Stampa questa pagina

LA PROMESSA DELL’ALBA In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Dalla difficile infanzia in Polonia all’adolescenza a Nizza, per poi arrivare alla carriera da aviatore in Africa durante la seconda guerra mondiale… Romain Gary ha vissuto una vita straordinaria. Ma questo impulso a vivere mille vite, a diventare un grande uomo e un celebre scrittore è merito di Nina, sua madre. Sarà proprio il folle amore di questa madre possessiva ed eccentrica che lo porterà a diventare uno dei più grandi romanzieri del ventesimo secolo, e a condurre una vita piena di rocamboleschi colpi di scena, passioni e misteri. Ma quell’amore materno senza freni sarà anche un fardello per tutta la sua vita.

    Dall’omonimo romanzo autobiografico di culto scritto da Romain Gary, un film appassionante e commovente.

    «Adoperandoci nell’adattamento dell’opera di Romain Gary, tanto cara a moltissimi lettori, ci auguriamo di riuscire a realizzare un’opera cinematografica ambiziosa (ma per tutti), ispirata a film come LE HUSSARD SUR LE TOIT, GERMINAL, LA REINE MARGOT, JEAN DE FLORETTE...

    Un ritorno al cinema classico e spettacolare che al giorno d’oggi è raro vedere. Girato in 5 paesi differenti nel giro di 14 settimane, LA PROMESSA DEL’ALBA ci porta in viaggio attraverso la Polonia degli anni ’20, il Messico degli anni ’50, passando per il derto africano, Nizza e Parigi, e Londra sotto i bombardamenti. Un’epopea spettacolare e intima che attraversa la Storia.»

    Eric Jehelmann e Philippe Rousselet, produttori del film

  • Genere: drammatico
  • Regia: Eric Barbier
  • Titolo Originale: La promesse de l’aube
  • Distribuzione: I Wonder Pictures
  • Produzione: Eric Jehelmann, Philippe Rousselet
  • Data di uscita al cinema: 14 marzo 2019
  • Durata: 131’
  • Sceneggiatura: Eric Barbier
  • Direttore della Fotografia: Glynn Speeckaert
  • Montaggio: Jennifer Augé
  • Scenografia: Pierre Renson
  • Costumi: Catherine Bouchard
  • Attori: Charlotte Gainsbourg, Pierre Niney, Didier Bourdon, Jean Pierre Darroussin
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    INTERVISTA A ERIC BARBIER – IL REGISTA

    Come è nata l’idea di fare un film a partire dal romanzo La Promessa dell’alba?

    LA PROMESSA DELL’ALBA è un romanzo che il produttore Eric Jehelmann desiderava adattare per il cinema da molto tempo. Me ne parlò la prima volta non appena seppe che i diritti sarebbero stati disponibili. Personalmente non conoscevo tutte le opere di Romain Gary, ma avevo letto alcuni dei suoi libri più importanti. Ai miei occhi Gary era soprattutto un personaggio romantico ed enigmatico, marito di Jean Seberg e creatore di quella formidabile mistificazione letteraria che è stata Émile Ajar. Gary è doppio, triplo, plurimo. Ambasciatore, cineasta, scrittore, si nasconde spesso sotto pseudonimi, a volte è polacco, a volte russo, francese, o un ebreo la cui madre si reca dal Papa se qualcosa non va per il verso giusto e che si descrive regolarmente come un orientale, le volte in cui non si definisce come tartaro… La Promessa dell’alba, che ho letto per la prima volta al liceo, è un grande libro che offre un chiarimento formidabile sulla sua personalità inafferrabile. Il progetto mi ha incuriosito da subito e mi sono tuffato a capofitto nel progetto focalizzandomi su come realizzare al meglio l’adattamento di un libro simile.

    Quali sono le inquietudini che affliggono un cineasta quando ha a che fare con l’adattamento per il cinema di un grande classico?

    LA PROMESSA DELL’ALBA è un racconto picaresco, un romanzo di avventura e di iniziazione che racconta 20 anni della vita di Romain Gary e di sua madre, i quali si imbattono in una vicissitudine dopo l’altra, viaggiando di paese in paese. La loro vita è un susseguirsi di occasioni afferrate o mancate, di incontri, di azzardi finiti bene e di azzardi finiti malamente. È una sovrabbondanza di situazioni.

