Figli del Destino In evidenza

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  • Sinossi:

     

    Un racconto del passato, attraverso gli sguardi sinceri di quattro bambini che da Sud a Nord ricostruiscono la storia delle Leggi Razziali e dei loro danni alla vita degli Ebrei e alla Società e alla Cultura Italiane. 

     

     

    Quattro storie di bambini italiani ebrei vittime dell’orrore e della vergogna delle leggi razziali.

    Due ragazze e due ragazzi che sono sopravvissuti al Fascismo e alla Seconda Guerra Mondiale grazie all’aiuto di persone intelligenti e integre, che non hanno voluto sottostare al diktat del fascismo e che hanno voluto seguire la loro coscienza. Napoli, Roma, Milano, Pisa oggi. Vediamo diverse scuole dove i bambini affluiscono come ogni mattina. C’è chi ride, chi ha ancora sonno, chi scherza, chi ripete i compiti. Vediamo i titoli di testa che utilizzano disegni di bambini (materiale di repertorio) per raccontare le leggi razziali, le persecuzioni contro gli ebrei, i campi di concentramento, mescolati alle foto dei 221 bambini uccisi dai Nazisti.

    La voce fuori campo di Neri Marcorè in voice over, racconta come si è arrivati storicamente alle leggi razziali e alla firma del Re Vittorio Emanuele III il 5 settembre 1938.

    Nella ricostruzione di quegli anni vediamo quattro bambini nelle città che abbiamo citato all’inizio: un ragazzino sta sul letto, vestito di tutto punto per andare a scuola, con la madre che cerca di consolarlo; un padre consola sua figlia in lacrime; un’altra bambina studia a casa, mentre la madre le accarezza i capelli; un bambino piccolo vede suo padre che prepara una valigia e che abbraccia la moglie in lacrime. 

    Torniamo al presente: i quattro anziani che abbiamo incontrato fuori dalla scuola si presentano e raccontano ciascuno la loro storia: sono rispettivamente Guido Cava di Pisa, la senatrice a vita Liliana Segre di Milano; Lia Levi di Roma e Tullio Foà di Napoli. 

    Tutti loro raccontano cosa hanno significato per loro ancora bambini le leggi razziali e la scoperta di essere ebrei, dunque diversi rispetto ai loro compagni e appartenenti ad una razza inferiore. 

    LA STORIA

    Il 5 settembre 1938 nella tenuta di San Rossore a Pisa, il Re Vittorio Emanuele firma il primo decreto delle Leggi Razziali che in pochi mesi vietano agli ebrei di svolgere la maggior parte delle professioni e, soprattutto, ai bambini ebrei di andare a scuola. Inizia così una vera e propria persecuzione dei diritti civili di 50.000 Italiani, che avevano la sola colpa di essere Ebrei.  Da ottobre del 1938 Liliana Tullio, Lia, e Guido non sono più bambini come tutti gli altri. I bambini non devono solo sopportare questa nuova realtà che li colpisce, ma vedono anche piombare le loro famiglie nel caos e nella disperazione.

    I bambini non capiscono le ragioni per cui improvvisamente tutti voltano le spalle a loro e ai loro genitori. 

    La scuola è solo il primo passo. Il regime vuole eliminare gli ebrei da ogni spazio della vita pubblica e da tutte le istituzioni. Anche a costo di pagare un caro prezzo, perché finisce per cacciare via professori, professionisti e intellettuali di estremo rilievo per il nostro paese.

    E le cose peggiorano, rapidamente. Una serie di circolari inasprisce sempre più le leggi razziali. E’ una valanga di discriminazioni e proibizioni di ogni tipo, 

    E non importa che la maggior parte di questi divieti siano totalmente assurdi. Non conta cosa si proibisce, perché ciò che si vuole rendere impossibile agli ebrei è la vita stessa. 

    Ripercorriamo le storie di questi 4 bambini sia nella forma di fiction, accuratamente ricostruita a partire dalle loro testimonianze, foto e oggetti provenienti dagli archivi, sia nella forma di documentario composto da materiale di repertorio dell’Istituto Luce – Cinecittà, dell’US Holocaust Memorial Museum di Washington, di Rai Teche, dalle interviste agli stessi protagonisti al giorno d’oggi insieme con storici e giornalisti. Insieme con l’Università di Pisa, e con tutto il loro impegno nel riproporre diverse iniziative in occasione di questa ricorrenza, ci sembra che offrire al vasto pubblico televisivo questa nostra testimonianza possa costituire un circoscritto, ma significativo contributo a favore della memoria e di quei valori che stanno alla base di un grande paese come l’Italia.

