Il professore cambia scuola In evidenza

Informazioni aggiuntive

  • Sinossi:

     

    François Foucault è professore di lettere presso il prestigioso Liceo Henri IV di Parigi. Una serie di eventi lo conduce ad accettare l’assegnazione di una cattedra, per la durata di un anno, in un istituto della banlieue parigina. Dovrà confrontarsi con i limiti del sistema educativo tradizionale e mettere in discussione i suoi valori e i suoi pregiudizi. Il professore Foucault passa così da alunni della più prestigiosa scuola superiore parigina a studenti, abitanti in una Banlieue (periferia) tra le più disagiate della capitale francese. Il primo incontro è duro: Foucault non si riconosce in allievi così diversi impreparati mentre i ragazzi vedono in lui, combattendolo, un esponente della media-borghesi con cui hanno da sempre avuto contrasti non solo loro ma anche le loro famiglie che si battono, ogni giorno, per una sopravvivenza almeno dignitosa. I ragazzi quindi non lo seguono Foucault quanto fa lezione e non studiano, facendo adirare il professore, legato a ben altre abitudini nell’insegnamento, fino a che egli si rende conto che molti dei suoi nuovi allievi non studiano perché dopo la scuola, alcuni di loro, s non tutti, sono costretti ad andare a lavorare per il sostentamento delle loro famiglie. Questa scoperta fa sì che il professore Foucault cominci a cambiare atteggiamento nei riguardi dei suoi nuovi studenti per cui egli, sforzandosi di comprenderli, a poco a poco, ritrova il piacere di insegnare e i ragazzi, forse per la prima volta, quello di imparare. Se ne andrà Foucault da quella scuola alla fine dell’anno scolastico?

     

  • Genere: commedia
  • Regia: Olivier Ayache-Vidal
  • Titolo Originale: Les’ grands esprits
  • Distribuzione: P.F.A. Films, Emme Cinematografica
  • Produzione: Alain Benguigui, Thomas Verhaeghe
  • Data di uscita al cinema: 7 febbraio 2019
  • Durata: 106’
  • Sceneggiatura: Olivier Ayache-Vidal
  • Direttore della Fotografia: David Calley
  • Montaggio: Alexis Mallard
  • Attori: Denis Podalydés, Abdoulay e Diallo, Pauline Huruguen, Léa Drucker
  • Destinatari: Scuole Secondarie di I grado, Scuole Secondarie di II grado
  • Approfondimenti:

     

    DICHIARAZIONI DEL REGISTA OLIVIER AYACHE-VIDAL

    “Sono sempre stato interessato, sicuramente per via del mio ambiente familiare, al settore dell’istruzione scolastica, alle questioni relative alla pedagogia e all'uguaglianza di opportunità all’interno del sistema educativo. Sono stato quindi portato naturalmente a lavorare su un soggetto che affrontasse questi temi. E in seguito, ho sentito il desiderio di raccontare lo scontro tra due mondi, due realtà sociali”.

     

    UN’IMMERSIONE NELLA REALTÀ

    “Consapevole che non mi sarei potuto accontentare dei miei ricordi d'infanzia, dovevo entrare nella pelle del mio personaggio principale e confrontarmi con una realtà liceale contemporanea.

    Ho fatto scouting, visitato molte scuole tecniche e professionali, ho incontrato insegnanti e associazioni e mi sono reso conto che i problemi più importanti per gli studenti erano relativi alle scuole superiori come cerniera tra l’infanzia e l’età adulta.

    È durante questi quattro anni che avviene una mutazione, si forma il carattere e prende il via un orientamento personale e professionale. Ho vissuto al ritmo di cinquecento studenti e quaranta professori dell’istituto Maurice Thorez de Stains per più di due anni, il tempo necessario ad osservare questo universo così complesso.

    Il preside della scuola mi ha aperto l'accesso alle aule, ai consigli di classe, alla sala insegnanti, agli incontri pedagogici e a tutto ciò che riguarda la vita di tutti i giorni in un istituto superiore, permettendomi di avvicinarmi il più possibile alla realtà”.