    La materia prima del romanzo batte l’immaginazione e ci mette davanti ad una moltiplicità vertiginosa di scene. Per riuscire a mantenere l’essenza del romanzo è necessario pensare a una divisione per scene, riducendone la lunghezza di almeno due terzi. Ho sezionato il romanzo in piccole unità d’azione: alla fine del libro, ero arrivato a selezionare qualcosa come 876 unità… Era assolutamente necessario ridurre il tutto. O meglio, concentrarlo. Non ho smesso nemmeno un minuto di chiedermi fino a che punto fosse considerato accettabile o meno il tradimento nei confronti dell’originale. Volevo essere il più fedele possibile allo spirito del romanzo.

    Nel romanzo la continuità storica è totalmente sconvolta: si passa di continuo da un’epoca all’altra…

    Sì, è vero, soprattutto all’inizio del romanzo. Gary ha strutturato il romanzo in tre grandi atti: l’infanzia nell’Europa dell’Est, l’adolescenza in Franci e l’età adulta durante la guerra ma spesso, durante il racconto, troviamo dei momenti in cui si va avanti e indietro nel tempo: Gary lega così tra di loro le differenti epoche e ciò gli permette di analizzare e sviluppare diversi temi, idee e riflessioni sul suo passato.

    Questo espediente funziona molto bene in letteratura, ma è una strada non percorribile nel cinema. Ho dovuto, quindi, riorganizzare le mie unità d’azione seguendo l’ordine cronologico della storia prima di comprimere la sceneggiatura e riuscire ad avviare un approccio più cinematografico. La narrazione nel film risulta organizzata in un modo più classico rispetto al libro: questo espediente è stato necessario per dare maggiore risalto alla dimensione epica e iniziatica della storia narrata, volevo che lo spettatore potesse seguire tutto nel modo più semplice possibile. Adattare un libro è un esercizio di lealtà piuttosto particolare, che si è rivelato ancora più particolare trattandosi di un libro di Gary…

    Perché?

    Perché in LA PROMESSA DELL’ALBA il vero e il falso, il reale e l’immaginario si mescolano continuamente. Si tratta di un racconto autobiografico in cui la memoria è sublimata e i ricordi ricostruiti. Alcuni episodi del libro che immaginavo come falsi si sono rivelati essere veri, mentre altri importanti avvenimenti della sua gioventù – scoperti solo dopo l’apertura degli archivi di Wilno nel 2014 in occasione del centenario della sua nascita, non sono mai stati menzionati. Ad esempio, Romain Gary aveva un fratello maggiore nato dal primo matrimonio di sua madre. Joseph ha passato un anno intero a Wilno con Romain quando quest’ultimo aveva all’incirca 10 anni, dopodichè Joseph è partito per Wiesbaden, dove è morto poco dopo a causa di una grave malattia all’età di 20 anni.

    In effetti, uno scrittore come lui non può smettere di adattare la sua storia nel raccontarla.

    Esattamente. Attinge dalla materia reale del suo passato, ma poi la trascende per renderla epica e straordinaria. E lo fa rispettando questo strano vai e vai di epoche con countinui salti temporali. Un’altra delle principali difficoltà nell’adattamento consisteva nel rendere concreto il quadro in cui si sviluppa la storia. Se osserviamo bene il libro, ci rendiamo conto che i dettagli sono pochi. La realtà non è mai descritta con precisione ed è, in un certo senso, astratta e il contesto non è mai delineato. Se la scena si svolge a Wilno, cosa devo filmare esattamente? Cosa devo mostrare? Come si presenta il quartiere in cui vivono Romain e sua madre? Mi hanno accompagnato a fare delle ricerche senza tenere conto del libro, al fine di riuscire a rappresentare i luoghi e le persone evocate nel libro, oltre a rappresentare al meglio il tessuto sociale delle diverse città attraversate dai protagonisti.

