NEL NOME DI ANTEA In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Quando un paese entra in guerra, a cosa va incontro il suo patrimonio artistico?

    Vale la pena rischiare la propria vita per salvare un’opera d’arte dalla distruzione? 

    Due famosi ritratti della pittura italiana raccontano come, insieme a migliaia di altri capolavori, uscirono indenni dalla Seconda Guerra Mondiale. Il salvataggio fu messo in atto da un pugno di giovani funzionari italiani delle Belle Arti, il cui coraggio e dedizione sono rimasti nell’ombra, fino a pochi anni or sono. All’inizio, protessero le opere dai bombardamenti nascondendole in luoghi sicuri, distanti dalle città in cui la guerra seminava morte e devastava chiese, palazzi storici e monumenti; poi, dopo l’armistizio, con pochissimi mezzi e a rischio della propria vita cercarono di metterle al riparo dall’avanzare della linea del fronte e da possibili razzie.

    Molti sono stati gli umili eroi di questa fuga per la salvezza, che si è svolta incessante dietro le quinte del conflitto. Qui si racconta di Pasquale Rotondi, che in due rifugi nelle Marche mise in salvo migliaia di opere del Nord Italia; di funzionari ministeriali come Lavagnino, Argan, Lazzari, che, quando nessun posto in Italia era più sicuro, pur privati di ogni incarico dal nuovo governo della Repubblica di Salò riuscirono a ricoverarne una parte all’interno del Vaticano; dell’odissea delle opere d’arte napoletane, portate via da Montecassino dove erano nascoste, poco prima che l’abbazia venisse rasa al suolo; dei capolavori dei musei fiorentini, trafugati dai nazisti e recuperati prima che passassero il confine; di due giovani studiose, Palma Bucarelli e Fernanda Wittgens, che, unendo competenza e sprezzo del pericolo, salvarono i capolavori loro affidati; infine, dei tentativi di restaurare ciò che sembrava irrimediabilmente perduto. Anche se non tutto si è salvato, è grazie a loro che possiamo ancora ammirare e mostrare al mondo i Caravaggio, i Giorgione, i Raffaello. Il generale Clark disse che fare la guerra in Italia era come combattere in “un maledetto museo”. Quel museo è sopravvissuto, e se, da un lato, continua a raccontare la storia della nostra identità, dall’altro trasmette immutato a chiunque venga a visitarlo nei musei e nelle piazze italiane il valore universale della bellezza.

    «Quando crolla una civiltà e l'uomo diventa belva, chi ha il compito di difendere gli ideali della civiltà? I cosiddetti "intellettuali", cioè coloro che hanno sempre dichiarato di servire le idee e non i bassi interessi. Sarebbe troppo comodo essere intellettuale nei tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c'è pericolo» (Fernanda Wittgens, lettera dal carcere, 1944)

     

  • Genere: documentario
  • Regia: Massimo Martella
  • Distribuzione: Istituto Luce Cinecittà
  • Produzione: Istituto Luce Cinecittà
  • Data di uscita al cinema: 8 giugno 2018
  • Durata: 75’
  • Direttore della Fotografia: Paolo Ferrari
  • Montaggio: Angelo Musciagna
  • Attori: Voci dei ritratti: Letizia Ciampa, Massimo Wertmuller - Altre voci: Roberto De Francesco, Anna Ferruzzo
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

    Ho una paura terribile che succeda qualche cosa… faccio orribili sogni di quadri che si sfondano, di sculture che vanno in pezzi e non vedo l’ora che sia tutto a posto. (Palma Bucarelli, 1941)

    Il mio interesse sull’epopea del salvataggio delle opere d’arte italiane durante il secondo conflitto mondiale si è concentrato all’inizio sulla vicenda in parte già nota di Pasquale Rotondi, il sovrintendente che mise in salvo buona parte dei capolavori del nord Italia; ma durante la mia ricerca  ho scoperto ben presto che la sua storia non era l’unica degna di essere narrata. Ovunque in Italia, a partire dal 1940, esperti d’arte che non si erano mai allontanati dalla quiete dei musei e oscuri funzionari della pubblica amministrazione, avendo compreso che la guerra moderna non avrebbe risparmiato il patrimonio artistico affidato alla loro custodia, e non si sarebbe arrestata di fronte al rischio della distruzione totale, misero tutti se stessi nell’impresa di salvare il salvabile, trovando energie e coraggio che non immaginavano di possedere. Si trattava quindi di una storia corale, che per essere compresa aveva bisogno di una narrazione che portasse da un capo all’altro della penisola, attraverso gli anni del conflitto.

    Sono partito dalle parole di due testimoni dell’epoca, e vi ho aggiunto frammenti di memorie scritte a caldo dai protagonisti delle vicende, tratti da diari, lettere, relazioni d’ufficio. Poi però per legarle ho scelto di non affidarmi a storici ed esperti, ma di dare la parola direttamente a due dipinti tra quelli che furono trasportati di rifugio in rifugio: il “Ritratto di giovane donna” di Parmigianino, conosciuto come “Antea”, ora esposto nel Museo di Capodimonte a Napoli, e il “Ritratto di Alessandro Manzoni” di Francesco Hayez, che si trova nella Pinacoteca di Brera, a Milano.

    Il loro sguardo è diventato il mio: ho immaginato di farmi guidare dai loro ricordi ed emozioni nei luoghi dove furono nascosti: sotterranei e corridoi di castelli, palazzi nobiliari, conventi, tra il rombo degli aerei e le sirene d’allarme, le ombre dei soldati e le impronte lasciate sul terreno da centinaia di casse; a mia volta li ho portati in una location virtuale, un museo devastato dalle bombe come nei peggiori incubi dei sovrintendenti. Il film è così diventato, tra le righe del racconto storico costituito da filmati e fotografie dell’epoca, una storia di fantasmi, che si aggirano tra i colori e le forme, ancora vive e presenti, di alcuni tra i più straordinari capolavori dell’arte italiana.

