Io sono tempesta In evidenza

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  • Sinossi:

     

    Marco Giallini è Numa Tempesta, un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio in seguito ad un tracollo economico.

    L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tenderà a preferire il denaro.

    Alla fine, come nel miglior cinema di Daniele Luchetti, bisognerà chiedersi: chi sono i buoni, se ci sono?

     

  • Genere: Commedia
  • Regia: Daniele Luchetti
  • Titolo Originale: Io sono tempesta
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Produzione: Cattleya con Rai Cinema
  • Data di uscita al cinema: 12 aprile 2018
  • Durata: 97’
  • Sceneggiatura: Giulia Calenda, Sandro Petraglia, Daniele Luchetti
  • Direttore della Fotografia: Luca Bigazzi
  • Montaggio: Mirco Garrone, Francesco Garrone
  • Scenografia: Paola Comencini
  • Costumi: Maria Rita Barbera
  • Attori: Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Jo Sung, Francesco Gheghi, Carlo Bigini
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Io sono Tempesta è una farsa sociale, un’opera buffa, una commedia invernale sul potere del denaro. Lontana – ma solo per essere più libera - dai fatti di cronaca e dal dovere di essere verosimile, vuole raccontare, sorridendo e con un tono di fiaba, una fetta di Italia che il nostro cinema affronta sempre col tono serio del cinema del dolore.

    Ho usato per questo film un linguaggio classico, pensando ai film che mi piace vedere e rivedere quando ho voglia di leggerezza. Lo ho strutturato in atti per evidenziare l’intento di restare dentro un genere solo apparentemente non realistico, e lo ho filmato con cura e attenzione per gli attori, per le loro umanità, cercando di dare una minuscola personalità anche ai ruoli più piccoli.

    Io sono Tempesta è un piccolo affresco tragicomico. Fondamentali sono state tutte le collaborazioni. Dalla sceneggiatura alla musica, dai costumi alla fotografia, dalla scenografia al montaggio, lo sforzo è stato quello di cercare un tono che sembrasse realistico e che allo stesso tempo non lo fosse fino in fondo.

    Il film è popolato da un cast che mescola attori presi dalla strada e talenti all’esordio. C’è Marco Giallini, un attore che a cui ho voluto dare finalmente un film cucito su misura. Non gli ho chiesto di somigliare a qualcuno, ma l’ho visto abitare il personaggio di Numa Tempesta con naturalezza, con la sua presenza imponente, col suo modo sornione e remoto di stare nel mondo, e col suo talento empatico che lo rende attraente e simpatico come solo i migliori truffatori sanno essere. C’è Elio Germano che si candida ad essere presenza fissa nei miei film, anche grazie ad una comunicazione tra noi che definisco quasi medianica. E poi Eleonora Danco, adorata autrice teatrale ed interprete propositiva ed originalissima.

    Sotto l’aspetto buffo e fiabesco del film, spero di aver lasciato qualche spunto di riflessione sui grandi temi del denaro e dello squilibrio sociale, e un punto di vista non irreale sul nostro paese. Come certi film del passato, dai quali mi sono divertito a rubacchiare più di uno spunto, che lasciavano assieme al sorriso una nota amara.

     

    LE INTERVISTE

     

    Intervista a Daniele Luchetti

    "Quando e come è nata l'idea di questo progetto?"

    "Tutto è cominciato anni fa, riflettendo con Sandro Petraglia e Giulia Calenda sull’attualità e su alcuni fatti di cronaca politica ben noti. Prendendo spunto da quelli abbiamo voluto realizzare un film che aspirasse al divertimento, al gioco e alla leggerezza e, per farlo, ci siamo dovutitogliere dall’ingombro dell’attualità.

    Abbiamo comunque esplorato l'esperienza berlusconiana, ci siamo documentati su quello che gli è successo, siamo arrivati molto vicini a farci raccontare da chi era stato intorno a lui in quel periodo. Era materiale interessante ma c'era da parte mia una ritrosia ad occuparmi di lui: per quanto fosse un protagonista della politica e della società era pur sempre una persona che stava scontando una pena, aveva comunque diritto in quella fase ad un po' di mistero. Il personaggio si è modificato ed ora a mio avviso non ricorda fortunatamente più Berlusconi, ma un modello di imprenditore e uomo d’affari di cui si vedono esempi in molti paesi europei e non solo. Ci siamo accorti che la storia aveva una forte potenzialità ed è rimasta l'idea di portare in scena un personaggio che fosse una sintesi più libera di un capitalista contemporaneo e cialtrone. Insomma, molte cose sono cambiate e spero che questo allarghi la potenziale lettura del film invece di stringerla all’attualità".

