Opera senza autore In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    di Lorenzo Papale – Leoncino 2018 

    La vita di un giovane artista, Kurt Barnert: dalla sua infanzia, segnata dal periodo nazista, alla sua affermazione nell’arte contemporanea. Una storia d’amore con la bella Ellie Seeband, disapprovata però dal padre. Tra suocero, legato al partito nazista sotto Hitler e genero, si crea un rapporto sempre più conflittuale, amplificato da un segreto che accomuna il passato del Prof. Seeband a quello del giovane artista.

     

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Florian Henckel von Donnersmarck
  • Titolo Originale: Werk ohne autor
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Produzione: Jan Mojto, Quirin Berg, Max Wiedemann, Christiane Henckel von Donnersmarck
  • Data di uscita al cinema: 4 ottobre 2018
  • Durata: 188’
  • Sceneggiatura: Florian Henckel von Donnersmarck
  • Direttore della Fotografia: Caleb Deschanel Asc
  • Montaggio: Patricia Rommelbfs, Patrick Sanchez-Smith
  • Scenografia: Silke Buhr Vsk
  • Costumi: Gabriele Binder
  • Attori: Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci, Hanno Koffler, Ben Becker, Lars Eidinger, Ulrike C. Tscharre, Hinnerk Schönemann, Franz Pätzold
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

    PREMIO LEONCINO D’ORO 2018

    Il Premio “Leoncino d'Oro” al film tedesco ‘Werk ohne Autor’ di Florian Henckel von Donnersmarck e la Segnalazione Cinema For Unicef a “What You Gonna Do When The World’s On Fire?” di Roberto Minervini.

    La premiazione è avvenuta all’Hotel Excelsior alla presenza del sottosegretario Borgonzoni, del Presidente della Biennale, Paolo Baratta.

    Si è svolta, nell'ambito della 75a edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, presso la sala degli Stucchi dell'Hotel Excelsior, la cerimonia di premiazione del “Leoncino d'Oro”, istituito da Agiscuola nel 1989, giunto alla 30a edizione e divenuto nel tempo uno dei premi collaterali più significativi.

    Alla premiazione hanno partecipato Paolo Baratta,  Presidente della Biennale; Lucia Borgonzoni, Sottosegretario di Stato ai Beni e Attività Culturali; Carmela Pace, vicepresidente nazionale Unicef;  Giuseppe Pierro, Dirigente della Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione del MIUR; il Presidente AGIS, Carlo Fontana e Luciana Della Fornace, Presidente AGISCUOLA;  Nicola Claudio Presidente Rai Cinema, Paolo Del Brocco,  Amministratore Delegato di Rai Cinema e Luigi Lonigro, Direttore 01 Distribution.

    Il Premio Leoncino d’Oro Agiscuola 2018 è statao assegnato al film tedesco ‘Werk ohne Autor’ di Florian Henckel von Donnersmarck, con la seguente motivazione: “un potente affresco di ideologie che non si pongono domande, mette in luce la più intima essenza dell’arte, strumento di libertà e verità. L’amore pervade ogni nota di questa sinfonia destabilizzante che si solleva tra le macerie di un secolo spezzato, fino a raggiungere le anime del pubblico contemporaneo”. Il premio è stato ritirato da Paolo Del Brocco,  Amministratore Delegato di Rai Cinema, da Nicola Claudio, Presidente Rai Cinema e da Luigi Lonigro, Direttore 01 Distribution.

    Il film, diretto dal regista già Premio Oscar per Le vite degli altri e ispirato a fatti realmente accaduti, attraversa tre epoche della storia tedesca narrando le vicende di Kurt, giovane studente d’arte che si innamora di Ellie, sua compagna di corso. Il padre della ragazza, il professor Seeband, rinomato medico, disapprova la scelta della figlia e promette di porre fine alla relazione. Nessuno sa però che le loro vite sono già legate da un orrendo crimine, commesso da Seeband decenni prima. 

