Quasi nemici In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Neïla Salah (Camélia Jordana, Premio César 2018 per la miglior nuova promessa femminile) è cresciuta a Créteil, nella multietnica banlieu parigina, e sogna di diventare avvocato. Iscrittasi alla prestigiosa università di Panthéon-Assas a Parigi, sin dal primo giorno si scontra con Pierre Mazard (Daniel Auteuil), professore celebre per i suoi modi bruschi e le sue provocazioni. 

    Ma proprio il professor Mazard, per evitare il licenziamento all’indomani di uno scandalo legato a questi suoi comportamenti, si troverà ad aiutare Neïla a prepararsi per l’imminente concorso di retorica. Cinico ed esigente, Pierre potrebbe rivelare di essere proprio il mentore di cui lei ha bisogno… tuttavia, entrambi dovranno prima riuscire a superare i propri pregiudizi.

     

     

  • Genere: commedia
  • Regia: Yvan Attal
  • Titolo Originale: Le brio
  • Distribuzione: I Wonder Pictures
  • Produzione: Dimitri Rassam e Benjamin Elalouf
  • Data di uscita al cinema: 11 ottobre 2018
  • Durata: 1h 45’
  • Sceneggiatura: Victor Saint-Macary, Yael Langmann, Noé Debre e Yvan Attal
  • Direttore della Fotografia: Rémy Chevrin
  • Montaggio: Célia Lafitedupont
  • Attori: Camélia Jordana, Daniel Auteuil, Yasin Houicha, Nozha Khouadra, Nicola Vaude
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Camélia Jordana e Daniel Auteuil incarnano una seducente coppia allieva-professore 

    Le Monde

     

    Yvan Attal realizza un film magnifico, una commedia diabolicamente ben costruita, dialoghi ben scolpiti e lontani dall'essere politicamente innocenti 

    France Télévision

     

    Intelligente, ben scritta, ben strutturata, ben recitata. Divertente satira di costume, un’ottima commedia

    Le Figaro

     

    Un formidabile duetto di attori, il posato Daniel Auteuil e l'elettrica Camélia Jordana, che  conferma di film in film il suo talento  

    Première

     

    Intervista a Yvan Attal

    Qual è il punto di partenza di quest'avventura?

    Mi è stata offerta la sceneggiatura. Una commedia su una ragazza, un po’ 'maschiaccio', che nel suo quartiere popolare fa rap, gioca a calcio, ma allo stesso tempo frequenta la Scuola di Giurisprudenza all’Università di Pantheon-Assas. Il soggetto mi colpì subito – l’idea di raccontare il percorso di una giovane donna che rifiuta di adattarsi alla realtà in cui vive per costruirsi un futuro. Per il film ho scelto i toni della commedia, e questa è stata la direzione che ho voluto seguire come regista. E i produttori Dimitri Rassam e Benjamin Elalouf mi hanno seguito su questo.

     

    Come hai modificato la sceneggiatura originale: cosa desideravi mantenere, e cosa volevi metterci di tuo?

    Sin dall'inizio, nella sceneggiatura di Yael Langman e Victor Saint-Macary c'erano alcune sequenze irresistibili, in particolare le scene del concorso pubblico di eloquenza. In realtà, ho mantenuto quel che mi piaceva e mi sono liberato rapidamente del resto. Poi noi tre abbiamo continuato a lavorare e ad arricchire la trama, concentrandoci sui punti che avevo trovato interessanti.

    La abbiamo anche ribaltata, abbiamo eliminato alcuni personaggi, ci siamo liberati di alcuni aspetti troppo “politicamente corretti” che non mi convincevano: la ragazza nordafricana amica di tutti, l’ amico ebreo omosessuale ecc. Con l’arrivo di un nuovo soggettista, Noé Debré, si è aggiunto anche un nuovo punto di vista, e siamo riusciti a dare maggiore spessore a certi momenti. È stato per me un gran piacere lavorare con un gruppo. E molto meno snervante di quando lavori da solo.

     

    Come descriveresti QUASI NEMICI ora?