    "Che cosa si racconta in scena?"

    "Il film oggi racconta il confronto tra un personaggio che dovrebbe essere il classico cattivo ma che è simpatico e una serie di poveri che sono buoni per definizione ma forse corruttibili: sarà lui a diventare buono o gli altri a diventare figli di puttana? Numa Tempesta (Marco Giallini) è un ricchissimo e spregiudicato mago dell'alta finanza, un carismatico e cinico speculatore con pochi scrupoli e un grande fiuto per gli affari che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro, acquista alberghi extralusso dove risiede in attesa di rivenderli, ha tante ragazze intorno a se. E’ ricco ma senza vita attorno. E’ un Don Giovanni ma senza desiderio sessuale, un uomo vuoto sia pure con grande talento. A un certo punto però la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno in affidamento ai servizi sociali in un Centro di accoglienza romano. Il milionario affronta l'impegno suo malgrado e sarà costretto ad entrare in relazione con gli altri iniziando a mettersi al servizio dei poveri, nella fattispecie a disposizione di una comunità di gente che non ha niente, primo tra tutti Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il Centro con il suo bambino, un uomo che si è ritrovato povero mentre è ancora giovane, in età da lavoro, per un tracollo economico familiare dovuto anche alla sua passione per il gioco. E' un uomo buffo per il suo ottimismo sfrenato, per il suo vedere le cose sempre da un punto di vista positivo, è una persona che vive in condizioni di estremo disagio ma ha una temperatura affettiva alta: il fatto di essersi ritrovato in mezzo a una strada non lo trasforma in un cattivo padre, come invece è stato il padre di Numa Tempesta nei confronti del proprio figlio. L'incontro con il gruppo dei senzatetto - che potrebbe rappresentare un'ottima occasione per una relazione che cambi l'uno e gli altri all'insegna di buoni sentimenti ed amicizia - si trasformerà invece in un'occasione per far scegliere ad un gruppo di poveri il denaro facile che li trasformerà in abili speculatori al di là di qualsiasi scrupolo morale, valori e affetti. Il personaggio positivo, quello che per me ha ragione, quello che condivido politicamente ed eticamente, è quello femminile interpretato da Eleonora Danco: Angela. Lei ha una visione giusta della pena che sta scontando Numa Tempesta, cerca di metterlo sulla buona strada. E’ di formazione e ideali cattolici e di sinistra, positiva e generosa, convinta che l'empatia sia tutto …".

    "Secondo lei questa storia poteva essere ambientata solo a Roma?"

    "In un primo tempo avevo pensato di girare il film a Milano poi ho pensato che Roma potesse permettersi un racconto sulla povertà più comico. Forse per una tradizione che  sta dentro la lingua e che permette di sorridere della povertà. Nella nostra storia Bruno è la persona risolta seppure indigente, con una separazione alle spalle ma con una relazione positiva col figlio. Quando riceve un pigiama di seta sperimenta su di sé che cosa significhi essere visto dagli altri in un altro modo. Dopo il pigiama di seta Bruno vuole anche tutto il resto. Diventa allora protagonista di scene comiche che intendono far notare come il mondo della povertà non sia necessariamente buono, così come quello della ricchezza non è necessariamente cattivo e come Il potere del denaro abbia un'influenza decisiva su tutti. Numa Tempesta nonostante il tentativo di cancellare le sue origini popolari conserva dentro di sé per fortuna qualcosa che lo rende simile a tutti gli altri".

    "Come e perché ha scelto i suoi interpreti principali?"

    "Dopo le sue prove magnifiche nei miei film "Mio fratello è figlio unico" e "La nostra vita" conosco molto bene Elio Germano, che ormai si candida a essere presenza fissa nei miei film anche grazie a una comunicazione tra noi che definirei quasi medianica. Per quanto riguarda invece Marco Giallini ho voluto confezionare una storia cucita su misura sulle sue corde: non gli ho chiesto di somigliare a qualcuno ma l’ho visto abitare il personaggio di Numa Tempesta con naturalezza, con la sua presenza imponente, col suo modo sornione e remoto di stare nel mondo, e col suo talento empatico che lo rende attraente e simpatico come solo i migliori truffatori sanno essere. Eleonora Danco si è poi rivelata un'interprete propositiva e originalissima per il personaggio di Angela: la conoscevo come attrice e autrice teatrale di talento e si è rivelata perfetta per raccontare questa donna con distacco comico e crudele".

