La libertà non deve morire in mare In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Realizzato con la collaborazione di Guardia Costiera, Medici senza Frontiere, Guardia di Finanza e con il patrocinio di Amnesty International Italia

     

    Si parla spesso di immigrazione in termini di cifre: il computo statistico dei vivi e dei morti, chi ce l’ha fatta e chi no. Ma dietro l’asetticità dei calcoli ci sono le storie, le vite, i sogni spezzati e i sogni ancora da inseguire. Si parla e si scrive tanto di immigrati, ma al di là dell’abuso tematico – e delle sue ricadute sul sociale – vogliamo continuare a pensare ai vissuti che stanno dietro le facce spaurite e le braccia tese delle foto sugli schermi e sui giornali. Vogliamo pensare alle lacrime e ai sorrisi, alla speranza e alla paura dei migranti, spogliati dallo status di oggetto di cronaca. “La libertà non deve morire in mare” nasce, in qualche modo, da questo pensiero. Dalla volontà di restituire voce a chi, sin qui, non l’ha mai avuta o ne ha avuta poca, con un intento meramente documentaristico, nel senso più spoglio, verista e autentico del termine.

     

  • Genere: documentaristico
  • Regia: Alfredo Lo Piero
  • Titolo Originale: La libertà non deve morire in mare
  • Distribuzione: Distribuzione indipendente
  • Produzione: Alfredo Lo Piero
  • Data di uscita al cinema: 27 settembre 2018
  • Durata: 77’
  • Sceneggiatura: Claudio M. Cutry
  • Direttore della Fotografia: Giuseppe Bennica
  • Montaggio: Claudio d’Elia e Giovanni Flaccomio
  • Scenografia: Mirko Miceli
  • Costumi: Alfonso Zappulla
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

     

    FESTIVAL E PREMI

    - 64. edizione Taormina Film Fest (14-20 luglio 2018) | Premio speciale Ferrari De Benedetti per il Miglior Documentario

    - Cinema di Mare (12-16 settembre 2018) | In concorso

     

    IL REGISTA

    Nato a Catania e alimentato da una forte passione per l’arte nelle sue diverse espressioni, Alfredo Lo Piero si trasferisce presto a Roma per una formazione a bottega con grandi Maestri del cinema e del teatro italiano. La lunga collaborazione con il produttore e regista documentarista RAI, Gianfranco Bernabei, affina il suo amore per la settima arte. 

    Riconoscimenti e successi arrivano nel 2005 con lo spettacolo teatrale “Benvenuta Provvidenza”, da lui scritto e diretto in coproduzione con Gianfranco Bernabei. Liberamente ispirato al dietro le quinte del film “La Terra Trema” di Luchino Visconti, lo spettacolo ottiene consensi di critica e pubblico, con elogio anche dall’Ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 

    Dal 2006 dirige a Catania il centro di formazione artistico-culturale da lui stesso fondato, A.L. Centro Studi Laboratorio d’Arte. Nello stesso anno fonda e dirige il centro cinematografico Scuola di Cinema a Catania, che vanta la collaborazione di prestigiosi professionisti di fama nazionale e internazionale: il compositore Stelvio Cipriani, gli attori Giancarlo Giannini, Elio Pandolfi, Carlo Giuffrè, i registi Lina Wertmüller, Dario Argento, Giovanni Veronesi, Sergio Martino, Luigi Perelli, solo per citarne alcuni. 

    Nel 2015, da un’idea di Carlotta Bolognini e in coproduzione con la B.M.C di Carlotta Bolognini, dirige e coproduce il docufilm “Figli del set”, cofirmando soggetto e sceneggiatura. Il film debutta con successo al Giffoni Film Festival. Numerosi i premi, riconoscimenti e partecipazioni ad altri importanti festival nazionali e internazionali. 

    Nel 2016 dirige e produce “La libertà non deve morire in mare”, un docufilm per raccontare l’orrore degli sbarchi nel Mediterraneo. 

    Attualmente Alfredo Lo Piero è impegnato nella realizzazione di un’opera cinematografica liberamente ispirata al grande musicista Vincenzo Bellini. Il film, “Bellini. Il Mistero di Puteaux”, da lui scritto e diretto, è un progetto internazionale che si avvale di un prestigioso cast tecnico e artistico, e della collaborazione di importanti case di produzioni cinematografiche nazionali ed estere.

     

    NOTE DI REGIA

    Quell’anno avevo scelto Lampedusa come luogo d’ispirazione. Ero certo che uno spaccato d’Africa nel cuore del Mediterraneo sarebbe stato l’ideale per completare la sceneggiatura su cui stavo lavorando, assieme a un amico. Con me soltanto una piccola macchina da presa, qualche microfono, un drone e una GoPro per immortalare i meravigliosi fondali del posto. Al mio fianco, come compagno d’avventura, l’amico e direttore della fotografia Giuseppe Bennica; è con lui che avrei dovuto effettuare i sopralluoghi e qualche scatto fotografico, da mettere in archivio per le location.