     

    LA SCUOLA NELLA BANLIEUE CONTEMPORANEA

    “Volevo essere realistico, non per avvicinarmi documentario, ma per rafforzare la finzione. A contatto con gli studenti, mi è stato chiaro da subito che loro erano gli unici in grado di trasferire le loro parole sullo schermo e che nessuno meglio di loro avrebbe potuto incarnare quei personaggi. Pertanto, solo i ruoli principali della sceneggiatura sono stati interpretati da attori professionisti.

    Questo film non è destinato a mostrare una verità sulla capacità del sistema educativo nazionale francese né a fornire risposte e soluzioni per le scuole situate in zone “difficili”.

    Ispirato alle recenti, contraddittorie opere di Philippe Meirieu e Liliane Lurçat, mi piacerebbe che il mio film possa offrire una fotografia dell’istruzione pubblica e aprire il dibattito sulle possibili risposte che l'educazione nazionale può dare a questi studenti, a cui è difficile proporre un modello pedagogico unitario”.

     

    UN PROFESSORE COSTRETTO A METTERE IN DISCUSSIONE LE SUE CERTEZZE

    “François, interpretato da Denis Podalydès, è professore da diversi anni in una prestigiosa scuola superiore quando viene nominato per una cattedra in una “zona d’istruzione prioritaria”. Forte della sua esperienza e delle sue idee preconcette, è convinto che presto sarà in grado di indirizzare per la retta via i giovani della banlieue e che, per la maggior parte, il suo obiettivo consiste nell'insegnare quel rigore che è stato troppo a lungo trascurato. A confronto con una situazione che va oltre le sue previsioni, si rende conto che uno stesso metodo non produce i medesimi effetti ovunque e dunque, sfortunatamente, le teorie che hanno forgiato i suoi principi educativi fino ad allora rivelano i loro limiti di fronte a situazioni “difficili”. Questa sensazione spaventosa ed eccitante della necessità di una ricerca perpetua di una pedagogia adatta a ciascun caso è l'argomento che ha guidato il mio lavoro e che il film cerca di proporre. Non voglio che questo professore sia un "eroe". Deve suscitare empatia e consentire l'identificazione, grazie alla sua posizione di "ingenuo" a cui devono essere aperti gli occhi. Il suo obiettivo è inizialmente puramente egoista e pretenzioso. Lui desidera principalmente convalidare le sue teorie ed è distante dalla volontà di aiutare i giovani della banlieue. Questa posizione da “colonialista” lo porterà al fallimento e per uscirne dovrà trovare la sua strada verso una pedagogia alternativa”.

    Olivier Ayache-Vidal

     

    LE REAZIONI DELLA STAMPA FRANCESE

    “Un film sincero che sfiora il documentario”

    MYMOVIES.IT

     

    “La storia di un prof della banlieue che ha convinto il pubblico e la critica”

    LA STAMPA 

     

    « Uno sguardo innocente e lucido sul mondo dell’educazione scolastica »

    « Denis Podalydès è fantastico nei panni di un professore »

    NOTRE TEMPS

     

    « Un film illuminante e stimolante sul mondo della scuola »

    « Podalydès, che professore! »

    L’OBS

     

    « Le grandi menti non sono sempre quelle che crediamo »

    « Un ping-pong verbale ed emozionale »

    « Un film divertente e fragile, ricco di tensione »

    « Una nota di speranza in una realtà disillusa » 

    « Dialoghi e attori stratosferici »

    « La realtà a fior di pelle »

    « Accuratezza e realismo. La combinazione perfetta ! »

    « Finalmente in film che mostra la dura realtà dei professori (e degli allievi) ! »

    « Finalmente un film sull’ambeinte scolastico che non parteggia per nessuno »

    LE MONDE DES ADOS

     

    « Un luminoso Podalydès nei panni di un prof vecchio stampo che sbarca nella banlieue»

    « Un ritorno a scuola frenetico, con Podalydès come nuovo insegnante di francese. Divertente e commovente »

    ILLIMITÉ

     

    « Si ride, si piange e se ne esce fuori un po’ più grandi » 

    « Davvero entusiasmante » 

    LES CINEMAS GAUMONT PATHE

     

    « Podalydès è eccelente nel ruolo di un prof dell’Henri IV paracadutato nella banlieue » 

    STUDIO CINE LIVE

     

    «Gustoso e pieno di speranza » 

    « Emozionante »