    "Il cast offre ruoli importanti anche a talenti esordienti e ad attori presi dalla strada, come li ha selezionati?"

    "Rispetto a quanto era scritto nella sceneggiatura molti ruoli si sono allargati. C'è stato qualcuno che aveva solo poche battute e poi ne ha ottenute di più e chi non aveva affatto e poi le ha acquistate strada facendo. Come in tutti i film che faccio mi sono molto documentato, andando nei luoghi del disagio insieme a quelli che li frequentano e ci lavorano, andando a sentire l'aria che tira. Dopo qualche settimana le persone ti entrano dentro, le hai nell'orecchio e non volendo dimostrare una tesi preconcetta ma solo mostrare una storia ho pensato che fosse più corretto per sentire un certo sapore e un certo suono ascoltare, studiare e poi anche scritturare le persone vere che vivono in quel mondo. Sono uscito dal film con il desiderio di ampliarlo, mi piacerebbe che qualcuno vedendolo volesse poi sapere cosa succede agli altri personaggi, a quelli rimasti sullo sfondo. Sarebbe stato interessante esplorare ancora più da vicino tutti, perché ognuno di loro aveva e ha una sua forte personalità e comicità da vendere e riusciva a prendersi in giro pur avendo su di sé i segni della vita passata alle prese con problemi e guai di ogni tipo. Per me non c'è stato nessun problema di coesione tra gli interpreti, erano tutti sullo stesso pianeta e dopo un naturale fenomeno iniziale di rispetto quasi reverenziale nei confronti degli attori considerati come dei divi al primo caffè tutti si sono sentiti parte di  uno stesso mondo. Dal mio punto di vista di narratore è stato come trovare un pozzo di petrolio, una ricchezza che sgorgava e poteva riempire anche un altro film intero ed è  stato facile mescolare il loro talento naturale a quello degli altri attori. I professionisti si sono adeguati al livello dei non professionisti, in un'area più fresca e giocosa".

    "Crede che sia stato importante affrontare certi temi importanti con la chiave della commedia?"

    "Questo film ambisce ad essere una farsa sociale, un’opera buffa. Lontana dai fatti di cronaca e dal dovere di essere verosimile aspira a raccontare sorridendo e con un tono di fiaba una fetta di Italia che il nostro cinema affronta sempre con dolore, con un tono serio o serioso. Gran parte delle nostre commedie del passato sono basate sulla fame, sulla ricerca di una casa da abitare o di una posizione sociale ma ho pensato che questo – a volte - fosse stato un modo di guardare questi personaggi dall'alto in basso. Ho cercato allora di riflettere su cosa sarebbe accaduto se mi fossi messo allo stesso livello dello sguardo degli ultimi, guardando tutti i personaggi senza giudicarli o compatirli. Questa mi sembrava la mia novità: poter prendere in giro certi personaggi, poterci scherzare perché non ti senti superiore a loro. Penso sia arrivato il momento di dimenticarci che il cinema a sfondo sociale possa essere soltanto o politico o drammatico, dobbiamo renderci conto che possiamo usare invece il fondo reale - come accadde nel post Neorealismo - per raccontare questi temi con il genere della commedia nell’obiettivo di far sorridere senza rinunciare ad una visione politica o artistica. Penso che la commedia italiana possa ambire ad abbandonare di tanto in tanto il mondo medio borghese per andare ad esplorare altri territori oggi in mano al cinema sempre e solo drammatico".

     

    Marco Giallini (Numa Tempesta)

    "Chi è il personaggio che interpreta e che cosa gli succede in scena?"