     

    Massimo Martella nasce a Taranto nel 1961. Si diploma in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Lavora per diversi anni come regista di programmi televisivi a RaiTre, e nel 1992 scrive e realizza il suo primo lungometraggio per il cinema, “Il tuffo”, premio Kodak al Festival di Venezia 1993. Nel 1998 realizza il suo secondo lungometraggio, “La prima volta”.

    Dal 1996 al 1998 è docente di Regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 1999 al 2013 lavora come sceneggiatore nella serialità televisiva (“La squadra”, “Distretto di Polizia”, "Ris - delitti imperfetti"), spesso anche come responsabile del reparto scrittura e della post-produzione.

    Dal 2015 a oggi scrive e dirige due documentari per Istituto Luce Cinecittà: Mio duce ti scrivo”, co-prodotto anche da RaiTre, e “Nel nome di Antea – L’arte italiana al tempo della guerra”.

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Fabio Amadei 

    1. Quando un paese entra in guerra, a cosa va incontro il suo patrimonio artistico?

    Due famosi ritratti della pittura italiana, il “Ritratto di giovane donna” del Parmigianino, conosciuto come “Antea”, e il “Ritratto di Alessandro Manzoni” di Francesco Hayez, raccontano come, insieme a migliaia di altri capolavori, uscirono indenni dalla Seconda Guerra Mondiale.

    Alcuni giovani funzionari italiani delle Belle Arti, il cui coraggio è rimasto nell’ombra fino a pochi anni or sono, si sentirono così responsabili del patrimonio artistico da rischiare la vita per salvarlo. All’inizio protessero le opere dai bombardamenti nascondendole in luoghi sicuri, e dopo l’armistizio rischiarono la vita per metterle al riparo da possibili razzie.

    “Nel nome di Antea” è un film sul coraggio, sulla lealtà ai veri valori collettivi, sulla dedizione al bene pubblico, sulla determinazione nell’impegno assunto, perfino sulla fiducia: l’ideale spinge gli uomini a grandi progetti e dà loro il coraggio per imprese più grandi di loro stessi.

     

    Sulla vicenda storica:

    2. Chi erano Pasquale Rotondi, Lavagnino, Argan, Lazzari, Molajoli?

    Perché oscuri funzionari della pubblica amministrazione misero in pericolo la loro stessa vita pur di salvare il salvabile, trovando energie e coraggio che non immaginavano di possedere?

    3. In quale luogo, che si riteneva sicuro, riuscirono a ricoverare una parte dei preziosi capolavori?

    4. In che senso si usa la parola “odissea” per le vicende delle opere d’arte durante la guerra?

    5. Quante distruzioni di edifici storici e artistici ha causato la guerra?

    6. Quale fu il ruolo dell'esercito nazista nella vicenda del salvataggio delle opere d'arte?

    7. Cosa è successo all’abbazia di Montecassino? Sono state messe in salvo le opere che vi erano state nascoste?

    8. E’stato possibile recuperare quadri importanti trafugati dai nazisti?

    9. Tra i funzionari statali impegnati nel salvataggio, sono da ricordare due storiche dell’arte: Palma Bucarelli e Fernanda Wittgens, particolarmente coraggiose per salvare i capolavori loro affidati. Fernanda Wittgens è finita in carcere: per quale motivo?

    10. Commentate questa sua frase sul ruolo degli intellettuali:

    «Quando crolla una civiltà e l'uomo diventa belva, chi ha il compito di difendere gli ideali della civiltà? I cosiddetti "intellettuali", cioè coloro che hanno sempre dichiarato di servire le idee e non i bassi interessi. Sarebbe troppo comodo essere intellettuale nei tempi pacifici, e diventare codardi, o anche semplicemente neutri, quando c'è pericolo» (Fernanda Wittgens, lettera dal carcere, 1944)

     

    Sul patrimonio artistico:

    11. Il sovrintendente della Liguria Carlo Ceschi raccontò che quando a Genova cercava disperatamente aiuto per fermare l’incendio di Palazzo S. Giorgio, uno dei pompieri, che non poteva andare in suo soccorso, gli rispose “Preferirei che bruciasse casa mia”. Che cosa intendeva il pompiere?

    12. Perché avvertiamo che l'Arte è importante?

    Quale può essere il nostro impegno per proteggerla?

    13. La bellezza è un valore universale? E’dunque importante continuare a trasmettere questo valore ?

    14. Perché è un bene che le opere siano patrimonio di tutti e non disperse in collezioni di ricchi privati?

    15. A chi appartiene il Patrimonio artistico? Che cosa vuol dire realmente “patrimonio dell’umanità” ?

    Cosa è l’identità di un popolo? L’arte ne è l’elemento essenziale?

    16. Vale più un restauro occasionale o una tutela costante per tutte le bellezze d’Italia e del mondo?

    17. Siete al corrente di esperimenti che hanno appurato che un paesaggio degradato continua ad essere abbandonato e deturpato, mentre è più facile che un luogo ben tenuto sia rispettato?

     

    Sul film:

    18. Perché la modalità di rappresentazione scelta dal regista è così coinvolgente?

    19. Questo racconto, tratto da fatti realmente accaduti, ha un andamento simile ad un poliziesco?

    20. Cosa teneva allora gli animi sospesi? Ed ora, a vedere questa storia che ha dell’incredibile, non siamo ancora stupiti e in apprensione?

     

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