    È una 'dramedy', come dicono in America. Visti i dialoghi brillanti si potrebbe pensare che sia un film tutto da ridere, ma è anche capace di commuovere e sollevare alcune riflessioni... Sono incapace di fare un film senza elementi di commedia. Mi castrerebbe! Forse un giorno dirigerò un film drammatico, perché la gente mi prenda sul serio. Direi piuttosto che QUASI NEMICI è un film al tempo stesso politico e sociale, ma anche leggero e brillante, basato su un personaggio, una francese di origine algerina, vittima del modo in cui oggi le persone sono confinate in categorie o intrappolate dai pregiudizi, ma vittima anche di se stessa e del suo ambiente... In realtà mi sento molto legato a questa storia: in qualche modo rispecchia il mio percorso personale. Quando Camélia Jordana dice, “Io sono Neila Salah, nata a Créteil, la figlia di...” mi torna alla mente la mia giovinezza nei casermoni di Créteil dove sono cresciuto, e dove il teatro mi diede l'opportunità, grazie al duro lavoro e allo studio, di aprire me stesso al mondo. È necessario che impariamo a capire il paese in cui viviamo e a fare uso della sua eredità storica e culturale. Grazie ai nostri autori e filosofi, noi sappiamo che dobbiamo pensare, per noi stessi, il che ci obbliga a interrogare noi stessi.

    Queste sono le questioni più importanti: il bagaglio con il quale siamo nati, come utilizziamo le nostre opportunità per crescere, accettando il concetto fondamentale che il confronto con gli altri contribuisce ad arricchirci. Nel film si trovano battute molto significative in questo senso, ad esempio quando Neila dice a Mounir: “A 12 anni sognavi di diventare un calciatore, a 14 un rapper, e oggi di diventare un autista Uber...” 

    Questo è uno dei grandi cliché sulle banlieu francesi: ieri l'idea era che la sola via d'uscita fosse nello sport o nella musica, oggi è che sia fare l'autista! Ed è ancora più insidioso, perché con il calcio o il rap c'è pur sempre un minimo da lavorare. Devi aver talento, devi dar prova di qualcosa. È meritocrazia.  Uber invece annulla tutto ciò. Quando Neila dice questo, Mounir le rimprovera però la sua ingenuità, l’idea di studiare per ottenere un lavoro... Penso che i ragazzi delle banlieu si trovino oggi di fronte a questo dilemma.

     

    Il tuo modo di mostrare le banlieu è piuttosto originale, molto lontano dai cliché generalmente in voga nel cinema francese...

    Sì. Infatti non volevo mostrare quanto sia duro vivere lì, perché lo sanno tutti, e ce ne siamo resi conto anche nel corso delle riprese. Ho voluto stabilire una certa distanza, e limitarmi a mostrare il contesto del personaggio Neila perché il vero soggetto del film è altrove.

     

    Parliamo della tua regia, in relazione al soggetto che filmavi: l'università, le lezioni in aula magna, le lunghe sequenze parlate... Non ci si annoia però nemmeno un secondo. Ne eri preoccupato?

    Assolutamente. Questa era la mia preoccupazione principale in quanto regista: come filmare lunghi monologhi, i dibattiti pubblici, il duello verbale tra Camélia Jordana e Daniel Auteuil? Chi guarda deve ascoltare realmente il dialogo senza sentirsi perso. E dovevo metterlo in scena con semplicità ma senza improvvisare, variando le angolazioni e i cambi di piano. Mi piace quando in un film non si nota la regia, quando il girato è al servizio della storia che si racconta. Sono sempre stato afflitto da questa preoccupazione, visto che ho sempre fatto film molto parlati! Tutto dipende anche dalla location in cui stai lavorando... per me girare in un appartamento o in un ristorante diventa un po' più complicato, mentre un’aula magna universitaria è stupenda, molto pittorica... Avevo 700 comparse, eccellenti angolazioni, ampie inquadrature. Ho anche sfidato me stesso in una sequenza che inizia alle spalle di Daniel e risale le file dei banchi mentre legge Baudelaire... In realtà volevo variare i modi in cui filmavo le lunghe scene di dialogo, ma non mi sono mai lasciato prendere la mano dalla cinepresa.

     

    L'Università Assas del film era un universo a te già familiare?

    No, per niente, dato che non sono mai stato un universitario. Quel che più mi ha impressionato è che quando sono andato a osservare il primo giorno di lezioni ad Assas, nell’aula magna gli unici rumori che sentivi erano la voce del professore e il ticchettio dalle tastiere dei computer degli studenti! Ho pensato che l'atmosfera fosse incredibile, quasi come a un concerto rock: vai a ascoltare un tizio che sta con un microfono di fronte a centinaia di ragazzi! Lo spettacolo comincia e la platea reagisce... È così che è nata l'idea per quella sequenza. Ho adottato la stessa impostazione tecnica di un regista che filma concerti rock.