    Per quanto riguarda Wilno, due libri in particolare mi hanno aiutato molto nelle ricerche. Il primo è “Yossik: Une enfance dans le quartier du vieux marché de Wilno”, 1904-1920, di Joseph BULOV: un gioiellino! Racconta la storia di un ragazzo a Wilno nel 1918 e, contrariamente al libro di Gary, questo è caratterizzato da minuziose e dettagliate descrizioni della città. Il secondo è un libro storico “Vilna, Wilno, Vilnius la Jérusalem de Lituanie” di Henri Minczeles. Sono letture, queste, che mi hanno permesso di ricreare la grana della realtà dell’epoca. Per me è stato fondamentale leggere libri di questo tipo, vedere delle fotografie e recarmi sul posto per potermi fare un’idea più precisa della location e dell’atmosfera che si respirava in quei luoghi.

    Questa tua necessità di realismo e di precisione nella documentazione non era presente in Gary, ma nel film hai ricreato anche delle scene che ricordano il passato sublimato descritto da Gary e di cui parlavi poco fa. Mi viene in mente, ad esempio, la prima sequenza a Wilno: sei riuscito a creare un’ambientazione inquietante attraverso la neve e la nebbia. Nel vederla pensiamo che si tratti della ricostruzione di un episodio del passato, una specie di sogno...

    Ciò che dici è vero, ma non penso che ci siano contraddizioni tra il desiderio di rappresentare precisamente la realtà del passato e la preoccupazione di restare fedele al modo in cui Gary era solito trasfigurare e sublimare i suoi ricordi. Serve a capire da dove è partito lo scrittore, per lasciare una sua traccia, farsi un’idea sulla realtà di Wilno per misurare il cammino percorso durante il suo lavoro di scrittore. Riguardo alla prima sequenza a Wilno, volevo ricreare un quadro astratto, con la nebbia, la grande strada vuota, la neve… Si tratta della prima scena in cui figlio e madre s’incontrano. Nina appare come un mostro: pensiamo che stia camminando dietro al bambino, ma poi appare all’improvviso davanti a lui. Romain la teme. In seguito a questo primo loro incontro Nina rivela a Romain il suo programma: «Tu avrai un’automobile, sarai ambasciatore della Francia, tu sei il più grande, tu sei il più bello…» Ci viene mostrato il cuore del film. Per questo ho immaginato questa scena come una scena onirica.

    Poco fa hai espresso la tua preoccupazione nell’essere fedele al lavoro dello scrittore che torna al suo passato. Hai avuto dei momenti di esitazione nel citare il suo testo oppure hai scelto fin da subito che era necessaria una voce fuori campo per dare corpo alla sceneggiatura?

    Durante tutto il romanzo, Romain Gary commenta, analizza e medita sul suo cammino e fin dall’inizio sapevo che la voce fuori campo sarebbe stata fondamentale e onnipresente. Il testo di Gary doveva essere il filo conduttore del racconto che mi permetteva di offrire un contrappunto, spesso divertente. La voce fuori campo racconta dei fatti a volte tragici con leggerezza, ironia, tenerezza con una modalità che sfugge all’autocommiserazione, al melodramma e all’autocompiacimento.

    Per introdurre la voce fuori campo, cambi la struttura del racconto che Romain Gary aveva immaginato. Il romanzo LA PROMESSA DELL’ALBA inizia sulla spiaggia di Big Sur in California dove un uomo solo, rivolto verso il mare, è intento a riflettere sulla sua vita. Il film comincia in Messico, dove Gary è in viaggio con la sua prima compagna: a cosa è dovuto questo cambiamento?