    La docu-fiction racconta le Leggi Razziali a 80 anni di distanza dalla loro firma, e a partire da un punto di vista inedito: la storia di quattro piccoli protagonisti ebrei che, in tenera età, rimasero vittime di questo sconvolgimento epocale e che oggi, diventati nonni, ripercorrono quegli anni terribili, le paure, le umiliazioni, il pericolo costante di essere denunciati e morire. Bambini costretti a non andare più a scuola, da un giorno all’altro, a nascondersi, fuggire, lottare per la vita e perfino sentirsi discriminati, diversi, senza che avessero mai avuto un’idea ben precisa, prima di allora, di cosa volesse dire per loro essere ebrei. Storie di bambini diventati adulti e di adulti che non hanno mai dimenticato l’essere bambini e che, oggi, raccontano la loro storia legata soprattutto il loro rapporto con la scuola. Fra di loro la neo Senatrice Liliana Segre, che si è resa pienamente disponibile a collaborare per il nostro progetto. Raccontiamo la sua storia insieme a quelle di Tullio Foà (da Napoli), di Lia Levi (da Roma) e di Guido Cava (da Pisa). Vite diverse, da Nord a Sud Italia, accomunate da un unico triste destino: quello di rimanere vittime dell’odio e della follia nazi-fascista, nonché dell’indifferenza della maggior parte degli Italiani. Testimonianze dirette dei quattro protagonisti e dei loro amici e famigliari. 

     

  • Genere: docu-film
  • Regia: Francesco Micciché, Marco Spagnoli
  • Titolo Originale: FIGLI DEL DESTINO
  • Produzione: Red Film in collaborazione con RAI Fiction
  • Durata: 1h e 32’
  • Sceneggiatura: Marco Spagnoli e Luca Rossi
  • Direttore della Fotografia: Emanuele Chiari
  • Montaggio: Marco Guelfi con la collaborazione di Jacopo Reale
  • Scenografia: Nino Formica
  • Costumi: Stefano Giovani
  • Attori: Massimo Poggio, Massimiliano Gallo, Valentina Lodovini
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Note di Regia 

    di Francesco Miccichè e Marco Spagnoli

     

    Circa un milione e mezzo di bambini sono stati assassinati durante la Shoah. Oltre un migliaio di loro erano italiani e sono morti, spesso, tra stenti terribili e atroci sofferenze fisiche e psicologiche. La maggior parte dei piccoli uccisi ad Auschwitz veniva attratta nelle camere a gas con la promessa di andare a trovare le loro mamme. Altri, invece, venivano usati per esperimenti scientifici terribili come l’inoculamento di malattie per cui provare a trovare una cura.

    Per altre migliaia di bambini ebrei in Italia non è stato facile sopravvivere: si sono nascosti, hanno cambiato il proprio nome e cognome, sono stati separati e strappati dai loro genitori, fratelli e sorelle che, spesso, non hanno mai più rivisto.

    Per lungo tempo nessuno si è interessato alla loro vicenda, e i sopravvissuti si sono chiusi nel silenzio. 

    Ci sono voluti quasi cinquanta anni, l’essere diventati nonni, il successo di film come Schindler’s List e La vita è bella, nonché l’orrore per quanto stava accadendo nell’ex Jugoslavia con le pulizie etniche, per convincerli a parlare e a raccontare le loro storie. 

    Per farle conoscere, certo, ma – soprattutto – per non fare dimenticare agli altri quello che avevano visto con i loro occhi. 

    Figli del Destino racconta le vicende di alcuni di loro: quattro storie di bambini italiani ebrei dal Sud a Nord Italia per mostrare come il caso sia stato determinante per tutti loro e come, incredibilmente, siano riusciti a sopravvivere per una scelta casuale del Destino. 

    Quattro avventure spaventose e meravigliose al tempo stesso, in un racconto doloroso, emozionante, commovente, ma anche attuale, fatto di speranza e resilienza, incentrato sul passato, ma che allude, inevitabilmente, alle suggestioni del nostro presente e del nostro futuro.  

    Pasolini diceva che il nostro paese è un “paese senza memoria”. Ecco il nostro intento è quello di ricordare a chi potrebbe aver perso la memoria di quei terribili eventi e di far capire il pericolo del razzismo e della difesa della razza.

    Il nostro punto di vista è quello dei bambini. Per questo c’è nella messa in scena una ricerca di una prospettiva dalla parte di chi vede le cose dal basso. La maggior parte delle scene che vedono protagonisti i nostri quattro bambini sono quindi girate con la macchina da presa che vede gli adulti dall’altezza dei piccoli, dal basso.

