Mia e il Leone Bianco In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    Mia è solo una bambina quando stringe una straordinaria amicizia con Charlie, un leoncino bianco nato nell’allevamento di felini dei genitori in Sudafrica. Per anni i due crescono insieme e condividono ogni cosa. Ormai quattordicenne, Mia scopre che il suo incredibile legame con Charlie, divenuto uno splendido esemplare adulto, potrebbe finire da un momento all’altro…

    Una produzione ambiziosa durata tre anni, in cui la giovane Mia e il cucciolo di leone crescono insieme di fronte alla macchina da presa. Una storia potente, coinvolgente, emozionante che vi toccherà il cuore.

     

  • Genere: Drammatico
  • Regia: Gilles de Maistre
  • Titolo Originale: Mia et le lion blanca
  • Distribuzione: Eagle Pictures in collaborazione con Leone Film Group
  • Produzione: Galatée Films, Outside Film, Film Afrika Worldwide, M6 Films, StudioCanal
  • Data di uscita al cinema: 17 gennaio 2019
  • Durata: 98’
  • Sceneggiatura: Prune de Maistre e William Davies
  • Direttore della Fotografia: Brendan Barnes
  • Montaggio: Julien Rey
  • Scenografia: Ruth Greaves
  • Costumi: Fianca Barnard
  • Attori: Daniah De Villiers, Mélanie Laurent, Langley Kirkwood, Ryan Mac Lennan, Thor, Lionel Newton, Lillian Dube, Brandon Auret, Tessa Jubber, Ashleigh Harvey
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

     

    INTERVISTA a KEVIN RICHARDSON

    Zoologo esperto di leoni

     

    Come sei arrivato a lavorare al progetto?

    Ho incontrato Gilles de Maistre per la prima volta nel 2012. All'epoca ero in procinto di spostare il mio rifugio per leoni e voleva filmarmi durante il mio lavoro. Poiché ciò non era possibile, mi ha chiesto se avevo altre idee. Abbiamo deciso di sviluppare una storia di fantasia, un dramma familiare che parlasse a tutti e che tutti avrebbero voluto vedere anche per divertirsi, non solo per saperne di più sul messaggio che sta alla base della storia.

    Abbiamo quindi iniziato a pensare a come strutturare il film e abbiamo deciso che sarebbe stato bello intrecciare l'idea del tradimento all’interno del racconto: la storia di un padre che tradisce la fiducia della propria figlia in relazione al suo leone. Ma filmare una relazione tra un bambino e un leone era impossibile. L’unico modo era lavorare con il leone da cucciolo facendogli "adottare" il bambino come se fosse suo. All'improvviso, le idee più folli sembravano trasformarsi in realtà. Un giorno Gilles mi chiamò da Parigi e disse: "Sta succedendo - stiamo facendo il film!". Da quel momento in poi, è stato tutto un po’ confuso.

    Questo tipo di storia di fantasia è molto più complicata da creare rispetto a un documentario, specialmente se si decide di rimanere il più fedeli possibile al rapporto tra leone e bambino, come abbiamo fatto noi. L'amicizia doveva essere reale affinché il pubblico si sentisse emotivamente coinvolto e provasse tutta la forza del tradimento. Quindi era cruciale che la nostra bambina fosse in grado di costruire un legame con il leone fin dalla più tenera età. Ho preso in considerazione l'idea di usare mio figlio nel film, ma era troppo giovane. Quindi dovevamo trovare qualcuno abbastanza pazzo da affidarci il suo bambino per un periodo di tre anni, qualcuno che era aperto all'idea di far crescere il proprio figlio accanto ai leoni. E quella era la vera sfida: non si trattava di trovare i figli giusti, quella parte non ci preoccupava. Si trattava di trovare i genitori giusti.

     

    Come hai allenato Daniah e Ryan?

    È stato davvero intenso! Tre anni di lavoro, con tre sessioni full-immersion ogni settimana, ogni sessione durava da due a tre ore. Inizialmente mi sono immerso totalmente in questo progetto perché avevo bisogno di impostare il lavoro di base. Sono stato quindi in grado di consegnare poi le cose a una squadra che si occupava di eseguire una o due sessioni delle tre settimanali. Quando il leone raggiunse un certo stadio, ho dovuto lavorare di nuovo a tempo pieno sul progetto, perché c'erano delle svolte cruciali che dovevano essere affrontate, tra cui alcune cose che dovevo insegnare ai bambini sui leoni e su come fosse necessario comportarsi con loro.