     

    In QUASI NEMICI Neila, ragazza della banlieu, incontra Pierre Mazard, aggressivo professore di diritto fermamente convinto del proprio sapere. Hai mai avuto rapporti di questo tipo con qualche tuo insegnante?

    Sì, ma con una grossa differenza – nel film Mazard accetta, per salvarsi dalla minaccia di sanzioni amministrative, di preparare Neila a un concorso di retorica. Nei fatti, quando sono entrato nella scuola di recitazione del Cours Florent ho avuto problemi con un insegnante che mi faceva ingurgitare Molière, Marivaux, De Musset e Claudel! C'è voluto del tempo, perché allora i miei principali riferimenti da attore erano Scarface o Taxi Driver. Alla fine, le cose si aggiustarono, perché la forza e la poesia di ciò che stai leggendo è più forte di te. Non venivo da una famiglia colta, in casa non eravamo abituati a leggere e a scuola mi era sfuggita l’importanza di quello che stavo studiando. È stato quel professore a farmi realizzare quanto fosse importante leggere. Mi ha rieducato (e ha rieducato anche altri studenti) con la condivisione, la provocazione, e a volte persino con l'umiliazione, come Mazard con Neila. Ricordo mio padre che era andato a prendere i moduli di iscrizione al Conservatorio (mi ero fatto male a un ginocchio e non potevo camminare), e che, tornato a casa, mi disse quanto lo avevano emozionato la maestà del luogo e i busti di Molière o Marivaux che anche se non li aveva riconosciuti lo avevano impressionato. È stato allora che ho capito che quello che volevo fare era una cosa seria. Penso che ci sia qualcosa di questo in QUASI NEMICI: la grandezza della cultura francese, il patrimonio trasmessoci attraverso le generazioni. I nostri grandi autori hanno posto domande e hanno provato a darvi risposte, ciascuno contraddicendo l'altro. Stavamo parlando della mia regia del film: in esso appaiono il Pantheon, le bandiere francesi, il nostro patrimonio culturale. Fin dall'inizio, era questo che volevo fare e che è diventato parte del film.

     

    Allo stesso tempo, il professore che istruisce Neila, Pierre Mazard, è un personaggio molto ambivalente: cinico, provocatorio, pieno di sé.

    Mi sono posto molte domande a proposito del professore, immaginando da dove gli venga quest'attitudine, questo insopprimibile desiderio di provocare. Mazard è nel suo cuore realmente un razzista? Non lo penso. È un uomo che si sente solo, che probabilmente ha qualche serio problema personale; che ha bisogno di scaricarsi su qualcuno: con Neila a scuola, con la signora che raccoglie la cacca del suo cane mentre lui, a tarda notte, passeggia... Mazard è però anzitutto uomo che pone domande. A volte può deragliare nelle sue riflessioni, può esagerare, ma è uno che vuole che le cose si muovano, e quando accade è grazie alle sue provocazioni. Abbiamo un po' caricaturizzato in commedia il rapporto Neila-Mazard, per avvicinarci, con tono divertito, al tema principale.

    Dovevamo distanziarli uno dall'altra, per metterli poi insieme a un certo punto della storia... Non diciamo mai da dove viene Mazard. Nel film non sappiamo molto della sua vita personale, se non quella scena in cui Neila incontra di sfuggita la madre che vive in provincia. Nella prima stesura della sceneggiatura c'era di più: una ex moglie, un figlio che vede di rado, e per questo riesce a interessarsi a un'altra ragazza, ecc... Ma questo non mi interessava, perché questi elementi erano lì solo per giustificare la sua natura. Penso che abbiamo mostrato più che a sufficienza per farcene un'idea di massima, per renderlo più enigmatico, se vuoi. Il fatto che sappiamo così poco di lui ci fa pensare. Mazard a un certo punto dice a Neila: “Quando parli così bene, non sai più come dire le cose in maniera semplice...”. Camélia riuscirà a condurlo a qualcosa di diverso, grazie a - o a causa di - ciò che lei è: luminosa, viva, intelligente.

    Parliamo dei tuoi attori e di questo duo che lavora così bene al primo colpo. Come hai scelto Camélia Jordana per il ruolo di Neila?

