Gli indesiderati d'Europa In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Un evento unico nel suo genere che riconosce il valore artistico e politico del film, ispirato ad avvenimenti reali avvenuti in Europa a cavallo tra il 1939 e il 1940, lungo i confini che hanno diviso e lacerato l’Europa e che ora più che mai ritornano al centro di nuovi pericolosi conflitti. All’epoca tra i protagonisti di quelle vicende il filosofo tedesco Walter Benjamin. Lungo la “Route Lister”, tra la Catalogna e i Pirenei sud orientali nel febbraio del 1939 avanzano lentamente i profughi della Guerra civile spagnola. Tra di loro tre miliziani antifascisti. L’anno successivo un altro gruppo di “indesiderati” attraversa il medesimo sentiero ma in direzione opposta. È la popolazione degli antifascisti europei, stranieri ed ebrei in fuga dalla Francia occupata e “collaborazionista”. Walter Benjamin è uno di questi. Fabrizio Ferraro è il primo regista italiano a lavorare con il produttore catalano Lluís Miñarro – uno dei maggiori produttori europei di cinema indipendente che ha lavorato, fra gli altri, con Manoel de Oliveira, Albert Serra, José Luis Guerin, Apichatpong Weerasethakul (Palma d’Oro a Cannes 2010), Lisandro Alonso. Gli indesiderati d’Europa è scritto e diretto da Fabrizio Ferraro e prodotto da Passepartout, Eddie Saeta con Rai Cinema e con il sostegno del Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo – Direzione Generale Cinema Regione Lazio – Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo. Il film uscirà in sala in Italia a partire dal 24 aprile 2018, distribuito da Boudu in collaborazione con Zomia. Direttore commerciale è Antonio Carloni.

     

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Fabrizio Ferraro
  • Titolo Originale: Gli indesiderati d’Europa
  • Distribuzione: Boudu-Passepartout in collaborazione con Zomia
  • Produzione: Passepartout, Eddie Seta, Rai Cinema
  • Data di uscita al cinema: 25 aprile 2018
  • Durata: 111’
  • Sceneggiatura: Fabrizio Ferraro
  • Direttore della Fotografia: Fabrizio Ferraro
  • Montaggio: Fabrizio Ferraro
  • Scenografia: Sebastian Vogler, Federica Formaggi, Giula La Camiola, Caterina Colaci, Fabio Fusco
  • Costumi: Sebastian Vogler, Federica Formaggi, Giula La Camiola, Caterina Colaci, Fabio Fusco
  • Attori: Euplemio Macrì, Altaiò, Catarina Wallenstein, Paul Riba, Marco Teti, Bruno Duchène
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    ARTISTI COINVOLTI

    Euplemio Macrì (Roma, 1967) studioso e attore di teatro. Partecipa dalla fondazione alle attività del gruppo teatrale “Nontantoprecisi”.

    Catarina Wallenstein (Londra, 1986) attrice e cantante portoghese. È stata una delle ultime muse di Manoel de Oliveira, per il quale nel 2009 interpreta Singolarità di una ragazza bionda. Ha lavorato anche con Raúl Ruiz (I misteri di Lisbona) e João Botelho.

    Pau Riba (Palma de Mallorca, 1948) artista catalano, noto soprattutto per la sua carriera musicale. Tra i leader della controcultura catalana degli anni '60 e '70, il suo lavoro ha  un forte carattere iconoclasta e trasgressivo.

    Bruno Duchêne (Val di Loira, 1968) vignaiolo. Dal 2002 vive a Banyuls, sui Pirenei, dove produce vini rossi secchi in uno dei luoghi in Francia in cui è più difficile lavorare vigneti. “Gli Indesiderati. Europa!” è il suo esordio come attore.

    Marco Teti (Roma, 1966) impiegato alle poste e attore. Ha partecipato a gran parte dei film di Fabrizio Ferraro come protagonista o co-protagonista.