    VERSION FEMINA

     

    «Una riflessione interessante »

    «Una commedia drammatica di grande attualità »

    LES FICHES CINEMA

     

    « Pieno di umanità, di humour e di emozioni »

    TELE STAR

     

    « Intelligente e sensibile »

    « Denis Podalydès e il giovanissimo Abdoulaye Diallo incarnano le ambizioni e le intenzioni di questo film con brio e intensità »

    « Da vedere »

    FAMILLE ET EDUCATION

     

    « Le situazioni sono realistiche e i personaggi commoventi »

    « La boccata d’aria fresca dell’autunno »

    A NOUS PARIS

     

    « Divertente e autentico »

    « Denis Podalydès dà vita a un insegnante più vero della realtà »

    LE FIGARO

     

    « Un film commovente e intelligente »

    « Tutto funziona alla prefezione »

    « Un film ricco di umanità »

    NAGUI

     

    « Un film ricchissimo, divertente e corroborante »

    LE GAZZETTE DE NIMES

     

  • Spunti di Riflessione:

     

    di LDF

     

    1) Oliver Ayache Vidal, regista e sceneggiatore del film, ha affermato, in un’intervista, di essere sempre stato interessato alla pedagogia sociale e ai discorsi dell’uguaglianza di opportunità nel sistema educativo. Ma, secondo voi, come si può parlare di uguaglianza in un sistema scolastico tra studenti del più prestigioso istituto parigino e studenti viventi in uno degli arrondissement (quartiere) della banlieue di Parigi?

    2) La diversa estrazione culturale e sociale del professor Foucault non può, nella nuova scuola, in cui per un anno viene trasferito, nel passaggio dal prestigioso Henri IV di Parigi all’Istituto periferico Maurice Thorez de Stains, non scontrarsi con un ambiente socio-educativo diversissimo da quello da cui egli proviene. Quali sono le sue prime reazioni e quali quelle dei suoi nuovi allievi trovandosi di fronte una persona, un docente, tanto diversa da loro?

    3) Il regista, prima di girare il film, ha frequentato (il preside si è messo a sua completa disposizione), per ben due anni, l’istituto periferico Maurice Thorez de Stain parlando con docenti e allievi. Perchè Ayache Vidal, quando ha iniziato a girare, ha scelto per gli adulti attori professionisti mentre i ragazzi hanno interpretato loro stessi?

    4) Foucault, all’inizio dell’anno scolastico, arriva nella sua nuova scuola, forte della sua preparazione e delle sue idee preconcette per cui il bravo docente può insegnare a qualsiasi popolazione scolastica. Quando si rende conto che non è possibile con i suoi nuovi studenti? Quando si rende conto che la sua didattica con loro deve essere diversa? Quando si rende conto che se, nell’Henri IV, era un bravissimo docente non lo è affatto con gli studenti del Maurice Thorez de Stains?

    5) Foucault entra in crisi nel momento in cui comprende che il suo metodo didattico cui faceva leva per insegnare, non è valido nel passaggio da una scuola a un’altra?

    6) Quando il professore comincia a cambiare e quando i ragazzi si accorgono del suo cambiamento e, dopo averlo osteggiato con i loro comportamenti, iniziano a vederlo con altri occhi e soprattutto ad ascoltarlo e a seguirlo? 

    7) E’ giusto affermare che il sistema scolastico debba tener conto di tutti gli studenti, anche dei più “difficili”? E’ giusto mandare in istituti di periferia professori agli inizi o sarebbe meglio inviarvi quelli con più esperienza, come il professor Foucault, anche se abituato a una ben altra situazione socio-culturale?

    8) Come deve essere, per voi, una scuola davvero multiculturale?

    9) Possono i libri – nel film avviene con “I miserabili” di Victor Hugo – fornire un vero e proprio nutrimento, al pari del cibo che ingeriamo? E come fa Foucault a insegnare ciò ai suoi nuovi allievi soprattutto per la diversità che caratterizza ragazzi provenienti da ambienti sociali diversi?

    10) Secondo voi, perché in Italia abbiamo cambiato il titolo originale francese “Les grands esprits” (I grandi spiriti) con il “Professore cambia scuola”? Non vi pare che abbiamo tolto qualcosa alla bellezza del film?

     

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