    Le pagine che raccontano il Big Sur sono crepuscolari. Sono di certo le pagine più commoventi e malinconiche del romanzo, ma non mi permettevano di trovare un legame tra film e libro. Non volevo che lo spettatore comprendesse da subito che la voce fuori campo che lo avrebbe accompagnato nelle due ore del film era, in realtà, la stessa del libro. L’idea mi è venuta leggendo “Romain, Un regard particulier”, il libro di Lesley Blanch, prima compagna di Romain Gary. Blanche racconta che, mentre era Console della Francia a Los Angeles,

    avevano deciso di partire insieme per il Messico per assistere alla Festa dei Morti. Quindi si erano fermati in una piccola città e avevano programmato una serie di visite turistiche. Ben presto, però, Gary ha avuto una crisi. Si chiude nella camera dell’hotel e dice di dover lavorare. È in quel momento che ha inizio LA PROMESSA DELL’ALBA. Non so fino a che punto sia una finzione di Lesley Blanch o un episodio di vita in comune con Gary, ma ha raccontato quest’ultimo quando aveva mal di testa era convinto di avere un tumore al cervello e immaginava di essere in punto di morte. Da qui la decisione di ripartire immediatamente e di andare a consultare un medico. Si trovavano a numerose ora di macchina dalla capitale, così il film comincia quando Lesley legge la prima bozza del romanzo durante il tragitto. Questo mi ha permesso di stabilire un legame diretto tra la voce narrante e il romanzo. Per lo spettatore, la voce fuori campo deve essere chiaramente quella di Lesley che legge il libro. Lo spettatore entra nel romanzo assieme alla sua prima lettrice. Comprende così che LA PROMESSA DELL’ALBA è la storia di uno scrittore che racconta una parte della sua vita.

    Ti sei ispirato a qualche film in particolare per questo adattamento?

    IL PICCOLO GRANDE UOMO di Arthur Penn, a sua volta adattamento del libro di Thomas Berger, è il film a cui ho spesso fatto riferimento nel mio lavoro per questo film.

    Un riferimento inaspettato!

    Si tratta di un film western che adoro e rivederlo, focalizzandomi sulla sua struttura e costruzione, mi ha aiutato molto. Mi sono chiesto: “Come potevo fare per adattare un romanzo che è composto da molteplici episodi, differenti epoche, numerosi luoghi, e narrato da una voce fuori campo?”.

    Ero curioso di vedere come Arthur Penn avesse affrontato la stessa questione. IL PICCOLO GRANDE UOMO e LA PROMESSA DELL’ALBA hanno in comune la stessa abbondanza di situazioni, spassose e sorprendenti, che trasportano i protagonisti da un luogo all’altro, trascinandoli in un susseguirsi di incontri, passando da sconfitte a successi, da delusioni a belle sorprese, da illusioni a delusioni, attraversando la Storia. In entrambi il protagonista è un uomo diviso tra due culture, che vive spesso situazioni di forte conflitto a causa di questa sua duplice appartenenza. In LA PROMESSA DELL’ALBA, quando il protagonista è in Polonia viene schernito per via del suo atteggiamento da francese e pensa che la sua presenza sia attesa in Francia. Una volta in Francia, però, viene umiliato e preso in giro per il fatto di essere un ebreo polacco. Jack Crabb, invece, protagonista de IL PICCOLO GRANDE UOMO, viene regolarmente minacciato di morte dai bianchi per via delle sue origini indiane, oltre ad essere minacciato dagli indiani perché bianco. In entrambi i casi viene messo in evidenza un filo narrativo che definirei “inversione di valori”, che permette di sottolineare l’assurdo, la contraddizione e un affascinante divario tra ciò che appare e ciò che è in realtà. Questo procedimento prende in contropiede le nostre idee e fa oscillare le nostre convinzioni e la nostra morale.

    LA PROMESSA DELL’ALBA è un racconto che si sviluppa nel corso di una trentina di anni e attraverso diversi Paesi, con sequenze di guerra spettacolari. Tenuto conto dell’ampiezza del progetto, è stata presa in considerazione l’ipotesi di realizzarlo in inglese?

    È vero che la lingua inglese diventa una questione in termini economici quando abbiamo a che fare con un film dal budget elevato… Tuttavia, girare LA PROMESSA DELL’ALBA in inglese sarebbe stata un’eresia e i produttori ne erano consapevoli fin dall’inizio.

    Anche perché la Francia è a sua volta uno dei temi del racconto, non è vero?