    Vicenç Altaió (Santa Perpètua de Mogoda, 1954) è un poeta, saggista, critico d'arte e attore catalano. Ha recitato nei film “Storia della mia morte” e “La morte di Luigi XIV” di Albert Serra.

    Giancarlo Leggeri (Roma, 1966) operatore di camera e steadycam. Ha lavorato tra gli altri con Terrence Malick, Amir Naderi e Carlo Hintermann.

    Amanda Villavieja (Barcellona, 1975) fonica di presa diretta. Ha lavorato tra gli altri con José Luis Guerin, Isaki Lacuesta, Nicolas Klotz.

    Erwan Kerzanet (Parigi, 1973) fonico di presa diretta. Ha lavorato con Leos Carax, Kiyoshi Kurosawa, Jacques Doillon, Amos Gitai. È stato nominato ai Cesar per il suo contributo al lavoro di suono di Holy Motors nel 2012.

    Sebastian Vogler (Buenos Aires, 1976) art director e scenografo. Ha lavorato con Albert Serra (“Storia della mia morte” e “La morte di Luigi XIV”) e su “Stella Cadente” di Luis Miñarro per il quale ha ricevuto il premio “Gaudì” dell'Accademia del Cinema Catalano

     

    ESTRATTI DA DIARIO DELLE RIPRESE

    Tratti dal libro “Gli Indesiderati – I sentieri di Walter Benjamin in un film di Fabrizio Ferraro”

    DeriveApprodi 2018 di Valerio Carando

    18/02/2017, sabato

    Riprese sulle montagne, a Portbou. Sveglia alle 6:00. I tre reduci repubblicani (Marco Teti, Bruno Duchêne, Pau Riba), in fuga verso la frontiera francese, marciano controluce con l’alba che inchioda le loro sagome all’orizzonte. Colgo in lontananza, immersa nel vento, la sbilenca musicalità di una campana. A pochi secondi, lo stridore di un treno merci.

    Ferraro dirige gli attori: raccomanda di fissare un punto concreto, senza distogliere lo sguardo, e di proseguire nella marcia, senza attendere lo stop (una ripresa in piano-sequenza può durare fino a quindici minuti). È bandito ogni residuo di psicologia. Alla memoria evocata dai luoghi è complementare quella degli attori, ciascuno dei quali involucra la propria esistenza – la propria storia, le proprie battaglie – in ogni più intimo movimento. I muscoli devono vivere in tensione, pulsare di rabbia; il volto granitico, «alla stregua di una statua». (Ferraro suggerisce a Duchêne di convogliare nella fissità dello sguardo i furori di tutta una vita. «C’est pas difficile…», risponde lui. Pau Riba recita ossessivamente fra sé e sé, farfugliando, un canto di lotta: sono versi di García Lorca.)

    La contrapposizione di due forze opposte – sentimento (movimento) versus rigore (fissità) – sprigiona una tensione fortissima, che le geometrie dell’immagine finiscono inevitabilmente coll’assimilare e dilatare; oltre lo spazio, oltre il tempo.

    Ferraro sabota la lingua parlata come veicolo identitario: francesi che parlano catalano; italiani che parlano francese, catalano e tedesco; catalani che parlano italiano; portoghesi che parlano francese. Il film stesso è costruito su una linea di confine che fa saltare ogni possibile circuito di appartenenza.

    21/02/2017, martedì

    Nel pomeriggio si parte per la spiaggia di Argelès-sur-mer. Ci troviamo nel campo di concentramento a cielo aperto in cui le autorità francesi confinarono i reduci repubblicani della guerra di Spagna.

    Marco Teti e Bruno Duchêne scavano una buca nella sabbia. Nel mentre, Pau Riba si allontana di spalle verso la riva del mare per colmare la borraccia. La ripresa dura più di cinque minuti, nei quali ai ritmi cadenzati, elegiaci, dei corpi all’interno dell’inquadratura si somma un movimento di secondo grado, altrettanto fondamentale: quello delle risorse ambientali (le onde, il vento, la luce). (...)