    Anche per me è stata una sfida. So come comportarmi con un leone, ma avevo bisogno di trasmettere questa conoscenza ai bambini tenendo conto che erano solo bambini che non avevano l'esperienza che abbiamo noi adulti. Dovevo imparare a capire quando intervenire e quando lasciargli risolvere i problemi da soli. Si trattava di trovare il giusto equilibrio. Nel corso degli anni, i bambini sono diventati mini versioni di me nel loro modo di lavorare, sebbene ognuno avesse la propria personalità. E i leoni possono percepirlo. Non sono stupidi. I leoni capiscono anche quali sono le tue intenzioni e non c’è modo di ingannarli in tal senso.

     

    Parlaci del tuo rapporto con Gilles de Maistre…

    Ci siamo trovati fin da subito, dal momento in cui ha iniziato a lavorare sul suo documentario su di me, "L'uomo che sussurrava ai leoni". Abbiamo lo stesso modo di vedere il mondo. Questo film non sarebbe stato possibile senza che Gilles fosse stato alla guida. Si adatta facilmente a tutto ed è un grande ascoltatore.

     

    Come è stato lavorare con gli animali?

    Fin dall'inizio, ho avvertito Gilles che la mia priorità numero uno sarebbe stata sempre il loro benessere. E così i programmi di produzione erano tutti incentrati su quello. Gli animali sono stati trattati come membri del cast, forse anche meglio! Tenevo d'occhio il loro benessere, ma mi sentivo davvero supportato dai team di produzione, che fosse STUDIOCANAL, Galatée Films o Outside Films. Ho avuto altre esperienze di ripresa in cui non è andata così, esperienze in cui gli animali sono obbligati a "portare a termine il lavoro" e, se non ci riescono, aumentano le tensioni. Abbiamo avuto fino a tre giorni per girare alcune scene. In generale, abbiamo sempre avuto bisogno di un giorno, ma quando le cose non funzionavano, ci sono voluti due o tre giorni per fare tutto bene. Ho detto a Gilles che, poiché l'autenticità era l'obiettivo, il progetto poteva richiedere molto tempo per essere completato. Se avessimo voluto concludere le cose in 12 settimane, avremmo avuto bisogno di molti effetti speciali. Non saremmo stati in grado di catturare l'intimità tra la ragazza e il suo leone. In "Mia e il Leone Bianco", quello che vedi sullo schermo è ciò che è realmente accaduto: un leone e una bambina che hanno forgiato un legame incredibile.

     

    Hai mai preso in considerazione l'utilizzo di diversi leoni con età diverse?

    All'inizio era un'idea: potevamo insegnare a Daniah a lavorare con un cucciolo, e poi con un leone di sei mesi, con un leone di un anno e infine con un leone di tre anni. Ero contrario a questa idea, perché il leone di tre anni sarebbe stato un estraneo. Se vuoi fare un film su una relazione stretta tra una ragazza e un leone, la relazione deve esistere veramente. 

    Inoltre, non mi piaceva l’idea di avere cuccioli di leone a cui avrei poi dovuto trovare una sistemazione. Si era capito che i leoni da utilizzare nel film sarebbero rimasti di nostra responsabilità fino alla fine dei loro giorni. Questi animali sarebbero diventati nostri e noi li avremmo aiutati.

     

    Durante i tre anni di riprese, hai mai provato paura o avuto dubbi?

    Ho una vena avventurosa e mi piace scuotere le cose. Alcune persone si chiedevano se fossi andato un po’ oltre. Hanno condiviso i loro pensieri con Gilles e le famiglie: "Come puoi mettere questi ragazzi in questa posizione?". Non capivano cosa stessimo facendo e perché. L'unico modo per capirlo era venire in Africa, vederlo con i propri occhi e essere coinvolti nelle riprese. C'erano così tante emozioni, così tante connessioni e diverse personalità, che sembrava un'enorme famiglia.

     

    Sicurezza e incolumità dovevano essere difficili ...