    Esattamente. LA PROMESSA DELL’ALBA è la storia di una madre che sogna una Francia idealizzata e che trasmette a suo figlio il desiderio e la volontà di diventare francese. E’ come uno dei tanti turisti che fantasticano ammaliati dal cibo, dall’eleganza, dallo charme francesi… «La Francia è la cosa più bella del mondo» – dice la donna con il suo sorriso naïf. «E’ per questo che voglio che tu sia un francese». Così scrive Romain Gary mentre ricorda cosa gli ripeteva sempre la madre. Nel libro, il fatto che il protagonista passi il suo tempo a cercare di apprendere il più possibile dalla realtà francese e a cercare tracce di quell’ideale, che in sua madre appare così chiaro e forte, dà vita a molte sequenze emblematiche.

    «Con l’amore materno, la vita fa all’alba una promessa che non potrà mai mantenere»

    Come quando, per nascondere il fatto che lui abbia rifiutato la carica di sottotenente a causa delle sue origini ebree e del fatto che sia stato naturalizzato da troppo poco tempo, il figlio fa credere alla madre di essere stato punito per avere sedotto la donna del suo diretto superiore. L’immagine del seduttore – tipicamente francese – che egli suscita attraverso questa menzogna, diventa successivamente motivo di orgoglio per la madre. La Francia è parte integrante del percorso iniziatico del figlio: l’amore per questo paese guida il destino dei due personaggi dall’inizio alla fine. Gary scrive infatti che «sebbene non ci sia in lui una sola goccia di sangue francese nelle sue vene, è la Francia stessa che scorre in lui». Data l’importanza che questo tema riveste nella narrazione, sarebbe stato un controsenso realizzare il film in inglese. La bandiera francese, la Marsigliese, la cultura francese ma soprattutto la lingua francese fanno pienamente parte della storia narrata. Il francese è la lingua scelta da Gary per scrivere il romanzo mentre vive e lavora a Los Angeles. Credo che fosse importante anche per Diego Gary, il figlio di Romain, che il film fosse girato in francese.

    Spesso per fare riferimento a Romain e a sua madre utilizzi il termine “coppia”…

    LA PROMESSA DELL’ALBA è la storia di una coppia profondamente legata. Mi sono basato su questa idea. Nel romanzo sono presenti molte digressioni relative alla vita di Gary, ma io volevo restare concentrato sulla storia della coppia, perchè questo è il soggetto principale del racconto. Da qui parte l’elaborazione di tutto il film: tutto quello che accade intorno alla coppia. Questo è l’elemento che mi aveva maggiormente affascinato del romanzo. Il protagonista non ha amici e, nei rari momenti in cui li ha, questi scompaiono immediatamente.

    I personaggi di contorno sono solo delle sagome, più o meno consistenti, che restano ai margini del percorso che intraprendono Nina e Gary. Si tratta di persone che li amano e che danno loro aiuto, ma che non riescono mai a far parte del loro progetto. Soprattutto nel caso di Romain: «Devo far esistere mia madre, devo renderla una celebrità». Credo che tutto il libro ruoti attorno a questo desiderio, questa è la ragione dell’esistenza del romanzo stesso: volevo che il film lo rispecchiasse.

    Come hai dato forma a questo tema?

    Prima di tutto si tratta di una duplice promessa. Nina promette al figlio di amarlo sempre, non importa cosa possa accadere, e di sostenerlo in modo indiscriminato. In cambio Romain le promette che avrà successo e che diventerà famoso. Il film, quindi, parla di un figlio che si batte affinchè il sogno della madre si realizzi, da qui emerge anche il tema della giustizia e della vendetta.

    Gary vuole vendicarsi di tutte le ingiustizie che la madre ha subito. Si tratta di un sentimento elementare, presente nei bambini: la sofferenza di vedere i genitori sviliti e umiliati può generare in loro una rabbia potente. La scena, all’inizio del film, che vede la madre offesa dalla polizia e vittima di una violenza terribile e oscena segna un momento cruciale. Credo che il romanzo sia legato indissolubilmente a questa violenza, che agli occhi di un bambino assume delle dimensioni gigantesche, oltre a segnare la sua crescita personale.