    Riba fa di Corrandes d’exili, componimento poetico firmato da Pere Quart, un canto di lotta sussurrato, quasi strozzato. Un motivo lacerante si leva sul silenzio del campo. Il sole sprofonda poi dietro la montagna, lasciando che il fuoco illumini intermittente le sagome degli astanti.

    23/02/2017, giovedì

    In serata ci raggiunge Euplemio Macrì, che interpreterà il ruolo di Walter Benjamin. Macrì, che non è un attore professionista, ha uno sguardo penetrante, carico di storie taciute. In quello sguardo, forse, raggruma le letture, gli studi, le tensioni

    intellettuali di tutta una vita. Sarà un Benjamin inaspettato, dal fascino grinzoso.

    Ferraro è sul sentiero battuto da Benjamin, alle cui pendici si erge Banyuls-sur- mer, per iniziare a preparare la seconda tornata di riprese: la percorrenza del sentiero da parte del pensatore tedesco insieme a Lisa Fittko, Henny Gurland e Joseph Gurland.

    (...) Il cineasta è innanzitutto un agronomo: la sua azione non può in nessun modo prescindere da un rapporto viscerale con la terra. Fabrizio Ferraro è senz’altro il più agronomo dei cineasti italiani (anche per questo si dichiara nettamente avverso all’utilizzo di luci artificiali), ma anche – mi si permetta il gioco di parole – il più cineasta degli agronomi.

    In questo periodo dell’anno, con la vendemmia oltre l’orizzonte, dai vigneti soffia una brezza cimiteriale.

    24/02/2017, venerdì

    Prove costumi per Euplemio Macrì. Ulteriori prove sul sentiero. Macrì, con i vestiti

    – e gli occhiali – di Benjamin, sta lavorando un sottilissimo processo di mimesi. Ferraro scarta definitivamente l’idea di intervenire sul colore dei suoi capelli: «Il pensiero del vero non ci riguarda proprio».

    27/02/2017, lunedì

    Si gira a Port-Vendres: Walter Benjamin e Lisa Fittko sugli scogli e sul molo. È un momento al contempo algido ed emotivo, che vede la progettazione della fuga attraverso i Pirenei. Mi pare una situazione del tutto nuova nel cinema di Fabrizio Ferraro: un frammento profusamente dialogato, articolato in una drammaturgia tutto sommato abbastanza conchiusa, definita. (Ferraro è solito girare un solo ciak per ogni inquadratura: ama le aperture, le incertezze, quelle che per il cinema istituzionale non sono che imperfezioni, fragilità da scartare. In questo caso, però, inseguendo un possibile equilibrio nell’orchestrazione di immagini e parole, arriva a girare dieci volte la stessa sequenza. Un fatto per lui inusuale. «Non dobbiamo cedere alle lusinghe della tecnica», lo apostrofa uno dei produttori, Marcello Fagiani.) Ne scaturisce una torsione estetica estremamente interessante, dettata anche dalla presenza fisica, palpabilissima, di una grande attrice, il cui francese, tutt’altro che irresoluto, deflagra in una musicalità ardente, inebriante, seducente (Rohmer? Rivette? Pialat?). Nel contrasto – che è corporeo, certo, ma anche di ordine vocale – fra Catarina Wallenstein ed Euplemio Macrì, si palesa un’ulteriore «spinta verso il margine», una rottura, una condizione sospesa, permanente, di attrito. È bellissimo vederli insieme, muoversi e interagire in uno spazio meramente mentale, che li unisce – non a caso, come spesso capita, «ai margini» dell’inquadratura – per poi separarli definitivamente. (L’arte, proprio in virtù di quella spazialità altra che i suoi circuiti sanno e devono alimentare, unisce e separa. Anche con spietata radicalità.)