    Ho lavorato con leoni per l'industria cinematografica per quasi 20 anni e alcuni set sono stati il caos puro. Quando gli animali selvatici si trovavano sul set o nelle vicinanze, mi occupavo personalmente del debriefing in materia di sicurezza e protezione, dicevo alle persone dove potevano andare, cosa potevano fare e come agire in caso di problemi. L'obiettivo era impedire che si verificasse qualsiasi tipo di incidente, assicurandomi che le persone fossero sempre consapevoli che non bisognava mai abbassare la guardia e di non considerare mai i leoni come cani da compagnia. Non devi mai e poi mai dimenticare che questi sono animali selvaggi e che devono essere rispettati in quanto tali.

     

    Qual è stata la tua più grande sorpresa?

    Ci sono state molte sorprese e Thor, il leone, è stato l’artefice di molte di loro. Scherzo spesso con Gilles che Thor è il vero dio nordico reincarnato. Si adatta al suo nome, questo è sicuro. E i bambini, Daniah e Ryan, erano altrettanto sorprendenti. A prescindere da cosa gli capitasse, quei ragazzi erano solidi come la roccia. Hanno ascoltato, hanno capito e fatto ciò che ho detto loro di fare. Hanno perseverato. Sono pieno di ammirazione per loro. Conosco così tante persone che avrebbero gettato la spugna al minimo accenno di difficoltà. Ma questi bambini hanno detto: "Kevin, vogliamo continuare".

     

    CURIOSITÀ DI PRODUZIONE

    Il film è stato girato durante un periodo di tre anni: un arco di tempo abbastanza lungo da permettere di notare la vera crescita di Mia e del leone bianco.

    Un branco di 6 leoni è cresciuto insieme durante la produzione del film, tra cui Thor – che impersona il protagonista Charlie - un altro leone maschio e 4 leonesse.

    Kevin Richardson, zoologo esperto di leoni noto anche come “L’uomo che sussurrava ai leoni”, ha supervisionato l'intero processo di produzione e tutte le interazioni tra i leoni e i bambini, assicurandosi che entrambe le parti fossero trattate con rispetto e in totale sicurezza.

    Dopo la produzione, i 6 leoni sono rimasti insieme e vivono oggi nella riserva di Kevin Richardson grazie a un fondo creato dal team di produzione.

    Solo tre persone potevano interagire con i leoni - Daniah, Ryan e Kevin Richardson - per garantire un ambiente di lavoro sicuro sia per gli attori sia per gli animali.

     

    BIOGRAFIA DI GILLES DE MAISTRE

    Regista

    Gilles de Maistre è un regista dall’approccio insolito. Si trova a suo agio con diversi generi audiovisivi e offre la sua visione del mondo su piccolo e grande schermo in qualità di scrittore, regista, produttore, reporter e globe-trotter.

    Con centinaia di documentari, film per la televisione e lungometraggi, Gilles de Maistre è un regista pluripremiato: l’Albert Londres Prize, International Emmy Awards, 7 d'or award, il Public Prize e il Junior Prize al Festival di Cannes e il Premio speciale della giuria al Festival de la Fiction de La Rochelle, oltre a una dozzina di altri premi e riconoscimenti internazionali.

    Il suo documentario "Il primo respiro”, con Isabella Ferrari, sul tema del parto, è uscito in tutto il mondo nel 2007 ed è stato nominato per il César Award come miglior film documentario.

    L'idea per “Mia e il leone bianco” è scaturita dal suo lavoro su una serie di documentari sui rapporti tra bambini e animali selvatici per France Télévision, "Les Petits Princes".

    L'incontro con Kevin Richardson durante le riprese del documentario "L’uomo che sussurrava ai leoni" si è rivelato decisivo, aprendo la strada al progetto senza precedenti "Mia e il Leone Bianco”.

     

    BIOGRAFIA DI WILLIAM DAVIES

    Scrittore

    "Mia e il Leone Bianco" è stato adattato da William Davies sulla base di una storia originale scritta da Prune de Maistre.

    William Davies ha iniziato la sua carriera come giornalista sportivo a Londra prima di trasferirsi a Los Angeles con la sua prima sceneggiatura "I gemelli", con Arnold Schwarzenegger e Danny DeVito, prodotta nel 1987.