    Arriva a pensare «Devo vendicare mia madre nella società. Mia madre è più forte di così, voglio che la gente sappia com’è realmente». La ragione per la quale scrive LA PROMESSA DELL’ALBA è proprio ridare a sua madre il suo posto nel mondo, è l’unica cosa che può fare per lei. Anche questo purtroppo questo lo porterà a precipitare nella malinconia quando la madre morirà prima che lui riesca a mantenere la sua promessa. Un dolore che lo spettatore percepisce intensamente e che ritroviamo anche nelle pagine di Big Sur. La madre non verrà mai a conoscenza del fatto che il filgio sia diventato uno degli scrittori francesi più noti del XX secolo, che abbia avuto la nomina di Console, che sia ricco e abbia successo con le donne: Gary ha tutto quello che la madre voleva per lui ed è riuscito a diventare il personaggio che lei stessa aveva inventato.

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Fabio Amedei

    1) Dall’omonimo romanzo autobiografico di culto scritto da Romain Gary, un film appassionante e commovente girato in 5 paesi differenti: la Polonia degli anni ’20, il Messico degli anni ’50, passando per il deserto africano, Nizza e Parigi, e Londra sotto i bombardamenti. Il regista Eric Barbier ha dovuto fare delle scelte per adattare, per il cinema, un romanzo divenuto un grande classico. Così Barbier parla della prima difficoltà incontrata: “LA PROMESSA DELL’ALBA è un racconto picaresco, un romanzo di avventura e di iniziazione che racconta venti anni della vita di Romain Gary e di sua madre, i quali si imbattono in una vicissitudine dopo l’altra, viaggiando di paese in paese … La loro vita è un susseguirsi di occasioni afferrate o mancate, di incontri, di azzardi finiti bene e di azzardi finiti malamente”. Quale è la prima difficoltà incontrata dal regista ?

    2) La difficoltà incontrata è  quella di eliminare la sovrabbondanza e la molteplicità di situazioni presenti nel romanzo, cioè di fare delle scelte: non è ciò che si impone nelle vite di ciascuno di noi?

    3) Gary ha strutturato il romanzo in tre grandi parti: l’infanzia nell’Europa dell’Est, l’adolescenza in Francia e l’età adulta durante la guerra, ma, durante il racconto, troviamo dei momenti in cui si va avanti e indietro nel tempo; Gary usa questo espediente per legare tra loro le differenti epoche e le riflessioni sul suo passato? Questo espediente funziona molto bene in letteratura, ma è percorribile nel cinema ? O almeno  Eric Barbier lo ha ritenuto percorribile ?

    4) La narrazione nel film risulta organizzata in un modo più classico e Barbier ha dovuto, quindi, riorganizzare le unità d’azione, seguendo l’ordine cronologico della storia. Perché ha usato  questo espediente ?

    5) E’ stato necessario per dare maggiore risalto alla dimensione epica e iniziatica della storia narrata?

    6) Cosa si intende per dimensione epica ?

    7) Quale è la dimensione iniziatica di questa storia?

    8) In LA PROMESSA DELL’ALBA il vero e il falso, il reale e l’immaginario si mescolano continuamente. Si tratta di un racconto autobiografico in cui la memoria è sublimata e i ricordi ricostruiti. E’un fenomeno che capita un po’a tutti: usiamo il nostro passato per crescere: lo incastoniamo in relazione ad avvenimenti successi prima e dopo; a Gary succede in particolar modo e diventa un vero e proprio artificio della scrittura che accompagna i continui salti temporali?

    9) Lo scrittore non può smettere di adattare la sua storia nel raccontarla, allora il regista cosa deve fare per ambientarla, se la realtà non è mai descritta con precisione e il contesto non è mai delineato?

    10) Quindi Eric Barbier si chiede: “Cosa devo mostrare esattamente di Wilno, il posto dove vivevano? Come si presenta il quartiere in cui vivono Romain e sua madre?” Ha dovuto anche far appello a libri descrittivi dei luoghi all’epoca dei fatti e al contesto storico? Perché non era chiara scrivendo dei luoghi in cui aveva vissuto la penna dello scrittore?