    Durante la ripresa sugli scogli Ferraro si spazientisce, poiché Macrì, nell’istante in cui incespica su una sillaba, invece di vivere l’errore, la sporcatura, è come se nutrisse un istintivo senso di colpa, tentasse di correggere ciò che appartiene di diritto al dominio dell’irreversibilità. L’incertezza è una qualità dell’esistenza.

    02/03/2017, giovedì

    Route Lister. Terzo e ultimo giorno.

    La lotta di classe fra Euplemio Macrì e Catarina Wallenstein si fa sempre più incalzante. Nel contrasto fra l’attrice professionista, dotata di una solida formazione accademica, e l’intellettuale misantropo, catapultato sul set malgré lui, si produce una detonazione che sta facendo (e farà) di questo film uno degli esperimenti più lucidi e coraggiosi del nuovo cinema italiano, perlomeno per quello che concerne il lavoro con e sull’attore.

    03/03/2017, venerdì

    Ultimo giorno di riprese a Banyuls. Presso la Cave L’Étoile, Sebastián Vogler ha allestito l’ufficio del sindaco Azéma, che indicherà a Benjamin e Lisa Fittko il cammino da percorrere alla volta della frontiera.

    Il ruolo del sindaco, pensato in un primo momento per Amos Gitai, poi per Hans-Jürgen Syberberg (il quale, se per motivi di salute si è visto impossibilitato a raggiungere il set, non ha mai interrotto la corrispondenza quotidiana con Ferraro, che gli dedicherà il film), è stato affidato infine a Jean-Louis Tribouley, uno dei più grandi produttori francesi di vini naturali. Un altro resistente della terra. Un altro utopista.

     

     

    Post scriptum

    (...) La «notte di Benjamin», che offre al pensatore tedesco un’inattesa via di fuga, ancorché sognata, rappresenta il più denso degli epiloghi. L’arte è o non è il luogo dell’alternativa? (Euplemio Macrì si addormenta assecondando un movimento tanto semplice quanto straordinario: quella mano che cade, contundente e ineffabile, è puro significante. Osservando la sequenza conclusiva nella copia lavoro, rigorosamente priva di audio, mi sovviene la celebre riflessione di Roland Barthes sul «terzo senso», che è innanzitutto «contre-récit»: «discontinuo, indifferente alla storia e al senso ovvio». Un gran finale.)

    Vicenç Altaió, nei panni di un eccentrico bibliotecario ispano-francese, ricorda vagamente l’infido Knock interpretato da Alexander Granach nel Nosferatu di Murnau. Che Gli indesiderati, come ogni film impegnato a sviscerare il concetto di Potere, sia (anche) un film di vampiri?

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

     

    1) Dal ’36 al ’39 del secolo scorso, si combatté in Spagna la guerra civile tra il partito comunista che era andato al Governo e il popolo spagnolo, in maggioranza di fede cattolica. La guerra avvenne senza esclusione di colpi: suore violentate e uccise, sacerdoti crocifissi, chiese distrutte; questo voleva il potere e a questo si opponevano gli spagnoli finchè, dal Marocco, non giunse il generale Francesco Franco con la “sua” legione straniera e truppe di marocchini che si coprirono anch’essi di brutture. 

    Le sorti della guerra, con l’arrivo di Franco, cambiarono, arrivò la pace, ma nacque la dittatura del Candillo. Approfondite l’argomento.

    2) Nel film di Fabrizio Ferraro chi sono gli indesiderati d’Europa? Sono coloro che debbono abbandonare la loro terra per motivi diversi: nel 1939, in mezzo a un gruppo che attraversava i Pirenei fuggendo dalla Spagna per raggiungere la Francia, c’erano tre miliziani antifascisti fuggivano, in relazione all’arrivo di Franco e delle sue truppe dall’Africa. Non molti anni dopo, la route Sister (il percorso più conosciuto per l’attraversamento a piedi dei Pirenei) fu attraversata da un altro gruppo di indesiderati ma in direzione opposta. Chi sono e perchè fuggono dalle loro terre?  