    "Se vogliamo sintetizzare il film, per me rappresenta l'incontro fra la ricchezza assoluta di qualcuno che non sa nemmeno quanti soldi ha e la povertà totale, un originale tentativo di livellamento tra classi e principi. La storia è quella di un uomo di grande potere, Numa Tempesta, un imprenditore plurimilionario che diventa protagonista di un incontro/scontro con un mondo diametralmente opposto al suo. Per evitare la galera dovrà, infatti, scontare un anno ai servizi sociali in un centro di assistenza poveri, mettendosi a disposizione degli ultimi, di chi non ha un pezzo di pane da mangiare, degli uomini e delle donne che il destino ha fatto diventare invisibili. Tempesta per alcuni mesi della sua vita si ritrova a vivere in un modo opposto a quello a cui era abituato, finge di approcciarsi come dovrebbe a tutto e a tutti, incontra una serie di persone in difficoltà lontane anni luce da lui, le imbocca, le lava, pulisce i bagni, serve a tavola gli anziani e familiarizza in modo particolare con una sorta di capetto del gruppo dei nullatenenti, Bruno (Elio Germano) che, paradossalmente, in questa avventura diventa una sorta di suo alterego. Un altro personaggio importante della nostra storia con cui Numa è destinato ad avere parecchie occasioni di contrasto e di scontro è la direttrice del Centro, Angela (Eleonora Danco). E' una donna timida, severa, con sani principi, una via di mezzo tra una cattolica di rigidi principi e una sessantottina utopista e libertaria, molto attaccata al suo lavoro e molto attenta alle leggi, sia quelle divine che quelle terrene, che troppo spesso non vengono rispettate da chi può farlo".

    "Come è stato coinvolto in questo progetto?"

    "Quando Daniele Luchetti mi ha cercato per offrirmi questo film ero entusiasta, è una persona che ho sempre stimato, ho sempre considerato il suo cinema, la sua commedia d'autore uno dei punti di arrivo per il mio lavoro. Quando Daniele mi ha scelto ha plasmato sulle mie corde il personaggio di Numa Tempesta e allo stesso tempo mi ha tolto alcune caratteristiche tipiche che gli piacevano meno per il personaggio aggiungendone poi altre insieme a me. Credo che si sia trattato di uno dei ruoli più intensi e ricchi della mia carriera e ho avuto la fortuna di affrontarlo in un clima di collaborazione e di condivisione ideale fra regia, cast e troupe, su cui primeggiava lo straordinario talento di Elio Germano. Elio ed io in passato avevamo girato insieme soltanto il cortometraggio di Valerio Mastandrea "Trevirgolaottantasette" ma siamo amici da tempo, conosco bene il suo lavoro e il suo potenziale e lo considero un vero fuoriclasse: se durante una sequenza c'è bisogno di qualcuno bravo in grado di "servirti la palla"con la battuta giusta, lui si adatta a te così come tu riesci ad adattarti facilmente a lui, se non ci sono a portata di mano le parole adeguate per sottolineare meglio qualcosa si finisce con l'aggiungerle insieme… che posso dire? Lui per me è una specie di Federer del set! Quando Daniele ha visto la prima scena che abbiamo girato insieme ha dato lo stop e ci ha detto scherzosamente: "voi due dovreste fare un film insieme!".

    "Che cosa le piace di Numa Tempesta e per cosa lo sente vicino o lontano da lei?" "E' difficile descriverlo ... mi dissocio naturalmente dal suo essere un mascalzone, nella vita io sono tutt'altro che così. Mi diverte quel suo essere un po' guascone, accentratore e manipolatore (in senso buono), una persona che non passa inosservata, un uomo dalla personalità molto forte che quando si muove si agita e che gli altri stanno comunque ad ascoltare quando parla. Mi interessava il fatto che lui fosse fondamentalmente un anaffettivo che ha sofferto perché suo padre non lo ha mai stimato e valorizzato, sono dolori che ti restano dentro e forse possono spiegare certe esuberanze senza freni. Ho cercato di carpirne gli stati d'animo, nonostante lui sia un playboy scapestrato e un grande figlio di buona donna mi piace la sua intelligenza e anche la sua fragilità, che lui maschera con la sua aggressività, con il suo essere un personaggio straripante, iperattivo e divertente, ma tutto sommato malinconico e solitario".

    "Quali momenti del set ricorda più volentieri?"

    "Tutti..! Quando siamo stati ospiti del Centro di accoglienza, abbiamo interagito alla pari con molti degli assistiti, soprattutto giovani, che erano davvero in grande difficoltà, ma mi hanno colpito molto per la loro estrema dignità e la capacità di entrare in sintonia con noi che eravamo un po' degli "invasori"; tra noi sì è creata subito un'alchimia vera e molto bella. Oltre che con il cuore, l'anima e il cervello, mi sono prodigato anche da un punto di vista tecnico: con l'esperienza trascorsa sul set si acquista consapevolezza di ogni dettaglio, bisogna essere attenti al lavoro di tutti, cercando di essere in sintonia nello stesso momento. E su questo set si è creato un bellissimo rapporto tra i vari reparti in azione, è come se Luchetti mi avesse fatto lavorare in Nazionale.".

    "Come si è trovato sul set con lui?"