    11) Contemporaneamente il regista ha usato espedienti per creare un’ambientazione inquietante. Per esempio, ricordate la prima sequenza a Wilno? Attraverso la neve e la nebbia ha creato un contesto onirico: nel vederla pensiamo che si tratti della ricostruzione di un episodio del passato, una specie di sogno. Qual è la vostra opinione?

    12) Nel primo loro incontro quando Nina rivela a Romain il suo programma: «Tu avrai un’automobile, sarai ambasciatore della Francia, tu sei il più grande, tu sei il più bello …», ci viene mostrato il cuore del film, la sua problematica interna, che è quella principale del romanzo. Queste poche frasi citate riescono, secondo voi, a descrivere il carattere di Nina e le sue aspirazioni per il figlio?

    13) E’ necessaria la voce fuori-campo per dare corpo alla sceneggiatura? Durante tutto il romanzo, Romain Gary commenta, analizza e medita sul suo cammino e racconta fatti, a volte tragici, con leggerezza; la voce fuori campo, in questo caso, serve a snellire e alleggerire in modo che lo spettatore entri nel romanzo più facilmente assieme alla sua prima lettrice?

    14) Altro tema del romanzo e dunque del film: si tratta di un uomo diviso tra due culture che vive spesso, situazioni di forte conflitto a causa di questa sua duplice appartenenza. Quando il protagonista è in Polonia viene schernito per via del suo atteggiamento da francese, ma una volta in Francia, viene umiliato e preso in giro per il fatto di essere un ebreo polacco, sensazioni che può facilmente aver provato chiunque si sia spostato anche nella sola Italia da regione a regione e pure solo a causa della diversa cadenza nella pronuncia?

    15) La Francia è  uno dei temi del racconto? «La Francia è la cosa più bella del mondo» – dice la mamma con il suo sorriso naïf. «E’ per questo che voglio che tu sia un francese». Cercare tracce di quell’ideale che, in sua madre appare così chiaro e forte, dà vita a molte sequenze emblematiche: l’assurdo, la contraddizione e un affascinante divario tra ciò che appare e ciò che è in realtà? 

    16) Gary scrive che «sebbene non ci sia in lui una sola goccia di sangue francese, nelle sue vene, è la Francia stessa che scorre in lui». Perché questo grande amore? Per ciò che sente la mamma che alla fine diventa per lo scrittore la “forma vitae”?

    17) Qual è la promessa del titolo ? Si tratta di una duplice promessa. Nina promette al figlio di amarlo sempre, non importa cosa possa accadere e di sostenerlo in modo indiscriminate, in cambio Romain le promette che avrà successo e che diventerà famoso. Il film, quindi, parla di un figlio che si batte affinché il sogno della madre si realizzi, Gary vuole vendicarsi di tutte le ingiustizie che la madre ha subito. Si tratta di un sentimento elementare, presente nei bambini: la sofferenza di vedere i genitori sviliti e umiliati può generare in loro una rabbia potente. Lo spettatore, vedendo questa madre con il suo amore mostruoso in bilico tra il sublime e il terribile, non può fare a meno di domandarsi: per suo figlio si rivela come una buona o una cattiva madre?

    18)   Perchè LA PROMESSA DELL’ALBA è ancora oggi una lettura e una visione attuale?

    19) LA PROMESSA DELL’ALBA può essere definite la storia di una possessione ?

    Romain Gary ha scritto frasi folli e decisive a questo proposito. Nel romanzo ha descritto sua madre come un personaggio eroico e che merita un posto nella storia. Questa madre che non verrà mai a conoscenza del fatto che il figlio sia diventato uno degli scrittori francesi più noti del XX secolo che abbia avuto la nomina di Console che sia ricco e abbia successo con le donne: Gary ha tutto quello che la madre voleva per lui ed è riuscito a diventare il personaggio che ella stessa aveva inventato. Quanto nostalgico rimorso ha lo scrittore per il fatto che la mamma non l’abbia mai saputo?

    21)“Con l’amore materno, la vita vi fa, alla luce dell’alba, una promessa che non manterrà mai”. Questa citazione contiene tutta la storia. Quel legame così forte, appassionato e costruttivo con la madre è la vera essenza di Gary come uomo e come scrittore?

     

Letto 886 volte

Video