    Una volta giunti sull’isola, capimmo subito che le cose sarebbero andate diversamente… a poche centinaia di metri dalla costa, motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza erano impegnate nel recupero di oltre trecento migranti provenienti dall’Africa. Tutto visibile a occhio nudo. Una piccola macchia nera in un immenso e azzurro mare cristallino. È stato istintivo, forse naturale, e in pochi minuti ci catapultammo al porto. Erano oltre centocinquanta le persone già trasbordate a terra, centinaia di occhi spalancati e neri avevano invaso quel piccolo molo. Angoscia e paura si mischiava a speranza e illusione. Infreddoliti, nonostante i trenta gradi di temperatura, quelle anime avevano trovato assistenza tra le braccia di decine e decine di volontari, medici, carabinieri, Croce Rossa, uomini e donne straordinari che nonostante stessero seguendo un “protocollo” non potevano fare a meno di mostrare la loro parta più umana, che per fortuna prendeva il sopravvento. Non ci pensammo su un attimo e con la nostra improvvisata e piccola attrezzatura battemmo subito il primo ciak. I nostri occhi fissi alla macchina da presa dovevano immortalare ogni attimo e momento, ma le nostre lacrime e i nostri singhiozzi rendevano tutto più difficile. Una situazione assurda, una tragedia disumana. Decine di donne con bambini, pianti e urla facevano da colonna sonora a un tappeto di lenzuola bianche che ricoprivano decine e decine di corpi riversi in terra.

     

    Avevo letto e sentito più volte di quanto, da oltre trent’anni, accadeva a Lampedusa ma non avrei mai immaginato una verità simile, che spesso ci viene restituita in maniera falsata e distorta. Fu proprio quello l’attimo in cui decisi di tralasciare il progetto su cui stavo lavorando e dedicarmi completamente alla realizzazione di una denuncia filmica che fosse il più possibile vera e reale. Nasce così “La libertà non deve morire in mare”.

    Il mio non è un film politico, lotterò sempre per non farlo strumentalizzare o percepire come tale. “La libertà non deve morire in mare” è un film umano, realizzato in un periodo storico, se pur recente (2016/2017), differente da quello attuale: mai avrei immaginato che a distanza di appena due anni quegli stessi “eroi”, con e senza divisa, potessero essere additati, vincolati, obbligati a nuovi protocolli, drastici e fuori da ogni ragione. 

    Il film è stato realizzato grazie all’umana e gratuita partecipazione di un cast tecnico di rispetto. Ognuno ha voluto dare supporto, vicinanza, competenza. Il progetto vuole essere una denuncia, informazione priva di filtri. Vogliamo restituire voce a chi, sin qui, non l’ha mai avuta o ne ha avuta troppo poca. Per questo sono stati impiegati operatori subacquei, piloti di droni, operatori all’estero, traduttori, centri accoglienza, abbiamo fatto ricorso all’archivio filmico della Guardia Costiera, Guardia di Finanza e Medici Senza Frontiere, abbiamo ricercato testimonianze vere dei protagonisti e dei sopravvissuti, tutti liberi di dire la propria verità davanti alla telecamera. Persone che sono fuggite da qualcuno o qualcosa e altre che, per mestiere, caso, carità cristiana, scelta politica, le hanno accolte. 

    A mio avviso la libertà di migrare, qualsiasi sia il motivo, significa libertà di vivere, e non c’è guerra, razzismo, paura o ragione al mondo che possano giustificare il fatto che si possa morire in mare. L’uomo deve poter fare l’uomo, porgere una mano a chi ha bisogno, la politica e le istituzioni devono poter fare tutto il resto. L’incapacità di accogliere burocraticamente e logisticamente oltre settecentomila migranti non deve minimamente ledere o mettere in discussione quello che è l’animo umano. Noi italiani siamo straordinari nel prestare soccorso e aiuto, poiché dotati di uno spiccato senso umano, ma è anche vero che siamo incompetenti nel gestire una massa migratoria sproporzionata come quella di questi ultimi venti anni. Chiudere porti, bloccare le frontiere o seminare paura e odio razziale, ritengo sia la strategia più sbagliata e discutibile per frenare un dramma epocale di queste dimensioni. Il problema va risolto a monte, finché l’Africa continuerà a essere terra di conquista, da sfruttare e saccheggiare, anziché ricca risorsa del nostro Pianeta, gettare le basi per un processo di cambiamento non sarà neanche minimamente pensabile.

    [Alfredo Lo Piero]

     

    LAMPEDUSA

    L’isola nell’isola.

    Ci si interroga spesso sulle ragioni che possono spingere un uomo a disfarsi del suo passato, seppellire tutto in un ricordo per affidarsi all’ignoto, a una possibile buona sorte. Affidarsi al mare aperto, senza nemmeno un soldo, un buon vestito, un indirizzo. Se scampi alla furia del mare hai superato la prova, e l’isola è il premio. Chiedi quindi rifugio, perché quell’isola deve accoglierti.

     

    Terra d’approdo, luogo di partenza. Il sangue degli uomini è rosso, sopra e sotto il mare, e le lacrime hanno lo stesso sapore dell’acqua salata, sotto qualsiasi latitudine. “Dell’isola diventi ospite desiderato”. Lo diventi qualunque sia la tua origine, la tua carnagione, il cielo sotto il quale hai dormito e quello in cui credi.

    [da “La libertà non deve morire in mare” di Alfredo Lo Piero]

     

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