    I giovani giurati del “Leoncino d’oro” – in seguito ad un accordo siglato con il Comitato Italiano per l’UNICEF – assegnano inoltre la prestigiosa  Segnalazione Cinema For Unicef, riconoscimento istituito presso la Mostra sin dal 1980. Il Premio è andato a “What You Gonna Do When The World’s On Fire?” di Roberto Minervini, con questa motivazione: “Un mondo in bianco e nero costringe ad affrontare gli sguardi nei volti stremati dall’odio. Immerso in quello che sembra un romanzo distopico, lo spettatore rimane interdetto nell’apprendere che tutto è reale, spaventosamente attuale, e che la lotta per la giustizia e l’uguaglianza continua, oggi come ieri”. Il premio è stato ritirato da Dario Zonta produttore creativo del film, che affronta il fenomeno del razzismo negli Stati Uniti d'America prendendo spunto dagli eventi violenti che, nell'estate del 2017, videro coinvolta un'intera comunità afroamericana di Baton Rouge, in Louisiana.

    Roberto Minervini, già vincitore del David di Donatello come miglior documentario nel 2014 con “Ferma il tuo cuore in affanno”, presentato nella  Selezione ufficiale del Festival di Cannes, nel 2015 ha realizzato “Louisiana (The Other Side)”, presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes e ha fatto parte della Giuria della sezione "Orizzonti" del Festival di Venezia nel 2014.

     

    LA GIURIA DEL LEONCINO D’ORO

    Ad assegnare il premio, una giuria di giovani studenti e studentesse rappresentanti di tutte le regioni d’Italia, accomunati dalla grande passione per il cinema. I giovani giurati vengono selezionati, ogni anno, fra gli oltre 6.000 ragazzi che compongono le giurie del David Giovani, l’iniziativa rivolta agli studenti e alle studentesse delle scuole secondarie di secondo grado. Gli studenti e le studentesse che aderiscono all’iniziativa hanno la possibilità di assistere alle proiezioni gratuite dei film italiani scelti dall’Ente David di Donatello e a votarne il migliore e, successivamente di partecipare al concorso tramite la recensione di uno dei film visionati. I vincitori di ogni regione, scelti da un’apposita commissione composta da Agiscuola, hanno la possibilità di partecipare, in qualità di giurati, all’assegnazione del premio.  

     

    I vincitori del Leoncino d’Oro Agiscuola

    1989 SCUGNIZZI di Nanni Loy

    1990 UN ANGELO ALLA MIA TAVOLA di Jane Campion

    1991 LA LEGGENDA DEL RE PESCATORE di Terry Gilliam

    1992 UN CUORE IN INVERNO di Claude Sautet

    1993 FILM BLU di Krzysztof Kieslowski

    1994 PRIMA DELLA PIOGGIA di Milcho Manchewski

    1995 L’UOMO DELLE STELLE di Giuseppe Tornatore

    1996 HOMMES FEMMES: MODE D’EMPLOI di C. Lelouch

    1997 OVOSODO di Paolo Virzì

    1998 GATTO NERO GATTO BIANCO di Emir Kusturica

    1999 JESUS’ SON di Alison MacLean

    2000 I CENTO PASSI di Marco Tullio Giordana

    2001 ABRIL DESPERAÇADO di Walter Salles

    2002 L’UOMO DEL TRENO di Patrice Leconte

    2003 BUONGIORNO, NOTTE di Marco Bellocchio

    2004 FERRO 3 di Kim Ki-duk 

    2005 SIMPATHY FOR LADY VENGEANCE di Park Chan-Wook

    2006 EJFORIJA (Eufhoria) di Ivan Vyrypaev

    2007 THE DARJEELING LIMITED di Wes Anderson

    2008 IL PAPA' DI GIOVANNA di Pupi Avati

    2009 CAPITALISM: A LOVE STORY di Michael Moore

    2010 BARNEY’S VERSION di Richard J. Lewis

    2011 CARNAGE di Roman Polanski

    2012 PIETA’ di Kim Ki-duk

    2013 SACRO GRA di Gianfranco Rosi

    2014 BIRDMAN di Alejándro Iñárritu

    2015 L’ATTESA di Piero Messina

    2016 NA MLIJEČNOM PUTU (On the Milky Road) di Emir Kusturica

    2017 THE LEISURE SEEKER (ELLA & JOHN) di Paolo Virzì

     

    NOTE DI PRODUZIONE

    Florian Henckel von Donnersmarck, dopo aver vinto con la sua opera prima LE VITE DEGLI ALTRI (2006)  l’Oscar® per il miglior film straniero, tre European Film Awards (fra cui miglior film e migliore sceneggiatura) e  sette German Film Awards,  con il suo terzo film, OPERA SENZA AUTORE, torna a girare in Germania.