    Quando è venuta per l'audizione non la conoscevo affatto! Sapevo che aveva cantato alla cerimonia in onore delle vittime del Bataclan, con Nolwenn Leroy e Yaêl Naim: una musulmana, una cattolica e una ebrea che cantano insieme al coro degli Invalides, davanti alla nazione... Camélia trasuda umanità. Ricordavo anche la copertina del Nouvel Observateur nella quale impersonava Marianne, la personificazione allegorica della Repubblica Francese e dei suoi valori, e per me questo già significava che aveva cose in comune con lo spirito del personaggio. Penso che incarni i giovani che vogliono una Francia tollerante, aperta, ma lucida. Il soggetto di Quasi Nemici ha colpito in lei una corda profonda... E inoltre, francamente, quando arrivò a fare il provino... mi ha ricordato Madonna! Camélia ha un carisma incredibile. Per tutte le riprese abbiamo avuto una relazione reale di fiducia, amicizia e vicinanza. Condividiamo le stesse origini, l'Algeria. Condividiamo una cultura comune: gli odori della cucina dei miei genitori sono gli stessi della cucina dei suoi. E come se non bastasse sua madre mi mandava regolarmente contenitori con le pietanze orientali che amo. Dal punto di vista professionale, è una giovane attrice, molto curiosa e vuole scavare più a fondo nelle cose, e in questo Daniel la incoraggiava...

    Daniel Auteuil è notevole nel complesso ruolo di Pierre Mazard

    Mi è piaciuto lavorare con lui. È esattamente l'attore che speravo do trovare, nel senso che non si prende troppo sul serio, anche se il suo lavoro è serio. La sera Daniel lavorava in teatro, ma al mattino arrivava sul set concentrato e pronto a lavorare. Ci ha messo tutto il cuore e l'anima. Poi è umile: quando sbaglia una scena è il primo a chiederti di ricominciare. In breve, è un attore vivo. Che sa come affrontare le cose. È anche coraggioso, perché il suo personaggio non era facile da rendere, sia in termini di atteggiamento che per le battute. Daniel non si è mai spaventato, ma non è mai andato sopra le righe, e ha suggerito diverse varianti risultate essenziali in sede di montaggio. Mai prima d'ora mi sono sentito così vicino a uno dei miei attori. Con una attrice sì, ma mai con un attore! Non abbiamo tutti lo stesso passato. Ma penso che abbiamo molti punti in comune. In verità, per la prima volta dirigevo un film di cui non ero anche attore, e mi sono permesso di innamorarmi dei miei attori! Essere allo stesso tempo attore e regista manda i rapporti fuori fase. Io recito, ma allo stesso tempo osservo gli altri recitare, a un tratto loro non si fidano più del partner/regista. Qui ero invece completamente dedito a loro.

    Hai appena detto che non reciti in QUASI NEMICI. Era deciso sin dall'inizio, senza rimpianti?

    Sì. Totalmente. Aspettavo da molto questo momento: fare un film senza essere nel cast. Ho saputo sin dall'inizio di non poter interpretare il professore di giurisprudenza. Innanzitutto per le mie origini, che avrebbero distorto il rapporto con Neila. A un certo punto i soggettisti suggerirono che io interpretassi il preside di Assas - splendidamente ritratto da Nicolas Vaudel - ma non era né nelle mie corde né nel mio universo. Semplicemente, nel film non c'era alcun ruolo per me. Nessuno può interpretare tutto!

     

    Solo un anno e mezzo separa i tuoi ultimi due film da regista. Pensi di mantenere questo ritmo?

    Mi piacerebbe. Sfortunatamente copioni di questa qualità non ti arrivano spesso, questo mi è stato proposto mentre stavo montando “ILS SONT PARTOUT”, il che mi ha reso possibile di riscriverlo durante il montaggio. Quando, come ora, devi partire da zero, ci vuole più tempo. In breve, fare un film dopo un altro ti deconcentra, riduce il tempo per adattarti al nuovo set, sminuisce l'importanza del momento della prima sequenza... Ci sono meccanismi che necessitano di essere riaccesi quando non hai diretto (o interpretato) per due anni. Ma anche se hai l'impressione di essere più libero, non vi è modo di ridurre l'ansietà del fare un film!

     

     

    Intervista a Daniel Auteuil

    QUASI NEMICI è la tua prima collaborazione con Yvan Attal. Non avevi mai recitato con lui, né eri mai stato diretto da lui. Che idea ne avevi, e la tua idea è stata confermata dal film?

