Styx In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Colonia: pochi secondi dopo un incidente stradale, il ferito è tratto in salvo, circondato di macchine e soccorsi, esempio perfetto dell’Occidente capitalista, efficiente e garantito. Il medico dell’ambulanza è Rike.

    Con uno stacco repentino, Rike, quarantenne, appassionata velista (interpretata da Susanne Wolff, essa stessa con patentino internazionale di velista), parte, solitaria, da Gibilterra - dove le scimmie (le “bertucce di Gibilterra”, simbolo della colonia) si aggirano in un apparentemente simbiotico rapporto fra natura e cultura - con la sua barca modernissima e attrezzatissima alla volta dell’isola di Ascensione, un paradiso in terra in mezzo all’Oceano Atlantico, fra l’Africa e il Sudamerica.

    Nei momenti di bonaccia sfoglia un sontuoso volume illustrato che le mostra in anteprima quel che vedrà con i suoi occhi. Anche in situazioni estreme si sa destreggiare con grande perizia, neanche una tempesta di quelle forza 9 le fa perdere il controllo, la macchina da presa le gira intorno, da ogni possibile posizione la tallona e lei è sempre padrona del piccolo mondo della barca, del grande mondo dell’oceano. 

    Dopo una tempesta si trova non lontano di un battello alla deriva pieno di persone che hanno urgente bisogno di aiuto… Solo un ragazzo, nuotando disperatamente, riesce ad aggrapparsi alla barca di Rike, molti altri naufraghi la barca non li conterrebbe comunque… Ma Rike non si dà per vinta, e neanche il ragazzino – che indossa una maglia di Ronaldo, simbolo del nostro paradiso - si dà per vinto e, accompagnando il gesto con la recitazione di una specie di rosario laico, butta in mare una bottiglia d’acqua per ogni amico, fratello, compagno che forse non ce la farà a salvarsi.

    Dopo reiterati “S.O.S”, la guardia costiera ordina a Rike di non immischiarsi perché non ha i mezzi per essere d’aiuto, ma il suo senso di responsabilità la tormenta. 

    Se ne andrà sapendo che delle persone perderanno la vita in mare?

     

  • Regia: Wolfgang Fischer
  • Titolo Originale: Styx
  • Distribuzione: Clineclub Internazionale Distribuzione
  • Produzione: Schiwago Film Production
  • Data di uscita al cinema: 2018
  • Durata: 94’
  • Sceneggiatura: Wolfgang Fischer Ika Kunzel
  • Direttore della Fotografia: Benedict Neuenfels aac/bvk
  • Montaggio: Monika Willi, aea
  • Costumi: Nicole Fischnaller
  • Attori: Susanne Wolff, Gedion Oduar Weseka
  • Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    NOTE DI REGIA

     

    RICERCA

    Ogni giorno, sulle frontiere esterne dell’Europa, le persone muoiono mentre cercando la pace, tentando di salvarsi attraversando il mare per raggiungere il nostro continente. Queste persone, secondo una nostra ricerca, possono ancora contare su di un piccolo sostegno da parte di alcune istituzioni ufficiali, cosa confermata dai nostri colloqui con Sea Watch, Medici senza frontiere, Borderline Europe e Moas, tra le organizzazioni di aiuto non governative presenti. 

    Gli “incontri” in mezzo all’oceano tra imbarcazioni da diporto e barche piene di rifugiati sono un incubo molto discusso tra i marinai e le persone che lavorano in mare, perché stanno diventando sempre più comuni. Che cosa può succedere, dunque, se una velista, da sola sulla propria barca, si ritrova in questa situazione? Ispirato da eventi reali, Styx, nella finzione, cerca risposte a questa domanda, raccontando quanto gli interessi economici siano in competizione con i principi umanitari e di come l’indifferenza distrugga ogni speranza. Il film tratta di sogni individuali e gira attorno a questioni centrali sull’identità: chi siamo, chi vogliamo essere, chi dobbiamo essere ? 

     

    CAST

    Il nostro personaggio centrale è una donna determinata e di successo, con esperienza di vita e appassionata di sport acquatici. L’attrice pluripremiata Susanne Wolff - essa stessa con patentino internazionale di velista – ha le qualità che volevamo per la nostra protagonista. Il personaggio maschile è interpretato da Gedion Oduor Wekesa, uno scolaro di Kibera, slum della città di Nairobi, che ha preso lezioni di recitazione in un programma finanziato dall’organizzazione “One Fine Day”. Ai provini, ha battuto altri quaranta ragazzi che si erano presentati per il ruolo. 