    In OPERA SENZA AUTORE, Henckel von Donnersmarck racconta una storia, ispirata a eventi reali, piena di suspense, sul significato dell’arte e sulla ricerca dell’identità artistica che si svolge nel corso di tre decenni, nel dopoguerra tedesco. 

    L’idea del film è nata dal crescente interesse del regista per l’arte in generale e, nello specifico, dal suo incontro con il pittore tedesco Gerhard Richter, la cui vita e opere costituiscono una delle numerose fonti d’ispirazione del film. “Di recente mi sono spesso imbattuto nelle opere di Gerhard Richter, in momenti importanti della mia vita, in cui mi trovavo insieme ai miei amici più cari: a casa di Ulrich Mühe, della mia agente Beth Swofford di Los Angeles, e di un mio amico di New York, Noam Gottesman. Dopo settimane e mesi, non riuscivo a togliermi dalla testa le immagini di Gerhard Richter. Erano come una melodia che continuavo a sentire, come un tormentone, ma in questo caso non era nelle orecchie bensì negli occhi, e non era fastidioso ma una fonte d’ispirazione continua”.

    Non riuscendo ad abbandonare l’idea di fare un film sull’arte tedesca, ambientato nel dopoguerra, nel 2014 Henckel von Donnersmarck decide di realizzare OPERA SENZA AUTORE. Jan Mojto, con cui ha fondato la società di produzione Pergamon Film, si è talmente entusiasmato da decidere di accantonare immediatamente tutto ciò a cui stava già lavorando ed ha incoraggiato il regista a scrivere subito la sceneggiatura. 

    “La sceneggiatura era pronta nell’autunno 2015, puntale rispetto ai tempi previsti. Quando ho iniziato a leggerla, non riuscivo a fermarmi. Era già successo dieci anni prima con LE VITE DEGLI ALTRI. Il giorno dopo, quindi, è stato facile dare il via libera alla realizzazione di questo progetto. Florian esplora temi astratti quali “La sofferenza degli aguzzini” e domande come “Qual è la caratteristica che definisce i tedeschi?” e “Da dove viene l’arte?” all’interno di una storia di ampio respiro e ricca di emozioni. OPERA SENZA AUTORE è un film sulla Germania”, dichiara Mojto.

    Gli storici collaboratori di Florian Henckel von Donnersmarck, Quirin Berg e Max Wiedemann (Wiedemann & Berg Film), già produttori de LE VITE DEGLI ALTRI, hanno partecipato alla realizzazione del film. “Abbiamo studiato insieme all’Università di Cinema e Televisione di Monaco, e abbiamo condiviso un’esperienza intensa e coinvolgente durante la produzione de LE VITE DEGLI ALTRI”, spiega Quirin Berg: “Florian ha sempre saputo che dopo essere andato in America, sarebbe tornato in Europa”. 

    Aggiunge Max Wiedemann:“OPERA SENZA AUTORE esplora la questione della creazione artistica. L’arte è uno dei più grandi misteri della creatività umana. Non c’è una formula che possa determinare perché un’opera d’arte commuove, sconvolge o ci conquista. Cosa c’è di più affascinante di un’indagine in questo senso? Per molto tempo, il cinema, affrontando la storia tedesca, si è soffermato sulla Seconda Guerra Mondiale e naturalmente sull’ex Germania dell’Est. Una delle cose che ci hanno conquistato di più, rispetto a OPERA SENZA AUTORE, è il fatto che il film copre un lungo arco di storia tedesca, collegando i vari periodi che descrive”.

    “La trama ci conduce attraverso tre decenni: guerra, distruzione, ricostruzione, socialismo, la giovane Repubblica Federale Tedesca. Ma il film verte soprattutto sull’arte di questo periodo, sul lavoro del nostro protagonista Kurt e sul suo percorso artistico”, osserva Quirin Berg. 