    "Lavorare con Daniele è un' esperienza unica. Lui è piuttosto diverso dai registi con cui ho recitato fino ad ora, ha un approccio differente, un modo di lavorare molto preciso, non va avanti finché non trova quello che gli piace, vuole raggiungere la perfezione. E poi mi piace molto perché, nonostante lasci molto spazio all'inventiva, ti dà certe direttive importanti che ad un attore servono molto. Quando vedi che non ti dice nulla vuol dire che quello che hai fatto gli è piaciuto. Così almeno spero..".

     

    Elio Germano (Bruno)

    "Chi è il personaggio che lei interpreta in questo film e che cosa si racconta in scena?"

    "Si chiama Bruno, è uno di quei tanti padri che dopo essersi separati dalle mogli e aver perso il lavoro si sono ritrovati all'improvviso in uno stato di totale povertà e a dormire in macchina o in casa di amici senza più nemmeno i soldi per fare la spesa. Daniele Luchetti e i suoi sceneggiatori hanno pensato a quest'uomo ancora piuttosto giovane che è diventato uno dei frequentatori abituali di un Centro di assistenza per persone disagiate di Roma dove ogni giorno si ritrova a chiedere e ottenere accoglienza e un pasto caldo. Accanto a lui hanno immaginato anche un figlio, Nicola (Francesco Gheghi) che ha scelto di vivere col padre forse perché la madre li ha abbandonati entrambi o parchè ha avuto con lei un rapporto conflittuale. ll loro è un legame molto paritario, quasi di fratellanza, è divertente notare come spesso sembra che sia il bambino a badare a Bruno piuttosto che il contrario. Il mio personaggio cerca di darsi un tono apparentemente normale ma si rivela comunque un tipo piuttosto leggero nei confronti della vita, un bambinone, un "bonaccione coatto" piuttosto sbruffone che magari è finito nei guai a causa di sue incapacità personali non riuscendo a gestirsi adeguatamente ma probabilmente è una brava persona. Come tutta la storia che raccontiamo lui vive di tanti "ribaltamenti" di luoghi comuni, abbiamo cercato di dargli un atteggiamento che non fosse quello di un povero o di un emarginato da stereotipo e infatti col tempo appena sentirà profumo di soldi sarà pronto a sacrificare qualsiasi rapporto e qualsiasi solidarietà..".

    "Che cosa le è piaciuto di Bruno?"

    "Secondo me fa simpatia perché lo si vede e lo si scopre un po' inadatto a tutto, è un tipo che si lancia nelle situazioni più disparate restando però sempre una persona di cuore. Quando nella sua vita irrompe un ciclone come Numa Tempesta (Marco Giallini), un ricchissimo finanziere cinico e manipolatore che deve scontare un anno per evasione fiscale nel Centro di accoglienza, Bruno cercherà di trarne vantaggi economici, senza pensare però solo al suo arricchimento personale, condividendo il suo piano con la variopinta squadra di emarginati che lo circonda".

    "Che tipo di relazione si crea tra Bruno e Numa Tempesta?"

    "Ad un certo punto la tribù dei diseredati cercherà di sfruttare a proprio vantaggio l' arrivo inaspettato dello spregiudicato uomo d'affari. Quando Bruno capisce di esercitare insieme ai suoi compagni di disavventure un certo potere nei confronti di Numa – è loro la facoltà  di valutare la sua condotta al centro – cercherà di approfittarsene in tutti i modi. E questo darà vita a situazioni assurde e molto divertenti, in cui poveri e alta finanza tenteranno di studiarsi a vicenda”.

    "Come si è trovato con Marco Giallini?"

    "Io e Marco avevamo recitato insieme solo una volta una dozzina di anni fa in un cortometraggio diretto da Valerio Mastandrea ma ci lega da tanto tempo un rapporto di amicizia e stima reciproca molto forte, abbiamo condiviso tante esperienze insieme anche fuori dal lavoro che ci hanno segnato e legato indelebilmente. Questa volta è stato particolarmente divertente per noi assecondare Luchetti e la visione che lui aveva dei nostri personaggi e strada facendo abbiamo familiarizzato così tanto da riprometterci subito di ritrovarci insieme per un altro film ".

    "Quali sono a suo parere i temi portanti del film?"