    Per risponderti, direi che generalmente una persona somiglia a ciò che fa, e penso che i film di Yvan siano un po' come lui. Mi sono sorpreso per il suo modo di essere. Il suo entusiasmo, la sua energia, giovinezza e generosità, e persino per le sue contraddizioni... Lavorando con lui, ho riscoperto tutto quello che immaginavo di lui. Ci conoscevamo solo un po'. Claude Berri ci aveva presentati durante le riprese di L'UN RESTE, L'AUTRE PART, e dopo allora ci siamo incrociati di sfuggita... Ma negli ultimi anni è stato una delle persone con cui avrei voluto lavorare, sia come attore che come regista.

    Ora che hai lavorato con lui, cosa dici dell'Yvan Attal regista?

    L'importante è che Yvan aveva un'idea precisa di cosa voleva fare. Come attore, arrivo sempre sul set piuttosto neutrale, la mente aperta. Quanto al mio personaggio, immaginavo un uomo arrabbiato e Yvan voleva da me che esteriorizzassi questa rabbia. Dato che il ruolo è basato principalmente sulle parole, dovevamo anche stilizzare le cose, per evitare di risultare noiosi sullo schermo. Ne abbiamo parlato e ho capito perfettamente cosa volesse ottenere. E tutto è andato per il meglio... Vedi, recitare con un regista che è anche attore è sempre un'esperienza piacevole, perché lui conosce tutti i meccanismi. Sa cosa può chiedere a un attore, e sa come chiederlo.

    Qual è stata la tua prima impressione leggendo la sceneggiatura e scoprendo il personaggio di Pierre Mazard?

    Immediatamente ho pensato a una sorta di moderno Pigmalione. In definitiva penso che la commedia di George Bernard Shaw condivida lo stesso cinismo. Il vantaggio di QUASI NEMICI è che ci parla anche dei nostri tempi, grazie a personaggi e situazioni credibili e ben identificabili. Ho visto subito quanto fosse ricco e bello il materiale. Ho riconosciuto la possibilità di fare un film intelligente che parla di come siamo oggi.

    Pierre Mazard, un professore di giurisprudenza sinceramente innamorato della lingua e della cultura francesi, è anche a primo acchito una persona sgarbata che usa modi provocatori, in particolare con il personaggio di Neila, interpretata da Camélia Jordana. Malgrado i suoi eccessi, lo hai compreso, e ne sei stato coinvolto emotivamente?

    Sì, naturalmente. Altrimenti non sarei stato in grado di interpretarlo. La sua ruvidezza vuol dire che Mazard non può fare a meno di usare maniere rudi per andare avanti. Ma in definitiva sta trasmettendo qualcosa... Io credo che tutti noi abbiamo una volta o l'altra incontrato ''mentori' che non indossavano guanti di velluto ma erano molto bravi in quel che facevano.

    Attraverso l'incontro tra una giovane delle banlieu e una rigida personalità parigina, QUASI NEMICI tratta anche di come utilizziamo le nostre opportunità per raggiungere il successo, dell'importanza dell'istruzione e della cultura. E parla anche dei concetti di fallimento e successo, della sensazione di avere o non avere posto nella società moderna...

    Sì. La storia è però basata sulle apparenze. La rigida personalità che dici è tale solo nell'opinione altrui, mentre in realtà Pierre Mazard potrebbe essere più moderno e più giovane di molti suoi studenti! Questo è anzi tutto un film sui pregiudizi, e amo che alla fine l'intelligenza trionfi. Neila impone se stessa, al disopra e aldilà dei pregiudizi di Mazard in quella che era una battaglia in salita... una battaglia che però ha pagato! E, vero, lui non è politicamente corretto, è un provocatore, ma mi piace che in un film possiamo mostrare qualcosa di simile.

    Nel film, ci rendiamo conto che è un uomo che può avere un difficile passato personale, ma Yvan Attal e gli sceneggiatori non scendono in grandi dettagli su questo. Hai avuto bisogno di inventare per tuo uso un suo passato?

    Sì, ma non ci ho speso molto tempo. Dato però che questa storia non viene mostrata, permettimi di mantenerla segreta!

    Pierre Mazard si muove nel mondo dell'accademia, negli auditorium della Scuola di Giurisprudenza Assas. Sullo schermo sono location visivamente impressionanti. È un mondo a te familiare?