     

    STILE

    Styx documenta, in maniera realistica, il viaggio da eroina della protagonista femminile. Il personaggio della Wolff trascorre metà del film da sola in alto mare, a bordo di uno yacht lungo undici metri. Di conseguenza, per la maggior parte del tempo, il dialogo gioca un ruolo marginale. Invece, i suoni in condizioni di natura estrema si rivelano fondamentali. La maggior parte del film è stata girata in condizioni di vita reale, in mare aperto. Il set era limitato, il suono e i rumori sono genuini e la cinepresa è interamente concentrata sulla protagonista femminile. Solo all’inizio e alla fine, la sua posizione è contestualizzata. Nella seconda metà del film, una confusione di lingue integra il rumore di fondo costante. Nei punti di svolta del film, invece, c’è completo silenzio.

     

    STRUTTURA

    Il film consiste in una narrazione lineare, composta da tre fasi.

    Prima fase 

    Il film si apre a Colonia, su quello che potremmo definire un “terreno sicuro”, dove l’eroina domina la situazione. Qui può esercitare tutte le sue capacità, facendo affidamento sull’aiuto incondizionato di tutte le parti coinvolte e sul “buon funzionamento del sistema”. 

    Seconda fase 

    Dopo aver lasciato la sua terra sicura, l’eroina rimane comunque padrona della situazione. Anche in condizioni di difficoltà riesce sempre a tenere la barca sotto controllo, rimanendo collegata via radio al mondo circostante, sulla cui cooperazione può contare in qualsiasi momento. Essendo esperta, riesce a risolvere da sola i problemi minori . 

    Fase tre

    Solo dopo lo shock per l’incontro con i naufraghi e la mancanza di aiuto da parte di altri naviganti e della guardia costiera, l’eroina perde gradualmente il controllo della situazione.

     

    TRE DOMANDE AL REGISTA

    Come hai fatto a girare in mare?

    Tutte le persone con cui ne avevo parlato mi avevano sconsigliato di farlo. Mi dicevano che non avrebbe mai funzionato, che sarebbe stato un inferno, un incubo. Non si può controllare il mare, fa quello che vuole. Ed è così, infatti, che è andata. È stato terribile. Abbiamo girato vicino a Malta ed è stato il peggiore autunno dell’ultimo decennio, non c’erano altro che venti da uragano. Abbiamo navigato per sedici ore tra Malta e la Sicilia in una sola volta e abbiamo davvero raccontato la storia mentre stavamo viaggiando. Il progetto è riuscito perché ci siamo tutti sottoposti a quest’avventura, è stato quasi come girare un documentario. C’erano otto persone sulla barca e tutti dovevano ogni volta nascondersi per non impallare la cinepresa. Le scene della tempesta sono state l’unica parte che abbiamo girato in un carro armato a Malta - con macchine d’onda spaventosamente rumorose e cannoni ad acqua che hanno lanciato seicento litri d’acqua sulla barca. L’idea principale era quella di fare dei take più lunghi possibili, così da non dover manipolare troppo l’immagine e restituire la sensazione che lo sforzo fisico della protagonista risultasse come una danza corporale. 

     

    Qual è stata l'origine di questo film, cosa avevi in mente?

    Eravamo certi di voler realizzare un film fisico e con pochi dialoghi. Partire da una persona che va all’avventura in una natura ostile che non può essere completamente controllata e dove c’è bisogno di essere degli esperti. Questo era il punto da cui poter cominciare: qualcuno che affronta questi elementi e domina le sfide che ne derivano. La solitudine è un tema importante: chi è capace a stare da solo oggi? La protagonista si mette in viaggio senza cellulare, senza avere accesso a internet e questo per stare sola su una barca per qualche settimana. E adora tutto questo. Questo era l’aspetto che ci incuriosiva. Rike non ha bisogno di altro per provare gioia. La vediamo nuotare in mare aperto e quando sente i primi raggi di sole sul suo viso o quando il vento soffia sulle vele la vediamo sorridere. O quando parla del suo sogno, di quel paradiso che vuole raggiungere...

     

    Il tuo film presenta un dilemma morale: pensi che anche noi potremmo trovarci di fronte alla stessa situazione della protagonista?

    Penso proprio di sì. Per fare un esempio quotidiano: supponiamo che qualcuno venga attaccato vicino alla metropolitana. Non abbiamo scelto noi questa situazione, ma dobbiamo agire. Anche guardare lontano è una forma di azione. Dobbiamo decidere. Questo può succedere ad ognuno di noi. È qualcosa di universale e può cambiare la vita di qualcuno. Come medico d’emergenza Rike conosce la prima regola fondamentale: proteggere prima la propria vita. Segue questa regola, ma ovviamente rimane sempre la domanda se questa è veramente la cosa giusta da fare.