    "E' molto difficile trovarli e non so nemmeno se sia giusto cercarli. Secondo me è molto interessante capire quali siano le sfere personali dietro a certi mondi che vediamo sempre da lontano e ci fanno paura o ci affascinano proprio perché sono distanti da noi: in genere viviamo sia la ricchezza che la povertà come situazioni raccontate sempre da qualcun  altro che prescinde da noi. E'stato molto importante quindi poter svelare e "spogliare" questo mistero in una storia che da un lato ci fa molto ridere ma dall'altro ci permette di entrare nelle follie dell'umanità facendoci scoprire come dietro l'enorme ricchezza o l'enorme povertà ci siano in fondo soltanto degli esseri umani".

    "Che tipo di lavoro preparatorio c'è stato prima delle riprese?"

    "Tutte le volte che sto per recitare in un nuovo film cerco di documentarmi da vicino studiando i luoghi e il contesto in cui il mio personaggio dovrà muoversi: questa volta è stato molto utile frequentare diversi centri di volontariato sia laici che religiosi impegnati a fornire assistenza a tutti quelli che hanno poco o niente. Ho incontrato un mondo insospettabilmente ricco, un'umanità sofferente ma dignitosa e ho cercato di studiare le persone che vivono sulla loro pelle una condizione di assoluta precarietà. Alcuni di loro hanno finito col recitare un ruolo nella nostra storia. E' stato molto bello alternare fra un ciak e l'altro il gioco dei personaggi che erano chiamati ad interpretare con il racconto delle loro incredibili vicende che secondo me rappresentano la vera ricchezza di questo film".

    "In questa occasione lei è tornato per la terza volta a recitare un ruolo da protagonista per Daniele Luchetti: che tipo di relazione si è creata tra voi nel tempo?"

    "Tra noi c'è ormai un rapporto speciale, un'intesa consolidata che non ha bisogno di troppe parole, quello che mi piace e che ormai mi appartiene del suo cinema è il fatto che lui cerchi sempre qualcosa di inedito ed inesplorato e si rimetta sempre in discussione con linguaggi nuovi. Lo avevo già notato quando negli anni scorsi abbiamo girato prima "Mio fratello è figlio unico" e poi "La nostra vita" ma questa volta lui ha ribaltato ancora di più la situazione: se in passato aveva usato spesso per le riprese la macchina a mano e piani di ripresa ravvicinati invece su questo set ha privilegiato i campi e gli obiettivi larghi, un'impostazione più statica, un tipo di recitazione diversa. Luchetti non si stanca mai di sperimentare, se colpisce il segno con una sua opera non cerca mai di replicare un successo proponendo qualcosa di meccanico studiato a tavolino per conquistare il pubblico".

    "Quali sono secondo lei le sue caratteristiche vincenti?"

    "Daniele conosce alla perfezione i meccanismi e il funzionamento di ogni reparto della troupe ma non esibisce mai la sua altissima competenza in materia. A me piace molto sentirmi al servizio di una sua idea o di una sua visione e sintonizzarmi con il suo linguaggio, lui continua a mettersi al servizio della storia e a rimettersi in discussione in ogni fase della lavorazione, è pronto a cambiare radicalmente i personaggi in fase di scrittura e dopo scelto gli interpreti ma anche durante il set, il montaggio e l'edizione. L'opportunità di essere diretti da lui è qualcosa che sento di augurare a tutti i miei colleghi parchè rappresenta un'occasione unica di crescere e di maturare".

     

    Eleonora Danco (Angela)

    "Come è stata coinvolta in questo film?"

    "Daniele Luchetti aveva apprezzato molto "N'capace", il mio film di un paio di anni fa di cui ero stata sia la regista che la protagonista. Si è incuriosito, ha visto un mio spettacolo teatrale, ha letto i miei testi, ha seguito da vicino il mio lavoro e quando cercava l'interprete giusta per il ruolo nel suo film mi ha chiamata, anche se si trattava di una donna molto lontana da me".

    "Chi è il personaggio che lei interpreta e che cosa accade in scena?"