    Cerchiamo anche di raccontare gli eventi più drammatici di quegli anni, come ad esempio il campo di concentramento di Auschwitz, da cui sappiamo che la maggior parte dei bambini non sono usciti vivi, con un punto di vista inusuale. Abbiamo infatti creato immagini quasi “oniriche”, che non tentano di ricalcare solo la dura realtà del campo, ma che tentano di far vedere come quella realtà era vista dei più deboli abitanti di quel campo. Le immagini sono realizzate quindi con un punto di messa a fuoco “basculante”, non realistico, ma profondamente espressivo, con l’ausilio di speciali ottiche usate a questo proposito.

    Questa docu-fiction, quindi, intende ricostruire – per la prima volta – una storia di bambini che oggi hanno tutti tra gli 84 e gli 88 anni, descrivendo come si sono sentiti e quello che hanno vissuto durante le leggi razziali.

    Quei terribili sette anni, infatti, hanno sconvolto le loro vite e – in senso più generale – la Storia così come la conosciamo oggi.

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Mario Rossini

     

    1) Figli del Destino è una docu-fiction, ovvero un film che unisce insieme il documentario con il racconto di finzione, la fiction. Cosa porta in più lo stile documentaristico a un normale film? Perché è un valore aggiunto in questo genere di progetto?

    2) La docu-fiction ricorda eventi terribili come la firma delle leggi razziali in Italia e la deportazione degli ebrei nei campi di concentramento. Perché è importante ricordare?

    3) Cosa sono le leggi razziali? Sono ancora in atto? In Italia no ma in altri paesi del mondo?

    4) Figli del Destino racconta la storia della firma delle leggi razziali in Italia dal punto di vista di quattro bambini. Perché è importante vedere la storia dal punto di vista di un bambino?

    5) Insieme al punto di vista dei bambini, abbiamo la testimonianza, via intervista, degli stessi personaggi reali, ormai anziani che ripercorrono, con le loro parole, quello che vediamo riproposto in chiave di fiction. Cosa vi colpisce di questo aspetto?

    6) La storia di ciascun bambino inizia con un evento comune: da un giorno all’altro scoprono di non poter più andare a scuola, e ne rimangono sconvolti. Perché vedersi privati del diritto di andare a scuola è sbagliato e terribile?

    7) Liliana Segre, una delle poche sopravvissute del campo di concentramento di Auschwitz, dice di aver scoperto di essere ebrea soltanto il giorno in cui le leggi razziali sono state messe in atto. “Ma io sono italiana”, continuava a ripetere, senza capire. Cosa stava accadendo nella sua testa? Perché questo episodio è così significativo?

    8) Il Preside della scuola di Tullio Foa’ decide di mentire sull’età del bambino per poter essere autorizzato a creare la propria classe di ebrei, in modo da farli studiare nonostante le leggi razziali. È giusto mentire, in questi casi? Perché?

    9) Lia Levi, da bambina, vede la propria cameriera di casa cambiare rapidamente atteggiamento nei confronti della sua famiglia, fino ad abbandonarli in favore dei vicini di casa. Cosa le accade? Perché si comporta così?

    10) Guido Cava non solo si vede impossibilitato a tornare a scuola, per colpa delle leggi razziali, ma vede anche il proprio padre essere licenziato in tronco da una posizione pubblica, tutto sommato sicura. Come mai? Come agivano le leggi razziali sulla vita degli ebrei?

    11) Liliana Segre ha l’esperienza peggiore fra tutti e quattro i bambini protagonisti di questo racconto, ed è costretta a crescere in fretta e cambiare nel giro di pochi anni. Che tipo di cambiamento riscontrate, in lei? Come descrivereste questo suo arco di crescita e maturazione dal momento della messa in atto delle leggi razziali a quello in cui la vediamo prima tornare a casa, poi innamorarsi e infine testimoniarci, realmente la sua esperienza, da nonna di 88 anni?

    12) Tullio Foa’ soffrì molto per cose semplici come il non poter entrare a scuola dallo stesso ingresso che utilizzano tutti i bambini, o l’essere costretto a fare ginnastica in classe invece che nel cortile. Questo perché si sentiva diverso, escluso. Approfondite questo tema in rapporto anche alle vostre esperienze a scuola, per quanto di natura completamente diversa.

    13) Il piccolo Guido Cava aiutava il padre a convincere i partigiani a lasciar vivere il dottore fascista che lo aveva aiutato quando era malato. Cosa accadde? Perché lo difese, nonostante fosse un fascista? È giusto o sbagliato, secondo voi?

    14) Al termine della docu-fiction, Lia Levi vuole scrivere una lettera presentandosi dicendo “sono una bambina ebrea”, e la madre la corregge immediatamente strappandole la lettera e dicendole di scriverla di nuovo affermando che invece “è una bambina e basta”. Cosa vuol dire? E perché è importante?

    15) Liliana Segre è stata recentemente nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proprio nell’anno in cui ricorrono gli 80 anni dalla firma delle leggi razziali in Italia. Perché questa nomina è importante?

     

     

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