     

    NOTA DEL DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA

    Styx è uno tra i più eccezionali progetti in cui sono stato coinvolto. Sono stati necessari anni di preparazione per capire come realizzarlo e per avere il coraggio di girare in mare aperto. Abbiamo sviluppato attrezzature speciali per manovrare e stabilizzare la cinepresa - il nostro punto di vista narrativo -, posizionata poi in base al movimento della barca, le onde del mare, il cielo e gli attori. Ciascuna di queste decisioni porta con sé una diversa percezione. Per evitare un classico look mediterraneo e per creare le disparate atmosfere per raccontare il viaggio di Rike, abbiamo deciso di girare in autunno, nel momento in cui il tempo diventava più rigido. Il vento e le onde divennero quasi nostri fratelli e il mal di mare il nostro nemico comune. Lo scenario dell’oceano stesso è ridotto alla sua essenza, non ammette distrazione e si mostra come un mondo arcaico, un palcoscenico unico per raccontare una storia del genere.

     

    BIOFILMOGRAFIE

    IL REGISTA

    Wolfgang Fischer è nato a Vienna. Nell’università della capitale austriaca ha studiato psicologia e pittura. Successivamente ha studiato cinema presso l’Accademia d’arte di Düsseldorf e all'Accademia di Media Arts (KHM) di Colonia. Oltre a diversi incarichi come insegnante, ha lavorato come assistente per Paul Morrissey e Nan Hoover. Ha ricevuto una borsa di studio dal Munich Screenplay Program e dal Equinoxe Europe. La sua filmografia comprende: In Time (sperimentale, 1994), 9h11 (1999), Remake of the Remake (documentario, 1999), Disk - Dusk (1999), Schoen 2000 (2000), Grau (2001) e What You Do Not See (2009).  Dopo Styx (2018), Fischer sta lavorando a The Bear e alla serie The Highway of Tears and Deserted. 

     

    L’ATTRICE

    Susanne Wolff si è laureata alla “Hanover University of Music, Drama and Media”. Dal 1998 al 2016 è stata membro dell’ensemble al Thalia Theater di Amburgo e al Deutsches Theater di Berlin. Nel 1999 ha vinto il “Boy-Gobert-Price” di Amburgo, mentre nel 2003 ha ricevuto il “premio per l’innovazione 3Sat” e nel 2006 il “Rolf Mares-Preis”. Per il cinema, la Wolff ha lavorato inThe Stranger in Me, per il quale ha vinto il “premio per la migliore attrice” all’International Film Festival di San Paolo e al Young German Cinema Award. Nel 2013 ha vinto il “German Television Award” come migliore attrice per Mobbing e nel 2017 ha ricevuto la “Goldene Kamera” per la serie tv Tomorrow I Quit. Susanne Wolff ha avuto un ruolo da protagonista nel film di Volker Schlöndorff Return to Montauk, presentato in anteprima internazionale alla Berlinale 2017.

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di Fabio Amadei

    1) Il film si apre con un’immagine di gibboni su scheletrici rami davanti alla distesa d’acqua di Gibilterra. I rami sembrano unire le due sponde dello Stretto sullo sfondo. Poi si vede una di queste scimmie discendere e scavalcare un lungo muro elevato tra la città e il mare. Altri gibboni salgono e scendono tranquillamente i palazzi dello stesso paesaggio urbano. Che significato ha per voi questa apertura del film?

    a) Una semplice, veloce ambientazione realistica del luogo da cui inizia la storia?

    b) Un tocco di colore per dare un certo tono esotico alla successiva avventura in mare?

    c) Una zona di confine mobile, incerto tra due realtà non solo continentali?

     

    2) La navigazione in solitaria della protagonista, Rike, occupa la prima buona mezz’ora del film. Rike salpa dopo aver sistemato, sottocoperta, una notevole, quasi esagerata scorta d’acqua in bottiglie di plastica. Poi non vediamo che mare, sia con piani ravvicinati e di campo medio, sia con riprese in campo lungo e dall’alto che mostrano la vastità oceanica, con la superficie dell’acqua calma o in burrasca. Qual è il senso di questa lunga introduzione?

    a) Fare dell’acqua, inquadratura dopo inquadratura, sequenza dopo sequenza, un vero e proprio sistema d’immagine che rende tale elemento un protagonista incombente, assillante della narrazione?

    b) Suggerire una dimensione della lunghezza e delle difficolta della navigazione che Rike sta compiendo in solitaria?

    c) Mostrare la determinazione caratteriale, le competenze e le abilità marinaresche della protagonista?