    "Si chiama Angela, è la direttrice del Centro di accoglienza poveri in cui la storia è ambientata. È una donna che ha dedicato tutta la sua vita alla struttura che ha creato e ora si ritrova a difendere strenuamente il suo lavoro e il contesto in cui si muove. La sua particolarità è l'essere cattolica in maniera estrema e nel costruirla ho immaginato che provenisse dal mondo del teatro e fosse sempre alla ricerca di esprimersi da un punto di vista fisico. È come se lei si considerasse la regista del Centro di accoglienza che dirige. Quando nella vita di tutti irromperà Numa Tempesta, un ricchissimo e megalomane finanziere romano che dopo una condanna per reati fiscali dovrà trascorrere del tempo ai servizi sociali, Angela lo vivrà fin da subito come un "invasore" nemico destinato a scardinare gli equilibri già precari del luogo in cui opera: è infastidita non tanto da lui come persona ma da quello che rappresenta: un misto di ignoranza, seduzione, fascino ma anche un po' di erotismo e tanta decadenza. Angela è l'unica persona che cercherà in tutti i modi di tenergli testa. Il film racconta non tanto il bene e il male, quanto invece il modo in cui provare a vivere e a restare integri in un mondo in cui le tentazioni di arrendersi al potere del denaro sono molto forti. L'impegno eccessivo che questa donna profonde nel suo lavoro le ha fatto dimenticare col tempo la sua parte femminile e sarà proprio un inaspettato risveglio dei suoi sensi a farla cadere. Nella prima parte Angela coltiva verso Numa un odio puro, una rabbia feroce che la porta ad "abbaiargli" contro; nella seconda invece adotterà un comportamento molto diverso, con un passaggio molto buffo tra l'ossessione per il rigore assoluto e un'inaspettata fragilità".

    "Dopo che l'ha scritturata Luchetti ha adattato in qualche modo il ruolo sulle sue corde?"

    "Tra i vari personaggi che il film presenta in scena Angela si rivela quello più puro e ispirato, quello che crede di più al suo compito, alla sua "missione". Devo dire che non mi somiglia per niente, la cosa bizzarra è che nei miei spettacoli non mi occupo mai di disagiati (se non di quelli mentali e fisici), ma in questo caso è stato interessante nella recitazione trovarmi alle prese con una donna molto diversa da quelle che interpreto abitualmente, lontana dalle mie storie, dal mio tratto, dal mio tipo di lavoro che è sempre stato piuttosto dissacrante.

    Abbiamo cercato di rappresentare una donna ossessiva che nella sua vita ha costruito soltanto quel Centro di accoglienza in cui vive e lavora da ventanni, una sorta di un'integralista religiosa che con la sua fede, il suo rigore e il suo ottimismo si è costruita una corazza protettiva molto resistente. Ho seguito le indicazioni di Daniele Luchetti e credo di aver lavorato con grande rigore, ho trascorso molto tempo documentandomi da vicino nelle chiese, nei centri raccolta dedicati agli immigrati nei pressi della Stazione Termini, ho cercato di assorbire soprattutto il suono della loro condizione e ho scoperto che in Italia all'interno dei tanti Centri di assistenza lavorano donne di ogni età che accolgono, sostengono e nutrono gli ospiti bisognosi di turno guadagnando sempre e comunque troppo poco..".

    "Come si è trovata sul set con Luchetti?"

    "Quella con Daniele è stata per me una delle collaborazioni più interessanti degli ultimi anni. Ero ammirata, vederlo all'opera sul set per me è stato come frequentare un corso accelerato di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho cercato di assorbire tutto il possibile. Ha dimostrato di essere un grande regista e un grande professionista in grado di valorizzare al meglio i suoi attori anche se poi segue una sua idea e ti porta a raggiungere in modo interessante quello che aveva già in testa, il risultato che si era prefisso. Sul set ero colpita dalla sua lucidità e dalla sua freschezza, era sempre concentrato, attento e allegro, riusciva a infondere a tutti la giusta dose di energia, mi ha conquistata rivelandosi in grado di governare qualsiasi situazione sempre con forza e abilità sorprendenti. Quando ho visto il film finito poi sono rimasta molto colpita da come lui sia riuscito nella fase di montaggio a trasformare ulteriormente il materiale girato, creando qualcosa di profondamente nuovo e diverso. Daniele mi ha riavvicinato al cinema come attrice, prima di questa esperienza ne avevo avuto altre ma erano sempre state piuttosto collaterali perché negli ultimi anni sono sempre stata concentrata sui miei lavori teatrali, questa era la prima volta in cui mi ritrovavo a recitare in un film importante, complesso e "ricco". Quando avevo diretto la mia opera prima eravamo in tutto solo otto persone sul set..."

    "Come si è trovata invece con gli altri interpreti e con i non attori coinvolti in scena?"