    Da allora ha contribuito ad una lunga lista di film, tra cui "Dragon Trainer" e "Il gatto con gli stivali", "Giù per il tubo", che ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura

    per un cortometraggio animato agli Annie Awards, "Johnny English" e "Johnny English – La rinascita".

    Ha anche scritto episodi pilota per la NBC e la Fox, e la sua società di produzione londinese Stormy Photos ha prodotto la serie della BBC acclamata dalla critica “Red Cap”.

     

    IL LEONE

    Il leone, “Felix Leo”, può essere considerato il carnivoro africano (vive anche in Asia pur se di dimensioni minori) più grande (altezza 90-100 cm; lunghezza 190-240 cm, più di 60-90 cm di coda e del peso di circa 200 Kg). Ha un corpo poderoso, più sviluppato nella parte anteriore, arti robusti e unghie in grado di scalfire metalli e spaccare il legno, testa grossa che termina in un muso largo e piatto. Il pelame liscio e breve ha un caratteristico colore misto, giallo, rosso vivace o bruno fulvo, interrotto da chiazze nere.

    La testa e il collo del maschio sono circondati da una folta criniera che, tuttavia, non appare in tutte le razze.

    La criniera che, quando il leone è adulto gli copre il collo, parte del petto e anche gli arti anteriori ed è la principale differenza tra il maschio e la femmina.

    Quest’ultima ha la testa più piccola ed è di stazza inferiore al maschio.

    A primavera, durante la stagione degli amori, si susseguono grandi lotte tra i maschi per il possesso delle femmine che si concludono con la vittoria dei leoni più forti che possono costituire branchi di femmine con i loro nati, cui altri leoni, se più deboli, non possono avvicinare senza scatenare la violenta reazione del leone-alfa, capo del branco.

    Solo quando un leone alfa si troverà di fronte un animale più forte di lui da cui sarà sconfitto, capo del branco diventerà il vincitore mentre il vinto, se non ucciso nella lotta, sarà costretto dal nuovo capo ad allontanarsi. 

    La gestazione di una leonessa avviene intorno alle quindici/sedici settimane, quando essa in una terra ben nascosta, in genere vicino a un corso d’acqua darà alla luce i piccoli (due, tre per ogni parto, talvolta fino a sei) ciascuno delle dimensioni di un gatto.

    Già all’età di sei mesi i cuccioli di leone smettono di essere allattati e accompagnano la madre nei primi assalti ad altri animali. Il leone, in genere, non ama vivere né nel deserto né nelle foreste. Il suo habitat ideale è la boscaglia, dove le sue prede preferite, le antilopi e le gazzelle, amano pascolare. 

    Non caccia di giorno e solo al crepuscolo e se gli stimoli della fame si fanno pressanti, si scuote dall’ozio e lancia il suo tremendo ruggito: tenendosi sottovento si avvicina agli erbivori raccolti all’abbeveratoio e, giungo a breve distanza, con pochi balzi, raggiunge la sua vittima e l’uccide con gli appuntiti canini, dopo averla gettata a terra con le sue zampe.

    Se la siccità fa allontanare le mandrie erbivore, il leone non disdegna di avvicinarsi ai villaggi e di assalire gli armenti o di cibarsi delle carogne che incontra sul suo cammino.

    Il leone vive circa quaranta anni e aggredisce raramente l’uomo. 

    Citato già dalla Bibbia, il leone, rappresentato dai bassorilievi assisi e micenei e descritto da Aristotele è stato da sempre oggetto di una feroce caccia da parte dell’uomo, come testimoniano le scene sui monumenti dell’Oriente e nell’antico Egitto: soprattutto i Romani ne fecero oggetto delle loro partite di caccia e ne portarono moltissimi a Roma per farli combattere nei circhi con altre fiere o con uomini, gladiatori o condannati a morte.

    Nei secoli, vista la caccia che di loro si è sempre fatta, la popolazione leonina è molto diminuita. Oggi, nei paesi in cui esso vive, severe leggi venatorie lo proteggono, cercando di impedire la sua totale estinzione.

     

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

    1) Secondo voi è possibile o è una fiaba ciò che racconta il film? E’ la storia della grande amicizia che nasce tra una bambina, Mia e Charlie, un cucciolo di leone albino, cioè di pelo bianco. Vi rifacciamo la domanda: è possibile che questa amicizia sia nata e sia durata nel tempo?