     

    3) Anche a un occhio poco esperto appare una serie di incongruenze tecniche proprio durante questa prima lunga fase di navigazione. Rike si tuffa nuda in oceano aperto per fare un bagno, nuotando abbastanza distante dalla barca, vicino a una cima dalle dimensioni ridotte che poi usa per tornare a bordo. Durante la notte – dopo aver dormito sottobordo – esce sul ponte, va fino alla prua, indossando sì un casco con la luce, ma senza assicurarsi allo scafo con una cintura di sicurezza (cosa che fa poi durante una burrasca). Come mai – pur avendo ricevuto il preavviso di tempesta dalla radio di un cargo poco distante – non ripiega e raccoglie bene la velatura, ed è costretta poi a farlo in condizioni di vento e mare critiche? Che senso hanno queste incongruenze nella descrizione di una navigazione che pure vuole essere accurata, tanto da essere stata supervisionata da una nutrita equipe di skippers esperti di navigazione oceanica?

    a) Vogliono rafforzare il senso di padronanza marinaresca di Rike, mostrandocela proprio in momenti critici?

    b) Suggeriscono un aspetto del carattere, della personalità della protagonista, poco propensa ad attenersi rigidamente a manuali e normative?

    c) Sono solo dettagli poco significanti che sfuggono al normale spettatore, a cui il regista non vuole dare troppo significato?

     

    4) La colonna musicale – Styx Suite di Dirk Von Lowtzow – si sente, solo all’inizio, nell’ambientazione di Gibilterra con le scimmie e, alla fine del film, insieme ai titoli di coda. Qual è il significato di questo tema musicale?

    a) Un tema che introduce l’atmosfera di enigmatica incertezza in cui la navigatrice viene a trovarsi e – insieme – la nostra profonda riflessione su essa?

    b) È solo un sofisticato filo d’accompagnamento musicale di introduzione e conclusione del racconto;

    c) Una scelta fatta da accordi lenti, scanditi di chitarra e basso elettrico per presentarci una donna dalla personalità forte, originale e la sua vicenda insolita?

     

    5) La colonna sonora, vera e propria, è costituita solo dai rumori di bordo, del mare, del vento, degli uccelli, della pioggia, della radio, senza alcuna sottolineatura musicale di tonalità emotiva. Quale aspetto è messo in risalto da tale ambientazione acustica?  

    a) E la rappresentazione realistica cui il regista doveva attenersi per conferire maggiore essenzialità e insieme credibilità alla storia narrata?

    b) Vuole sottolineare il totale isolamento della protagonista da qualsiasi altro apporto umano – anche morale, affettivo – possa venirle in sostegno in un momento cruciale?

     

    6) Le uniche comunicazione verbali umane sono sempre via radio, oltre quelle linguisticamente scarne con il piccolo Kingsley a bordo. Anche nell’ultima scena, la protagonista si trova pressata da una voce umana maschile che parla fisicamente davanti a lei, ma che lei – e noi con lei – non vediamo, prima che tornino a parlare solo i rumori del mare. Qual è il significato di questa rappresentazione?

    c) Inevitabile scelta stilistica registica, sempre in relazione al realismo essenziale, ridotto al minimo, della messinscena cinematografica?

    d) La lontananza – nella vastità oceanica –, la distanza remota che separa Rike da ogni altra voce umana?

    e) Il burocratismo proceduralmente codificato della comunicazione via radio, che non è possibile perforare neanche nei momenti più drammatici, nel corso dei quali riesce, anzi, a rendersi ancora più inflessibile e sordo?

     

    7) Qual è il significato del titolo – Styx che si riferisce alla Stige, il fiume dell’inferno?

    a) È una particolare situazione di stallo, di paralisi operativa in mare?

    b) È una procedura internazionale delle Nazione Unite, per il soccorso marino a una distanza remota dalle acque territoriali di uno o più Stati continentali?

    c) A fronte delle precise, ripetute, anzi insistite disposizioni della Guardia Costiera, nel vostro giudizio, e nella situazione concreta della protagonista, come bisogna compostarsi?

    d) Valutare criticamente in relazione alla propria prossimità ai fatti, rispetto alla lontananza dell’istituzione con cui si comunica via radio?

    e) Attenersi rigidamente, alla lettera formale e sostanziale delle disposizioni ricevute?

    f) Violarle?

     

    8) Lo storico obbligo di soccorso di naufraghi o persone in situazione di pericolo in mare deve essere sempre inderogabilmente osservato?

    a) Sempre?

    b) Non in una situazione storicamente inedita, come quella di immani ondate di migranti che attraversano i mari e a cui nessuno Stato può fare, oggettivamente, fronte?

    c) Solo nel caso di imbarcazioni e persone che sono davvero in procinto di affondare e affogare e non di imbarcazioni che – per quanto inadeguate – mostrino di tenere il mare in condizioni normali?

     

    9) I gesti drammatici compiuti dal bambino a bordo della barca che significato hanno?

    a) Sono un atto di disperazione estrema per la situazione folle che sta vivendo?

    b) Vogliono far sentire sulla pelle di Rike cosa significa stare nella condizione senza speranza di quelli come lui?

    c) Sono una vendetta nei confronti della protagonista per la sua inazione di fronte a quanto sta accadendo?

     

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