    "Ci siamo ritrovati tutti molto generosi, solidali, curiosi e sorridenti. Grazie a Luchetti abbiamo dato vita tutti ad un bellissimo gruppo e ad un'esperienza difficilmente dimenticabile. Per quanto riguarda i due protagonisti non posso che esserne entusiasta, con Elio Germano ci conosciamo e ci stimiamo da tanto tempo mentre l'incontro con Marco Giallini, che non conoscevo personalmente, si è rivelato particolarmente felice da un punto di vista creativo: i nostri due personaggi avrebbero dovuto trovarsi in uno stato di continua tensione e così abbiamo studiato insieme il modo per rendere al meglio il loro perenne conflitto anche attraverso sfumature impercettibili. Ora, a film finito, posso dire che Luchetti è riuscito a fare un lavoro incredibile per mostrare e dimostrare che siamo tutti corruttibili: la povertà non ti fa diventare buono.. ".

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

     

    1) Numa è un uomo con tanti soldi, molti guadagnati non onestamente che vive in una bellissima casa, un hotel con tante stanze quasi tutte disabitate e ha un numero notevole di macchine di lusso. Ma un giorno la scure della giustizia si abatte su di lui. Perchè cosa ha fatto e soprattutto cos’è accaduto? 

    2) Numa, per un certo period, viene condannato ad occuparsi di un rifugio di barboni. Cosa accade quand’egli, abituato a ben altro, si trova con questa povera gente sporca e malandata? 

    3) Qual è la prima reazione dei clochards quando vedono che è stato mandato da loro un tipo come Numa che, all’inizio, non li sopporta quanto loro non sopportano lui?

    4) E’ vero che Numa ha fatto tanti soldi ma, a poco a poco, egli che viene da una famiglia modesta, comincia a vedere questi uomini con occhi diversi e, per la prima volta, inizia a capire il vero significato dell’amicizia che egli, nell’ambiente in cui viveva, pieno di maldicenze e di invidie, non aveva mai provato. Quando Numa ha iniziato a rendersi conto di ciò?

    5) Tra i barboni alcuni sono stanziali in quella sede maleodorante, mentre altri vanno e vengono. Tra loro c’è Bruno che, forse, è il più intelligente di tutti e che solo la sfortuna lo ha fatto scendere così in basso. Cos’è accaduto a Bruno per farlo diventare un barbone qual’egli adesso è?

    6) Bruno ha un figlio che spesso (se non sempre) sta con lui. Quali sono i loro rapporti? E perchè Numa si commuove quando vede l’affetto che li lega? 

    7) Numa, ormai, ha trovato degli amici e li porta a mangiare nella sua bellissima casa-hotel, felice come non mai. Perchè pensa che, con loro ha trovato la vera amicizia e non quelle falsità condite da sorrisi bugiardi cui era abituato?

    8) I barboni  accettano di buon grado questa disponibilità di Numa o sotto sotto lo invidiano?

    9) A Numa, nel ricovero, toccano le mansion più umili e dure come il dar da mangiare a un povero kazako moribondo e, proprio mentro lo sta imboccando, questo pover’uomo gli muore davanti. 

    Quale idea viene in mente a Numa di fronte al kazako ormai defunto?

    10) Numa ha degli affari in Kazakistan e, con sette o otto suoi amici “clochards”, tra cui logicamente Bruno e suo figlio, li porta in quel lontano paese e, dopo averli ben ripuliti, li presenta come industriali, disposti a fare affari con i kazaki e così tutte le television kazake parlano del loro arrivo? Ma alcune di queste riprese arrivano da noi. E allora?

    11) Chi si rende conto della situazione e denuncia Numa? 

    12) Dopo questa denuncia Numa, considerato il responsabile della situazione e della figura che ha fatto fare all’Italia, viene arrestato ed egli, nel carcere, dove viene rinchiuso, incontra una persona da lui tanto amata e odiata quand’era bambino, ragazzo e giovane.

    Chi è questa persona e quanto conta, nel loro ritrovarsi, il ricordo dell’affetto che lega Bruno al suo ragazzo?

    13) In mezzo a tutte queste persone c’è Angela, direttrice del centro di accoglienza poveri, l’unica veramente onesta del gruppo. E’ per questa sua onestà di fondo che, appena arriva Numa, cerca di metterlo sulla buona strada e, poi, lo denuncia?

    14) Daniele Luchetti, il regista del film ha detto che, con la sua opera, egli ha voluto narrare la storia come una farsa, un’opera buffa  sul potere del denaro. L’ambientazione e i personaggi sono più legati ai cosiddetti “film del dolore” (come dice lui) mentre egli ha volute dare alla vicenda “un sorriso e un tono di fiaba”. Siete d’accordo? Commentate. 

     

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