    Assolutamente no, se non per avere occupato l'Università di Avignone nel maggio 1968. Allora ero già nel mondo del lavoro. E non sono mai andato all'università. Detto ciò, sono sempre stato affascinato dalle carriere universitarie e dall'idea della conoscenza: pensare che un uomo o una donna che insegna possano trasmetterti cose che ti costruiscono intellettualmente! Per quanto mi riguarda, ho fatto questa riflessione e ancora oggi continuo a imparare. Ammetto però che trovarmi nel mezzo di quell'immensa aula mi dava la sensazione di essere in una cattedrale di intelligenza. Conoscenza e cultura sono cose sacre.

    Mi piacerebbe ci parlassi di Camélia Jordana, tua partner nel film, e con cui formi un emozionante e formidabile duo che ha funzionato sin dal principio...

    La avevo già vista e la avevo sentita cantare in TV. La sua voce mi era piaciuta molto, ma ancora non la conoscevo di persona. Durante la preparazione del film e sul set ho incontrato una giovane donna che aveva capito immediatamente quanto fosse importante il suo ruolo. Camélia era cosciente di cosa era in gioco, e ritengo sia grandiosa nel film. Avevamo un copione molto preciso, perché QUASI NEMICI è un film sulle parole. Le emozioni di cui parli a un certo punto sono sfuggite al nostro controllo.

    La tua interpretazione di Mazard è solida e complessa: hai avuto la sensazione, a questo punto della tua carriera, di avere incontrato un personaggio unico?

    Un attore evolve anche sulle basi della propria personalità, e questo è il suo più grande contributo ai ruoli che interpreta. Mentre il tempo passa, tu reciti con il peso che gli anni ti hanno dato. Direi che oggi godo della fortuna di una carriera formata da incontri con grandi registi ed eccellenti partner. Il ruolo di Mazard non era ben definito (e ciò ha reso divertente interpretarlo), ma la storia attraverso cui si muoveva era chiara: il bisogno, la necessità di tramandare le cose. Come regista, provo ora lo stesso. È un desiderio che cresce con il tempo. Come la voglia di essere anche attore nei film che dirigo. 

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

    1) Una sfavillante lezione di retorica, un duello a colpi di eloquenza per affermare che «La verità non importa, ciò che importa è avere sempre ragione».  È quello che Pierre Mazard, noto professore di un’autorevole università parigina, cercherà di insegnare a Neïla Salah, giovane studentessa della banlieue, nella commedia “Quasi nemici” di Yvan Attal ?

    2) Il film, un grande successo di pubblico in Francia, è valsa un Premio César come Miglior Promessa Femminile alla sua protagonista ed è stato presentato in anteprima in italia al Biografilm Festival. Ma, in effetti, è una lezione o un incontro quando i due protagonisti cominciano a discutere?

    3) Interprete del brillante racconto è Daniel Auteuil, nei panni del professore della prestigiosa università di Panthéon-Assas, famoso per le sue provocazioni. Camelia Jordana (attrice e cantante, ormai lanciatissima dopo il successo di “Due sotto il burqa”), in veste di quelli di una studentessa cresciuta nella multietnica periferia parigina, col sogno di diventare avvocatessa, in un mondo dove è nata e cresciuta e dove tutto appare impossibile. Questa impossibilità a realizzarsi è comune a tutti i ragazzi nati e cresciuti negli arrondissement periferici delle grandi città francesi?

    4) Dopo uno scontro verbale con la ragazza, per evitare le conseguenze il professore accetta di prepararla per una importante gara di eloquenza. Cinico e determinato, Pierre potrebbe diventare la guida di cui Neïla ha bisogno. Quali conseguenze il professore vuole evitare?

    5) In un incessante sfida, a colpi di battute, dialoghi taglienti e lontani dall'essere politicamente corretti, i due si troveranno a dover superare i pregiudizi che nutrono l’uno per l'altra. Come?

    6) E’ giusto affermare che il professore utilizza la sua conoscenza e il potere della provocazione mentre Neïla è semplicemente se stessa: luminosa, viva, intelligente?

    7) Yvan Attal, interprete di oltre quaranta film è qui al suo settimo film da regista e definisce “Quasi nemici” un film «al tempo stesso politico e sociale, ma anche leggero e brillante». Un film in cui la parola e il suo potere hanno un ruolo fondamentale per difendere se stessi e gli altri. Siete d’accordo?

     

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