trasmettere un particolare aspetto emotivo o psicologico?

    14. Perché, secondo voi, il regista ha scelto di proporre il film in lingua originale? 

    15. Nel 2000, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 18 dicembre Giornata internazionale per i diritti dei migranti: in quella data, nel 1990, aveva, infatti, approvato la ‹‹Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie››. Secondo la vostra percezione, l’Italia e gli altri paesi Europei stanno affrontando in modo adeguato i fenomeni dei flussi migratori e dell’integrazione?

    16. Secondo voi, possiamo affermare che la storia di Adil ci aiuta ad annullare o, quanto meno, a ridurre la distanza che proviamo rispetto al diverso? Come la storia di Adil ci avvicina al prossimo?

    17. La canzone con cui si chiude il film ripercorre in chiave poetica la vita e il viaggio di Adil. Quali aspetti psicologici ed emotivi descritti nel testo vi colpiscono maggiormente?

    Ho curato le ferite del passato

    e ho dipinto le speranze del presente.

    Ho plasmato i ricordi perché non scappino lontano,

    perché non facciano naufragio nell’esilio.

    Ho bevuto il latte della nostalgia in un bicchiere freddo,

    ho mangiato il pane della distanza in un piatto rotto e piccolo.

    Piangevano le mie ciglia e tacevano le mie labbra.

    Ho avuto paura dell’oblio,

    ho avuto paura di dimenticare le lettere del mio nome.

    Ho avuto paura dell’oblio,

    ho avuto paura che mi dimenticassero le mura della casa di mio nonno.

    Ma non ho dimenticato nulla e nessuno qui mi ha dimenticato.

    Tramonta la paura e sorgono i sogni,

    curiamo le ferite del passato

    e dipingiamo le speranze del presente.

    Plasmiamo i ricordi perchè non scappino lontano,

    perché non facciano naufragio nell’esili.

    Seminiamo chicci di felicità nei volti dei bambini

    e mietiamo il sorriso nei volti dei padri e delle madri.

    Si commuovono le nostre ciglia e baciano le nostre labbra.

    Oh notte del ritorno,

    non ho paura di tornare alle lettere del mio nome.

    Oh notte del ritorno,

    non ho paura di tornare alle mura della casa di mio nonno

    e ricordo ogni cosa, adesso

    e ogni cosa si ricorda di me, qui.

     

     

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