    Questo film ha reso necessaria una ricerca e una riproduzione di opere d’arte senza precedenti, con un’elaborata ricostruzione delle opere principali della storica mostra Entartete Kunst (“Arte degenerata”) per cui i pittori di scena hanno collaborato con gli archivisti, un esempio ne è il dipinto Kriegskrüppel (“Storpi di guerra”) di Otto Dix: questo, come molti altri, dopo la mostra era stato distrutto, ne resta solo una piccola immagine in bianco e nero, per poterlo ricostruire, l’archivio ci ha aiutato a individuare i materiali e i colori esatti usati da Dix. Inoltre la produzione ha visitato musei e location a Dresda, Großschönau, Russia, Italia, Berlino e Düsseldorf. Il film è stato girato tra Berlino, Dresda, Görlitz, in Polonia, a Praga e a Düsseldorf. I responsabili dei vari dipartimenti del film provengono da Germania, Italia, Inghilterra e Stati Uniti.

    Quando gli viene chiesto chi siano gli artisti a cui si è ispirato per il suo film, Florian Henckel von Donnersmarck risponde: “Prima di tutto, ovviamente, Richter, Beuys, Polke, Uecker, Mack e gli altri grandi artisti di Düsseldorf di quel periodo. E poi anche Warhol e Yves Klein, Lucio Fontana. Ho inserito le esperienze degli anni di scuola di Thomas Demand a Düsseldorf, e anche di Andreas Schön e ovviamente la mia esperienza alla Scuola di Cinema di Monaco di Baviera. Numerosi artisti ci hanno visitato sul set e hanno condiviso con noi le loro idee, abbiamo avuto, tra gli altri, il grande Andreas Gursky per qualche giorno e Albert Oehlen. Non ho perso tempo e li ho bombardati di domande per cercare di rendere il tutto ancora più autentico. Questo comunque non è un romanzo a chiave dove bisogna solo modificare i nomi per una questione di discrezione. Nel ritrarre i personaggi, mi sono preso le libertà di cui necessitavo per raccontare la mia storia.  Il film non intende essere un documentario”.

    Il fulcro di OPERA SENZA AUTORE è un artista di nome Kurt Barnert, interpretato da Tom Schilling, noto soprattutto per il film vincitore del German Film Award OH BOY: UN CAFFE’A BERLINO e per il grande successo internazionale WHO AM I (anche questa, una produzione  Wiedemann & Berg). 

    “La vita di Kurt Barnert mostra che noi umani abbiamo quasi una qualità esoterica per trarre qualcosa di buono dalle difficoltà che ci capitano”, aggiunge Florian Henckel von Donnersmarck. “Gerhard Richter è stato interpellato sul potere dell’arte. L’essenza di ciò che ha detto è che ritiene sbagliato abbinare queste parole. Per lui l’arte non ha alcun potere; esiste per dare consolazione. Ho riflettuto a lungo su cosa volesse dire e concordo, anche a rischio di apparire melodrammatico, credo che voglia dire che ogni grande opera d’arte è una prova concreta che un trauma può essere trasformato in qualcosa di positivo”.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di L.D.F.

     

    1) Il film “Opera senza autore” può essere definito un grande affresco storico della storia della Germania: dall’affermarsi del partito nazista, al periodo della DDR, al 1989 con la caduta del muro di Berlino che unì le due Germanie. Sono coinvolte nella trama del film tre persone: Kurt Barnert, un artista moderno. Il professor Carl Seeband, legato al periodo hitleriano e sua figlia Ellie che ama Kurt, nonostante l’opposizione del padre. A quali fattori è dovuta questa opposizione paterna?

    2) E’ giusto, secondo voi, affermare che i grandi sommovimenti storici di cui scriviamo nella domanda 1), sono narrati, nel film, per raccontare come questi riescano a influire sulla vita di poche persone?

    3) Il film, talvolta, tocca i toni del melodramma, con caratteristiche molto particolari, pur se ispirato a eventi reali, legati alla vita di un famoso pittore tedesco. Gerhard Richter. Approfondite l’argomento.

    4) Kurt, nel film, (nella parte di Richter) è in preda all’interrogativo sul valore della creazione artistica, con i suoi limiti e sulla possibilità che l’uomo sappia sanarne le storture. Come Kurt esprime questo suo problema interiore, umano e artistico?