    2) Kevin Richardson che è stato determinante nella costruzione del film, è uno zoologo, esperto di leoni. Quando il regista Gilles de Maistre gli propose di collaborare, egli diede subito la sua disponibilità ponendosi però un grande problema: visto che la storia narrata è tra Mia e il leone, fin da quand’esso era cucciolo, era meglio, per la riuscita del film e per la bambina che intanto cresceva, come il leoncino stesso, scegliere tre leoni di età diverse (Mia arriva nella storia fino a quattordici anni) oppure aspettare tre anni in modo che il piccolo leone crescendo si abituasse a una presenza umana accanto a lui e, alla sua maniera, (non dimentichiamo che è un animale selvaggio)  le si affezioni?

    3) E in effetti è Mia che, nel film, da bambina in soli tre anni, diventa una splendida quattordicenne che deve cambiare, come attrice e la scelta non è stata facile. I realizzatori dal film ci sono riusciti? Nelle scelte e nel creare un nuovo rapporto tra la Mia che, crescendo, era diversa e Charlie che, pur più grande, era sempre lo stesso?

    4) “Mia e il leone” inizia con un tradimento in quanto, nella prima pagina del film, narra la consapevolezza che la bambina acquisisce quando il padre tradisce la fiducia della propria figlia, in relazione al suo leone. Perché? Cosa accade? 

    5) Richardson affermò che, affinché il pubblico partecipasse al tradimento di cui parliamo nella domanda precedente, l’amicizia tra Mia e il cucciolo che, man mano, cresceva, dovesse essere reale: ecco perché mise subito a contatto la bambina con il leoncino facendo sì che fosse quest’ultimo ad adottare la piccola come se fosse “sua”. Se l’impresa fosse riuscita il film si sarebbe potuto realizzare. E visto che il film è stato realizzato, l’impresa è riuscita. Ma qual è stata la preoccupazione dei genitori dei bambini che hanno recitato in “Mia e il leone”?

    6) Sempre Richardson, all’inizio delle riprese del film, si era posto un problema: come insegnare ai bambini a comportarsi con gli animali selvaggi, anche se cuccioli? Secondo voi, quale decisione prese? Dire ai piccoli umani cosa dovevano fare e lasciarli liberi per vedere se, tra cuccioli di uomini e di leoni, potesse nascere un rapporto, indipendentemente dall’intervento di un uomo adulto come lui?

    7) Chi scrive ha avuto e ha molti rapporti di amicizia con i circensi e, tra loro, con i domatori di leoni e di tigri e questi ultimi (cito i grandi Livio e Flavio Togni) mi hanno detto che un domatore, per far sì che le bestie feroci ubbidiscano ai suoi ordini, deve essere percepito da loro come il “capobranco”. Sicuramente voi sapere che i leoni (la tigre non ama fare gruppo) vivono in branchi dove ce ne è uno, tra loro, che riesce a scacciare i leoni più deboli e a dominare sul gruppo formato prevalentemente da femmine che hanno il compito di cacciare per sostenere il gruppo stesso e il loro capo che, difficilmente, si dedica alla caccia. Questo è ciò che avviene quando il capobranco è un leone ma, ove sia un essere umano, se non sa farsi rispettare può correre gravi pericoli anche perché, tra i suoi animali, non ci sono solo femmine ma anche leoni maschi.

    Comprendete ora la preoccupazione dei genitori, soprattutto per Daniah e Ryan, i piccoli protagonisti del film e poi degli altri giovanissimi che interpretavano loro mentre crescevano, quando, per necessità di cose (pensate a quanto in tre anni possa crescere un leone!) hanno dovuto sostituirli (con ragazze e ragazzi più grandi) pur se Charlie, il cucciolo dell’inizio del film fosse sempre lui?

     

Letto 4164 volte

Video

Altro in questa categoria: « 1938 Diversi La morte legale »

Indice dei Film

I Più Visti negli ultimi 6 mesi

Figli del Destino (23 Ott 2018)
1938 Diversi (25 Ott 2018)
Zanna Bianca (31 Ott 2018)
Green Book (10 Gen 2019)