    3) Il gruppo di cui si parla nella domanda precedente è formato da poche persone ma, dal 1939 al 1944, ci fu, in Europa, il secondo conflitto mondiale (la guerra terminò, nel mondo, con la resa del Giappone agli alleati nel 1945) e tanti europei furono coloro che, non solo, dovettero abbandonare le loro case ma che morirono nei famigerati campi di sterminio nazisti. Approfondite l’argomento.

    4) In effetti, il film muove dalla “returnada” repubblicana in Spagna del ’39 però, da quel momento storico, non ci fu più pace e non c’è pace, ancora, per l’Europa. Gente che fugge oggi dal suo paese (gli africani, ad esempio) per fame, violenza e malattie o migranti che, dall’Asia minore, arrivano in Europa, stremati da guerre civili che colpiscono non solo uomini ma anche donne e bambini: la situazione della Siria, ad esempio; dal 2011 a oggi continua senza che si veda la fine dell’eccidio dei siriani che non riescono a fuggire dalla loro patria. E tutti quelli che fuggono raggiungono o cercano di raggiungere l’Europa i cui abitanti non possono non vedere, in loro, loro stessi in periodi storici diversi ma altrettanto crudeli e violenti. Non vi appare strano che l’Europa che fu, per secoli, teatro di guerre di conquista e di guerre di religione, sia ora diventata, per questi popoli migranti, l’unica possibilità di trovare un po’ di pace?

    5) Il film di Ferraro è stato girato in Catalogna (considerando anche la Catalogna francese) ma i personaggi che vi si muovono parlano varie lingue: l’italiano, il francese, lo spagnolo e anche il catalano eppure si comprendono. Possiamo definire “Gli indesiderati d’Europa” un film di frontiera che rompe le frontiere

    6) Marco Teti, Bruno Duchene e Pau Riba, i tre combattenti di sinistra di cui abbiamo scritto nella domanda n.2, appena scendono dai Pirenei di parte francese, vengono condotti al campo di concentramento a cielo aperto di Angelès-sur-mer. E mentre Teti e Duchene scavano una buca nella sabbia (il ritorno all’infanzia per non vedere il presente?), Riba si allontana verso la riva e canta “Corrande d’exilo” di Peter Quart, una poesia narrativa e il suo canto è strozzato, doloroso e si ripercuote in tutto il campo, scuotendo animi, ridando ricordi a chi non vuole ricordare, mentre il sole che scende dietro la montagna, illumina, con il suo intermittente colore, le sagome degli astanti. Se avete visto il film questa sua pagina non è dolore e poesia, poesia e dolore che si riflettono in un rapporto univoco sul luogo e su coloro che vi sono costretti?

    7) Nel secondo gruppo, quello che fugge all’invasione nazista dell’Europa, vi sono un uomo e una donna che spiccano in mezzo agli altri, un uomo e una donna effettivamente esistiti: Walter Benjamin e Luisa Fittko. Chi era Luisa Fittko e perché vuole raggiungere la Spagna?

    8) Che rapporto si instaura tra Benjamin e Louise quando si trovano a dover attraversare i Pirenei? Ognuno di loro ha ricordi da cancellare che li pongono, nelle loro discussioni, l’uno contro l’altra?

    9) Chi è Walter Benjamin? Oggi lo si definisce (citando Mc Luhan) un mass mediologo ma, forse, non è esatto perché egli si è sempre occupato di arte e ha sempre parlato e scritto di arte, anche antica ma in un rapporto diretto con il presente. Basti citare il suo testo “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Egli concepiva l’arte come relazione del passato con il presente per dar vita “a un passato già stato ma mai compiuto”. Cosa voleva dire Benjamin con quest’ultima frase tratta dal libro citato?

     

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