    5) Ellie Seebband è la donna che ama Kurt. Talvolta non lo comprende ma non può evitare di amarlo. Quando interviene il prof. Seeband, suo padre, sfavorevolissimo al rapporto tra i due? Perché questa opposizione? Per motivi artistici o per motivi politici o per motivi personali legati a moltissimi anni prima?

    6) Kurt non può dimenticare, rivedendo il professor Seeband, il destino che, nel 1938, colpì sua zia Elisabeth, destino per cui obbediente al credo nazista, è responsabile Seeband. Cosa è accaduto? 

    7) Seeband, fedele al nazismo, era un medico ginecologo, a capo di una clinica cui affidavano le donne, ritenute deboli di mente. Quando Kurt apprese che Elisabeth era in questa clinica andò da Seeband perché evitasse di sterilizzarla. Perché Seeband rifiutò?

    8) Nel periodo nazista, in nome della tanto decantata razza ariana, dovevano essere eliminati, anche se tedeschi, i deboli di mente. Perché Hitler, in Germania, non ci riuscì?

    9) Quando Seeband e Kurt si incontrano, dopo la caduta del dominio nazista, si ritrovano uno di fronte all’altro, ognuno ha un segreto da nascondere. Quello di Seeband lo conosciamo? Anche Kurt ha un suo segreto?

    10) Kurt, nella sua vita, ha avuto due donne che tanto hanno contato per lui: sua zia Elisabeth, ricoverata nel 1938 in una clinica psichiatrica, in nome dell’eugenetica, allora, imperante ed Ellie la donna che ama. Quale reazione ha Kurt quando scopre che il padre di Ellie è il professor Seeband che cerca di nascondere un terribile segreto che il giovane, invece, conosce benissimo?

    11) “Non distogliere mai lo sguardo: ciò che è vero è bello!” E l’invito che la nonna fa al suo nipotino Kurt. Perché la donna si raccomanda al bambino? Perché, nel futuro, ella spera che egli vivrà una vita diversa da quella vissuta da tutti in quel tragico momento storico?

    12) Il momento storico in cui la nonna si raccomanda al piccolo Kurt è il 1937; Hitler si prepara a soggiogare tutta l’Europa e, nel frattempo, con l’aiuto complice dei suoi funzionari provvede a neutralizzare ogni elemento al di fuori della norma legata, per uomini e donne, alle caratteristiche psicofisiche della razza ariana come una ragazza il cui l’equilibrio psichico non riesce a reggere la consapevolezza di un orrore imminente. Stiamo scrivendo di zia Elisabeth? 

    13) Kurt bambino, tenuto per mano dalla persona di cui abbiamo scritto nella domanda precedente, visita i musei, ascolta gli strali della guida di fronte alle opere dei pittori espressionisti secondo gli ordini del nazismo. Il ragazzo invece apprezza quelle opere e le guarda con interesse e con curiosità. E’ l’inizio, per Kurt, della sua vita di pittore?

    14) Kurt oltre il nazismo, negli anni della sua vita, è stato costretto a stare sotto il duro regime filosovietico e quando, dopo il 1989, egli poté respirare l’aria della libertà, riuscì, finalmente a completare la sua formazione artistica attraverso la quale la memoria individuale, prima che storica, lo porterà a una scoperta,  a una convinzione che egli come amante dell’arte aveva sempre avuto: “l’autore è il cuore dell’opera ed è il suo sguardo che può portarlo a cogliere anche l’oscura bellezza nascosta nell’orrore”

    Ci può essere per voi, non artisti ma normali esseri umani una celata bellezza, nascosta nell’orrore? 

    15) Kurt, affermando quello che abbiamo scritto nella domanda precedente, giunge a trattare le pagine nere della storia con la dimensione di una favola universale sul totalitarismo. Per lui allora si può cogliere il bello anche nel male e trasformare come in una fiaba ciò che, ad esempio, la Germania iniziò a vivere nel 1933 e vive tuttora, anche se in chiave diversa, non più con i suoi eserciti ma con la sua grande capacità economico-finanziaria?

     

Letto 79 volte

Video

Altro in questa categoria: « Oltre la notte

Indice dei Film

I Più Visti negli ultimi 6 mesi

Loro di Napoli (27 Mag 2018)
Il dolore del mare (27 Mag 2018)
La mélodie (28 Mag 2018)